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NEOLIBERISMO: una timeline
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Il neoliberismo non è soltanto una teoria economica ma un progetto storico e politico che, dagli anni ’40 a oggi, ha trasformato in profondità le nostre vite, le istituzioni, il linguaggio stesso della politica. Nato ai margini del pensiero dominante si è imposto silenziosamente grazie a reti internazionali di economisti, think tank, fondazioni e governi, fino a diventare la forma di governo del mondo contemporaneo.
Questa linea del tempo ricostruisce le tappe fondamentali della sua ascesa seguendo il fondamentale lavoro di Marco D’Eramo "Dominio" e integrandolo con dati storici e snodi strategici.
(Disclaimer per i puristi dell'umanesimo scrittorio: nel redigere questa timeline mi sono aiutato, come altre volte, nel potere sintetizzante di chatgpt, uploadando capitoli e copiando citazioni del libro in oggetto, per poi verificare con cura la corrispondenza al testo ed eventualmente modificando impostazione e contenuti sulla scorta del senso desiderato per il post. Non aspiro al Pulitzer ma alla diffusione della conoscenza storica in chiave politica, sfruttando ogni mezzo a disposizione.)
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1940-1960: Le origini carbonare del neoliberismo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel pieno trionfo del keynesismo e dello Stato sociale, un piccolo gruppo di economisti e intellettuali liberisti inizia a riunirsi nell’ombra. Nel 1947 nasce la Mont Pelerin Society, fondata da Friedrich von Hayek e altri pensatori come Milton Friedman. Questi studiosi temono che l’intervento dello Stato nell’economia porti alla tirannia.
Nel 1944, Hayek pubblica "The Road to Serfdom" ("La via della schiavitù"), in cui sostiene che ogni tentativo di pianificazione economica conduce inevitabilmente alla perdita della libertà individuale. Per anni, queste idee restano marginali, ritenute troppo estreme perfino nei circoli accademici.
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1968: Il Nobel che legittima l’ideologia.
La Banca di Svezia istituisce il Premio Nobel per l’Economia. Non è un Nobel “ufficiale” come gli altri (non fu istituito da Alfred Nobel), ma ottiene rapidamente prestigio.
Negli anni successivi viene assegnato a molti economisti neoliberisti come Hayek, Friedman e i teorici della Scuola di Chicago. Il premio serve a dare autorevolezza “scientifica” a una visione del mondo che inizia a presentarsi come neutra e tecnica, ma che è in realtà fortemente ideologica.
*
1971: Il Memorandum Powell e la guerra ideologica.
Un evento cruciale, ma poco noto al grande pubblico, è la stesura del cosiddetto Memorandum Powell. Scritto da Lewis Powell, un avvocato poi diventato giudice della Corte Suprema, il documento è indirizzato alla Camera di Commercio degli Stati Uniti. Powell lancia un appello alle classi dirigenti: il mondo imprenditoriale deve organizzarsi per riconquistare l’egemonia culturale, contrastando la crescente influenza di studenti, sindacati, giornalisti e attivisti. Serve una vera e propria “controffensiva”, non con le armi ma con i media, le università, i tribunali.
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1973: Cile, primo laboratorio neoliberista.
In Cile, il colpo di Stato contro il presidente socialista Salvador Allende porta al potere il generale Augusto Pinochet.
Sotto la sua dittatura il paese diventa il primo laboratorio pratico delle politiche neoliberiste, guidate dai cosiddetti Chicago Boys: economisti cileni formati all’Università di Chicago da Milton Friedman. Vengono attuate privatizzazioni di massa, deregolamentazioni, distruzione dei diritti sindacali, tagli brutali alla spesa pubblica. La repressione politica accompagna la liberalizzazione economica: un connubio che si ripeterà in altri contesti.
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1974-1976: Nasce la rete dei think tank.
In questi anni nascono i grandi think tank neoliberisti americani, come la Heritage Foundation, il Cato Institute e il rinnovato American Enterprise Institute.
Queste organizzazioni diventano fabbriche di idee, con lo scopo di trasformare la teoria neoliberale in politiche pubbliche concrete.
Richard Fink, ideologo della Koch Industries, codifica la strategia in tre fasi:
1) Produzione teorica (università, fondazioni);
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Il neoliberismo non è soltanto una teoria economica ma un progetto storico e politico che, dagli anni ’40 a oggi, ha trasformato in profondità le nostre vite, le istituzioni, il linguaggio stesso della politica. Nato ai margini del pensiero dominante si è imposto silenziosamente grazie a reti internazionali di economisti, think tank, fondazioni e governi, fino a diventare la forma di governo del mondo contemporaneo.
