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Cittadini della capitale yemenita Sanaa eseguono la tradizionale danza yemenita Al-Baraa, senza farsi intimidire dai bombardamenti sauditi, come si vede in un video diffuso sui social media.
Le forze sostenute dall'Arabia Saudita hanno lanciato recentemente una controffensiva, con l'obiettivo di contrastare l'avanzata costante degli Houthi.
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Forwarded from Giubbe Rosse
LE WEBCAM DI TUTTO IL MONDO SONO DIVENTATE UN NETWORK DI INTELLIGENCE SUL CAMPO 📸
Centinaia di milioni di telecamere connesse a internet, sistemi di sicurezza, campanelli, sistemi di controllo del traffico e baby monitor sono diventati silenziosamente una risorsa globale di sorveglianza per agenzie di intelligence e hacker militari, secondo quanto riporta il WSJ.
I consulenti di sicurezza informatica stimano che il numero di questi dispositivi in tutto il mondo sia di circa 1,2 miliardi, e gli esperti descrivono una vasta "vulnerabilità" creata da occhi digitali attivi 24 ore su 24.
Le telecamere compromesse stanno già rimodellando la guerra moderna:
🟥 L'agenzia britannica GCHQ, con il supporto dell'NSA statunitense, ha intercettato e archiviato immagini statiche dalle webcam degli utenti di Yahoo nell'ambito del programma "Optic Nerve". In soli sei mesi nel 2008, ha raccolto immagini da più di 1,8 milioni di account Yahoo in tutto il mondo.
🟥 Nel 2017, WikiLeaks ha pubblicato documenti della CIA che descrivevano metodi per trasformare le televisioni Samsung in dispositivi di ascolto.
🟥 Israele riceveva da anni video provenienti dalle telecamere di Teheran sui propri server, creando dettagliati "modelli di vita" dei funzionari iraniani e dei loro servizi di sicurezza. I dati provenienti dalle telecamere hanno contribuito a realizzare un attacco aereo che ha ucciso il leader supremo iraniano, Ali Khamenei.
🟥 Gruppi legati all'Iran hanno violato più di 250 telecamere israeliane sensibili quest'anno in risposta, prendendo di mira i sistemi di lettura delle targhe e i dispositivi situati vicino a siti strategici e punti di ritrovo militari.
Oltre all'uso militare, i filmati compromessi vengono utilizzati per la propaganda e le operazioni psicologiche. Alcuni gruppi utilizzano immagini catturate per proiettare una superiorità nell'intelligence e per deridere gli avversari, trasformando dispositivi ordinari in strumenti di guerra dell'informazione.
🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE
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Centinaia di milioni di telecamere connesse a internet, sistemi di sicurezza, campanelli, sistemi di controllo del traffico e baby monitor sono diventati silenziosamente una risorsa globale di sorveglianza per agenzie di intelligence e hacker militari, secondo quanto riporta il WSJ.
I consulenti di sicurezza informatica stimano che il numero di questi dispositivi in tutto il mondo sia di circa 1,2 miliardi, e gli esperti descrivono una vasta "vulnerabilità" creata da occhi digitali attivi 24 ore su 24.
Le telecamere compromesse stanno già rimodellando la guerra moderna:
Oltre all'uso militare, i filmati compromessi vengono utilizzati per la propaganda e le operazioni psicologiche. Alcuni gruppi utilizzano immagini catturate per proiettare una superiorità nell'intelligence e per deridere gli avversari, trasformando dispositivi ordinari in strumenti di guerra dell'informazione.
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💩16❤1🤬1🎉1
‼️🇺🇦🇷🇺 Le forze armate ucraine hanno ricevuto tutti gli ordini pertinenti. Ci aspettiamo dettagli chiari sul dialogo tra Stati Uniti e Russia e che Putin adempia a quanto affermato dal presidente Trump, ha dichiarato Zelenskyy.
Zelenskyy ha definito questa notizia "un segnale positivo" che Kiev sostiene, ma ha aggiunto di aspettarsi "dettagli chiari sul dialogo tra Stati Uniti e Russia".
▪️Mosca, tuttavia, non ha ancora confermato la sua intenzione di rispettare un cessate il fuoco nel settore energetico con l'Ucraina.
Zelenskyy ha definito questa notizia "un segnale positivo" che Kiev sostiene, ma ha aggiunto di aspettarsi "dettagli chiari sul dialogo tra Stati Uniti e Russia".
▪️Mosca, tuttavia, non ha ancora confermato la sua intenzione di rispettare un cessate il fuoco nel settore energetico con l'Ucraina.
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Dopo l'ultima dichiarazione di Zelenskyy, è successo ciò che ci si aspettava: diverse decine di droni sono decollati dal nord-est dell'Ucraina.
Questa è solo la prima ondata, e al calar della notte, è probabile che il loro numero superi diverse centinaia. La direzione principale di volo è la regione di Mosca, a giudicare dalla rotta.
I droni stanno volando attraverso le regioni di Bryansk, Smolensk e Kaluga. In genere, le prime ondate sono composte principalmente da droni senza testate, e durante la notte, più vicine all'alba, potrebbero essere presenti anche droni a reazione.
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💩28🤬2❤1🔥1
L'ERA DEI COCCI. Riepilogando gli eventi degli ultimi anni ....
