Nuova puntata di Igor Sikorvsky, il primo romanzo scritto su Telegram. Nei commenti qui sotto potete anche esprimere giudizi, impressioni e critiche se volete. https://t.me/IlSopravvissuto
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Immagini del vertice Putin-Macron con il presidente francese in evidente difficoltà, basta guardarlo in viso. Volodja? Una sfinge.
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Il Segretario di Stato USA Blinken dichiara che la Casa Bianca e il Congresso stanno lavorando per aumentare gli aiuti in maniera significativa all'Ucraina. Se la Francia e la Germania stanno chiaramente lavorando per spegnere l'incendio, USA, Uk e paesi dell'est europeo stanno lavorando per rinfocolare le fiamme.
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BREAKING: Secondo l'agenzia Bloomberg il 24 Febbraio ci sarà una riunione virtuale del G7 per discutere della crisi ucraina.
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Forwarded from Z News ChannelZ📡
La Russia si armerà fino ai denti con i sistemi di armi più avanzati nel 2022
https://www.notiziedaest.com/la-russia-si-armera-fino-ai-denti-con-i-sistemi-di-armi-piu-avanzati-nel-2022/
https://www.notiziedaest.com/la-russia-si-armera-fino-ai-denti-con-i-sistemi-di-armi-piu-avanzati-nel-2022/
Notizie Da Est
La Russia si armerà fino ai denti con i sistemi di armi più avanzati nel 2022
La Russia si armerà fino ai denti con i sistemi di armi più avanzati nel 2022, le forze di terra, aviotrasportate e le truppe costiere
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Un leader separatista del Donbass fa appello alla Russia affinché invii 30mila uomini. https://www.reuters.com/world/europe/exclusive-senior-separatist-urges-russia-send-30000-troops-east-ukraine-2022-02-07/?taid=62015aa695d73c000168c272&utm_campaign=trueAnthem:+Trending+Content&utm_medium=trueAnthem&utm_source=twitter
Reuters
EXCLUSIVE Senior separatist urges Russia to send 30,000 troops to east Ukraine
An influential separatist commander in eastern Ukraine has urged Russia to send 30,000 soldiers to reinforce rebel forces fighting in the breakaway Donetsk region and to operate new weapons systems he hopes Russia will supply.
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Forwarded from O.d.E.G. Guerra NATO-RUSSIA (Stefano Orsi TheBears)
a 20 MIGLIA nautiche dalla costa ucraina, di fronte ad Odessa, è apparsa la nave da acquisizione informazioni Ivan Khurs della Flotta del Mar Nero.
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La Lettonia informa di un grave focolaio di COVID-19 tra le truppe russe di stanza vicino all'Ucraina. Questo secondo i baltici potrebbe portare a un'invasione o una ritirata. **Personalmente giudico la notizia come una operazione di guerra psicologica.
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Solo per dirvi che trenta anni fa firmammo il Trattato di Maastricht (con l'appendice altrettanto fondamentale dello Statuto della BCE). Vedete, in trenta anni quel trattato ci ha cambiato la testa a tutti, compresi a quelli che lo contestano.
Proprio oggi il rendimento dei titoli di stato decennali è arrivato all'1,8% e tutti - ma proprio tutti - compresi i ferventi contestatori di Maastricht hanno iniziato ad urlare "Faremo default, faremo default signora mia!". Fosse stato vivo un Federico Caffé avrebbe detto: "Ma a questi gli sta dando di volta il cervello? Come facciamo a fare default con un tasso nominale sui btp all'1,8% e un tasso d'inflazione al 4,9% e dunque con una svalutazione in termini reali del debito pubblico del 3,1%?".
Ovvio che avrebbe ragione: a rigore il debito pubblico italiano sta diminuendo in termini reali di un bel 3% circa. Solo che c'è un però: con il trattato di Maastricht abbiamo introiettato la "ideologia tedesca" secondo la quale il debito pubblico si controlla dal punto di vista nominale e dunque imponendo violente politiche deflattive. Ma il debito, ricordo, si controlla soprattutto sul piano reale così come facevano durante la Prima Repubblica. Il dato è che in trenta anni abbiamo talmente interiorizzato la visione tedesca - che io chiamo "Sindrome di Goethe" (andate a leggere cosa scriveva nel Faust sulla moneta) - che più nessuno si accorge dell'inghippo.
Siamo prigionieri del nostro Mefistofele nominalistico...e il patto lo abbiamo firmato giusto trenta anni fa.
