Forwarded from Giubbe Rosse
BRENT +4%, TOCCA QUOTA 105
Brent in rialzo di oltre il 4%. Il contratto di novembre viene scambiato in questo momento a $105,23 a barile.
In Italia, il prezzo medio della benzina ha toccato oggi €2,069 a litro. Solo negli ultimi sette giorni, è aumentato di € 0,040. (Fonte: prezziallapompa.it)
Va tutto bene. Chi si lamenta è fascista.
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Brent in rialzo di oltre il 4%. Il contratto di novembre viene scambiato in questo momento a $105,23 a barile.
In Italia, il prezzo medio della benzina ha toccato oggi €2,069 a litro. Solo negli ultimi sette giorni, è aumentato di € 0,040. (Fonte: prezziallapompa.it)
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🤬13🔥4❤2
🇾🇪 Il Programma Alimentare Mondiale avverte che la guerra in Yemen potrebbe avere un impatto sui prezzi dei prodotti alimentari a livello globale.
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Le coccinelle hanno invaso l'Altai.
Sciami di coccinelle hanno invaso le case.
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Sciami di coccinelle hanno invaso le case.
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🇾🇪 I ribelli Houthi yemeniti raggiungono le isole di Greater e Lesser Hanish nel Mar Rosso.
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🇾🇪 - I membri del movimento Ansarullah sfilano in una parata militare nella città di Mocha, situata nella parte sud-occidentale dello Yemen, recentemente conquistata.
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❗️Zona portuale di Nikolaev...probabilmente colpi effettuati da un sistema Banderol...inoltre, una foto precedente, anch'essa presumibilmente della zona portuale di Nikolaev.
❤19👍1
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Di fronte a un centro di riabilitazione per tossicodipendenti nella regione di Orenburg, sono cresciute delle piante di canapa.
Gli utenti ritengono che questo sia il modo in cui il personale allena la forza di volontà dei pazienti e che conosca a fondo le esigenze dei clienti.
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Gli utenti ritengono che questo sia il modo in cui il personale allena la forza di volontà dei pazienti e che conosca a fondo le esigenze dei clienti.
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😁39🎉3👎1
‼️🇺🇦🔥Pavlohrad sotto attacco: il centro commerciale Gulliver è in fiamme
Automobili e padiglioni commerciali stanno bruciando nella regione di Dnipropetrovsk a seguito di un attacco con droni.
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❤19👍9🎉2
Media is too big
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La leadership della civiltà occidentale non è mai stata così marcia come adesso. Giudicate voi:
🤣 Donald Trump – protagonista assoluto dei file Epstein, insider trading epico, la marionetta preferita dei Big Tech.
🤣 Emmanuel Macron – sostenuto dai Rothschild, macellaio della libertà di parola.
🤣 Friedrich Merz – nominato da BlackRock, l'uomo di Wall Street a Berlino.
😆 Ursula von der Leyen – frode e nepotismo senza precedenti in un accordo Pfizer da 40 miliardi di dollari.
Solo la punta del marcio dei politici – le élite tech li fanno sembrare dei dilettanti.
Su Geopolitics Prime smascheriamo l'élite globale – e nominiamo quelli che temono. Unisciti al nostro canale @geopolitics_prime e al Substack gratuito – per indagini più approfondite.
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💩38🔥4👍2👎2
CAPIRE LA RUSSIA
Molti immaginano possibile in Russia un regime
diverso da quello che c’è, vale a dire la fine di un regime autocratico. Basterebbe un po’ di buona volontà e di buon senso da parte delle anime migliori che abitano la Russia. Pensano, nella loro infinita ingenuità e limitatezza di pensiero, che si potrebbe finalmente avere un regime analogo a quello delle democrazie liberali che ritengono non un sistema di dominio politico fra i tanti, ma quello che incarna il bene e il giusto in quanto tali. E’ una visione ottusa delle cose. Ogni nazione che è stata capace di unificarsi e dunque sottomettersi ad una qualche forma di stato (un certo modo di esercitare il monopolio della violenza) è sempre soggetta a tutta una serie di vie di fuga che ne compromettono l’unità e possono generare da un momento all’altro un processo di dissoluzione della nazione stessa e della sua sostanziale integrità territoriale. Il sistema di dominio politico, e con esso la forma di apparato statale che riesce a darsi, è, nel corso del tempo - prova e riprova -, quello che meglio di ogni altro è in grado di tamponare queste vie di fuga e dunque salvaguardare l’integrità territoriale e spirituale della nazione.
