Forwarded from All'Elefante Nero
IN VIAGGIO CON GOETHE. VERSO IL GARDA
Sul far del giorno, attorno alle cinque, Goethe lascia Rovereto, la "porta d'Italia" diretto a sud. Potrebbe puntare direttamente verso Verona, giungendo nella città scaligera a tarda sera, ma Goethe, dopotutto, è in Italia per esplorare, non per correre. Effettua quindi una deviazione dalla via più battuta e, lasciando la Val Lagarina, punta ad ovest, verso il Lago di Garda. La distanza da percorrere per giungere al porto trentino di Torbole non è molta, sedici chilometri. Lungo la via verso il Benaco il viaggiatore ottiene un assaggio della prima vegetazione meridionale: compaiono alberi di fico, limoni e olivi. Per Goethe è il primo assaggio di Mediterraneo. A Torbole gli alberi sono carichi di frutta e i pescatori del lago riparano tranquilli le loro reti. Si respira un'aria rilassata e tranquilla, una sorta di "trascuratezza operosa":
"La gente vive una vita rilassata, noncurante: prima di tutto le porte non hanno serrature, ma l'oste mi assicurò che potevo star tranquillo, anche se tutto il mio bagaglio fosse consistito di diamanti; in secondo luogo le finestre sono chiuse da carta oleata anziché da vetri; infine manca una comodità molto importante, dimodoché si è abbastanza prossimi allo stato di natura. Quando chiesi al servo come soddisfare una certa necessità, egli accennò al cortile di sotto: Qui abasso può servirsi! Io gli domandai: "Dove?" "Da per tutto, dove vuol!"
[...] In ogni cosa si manifesta qui la massima trascuratezza, ma anche molta vitalità e operosità. Tutto il giorno si ode tra le vicine un cicalare, un gridare, e nello stesso tempo tutte hanno da fare qualcosa, da attendere a qualcosa. Non ho ancora visto una donna starsene in ozio."
Goethe non pare ansioso di partire. Del resto il vento è contrario. Quello propizio, che soffia dalle Alpi verso sud, spira sul Garda solo in piena notte. Bisognerà, dunque, aspettare la notte per puntare sul porto veneziano di Bardolino. C'è dunque tempo per cenare con una "trota squisitissima".
#InViaggioConGoethe
Sul far del giorno, attorno alle cinque, Goethe lascia Rovereto, la "porta d'Italia" diretto a sud. Potrebbe puntare direttamente verso Verona, giungendo nella città scaligera a tarda sera, ma Goethe, dopotutto, è in Italia per esplorare, non per correre. Effettua quindi una deviazione dalla via più battuta e, lasciando la Val Lagarina, punta ad ovest, verso il Lago di Garda. La distanza da percorrere per giungere al porto trentino di Torbole non è molta, sedici chilometri. Lungo la via verso il Benaco il viaggiatore ottiene un assaggio della prima vegetazione meridionale: compaiono alberi di fico, limoni e olivi. Per Goethe è il primo assaggio di Mediterraneo. A Torbole gli alberi sono carichi di frutta e i pescatori del lago riparano tranquilli le loro reti. Si respira un'aria rilassata e tranquilla, una sorta di "trascuratezza operosa":
"La gente vive una vita rilassata, noncurante: prima di tutto le porte non hanno serrature, ma l'oste mi assicurò che potevo star tranquillo, anche se tutto il mio bagaglio fosse consistito di diamanti; in secondo luogo le finestre sono chiuse da carta oleata anziché da vetri; infine manca una comodità molto importante, dimodoché si è abbastanza prossimi allo stato di natura. Quando chiesi al servo come soddisfare una certa necessità, egli accennò al cortile di sotto: Qui abasso può servirsi! Io gli domandai: "Dove?" "Da per tutto, dove vuol!"
[...] In ogni cosa si manifesta qui la massima trascuratezza, ma anche molta vitalità e operosità. Tutto il giorno si ode tra le vicine un cicalare, un gridare, e nello stesso tempo tutte hanno da fare qualcosa, da attendere a qualcosa. Non ho ancora visto una donna starsene in ozio."
Goethe non pare ansioso di partire. Del resto il vento è contrario. Quello propizio, che soffia dalle Alpi verso sud, spira sul Garda solo in piena notte. Bisognerà, dunque, aspettare la notte per puntare sul porto veneziano di Bardolino. C'è dunque tempo per cenare con una "trota squisitissima".
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