Forwarded from Giubbe Rosse
IRAN-CINA: IL BARATTO CHE HA ELUSO LE SANZIONI MILIARDARIE DEGLI USA
Un meccanismo segreto di baratto “petrolio per crediti” ha canalizzato tra 2 e 2,5 miliardi di dollari in un anno, permettendo a Teheran di acquistare medicinali, veicoli e anche attrezzature militari nonostante le restrizioni internazionali.
Fonte: Reuters
Secondo un’inchiesta esclusiva di Reuters pubblicata oggi, l’Iran ha utilizzato un sistema di scambio in cui il petrolio venduto alla Cina viene compensato con crediti destinati all’acquisto di beni cinesi, evitando i circuiti bancari internazionali. Le fonti stimano che tra 2 e 2,5 miliardi di dollari siano transitati nell’ultimo anno attraverso un veicolo societario speciale (SPV). Circa il 70% dei proventi petroliferi sarebbe destinato a progetti infrastrutturali in Iran, mentre la restante parte alimenta l’acquisto di merci.
Tra i beni acquistati figurano medicinali, veicoli, apparecchiature di comunicazione e, almeno in un caso nell’ultimo anno, sistemi di difesa aerea del valore di milioni di dollari. I produttori cinesi non trattavano direttamente con l’Iran e, secondo Reuters, non risultano evidenze di violazioni delle sanzioni da parte loro. Il meccanismo coinvolgeva depositi mensili di centinaia di milioni di dollari da parte di un acquirente legato al trader statale cinese Zhuhai Zhenrong presso un’entità finanziaria opaca chiamata ChuXin, che poi inoltrava i fondi agli esportatori. Lo SPV sarebbe gestito da un’entità collegata al Ministero del Commercio cinese e da un’altra legata alla banca centrale iraniana.
La Cina è il principale acquirente di petrolio iraniano (oltre l’80% delle esportazioni nel 2025). Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’accordo descritto e ha ribadito l’opposizione alle sanzioni unilaterali. Né Teheran né Washington hanno commentato nel merito. L’inchiesta arriva in un contesto di forte pressione statunitense, incluso un blocco navale sullo Stretto di Hormuz in vigore da luglio 2026, che ha interrotto le spedizioni di greggio iraniano verso la Cina.
Un meccanismo segreto di baratto “petrolio per crediti” ha canalizzato tra 2 e 2,5 miliardi di dollari in un anno, permettendo a Teheran di acquistare medicinali, veicoli e anche attrezzature militari nonostante le restrizioni internazionali.
Fonte: Reuters
Secondo un’inchiesta esclusiva di Reuters pubblicata oggi, l’Iran ha utilizzato un sistema di scambio in cui il petrolio venduto alla Cina viene compensato con crediti destinati all’acquisto di beni cinesi, evitando i circuiti bancari internazionali. Le fonti stimano che tra 2 e 2,5 miliardi di dollari siano transitati nell’ultimo anno attraverso un veicolo societario speciale (SPV). Circa il 70% dei proventi petroliferi sarebbe destinato a progetti infrastrutturali in Iran, mentre la restante parte alimenta l’acquisto di merci.
Tra i beni acquistati figurano medicinali, veicoli, apparecchiature di comunicazione e, almeno in un caso nell’ultimo anno, sistemi di difesa aerea del valore di milioni di dollari. I produttori cinesi non trattavano direttamente con l’Iran e, secondo Reuters, non risultano evidenze di violazioni delle sanzioni da parte loro. Il meccanismo coinvolgeva depositi mensili di centinaia di milioni di dollari da parte di un acquirente legato al trader statale cinese Zhuhai Zhenrong presso un’entità finanziaria opaca chiamata ChuXin, che poi inoltrava i fondi agli esportatori. Lo SPV sarebbe gestito da un’entità collegata al Ministero del Commercio cinese e da un’altra legata alla banca centrale iraniana.
