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È tempo che la Russia abbandoni le sue basi militari in Siria.
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✔️Le persone vivranno fino a 150 anni o diventeranno immortali.
✔️Non ci sarà motivo di ridere al mondo.
✔️Il cibo verrà consegnato tramite tubi dalle cucine pubbliche, la “televisione” sostituirà i giornali illustrati.
✔️Enormi aerei trasporteranno 50 passeggeri tra Londra e Parigi in un paio d'ore e i dirigibili trasporteranno 500 passeggeri.
✔️La calvizie diventerà un fenomeno universale.
✔️Il mondo finirà il petrolio.
✔️Il fumo diventerà una reliquia del passato.
✔️I libri saranno stampati su fogli nichelati e conterranno 30mila pagine.
✔️La terra raggiungerà il punto di saturazione della popolazione.
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▪️ Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato il divieto di fornitura di beni a duplice uso a 28 aziende di difesa statunitensi.
▪️Il divieto è introdotto per garantire la sicurezza nazionale e gli interessi delle autorità.
▪️La decisione è stata presa, tra le altre cose, per rispettare le misure di controllo della non proliferazione delle armi nucleari.
➖ Tra le aziende soggette a restrizioni commerciali figurano General Dynamics, Boeing Defense, Space & Security, Lockheed Martin Corporation, Raytheon Missiles & Defense.
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Giorno dopo giorno, emerge sempre meglio il contorno dell’arresto di Cecilia Sala, che nulla ha a che fare con la “censura del libero giornalismo” e ci racconta, invece, di una triste colonia Italia che esegue pedissequamente gli ordini di Washington e si trova a pagarne il prezzo. Anzi, ancora peggio: cittadini italiani pagano il prezzo dell’amministrazione coloniale del governo italiano.
Post di Pagina Alessandro Orsini
Abedini trattato come una bestia.
A coloro che dicono che l’Italia è moralmente e giuridicamente superiore all’Iran ricordo che, dopo tre settimane, Abedini si trova in carcere senza accuse. Gli Stati Uniti non hanno ancora inviato ai magistrati italiani la documentazione con le prove a carico di Abedini. I giornalisti che mi attaccano dicendo che le prove contro Abedini sono “precise e circostanziate” affermano il falso. Aggiungo che, quando Abedini è stato arrestato, il governo Meloni ha trattato Abedini come un animale, sbattuto senza accuse nel carcere peggiore di tutti per lui, il carcere di Rossano Calabro, pieno di terroristi sunniti nemici di Abedini, che, invece, è sciita. Ad Abedini sono stati negati tutti i diritti fondamentali. Non ha potuto parlare con il console, con gli avvocati e con i familiari. La situazione di Abedini è migliorata soltanto quando il governo Meloni ha saputo che l’Iran aveva iniziato a trattare una nostra connazionale con gli stessi metodi con cui l’Italia stava trattando Abedini. È falso che, quando Abedini è stato arrestato, abbia avuto la possibilità di parlare con il console e con gli avvocati. Ha potuto parlare con loro soltanto quando l’Iran ha arrestato la giornalista italiana. Siccome l’Italia trattava Abedini come una bestia, l’Iran ha detto al governo Meloni: “O rispettate i diritti umani di Abedini oppure si mette male”.
Quasi tutto quello che i media italiani vi stanno dicendo sull’Iran, su ciò che l’Iran sta dicendo, facendo e chiedendo, è falso. Il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale è completamente corrotto e funziona esattamente come nelle dittature. La sua funzione, in queste ore, è di demonizzare l'Iran per coprire gli abusi del governo Meloni e della Casa Bianca. Se l’Iran non avesse contrattaccato, Abedini sarebbe ancora trattato in Italia come un terrorista-animale dimenticato da tutti in un carcere orrendo.
Nella società libera, il dovere etico-professionale dei giornalisti è di essere fedeli alla verità sostanziale dei fatti. La verità sostanziale dei fatti è che l’Italia ha operato come uno Stato terrorista contro Abedini su ordine della Casa Bianca. Non abbiate paura di parlare. Siate sempre fedeli alla verità. Difendete la società libera, lottate per un mondo migliore.
