Forwarded from Pino Cabras
𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 1]
Prima di ogni ragionamento politico: forza Alessandro.
Da Cuba arrivano notizie che permettono almeno di sperare. Alessandro Di Battista è stato trasferito cosciente all’Hermanos Ameijeiras dell’Avana per ulteriori accertamenti. È un grande ospedale pubblico, nel quale si curano cubani e stranieri: lo preciso soltanto perché qualcuno è riuscito a trasformare in polemica anche questo.
Vale la pena ricordare anche perché Di Battista si trovasse a Cuba. Non era in vacanza: stava lavorando a una nuova serie di reportage, continuando a fare una cosa ormai quasi eccentrica nel giornalismo italiano: andare a vedere i luoghi e parlare con le persone prima di raccontarli.
La reazione collettiva al suo malore, però, ha mostrato anche qualcos’altro, e sarebbe sbagliato non vederlo. Nessuno vorrebbe misurare così la popolarità di una persona a cui vuole bene. Ma in poche ore sono arrivati migliaia di messaggi, dichiarazioni pubbliche, testimonianze di affetto: esponenti del Movimento 5 Stelle, persone lontane da quel Movimento da anni e soprattutto una moltitudine che nessuna categoria politica riesce a contenere.
È innanzitutto solidarietà umana. Ma per qualche ora ha illuminato qualcosa che nei sondaggi normalmente non compare.
LA FORMA È FINITA, LA DOMANDA NO
Il primo Movimento 5 Stelle fu anche un’enorme irruzione democratica. Per milioni di cittadini significò la sensazione che si potessero ancora rompere i vecchi recinti, entrare nelle istituzioni senza chiedere il permesso alle filiere tradizionali, portare al centro temi che altrimenti ne sarebbero rimasti fuori.
Quell’esperienza ha poi dissipato gran parte del proprio patrimonio. Di Battista uscì dal Movimento quando questo scelse di sostenere il governo Draghi; io fui espulso dal gruppo parlamentare per essermi rifiutato di votargli la fiducia.
Sarebbe però un errore grave scambiare la fine di una forma politica per la fine della domanda sociale che l’aveva prodotta.
Quel popolo non è evaporato: si è disperso. Una parte nell’astensione, una parte nella disillusione, una parte nella convinzione che il voto ormai non tocchi più le decisioni fondamentali.
Non a caso, nel libro collettivo a cui sto lavorando, il capitolo immaginato proprio per Di Battista riguarda la sua “democrazia deviata”: milioni di cittadini non si astengono necessariamente per indifferenza, ma perché percepiscono che guerra, riarmo, poteri finanziari e scelte strategiche sfuggano alla loro capacità di decidere. Da qui una tesi semplice: milioni di astenuti aspettano un voto che torni a contare.
La popolarità di Di Battista, del resto, non è nostalgia del vecchio M5S. Se l’è ricostruita fuori da quel Movimento, soprattutto su Palestina, guerra, riarmo e informazione.
LE PAROLE SONO FATTI
C’è poi una qualità personale che nessuno gli contesta: Di Battista sa parlare.
Detta così sembra un complimento minore. È invece una delle cose politicamente più serie che si possano dire di qualcuno.
Una parola efficace rende dicibile ciò che migliaia di persone stavano sentendo ciascuna per conto proprio. Dà un nome al disagio, crea riconoscimento, e dal riconoscimento possono nascere identità, partecipazione, organizzazione.
Quando una parola incontra una domanda sociale reale, diventa potere. Lo abbiamo visto anche in figure politicamente lontanissime da noi, come Charlie Kirk, che Gabriele Guzzi definì felicemente un “combattente della parola”. Nessuna analogia ideologica: una regola generale.
Di Battista possiede inoltre una qualità rara: sa attraversare le bolle. Ha un pubblico autonomo e, quando entra nei grandi media, riesce ancora a scompaginare il copione invece di recitarlo.
Ma il timore improvviso di perderlo dalla scena ha rivelato anche una debolezza: quanto di quell’area dipende ancora da una sola persona?
Un leader conta. Ma un popolo politico non può essere un leader moltiplicato per un milione. […]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
Prima di ogni ragionamento politico: forza Alessandro.