La Cina è il principale acquirente di petrolio iraniano (oltre l’80% delle esportazioni nel 2025). Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’accordo descritto e ha ribadito l’opposizione alle sanzioni unilaterali. Né Teheran né Washington hanno commentato nel merito. L’inchiesta arriva in un contesto di forte pressione statunitense, incluso un blocco navale sullo Stretto di Hormuz in vigore da luglio 2026, che ha interrotto le spedizioni di greggio iraniano verso la Cina.
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🔴 L’ERRORE
Disperazione e supponenza possono essere un mix devastante, soprattutto quando si fanno scelte belliche. Ed è esattamente ciò che sta accadendo all’Arabia Saudita. Immemore della sconfitta subita nella precedente guerra condotta contro il movimento Ansarullah, e messa alle strette dalla guerra statunitense contro l’Iran, ha infatti commesso un duplice errore. Per un verso, ha creduto che l’Accordo della Mecca, con cui si è legata a Pakistan e Turchia in un’alleanza difensiva, costituisse di fatto una copertura per qualunque avventurismo. E per un altro, proprio per sfuggire al collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz - ormai in mano a Teheran - ha cercato ancora una volta di sbloccare Bab el Mandeb, liberandosi di Ansarullah. E contando così di indebolire comunque anche l’Iran, colpendo l’Asse della Resistenza in uno dei suoi punti di forza.
In preda a questi calcoli sbagliati, ed a serie difficoltà economiche, Ryad ha dapprima imposto un blocco aereo a Sana’a, e poi ha dato il via ai suoi proxy del PLC (Provisional Leadership Council), che dal nord-est dello Yemen sano avanzati contro le forze di Ansarullah.
Il risultato, sin troppo prevedibile, è che queste ultime hanno colpito duramente sia l’Arabia Saudita che i suoi proxy, contrattaccando su entrambi i fronti. Immagini satellitari mostrano che almeno 4 serbatoi di stoccaggio di petrolio della raffineria ARAMCO di Jazan sono stati distrutti dagli attacchi missilistici effettuati da Ansarullah; e almeno altri 5 nell'impianto di stoccaggio di Abha sono stati ugualmente distrutti. Sul terreno poi, solo nelle ultime 24 h Ansarullah ha liberato 2.600 km quadrati di territorio, spingendosi più a sud lungo la costa sul Mar Rosso.
Le forze di Sana’a, con una rapida controffensiva, hanno conquistato il campo di Khalid ibn Walid e le città di Hays, Al-Khukha e Yakhtal, sfondando le posizioni delle forze PLC, e sono entrati nella città portuale di Mokha. La caduta di queste posizioni costiere avvicina significativamente Ansarullah al consolidamento del controllo sulla costa occidentale dello Yemen, e aumenta la pressione intorno allo Stretto di Bab al-Mandab. A questo ritmo, Ansarullah potrebbe persino conquistare la città di Dhubab, e ciò significherebbe che l'intera costa del Mar Rosso sarebbe liberata. Il generale Yousef Al-Sharaji, comandante delle PLC sul fronte di Taiz, si è dimesso, citando pesanti perdite di uomini e di posizioni, una scarsa coordinazione operativa (nei giorni scorsi, aerei sauditi hanno accidentalmente bombardato un campo militare dove si trovavano truppe del PLC), e presunti tradimenti all'interno delle sue fila. Lo stesso Provisional Leadership Council ha confermato che la 55ª Brigata è passata al movimento Ansarullah.
In pratica, l’operazione saudita si sta risolvendo nell’esatto contrario delle intenzioni di Ryad, portando non solo ad una sconfitta dei suoi proxy yemeniti, ed a nuovi, significativi danni ai suoi impianti petroliferi, ma addirittura ad un rafforzamento del controllo di Sana’a sulla costa prospiciente Bab el Mandeb.
I sauditi hanno anche chiesto ai pakistani di trasmettere un messaggio all’Iran, affinché ponessero un freno all’azione degli Houthi, ma ovviamente Teheran ha risposto che i suoi alleati yemeniti fanno ciò che ritengono opportuno, e non prendono ordini dall’Iran. A sua volta, il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha detto che qualora ci fosse “un'aggressione ingiustificata” contro l’Arabia, senza dubbio l'accordo della Mecca entrerebbe in vigore. E, ovviamente, la parola chiave qui è “ingiustificata”. Come dire che se i sauditi provocano la guerra ed attaccano lo Yemen, la reazione da parte di Ansarullah è normale.