Post di Pagina Alessandro Orsini
Abedini trattato come una bestia.
A coloro che dicono che l’Italia è moralmente e giuridicamente superiore all’Iran ricordo che, dopo tre settimane, Abedini si trova in carcere senza accuse. Gli Stati Uniti non hanno ancora inviato ai magistrati italiani la documentazione con le prove a carico di Abedini. I giornalisti che mi attaccano dicendo che le prove contro Abedini sono “precise e circostanziate” affermano il falso. Aggiungo che, quando Abedini è stato arrestato, il governo Meloni ha trattato Abedini come un animale, sbattuto senza accuse nel carcere peggiore di tutti per lui, il carcere di Rossano Calabro, pieno di terroristi sunniti nemici di Abedini, che, invece, è sciita. Ad Abedini sono stati negati tutti i diritti fondamentali. Non ha potuto parlare con il console, con gli avvocati e con i familiari. La situazione di Abedini è migliorata soltanto quando il governo Meloni ha saputo che l’Iran aveva iniziato a trattare una nostra connazionale con gli stessi metodi con cui l’Italia stava trattando Abedini. È falso che, quando Abedini è stato arrestato, abbia avuto la possibilità di parlare con il console e con gli avvocati. Ha potuto parlare con loro soltanto quando l’Iran ha arrestato la giornalista italiana. Siccome l’Italia trattava Abedini come una bestia, l’Iran ha detto al governo Meloni: “O rispettate i diritti umani di Abedini oppure si mette male”.
Quasi tutto quello che i media italiani vi stanno dicendo sull’Iran, su ciò che l’Iran sta dicendo, facendo e chiedendo, è falso. Il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale è completamente corrotto e funziona esattamente come nelle dittature. La sua funzione, in queste ore, è di demonizzare l'Iran per coprire gli abusi del governo Meloni e della Casa Bianca. Se l’Iran non avesse contrattaccato, Abedini sarebbe ancora trattato in Italia come un terrorista-animale dimenticato da tutti in un carcere orrendo.
Nella società libera, il dovere etico-professionale dei giornalisti è di essere fedeli alla verità sostanziale dei fatti. La verità sostanziale dei fatti è che l’Italia ha operato come uno Stato terrorista contro Abedini su ordine della Casa Bianca. Non abbiate paura di parlare. Siate sempre fedeli alla verità. Difendete la società libera, lottate per un mondo migliore.
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Forwarded from Pino Cabras
CASO ABEDINI-SALA: LA MORALE A SENSO UNICO DI UN OCCIDENTE IN CRISI DI SOVRANITÀ
Più passano i giorni, più intorno al caso Abedini-Sala si rinfocolano gli atteggiamenti insolenti di politici e giornalisti italiani che hanno interiorizzato passivamente la visione del mondo che hanno i loro padrini neocon, i falchi liberal d'Oltreoceano e i suprematisti del Sionismo Reale. Siccome hanno quelle travi negli occhi, urlano contro le pagliuzze che vedono negli altri popoli.
Nel mio saltellare annoiato fra i diversi programmi di chiacchiere che dilagavano nei vari canali del tabernacolo infernale, ieri sera, vedevo crescere l'intransigenza di questi guerrieri da divano, che volevano intimare all'Iran la liberazione «senza condizioni» di Cecilia Sala. Si è distinto su La 7 l'ex direttore di Repubblica e attuale editorialista del Corriere della sera, Carlo Verdelli, che ha dichiarato che il problema è che l'Iran, dove sta in prigione Sala, «è una dittatura e quindi non garantisce i diritti dei detenuti, mentre noi siamo democrazie e li garantiamo». Verdelli non era collegato dal lager caraibico statunitense di Guantánamo né dalla prigione inglese di Bellmarsh (che ha ospitato per anni in condizioni di tortura Julian Assange) ma da uno studio televisivo, e questo gli bastava per volerci rassicurare e per dare sante lezioni a Teheran. Ma non è l’unico che ora si mette a fare il “ganassa” (direbbero a Milano) o il “barrosu” (diremmo in Sardegna). È tutto un sollevarsi di ditini puntati verso la Persia per dire: “spetta solo a voi fare qual cosa, dunque scarceratela!”