Questa linea del tempo ricostruisce le tappe fondamentali della sua ascesa seguendo il fondamentale lavoro di Marco D’Eramo "Dominio" e integrandolo con dati storici e snodi strategici.
(Disclaimer per i puristi dell'umanesimo scrittorio: nel redigere questa timeline mi sono aiutato, come altre volte, nel potere sintetizzante di chatgpt, uploadando capitoli e copiando citazioni del libro in oggetto, per poi verificare con cura la corrispondenza al testo ed eventualmente modificando impostazione e contenuti sulla scorta del senso desiderato per il post. Non aspiro al Pulitzer ma alla diffusione della conoscenza storica in chiave politica, sfruttando ogni mezzo a disposizione.)
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1940-1960: Le origini carbonare del neoliberismo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel pieno trionfo del keynesismo e dello Stato sociale, un piccolo gruppo di economisti e intellettuali liberisti inizia a riunirsi nell’ombra. Nel 1947 nasce la Mont Pelerin Society, fondata da Friedrich von Hayek e altri pensatori come Milton Friedman. Questi studiosi temono che l’intervento dello Stato nell’economia porti alla tirannia.
Nel 1944, Hayek pubblica "The Road to Serfdom" ("La via della schiavitù"), in cui sostiene che ogni tentativo di pianificazione economica conduce inevitabilmente alla perdita della libertà individuale. Per anni, queste idee restano marginali, ritenute troppo estreme perfino nei circoli accademici.
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1968: Il Nobel che legittima l’ideologia.
La Banca di Svezia istituisce il Premio Nobel per l’Economia. Non è un Nobel “ufficiale” come gli altri (non fu istituito da Alfred Nobel), ma ottiene rapidamente prestigio.
Negli anni successivi viene assegnato a molti economisti neoliberisti come Hayek, Friedman e i teorici della Scuola di Chicago. Il premio serve a dare autorevolezza “scientifica” a una visione del mondo che inizia a presentarsi come neutra e tecnica, ma che è in realtà fortemente ideologica.
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1971: Il Memorandum Powell e la guerra ideologica.
Un evento cruciale, ma poco noto al grande pubblico, è la stesura del cosiddetto Memorandum Powell. Scritto da Lewis Powell, un avvocato poi diventato giudice della Corte Suprema, il documento è indirizzato alla Camera di Commercio degli Stati Uniti. Powell lancia un appello alle classi dirigenti: il mondo imprenditoriale deve organizzarsi per riconquistare l’egemonia culturale, contrastando la crescente influenza di studenti, sindacati, giornalisti e attivisti. Serve una vera e propria “controffensiva”, non con le armi ma con i media, le università, i tribunali.
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1973: Cile, primo laboratorio neoliberista.
In Cile, il colpo di Stato contro il presidente socialista Salvador Allende porta al potere il generale Augusto Pinochet.
Sotto la sua dittatura il paese diventa il primo laboratorio pratico delle politiche neoliberiste, guidate dai cosiddetti Chicago Boys: economisti cileni formati all’Università di Chicago da Milton Friedman. Vengono attuate privatizzazioni di massa, deregolamentazioni, distruzione dei diritti sindacali, tagli brutali alla spesa pubblica. La repressione politica accompagna la liberalizzazione economica: un connubio che si ripeterà in altri contesti.
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1974-1976: Nasce la rete dei think tank.
In questi anni nascono i grandi think tank neoliberisti americani, come la Heritage Foundation, il Cato Institute e il rinnovato American Enterprise Institute.
Queste organizzazioni diventano fabbriche di idee, con lo scopo di trasformare la teoria neoliberale in politiche pubbliche concrete.
Richard Fink, ideologo della Koch Industries, codifica la strategia in tre fasi:
1) Produzione teorica (università, fondazioni);
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2) Traduzione politica (consulenze, lobby, partiti);
3) Diffusione culturale di massa (media, libri, formazione).
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1980: L’arrivo di Reagan e la svolta epocale.
Con Ronald Reagan alla Casa Bianca (e Margaret Thatcher al potere in Gran Bretagna) le idee neoliberiste escono dal mondo accademico per diventare linea di governo.
L’amministrazione Reagan si ispira esplicitamente ai documenti della Heritage Foundation, come Mandate for Leadership, che diventa la “bibbia” della nuova destra americana.
Si tagliano le tasse ai ricchi, si deregolamentano i mercati, si attacca apertamente il potere dei sindacati. È l’inizio di una nuova era.
*
1980-1990: Vittoria culturale.