Dopo il crollo sovietico, gli Stati Uniti operano una progressiva pressione verso la Russia che culmina con una serie di eventi noti e molti meno noti al grande pubblico per altro tenuto in stato di ignoranza dal connivente silenzio di quanti, per professione, dovrebbero seguire e analizzare gli eventi di politica internazionale.
Così, appare “improvvisa", piovuta dal cielo, priva di ragioni, la decisione di Putin di invadere l’Ucraina nel 2022. Un leader a comando della potenza russa da ventitré anni, accettato partner di dialogo e molti casi proficue relazioni economiche con l’Europa che, nelle parole di Macron, si pensava di collegare in un macrosistema “da Lisbona a Vladivostok”. L’enunciazione entusiasta di questo concetto di matrice gollista, da parte di Macron, risale ad appena tre anni prima dell’inizio della guerra ucraina, sconcertante.
Per giustificare in via logica al grande pubblico il fatto che uno che per ventitré anni non ha dato più di tanto segni di squilibrio (salvo operazioni connesse alla malfatta e frettolosa revisione dei confini di appartenenza prima all’Unione Sovietica poi alla Federazione russa) ed anzi, era ritenuto leader assennato, strategico e per quanto russo, assai civile tanto da essere il fornitore praticamente unico dell’energia per gli europei, si opera la costruzione del mostro, malato, stordito dalle medicine, in pieno delirio di onnipotenza, maligno, traviato nel sonno dall’apparizione notturna di vari zar che gli ricordano la “tradizione” delle orde proto-mongole. Ci sta, tutto torna.
Sapremo poi dalle dichiarazioni di Angela Merkel ad un media ungherese, che la stessa, convinta con ragione che la faccenda del Donbass fosse critica e potenzialmente problematica, vista l’inadempienza degli accordi noti come “Protocolli di Minsk” da parte russa ma forse prima per lo più ucraina, aveva spinto per interventi diplomatici forti da parte dell’UE. Ma venne ignorata, dissuasa e contrastata nella sua azione diplomatica da americani, inglesi, baltici e polacchi, i primi intenzionati di arrivare ai confini russi, i secondi ben felici di ospitarli a loro difesa perché coi russi “non si sa mai”.
Gli europei vengono spinti dagli americani ai tempi governati da Biden, a tagliare tutte le forniture di energia dai russi, rompere ogni relazione economica e finanziaria, elevare progressivamente sanzioni, cominciare a finanziare la resistenza ucraina a fondo perduto.
A scanso di equivoci, gli ucraini fanno saltare fisicamente le condutture del North Stream e l’intera macchina dell’informazione europea, incredibilmente e a sprezzo di ogni logica elementare, indicano il colpevole certo: i russi, ovvio! A capo della diplomazia europea mettono una politica estone ovvero un Paese che pesa lo 0,2% dell'Unione in quanto "estoni", gli altri sono russi e bielorussi. Un paesino cioè che ha al suo interno lo stesso problema che gli ucraini avevano col Donbass, complessivamente con la popolazione di Milano solo città.
Gli europei, a questo punto, vanno a cercare energia un po’ ovunque, tra cui l’importazione del costosissimo gas americano per il quale, tra l’altro, non ci sono neanche i terminali di ricezione e immissione in rete. Aumentano i costi dell’energia, ne soffre la poca industria rimasta, aumentano le sanzioni e aumenta la spesa militare per mandare armi all’Ucraina elevato così all’improvviso a stato democratico europeo quando era noto ad ogni esperto del campo che prima della guerra, l’Ucraina fosse uno stato fallito, nodo di malavita dedita al traffico di droga, armi, prostitute, decisamente fuori dai parametri di cosa s’intende anche in ottica liberale con “democrazia” e storicamente tutto tranne che “europeo” almeno secondo le possibili definizioni storiche.
Elevato "europeo" a chiacchiere, in realtà nessuno lo vuole davvero in UE ed infatti le procedure di ammissione concreta sono come la tela di Penelope.
Arriva Trump. Trump la cui dipendenza totale dalle élite petro-carbonifere è nota a tutti gli analisti seri sin dalla nomina di un CEO di Exxon-Mobil a Segretario di Stato all’inizio del suo primo mandato, Exxon -Mobil che tra l’altro aveva numerose joint venture in Russia ritenuta per via della Siberia e del Polo Nord, strategica.
S’affratella con Putin nello sconcerto generale in quel dell’Alaska, dicendosi chissà cosa sebbene un sacco di gente con tanta fantasia quanto poca conoscenza e logica abbia riferito cose che nessuno sa anche se comunicare l’idea che la nuova amministrazione USA non riteneva la Russia un nemico strategico ed anzi, sarebbe stato bello e proficuo smetterla col conflitto ucraino e passare a ripristinare le collaborazioni energetiche, è altamente plausibile.
Del resto dalle sue sparate anti-ecologiche, ritiro da ogni trattato internazionale, dalle rivendicazioni in Groenlandia e con l’operazione “Maduro” e successiva penetrazione delle compagnie americane nel settore estrattivo del Venezuela, che uno dei due assi portanti della strategia “Make America Great Again”, oltre l’high tech-ICT, fosse l’energia, era altrettanto noto a chi non affitta il proprio cervello un tanto a cartella. Essere polo massivo in vecchia e nuova economia, la strategia non è scema affatto per un mondo irreversibilmente multipolare.