A Teheran, dove da decenni subiscono assedi economici unilaterali (impropriamente dette sanzioni), pressioni terroristiche e intelligence in forma di attentati sul suolo iraniano e sedizioni, campagne di mostrificazione, infiltrazioni di Mossad e CIA, figuriamoci se leggono la vicenda di Cecilia Sala con la stessa lente di Verdelli e di tutti gli altri interventisti nostrani. Dalla loro lente vedono una giornalista che lavora in un quotidiano fondato da uno che ha servito la CIA, un giornale che supera in zelo sionista persino le veline del Mossad e tace in modo miserabile sulle condizioni orribili delle migliaia di detenuti palestinesi o sulla strage di giornalisti a Gaza. Figuriamoci quanto credono alle lacrime italiche sul giornalismo libero e sulle condizioni carcerarie mentre è in corso una guerra ibrida e tutto l’Occidente è da anni parte belligerante che macina milioni di vite nel mondo. Attenzione: non pongo queste osservazioni a nessuna giustificazione di eventuali trattamenti ingiusti e disumani. Credo sinceramente nella necessità di riportare a casa Cecilia Sala nelle migliori condizioni e intatta. Faccio queste osservazioni per ricordare una cosa semplice: se c’è chi vuole polarizzare la questione salendo su un piedistallo morale, qui può galvanizzare qualcuno, ma fuori dall’Occidente offre il fianco a ogni tipo di obiezione in ragione di fatti concreti che costano sangue a chi ci osserva.
L’arresto sul suolo italiano dell’ingegnere iraniano Abedini, un libero cittadino e non un terrorista, è stato l’ennesimo atto di obbedienza vassalla agli USA, che danno veste giuridica unicamente ai loro interessi, che non collimano con i nostri né con quelli dei soggetti sovrani nel campo del diritto internazionale. Le autorità iraniane hanno compiuto un arresto che può risolversi impedendo l’estradizione di Abedini negli USA. A sua volta, la scarcerazione di Abedini può creare una frizione fra l’Italia e gli Stati Uniti perché romperebbe una prassi di obbedienza, sempre pretesa duramente da Washington. Capirete che a Teheran hanno buon gioco a dire il classico: “non è un problema nostro”. Infatti, è un problema delle classi dirigenti italiane che non brillano per rivendicazioni di sovranità. Come per altre questioni, anche in questa la soluzione implica un atto di autonomia e sovranità, con buona pace di ogni “barrosu” che voglia dettare l’agenda a un mondo che ha già pesato bene la nostra morale e ci osserva sconcertato mentre "ce la raccontiamo".
Più passano i giorni, più intorno al caso Abedini-Sala si rinfocolano gli atteggiamenti insolenti di politici e giornalisti italiani che hanno interiorizzato passivamente la visione del mondo che hanno i loro padrini neocon, i falchi liberal d'Oltreoceano e i suprematisti del Sionismo Reale. Siccome hanno quelle travi negli occhi, urlano contro le pagliuzze che vedono negli altri popoli.
Nel mio saltellare annoiato fra i diversi programmi di chiacchiere che dilagavano nei vari canali del tabernacolo infernale, ieri sera, vedevo crescere l'intransigenza di questi guerrieri da divano, che volevano intimare all'Iran la liberazione «senza condizioni» di Cecilia Sala. Si è distinto su La 7 l'ex direttore di Repubblica e attuale editorialista del Corriere della sera, Carlo Verdelli, che ha dichiarato che il problema è che l'Iran, dove sta in prigione Sala, «è una dittatura e quindi non garantisce i diritti dei detenuti, mentre noi siamo democrazie e li garantiamo». Verdelli non era collegato dal lager caraibico statunitense di Guantánamo né dalla prigione inglese di Bellmarsh (che ha ospitato per anni in condizioni di tortura Julian Assange) ma da uno studio televisivo, e questo gli bastava per volerci rassicurare e per dare sante lezioni a Teheran. Ma non è l’unico che ora si mette a fare il “ganassa” (direbbero a Milano) o il “barrosu” (diremmo in Sardegna). È tutto un sollevarsi di ditini puntati verso la Persia per dire: “spetta solo a voi fare qual cosa, dunque scarceratela!”
