✔️ Analista di mercati finanziari ed economia:
"L'Iran ha contattato Ben Salman e gli ha fornito un elenco di impianti di Aramco che erano stati pianificati per essere distrutti.
Ben Salman ha capito che l'intera regione si trovava in una posizione estremamente vulnerabile in termini di sistemi di difesa aerea e, di conseguenza, ha contattato Trump.
E Trump si è ritirato ancora una volta."
Ed è esattamente quello che è successo...
"L'Iran ha contattato Ben Salman e gli ha fornito un elenco di impianti di Aramco che erano stati pianificati per essere distrutti.
Ben Salman ha capito che l'intera regione si trovava in una posizione estremamente vulnerabile in termini di sistemi di difesa aerea e, di conseguenza, ha contattato Trump.
E Trump si è ritirato ancora una volta."
Ed è esattamente quello che è successo...
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Per la quindicesima volta, droni hanno colpito l'enorme raffineria di petrolio a Saratov: Secondo i media russi, si segnalano anche attacchi ai magazzini di "Wildberries" nella regione di Samara e esplosioni all'aeroporto di "Engels".
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🇺🇸🇮🇷 Il CENTCOM statunitense afferma di aver dirottato 35 navi a causa del continuo blocco imposto dall'Iran sullo Stretto di Hormuz.
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🇮🇷🇺🇸 L'Iran sta valutando la possibilità di lanciare attacchi preventivi qualora i negoziati diplomatici con gli Stati Uniti falliscano.
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Il programma ha testato la nuova capacità dell'elicottero UH-60M Black Hawk di lanciare e controllare droni.
L'elicottero può ora funzionare come lanciatore e centro di comando per droni, ampliando le sue capacità di sorveglianza, targeting e attacco di precisione, superando di gran lunga le capacità delle attrezzature standard.
I test hanno utilizzato i droni di ricognizione e attacco ALTIUS-700 (Anduril), con autonomie rispettivamente di 460 e 160 km.
In precedenza, il complesso militare-industriale americano aveva presentato all'esercito e alla marina opzioni per l'aggiornamento dell'elicottero d'attacco AH-64E Apache, integrando i droni ALTIUS-600 e le munizioni "loitering" Barracuda-100M (con autonomie di 440 e 100 km), dotandoli di sistemi anti-drone APKWS e proiettili a frammentazione ad alto esplosivo da 30 mm XM1225 (APEX). La Boeing ha presentato un progetto per modernizzare l'elicottero d'attacco CH-47F Block II Chinook, dotandolo di un lanciatore a 16 celle per il lancio di droni, e il Corpo dei Marines sta già utilizzando droni d'attacco FPV standard Neros Archer dagli elicotteri UH-1Y Venom.
Inoltre, l'azienda americana Anduril ha presentato un concetto per un drone d'attacco tiltrotor a due motori e autonomo, che fungerà da "wingman" per l'Apache.
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🇮🇷 Un soldato iraniano è stato ucciso e un altro ferito in uno scontro con militanti vicino al confine occidentale dell'Iran.
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È stata presentata una proposta per introdurre un regime di silenzio uniforme in tutta la Russia.
È stato presentato alla Duma di Stato un disegno di legge che vieta lavori di costruzione e manutenzione rumorosi dalle 22:00 alle 8:00.
Un'eccezione è prevista solo per i lavori di emergenza e urgenti.
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È stato presentato alla Duma di Stato un disegno di legge che vieta lavori di costruzione e manutenzione rumorosi dalle 22:00 alle 8:00.
Un'eccezione è prevista solo per i lavori di emergenza e urgenti.
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Forwarded from Pino Cabras
DEMOCRAZIA SOVRANA E POPOLARE
Dipartimento Esteri
COMUNICATO STAMPA · 2 agosto 2026
Pantelleria: l'Italia si arruola nella guerra mondiale a pezzi
Un abbordaggio senza mandato ONU, mentre 700 militari italiani presidiano il Golfo per conto di chi bombarda l'Iran
All'alba di domenica 2 agosto una squadra di militari italiani si è calata da un elicottero sulla petroliera Toa Payoh, in acque internazionali a ovest di Pantelleria. Il ministro Crosetto si è complimentato per la «fermezza dimostrata». Democrazia Sovrana e Popolare esprime invece grave preoccupazione per un atto che espone il Paese a un attrito diretto con la Federazione Russa, su una base giuridica fragile e con un mandato che nessun Parlamento ha mai conferito.