Da Cuba arrivano notizie che permettono almeno di sperare. Alessandro Di Battista è stato trasferito cosciente all’Hermanos Ameijeiras dell’Avana per ulteriori accertamenti. È un grande ospedale pubblico, nel quale si curano cubani e stranieri: lo preciso soltanto perché qualcuno è riuscito a trasformare in polemica anche questo.
Vale la pena ricordare anche perché Di Battista si trovasse a Cuba. Non era in vacanza: stava lavorando a una nuova serie di reportage, continuando a fare una cosa ormai quasi eccentrica nel giornalismo italiano: andare a vedere i luoghi e parlare con le persone prima di raccontarli.
La reazione collettiva al suo malore, però, ha mostrato anche qualcos’altro, e sarebbe sbagliato non vederlo. Nessuno vorrebbe misurare così la popolarità di una persona a cui vuole bene. Ma in poche ore sono arrivati migliaia di messaggi, dichiarazioni pubbliche, testimonianze di affetto: esponenti del Movimento 5 Stelle, persone lontane da quel Movimento da anni e soprattutto una moltitudine che nessuna categoria politica riesce a contenere.
È innanzitutto solidarietà umana. Ma per qualche ora ha illuminato qualcosa che nei sondaggi normalmente non compare.
LA FORMA È FINITA, LA DOMANDA NO
Il primo Movimento 5 Stelle fu anche un’enorme irruzione democratica. Per milioni di cittadini significò la sensazione che si potessero ancora rompere i vecchi recinti, entrare nelle istituzioni senza chiedere il permesso alle filiere tradizionali, portare al centro temi che altrimenti ne sarebbero rimasti fuori.
Quell’esperienza ha poi dissipato gran parte del proprio patrimonio. Di Battista uscì dal Movimento quando questo scelse di sostenere il governo Draghi; io fui espulso dal gruppo parlamentare per essermi rifiutato di votargli la fiducia.
Sarebbe però un errore grave scambiare la fine di una forma politica per la fine della domanda sociale che l’aveva prodotta.
Quel popolo non è evaporato: si è disperso. Una parte nell’astensione, una parte nella disillusione, una parte nella convinzione che il voto ormai non tocchi più le decisioni fondamentali.
Non a caso, nel libro collettivo a cui sto lavorando, il capitolo immaginato proprio per Di Battista riguarda la sua “democrazia deviata”: milioni di cittadini non si astengono necessariamente per indifferenza, ma perché percepiscono che guerra, riarmo, poteri finanziari e scelte strategiche sfuggano alla loro capacità di decidere. Da qui una tesi semplice: milioni di astenuti aspettano un voto che torni a contare.
La popolarità di Di Battista, del resto, non è nostalgia del vecchio M5S. Se l’è ricostruita fuori da quel Movimento, soprattutto su Palestina, guerra, riarmo e informazione.
LE PAROLE SONO FATTI
C’è poi una qualità personale che nessuno gli contesta: Di Battista sa parlare.
Detta così sembra un complimento minore. È invece una delle cose politicamente più serie che si possano dire di qualcuno.
Una parola efficace rende dicibile ciò che migliaia di persone stavano sentendo ciascuna per conto proprio. Dà un nome al disagio, crea riconoscimento, e dal riconoscimento possono nascere identità, partecipazione, organizzazione.
Quando una parola incontra una domanda sociale reale, diventa potere. Lo abbiamo visto anche in figure politicamente lontanissime da noi, come Charlie Kirk, che Gabriele Guzzi definì felicemente un “combattente della parola”. Nessuna analogia ideologica: una regola generale.
Di Battista possiede inoltre una qualità rara: sa attraversare le bolle. Ha un pubblico autonomo e, quando entra nei grandi media, riesce ancora a scompaginare il copione invece di recitarlo.
Ma il timore improvviso di perderlo dalla scena ha rivelato anche una debolezza: quanto di quell’area dipende ancora da una sola persona?
