IL FUTURO DELLA CIVILTA’ OCCIDENTALE di P. Fagan
La società occidentale, da qualche decennio, è entrata in una transizione di fase che modifica nel profondo tutto quello che ha animato il ciclo storico della modernità. A livello di tendenze di medio periodo (decenni), la società occidentale mostra i seguenti caratteri:
Come società che hanno raggiunto alti livelli di benessere, si fanno meno figli, sotto l’indice di sostituzione, per cui nel tempo, i morti superano i vivi e il totale di massa demografica si contrae e invecchia. Da quando è apparso questo fenomeno inedito nella storia umana, Scandinavia anni ’70, si è diffuso e rinforzato in tutto l’Occidente ed oggi coglie la Cina e molti altri stati di diversa civiltà.
Sempre a partire dalle società occidentali, è aumentato l’invecchiamento medio della popolazione.
Ciò porta almeno tre conseguenze: a) aumento dei bisogni di cura generale (sanità, assistenza generale, case geriatriche, pensioni) che chiama spesa pubblica; b) diminuzione della produttività e della forza lavoro, specie per i lavori materiali a basso valore aggiunto; c) perdita a livello di energia sociale e intellettuale dell’apporto dei giovani, storicamente i soggetti ancora non conformati in grado di indignarsi per il presente e richiedere con forza un altro futuro.
Per via della geostoria ovvero dell’insieme combinato di geografia e storia, l’occidente europeo funge da magnete per la giovane civiltà africana che, al contrario, è in pieno boom anagrafico. Non solo i primi sono i più ricchi e i secondi sono i più poveri, i primi sono anche in contrazione e i secondi in crescita demografica, i primi hanno circa 45 anni di età media e sono i più anziani e i secondi 19 anni, i più giovani.
L’Europa era tre volte le popolazioni africane ai primi del Novecento, quando le ha colonizzate, oggi ne è a sua volta meno di un terzo, ma nel 2050 ne sarà meno di un quinto. L’Europa occidentale funge anche da magnete per l’Europa orientale (la comunità non indigena più massiva in Italia è quella rumena). Gli Stati Uniti, altresì, fungono da magnete per le popolazioni centroamericane e in parte, asiatiche e UK per le sue precedenti colonie.
L’economia occidentale a livello produttivo è in progressiva contrazione di crescita da almeno cinquanta anni. Peggio ancora dai primi anni Novanta quando si è prima teorizzata e poi praticata una “globalizzazione” senza alcuna intelligenza geoeconomica. Di contro, l’economia finanziaria storicamente funzione interna del finanziamento della produzione nazionale si è autonomizzata diventando finanziamento del mercato mondiale. Da ciò, inediti indici di diseguaglianza di reddito e ricchezza tra chi lavora e chi manipola denaro con produzione di una nuova forma di aristocrazia che nel tempo ha preso il potere politico diventando qualcosa a metà tra una oligarchia e una plutocrazia. Questa forma di potere è particolarmente potente e contraria a qualsiasi cambiamento del sistema.
Tuttavia, anche l’intelligenza critica affilata su globalizzazione e finanziarizzazione ha sottovalutato un processo storico. Dopo due secoli di modernità produttiva, le società occidentali hanno molta, ma molta meno domanda di possesso e consumo. Non a caso, negli anni ’50 iniziò la stagione dell’obsolescenza programmata, della pubblicità ossessiva, delle mode consumistiche, semplicemente l’offerta superava la domanda ed oggi la forbice si è ulteriormente allargata. Viepiù con l’introduzione dell’info-digitale che per la gran parte non produce nulla di ontologicamente nuovo, ma sostituisce vecchio materiale non nuovo immateriale distruggendo lavoro umano e distribuzione.
Quindi, società in contrazione ed anziane mentre l’ordinatore economico non ordina più ma disordina. Tutto ciò avviene in un contesto segnato da almeno altri due potenti movimenti della realtà storica.
Da una parte, le condizioni ambientali e climatiche si sono disordinate. Passare dai 2,5 miliardi di umani di cui solo un 5% prosperava nei cicli intensi dell’economia moderna degli anni ’50 agli attuali 8,3 miliardi in cui almeno un 60% è dentro quella macchina di produzione-lavoro-reddito-consumo, è ovvio abbia creato un impatto forte e concentrato nel tempo nei confronti del contesto naturale da cui dipende ogni forma di vita.