Proprio oggi il rendimento dei titoli di stato decennali è arrivato all'1,8% e tutti - ma proprio tutti - compresi i ferventi contestatori di Maastricht hanno iniziato ad urlare "Faremo default, faremo default signora mia!". Fosse stato vivo un Federico Caffé avrebbe detto: "Ma a questi gli sta dando di volta il cervello? Come facciamo a fare default con un tasso nominale sui btp all'1,8% e un tasso d'inflazione al 4,9% e dunque con una svalutazione in termini reali del debito pubblico del 3,1%?".
Ovvio che avrebbe ragione: a rigore il debito pubblico italiano sta diminuendo in termini reali di un bel 3% circa. Solo che c'è un però: con il trattato di Maastricht abbiamo introiettato la "ideologia tedesca" secondo la quale il debito pubblico si controlla dal punto di vista nominale e dunque imponendo violente politiche deflattive. Ma il debito, ricordo, si controlla soprattutto sul piano reale così come facevano durante la Prima Repubblica. Il dato è che in trenta anni abbiamo talmente interiorizzato la visione tedesca - che io chiamo "Sindrome di Goethe" (andate a leggere cosa scriveva nel Faust sulla moneta) - che più nessuno si accorge dell'inghippo.
Siamo prigionieri del nostro Mefistofele nominalistico...e il patto lo abbiamo firmato giusto trenta anni fa.
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L'arrivo del cancelliere tedesco Olaf Scholz alla Casa Bianca per i colloqui con Biden.
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Il dispiegamento del sistema antimissile americano THAAD vicino Kharkov sarà un altro passo verso la destabilizzazione della situazione.
Dmitry Peskov (portavoce del Cremlino)
Dmitry Peskov (portavoce del Cremlino)
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Il Vertice tra Putin e Macron è entrato nella quinta ora. Nel frattempo una delegazione tecnica Usa è in Europa per trattare con gli europei le risposte alla Russia in caso di escalation. Insomma i passi avanti eventuali fatti oggi da Macron verranno distrutti dalle iniziative Usa.
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Forwarded from The Unconditional Blog
Il capitalismo spiegato facile.
I Comuni stritolati dal patto di stabilità non hanno soldi in cassa e condannano i cittadini a vivere fra strade dissestate e piene di merda di cane e disservizi da terzo mondo. E così trasformano i beni demaniali in megaspazi pubblicitari in cui l’azienda più fiorente del momento si fa pubblicità spendendo due spiccioli per montare quattro panchine, mentre licenzia 130 dipendenti a Catania. E sono tutti contenti. Provo sincero imbarazzo sia per i miei concittadini che per la classe dirigente che li governa.
(Antonio di Siena)
I Comuni stritolati dal patto di stabilità non hanno soldi in cassa e condannano i cittadini a vivere fra strade dissestate e piene di merda di cane e disservizi da terzo mondo. E così trasformano i beni demaniali in megaspazi pubblicitari in cui l’azienda più fiorente del momento si fa pubblicità spendendo due spiccioli per montare quattro panchine, mentre licenzia 130 dipendenti a Catania. E sono tutti contenti. Provo sincero imbarazzo sia per i miei concittadini che per la classe dirigente che li governa.
(Antonio di Siena)
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JUST IN - Il miliardario Peter Thiel si dimetterà dalla carica di membro del consiglio di Meta, la società madre di Facebook, per supportare i candidati allineati a Trump (WSJ)
Il titolo Meta di Zuckerberg è sceso di un altro 5% oggi. Sono molto contento delle botte che sta prendendo Zuckerberg a causa della folle politica suicida in materia di censura pro Dem, pro Rosé e pro Vaccini.
Il titolo Meta di Zuckerberg è sceso di un altro 5% oggi. Sono molto contento delle botte che sta prendendo Zuckerberg a causa della folle politica suicida in materia di censura pro Dem, pro Rosé e pro Vaccini.
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Il Senegal di Koulibaly e Mané vince per la prima volta la Coppa d’Africa battendo l'Egitto ai rigori.
I tifosi senegalesi festeggiano incuranti del Coviddo e della loro sicura morte intubati, almeno a sentire le virostar. Ma li virostar non ci sono probabilmente e quindi tutti vivono normalmente.
Beati i popoli che non hanno virologi. ❤️
I tifosi senegalesi festeggiano incuranti del Coviddo e della loro sicura morte intubati, almeno a sentire le virostar. Ma li virostar non ci sono probabilmente e quindi tutti vivono normalmente.
Beati i popoli che non hanno virologi. ❤️
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Forwarded from la fionda📕
IL SOGNO DEI PARTITI SENZA VOTI: GOVERNARE ANCHE SE NON LI VUOLE NESSUNO
«Il giurista Geminello Preterossi ritiene che teorizzare l'emergenza, come elemento tipico del paesaggio politico, dia la possibilità di fare un po' quello che si vuole.