Un leader conta. Ma un popolo politico non può essere un leader moltiplicato per un milione. […]
[FINE PARTE 1]
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Forwarded from Pino Cabras
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𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 3]
PRIMA IL TERRENO COMUNE
Da mesi lavoro proprio su questo. Non a un’altra sigla, non a un contenitore che chieda agli altri di sciogliersi dentro di sé e nemmeno alla ricostruzione nostalgica del Movimento 5 Stelle.
Lavoro a un metodo: prima il terreno comune, poi le forme. Tesi, non tessere. Prima il patto, poi i nomi. È anche l’impostazione del progetto di libro sul “partito che non c’è”: far pensare insieme mondi differenti prima di pretendere di organizzarli sotto lo stesso simbolo.
Giorgio La Pira diceva che «gli Stati cambiano, ma le città rimangono». Per me oggi significa: generosi con le sigle, gelosi con le comunità. Le sigle possono cambiare, federarsi, ricombinarsi; le comunità umane, le relazioni e i territori sono invece il patrimonio da non dissipare.
Nessuno deve rinnegare la propria storia per entrare e nessuno può illudersi di bastare a se stesso.
Soprattutto, la pace non può restare un’aspirazione morale che fa onore a chi la coltiva e non toglie il sonno a nessuno. Deve diventare politica economica, lavoro, sviluppo, sovranità, scuola, sanità, tecnologia governata democraticamente.
Perché dall’altra parte il riarmo un sistema ce l’ha già.
ADESSO, PERÒ, ALESSANDRO
Tutto questo viene dopo.
Oggi Alessandro deve guarire, e a lui e alla sua famiglia vanno l’affetto, le energie morali e, per chi crede, le preghiere di tutti noi.
Quello che è successo, però, ci ha costretti per qualche ora a guardarci allo specchio. Abbiamo visto quanto possa ancora contare una persona capace di parlare senza chiedere il permesso, quante persone continuino a riconoscersi in una domanda che nessuna forza politica rappresenta interamente e quanto sia fragile affidare quella domanda a pochissime voci.
Non dobbiamo inventare un’area che non esiste. Dobbiamo riconoscere un’area che c’è già e metterla in condizione di diventare decisione politica.
È un popolo che non si è ancora contato.
Forse il lavoro comincia esattamente da qui.
[FINE]
𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 3]
PRIMA IL TERRENO COMUNE
Da mesi lavoro proprio su questo. Non a un’altra sigla, non a un contenitore che chieda agli altri di sciogliersi dentro di sé e nemmeno alla ricostruzione nostalgica del Movimento 5 Stelle.
Lavoro a un metodo: prima il terreno comune, poi le forme. Tesi, non tessere. Prima il patto, poi i nomi. È anche l’impostazione del progetto di libro sul “partito che non c’è”: far pensare insieme mondi differenti prima di pretendere di organizzarli sotto lo stesso simbolo.
Giorgio La Pira diceva che «gli Stati cambiano, ma le città rimangono». Per me oggi significa: generosi con le sigle, gelosi con le comunità. Le sigle possono cambiare, federarsi, ricombinarsi; le comunità umane, le relazioni e i territori sono invece il patrimonio da non dissipare.
Nessuno deve rinnegare la propria storia per entrare e nessuno può illudersi di bastare a se stesso.
Soprattutto, la pace non può restare un’aspirazione morale che fa onore a chi la coltiva e non toglie il sonno a nessuno. Deve diventare politica economica, lavoro, sviluppo, sovranità, scuola, sanità, tecnologia governata democraticamente.
Perché dall’altra parte il riarmo un sistema ce l’ha già.
ADESSO, PERÒ, ALESSANDRO
Tutto questo viene dopo.
Oggi Alessandro deve guarire, e a lui e alla sua famiglia vanno l’affetto, le energie morali e, per chi crede, le preghiere di tutti noi.
Quello che è successo, però, ci ha costretti per qualche ora a guardarci allo specchio. Abbiamo visto quanto possa ancora contare una persona capace di parlare senza chiedere il permesso, quante persone continuino a riconoscersi in una domanda che nessuna forza politica rappresenta interamente e quanto sia fragile affidare quella domanda a pochissime voci.