Dall’altra, è altrettanto ovvio che una civiltà passata dal 33% del mondo ai primi del Novecento all’attuale 16% che diverrà 11% o poco più al 2050, contrazione demografica che porta con sé contrazione di peso economico e di potenza relativa, si trova sconcertata dal notare il fatto che non domina più il mondo e che molta parte del mondo la ignora e tende a propri percorsi di sviluppo autonomo e spesso, concorrente.
Dall’insieme di questa appena accennata descrizione poggiata su dati oggettivi (numero-peso-misura ovvero la prima essenza della logica moderna), consegue il declino pauroso della funzione politica e la parvente “democrazia” che s’era provato a impiantare a governo delle comunità negli speranzosi anni ’50. Parallelamente, un lento e inesorabile declino culturale multidimensionale.
Quantificare la cultura è impossibile, occorrerebbe molto spazio di descrizione qualitativa, tuttavia la ricchezza culturale, alta e bassa, dei tre decenni post-bellici (1945-1975) comparata a quella degli ultimi trenta anni, tra Europa e anglosfera, segna un bilancio pesantemente negativo senza ombra di dubbio.
Tutto ciò, in sintesi, disegna una condizione nota nei registri storici delle civiltà: la decadenza. La fine di un ciclo che non si può emendare con qualche rifinitura, va assecondato (tanto è più forte di ogni nostra volontà), di cui andrà controllata la pulsione a usare la forza contro la logica del mondo che trasformerebbe un declino in una tragedia di proporzioni incontrollabili, a cui va fatto seguire uno sforzo di analisi e progettazione di un proprio futuro adatto alle condizioni date.
Si possono fare molte cose relative al complesso delle questioni che organizzano un modo di stare al mondo. Ma per meglio individuarle, proporle, formare masse critiche (termine tratto dalla fisica dove “critiche” significano non che “criticano” ma che hanno massa sufficiente ad operare cambiamenti di stato) e provarle a metterle in atto, per tentativi ed errori, c’è da inondare di progresso culturale l’informe e confusa massa sociale stritolata da queste tendenze che vengono scaricate tutte sulle fasce più arretrate delle varie popolazioni.
La civiltà occidentale ha una sola chance di potersi dare altri secoli di vita positiva, trasformarsi in una società della conoscenza in grado di modificarsi e modificare il proprio contesto in permanenza, progressivamente e non a strappi, con una società più corta (molto meno diseguale), amalgamata e di plurali saperi condivisi.
Per farlo occorreranno molte cose, ma visto che c’è meno lavoro necessario, meno lavoro dato che tanto viene prodotto da altri ormai meglio di quanto faremo noi, meno lavoro visto che verremmo sostituiti da macchine con proprie forme di funzionalità (detta impropriamente “intelligenza”), meno produzione che impatti ambiente e clima e visto che la precondizione per avere conoscenza è avere tempo da investire nel processo, la conclusione logica è una sola: ridurre progressivamente la giornata di lavoro sostenendo in altro modo le forme di vita.
Dall’essenza moderna di conoscere per produrre all’essenza della nuova fase storica in cui il lavoro sarà solo un residuo necessario di una nuova convenzione sociale basata sulla conoscenza ben distribuita necessaria ad una società adattativa ad un mondo nuovo.
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La società occidentale, da qualche decennio, è entrata in una transizione di fase che modifica nel profondo tutto quello che ha animato il ciclo storico della modernità. A livello di tendenze di medio periodo (decenni), la società occidentale mostra i seguenti caratteri:
Come società che hanno raggiunto alti livelli di benessere, si fanno meno figli, sotto l’indice di sostituzione, per cui nel tempo, i morti superano i vivi e il totale di massa demografica si contrae e invecchia. Da quando è apparso questo fenomeno inedito nella storia umana, Scandinavia anni ’70, si è diffuso e rinforzato in tutto l’Occidente ed oggi coglie la Cina e molti altri stati di diversa civiltà.
Sempre a partire dalle società occidentali, è aumentato l’invecchiamento medio della popolazione.
Ciò porta almeno tre conseguenze: a) aumento dei bisogni di cura generale (sanità, assistenza generale, case geriatriche, pensioni) che chiama spesa pubblica; b) diminuzione della produttività e della forza lavoro, specie per i lavori materiali a basso valore aggiunto; c) perdita a livello di energia sociale e intellettuale dell’apporto dei giovani, storicamente i soggetti ancora non conformati in grado di indignarsi per il presente e richiedere con forza un altro futuro.