Preterossi: La premessa della rielezione di Sergio Mattarella? il conflitto perenne, lo stallo, l'incapacità di dare al Paese quel che il Paese attende ansioso. Il Parlamento non riusciva a trovare un nome decente come capo dello stato? Magnifico! Ecco la soluzione! E l'anno scorso l'emergenza - sanitaria e sociale - costituì la premessa per l'edificazione del governo tecnocratico. Mica potevamo permetterci di far votare gli italiani? Chissà quale altra sciagura avrebbero combinato. [...]
L'aumento del peso del potere quirinalizio, che già finora si è spinto a sindacare gli indirizzi politici governativi (ricordate il rifiuto di nominare ministro il professor Savone nel Conte 1?) e poi a rifiutare le urne per dare invece corso al governo Draghi, ora acquisisce altro potere. [...]
Ci potremo trovare, nel prossimo futuro, nel convicimento diffuso che solo un palazzo conti davvero: il Quirinale. [...] mentre il Parlamento è solo tappezzeria.»
Trovate l'intervista completa al nostro direttore sul Fatto Quotidiano di oggi.
🚀 Entra nel canale Telegram de La Fionda: https://t.me/lafionda
«Il giurista Geminello Preterossi ritiene che teorizzare l'emergenza, come elemento tipico del paesaggio politico, dia la possibilità di fare un po' quello che si vuole.
Preterossi: La premessa della rielezione di Sergio Mattarella? il conflitto perenne, lo stallo, l'incapacità di dare al Paese quel che il Paese attende ansioso. Il Parlamento non riusciva a trovare un nome decente come capo dello stato? Magnifico! Ecco la soluzione! E l'anno scorso l'emergenza - sanitaria e sociale - costituì la premessa per l'edificazione del governo tecnocratico. Mica potevamo permetterci di far votare gli italiani? Chissà quale altra sciagura avrebbero combinato. [...]
L'aumento del peso del potere quirinalizio, che già finora si è spinto a sindacare gli indirizzi politici governativi (ricordate il rifiuto di nominare ministro il professor Savone nel Conte 1?) e poi a rifiutare le urne per dare invece corso al governo Draghi, ora acquisisce altro potere. [...]
Ci potremo trovare, nel prossimo futuro, nel convicimento diffuso che solo un palazzo conti davvero: il Quirinale. [...] mentre il Parlamento è solo tappezzeria.»
Trovate l'intervista completa al nostro direttore sul Fatto Quotidiano di oggi.
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la fionda📕
La fionda è una rivista e un blog aperto. È lo strumento di chi si ribella all’oppressione.
https://www.lafionda.org - t.me/lafionda
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
La crisi ucraina come simulazione di guerra per il gas.
Di Alberto Negri.
L'analisi. Grazie alla sprovveduta Ue gli Usa si propongono, con l’«invasione russa» - che non c’è - come i fornitori dell’Europa. Ma è un bluff: per i costi, la logistica surreale e i danni ecologici.
Sulla crisi Ucraina e del gas ormai il bluff è generalizzato. Lo sa il presidente francese Macron, ieri a Mosca e oggi Kiev, lo sa ancora meglio il timido cancelliere tedesco Scholz, tirato per le orecchie a Washington perché esita a scontrarsi con Putin. Il bluff è accompagnato dal sospetto che a minacciare davvero l’Europa non sia Putin quanto Biden, che sulla questione dei rifornimenti energetici da Mosca non ha purtroppo una posizione diversa da quella di Donald Trump.
La posta in gioco è una simulazione di guerra sì, ma del gas. La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa.
CON LA DISPONIBILITÀ della sprovveduta Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, gli americani vogliono far credere di potere essere loro, pronti al «soccorso», i fornitori dell’Europa. Questo è un bluff, dati alla mano, ancora più clamoroso dell’annunciata guerra in Ucraina. Senza dimenticare che la Commissione europea inserisce nella sua tassonomia verde addirittura il nucleare, non solo il gas – che, dice il governo rosso giallo verde tedesco che ha rinunciato al nucleare – pur ad ecologica e giusta scadenza ora serve per la transizione ecologica.
L’amico Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e tra le voci più autorevoli in Italia sul tema, è sempre stato chiaro su questo punto: «I costi di produzione in Russia sono più bassi di almeno un terzo», «È assurdo pensare che si scelga di affidare il sistema energetico europeo a importazioni così lontane, con costi di trasporto elevatissimi, tenendo in considerazione anche il dispendio di energia, le perdite di metano, i danni ecologici».