I fatti che il comunicato della Difesa non racconta. Nave Thaon di Revel è l'ammiraglia di EUNAVFOR MED IRINI, missione europea il cui compito è l'attuazione dell'embargo ONU sulle armi da e per la Libia. La Toa Payoh era partita da Cotonou, in Benin, con rotta su Istanbul: nessun rapporto con la Libia, nessun sospetto di traffico d'armi. Soprattutto: la risoluzione 2292 del Consiglio di Sicurezza, che autorizzava IRINI alle ispezioni coercitive in alto mare, è scaduta il 25 maggio scorso e non è stata rinnovata. Uno strumento nato per un teatro e sotto una copertura ONU viene oggi riorientato verso un teatro completamente diverso — il contenimento della Russia — proprio dopo che quella copertura è venuta meno.
Il problema di legalità internazionale. Il governo si copre con l'articolo 110 della Convenzione di Montego Bay, che consente alla nave militare la verifica della bandiera. Ma i casi previsti da quell'articolo sono tassativi: pirateria, tratta di schiavi, trasmissioni non autorizzate, assenza di nazionalità, falsa bandiera. Le sanzioni autonome dell'Unione Europea non compaiono in quell'elenco e non vincolano né il Camerun né alcuno Stato terzo: non sono diritto internazionale, sono una misura regionale. Usare la verifica di bandiera come grimaldello per far rispettare in alto mare un regime sanzionatorio unilaterale significa piegare l'articolo 110 a una funzione che non gli appartiene. È esattamente il metodo che l'Occidente denuncia quando lo praticano altri.
Il rischio che ci assumiamo. Un abbordaggio coercitivo — il comandante, dice la Difesa, non ha inizialmente collaborato — su un carico riconducibile a una potenza nucleare, condotto da militari italiani per conto dell'Unione Europea, senza mandato ONU e senza dibattito parlamentare, è un atto di forza. Non è «sicurezza del Mediterraneo»: è l'ingresso dell'Italia in una linea di frizione navale con Mosca, nella quale il rischio di incidente non è ipotetico e nella quale la prima nave a trovarsi esposta batte bandiera italiana. Chi ha deciso tutto questo? Non le Camere.
Il doppio standard. Questa solerzia nell'applicare «il diritto internazionale» contro la Russia convive con un silenzio totale altrove. Da fine luglio sappiamo che dalla seconda metà di marzo l'Italia ha schierato la Task Force Air-Arabia in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: circa 400 militari dell'Aeronautica confermati dalla Difesa, cui fonti specializzate aggiungono un contingente dell'Esercito con batterie SAMP-T. L'Arabia Saudita non rientra tra i Paesi previsti dalla scheda 4 della delibera missioni 2026 — lo hanno rilevato anche i gruppi parlamentari del Partito Democratico. Un dispiegamento durato mesi, in un Paese coinvolto nel conflitto con l'Iran, reso noto soltanto dopo la rivelazione di un giornalista. Là dove sono in gioco l'aggressione all'Iran, la guerra nello Yemen, il genocidio a Gaza, il diritto internazionale diventa improvvisamente un tema delicato. Contro Mosca torna a essere una bandiera. Il diritto è invocato a intermittenza e quindi non è più diritto, ma mera propaganda.
La cornice. Papa Francesco l'aveva chiamata guerra mondiale a pezzi. I pezzi si stanno saldando. Golfo Persico, Mar Nero, Mediterraneo centrale, Baltico: teatri diversi che una sola catena di comando politico sta ricucendo in un unico fronte. L'Italia vi entra per addizioni successive, ciascuna presentata come tecnica, nessuna mai votata. Nessuna singola decisione sembra mai la decisione decisiva. È così che i Paesi entrano in guerra.