In questo decennio il neoliberismo conquista anche la cultura e la sinistra. Il motto di Thatcher “There is no alternative” (TINA) diventa una formula dominante. La sinistra smette di parlare di conflitto sociale e comincia ad accettare il mercato come unico orizzonte possibile. La stessa caduta del Muro di Berlino (1989) viene letta come la “fine della storia”: ha vinto il capitalismo, non c’è più nulla da discutere.
*
1990-2000: La globalizzazione come veicolo.
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica il neoliberismo si globalizza. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) impongono privatizzazioni e tagli al welfare in tutto il mondo.
I governi diventano “manager” e gli Stati si ritirano dall’economia. Le banche centrali diventano autonome e guidate da tecnocrati non eletti. La parola “pubblico” viene screditata, mentre la “libertà di mercato” diventa dogma.
*
2008: La crisi finanziaria e il paradosso.
Quando nel 2008 crolla il sistema bancario globale ci si aspetterebbe la fine del neoliberismo. Ma succede l’opposto.
Come scrive Naomi Klein si segue la logica del “shock doctrine”: mai sprecare una crisi. I think tank neoliberisti tornano alla ribalta per difendere il sistema, imponendo tagli e austerità.
Le élite rilanciano la propria agenda, mentre la classe media affonda.
*
2016-2020: Il ritorno della destra radicale.
Con l’elezione di Donald Trump, il neoliberismo assume nuove forme: protezionismo, nazionalismo, ma sempre con lo stesso scopo: difendere il privilegio economico.
L’amministrazione Trump adotta 208 raccomandazioni della Heritage Foundation, trasformandole in politiche concrete. Il dominio continua, anche quando si maschera da “ribellione”.
*
2020-2025: Crisi sanitaria, sorveglianza e riconfigurazione del dominio.
2020: Pandemia e shock globale.
- Il Covid-19 segna una svolta: emergenza sanitaria, lockdown, crisi economica globale.
- Apparente sospensione del dogma neoliberista: ritorno dello Stato, aiuti pubblici, sussidi.
- Ma il neoliberismo si adatta: le Big Tech diventano infrastrutture essenziali (Amazon, Google, Zoom, Microsoft), e il capitalismo delle piattaforme si espande.
2021: Il nuovo capitalismo pandemico.
- Le disuguaglianze esplodono: i miliardari guadagnano enormemente durante la pandemia.
- Gli Stati socializzano le perdite, mentre il capitale privatizza i profitti.
- In nome dell’efficienza e della sicurezza, si rafforza la logica della sorveglianza, della digitalizzazione forzata e del lavoro precario da remoto.
2022: Guerra in Ucraina e accelerazione energetica.
- La guerra diventa occasione per ridefinire politiche industriali e strategiche: spese militari aumentate, ritorno di retoriche nazionaliste.
- L’emergenza energetica rilancia il potere delle grandi compagnie fossili.
- I governi continuano a intervenire, ma sempre più in funzione del mercato, non della giustizia sociale.
2023: Normalizzazione del dominio digitale.
- L’istruzione, la sanità, il lavoro vengono riorganizzati intorno a piattaforme private.
- L’agenda della digitalizzazione penetra ogni ambito della vita quotidiana, spesso con la retorica del progresso e della transizione ecologica.
- La scuola, in particolare, diventa banco di prova del nuovo disciplinamento neoliberale: meritocrazia, competenze, valutazione, tecnocrazia.
2024-2025: Il dominio entra in una nuova fase post-democratica.
3) Diffusione culturale di massa (media, libri, formazione).
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1980: L’arrivo di Reagan e la svolta epocale.
Con Ronald Reagan alla Casa Bianca (e Margaret Thatcher al potere in Gran Bretagna) le idee neoliberiste escono dal mondo accademico per diventare linea di governo.
L’amministrazione Reagan si ispira esplicitamente ai documenti della Heritage Foundation, come Mandate for Leadership, che diventa la “bibbia” della nuova destra americana.
Si tagliano le tasse ai ricchi, si deregolamentano i mercati, si attacca apertamente il potere dei sindacati. È l’inizio di una nuova era.
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1980-1990: Vittoria culturale.
In questo decennio il neoliberismo conquista anche la cultura e la sinistra. Il motto di Thatcher “There is no alternative” (TINA) diventa una formula dominante. La sinistra smette di parlare di conflitto sociale e comincia ad accettare il mercato come unico orizzonte possibile. La stessa caduta del Muro di Berlino (1989) viene letta come la “fine della storia”: ha vinto il capitalismo, non c’è più nulla da discutere.