Per via della geostoria ovvero dell’insieme combinato di geografia e storia, l’occidente europeo funge da magnete per la giovane civiltà africana che, al contrario, è in pieno boom anagrafico. Non solo i primi sono i più ricchi e i secondi sono i più poveri, i primi sono anche in contrazione e i secondi in crescita demografica, i primi hanno circa 45 anni di età media e sono i più anziani e i secondi 19 anni, i più giovani.
L’Europa era tre volte le popolazioni africane ai primi del Novecento, quando le ha colonizzate, oggi ne è a sua volta meno di un terzo, ma nel 2050 ne sarà meno di un quinto. L’Europa occidentale funge anche da magnete per l’Europa orientale (la comunità non indigena più massiva in Italia è quella rumena). Gli Stati Uniti, altresì, fungono da magnete per le popolazioni centroamericane e in parte, asiatiche e UK per le sue precedenti colonie.
L’economia occidentale a livello produttivo è in progressiva contrazione di crescita da almeno cinquanta anni. Peggio ancora dai primi anni Novanta quando si è prima teorizzata e poi praticata una “globalizzazione” senza alcuna intelligenza geoeconomica. Di contro, l’economia finanziaria storicamente funzione interna del finanziamento della produzione nazionale si è autonomizzata diventando finanziamento del mercato mondiale. Da ciò, inediti indici di diseguaglianza di reddito e ricchezza tra chi lavora e chi manipola denaro con produzione di una nuova forma di aristocrazia che nel tempo ha preso il potere politico diventando qualcosa a metà tra una oligarchia e una plutocrazia. Questa forma di potere è particolarmente potente e contraria a qualsiasi cambiamento del sistema.
Tuttavia, anche l’intelligenza critica affilata su globalizzazione e finanziarizzazione ha sottovalutato un processo storico. Dopo due secoli di modernità produttiva, le società occidentali hanno molta, ma molta meno domanda di possesso e consumo. Non a caso, negli anni ’50 iniziò la stagione dell’obsolescenza programmata, della pubblicità ossessiva, delle mode consumistiche, semplicemente l’offerta superava la domanda ed oggi la forbice si è ulteriormente allargata. Viepiù con l’introduzione dell’info-digitale che per la gran parte non produce nulla di ontologicamente nuovo, ma sostituisce vecchio materiale non nuovo immateriale distruggendo lavoro umano e distribuzione.
Quindi, società in contrazione ed anziane mentre l’ordinatore economico non ordina più ma disordina. Tutto ciò avviene in un contesto segnato da almeno altri due potenti movimenti della realtà storica.
Da una parte, le condizioni ambientali e climatiche si sono disordinate. Passare dai 2,5 miliardi di umani di cui solo un 5% prosperava nei cicli intensi dell’economia moderna degli anni ’50 agli attuali 8,3 miliardi in cui almeno un 60% è dentro quella macchina di produzione-lavoro-reddito-consumo, è ovvio abbia creato un impatto forte e concentrato nel tempo nei confronti del contesto naturale da cui dipende ogni forma di vita.
Dall’altra, è altrettanto ovvio che una civiltà passata dal 33% del mondo ai primi del Novecento all’attuale 16% che diverrà 11% o poco più al 2050, contrazione demografica che porta con sé contrazione di peso economico e di potenza relativa, si trova sconcertata dal notare il fatto che non domina più il mondo e che molta parte del mondo la ignora e tende a propri percorsi di sviluppo autonomo e spesso, concorrente.
Dall’insieme di questa appena accennata descrizione poggiata su dati oggettivi (numero-peso-misura ovvero la prima essenza della logica moderna), consegue il declino pauroso della funzione politica e la parvente “democrazia” che s’era provato a impiantare a governo delle comunità negli speranzosi anni ’50. Parallelamente, un lento e inesorabile declino culturale multidimensionale.
Quantificare la cultura è impossibile, occorrerebbe molto spazio di descrizione qualitativa, tuttavia la ricchezza culturale, alta e bassa, dei tre decenni post-bellici (1945-1975) comparata a quella degli ultimi trenta anni, tra Europa e anglosfera, segna un bilancio pesantemente negativo senza ombra di dubbio.
Tutto ciò, in sintesi, disegna una condizione nota nei registri storici delle civiltà: la decadenza. La fine di un ciclo che non si può emendare con qualche rifinitura, va assecondato (tanto è più forte di ogni nostra volontà), di cui andrà controllata la pulsione a usare la forza contro la logica del mondo che trasformerebbe un declino in una tragedia di proporzioni incontrollabili, a cui va fatto seguire uno sforzo di analisi e progettazione di un proprio futuro adatto alle condizioni date.