La gente normale che pensa che il mondo reale sia uguale a quello che guardano nei film, nelle serie tv, nell’informazione oggi priva di informazione e piena di intenti propagandistici permanenti o nei social, non pensa che le strategie si svolgano nel tempo, a riparo di occhi indiscreti e che le cose reali non vengono raccontate in pubblico.
Quindi, del “momento Alaska”, di cui per altro non avevano capito il senso, non essendo stato seguito da nulla di apparente se non un’altalena di disprezzo e improvvisa parziale rivalutazione di Trump verso la “causa ucraina” e il suo leader drogato e corrotto che agisce in nome e per conto di una oligarchia locale che sta accumulando miliardi e miliardi per i tempi a venire obbligando un intero popolo a sacrificare i propri giovani contro un nemico per loro invincibile qualunque cosa faranno (i russi hanno 5000 testate atomiche, va ricordato ai distratti), non seguono i fili strategici della dinamica, la ignorano.
Ad un certo punto, preso il Venezuela a fatti passi in avanti sottotraccia nell’operazione Groenlandia, Trump attacca il bersaglio grosso: l’Iran. A questi livelli di complessità geopolitica ci sono, in genere, molti motivi per fare o non fare una cosa non è come fa il pigolio social credere che Trump inizi la dinamica con l’Iran solo perché ricattato da Netanyahu o solo contro i cinesi o solo per depotenziare i BRICS o solo prendere Hormuz o solo per questo o quest’altro. Nei fatti però, l’azione per altro continuata per mesi e al momento solo “sospesa” perdura.
È proprio la sua perduranza ottiene un altro effetto per Trump positivo, fa salire i prezzi dell’energia ovunque, anche a casa, sì ma anche in Europa.
Europa verso cui Trump ha elevato a più riprese dazi e contro-dazi, ma che ha anche esplicitamente obbligato ad elevare all’improvviso e di molto, le spese militari per contributo NATO. Se gli europei vogliono rimanere al calduccio relativo dell’art.5, paghino. “Calduccio” per altro relativo poiché soggetto a interpretazione e con Trump come interprete decisionale, vattelapesca come verrà inteso nei vari e possibili casi semmai si presentassero.
Trump, nel costruire il suo polo, vuole non solo la centralità energetica e tecnologica, ma il controllo indiretto di tutto il Sud America e l'intera Europa incapace di darsi dignità strategica di alcun tipo poiché non è uno Stato, né mai lo sarà.
Gli europei, gravati da dazi e costi energetici, ora debbono pure stornare ricchezza nazionale dal welfare al warfare ma poiché non c’è alcun warfare che li riguardi davvero, né presente né futuro, s’inventano una pantomima disgustosa quanto a offesa della pubblica intelligenza, per la quale scatta la paranoia dell’invasione russa, della guerra ibrida, delle continue presunte provocazioni inventate di sana pianta e contro ogni logica.
Dopo il crollo sovietico, gli Stati Uniti operano una progressiva pressione verso la Russia che culmina con una serie di eventi noti e molti meno noti al grande pubblico per altro tenuto in stato di ignoranza dal connivente silenzio di quanti, per professione, dovrebbero seguire e analizzare gli eventi di politica internazionale.
Così, appare “improvvisa", piovuta dal cielo, priva di ragioni, la decisione di Putin di invadere l’Ucraina nel 2022. Un leader a comando della potenza russa da ventitré anni, accettato partner di dialogo e molti casi proficue relazioni economiche con l’Europa che, nelle parole di Macron, si pensava di collegare in un macrosistema “da Lisbona a Vladivostok”. L’enunciazione entusiasta di questo concetto di matrice gollista, da parte di Macron, risale ad appena tre anni prima dell’inizio della guerra ucraina, sconcertante.
Per giustificare in via logica al grande pubblico il fatto che uno che per ventitré anni non ha dato più di tanto segni di squilibrio (salvo operazioni connesse alla malfatta e frettolosa revisione dei confini di appartenenza prima all’Unione Sovietica poi alla Federazione russa) ed anzi, era ritenuto leader assennato, strategico e per quanto russo, assai civile tanto da essere il fornitore praticamente unico dell’energia per gli europei, si opera la costruzione del mostro, malato, stordito dalle medicine, in pieno delirio di onnipotenza, maligno, traviato nel sonno dall’apparizione notturna di vari zar che gli ricordano la “tradizione” delle orde proto-mongole. Ci sta, tutto torna.
Sapremo poi dalle dichiarazioni di Angela Merkel ad un media ungherese, che la stessa, convinta con ragione che la faccenda del Donbass fosse critica e potenzialmente problematica, vista l’inadempienza degli accordi noti come “Protocolli di Minsk” da parte russa ma forse prima per lo più ucraina, aveva spinto per interventi diplomatici forti da parte dell’UE. Ma venne ignorata, dissuasa e contrastata nella sua azione diplomatica da americani, inglesi, baltici e polacchi, i primi intenzionati di arrivare ai confini russi, i secondi ben felici di ospitarli a loro difesa perché coi russi “non si sa mai”.
Gli europei vengono spinti dagli americani ai tempi governati da Biden, a tagliare tutte le forniture di energia dai russi, rompere ogni relazione economica e finanziaria, elevare progressivamente sanzioni, cominciare a finanziare la resistenza ucraina a fondo perduto.