Chiediamo:
1. che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla base giuridica dell'operazione del 2 agosto e sull'esistenza o meno di un'autorizzazione dello Stato di bandiera;
2. che si chiarisca in quale atto parlamentare sia stata deliberata l'estensione dei compiti di IRINI dall'embargo libico all'applicazione delle sanzioni contro la Russia, e con quali regole d'ingaggio;
3. che sia sospesa la partecipazione italiana a operazioni di interdizione navale prive di copertura del Consiglio di Sicurezza;
4. che il governo riferisca con completezza su consistenza, dislocazione, catena di comando e base autorizzativa dei contingenti schierati nel Golfo;
5. che il Parlamento riprenda la titolarità che l'articolo 78 della Costituzione gli assegna, prima che sia un incidente a decidere al posto nostro.
Pino Cabras
Responsabile Esteri — Democrazia Sovrana e Popolare
Dipartimento Esteri
COMUNICATO STAMPA · 2 agosto 2026
Pantelleria: l'Italia si arruola nella guerra mondiale a pezzi
Un abbordaggio senza mandato ONU, mentre 700 militari italiani presidiano il Golfo per conto di chi bombarda l'Iran
All'alba di domenica 2 agosto una squadra di militari italiani si è calata da un elicottero sulla petroliera Toa Payoh, in acque internazionali a ovest di Pantelleria. Il ministro Crosetto si è complimentato per la «fermezza dimostrata». Democrazia Sovrana e Popolare esprime invece grave preoccupazione per un atto che espone il Paese a un attrito diretto con la Federazione Russa, su una base giuridica fragile e con un mandato che nessun Parlamento ha mai conferito.
I fatti che il comunicato della Difesa non racconta. Nave Thaon di Revel è l'ammiraglia di EUNAVFOR MED IRINI, missione europea il cui compito è l'attuazione dell'embargo ONU sulle armi da e per la Libia. La Toa Payoh era partita da Cotonou, in Benin, con rotta su Istanbul: nessun rapporto con la Libia, nessun sospetto di traffico d'armi. Soprattutto: la risoluzione 2292 del Consiglio di Sicurezza, che autorizzava IRINI alle ispezioni coercitive in alto mare, è scaduta il 25 maggio scorso e non è stata rinnovata. Uno strumento nato per un teatro e sotto una copertura ONU viene oggi riorientato verso un teatro completamente diverso — il contenimento della Russia — proprio dopo che quella copertura è venuta meno.
Il problema di legalità internazionale. Il governo si copre con l'articolo 110 della Convenzione di Montego Bay, che consente alla nave militare la verifica della bandiera. Ma i casi previsti da quell'articolo sono tassativi: pirateria, tratta di schiavi, trasmissioni non autorizzate, assenza di nazionalità, falsa bandiera. Le sanzioni autonome dell'Unione Europea non compaiono in quell'elenco e non vincolano né il Camerun né alcuno Stato terzo: non sono diritto internazionale, sono una misura regionale. Usare la verifica di bandiera come grimaldello per far rispettare in alto mare un regime sanzionatorio unilaterale significa piegare l'articolo 110 a una funzione che non gli appartiene. È esattamente il metodo che l'Occidente denuncia quando lo praticano altri.
Il rischio che ci assumiamo. Un abbordaggio coercitivo — il comandante, dice la Difesa, non ha inizialmente collaborato — su un carico riconducibile a una potenza nucleare, condotto da militari italiani per conto dell'Unione Europea, senza mandato ONU e senza dibattito parlamentare, è un atto di forza. Non è «sicurezza del Mediterraneo»: è l'ingresso dell'Italia in una linea di frizione navale con Mosca, nella quale il rischio di incidente non è ipotetico e nella quale la prima nave a trovarsi esposta batte bandiera italiana. Chi ha deciso tutto questo? Non le Camere.