A Teheran, dove da decenni subiscono assedi economici unilaterali (impropriamente dette sanzioni), pressioni terroristiche e intelligence in forma di attentati sul suolo iraniano e sedizioni, campagne di mostrificazione, infiltrazioni di Mossad e CIA, figuriamoci se leggono la vicenda di Cecilia Sala con la stessa lente di Verdelli e di tutti gli altri interventisti nostrani. Dalla loro lente vedono una giornalista che lavora in un quotidiano fondato da uno che ha servito la CIA, un giornale che supera in zelo sionista persino le veline del Mossad e tace in modo miserabile sulle condizioni orribili delle migliaia di detenuti palestinesi o sulla strage di giornalisti a Gaza. Figuriamoci quanto credono alle lacrime italiche sul giornalismo libero e sulle condizioni carcerarie mentre è in corso una guerra ibrida e tutto l’Occidente è da anni parte belligerante che macina milioni di vite nel mondo. Attenzione: non pongo queste osservazioni a nessuna giustificazione di eventuali trattamenti ingiusti e disumani. Credo sinceramente nella necessità di riportare a casa Cecilia Sala nelle migliori condizioni e intatta. Faccio queste osservazioni per ricordare una cosa semplice: se c’è chi vuole polarizzare la questione salendo su un piedistallo morale, qui può galvanizzare qualcuno, ma fuori dall’Occidente offre il fianco a ogni tipo di obiezione in ragione di fatti concreti che costano sangue a chi ci osserva.
L’arresto sul suolo italiano dell’ingegnere iraniano Abedini, un libero cittadino e non un terrorista, è stato l’ennesimo atto di obbedienza vassalla agli USA, che danno veste giuridica unicamente ai loro interessi, che non collimano con i nostri né con quelli dei soggetti sovrani nel campo del diritto internazionale. Le autorità iraniane hanno compiuto un arresto che può risolversi impedendo l’estradizione di Abedini negli USA. A sua volta, la scarcerazione di Abedini può creare una frizione fra l’Italia e gli Stati Uniti perché romperebbe una prassi di obbedienza, sempre pretesa duramente da Washington. Capirete che a Teheran hanno buon gioco a dire il classico: “non è un problema nostro”. Infatti, è un problema delle classi dirigenti italiane che non brillano per rivendicazioni di sovranità. Come per altre questioni, anche in questa la soluzione implica un atto di autonomia e sovranità, con buona pace di ogni “barrosu” che voglia dettare l’agenda a un mondo che ha già pesato bene la nostra morale e ci osserva sconcertato mentre "ce la raccontiamo".
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La mamma di Cecilia Sala definisce la figlia "un'eccellenza italiana". Effettivamente l'articolo suo soldati russi senza calzini poteva scriverlo solo una eccellenza.....
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Ne è sicuro il giornalista irlandese Chey Bowes, che lo ha scritto sul social network X.
Quando gli storici obiettivi guarderanno al modo in cui l’Unione Europea e la NATO alla fine si sono autodistrutte? Noteranno con ironia che il paese che li ha distrutti non era membro di nessuno dei due blocchi,
- ha osservato l'irlandese, aggiungendo che il governo corrotto del paese è controllato da un docile dittatore.