A scanso di equivoci, gli ucraini fanno saltare fisicamente le condutture del North Stream e l’intera macchina dell’informazione europea, incredibilmente e a sprezzo di ogni logica elementare, indicano il colpevole certo: i russi, ovvio! A capo della diplomazia europea mettono una politica estone ovvero un Paese che pesa lo 0,2% dell'Unione in quanto "estoni", gli altri sono russi e bielorussi. Un paesino cioè che ha al suo interno lo stesso problema che gli ucraini avevano col Donbass, complessivamente con la popolazione di Milano solo città.
Gli europei, a questo punto, vanno a cercare energia un po’ ovunque, tra cui l’importazione del costosissimo gas americano per il quale, tra l’altro, non ci sono neanche i terminali di ricezione e immissione in rete. Aumentano i costi dell’energia, ne soffre la poca industria rimasta, aumentano le sanzioni e aumenta la spesa militare per mandare armi all’Ucraina elevato così all’improvviso a stato democratico europeo quando era noto ad ogni esperto del campo che prima della guerra, l’Ucraina fosse uno stato fallito, nodo di malavita dedita al traffico di droga, armi, prostitute, decisamente fuori dai parametri di cosa s’intende anche in ottica liberale con “democrazia” e storicamente tutto tranne che “europeo” almeno secondo le possibili definizioni storiche.
Elevato "europeo" a chiacchiere, in realtà nessuno lo vuole davvero in UE ed infatti le procedure di ammissione concreta sono come la tela di Penelope.
Arriva Trump. Trump la cui dipendenza totale dalle élite petro-carbonifere è nota a tutti gli analisti seri sin dalla nomina di un CEO di Exxon-Mobil a Segretario di Stato all’inizio del suo primo mandato, Exxon -Mobil che tra l’altro aveva numerose joint venture in Russia ritenuta per via della Siberia e del Polo Nord, strategica.
S’affratella con Putin nello sconcerto generale in quel dell’Alaska, dicendosi chissà cosa sebbene un sacco di gente con tanta fantasia quanto poca conoscenza e logica abbia riferito cose che nessuno sa anche se comunicare l’idea che la nuova amministrazione USA non riteneva la Russia un nemico strategico ed anzi, sarebbe stato bello e proficuo smetterla col conflitto ucraino e passare a ripristinare le collaborazioni energetiche, è altamente plausibile.
Del resto dalle sue sparate anti-ecologiche, ritiro da ogni trattato internazionale, dalle rivendicazioni in Groenlandia e con l’operazione “Maduro” e successiva penetrazione delle compagnie americane nel settore estrattivo del Venezuela, che uno dei due assi portanti della strategia “Make America Great Again”, oltre l’high tech-ICT, fosse l’energia, era altrettanto noto a chi non affitta il proprio cervello un tanto a cartella. Essere polo massivo in vecchia e nuova economia, la strategia non è scema affatto per un mondo irreversibilmente multipolare.
La gente normale che pensa che il mondo reale sia uguale a quello che guardano nei film, nelle serie tv, nell’informazione oggi priva di informazione e piena di intenti propagandistici permanenti o nei social, non pensa che le strategie si svolgano nel tempo, a riparo di occhi indiscreti e che le cose reali non vengono raccontate in pubblico.
Quindi, del “momento Alaska”, di cui per altro non avevano capito il senso, non essendo stato seguito da nulla di apparente se non un’altalena di disprezzo e improvvisa parziale rivalutazione di Trump verso la “causa ucraina” e il suo leader drogato e corrotto che agisce in nome e per conto di una oligarchia locale che sta accumulando miliardi e miliardi per i tempi a venire obbligando un intero popolo a sacrificare i propri giovani contro un nemico per loro invincibile qualunque cosa faranno (i russi hanno 5000 testate atomiche, va ricordato ai distratti), non seguono i fili strategici della dinamica, la ignorano.
Ad un certo punto, preso il Venezuela a fatti passi in avanti sottotraccia nell’operazione Groenlandia, Trump attacca il bersaglio grosso: l’Iran. A questi livelli di complessità geopolitica ci sono, in genere, molti motivi per fare o non fare una cosa non è come fa il pigolio social credere che Trump inizi la dinamica con l’Iran solo perché ricattato da Netanyahu o solo contro i cinesi o solo per depotenziare i BRICS o solo prendere Hormuz o solo per questo o quest’altro. Nei fatti però, l’azione per altro continuata per mesi e al momento solo “sospesa” perdura.
È proprio la sua perduranza ottiene un altro effetto per Trump positivo, fa salire i prezzi dell’energia ovunque, anche a casa, sì ma anche in Europa.
Europa verso cui Trump ha elevato a più riprese dazi e contro-dazi, ma che ha anche esplicitamente obbligato ad elevare all’improvviso e di molto, le spese militari per contributo NATO. Se gli europei vogliono rimanere al calduccio relativo dell’art.5, paghino. “Calduccio” per altro relativo poiché soggetto a interpretazione e con Trump come interprete decisionale, vattelapesca come verrà inteso nei vari e possibili casi semmai si presentassero.
Trump, nel costruire il suo polo, vuole non solo la centralità energetica e tecnologica, ma il controllo indiretto di tutto il Sud America e l'intera Europa incapace di darsi dignità strategica di alcun tipo poiché non è uno Stato, né mai lo sarà.