Insomma, un classico caso di eterogenesi dei fini. Nonostante l‘evidente disastro cui sono andati incontro gli Stati Uniti, muovendosi secondo logiche simili nei confronti della Repubblica Islamica, trascinando per di più con sé almeno mezza dozzina di paesi, l’Arabia ha fatto esattamente la stessa cosa.
➡️ 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐦𝐢 𝐬𝐮 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐠𝐫𝐚𝐦!
Disperazione e supponenza possono essere un mix devastante, soprattutto quando si fanno scelte belliche. Ed è esattamente ciò che sta accadendo all’Arabia Saudita. Immemore della sconfitta subita nella precedente guerra condotta contro il movimento Ansarullah, e messa alle strette dalla guerra statunitense contro l’Iran, ha infatti commesso un duplice errore. Per un verso, ha creduto che l’Accordo della Mecca, con cui si è legata a Pakistan e Turchia in un’alleanza difensiva, costituisse di fatto una copertura per qualunque avventurismo. E per un altro, proprio per sfuggire al collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz - ormai in mano a Teheran - ha cercato ancora una volta di sbloccare Bab el Mandeb, liberandosi di Ansarullah. E contando così di indebolire comunque anche l’Iran, colpendo l’Asse della Resistenza in uno dei suoi punti di forza.
In preda a questi calcoli sbagliati, ed a serie difficoltà economiche, Ryad ha dapprima imposto un blocco aereo a Sana’a, e poi ha dato il via ai suoi proxy del PLC (Provisional Leadership Council), che dal nord-est dello Yemen sano avanzati contro le forze di Ansarullah.
Il risultato, sin troppo prevedibile, è che queste ultime hanno colpito duramente sia l’Arabia Saudita che i suoi proxy, contrattaccando su entrambi i fronti. Immagini satellitari mostrano che almeno 4 serbatoi di stoccaggio di petrolio della raffineria ARAMCO di Jazan sono stati distrutti dagli attacchi missilistici effettuati da Ansarullah; e almeno altri 5 nell'impianto di stoccaggio di Abha sono stati ugualmente distrutti. Sul terreno poi, solo nelle ultime 24 h Ansarullah ha liberato 2.600 km quadrati di territorio, spingendosi più a sud lungo la costa sul Mar Rosso.
Le forze di Sana’a, con una rapida controffensiva, hanno conquistato il campo di Khalid ibn Walid e le città di Hays, Al-Khukha e Yakhtal, sfondando le posizioni delle forze PLC, e sono entrati nella città portuale di Mokha. La caduta di queste posizioni costiere avvicina significativamente Ansarullah al consolidamento del controllo sulla costa occidentale dello Yemen, e aumenta la pressione intorno allo Stretto di Bab al-Mandab. A questo ritmo, Ansarullah potrebbe persino conquistare la città di Dhubab, e ciò significherebbe che l'intera costa del Mar Rosso sarebbe liberata. Il generale Yousef Al-Sharaji, comandante delle PLC sul fronte di Taiz, si è dimesso, citando pesanti perdite di uomini e di posizioni, una scarsa coordinazione operativa (nei giorni scorsi, aerei sauditi hanno accidentalmente bombardato un campo militare dove si trovavano truppe del PLC), e presunti tradimenti all'interno delle sue fila. Lo stesso Provisional Leadership Council ha confermato che la 55ª Brigata è passata al movimento Ansarullah.
In pratica, l’operazione saudita si sta risolvendo nell’esatto contrario delle intenzioni di Ryad, portando non solo ad una sconfitta dei suoi proxy yemeniti, ed a nuovi, significativi danni ai suoi impianti petroliferi, ma addirittura ad un rafforzamento del controllo di Sana’a sulla costa prospiciente Bab el Mandeb.