Si possono fare molte cose relative al complesso delle questioni che organizzano un modo di stare al mondo. Ma per meglio individuarle, proporle, formare masse critiche (termine tratto dalla fisica dove “critiche” significano non che “criticano” ma che hanno massa sufficiente ad operare cambiamenti di stato) e provarle a metterle in atto, per tentativi ed errori, c’è da inondare di progresso culturale l’informe e confusa massa sociale stritolata da queste tendenze che vengono scaricate tutte sulle fasce più arretrate delle varie popolazioni.
La civiltà occidentale ha una sola chance di potersi dare altri secoli di vita positiva, trasformarsi in una società della conoscenza in grado di modificarsi e modificare il proprio contesto in permanenza, progressivamente e non a strappi, con una società più corta (molto meno diseguale), amalgamata e di plurali saperi condivisi.
Per farlo occorreranno molte cose, ma visto che c’è meno lavoro necessario, meno lavoro dato che tanto viene prodotto da altri ormai meglio di quanto faremo noi, meno lavoro visto che verremmo sostituiti da macchine con proprie forme di funzionalità (detta impropriamente “intelligenza”), meno produzione che impatti ambiente e clima e visto che la precondizione per avere conoscenza è avere tempo da investire nel processo, la conclusione logica è una sola: ridurre progressivamente la giornata di lavoro sostenendo in altro modo le forme di vita.
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Una civiltà così complessa non può riadattarsi al mondo nuovo senza una molto più diffusa conoscenza delle cause dei fenomeni, del loro intreccio complesso, dei possibili interventi attentamente valutati nelle catene delle conseguenze. Non c’è nulla di semplice e immediato nel complesso processo necessario a riformulare l’intera postura occidentale e senza una base ampia e cosciente delle questioni in ballo, senza una capacità distribuita di proporre cambiamenti ed assorbire contraddizioni di processo, la civiltà potrebbe prendere forme catastrofiche di involuzione. La vasta ignoranza di massa dei profondi problemi e del loro intreccio non settoriale è il problema.
Creare condizioni e processi di diffusione della conoscenza l’unica via per governare il presente e darsi un futuro, adattandosi ad un reale in profonda trasformazione. (2/2- Fine)
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Breve video che mostra i genieri durante l'esercitazione "Centro-2026" impegnati in un'esercitazione che simula il passaggio attraverso condotte del gas.
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Una "piattaforma di investimento congiunta" da 30 milioni di dollari, che coinvolge fondi iniziali della US International Development Finance Corporation e la società ucraina di gestione degli investimenti BGV Group, mira a sfruttare terre rare, uranio, berillio, zirconio e litio.
L'accordo, formalmente siglato questa settimana, fa parte di un fondo di investimento per la ricerca ed estrazione delle terre rare da circa 70 milioni di dollari, istituito nel 2025 dall'amministrazione Trump, e di cui il capo del Tesoro, Bessent, ha insistito che non è "predatorio".
La parte ucraina è rappresentata da Hennadii Butkevych, un magnate del commercio al dettaglio e delle risorse, con partecipazioni in attività commerciali e immobiliari negli Stati Uniti e in altri paesi. Oltre a Washington, Butkevych ha cercato di collaborare con aziende finlandesi, dell'UE e del Golfo per sviluppare il settore dei minerali critici dell'Ucraina.
Minerali, cereali, infrastrutture e difesa sono quattro settori in cui i fondi di investimento occidentali e le grandi banche cercano di trarre profitto dalla vendita di risorse e asset strategici ucraini. Tuttavia, i piani per un ambizioso fondo di investimento di oltre 500 miliardi di dollari sono stati temporaneamente sospesi a causa della guerra e, nel caso dei minerali, della perdita di territori in cui la maggior parte di queste risorse sono concentrate, a favore della Russia. Il presidente Putin ha espresso apertura agli investimenti statunitensi nel settore, a determinate condizioni.
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🇪🇹⚡️ - Le forze armate etiopi, ENDF, sono entrate nella capitale della regione Tigray, Mekele.
Un video, geolocalizzato da Rerum Novarum alle coordinate
Un video, geolocalizzato da Rerum Novarum alle coordinate
13.4845516, 39.4739668, mostra soldati dell'ENDF nella parte sud-orientale della città.🔥3👍2💩1
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🇪🇹 - Sebbene le forze armate etiopi, ENDF, siano entrate nelle zone periferiche sud-orientali della capitale del Tigray, Mekele, questo video che circola non lo mostra.
