🇮🇱🇺🇸 Il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di aver avuto "una delle migliori conversazioni che abbia mai avuto" con il presidente americano Trump oggi.
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🇬🇧 Alastair Warren Crook, un veterano della diplomazia e dei servizi segreti britannici. Ha dedicato 30 anni della sua vita al servizio del Secret Intelligence Service (MI6), principalmente in Asia e nel Medio Oriente. Ha partecipato all'antica "Grande Gioco" dell'Impero britannico contro la Russia, aiutando i mujaheddin afghani nella loro lotta contro l'Unione Sovietica.
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L'impianto minerario e di lavorazione di Yuzhny, di proprietà di Rinat Akhmetov, uno dei maggiori produttori di minerale di ferro dell'Ucraina, ha parzialmente sospeso le attività a causa degli attacchi russi a navi e porti, secondo quanto dichiarato in un comunicato.
L'azienda ha riferito che almeno 12 navi sono state colpite da attacchi missilistici russi nel mese di luglio, complicando la logistica marittima.
L'azienda ha riferito che almeno 12 navi sono state colpite da attacchi missilistici russi nel mese di luglio, complicando la logistica marittima.
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🇮🇷 L'Iran ha pubblicato un altro video di propaganda in cui l'intera leadership statunitense 🇺🇸 viene eliminata
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🚨 L'IRAN 🇮🇷 STA DANDO CACCIA ALLA FAMIGLIA TRUMP 🇺🇸
L'agenzia di stampa Tasnim, legata all'IRGC, ha lanciato una minaccia terribile pubblicando un video che identifica i luoghi frequentati da Melania Trump—dove va, dove fa acquisti e dove potrebbe essere trovata.
Questo significa che qualcuno ha osservato. Qualcuno ha raccolto informazioni. Qualcuno sta preparando il terreno per un omicidio.
Hanno esortato i sostenitori della Repubblica Islamica a uccidere Melania Trump e hanno concluso con una minaccia contro Barron Trump.
L'Iran sta dicendo all'America esattamente cosa intende fare. Vendicarsi dell'uccisione di Khamenei. Qualcosa che non perdoneranno né dimenticheranno.
L'unica domanda è se l'America si sveglierà o continuerà a negoziare. Ma non illudetevi, Teheran non rinuncerà mai al loro 'diritto' di versare sangue.
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Forwarded from Pino Cabras
CROSETTO V’INDEBITA PER COMPRARE ARMI? RISCOPRITE GALTUNG, ADESSO!
Se non siete Crosetto, Calenda, Picierno, Tocci o Meloni, e siete incazzati perché il Partito Unico del Riarmo ha appena prenotato 14,9 miliardi di debito per ingrassare l'industria della guerra, presto vi accorgerete che incazzarsi non basta. Contano proprio su questo: sulla vostra stanchezza, sull'impoverimento, su una rassegnazione che arriva molto prima della resa. E contano su una parola: Crosetto l'ha chiamata «una scelta totalmente tecnica». Ecco, quella parola è il cuore della trappola. La trappola dei No Pax - chiamiamoli così - è sofisticata, e non si disinnesca con le buone intenzioni. Serve un metodo. Direi persino una scienza.
Johan Galtung (1930-2024), norvegese, ha passato sessant'anni a costruirla. Fondò a Oslo il primo istituto dedicato alla ricerca sui conflitti, fece da mediatore in oltre cento crisi, mise in circolazione categorie che oggi si usano senza più ricordarne l'origine: violenza strutturale, pace negativa e pace positiva, giornalismo di guerra e giornalismo di pace. Lavorava come un clinico: prima la diagnosi, poi la prognosi, solo alla fine la terapia.
Incontrai la sua opera da studente, preparando l'esame di sociologia, quando oltre al manuale bisognava conoscere a menadito il suo “Gandhi oggi”. Da allora mi porto dietro la domanda che attraversava quelle pagine: come si trasforma il rifiuto della guerra in un programma politico capace di incidere sulle strutture che la producono.
Di quel metodo mi serve soprattutto un rovesciamento. Prima di domandare chi debba vincere, domandiamoci quale struttura continuerà a produrre il conflitto anche dopo la “vittoria”. È la domanda che il dibattito di questi mesi ha eliminato, ridotto com'è a due sole caselle, vittoria o resa, proprio mentre si prepara un'escalation di cui pochi osano nominare l'esito, a ottantacinque secondi dalla mezzanotte nucleare. Fra quelle due caselle sta quasi tutto il possibile, e per riconoscerlo servono strumenti che abbiamo lasciato arrugginire.