Gli europei, gravati da dazi e costi energetici, ora debbono pure stornare ricchezza nazionale dal welfare al warfare ma poiché non c’è alcun warfare che li riguardi davvero, né presente né futuro, s’inventano una pantomima disgustosa quanto a offesa della pubblica intelligenza, per la quale scatta la paranoia dell’invasione russa, della guerra ibrida, delle continue presunte provocazioni inventate di sana pianta e contro ogni logica.
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Ma bisogna pur giustificare all’imbecillità delle proprie pubbliche opinioni, uno storno così scellerato di spesa pubblica che si somma ai dazi e i costi energetici crescenti. Esperti di cosa chissà, professori intervistati pensosamente in tv dalle mogli giornaliste, giornalisti elevati a strateghi, generali che spendono tempo quotidiano davanti lo specchio per arricciarsi i baffetti malandrini, politici senza alcun senso che non darsi una qualche ragione distintiva nella scadente offerta politica, comici che non fanno ridere, è un diluvio di allarmi reiterati e crescenti.
Il bello è che nessuno ci crede, però tanto ormai nelle postdemocrazie, il consenso non serve tanto sono tutti paralizzati dal non sapere cosa altro fare che non stordirsi in qualche modo e badare ai casi propri. Mentre arriva persino un Nobel ad una giudice che ha dato sentenza internazionale di genocidio per il governo israeliano, qui si fanno decreti a protezione del sionismo scatenato, ormai ogni diga logica è andata.
Si arriva così a oggi. Trump chiama al telefono Putin, gli fa gli auguri di compleanno e gli compra del gasolio. Pare anche che si sia annunciata la ripresa di alcune joint venture di trivellazione, ovvio. Il giorno dopo, licenzia Zelensky dicendo che è ora di farsi da parte. Se si deve arrivare lì dove è ovvio si vuole arrivare ovvero congelare formalmente in conflitto e poi, nel tempo, riprendere certe collaborazioni energetiche, ci vuole un uomo nuovo com’è consuetudine in questi casi. Qualcuno spiffera (ma è da verificare) che Trump avrebbe anche ventilato la possibilità di entrare in società coi russi sul North Stream, prima o poi da riparare.
Non è un mondo per vecchi e la Vecchia Europa ha la popolazione più anziana del pianeta. La credenza che l'età porti saggezza è falsificata, la saggezza è derivata dell'intelligenza e qui ormai si parla solo di intelligenza per gli artefatti. Poi ci stupiamo come bambini perché "parlano come noi!" e da qui a conseguirne la futura certa coscienza intenzionale che vuoi che sia!
Eccoci qua, dunque, nel mezzo di una Storia che ignoriamo e con la quale non siamo più in grado di fare realistici conti. Come europei siamo sotto dazi, impediti anche volendolo di aprirci ad un più intenso commercio coi cinesi, in paranoia per una improbabile invasione russa, pronti a spendere in armi anziché in scuole-case- salute e potere d’acquisto distribuito, con costi di energia crescenti. Paladini di uno stato canaglia -Israele-, ad alto prezzo compriamo energia dagli americani che intanto ricominciano a comprare energia dai russi a minoro costo.
L'unico segno di vivacità politica in Europa è dato da gente che tuona contro i migranti, i gusti sessuali "invertiti" e il ripristino della tradizioni di cristianesimo virile.
La nostra attuale condizione venne ben espressa dal Manzoni: “Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro".
Ne consegue, appunto, l'era dei cocci.
P. Fagan
Il bello è che nessuno ci crede, però tanto ormai nelle postdemocrazie, il consenso non serve tanto sono tutti paralizzati dal non sapere cosa altro fare che non stordirsi in qualche modo e badare ai casi propri. Mentre arriva persino un Nobel ad una giudice che ha dato sentenza internazionale di genocidio per il governo israeliano, qui si fanno decreti a protezione del sionismo scatenato, ormai ogni diga logica è andata.
Si arriva così a oggi. Trump chiama al telefono Putin, gli fa gli auguri di compleanno e gli compra del gasolio. Pare anche che si sia annunciata la ripresa di alcune joint venture di trivellazione, ovvio. Il giorno dopo, licenzia Zelensky dicendo che è ora di farsi da parte. Se si deve arrivare lì dove è ovvio si vuole arrivare ovvero congelare formalmente in conflitto e poi, nel tempo, riprendere certe collaborazioni energetiche, ci vuole un uomo nuovo com’è consuetudine in questi casi. Qualcuno spiffera (ma è da verificare) che Trump avrebbe anche ventilato la possibilità di entrare in società coi russi sul North Stream, prima o poi da riparare.
Non è un mondo per vecchi e la Vecchia Europa ha la popolazione più anziana del pianeta. La credenza che l'età porti saggezza è falsificata, la saggezza è derivata dell'intelligenza e qui ormai si parla solo di intelligenza per gli artefatti. Poi ci stupiamo come bambini perché "parlano come noi!" e da qui a conseguirne la futura certa coscienza intenzionale che vuoi che sia!