Il doppio standard. Questa solerzia nell'applicare «il diritto internazionale» contro la Russia convive con un silenzio totale altrove. Da fine luglio sappiamo che dalla seconda metà di marzo l'Italia ha schierato la Task Force Air-Arabia in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: circa 400 militari dell'Aeronautica confermati dalla Difesa, cui fonti specializzate aggiungono un contingente dell'Esercito con batterie SAMP-T. L'Arabia Saudita non rientra tra i Paesi previsti dalla scheda 4 della delibera missioni 2026 — lo hanno rilevato anche i gruppi parlamentari del Partito Democratico. Un dispiegamento durato mesi, in un Paese coinvolto nel conflitto con l'Iran, reso noto soltanto dopo la rivelazione di un giornalista. Là dove sono in gioco l'aggressione all'Iran, la guerra nello Yemen, il genocidio a Gaza, il diritto internazionale diventa improvvisamente un tema delicato. Contro Mosca torna a essere una bandiera. Il diritto è invocato a intermittenza e quindi non è più diritto, ma mera propaganda.
La cornice. Papa Francesco l'aveva chiamata guerra mondiale a pezzi. I pezzi si stanno saldando. Golfo Persico, Mar Nero, Mediterraneo centrale, Baltico: teatri diversi che una sola catena di comando politico sta ricucendo in un unico fronte. L'Italia vi entra per addizioni successive, ciascuna presentata come tecnica, nessuna mai votata. Nessuna singola decisione sembra mai la decisione decisiva. È così che i Paesi entrano in guerra.
Chiediamo:
1. che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla base giuridica dell'operazione del 2 agosto e sull'esistenza o meno di un'autorizzazione dello Stato di bandiera;
2. che si chiarisca in quale atto parlamentare sia stata deliberata l'estensione dei compiti di IRINI dall'embargo libico all'applicazione delle sanzioni contro la Russia, e con quali regole d'ingaggio;
3. che sia sospesa la partecipazione italiana a operazioni di interdizione navale prive di copertura del Consiglio di Sicurezza;
4. che il governo riferisca con completezza su consistenza, dislocazione, catena di comando e base autorizzativa dei contingenti schierati nel Golfo;
5. che il Parlamento riprenda la titolarità che l'articolo 78 della Costituzione gli assegna, prima che sia un incidente a decidere al posto nostro.
Pino Cabras
Responsabile Esteri — Democrazia Sovrana e Popolare
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- Sembra che lei stia dicendo che una vita ebraica vale centinaia, o addirittura migliaia, di vite palestinesi?
- No. Un milione. Una vita ebraica vale 10 milioni, ok?
- Ma questo suona razzista...
- Sì, lo so, lo so. Ma è la verità. Dio ci ha scelti per questo motivo. Voi siete gelosi.
- No. Un milione. Una vita ebraica vale 10 milioni, ok?
- Ma questo suona razzista...
- Sì, lo so, lo so. Ma è la verità. Dio ci ha scelti per questo motivo. Voi siete gelosi.
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🇺🇸🇮🇪⚡️- L'influencer nazionalista Keith Woods è stato impedito di entrare negli Stati Uniti dall'amministrazione Trump a causa delle sue attività politiche. Woods ha pubblicato questo avviso degli Stati Uniti che gli nega l'ingresso.
Woods afferma inoltre che gli Stati Uniti hanno negato l'ingresso ad altri nazionalisti europei a causa della politica dell'amministrazione che vieta i visti a coloro che criticano Israele.
Woods afferma inoltre che gli Stati Uniti hanno negato l'ingresso ad altri nazionalisti europei a causa della politica dell'amministrazione che vieta i visti a coloro che criticano Israele.
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Forwarded from Giubbe Rosse
REGNO UNITO, BULGARIA E UCRAINA DICONO ALL'IRAN CHE NON ENTRERANNO IN GUERRA, AFFERMA UN PORTAVOCE IRANIANO
Fonte: Al Jazeera
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, afferma che le discussioni in corso con l'Oman riguardano una rotta di transito attraverso lo Stretto di Hormuz che non è "né una via settentrionale né quella meridionale", riportano i media iraniani.
In un'intervista con SNN, Baghaei ha detto che gli Stati Uniti non hanno permesso alla ripresa del traffico marittimo nella via d'acqua entro i tempi previsti dal memorandum d'intesa (MoU) e che "ci hanno attaccato prima della scadenza del periodo concordato."