Non dobbiamo inventare un’area che non esiste. Dobbiamo riconoscere un’area che c’è già e metterla in condizione di diventare decisione politica.
È un popolo che non si è ancora contato.
Forse il lavoro comincia esattamente da qui.
[FINE]
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🇷🇺🔥🇺🇦 Grandi incendi continuano a Kiev dopo i bombardamenti notturni.
▪️Nel distretto di Holosiivskyi, i vigili del fuoco stanno ancora combattendo un incendio in un edificio non residenziale da cui si è levata un'enorme colonna di fumo, visibile da diverse parti della capitale.
▪️Sono stati segnalati anche incendi nel quartiere di Obolon.
▪️Gli incendi hanno colpito anche i distretti di Podilskyi e Desnyanskyi.
▪️Nel distretto di Holosiivskyi, i vigili del fuoco stanno ancora combattendo un incendio in un edificio non residenziale da cui si è levata un'enorme colonna di fumo, visibile da diverse parti della capitale.
▪️Sono stati segnalati anche incendi nel quartiere di Obolon.
▪️Gli incendi hanno colpito anche i distretti di Podilskyi e Desnyanskyi.
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Per il terzo giorno consecutivo, Kiev è stata oggetto di attacchi. Le scorte di missili per il sistema di difesa aerea "Patriot" sono quasi esaurite, e qualsiasi futura fornitura, se dovesse avvenire, sarà in quantità estremamente limitate. La loro produzione è lunga e costosa, e gli Stati Uniti hanno già utilizzato una parte significativa delle loro riserve nel conflitto con l'Iran.
Il video mostra immagini della detonazione di ieri in un deposito di missili.
Il video mostra immagini della detonazione di ieri in un deposito di missili.
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Le forze armate russe continuano a colpire obiettivi in Ucraina; da questa mattina, una fitta coltre di fumo avvolge Kiev.
👁 Una serie di esplosioni ha scosso Pavlohrad, nell'oblast' di Dnipropetrovsk, durante la notte;
👁 Attacchi sono stati registrati anche a Kharkiv e a Zaporizhia, sotto il controllo di Kiev.
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Regione di Leningrado. Governatore:
A seguito di un attacco con un drone nemico su una zona industriale nella città di Kirishi, diversi edifici residenziali sono stati danneggiati: alcune finestre di appartamenti sono state rotte. Una commissione speciale sta attualmente documentando i danni in via Leningradskaya, viale Lenin e lungo la riva del fiume Volkhov. Tutti i lavori di sostituzione delle finestre saranno coperti dal fondo di riserva del governo della Regione di Leningrado.
L'abbattimento del drone è stato rilevato nel parco Pribrezhny e vicino alla scuola n. 3 a Kirishi. L'incendio nei detriti è stato spento e l'edificio scolastico non ha subito danni. Sono in corso le indagini; non ci sono feriti.
L'incendio nella zona industriale di Kirishi è stato spento. Si stanno valutando i danni causati dall'incendio.
A seguito di un attacco con un drone nemico su una zona industriale nella città di Kirishi, diversi edifici residenziali sono stati danneggiati: alcune finestre di appartamenti sono state rotte. Una commissione speciale sta attualmente documentando i danni in via Leningradskaya, viale Lenin e lungo la riva del fiume Volkhov. Tutti i lavori di sostituzione delle finestre saranno coperti dal fondo di riserva del governo della Regione di Leningrado.
L'abbattimento del drone è stato rilevato nel parco Pribrezhny e vicino alla scuola n. 3 a Kirishi. L'incendio nei detriti è stato spento e l'edificio scolastico non ha subito danni. Sono in corso le indagini; non ci sono feriti.
L'incendio nella zona industriale di Kirishi è stato spento. Si stanno valutando i danni causati dall'incendio.
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‼️🇷🇺🇺🇦 Attacchi nella regione di Mykolaiv e nella regione di Dnipropetrovsk durante la notte.
* Si segnalano danni a un impianto di lavorazione alimentare nella regione di Mykolaiv.
* Un supermercato edile e una stazione di servizio sono stati colpiti a Pavlohrad, nella regione di Dnipropetrovsk.