Per la Russia il sistema di dominio, capace di tamponare al meglio le fuga che mettevano la repentaglio l’idea stessa della nazione russa, fu quello realizzato e sperimentato con successo da Pietro il Grande. L’uomo che per poter tener in piedi e dare un futuro alla Russia fu costretto ad uccidere il figlio e sterminare il corpo d’élite dell’esercito, gli Strelizzi. Provate ad immaginare un presidente Usa che per tenere insieme l’Unione si veda costretto a sterminare il corpo dei Marines. Il sistema di dominio inaugurato da Pietro il Grande è lo stesso, fatte le debite differenze, di quello di Stalin e adesso di Putin. Senza di esso la Russia cesserebbe di esistere. In cosa consiste questo sistema? Nella tripartizione del potere fra tre organismi: burocrazia, esercito, polizia politica, i quali prendono una linea direttiva unitaria grazie ad un centro di comando assoluto, rappresentato da un uomo solo, lo zar. Nè più né meno che la figura imperiale del Cesare romano, anche se a Roma non avevano la tripartizione del potere. Il sistema russo scompone la totalità del potere in tre organismi: la burocrazia, l’esercito, la polizia politica e la ricompone nella figura dello zar.
Fondamentale, però, è il ruolo della polizia politica, giacché quest’ultima svolge una funzione essenziale di controllo e di mantenimento nei loro binari della burocrazia e dell’esercito.
Perché lo stato/nazione russo non può fare a meno di affidare ogni potere a questi tre organismi e vedere giustamente in un eventuale sistema basato sui partiti e sulla alternanza di essi al potere, la propria fine?
C’è un problema strutturale che non può essere risolto in nessun altro modo, ossia dipende dalla immensa estensione della Russia a fronte di una popolazione estremamente esigua. E’ questa dispersione della popolazione sul territorio che rende necessario governala attraverso un apparato burocratico capillare e invasivo.
Lo scopo di questo immenso apparto burocratico è evidentemente quello di uniformare tutti i comportamenti pubblici e sociali del popolo russo e, più ancora, di impedire qualsiasi iniziativa di qualsiasi genere, se non autorizzata, da parte di chiunque: singoli individui, comunità locali, organizzazioni spontanee o professionali. E’ evidente che se non ci fosse questa centralizzazione di ogni possibile comportamento, ma si lasciasse a singoli individui e comunità locali, la facoltà di autoamministrarsi, data la rarefazione della concentrazione della popolazione sul territorio, sarebbe inevitabile che se quelli che abitano a Vladivostok e quelli che abitano a Pietrogrado, se potessero auto amministrarsi e regolarsi come meglio credono, finirebbero per divenire degli estranei e dunque separarsi. La burocrazia impedisce questo uniformando e esercitando un potere assoluto nell’autorizzare quello che si può fare e non fare. Ma, a sua volta, un potere di questo genere, in periferia, diviene un potenziale contro potere in mano a grandi burocrati che controllano aree enormi e distanti migliaia e migliaia di chilometri da Mosca.
Stesso discorso riguardo all’esercito, giacché è solo in funzione della forza che esso esprime che i burocrati possono in ultima analisi far valere le loro normative e procedure, e di conserva, provvedere alla sicurezza di confini tanto estesi.