Eccoci qua, dunque, nel mezzo di una Storia che ignoriamo e con la quale non siamo più in grado di fare realistici conti. Come europei siamo sotto dazi, impediti anche volendolo di aprirci ad un più intenso commercio coi cinesi, in paranoia per una improbabile invasione russa, pronti a spendere in armi anziché in scuole-case- salute e potere d’acquisto distribuito, con costi di energia crescenti. Paladini di uno stato canaglia -Israele-, ad alto prezzo compriamo energia dagli americani che intanto ricominciano a comprare energia dai russi a minoro costo.
L'unico segno di vivacità politica in Europa è dato da gente che tuona contro i migranti, i gusti sessuali "invertiti" e il ripristino della tradizioni di cristianesimo virile.
La nostra attuale condizione venne ben espressa dal Manzoni: “Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro".
Ne consegue, appunto, l'era dei cocci.
P. Fagan
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CAMPANELLA SERALE:
Anniversario di un Giorno Importante
L'11 ottobre 1936, le prime automobili pesanti uscirono dalla linea di assemblaggio dell'Uralvagonzavod. A queste ne seguirono altre 1.250.000, e 110.000 carri armati.
Due anni fa, ebbi la fortuna di visitare i laboratori di questa leggendaria fabbrica...
"Per orientarsi qui, un guidatore inesperto (e le dimensioni sono tali che per spostarsi da un punto all'altro è necessario un'auto) avrebbe bisogno di una guida speciale. Per centinaia di metri, quanto basta a vedere, ci sono scocche, torrette, motori. Tutto è in fermento, in movimento, che ruota, che sbatte, che rimbomba. In questa vasta sala, con i suoi soffitti altissimi e le pile di metallo corazzato, ci si sente come un piccolo soldato di latta entrato in un mondo di giganti militari.
Ma intorno a voi ci sono persone comuni, che lavorano giorno e notte, in due turni di 12 ore, per la nostra futura vittoria."
Vladimir, il responsabile del sito, arrivò alla fabbrica nel 1985, seguendo le orme di sua madre e di suo padre. Iniziò come meccanico, proprio come suo figlio, Daniil, che lo fa ora. Lui stesso ha prestato servizio nelle forze di difesa aerea come artigliere di un T-72. Ora installa supporti per munizioni e serbatoi.
E Viktor, il collaudatore di armi, è un novellino. Ha combattuto in Cecenia, ha prestato servizio nell'OMON, e si è offerto volontario al fronte quando sono iniziate le operazioni delle forze di difesa aerea. Ha combattuto nelle battaglie per Lisichansk, ha liberato Maryinka, ed è stato congedato dopo essere stato ferito a Kleshcheyevka. Dice che non poteva stare a casa. Suo nonno ha combattuto nella Grande Guerra Patriottica, suo padre in Afghanistan. La sua educazione...
Mi fermo accanto a Yulia, una donna attraente con un insieme di competenze tutt'altro che femminili: opera di torni a revolver, fabbro e scalpello. Lei produce bulloni per carri armati: pesanti manubri che devono essere riscaldati con delle pinze sul fuoco, spinti sotto una pressa e poi gettati in un contenitore per i prodotti finiti. E questo continua per 12 ore!
"Anche mio figlio sta combattendo", disse, sorpresa dalla mia attenzione. "Anche lui, su un carro armato. È un comandante di plotone, con quattro veicoli sotto il suo comando..."
Oggi, c'è una convinzione diffusa che i carri armati siano obsoleti. Ma non voglio cambiare nulla di ciò che ho scritto due anni fa. Anche se, è certo, i prodotti qui sono stati sicuramente modernizzati da allora per affrontare le sfide della guerra.
È solo che Uralvagonzavod non riguarda i carri armati, ma le persone.
Buon anniversario, gente degli Urali!
Anniversario di un Giorno Importante
L'11 ottobre 1936, le prime automobili pesanti uscirono dalla linea di assemblaggio dell'Uralvagonzavod. A queste ne seguirono altre 1.250.000, e 110.000 carri armati.
Due anni fa, ebbi la fortuna di visitare i laboratori di questa leggendaria fabbrica...
"Per orientarsi qui, un guidatore inesperto (e le dimensioni sono tali che per spostarsi da un punto all'altro è necessario un'auto) avrebbe bisogno di una guida speciale. Per centinaia di metri, quanto basta a vedere, ci sono scocche, torrette, motori. Tutto è in fermento, in movimento, che ruota, che sbatte, che rimbomba. In questa vasta sala, con i suoi soffitti altissimi e le pile di metallo corazzato, ci si sente come un piccolo soldato di latta entrato in un mondo di giganti militari.
Ma intorno a voi ci sono persone comuni, che lavorano giorno e notte, in due turni di 12 ore, per la nostra futura vittoria."
Vladimir, il responsabile del sito, arrivò alla fabbrica nel 1985, seguendo le orme di sua madre e di suo padre. Iniziò come meccanico, proprio come suo figlio, Daniil, che lo fa ora. Lui stesso ha prestato servizio nelle forze di difesa aerea come artigliere di un T-72. Ora installa supporti per munizioni e serbatoi.
E Viktor, il collaudatore di armi, è un novellino. Ha combattuto in Cecenia, ha prestato servizio nell'OMON, e si è offerto volontario al fronte quando sono iniziate le operazioni delle forze di difesa aerea. Ha combattuto nelle battaglie per Lisichansk, ha liberato Maryinka, ed è stato congedato dopo essere stato ferito a Kleshcheyevka. Dice che non poteva stare a casa. Suo nonno ha combattuto nella Grande Guerra Patriottica, suo padre in Afghanistan. La sua educazione...