* Si segnalano danni a un impianto di lavorazione alimentare nella regione di Mykolaiv.
* Un supermercato edile e una stazione di servizio sono stati colpiti a Pavlohrad, nella regione di Dnipropetrovsk.
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🇺🇳🇵🇸 L'ONU afferma di aver documentato più di 1.540 attacchi da parte di coloni israeliani in Palestina finora quest'anno.
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Al Jazeera ha scoperto che almeno 17 aziende collegate a insediamenti israeliani illegali detengono 125 contratti del settore pubblico britannico per un valore superiore a 2,1 miliardi di sterline.
La maggior parte dei fondi vanno a filiali di Motorola Solutions, che detengono circa 1,7 miliardi di sterline in contratti, tra cui sistemi di comunicazione per i servizi di emergenza.
Tra le altre aziende menzionate figurano Heidelberg Materials, Egis, CAF e Fosun.
Le Nazioni Unite hanno collegato questi gruppi aziendali ad attività che supportano gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, tra cui sistemi di sicurezza, attività estrattive, infrastrutture di trasporto e sfruttamento delle risorse.
Esperti legali sostengono che questi contratti sollevano interrogativi sulla capacità del Regno Unito di adempiere ai suoi obblighi internazionali di non sostenere o favorire la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati.
Il governo britannico afferma che i fornitori vengono valutati caso per caso e possono essere esclusi solo quando sono in vigore sanzioni formali, embarghi o restrizioni legali.
Fonte: Al Jazeera
La maggior parte dei fondi vanno a filiali di Motorola Solutions, che detengono circa 1,7 miliardi di sterline in contratti, tra cui sistemi di comunicazione per i servizi di emergenza.
Tra le altre aziende menzionate figurano Heidelberg Materials, Egis, CAF e Fosun.
Le Nazioni Unite hanno collegato questi gruppi aziendali ad attività che supportano gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, tra cui sistemi di sicurezza, attività estrattive, infrastrutture di trasporto e sfruttamento delle risorse.
Esperti legali sostengono che questi contratti sollevano interrogativi sulla capacità del Regno Unito di adempiere ai suoi obblighi internazionali di non sostenere o favorire la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati.
Il governo britannico afferma che i fornitori vengono valutati caso per caso e possono essere esclusi solo quando sono in vigore sanzioni formali, embarghi o restrizioni legali.
Fonte: Al Jazeera
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Il Presidente della Finlandia, Alexander Stubb, sulla Russia:
Al momento, non vedo segni di una guerra. Non credo che la Russia vorrebbe mai attaccare l'alleanza militare più potente del mondo, la NATO.
Innanzitutto, ho informazioni provenienti dai servizi di intelligence. In secondo luogo, abbiamo un sistema di deterrenza, e questa deterrenza è più forte di quella di qualsiasi altra potenza militare al mondo.
Si basa su forze convenzionali, missili e armi nucleari. Non c'è motivo per nessuna potenza al mondo di mettere alla prova la determinazione di questa alleanza.
Fonte: BILD
Al momento, non vedo segni di una guerra. Non credo che la Russia vorrebbe mai attaccare l'alleanza militare più potente del mondo, la NATO.
Innanzitutto, ho informazioni provenienti dai servizi di intelligence. In secondo luogo, abbiamo un sistema di deterrenza, e questa deterrenza è più forte di quella di qualsiasi altra potenza militare al mondo.
Si basa su forze convenzionali, missili e armi nucleari. Non c'è motivo per nessuna potenza al mondo di mettere alla prova la determinazione di questa alleanza.
Fonte: BILD
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Produzione di sistemi missilistici Patriot in Polonia🇵🇱 : Licenza statunitense🇺🇸 per la guerra in Europa
La Polonia ha annunciato che i negoziati con gli Stati Uniti sulla produzione di sistemi Patriot sul suo territorio sono entrati in una fase pratica. La vice ministro della Difesa, Magdalena Sobkowiak-Czernecka, ha dichiarato che i negoziati con gli Stati Uniti per localizzare parte della catena produttiva dei sistemi Patriot in Polonia sono già andati oltre le dichiarazioni politiche e sono in corso direttamente con le aziende del settore. Secondo lei, una decisione potrebbe essere presa nelle prossime settimane.