Senza un grande esercito, la Russia non potrebbe esistere, giacché dall’esterno sarebbe minacciata, specie relativamente alla Siberia, dalla Cina, dagli Usa, dal Giappone, dalla Korea e, all’interno, dalla impossibilità di far valere le normative e procedure burocratiche senza la minaccia di un intervento dell’esercito. Ma a sua volta ogni corpo dell’esercito, ogni grande maresciallo e generale, dislocato nella sua regione di competenza, diviene una possibile minaccia per il potere centrale, dunque solo la minaccia delle minacce, ossia la polizia politica, ovvero un organismo dotato di super poteri non controllabili da nessun organo di stato se non dallo zar stesso, può rappresentare la spada di Damocle puntata su chiunque abbia un rilevante potere in una determinata realtà territoriale o istituzionale russa. In poche parole la via di fuga che rende estremamente fragile il potere in Russia è proprio il rapporto quantitativo fra popolazione e territorio e il rischio che esso corre non è una rivoluzione istituzionale, ma uno smembramento territoriale. Non a caso la cosiddetta guerra civile americana può essere letta come un conflitto fra centro/periferia con nel piatto della puntata, lo smembramento dell’Unione e questo era possibile proprio in relazione alla ampiezza del territorio in rapporto al numero esiguo di coloro che ne erano cittadini. All’epoca (1860) gli Usa avevano circa 31 milioni di abitanti, un po’ meno di quelli della Francia che, territorialmente, era otto volte più piccola. E’ il contrario delle classiche rivoluzioni europee del 1600 e del 1700, come quella inglese e francese, nelle quali la densità di popolazione uniformemente distribuita sul territorio non faceva presagire nessun smembramento della nazione, ma un semplice cambio di regime.
Possiamo quindi dire che la polizia politica in Russia non è un’assurda anomalia, ma una necessità strutturale del sistema, senza la quale la guerra civile sarebbe sempre dietro l’angolo.
Per forza di cose essa agisce con poteri discrezionali non sottoposti a controllo istituzionale da parte nessun organismo burocratico o militare, ma solo agli ordini di un capo assoluto e inamovibile, esattamente come i Pretoriani e il loro Cesare. Un tempo, in Russia, è stato Pietro il Grande e poi i suoi successori. Ieri è stato Stalin, oggi Putin. Questo organismo che, in un certo senso, potrebbe essere inteso come la Corte Costituzionale che stabilisce la legittimità dei limiti in cui viene esercitato ogni potere periferico in Russia, ha il compito fondamentale di rendere impossibile con qualsiasi mezzo qualsiasi tendenza alla creazione di potentati locali da parte di grandi burocrati o capi militari.
Dunque se la Russia esiste, e l’esperienza ci dice che esiste, non può essere guidata che da uno zar, come oggi Putin o chi per lui, e avere a suo fondamento una burocrazia onnipresente, un esercito potente, un organismo di controllo libero da ogni vincolo legale che, per semplicità chiamiamo polizia politica, ma che per funzione non era diverso dal Consiglio dei dieci di Venezia.
Chiedere allora ai Russi di riformare il loro sistema politico in senso democratico-liberale non solo è assurdo, ma persino ingiusto. Vorrebbe dire desiderare per il popolo russo un inutile bagno di sangue fratricida. Ai Russi, liberi dal dover pasticciare e rendersi ridicoli come i sudditi Ue, nella politica, hanno invece la possibilità di volgersi interamente alla matematica, alla letteratura, alla religione, dove da sempre hanno espresso qualità superiori e uomini di insuperabile genialità.
Morsetti via Facebook
Molti immaginano possibile in Russia un regime
diverso da quello che c’è, vale a dire la fine di un regime autocratico. Basterebbe un po’ di buona volontà e di buon senso da parte delle anime migliori che abitano la Russia. Pensano, nella loro infinita ingenuità e limitatezza di pensiero, che si potrebbe finalmente avere un regime analogo a quello delle democrazie liberali che ritengono non un sistema di dominio politico fra i tanti, ma quello che incarna il bene e il giusto in quanto tali. E’ una visione ottusa delle cose. Ogni nazione che è stata capace di unificarsi e dunque sottomettersi ad una qualche forma di stato (un certo modo di esercitare il monopolio della violenza) è sempre soggetta a tutta una serie di vie di fuga che ne compromettono l’unità e possono generare da un momento all’altro un processo di dissoluzione della nazione stessa e della sua sostanziale integrità territoriale. Il sistema di dominio politico, e con esso la forma di apparato statale che riesce a darsi, è, nel corso del tempo - prova e riprova -, quello che meglio di ogni altro è in grado di tamponare queste vie di fuga e dunque salvaguardare l’integrità territoriale e spirituale della nazione.