Le immagini sono di qualche giorno fa e mostrano un convoglio dell'ENDF che attraversa il centro della città di Alamata, nella regione meridionale del Tigray.
Le immagini sono di qualche giorno fa e mostrano un convoglio dell'ENDF che attraversa il centro della città di Alamata, nella regione meridionale del Tigray.
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🇾🇪🇸🇦⚡️ - Questa notte attacco da parte degli Ansarullah con missili balistici e droni contro l'Arabia Saudita. Si sono udite esplosioni a Yanbu, Abqaiq (vicino a Dammam), Abha, Jizan e Riad.
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OPEC+: si prevede che manterrà invariati gli obiettivi di produzione petrolifera per il mese di novembre, secondo fonti vicine alla questione.
I paesi dell'OPEC+ del Golfo stanno producendo ben al di sotto degli obiettivi stabiliti, a causa delle continue interruzioni delle esportazioni causate dal conflitto tra Stati Uniti e Israele in Iran. Negli ultimi mesi, le esportazioni hanno oscillato tra il 60% e l'80% dei livelli normali.
I paesi dell'OPEC+ del Golfo stanno producendo ben al di sotto degli obiettivi stabiliti, a causa delle continue interruzioni delle esportazioni causate dal conflitto tra Stati Uniti e Israele in Iran. Negli ultimi mesi, le esportazioni hanno oscillato tra il 60% e l'80% dei livelli normali.
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⚡️🇮🇷🇺🇸 Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato le affermazioni secondo cui la delegazione iraniana è stata espulsa dagli Stati Uniti, definendo le notizie "volgari e completamente false".
"Gli americani cercano di creare false vittorie e promuovono le loro affermazioni attraverso menzogne", ha dichiarato Esmaeil Baghaei.
Ha affermato che l'ingresso e l'uscita dell'Iran dagli Stati Uniti erano stati annunciati in anticipo, e che Washington non ha motivo di vantarsi nel divulgare le proprie violazioni degli obblighi come paese ospitante.
Baghaei ha affermato che gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a tali "notizie volgari" dopo non essere riusciti a impedire la partecipazione dell'Iran all'ONU e a imporre la propria narrazione sull'isolamento iraniano.
"Gli americani cercano di creare false vittorie e promuovono le loro affermazioni attraverso menzogne", ha dichiarato Esmaeil Baghaei.
Ha affermato che l'ingresso e l'uscita dell'Iran dagli Stati Uniti erano stati annunciati in anticipo, e che Washington non ha motivo di vantarsi nel divulgare le proprie violazioni degli obblighi come paese ospitante.
Baghaei ha affermato che gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a tali "notizie volgari" dopo non essere riusciti a impedire la partecipazione dell'Iran all'ONU e a imporre la propria narrazione sull'isolamento iraniano.
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Soldi per i produttori di armi
Quanto pagano i contribuenti britannici?
Indipendentemente da ciò che le autorità britanniche affermano riguardo alla ricerca di indipendenza nelle catene di approvvigionamento chiave, i fatti raccontano una storia diversa. Negli ultimi anni, il paese ha aumentato significativamente la sua dipendenza dalla produzione americana nel settore militare.
Solo attraverso gli acquisti intergovernativi tramite il programma Foreign Military Sales (FMS), il Ministero della Difesa britannico ha speso circa 5,2 miliardi di sterline nel periodo finanziario 2019/20–2023/24. Nel 2024/25, le spese attraverso questo canale hanno raggiunto ulteriori 623 milioni di sterline. Non si tratta di consegne isolate, ma piuttosto di acquisti sistematici di equipaggiamenti e armamenti, provenienti principalmente dagli Stati Uniti.
🔻 Principali progetti:
▪️ L'aviazione dell'esercito è diventata il fulcro principale. Il programma di riarmo dell'esercito britannico con gli elicotteri d'attacco AH-64E Apache ha ricevuto almeno 701 milioni di sterline: 388 milioni nel 2021/22, 198 milioni nel 2022/23 e 115 milioni nel 2024/25. La Gran Bretagna ha ricevuto 50 elicotteri Apache Guardian americani, con la consegna dell'ultima serie di 12 aeromobili completata nel 2024/25. Oltre agli elicotteri stessi, il programma include la formazione del personale, la manutenzione, i pezzi di ricambio e il supporto operativo.