"L'apertura dello Stretto di Hormuz è una questione separata dai nostri negoziati con l'Oman, poiché la chiusura dello stretto è legata alla violazione da parte degli Stati Uniti dei suoi impegni", ha detto.
Ha aggiunto che, nelle ultime 24 ore, sono state ricevute numerose chiamate da Regno Unito, Bulgaria e Ucraina per comunicare che non avrebbero fatto parte della guerra contro l'Iran.
Fonte: Al Jazeera
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, afferma che le discussioni in corso con l'Oman riguardano una rotta di transito attraverso lo Stretto di Hormuz che non è "né una via settentrionale né quella meridionale", riportano i media iraniani.
In un'intervista con SNN, Baghaei ha detto che gli Stati Uniti non hanno permesso alla ripresa del traffico marittimo nella via d'acqua entro i tempi previsti dal memorandum d'intesa (MoU) e che "ci hanno attaccato prima della scadenza del periodo concordato."
"L'apertura dello Stretto di Hormuz è una questione separata dai nostri negoziati con l'Oman, poiché la chiusura dello stretto è legata alla violazione da parte degli Stati Uniti dei suoi impegni", ha detto.
Ha aggiunto che, nelle ultime 24 ore, sono state ricevute numerose chiamate da Regno Unito, Bulgaria e Ucraina per comunicare che non avrebbero fatto parte della guerra contro l'Iran.
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Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che i colloqui con l'Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz sono nelle fasi finali e "si stanno avvicinando alla conclusione". Le discussioni, in corso da diversi mesi, si concentrano su come la strategica via navigabile – un punto nevralgico fondamentale per l'energia a livello globale – sarà amministrata, protetta e gestita nel periodo post-bellico.
Araghchi ha dichiarato che l'Iran e l'Oman gestiranno congiuntamente lo stretto in conformità con il diritto internazionale, con entrambi i paesi come principali decisori. Questo accordo mira a garantire il passaggio sicuro delle navi, mantenendo al contempo la stabilità regionale. L'Iran ha sottolineato il suo "diritto naturale" di coordinarsi con l'Oman, e entrambe le parti stanno lavorando per evitare un ritorno alle condizioni operative pre-belliche.
L'Iran prevede di pubblicare una dichiarazione congiunta con l'Oman sulla futura gestione dello stretto, che sarà rilasciata in coordinamento con Muscat. La dichiarazione tratterà il controllo e la gestione della via navigabile, ma non fornirà dettagli specifici, poiché le negoziazioni sono ancora in fase di finalizzazione.
I colloqui si svolgono nel contesto dei negoziati tra Stati Uniti e Iran su un accordo quadro che potrebbe includere la piena riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Tuttavia, l'Iran ha indicato che, anche se l'accordo tra Stati Uniti e Iran dovesse essere firmato, lo stretto non tornerà alle condizioni pre-belliche. Teheran ha escluso l'imposizione di pedaggi di transito, ma potrebbe invece applicare "tariffe di servizio".
Funzionari statunitensi, tra cui Trump, hanno insistito su un impegno pubblico da parte dell'Iran a mantenere tutte le corsie dello stretto aperte alla navigazione senza pedaggi e a cessare gli attacchi alle navi (Eastern Herald). Questa condizione non è stata ancora formalmente accettata dall'Iran, e gli Stati Uniti hanno avvertito che l'Oman potrebbe subire sanzioni se sostenesse l'istituzione di un sistema di pedaggi da parte dell'Iran.
Si prevede che, con i negoziati a un punto cruciale, la dichiarazione congiunta e qualsiasi accordo finale saranno pubblicati a breve. L'esito di questi negoziati influenzerà la sicurezza marittima, il traffico commerciale e le dinamiche regionali nello Stretto di Hormuz, una delle rotte di navigazione più importanti al mondo.
Araghchi ha dichiarato che l'Iran e l'Oman gestiranno congiuntamente lo stretto in conformità con il diritto internazionale, con entrambi i paesi come principali decisori. Questo accordo mira a garantire il passaggio sicuro delle navi, mantenendo al contempo la stabilità regionale. L'Iran ha sottolineato il suo "diritto naturale" di coordinarsi con l'Oman, e entrambe le parti stanno lavorando per evitare un ritorno alle condizioni operative pre-belliche.