Per la Russia il sistema di dominio, capace di tamponare al meglio le fuga che mettevano la repentaglio l’idea stessa della nazione russa, fu quello realizzato e sperimentato con successo da Pietro il Grande. L’uomo che per poter tener in piedi e dare un futuro alla Russia fu costretto ad uccidere il figlio e sterminare il corpo d’élite dell’esercito, gli Strelizzi. Provate ad immaginare un presidente Usa che per tenere insieme l’Unione si veda costretto a sterminare il corpo dei Marines. Il sistema di dominio inaugurato da Pietro il Grande è lo stesso, fatte le debite differenze, di quello di Stalin e adesso di Putin. Senza di esso la Russia cesserebbe di esistere. In cosa consiste questo sistema? Nella tripartizione del potere fra tre organismi: burocrazia, esercito, polizia politica, i quali prendono una linea direttiva unitaria grazie ad un centro di comando assoluto, rappresentato da un uomo solo, lo zar. Nè più né meno che la figura imperiale del Cesare romano, anche se a Roma non avevano la tripartizione del potere. Il sistema russo scompone la totalità del potere in tre organismi: la burocrazia, l’esercito, la polizia politica e la ricompone nella figura dello zar.
Fondamentale, però, è il ruolo della polizia politica, giacché quest’ultima svolge una funzione essenziale di controllo e di mantenimento nei loro binari della burocrazia e dell’esercito.
Perché lo stato/nazione russo non può fare a meno di affidare ogni potere a questi tre organismi e vedere giustamente in un eventuale sistema basato sui partiti e sulla alternanza di essi al potere, la propria fine?
C’è un problema strutturale che non può essere risolto in nessun altro modo, ossia dipende dalla immensa estensione della Russia a fronte di una popolazione estremamente esigua. E’ questa dispersione della popolazione sul territorio che rende necessario governala attraverso un apparato burocratico capillare e invasivo.
Lo scopo di questo immenso apparto burocratico è evidentemente quello di uniformare tutti i comportamenti pubblici e sociali del popolo russo e, più ancora, di impedire qualsiasi iniziativa di qualsiasi genere, se non autorizzata, da parte di chiunque: singoli individui, comunità locali, organizzazioni spontanee o professionali. E’ evidente che se non ci fosse questa centralizzazione di ogni possibile comportamento, ma si lasciasse a singoli individui e comunità locali, la facoltà di autoamministrarsi, data la rarefazione della concentrazione della popolazione sul territorio, sarebbe inevitabile che se quelli che abitano a Vladivostok e quelli che abitano a Pietrogrado, se potessero auto amministrarsi e regolarsi come meglio credono, finirebbero per divenire degli estranei e dunque separarsi. La burocrazia impedisce questo uniformando e esercitando un potere assoluto nell’autorizzare quello che si può fare e non fare. Ma, a sua volta, un potere di questo genere, in periferia, diviene un potenziale contro potere in mano a grandi burocrati che controllano aree enormi e distanti migliaia e migliaia di chilometri da Mosca.
Stesso discorso riguardo all’esercito, giacché è solo in funzione della forza che esso esprime che i burocrati possono in ultima analisi far valere le loro normative e procedure, e di conserva, provvedere alla sicurezza di confini tanto estesi.