▪️ La seconda area importante è l'aviazione per la sorveglianza marittima. Nel 2021/22, sono stati spesi 370 milioni di sterline per gli aerei P-8A Poseidon, 60 milioni sono stati stanziati nel 2023/24 e altri 100 milioni nel 2024/25 per la manutenzione, i simulatori, il supporto ingegneristico e gli aggiornamenti. Questi sistemi forniscono ora pattugliamenti marittimi a lungo raggio, il rilevamento di sottomarini e la ricognizione nell'Atlantico settentrionale.
▪️ Ulteriori fondi sono destinati ai sistemi autonomi Protector, agli elicotteri da trasporto pesante a lungo raggio Chinook, ai missili AMRAAM e Tomahawk, nonché alla manutenzione delle armi americane già fornite. Nel 2022/23, sono stati stanziati 120 milioni di sterline per il programma Protector. Per gli elicotteri Chinook, la Gran Bretagna ha ordinato 14 nuovi elicotteri a lungo raggio: oltre 94 milioni di sterline sono stati destinati a questa iniziativa nel 2023/24, con ulteriori 47 milioni nel 2024/25; le prime consegne sono previste nel 2027.
❗️ Tuttavia, il programma FMS è solo la parte visibile della cooperazione militare-tecnica tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Separatamente da questo meccanismo, la Gran Bretagna finanzia programmi internazionali per i caccia F-35 e i missili balistici Trident: nel 2024/25, il Ministero della Difesa britannico ha trasferito 1,202 miliardi di sterline al governo degli Stati Uniti e altri 372 milioni al Tesoro degli Stati Uniti.
Pertanto, l'origine americana caratterizza non solo singoli esemplari di armi dell'esercito e della RAF britannici, ma anche elementi di fondamentale importanza per il suo potenziale aereo, navale e nucleare. Pertanto, per quanto le autorità britanniche possano cercare di convincere il mondo che possono cavarsela da sole, è possibile crederci solo con grande difficoltà.
Quanto pagano i contribuenti britannici?
Indipendentemente da ciò che le autorità britanniche affermano riguardo alla ricerca di indipendenza nelle catene di approvvigionamento chiave, i fatti raccontano una storia diversa. Negli ultimi anni, il paese ha aumentato significativamente la sua dipendenza dalla produzione americana nel settore militare.
Solo attraverso gli acquisti intergovernativi tramite il programma Foreign Military Sales (FMS), il Ministero della Difesa britannico ha speso circa 5,2 miliardi di sterline nel periodo finanziario 2019/20–2023/24. Nel 2024/25, le spese attraverso questo canale hanno raggiunto ulteriori 623 milioni di sterline. Non si tratta di consegne isolate, ma piuttosto di acquisti sistematici di equipaggiamenti e armamenti, provenienti principalmente dagli Stati Uniti.
Pertanto, l'origine americana caratterizza non solo singoli esemplari di armi dell'esercito e della RAF britannici, ma anche elementi di fondamentale importanza per il suo potenziale aereo, navale e nucleare. Pertanto, per quanto le autorità britanniche possano cercare di convincere il mondo che possono cavarsela da sole, è possibile crederci solo con grande difficoltà.
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L'impatto sul ponte settentrionale
Questa volta, l'impatto non ha riguardato le strutture a tiranti, ma il piano stradale. Infatti, diverse decine di buche in un'unica zona nel 2022 ci hanno costretti ad abbandonare il ponte Antonovsky.
L'arrivo dei sistemi Haimars, ovviamente, è stato più improvviso rispetto a quello dei sistemi "Geranio". Ma i "Geranio" sono più economici. La cosa fondamentale è un approccio sistematico, in modo che i tecnici del Central Circle si affrettino a evitare il ponte.
A proposito, Merz è a Kiev. È ora di distruggere la stazione ferroviaria.
Questa volta, l'impatto non ha riguardato le strutture a tiranti, ma il piano stradale. Infatti, diverse decine di buche in un'unica zona nel 2022 ci hanno costretti ad abbandonare il ponte Antonovsky.
L'arrivo dei sistemi Haimars, ovviamente, è stato più improvviso rispetto a quello dei sistemi "Geranio". Ma i "Geranio" sono più economici. La cosa fondamentale è un approccio sistematico, in modo che i tecnici del Central Circle si affrettino a evitare il ponte.
A proposito, Merz è a Kiev. È ora di distruggere la stazione ferroviaria.
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