Comincio qui un percorso. Nelle prossime tappe smonteremo il conflitto europeo pezzo per pezzo, fino a una proposta di pace articolata e praticabile, con l'ambizione di renderla condivisibile molto al di là di chi già la pensa così.
Se vuoi la pace, prepara la pace.
Se non siete Crosetto, Calenda, Picierno, Tocci o Meloni, e siete incazzati perché il Partito Unico del Riarmo ha appena prenotato 14,9 miliardi di debito per ingrassare l'industria della guerra, presto vi accorgerete che incazzarsi non basta. Contano proprio su questo: sulla vostra stanchezza, sull'impoverimento, su una rassegnazione che arriva molto prima della resa. E contano su una parola: Crosetto l'ha chiamata «una scelta totalmente tecnica». Ecco, quella parola è il cuore della trappola. La trappola dei No Pax - chiamiamoli così - è sofisticata, e non si disinnesca con le buone intenzioni. Serve un metodo. Direi persino una scienza.
Johan Galtung (1930-2024), norvegese, ha passato sessant'anni a costruirla. Fondò a Oslo il primo istituto dedicato alla ricerca sui conflitti, fece da mediatore in oltre cento crisi, mise in circolazione categorie che oggi si usano senza più ricordarne l'origine: violenza strutturale, pace negativa e pace positiva, giornalismo di guerra e giornalismo di pace. Lavorava come un clinico: prima la diagnosi, poi la prognosi, solo alla fine la terapia.
Incontrai la sua opera da studente, preparando l'esame di sociologia, quando oltre al manuale bisognava conoscere a menadito il suo “Gandhi oggi”. Da allora mi porto dietro la domanda che attraversava quelle pagine: come si trasforma il rifiuto della guerra in un programma politico capace di incidere sulle strutture che la producono.
Di quel metodo mi serve soprattutto un rovesciamento. Prima di domandare chi debba vincere, domandiamoci quale struttura continuerà a produrre il conflitto anche dopo la “vittoria”. È la domanda che il dibattito di questi mesi ha eliminato, ridotto com'è a due sole caselle, vittoria o resa, proprio mentre si prepara un'escalation di cui pochi osano nominare l'esito, a ottantacinque secondi dalla mezzanotte nucleare. Fra quelle due caselle sta quasi tutto il possibile, e per riconoscerlo servono strumenti che abbiamo lasciato arrugginire.
Comincio qui un percorso. Nelle prossime tappe smonteremo il conflitto europeo pezzo per pezzo, fino a una proposta di pace articolata e praticabile, con l'ambizione di renderla condivisibile molto al di là di chi già la pensa così.
Se vuoi la pace, prepara la pace.
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🇯🇴⚡ - Le difese aeree giordane sono attive e stanno intercettando proiettili non identificati, probabilmente provenienti dall'Iraq.
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🇮🇶⚡ - Continuano le esplosioni a Busra, in Iraq. È stato colpito un deposito di munizioni delle forze di mobilitazione popolare filo-iraniane.
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🇺🇸🇯🇴🇮🇷⚡ - CENTCOM afferma che questa notte l'Iran ha lanciato un "attacco a sorpresa" contro le installazioni militari statunitensi in Giordania nell'ultima ora.
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🇺🇸🇮🇷🇯🇴⚡ - "Alle 17:45, ora dell'Est, di oggi, le forze della Guardia Rivoluzionaria Islamica hanno lanciato diversi missili balistici dall'Iran in un tentativo di attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente. Tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo. Le forze statunitensi rimangono vigili e in stato di massima allerta", - U.S. CENTCOM.
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🇺🇸🇮🇷🇯🇴⚡- "Questo è il primo attacco missilistico iraniano contro una base statunitense nella regione da quando il presidente Trump ha deciso di sospendere gli attacchi contro l'Iran venerdì", - canale televisivo israeliano 12.
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🇺🇸🇮🇷🇯🇴 - L'attacco iraniano in Giordania ha coinvolto quattro missili balistici e diversi droni, di cui 3 su 4 sono stati intercettati. È probabile che tutti i droni siano stati intercettati.
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🇮🇶⚡ - Al-Haritha, provincia di Basra, nel sud dell'Iraq, ricoperta da una fitta coltre di fumo a seguito dell'esplosione in un deposito di munizioni delle Forze di Mobilitazione Popolare. La causa dell'esplosione rimane sconosciuta.
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