Senza un grande esercito, la Russia non potrebbe esistere, giacché dall’esterno sarebbe minacciata, specie relativamente alla Siberia, dalla Cina, dagli Usa, dal Giappone, dalla Korea e, all’interno, dalla impossibilità di far valere le normative e procedure burocratiche senza la minaccia di un intervento dell’esercito. Ma a sua volta ogni corpo dell’esercito, ogni grande maresciallo e generale, dislocato nella sua regione di competenza, diviene una possibile minaccia per il potere centrale, dunque solo la minaccia delle minacce, ossia la polizia politica, ovvero un organismo dotato di super poteri non controllabili da nessun organo di stato se non dallo zar stesso, può rappresentare la spada di Damocle puntata su chiunque abbia un rilevante potere in una determinata realtà territoriale o istituzionale russa. In poche parole la via di fuga che rende estremamente fragile il potere in Russia è proprio il rapporto quantitativo fra popolazione e territorio e il rischio che esso corre non è una rivoluzione istituzionale, ma uno smembramento territoriale. Non a caso la cosiddetta guerra civile americana può essere letta come un conflitto fra centro/periferia con nel piatto della puntata, lo smembramento dell’Unione e questo era possibile proprio in relazione alla ampiezza del territorio in rapporto al numero esiguo di coloro che ne erano cittadini. All’epoca (1860) gli Usa avevano circa 31 milioni di abitanti, un po’ meno di quelli della Francia che, territorialmente, era otto volte più piccola. E’ il contrario delle classiche rivoluzioni europee del 1600 e del 1700, come quella inglese e francese, nelle quali la densità di popolazione uniformemente distribuita sul territorio non faceva presagire nessun smembramento della nazione, ma un semplice cambio di regime.
Possiamo quindi dire che la polizia politica in Russia non è un’assurda anomalia, ma una necessità strutturale del sistema, senza la quale la guerra civile sarebbe sempre dietro l’angolo.
Per forza di cose essa agisce con poteri discrezionali non sottoposti a controllo istituzionale da parte nessun organismo burocratico o militare, ma solo agli ordini di un capo assoluto e inamovibile, esattamente come i Pretoriani e il loro Cesare. Un tempo, in Russia, è stato Pietro il Grande e poi i suoi successori. Ieri è stato Stalin, oggi Putin. Questo organismo che, in un certo senso, potrebbe essere inteso come la Corte Costituzionale che stabilisce la legittimità dei limiti in cui viene esercitato ogni potere periferico in Russia, ha il compito fondamentale di rendere impossibile con qualsiasi mezzo qualsiasi tendenza alla creazione di potentati locali da parte di grandi burocrati o capi militari.
Dunque se la Russia esiste, e l’esperienza ci dice che esiste, non può essere guidata che da uno zar, come oggi Putin o chi per lui, e avere a suo fondamento una burocrazia onnipresente, un esercito potente, un organismo di controllo libero da ogni vincolo legale che, per semplicità chiamiamo polizia politica, ma che per funzione non era diverso dal Consiglio dei dieci di Venezia.
Chiedere allora ai Russi di riformare il loro sistema politico in senso democratico-liberale non solo è assurdo, ma persino ingiusto. Vorrebbe dire desiderare per il popolo russo un inutile bagno di sangue fratricida. Ai Russi, liberi dal dover pasticciare e rendersi ridicoli come i sudditi Ue, nella politica, hanno invece la possibilità di volgersi interamente alla matematica, alla letteratura, alla religione, dove da sempre hanno espresso qualità superiori e uomini di insuperabile genialità.
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Immagini satellitari aggiuntive mostrano che la fregata russa "Admiral Essen" ha subito danni, probabilmente a seguito di un attacco da parte di un missile cruise "Neptune" ucraino, mentre una fregata "Admiral Makarov" ha subito danni minori a causa di un attacco con un drone.
Tre navi russe della Flotta del Mar Nero sono state danneggiate da droni ucraini in questo singolo attacco, e tutte e tre sono in grado di lanciare missili cruise "Kalibr" contro l'Ucraina. Almeno 2 di queste navi non saranno operative per un certo periodo di tempo. La fregata "Admiral Makarov" era già stata colpita di recente.
Tre navi russe della Flotta del Mar Nero sono state danneggiate da droni ucraini in questo singolo attacco, e tutte e tre sono in grado di lanciare missili cruise "Kalibr" contro l'Ucraina. Almeno 2 di queste navi non saranno operative per un certo periodo di tempo. La fregata "Admiral Makarov" era già stata colpita di recente.
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