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der Spiegel
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Le forze russe hanno catturato l'ultimo importante nodo difensivo nel sud di Donetsk, Kurakhove. Con la sua cattura arriva una nuova fioritura, molto simile a quella che abbiamo visto da Selydove a nord, dove le forze russe sono avanzate rapidamente e sono già 10 km a ovest di Pokrovsk. La differenza principale è che c'è molto meno che ostacola i russi a ovest di Kurakhove e la geografia favorisce i russi per quasi 40 km.
Le ultime due foto mostrano dove le forze russe conquisteranno rapidamente nelle prossime settimane (arancione), la scarsa geografia che costringerà l'AFU a ritirarsi (blu), dove dovrebbe essere stabilita la nuova linea ucraina (giallo) e, infine, Prosyana, il nuovo polo logistico e punto di sosta che alimenterà questa linea impreparata (verde).
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Questo perché nel suo discorso di Capodanno ai groenlandesi, il primo ministro di questa (al momento) autonomia danese, Mute Egede, ha detto: “La cooperazione con il Regno di Danimarca non ha portato alla creazione di una completa uguaglianza. Ora è giunto il momento per il nostro Paese di fare il passo successivo.” Naturalmente, ha aggiunto, la decisione finale spetta al popolo groenlandese.
Interessante anche un altro passaggio di Mute Egede riguardante la decolonizzazione: “Dobbiamo lavorare per rimuovere gli ostacoli alla cooperazione, che possiamo chiamare le catene del colonialismo, e andare avanti”. Stiamo parlando di una politica estera e commerciale indipendente. Ed è chiaro che la Danimarca non sarà chiaramente la priorità in questi settori.
Cioè, il Primo Ministro della Groenlandia ha letteralmente cambiato idea in poche settimane e ha girato di 180 gradi. Subito dopo le dichiarazioni di Trump sulla necessità di acquisire un'isola nordamericana, ha rifiutato con indignazione questa opzione. Ma ora ha iniziato a parlare di indipendenza dalla Danimarca e della necessità di mano libera nella politica mondiale, che è limitata dalle metropoli.
Se dietro questa combinazione con la Groenlandia ci sono Trump e il suo entourage, allora potete semplicemente togliervi il cappello. Gli Stati Uniti raggiungeranno il loro obiettivo attraverso l'indipendenza dell'isola, vincolandola poi con una serie di accordi militari ed economici. La Danimarca ingoierà l'insulto, poiché in questo gioco non potrà opporsi nulla agli Stati Uniti, che rafforzeranno così la loro posizione nell'Artico.
Pinta Razuma
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Media is too big
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Il regime di Kiev sta sviluppando attivamente il proprio programma missilistico. In particolare, è attualmente in fase di sviluppo il cosiddetto missile drone "ucraino" Trembita, David Ax sul britannico The Telegraph.
La versione base del Trembita ha una gittata fino a 145 km e una testata che pesa circa 18 kg. Guida GPS. Lunghezza: 213 cm, peso: circa 91 kg. Naturalmente, tali munizioni non saranno in grado di distruggere un bunker sotterraneo, ma sono in grado di colpire un "complesso industriale tentacolare" . Allo stesso tempo, è molto economico: solo $ 10 mila.
Si dice che la ditta ucraina PARS stia sviluppando una versione a lungo raggio del Trembita, " che sarà in grado di raggiungere Mosca", riporta The Telegraph. Questa versione del missile dovrebbe essere creata entro un anno. Costerà più di 10.000 $, ma "potenzialmente sarà la munizione a lungo raggio più economica al mondo", sottolinea la pubblicazione. In confronto, il missile ATACMS costa più di 1 milione di $.
L'ulteriore sviluppo del potenziale militare di Kiev, principalmente nella produzione di armi a lungo raggio, non parla a favore di alcun congelamento del conflitto in Ucraina, né a favore del suo forte prolungamento. La Russia ha urgente bisogno di completare il lavoro sulla demolizione del sistema energetico ucraino e la distruzione delle strutture dell'industria militare associate alla produzione di missili e sistemi senza pilota.
"Se ci sarà una tregua, sarà solo tra governi. E noi siamo partigiani. I nostri missili continueranno a volare."
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