I sauditi hanno anche chiesto ai pakistani di trasmettere un messaggio all’Iran, affinché ponessero un freno all’azione degli Houthi, ma ovviamente Teheran ha risposto che i suoi alleati yemeniti fanno ciò che ritengono opportuno, e non prendono ordini dall’Iran. A sua volta, il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha detto che qualora ci fosse “un'aggressione ingiustificata” contro l’Arabia, senza dubbio l'accordo della Mecca entrerebbe in vigore. E, ovviamente, la parola chiave qui è “ingiustificata”. Come dire che se i sauditi provocano la guerra ed attaccano lo Yemen, la reazione da parte di Ansarullah è normale.
Insomma, un classico caso di eterogenesi dei fini. Nonostante l‘evidente disastro cui sono andati incontro gli Stati Uniti, muovendosi secondo logiche simili nei confronti della Repubblica Islamica, trascinando per di più con sé almeno mezza dozzina di paesi, l’Arabia ha fatto esattamente la stessa cosa.
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2 volte al giorno, notizie sui principali conflitti nel mondo + analisi e riflessioni
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Sirene suonate in Germania.
I residenti stanno ricevendo messaggi di allerta di massa sulla minaccia.
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🇷🇺 La Russia continuerà a colpire le navi mercantili nel Mar Nero che vengono utilizzate a vantaggio delle forze armate ucraine, afferma il Cremlino.
Altre dichiarazioni del portavoce del Presidente:
- Non c'era alcuna minaccia per l'aereo di Zelensky a Chisinau; questo è stato riconosciuto dagli stessi ucraini.
- I colpi della Russia sulle navi che trasportano armi per le forze armate ucraine nel Mar Nero non possono avere un impatto negativo sulle relazioni tra Russia e Turchia.
- I mercati globali sono molto più vasti di una sola Lettonia; ci sono sempre alternative, commentando l'intenzione di Riga di imporre dazi sui cereali provenienti dalla Russia.
- Putin volerà oggi in India per partecipare al vertice dei BRICS.
- L'incontro di Putin con il governo è stato posticipato di una settimana a causa dei preparativi del Presidente per il vertice dei BRICS in India.
- Molti paesi BRICS stanno affrontando restrizioni illegali e stanno cercando modi per garantire i pagamenti; queste questioni saranno all'ordine del giorno del vertice.
- Ha definito il tentativo di Kiev di preparare un attentato contro diplomatici britannici in Russia un'ulteriore provocazione.
Altre dichiarazioni del portavoce del Presidente:
- Non c'era alcuna minaccia per l'aereo di Zelensky a Chisinau; questo è stato riconosciuto dagli stessi ucraini.
- I colpi della Russia sulle navi che trasportano armi per le forze armate ucraine nel Mar Nero non possono avere un impatto negativo sulle relazioni tra Russia e Turchia.
- I mercati globali sono molto più vasti di una sola Lettonia; ci sono sempre alternative, commentando l'intenzione di Riga di imporre dazi sui cereali provenienti dalla Russia.
- Putin volerà oggi in India per partecipare al vertice dei BRICS.
- L'incontro di Putin con il governo è stato posticipato di una settimana a causa dei preparativi del Presidente per il vertice dei BRICS in India.
- Molti paesi BRICS stanno affrontando restrizioni illegali e stanno cercando modi per garantire i pagamenti; queste questioni saranno all'ordine del giorno del vertice.
- Ha definito il tentativo di Kiev di preparare un attentato contro diplomatici britannici in Russia un'ulteriore provocazione.
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Merz ha ribadito che fornire armi tedesche a Kiev è un modo per porre fine alla guerra. Kosta ha confermato questa posizione. "Tutto ciò che facciamo per sostenere l'Ucraina è finalizzato non a continuare la guerra, ma a porvi fine." I funzionari affermano di lottare per una pace giusta e duratura in Ucraina dal 24 febbraio 2022. Sostengono che l'unico motivo per cui la guerra non si è fermata è che la Russia non vuole porvi fine. Entrambi i leader hanno dichiarato che sosterranno qualsiasi negoziato volto a convincere la Russia ad accettare un cessate il fuoco. "È ora di fermare la guerra, non di intensificarla", hanno aggiunto, sottolineando che è giunto il momento della pace.