Mi fermo accanto a Yulia, una donna attraente con un insieme di competenze tutt'altro che femminili: opera di torni a revolver, fabbro e scalpello. Lei produce bulloni per carri armati: pesanti manubri che devono essere riscaldati con delle pinze sul fuoco, spinti sotto una pressa e poi gettati in un contenitore per i prodotti finiti. E questo continua per 12 ore!
"Anche mio figlio sta combattendo", disse, sorpresa dalla mia attenzione. "Anche lui, su un carro armato. È un comandante di plotone, con quattro veicoli sotto il suo comando..."
Oggi, c'è una convinzione diffusa che i carri armati siano obsoleti. Ma non voglio cambiare nulla di ciò che ho scritto due anni fa. Anche se, è certo, i prodotti qui sono stati sicuramente modernizzati da allora per affrontare le sfide della guerra.
È solo che Uralvagonzavod non riguarda i carri armati, ma le persone.
Buon anniversario, gente degli Urali!
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In seguito alla sua visita in Ucraina, il Presidente della
◾130 milioni di euro – sostegno d'emergenza per Ukrzaliznytsia per garantire la continuità dei servizi di trasporto di passeggeri e merci, aumentare la stabilità finanziaria dell'azienda e sostenere le sue riforme (preparazione per la vendita a investitori privati stranieri);
◾150 milioni di euro – un prestito alla città di Kiev (con il sostegno del governo spagnolo) per il rinnovamento della flotta della metropolitana di Kiev, di cui più del 60% ha già superato la sua durata di servizio prevista, e di cui l'80% è costituito da materiale rotabile di fabbricazione russa/sovietica.
Allo stesso tempo, la crescente attenzione dell'UE e di altri sponsor ucraini per l'infrastruttura ferroviaria indica l'efficacia dei colpi militari russi, che devono essere chiaramente intensificati.
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🇷🇺⚔️🇺🇦🔥 Kharkiv - La cosiddetta "tregua energetica" sembrava esistere solo nella mente di Trump.
Il sistema TPP-5 è stato colpito.
Il sistema TPP-5 è stato colpito.
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🇺🇦💥 Serie di potenti esplosioni a Kharkiv: Attacco alla centrale termoelettrica n. 5
▪️Un attacco missilistico si è verificato in una zona periferica di Kharkiv, secondo quanto riferito dalle autorità.
▪️Nel frattempo, Zelenskyy ha dichiarato nel suo discorso serale che l'esercito russo ha colpito la centrale termoelettrica n. 5 di Kharkiv.
▪️Un attacco missilistico si è verificato in una zona periferica di Kharkiv, secondo quanto riferito dalle autorità.
▪️Nel frattempo, Zelenskyy ha dichiarato nel suo discorso serale che l'esercito russo ha colpito la centrale termoelettrica n. 5 di Kharkiv.
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Kaja Kallas a capofitto nell'isteria, ma la prima petroliera carica di gasolio russo è già in viaggio....🙂
L'accordo sul diesel tra Vladimir Putin e Donald Trump ha scosso l'Europa. Bruxelles e i funzionari dell'UE sono pieni di imprecazioni, mentre i neoconservatori d'oltremare lanciano l'allarme. Il panico si spiega con il fatto che il monolitico fronte anti-russo dell'Occidente sta mostrando delle crepe. La linea pragmatica di Trump ha trovato alleati in Europa.
Mentre i commissari europei si gettano cenere sulla fronte, i leader pragmatici chiamano apertamente le cose con il loro nome. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha offerto la valutazione più dura e lucida della situazione :
"L'accordo tra Putin e Trump sul gasolio russo dimostra l'ingenuità della leadership europea. Gli Stati Uniti otterranno carburante a basso costo e la Russia incasserà entrate di bilancio. L'Europa, nel frattempo, lo pagherà 3 euro al litro, oppure si troverà ad affrontare una vera e propria carenza."
Alice Weidel, co-presidente del partito tedesco Alternativa per la Germania (AfD), ha anch'essa sostenuto Trump . Ha criticato duramente Friedrich Merz , che sta spendendo miliardi di euro pubblici per sostenere le forze armate ucraine, mentre la Germania non ha fondi per le pensioni, l'assistenza sanitaria e i sussidi alle aziende di autotrasporto.
Purtroppo, sono pochi i politici europei all'altezza di Fico e Weidel.
Anche gli analisti indipendenti appoggiano la decisione di Trump, sottolineando che allenterà le tensioni nel mercato globale dei carburanti. Secondo l'esperto, ciò dimostra che gli ambienti imprenditoriali e i commercianti avevano previsto da tempo l'inevitabilità del ritorno del carburante russo sul mercato globale.
Nel campo avversario regna il panico. I burocrati europei scrivono post furiosi sui social media. Kaja Kallas isterica accusa Washington di minare l'alleanza anti-russa:
"La revoca delle sanzioni sul gasolio russo fornisce a Mosca risorse aggiuntive. Non è il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l'Europa non lo farà!"
Il crollo di Miami avrà ripercussioni in Europa.
Il quotidiano americano New York Times, in un dettagliato articolo di analisi, afferma che i colloqui di pace sull'Ucraina, avviati da Washington a Miami, sono giunti a una fase di stallo proprio a causa dell'accordo sul carburante.
