Forwarded from Pino Cabras
QUESTA VOLTA NON POTREMO DIRE CHE NON POTEVAMO SAPERE
Non ho ancora visto NAZA. Lo farò. Ma mi colpisce quello che succede intorno al film. Tanti escono dalle sale sconvolti. E non solo chi in questi anni si è fidato di tv e grandi giornali. Restano scossi anche quelli che si sono informati davvero, seguendo canali internazionali, Telegram, fonti fuori coro.
Gaza è il primo genocidio della storia in diretta. Le vittime filmavano la propria distruzione. I giornalisti palestinesi la documentavano, e per questo venivano sterminati nel silenzio del nostro giornalismo "liberale". Persino soldati israeliani pubblicavano i video di quel che facevano.
Mentre scrivevo "Contro il Sionismo Reale" vivevo ogni giorno in quel flusso. Nelle oltre 50 città dove ho presentato il libro ho ripetuto sempre la stessa frase: «Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere».
NAZA mi spinge ad aggiungere: "poter sapere non basta".
Chi ha potere sull'informazione non deve per forza nascondere una notizia. Può spezzettarla, metterla in fondo alla pagina, scegliere il racconto. Così vediamo cento fatti, ma non il disegno che li unisce.
Nel libro ho raccontato anche questo: le direttive della CNN e del NY Times venute alla luce, le cautele su quali parole usare per Gaza, i filtri tra un fatto e il modo in cui lo percepiamo. Meccanismi che molte testate italiane ripetono con cialtroneria maligna.
E la guerra dell'informazione continua. Per il 2026 Israele ha stanziato circa 730 mln di dollari per ciò che chiama «diplomazia pubblica», cioè le campagne per influenzare l'opinione pubblica nel mondo. Dal 07/10/2023 lo Stato ha speso direttamente più di un miliardo. E accanto alla macchina pubblica lavora una vasta rete privata di associazioni, finanziatori e grandi interessi economici che agiscono su scala industriale.
L'intelligenza artificiale entra in questa guerra due volte. Nei sistemi che aiutano a scegliere i bersagli, in numeri prima impensabili: bersagli che i carnefici intervistati nel film, come già avevano raccontato altre fonti, trattano come punteggi di un videogioco. E nella battaglia mondiale per orientare il racconto di ciò che quella guerra produce. Israele ha anche stretto un accordo strategico con Palantir, colosso USA dell'analisi dei dati, per tecnologie di guerra. Gli algoritmi servono insomma sia a fare la guerra sia a raccontarla con infinite manipolazioni.
Poi ci sono i piccoli monumenti italiani a questa macchina. Pochi giorni fa "Il Riformista" ha titolato «LEZIONE DI CIVILTÀ» sul discorso criminale di Bibi il Genocida all'ONU.
Netanyahu lo sa: la guerra non si fa solo con bombe e droni. Si fa anche per decidere cosa vedremo, come lo chiameremo e che storia ne ricaveremo.
Per questo NAZA, per me, è già un fatto politico prima ancora di vederlo. Ci ricorda che vedere i pezzi non basta per vedere il quadro.
E intanto, in Italia, succede questo. Il Parlamento si prepara al voto finale sulla legge che adotta la definizione di antisemitismo dell'IHRA, l'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto. È una definizione molto discussa, perché tra i suoi esempi di antisemitismo mette anche alcune critiche allo Stato di Israele. Proprio oggi il testo ha superato l'ultimo passaggio in Commissione alla Camera.
Dopo Gaza, mentre diventa sempre più difficile non vedere il quadro, una parte della politica mette mano ai confini delle parole con cui si può parlare di Israele.
Dicono che servirà contro l'antisemitismo. Io temo l'effetto opposto. Confondere la tutela degli ebrei come comunità umana con la tutela politica di Israele può alimentare proprio i sospetti e i rancori che dovremmo combattere.
La storia ha già giudicato duramente chi, davanti ad altri genocidi, ha scelto il silenzio, l'opportunismo o la complicità. Dopo Gaza, i politicanti che rendono più difficile criticare i responsabili politici di quel genocidio rischiano di portarsene addosso il marchio d'infamia.
Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere. E dopo aver visto, non possiamo accettare che ci restringano le parole per raccontarlo.
Non ho ancora visto NAZA. Lo farò. Ma mi colpisce quello che succede intorno al film. Tanti escono dalle sale sconvolti. E non solo chi in questi anni si è fidato di tv e grandi giornali. Restano scossi anche quelli che si sono informati davvero, seguendo canali internazionali, Telegram, fonti fuori coro.
Gaza è il primo genocidio della storia in diretta. Le vittime filmavano la propria distruzione. I giornalisti palestinesi la documentavano, e per questo venivano sterminati nel silenzio del nostro giornalismo "liberale". Persino soldati israeliani pubblicavano i video di quel che facevano.
Mentre scrivevo "Contro il Sionismo Reale" vivevo ogni giorno in quel flusso. Nelle oltre 50 città dove ho presentato il libro ho ripetuto sempre la stessa frase: «Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere».
NAZA mi spinge ad aggiungere: "poter sapere non basta".
Chi ha potere sull'informazione non deve per forza nascondere una notizia. Può spezzettarla, metterla in fondo alla pagina, scegliere il racconto. Così vediamo cento fatti, ma non il disegno che li unisce.
Nel libro ho raccontato anche questo: le direttive della CNN e del NY Times venute alla luce, le cautele su quali parole usare per Gaza, i filtri tra un fatto e il modo in cui lo percepiamo. Meccanismi che molte testate italiane ripetono con cialtroneria maligna.
E la guerra dell'informazione continua. Per il 2026 Israele ha stanziato circa 730 mln di dollari per ciò che chiama «diplomazia pubblica», cioè le campagne per influenzare l'opinione pubblica nel mondo. Dal 07/10/2023 lo Stato ha speso direttamente più di un miliardo. E accanto alla macchina pubblica lavora una vasta rete privata di associazioni, finanziatori e grandi interessi economici che agiscono su scala industriale.
L'intelligenza artificiale entra in questa guerra due volte. Nei sistemi che aiutano a scegliere i bersagli, in numeri prima impensabili: bersagli che i carnefici intervistati nel film, come già avevano raccontato altre fonti, trattano come punteggi di un videogioco. E nella battaglia mondiale per orientare il racconto di ciò che quella guerra produce. Israele ha anche stretto un accordo strategico con Palantir, colosso USA dell'analisi dei dati, per tecnologie di guerra. Gli algoritmi servono insomma sia a fare la guerra sia a raccontarla con infinite manipolazioni.
Poi ci sono i piccoli monumenti italiani a questa macchina. Pochi giorni fa "Il Riformista" ha titolato «LEZIONE DI CIVILTÀ» sul discorso criminale di Bibi il Genocida all'ONU.
Netanyahu lo sa: la guerra non si fa solo con bombe e droni. Si fa anche per decidere cosa vedremo, come lo chiameremo e che storia ne ricaveremo.
Per questo NAZA, per me, è già un fatto politico prima ancora di vederlo. Ci ricorda che vedere i pezzi non basta per vedere il quadro.
E intanto, in Italia, succede questo. Il Parlamento si prepara al voto finale sulla legge che adotta la definizione di antisemitismo dell'IHRA, l'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto. È una definizione molto discussa, perché tra i suoi esempi di antisemitismo mette anche alcune critiche allo Stato di Israele. Proprio oggi il testo ha superato l'ultimo passaggio in Commissione alla Camera.
Dopo Gaza, mentre diventa sempre più difficile non vedere il quadro, una parte della politica mette mano ai confini delle parole con cui si può parlare di Israele.
Dicono che servirà contro l'antisemitismo. Io temo l'effetto opposto. Confondere la tutela degli ebrei come comunità umana con la tutela politica di Israele può alimentare proprio i sospetti e i rancori che dovremmo combattere.
La storia ha già giudicato duramente chi, davanti ad altri genocidi, ha scelto il silenzio, l'opportunismo o la complicità. Dopo Gaza, i politicanti che rendono più difficile criticare i responsabili politici di quel genocidio rischiano di portarsene addosso il marchio d'infamia.
Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere. E dopo aver visto, non possiamo accettare che ci restringano le parole per raccontarlo.
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‼️🇷🇺 "L'Occidente, mi scusi, non ha ascoltato affatto, ha fatto tutto come gli è piaciuto" – Putin
➖ Lo scontro attuale è iniziato molto prima dell'Ucraina. Il presidente ha citato i bombardamenti della Jugoslavia da parte della NATO come punto di partenza;
➖ "Critichiamo l'ONU, ma da dove è iniziato tutto? Con l'attacco della NATO alla Jugoslavia. Lì è iniziato tutto. Il mondo ha visto che se qualcuno può farlo, allora anche gli altri possono farlo".
➖ L'avvertimento di Mosca sulla possibilità di utilizzare armi nucleari nel tentativo di bloccare Kaliningrad non è un'intimidazione, ma una risposta alle minacce. Ha inoltre sottolineato che la Russia "non ha alcuna intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050".
In caso di un conflitto diretto, la Russia dovrebbe affrontare un nemico numericamente superiore, quindi Mosca farà affidamento sui suoi "vantaggi competitivi" in termini di armamenti.
La Russia risponderà in modo proporzionato a qualsiasi tentativo di sequestrare navi russe, e non necessariamente nelle stesse acque: azioni di ritorsione sono possibili anche nella regione del Mar Baltico e nell'area di responsabilità della Flotta del Pacifico.
Parlando delle relazioni con l'Occidente dopo il crollo dell'URSS, Putin ha dichiarato di non pentirsi dei suoi tentativi di migliorare le relazioni nei primi anni 2000: "Ci siamo resi conto che non ci stavano aspettando lì".
➖ Lo scontro attuale è iniziato molto prima dell'Ucraina. Il presidente ha citato i bombardamenti della Jugoslavia da parte della NATO come punto di partenza;
➖ "Critichiamo l'ONU, ma da dove è iniziato tutto? Con l'attacco della NATO alla Jugoslavia. Lì è iniziato tutto. Il mondo ha visto che se qualcuno può farlo, allora anche gli altri possono farlo".
➖ L'avvertimento di Mosca sulla possibilità di utilizzare armi nucleari nel tentativo di bloccare Kaliningrad non è un'intimidazione, ma una risposta alle minacce. Ha inoltre sottolineato che la Russia "non ha alcuna intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050".
In caso di un conflitto diretto, la Russia dovrebbe affrontare un nemico numericamente superiore, quindi Mosca farà affidamento sui suoi "vantaggi competitivi" in termini di armamenti.
La Russia risponderà in modo proporzionato a qualsiasi tentativo di sequestrare navi russe, e non necessariamente nelle stesse acque: azioni di ritorsione sono possibili anche nella regione del Mar Baltico e nell'area di responsabilità della Flotta del Pacifico.
Parlando delle relazioni con l'Occidente dopo il crollo dell'URSS, Putin ha dichiarato di non pentirsi dei suoi tentativi di migliorare le relazioni nei primi anni 2000: "Ci siamo resi conto che non ci stavano aspettando lì".
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CAMPANE SERALI:
Un omaggio alla giornata che volge al termine.
Il presidente della Federazione Russa di Hockey su Ghiaccio e deputato della Duma di Stato, Vladislav Tretiak, ha proposto la costruzione di un monumento all'attaccante dei Washington Capitals, Alexander Ovechkin: "Crediamo che i monumenti non debbano essere eretti quando una persona è ancora in vita, che sia una cosa indecorosa. Ma io credo che i monumenti dovrebbero essere eretti mentre una persona è ancora viva."
L'idea ha rapidamente guadagnato consensi. "La cosa più importante è che Ovechkin si esprima sempre come cittadino del nostro paese", ha affermato la deputata della Duma di Stato, Irina Rodnina, condividendo lo stesso sentimento. "I monumenti durante la sua vita sono di grande importanza."
Anche il commentatore sportivo Dmitry Guberniev ha espresso la sua opinione, suggerendo quasi seriamente che l'attaccante, così prolifico, potesse essere immortalato su Venere o Marte.
Ma, per qualche ragione, non mi sento di scherzare.