L'Iran prevede di pubblicare una dichiarazione congiunta con l'Oman sulla futura gestione dello stretto, che sarà rilasciata in coordinamento con Muscat. La dichiarazione tratterà il controllo e la gestione della via navigabile, ma non fornirà dettagli specifici, poiché le negoziazioni sono ancora in fase di finalizzazione.
I colloqui si svolgono nel contesto dei negoziati tra Stati Uniti e Iran su un accordo quadro che potrebbe includere la piena riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Tuttavia, l'Iran ha indicato che, anche se l'accordo tra Stati Uniti e Iran dovesse essere firmato, lo stretto non tornerà alle condizioni pre-belliche. Teheran ha escluso l'imposizione di pedaggi di transito, ma potrebbe invece applicare "tariffe di servizio".
Funzionari statunitensi, tra cui Trump, hanno insistito su un impegno pubblico da parte dell'Iran a mantenere tutte le corsie dello stretto aperte alla navigazione senza pedaggi e a cessare gli attacchi alle navi (Eastern Herald). Questa condizione non è stata ancora formalmente accettata dall'Iran, e gli Stati Uniti hanno avvertito che l'Oman potrebbe subire sanzioni se sostenesse l'istituzione di un sistema di pedaggi da parte dell'Iran.
Si prevede che, con i negoziati a un punto cruciale, la dichiarazione congiunta e qualsiasi accordo finale saranno pubblicati a breve. L'esito di questi negoziati influenzerà la sicurezza marittima, il traffico commerciale e le dinamiche regionali nello Stretto di Hormuz, una delle rotte di navigazione più importanti al mondo.
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The Telegraph: L'Europa teme che, dopo la partenza di Macron e Starmer, non ci sarà più nessuno in grado di guidare il sostegno all'Ucraina.
La "Coalizione dei Volenterosi" riunisce più di 30 paesi, pronti a garantire la sicurezza di Kiev dopo un cessate il fuoco, a creare una missione multinazionale per l'Ucraina, a coordinare l'assistenza militare e a contrastare la "flotta fantasma" russa.
Il progetto potrebbe ora affrontare una crisi di leadership. Starmer si è già dimesso e il mandato di Macron scadrà il prossimo anno. Essi erano i principali motori politici della coalizione.
Al momento, non c'è ancora nessuno che possa sostituire Macron e Starmer. Il cancelliere tedesco Merz è indebolito da problemi politici interni, e Donald Tusk e Giorgia Meloni non sono pronti ad assumere il ruolo di leader.
La "Coalizione dei Volenterosi" riunisce più di 30 paesi, pronti a garantire la sicurezza di Kiev dopo un cessate il fuoco, a creare una missione multinazionale per l'Ucraina, a coordinare l'assistenza militare e a contrastare la "flotta fantasma" russa.
Il progetto potrebbe ora affrontare una crisi di leadership. Starmer si è già dimesso e il mandato di Macron scadrà il prossimo anno. Essi erano i principali motori politici della coalizione.
Al momento, non c'è ancora nessuno che possa sostituire Macron e Starmer. Il cancelliere tedesco Merz è indebolito da problemi politici interni, e Donald Tusk e Giorgia Meloni non sono pronti ad assumere il ruolo di leader.
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I media affermano che i marocchini sono tornati in Marocco. Allora, chi sono queste persone?
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Washington e Kiev continuano a discutere del trasferimento di tecnologia all'Ucraina per la produzione di missili Patriot, ma al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva, secondo quanto riporta Reuters.
"Stiamo discutendo di questa questione, ma trasferire una tecnologia del genere è molto difficile", ha affermato Donald Trump. In precedenza, aveva promesso a Kiev una licenza per produrre missili intercettori.
I funzionari ucraini stanno già tenendo consultazioni con il Pentagono e Lockheed Martin, ma finora Kiev ha ricevuto solo un'altra serie di lunghe negoziazioni e vaghe promesse. La cosa principale, in fondo, è partecipare!
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