SIA CHIARO, GLI AMERICANI il gas ce l’hanno eccome, più di quanto prevedessero. Vent’anni fa stavano per diventare importatori di gas poi si sono accorti di aver sbagliato i conti e hanno convertito le strutture sull’Atlantico per esportare. Sono pieni di gas e cercano di venderlo ovunque. Il problema è che è lontano e costa più di quello della Russia che arriva con le pipeline. Il Gnl americano viene estratto e poi liquefatto, quindi deve essere stoccato e poi trasportato sulle navi. Una volta giunto sulla terra ferma finisce nei rigassificatori. Nell’impianto di stoccaggio viene riportato alla forma gassosa ed è pronto al consumo.
Per capire perché il Gnl non un è sostituto del gas che arriva con le pipeline basta guardare i rigassificatori: sono impianti sfruttati poco perché il gas via nave costa molto di più e ci vorrebbero migliaia di metaniere per sostituire quello di Mosca. In poche parole il gas Usa sarebbe scelta demenziale, giustificata solo in un caso: lo stato di guerra. In poche parole la ventilata guerra in Ucraina è una simulazione di una guerra per il gas. Russia e Cina in questa crisi elaborano piani strategici ed energetici per il futuro, noi paghiamo la bolletta.
Segue...
https://ilmanifesto.it/la-crisi-ucraina-come-simulazione-di-guerra-per-il-gas/?fbclid=IwAR3NxRKRL0bv1nJS3KXIi0FpAagyi5tYBEgjtZxKOBCI5IAbUIkrJb--bGE
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist.
Di Alberto Negri.
L'analisi. Grazie alla sprovveduta Ue gli Usa si propongono, con l’«invasione russa» - che non c’è - come i fornitori dell’Europa. Ma è un bluff: per i costi, la logistica surreale e i danni ecologici.
Sulla crisi Ucraina e del gas ormai il bluff è generalizzato. Lo sa il presidente francese Macron, ieri a Mosca e oggi Kiev, lo sa ancora meglio il timido cancelliere tedesco Scholz, tirato per le orecchie a Washington perché esita a scontrarsi con Putin. Il bluff è accompagnato dal sospetto che a minacciare davvero l’Europa non sia Putin quanto Biden, che sulla questione dei rifornimenti energetici da Mosca non ha purtroppo una posizione diversa da quella di Donald Trump.
La posta in gioco è una simulazione di guerra sì, ma del gas. La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa.
CON LA DISPONIBILITÀ della sprovveduta Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, gli americani vogliono far credere di potere essere loro, pronti al «soccorso», i fornitori dell’Europa. Questo è un bluff, dati alla mano, ancora più clamoroso dell’annunciata guerra in Ucraina. Senza dimenticare che la Commissione europea inserisce nella sua tassonomia verde addirittura il nucleare, non solo il gas – che, dice il governo rosso giallo verde tedesco che ha rinunciato al nucleare – pur ad ecologica e giusta scadenza ora serve per la transizione ecologica.
L’amico Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e tra le voci più autorevoli in Italia sul tema, è sempre stato chiaro su questo punto: «I costi di produzione in Russia sono più bassi di almeno un terzo», «È assurdo pensare che si scelga di affidare il sistema energetico europeo a importazioni così lontane, con costi di trasporto elevatissimi, tenendo in considerazione anche il dispendio di energia, le perdite di metano, i danni ecologici».
SIA CHIARO, GLI AMERICANI il gas ce l’hanno eccome, più di quanto prevedessero. Vent’anni fa stavano per diventare importatori di gas poi si sono accorti di aver sbagliato i conti e hanno convertito le strutture sull’Atlantico per esportare. Sono pieni di gas e cercano di venderlo ovunque. Il problema è che è lontano e costa più di quello della Russia che arriva con le pipeline. Il Gnl americano viene estratto e poi liquefatto, quindi deve essere stoccato e poi trasportato sulle navi. Una volta giunto sulla terra ferma finisce nei rigassificatori. Nell’impianto di stoccaggio viene riportato alla forma gassosa ed è pronto al consumo.
Per capire perché il Gnl non un è sostituto del gas che arriva con le pipeline basta guardare i rigassificatori: sono impianti sfruttati poco perché il gas via nave costa molto di più e ci vorrebbero migliaia di metaniere per sostituire quello di Mosca. In poche parole il gas Usa sarebbe scelta demenziale, giustificata solo in un caso: lo stato di guerra. In poche parole la ventilata guerra in Ucraina è una simulazione di una guerra per il gas. Russia e Cina in questa crisi elaborano piani strategici ed energetici per il futuro, noi paghiamo la bolletta.
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Grazie alla sprovveduta Ue gli Usa si propongono, con l’«invasione russa» - che non c’è - come i fornitori dell’Europa. Ma è un bluff: per i costi, la logistica surreale e i danni ecologici
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