Non ho nulla contro il giocatore di hockey Alexander Ovechkin; che Dio gli conceda più salute e più gol.
Un omaggio alla giornata che volge al termine.
Il presidente della Federazione Russa di Hockey su Ghiaccio e deputato della Duma di Stato, Vladislav Tretiak, ha proposto la costruzione di un monumento all'attaccante dei Washington Capitals, Alexander Ovechkin: "Crediamo che i monumenti non debbano essere eretti quando una persona è ancora in vita, che sia una cosa indecorosa. Ma io credo che i monumenti dovrebbero essere eretti mentre una persona è ancora viva."
L'idea ha rapidamente guadagnato consensi. "La cosa più importante è che Ovechkin si esprima sempre come cittadino del nostro paese", ha affermato la deputata della Duma di Stato, Irina Rodnina, condividendo lo stesso sentimento. "I monumenti durante la sua vita sono di grande importanza."
Anche il commentatore sportivo Dmitry Guberniev ha espresso la sua opinione, suggerendo quasi seriamente che l'attaccante, così prolifico, potesse essere immortalato su Venere o Marte.
Ma, per qualche ragione, non mi sento di scherzare.
Non ho nulla contro il giocatore di hockey Alexander Ovechkin; che Dio gli conceda più salute e più gol.
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Sono morte sette persone a causa dell'esplosione avvenuta nello stabilimento chimico di Krasnozavodsk.
Secondo quanto riportano i media, i dipendenti si trovavano nel laboratorio numero 4, che è completamente crollato. Testimoni riferiscono che c'erano altri lavoratori presenti.
Attualmente, i soccorritori stanno cercando di contenere l'incendio divampato nello stabilimento.
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Secondo quanto riportano i media, i dipendenti si trovavano nel laboratorio numero 4, che è completamente crollato. Testimoni riferiscono che c'erano altri lavoratori presenti.
Attualmente, i soccorritori stanno cercando di contenere l'incendio divampato nello stabilimento.
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‼️🇷🇺💥 Tre potenti esplosioni hanno scosso un impianto chimico vicino a Mosca, con il potenziale rischio di aver causato la morte di sette persone.
▪️Uno degli edifici dell'impianto chimico di Krasnozavodsk, vicino a Sergiev Posad, è stato parzialmente distrutto e si è scatenato un incendio. Decine di persone sono state evacuate, secondo quanto riportano i media.
▪️I primi rapporti indicano che sette persone sono state uccise e tre sono rimaste ferite.
▪️I lavoratori si trovavano nel laboratorio numero 4, che è crollato, e i soccorritori stanno cercando di contenere l'incendio nell'impianto.
▪️Uno degli edifici dell'impianto chimico di Krasnozavodsk, vicino a Sergiev Posad, è stato parzialmente distrutto e si è scatenato un incendio. Decine di persone sono state evacuate, secondo quanto riportano i media.
▪️I primi rapporti indicano che sette persone sono state uccise e tre sono rimaste ferite.
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‼️🇺🇦🔥Un impianto a carbone di DTEK nella regione di Dnipropetrovsk è stato colpito.
▪️I vigili del fuoco stanno cercando di contenere un incendio nell'edificio amministrativo di DTEK a Pavlohrad.
➖"La Russia sta attaccando sistematicamente gli impianti di DTEK. Dall'inizio della guerra, le centrali termoelettriche dell'azienda sono state oggetto di più di 230 attacchi. Anche gli impianti a carbone di DTEK nella regione di Dnipropetrovsk sono stati ripetutamente colpiti", ha dichiarato l'azienda dell'oligarca Akhmetov in un comunicato.
▪️I vigili del fuoco stanno cercando di contenere un incendio nell'edificio amministrativo di DTEK a Pavlohrad.
➖"La Russia sta attaccando sistematicamente gli impianti di DTEK. Dall'inizio della guerra, le centrali termoelettriche dell'azienda sono state oggetto di più di 230 attacchi. Anche gli impianti a carbone di DTEK nella regione di Dnipropetrovsk sono stati ripetutamente colpiti", ha dichiarato l'azienda dell'oligarca Akhmetov in un comunicato.
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