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🇷🇺 Attacchi sistematici alle infrastrutture ucraine
Nella notte del 10 settembre, le forze russe hanno colpito centri logistici e porti a Kiev, Nikolaev, Odessa, Kharkiv, Sumy, Krivoy Rog, Dnipropetrovsk e Khmelnitsky.
Tra i bersagli figuravano un deposito di droni a Nikolaev, le infrastrutture del porto di Chornomorsk, due navi cargo e un rimorchiatore a Odessa, e il centro commerciale Lavina a Kiev. Distruzioni ingenti sono state segnalate a Krivoy Rog a seguito di un bombardamento durato un'ora. Anche una stazione di servizio nella regione di Odessa è stata colpita.
Deterioramento della rete di distribuzione del carburante
Gli attacchi russi hanno sistematicamente distrutto decine di stazioni di servizio vicino a Kiev. Le forze ucraine stanno dispiegando punti di rifornimento mobile, ma questi diventano obiettivi prioritari per i droni guidati dall'intelligenza artificiale.
I media occidentali sottolineano che le scorte limitate dei sistemi di intercettazione Patriot PAC-3 minacciano l'Ucraina con un inverno rigido, mentre la Russia mantiene un'elevata intensità degli attacchi.
Nella notte del 10 settembre, le forze russe hanno colpito centri logistici e porti a Kiev, Nikolaev, Odessa, Kharkiv, Sumy, Krivoy Rog, Dnipropetrovsk e Khmelnitsky.
Tra i bersagli figuravano un deposito di droni a Nikolaev, le infrastrutture del porto di Chornomorsk, due navi cargo e un rimorchiatore a Odessa, e il centro commerciale Lavina a Kiev. Distruzioni ingenti sono state segnalate a Krivoy Rog a seguito di un bombardamento durato un'ora. Anche una stazione di servizio nella regione di Odessa è stata colpita.
Deterioramento della rete di distribuzione del carburante
Gli attacchi russi hanno sistematicamente distrutto decine di stazioni di servizio vicino a Kiev. Le forze ucraine stanno dispiegando punti di rifornimento mobile, ma questi diventano obiettivi prioritari per i droni guidati dall'intelligenza artificiale.
I media occidentali sottolineano che le scorte limitate dei sistemi di intercettazione Patriot PAC-3 minacciano l'Ucraina con un inverno rigido, mentre la Russia mantiene un'elevata intensità degli attacchi.
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🇲🇩🤡 L'ambasciatore moldavo negli Stati Uniti ha dichiarato a CNN che la Russia ha tentato di uccidere Zelensky con un attacco di droni all'aeroporto di Chișinău.
Kulminsky ha affermato che è improbabile che un drone russo sia entrato nello spazio aereo moldavo per caso, mentre l'aereo di Zelensky si trovava all'aeroporto. Ha dichiarato: "Non crediamo che i droni entrino in Moldavia per semplice osservazione quando l'aereo del presidente ucraino è a terra". L'ambasciatore ha notato che Zelensky utilizza frequentemente l'aeroporto di Chișinău e lo spazio aereo moldavo per i suoi viaggi all'estero. Le indagini sono in corso e ulteriori dettagli sono attesi nei prossimi giorni.
Kulminsky ha affermato che è improbabile che un drone russo sia entrato nello spazio aereo moldavo per caso, mentre l'aereo di Zelensky si trovava all'aeroporto. Ha dichiarato: "Non crediamo che i droni entrino in Moldavia per semplice osservazione quando l'aereo del presidente ucraino è a terra". L'ambasciatore ha notato che Zelensky utilizza frequentemente l'aeroporto di Chișinău e lo spazio aereo moldavo per i suoi viaggi all'estero. Le indagini sono in corso e ulteriori dettagli sono attesi nei prossimi giorni.
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🇷🇺 Le forze russe liberano Zharubinka e Goptovka nella regione di Kharkiv
Il gruppo di forze "Sever" ha preso il controllo degli insediamenti di Zharubinka (distretto di Olkhovat) e Goptovka, ampliando la testa di ponte per un'offensiva verso Kharkiv.