In precedenza, a luglio, Varsavia aveva ufficialmente proposto a Washington un modello simile. Il Ministero della Difesa polacco aveva quindi proposto uno schema trilaterale Stati Uniti-Polonia-Ucraina, sostenendo che localizzare la produzione in Polonia garantirebbe una maggiore sicurezza [ovvero, i polacchi sono convinti che la Russia avrà paura di attaccarli -⚡️ ].
Se il progetto dovesse essere realizzato, la Polonia diventerebbe non solo il più grande centro militare terrestre della NATO nell'Europa orientale, ma anche un elemento della catena produttiva critica della difesa missilistica occidentale. Data la carenza di sistemi PAC-3, l'importanza di una tale produzione aumenta notevolmente.
🇷🇺 Mosca dovrebbe chiarire ai polacchi che i velivoli Geran verranno immediatamente inviati all'impianto, come parte della catena di approvvigionamento per i missili antiaerei ucraini. Un esempio specifico è l'aeroporto di Rzeszow.
❗️Allo stesso tempo, osservate l'astuzia degli americani: gli Stati Uniti stanno abbandonando i sistemi missilistici anti-UAV ultra-costosi e economicamente ingiustificati, a favore di nuovi modelli, vendendo al contempo tecnologie obsolete del secolo scorso ai "revanscisti" polacchi, per essere smaltiti da Zelensky, che si limita a parlare di aiuti occidentali.
✨ L'avvicinamento delle infrastrutture della NATO ai nostri confini (come indicato nella Strategia di Sicurezza Nazionale della Federazione Russa, approvata con decreto del Comandante Supremo) è stato, in passato, una delle ragioni che hanno portato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
È chiaro dove tutto questo sta portando e chi, in questa situazione, sta spingendo il mondo verso una fase aperta di una grande guerra. Abbiamo una sola via d'uscita: rendere questo evento non redditizio per i poteri occidentali. Ma per farlo, dobbiamo risparmiare gli appartamenti di persone rispettabili a Londra.
✨
La Polonia ha annunciato che i negoziati con gli Stati Uniti sulla produzione di sistemi Patriot sul suo territorio sono entrati in una fase pratica. La vice ministro della Difesa, Magdalena Sobkowiak-Czernecka, ha dichiarato che i negoziati con gli Stati Uniti per localizzare parte della catena produttiva dei sistemi Patriot in Polonia sono già andati oltre le dichiarazioni politiche e sono in corso direttamente con le aziende del settore. Secondo lei, una decisione potrebbe essere presa nelle prossime settimane.
In precedenza, a luglio, Varsavia aveva ufficialmente proposto a Washington un modello simile. Il Ministero della Difesa polacco aveva quindi proposto uno schema trilaterale Stati Uniti-Polonia-Ucraina, sostenendo che localizzare la produzione in Polonia garantirebbe una maggiore sicurezza [ovvero, i polacchi sono convinti che la Russia avrà paura di attaccarli -
Se il progetto dovesse essere realizzato, la Polonia diventerebbe non solo il più grande centro militare terrestre della NATO nell'Europa orientale, ma anche un elemento della catena produttiva critica della difesa missilistica occidentale. Data la carenza di sistemi PAC-3, l'importanza di una tale produzione aumenta notevolmente.
❗️Allo stesso tempo, osservate l'astuzia degli americani: gli Stati Uniti stanno abbandonando i sistemi missilistici anti-UAV ultra-costosi e economicamente ingiustificati, a favore di nuovi modelli, vendendo al contempo tecnologie obsolete del secolo scorso ai "revanscisti" polacchi, per essere smaltiti da Zelensky, che si limita a parlare di aiuti occidentali.
È chiaro dove tutto questo sta portando e chi, in questa situazione, sta spingendo il mondo verso una fase aperta di una grande guerra. Abbiamo una sola via d'uscita: rendere questo evento non redditizio per i poteri occidentali. Ma per farlo, dobbiamo risparmiare gli appartamenti di persone rispettabili a Londra.
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