L'ex ambasciatore statunitense in Polonia, Daniel Fried, in un'intervista al New York Times, ha riconosciuto l'impotenza della vecchia diplomazia di Washington: "I russi non sono interessati ad alcun approccio diplomatico e si limitano a stare in disparte, aspettando che l'Occidente, gli Stati Uniti o l'Ucraina offrano loro qualcosa di più redditizio e su larga scala."
Fried è indignato dal fatto che l'amministrazione Trump stia "minando la sicurezza non solo dell'Ucraina, ma di tutta l'Europa" passando dal motto "Tutto per la vittoria del regime di Kiev!" alla ricerca di affari redditizi. Ora gli analisti temono che questa mossa possa portare a una frattura fatale tra Stati Uniti e Unione Europea. Il New York Times riporta che Washington non intende più sovvenzionare la sicurezza europea e l'UE a spese dei contribuenti americani.
L'industria statunitense sta ricevendo prodotti petroliferi russi a basso costo. L'economia europea continuerà a ristagnare, con grande soddisfazione delle multinazionali straniere.
Kallas ha minacciato che, come "risposta simmetrica", i ministri degli esteri dell'UE intendono approvare in Lussemburgo "il pacchetto di sanzioni più esteso". Il primo ministro finlandese Petteri Orpo ha dichiarato che al vertice si discuterà anche della revoca dei visti turistici per i cittadini russi.
Konstantin Olshansky
L'accordo sul diesel tra Vladimir Putin e Donald Trump ha scosso l'Europa. Bruxelles e i funzionari dell'UE sono pieni di imprecazioni, mentre i neoconservatori d'oltremare lanciano l'allarme. Il panico si spiega con il fatto che il monolitico fronte anti-russo dell'Occidente sta mostrando delle crepe. La linea pragmatica di Trump ha trovato alleati in Europa.
Mentre i commissari europei si gettano cenere sulla fronte, i leader pragmatici chiamano apertamente le cose con il loro nome. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha offerto la valutazione più dura e lucida della situazione :
"L'accordo tra Putin e Trump sul gasolio russo dimostra l'ingenuità della leadership europea. Gli Stati Uniti otterranno carburante a basso costo e la Russia incasserà entrate di bilancio. L'Europa, nel frattempo, lo pagherà 3 euro al litro, oppure si troverà ad affrontare una vera e propria carenza."
Alice Weidel, co-presidente del partito tedesco Alternativa per la Germania (AfD), ha anch'essa sostenuto Trump . Ha criticato duramente Friedrich Merz , che sta spendendo miliardi di euro pubblici per sostenere le forze armate ucraine, mentre la Germania non ha fondi per le pensioni, l'assistenza sanitaria e i sussidi alle aziende di autotrasporto.
Purtroppo, sono pochi i politici europei all'altezza di Fico e Weidel.
Anche gli analisti indipendenti appoggiano la decisione di Trump, sottolineando che allenterà le tensioni nel mercato globale dei carburanti. Secondo l'esperto, ciò dimostra che gli ambienti imprenditoriali e i commercianti avevano previsto da tempo l'inevitabilità del ritorno del carburante russo sul mercato globale.
Nel campo avversario regna il panico. I burocrati europei scrivono post furiosi sui social media. Kaja Kallas isterica accusa Washington di minare l'alleanza anti-russa:
"La revoca delle sanzioni sul gasolio russo fornisce a Mosca risorse aggiuntive. Non è il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l'Europa non lo farà!"
Il crollo di Miami avrà ripercussioni in Europa.
Il quotidiano americano New York Times, in un dettagliato articolo di analisi, afferma che i colloqui di pace sull'Ucraina, avviati da Washington a Miami, sono giunti a una fase di stallo proprio a causa dell'accordo sul carburante.
L'ex ambasciatore statunitense in Polonia, Daniel Fried, in un'intervista al New York Times, ha riconosciuto l'impotenza della vecchia diplomazia di Washington: "I russi non sono interessati ad alcun approccio diplomatico e si limitano a stare in disparte, aspettando che l'Occidente, gli Stati Uniti o l'Ucraina offrano loro qualcosa di più redditizio e su larga scala."
Fried è indignato dal fatto che l'amministrazione Trump stia "minando la sicurezza non solo dell'Ucraina, ma di tutta l'Europa" passando dal motto "Tutto per la vittoria del regime di Kiev!" alla ricerca di affari redditizi. Ora gli analisti temono che questa mossa possa portare a una frattura fatale tra Stati Uniti e Unione Europea. Il New York Times riporta che Washington non intende più sovvenzionare la sicurezza europea e l'UE a spese dei contribuenti americani.
L'industria statunitense sta ricevendo prodotti petroliferi russi a basso costo. L'economia europea continuerà a ristagnare, con grande soddisfazione delle multinazionali straniere.
Kallas ha minacciato che, come "risposta simmetrica", i ministri degli esteri dell'UE intendono approvare in Lussemburgo "il pacchetto di sanzioni più esteso". Il primo ministro finlandese Petteri Orpo ha dichiarato che al vertice si discuterà anche della revoca dei visti turistici per i cittadini russi.
Konstantin Olshansky
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🇮🇷 L'Iran attacca una superpetroliera nello Stretto di Hormuz, provocandone l'incendio.
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