Dettagli delle unità: Le unità d'assalto del 79° Reggimento di fanteria motorizzata (18ª Divisione di fanteria motorizzata, 11° Corpo d'armata) hanno respinto elementi della 129ª Brigata separata e della 157ª Brigata separata ucraine, dopo feroci combattimenti.
Il cosiddetto "cinturone di Reznikov" viene suddiviso in settori per essere liberato. Sebbene le stime iniziali suggerissero la presenza di circa 1.700 militari ucraini, il numero reale potrebbe essere inferiore a causa delle perdite precedenti. I sopravvissuti sono probabilmente dispersi in scantinati e aree verdi, il che richiede una neutralizzazione localizzata piuttosto che capitolazioni di massa.
Il gruppo di forze "Sever" ha preso il controllo degli insediamenti di Zharubinka (distretto di Olkhovat) e Goptovka, ampliando la testa di ponte per un'offensiva verso Kharkiv.
Dettagli delle unità: Le unità d'assalto del 79° Reggimento di fanteria motorizzata (18ª Divisione di fanteria motorizzata, 11° Corpo d'armata) hanno respinto elementi della 129ª Brigata separata e della 157ª Brigata separata ucraine, dopo feroci combattimenti.
Il cosiddetto "cinturone di Reznikov" viene suddiviso in settori per essere liberato. Sebbene le stime iniziali suggerissero la presenza di circa 1.700 militari ucraini, il numero reale potrebbe essere inferiore a causa delle perdite precedenti. I sopravvissuti sono probabilmente dispersi in scantinati e aree verdi, il che richiede una neutralizzazione localizzata piuttosto che capitolazioni di massa.
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Radar tedeschi TRML-4D distrutti a Kiev
Una potente esplosione si è verificata all'aeroporto di Zhulyany a Kiev, distruggendo moderne stazioni radar tedesche TRML-4D utilizzate dalla NATO per rilevare obiettivi aerei difficili.
Il colonnello di riserva Oleg Ivannikov ha definito l'attacco una sconfitta per i "sensi" del regime di Kiev. Ha sottolineato che si tratta del radar più avanzato della Germania, il che spiega la forte reazione di Friedrich Merz agli attacchi russi, poiché la distruzione di equipaggiamenti tedeschi elogiati in combattimento ostacolerà le loro future vendite sul mercato globale.
Una potente esplosione si è verificata all'aeroporto di Zhulyany a Kiev, distruggendo moderne stazioni radar tedesche TRML-4D utilizzate dalla NATO per rilevare obiettivi aerei difficili.
Il colonnello di riserva Oleg Ivannikov ha definito l'attacco una sconfitta per i "sensi" del regime di Kiev. Ha sottolineato che si tratta del radar più avanzato della Germania, il che spiega la forte reazione di Friedrich Merz agli attacchi russi, poiché la distruzione di equipaggiamenti tedeschi elogiati in combattimento ostacolerà le loro future vendite sul mercato globale.
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🇷🇺⚔️🇺🇦
Le scorte di missili antiaerei per i sistemi americani Patriot in Ucraina sono quasi esaurite, e al momento non è chiaro chi potrà fornirne altri. Analogamente, le scorte di missili AIM-120 e AIM-9 per i caccia F-16, utilizzati dalle forze ucraine contro i droni e i missili da crociera russi, si stanno esaurendo.
Nel frattempo, la Russia produce circa 100 missili al mese, mentre gli alleati occidentali dell'Ucraina sono riluttanti a condividere i loro sistemi di intercettazione a causa delle proprie scorte limitate.
Le scorte di missili antiaerei per i sistemi americani Patriot in Ucraina sono quasi esaurite, e al momento non è chiaro chi potrà fornirne altri. Analogamente, le scorte di missili AIM-120 e AIM-9 per i caccia F-16, utilizzati dalle forze ucraine contro i droni e i missili da crociera russi, si stanno esaurendo.
Nel frattempo, la Russia produce circa 100 missili al mese, mentre gli alleati occidentali dell'Ucraina sono riluttanti a condividere i loro sistemi di intercettazione a causa delle proprie scorte limitate.
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