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1990-2000: La globalizzazione come veicolo.
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica il neoliberismo si globalizza. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) impongono privatizzazioni e tagli al welfare in tutto il mondo.
I governi diventano “manager” e gli Stati si ritirano dall’economia. Le banche centrali diventano autonome e guidate da tecnocrati non eletti. La parola “pubblico” viene screditata, mentre la “libertà di mercato” diventa dogma.
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2008: La crisi finanziaria e il paradosso.
Quando nel 2008 crolla il sistema bancario globale ci si aspetterebbe la fine del neoliberismo. Ma succede l’opposto.
Come scrive Naomi Klein si segue la logica del “shock doctrine”: mai sprecare una crisi. I think tank neoliberisti tornano alla ribalta per difendere il sistema, imponendo tagli e austerità.
Le élite rilanciano la propria agenda, mentre la classe media affonda.
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2016-2020: Il ritorno della destra radicale.
Con l’elezione di Donald Trump, il neoliberismo assume nuove forme: protezionismo, nazionalismo, ma sempre con lo stesso scopo: difendere il privilegio economico.
L’amministrazione Trump adotta 208 raccomandazioni della Heritage Foundation, trasformandole in politiche concrete. Il dominio continua, anche quando si maschera da “ribellione”.
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2020-2025: Crisi sanitaria, sorveglianza e riconfigurazione del dominio.
2020: Pandemia e shock globale.
- Il Covid-19 segna una svolta: emergenza sanitaria, lockdown, crisi economica globale.
- Apparente sospensione del dogma neoliberista: ritorno dello Stato, aiuti pubblici, sussidi.
- Ma il neoliberismo si adatta: le Big Tech diventano infrastrutture essenziali (Amazon, Google, Zoom, Microsoft), e il capitalismo delle piattaforme si espande.
2021: Il nuovo capitalismo pandemico.
- Le disuguaglianze esplodono: i miliardari guadagnano enormemente durante la pandemia.
- Gli Stati socializzano le perdite, mentre il capitale privatizza i profitti.
- In nome dell’efficienza e della sicurezza, si rafforza la logica della sorveglianza, della digitalizzazione forzata e del lavoro precario da remoto.
2022: Guerra in Ucraina e accelerazione energetica.
- La guerra diventa occasione per ridefinire politiche industriali e strategiche: spese militari aumentate, ritorno di retoriche nazionaliste.
- L’emergenza energetica rilancia il potere delle grandi compagnie fossili.
- I governi continuano a intervenire, ma sempre più in funzione del mercato, non della giustizia sociale.
2023: Normalizzazione del dominio digitale.
- L’istruzione, la sanità, il lavoro vengono riorganizzati intorno a piattaforme private.
- L’agenda della digitalizzazione penetra ogni ambito della vita quotidiana, spesso con la retorica del progresso e della transizione ecologica.
- La scuola, in particolare, diventa banco di prova del nuovo disciplinamento neoliberale: meritocrazia, competenze, valutazione, tecnocrazia.
2024-2025: Il dominio entra in una nuova fase post-democratica.
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- Elezioni svuotate di senso, populismi gestiti, tecnocrazie resilienti: il neoliberismo si presenta ora come unica alternativa possibile alla catastrofe.
- Il linguaggio della crisi permanente (climatica, migratoria, energetica, bellica) viene utilizzato per consolidare le gerarchie e zittire ogni dissenso strutturale.
- L’egemonia neoliberale si trasforma: non più promessa di benessere per tutti, ma gestione selettiva della scarsità e della paura. Venator via facebook
- Il linguaggio della crisi permanente (climatica, migratoria, energetica, bellica) viene utilizzato per consolidare le gerarchie e zittire ogni dissenso strutturale.
- L’egemonia neoliberale si trasforma: non più promessa di benessere per tutti, ma gestione selettiva della scarsità e della paura. Venator via facebook
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇷🇺🇺🇦 LA RUSSIA RIVENDICA LA COMPLETA CONQUISTA DI LUHANSK
La Russia ha preso il pieno controllo della regione orientale ucraina di Luhansk, più di tre anni dopo che il presidente Vladimir Putin ha ordinato l'invio di migliaia di truppe in Ucraina nel febbraio 2022, ha detto il capo della regione sostenuto dalla Russia alla televisione di stato russa. (Fonte: Reuters)
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La Russia ha preso il pieno controllo della regione orientale ucraina di Luhansk, più di tre anni dopo che il presidente Vladimir Putin ha ordinato l'invio di migliaia di truppe in Ucraina nel febbraio 2022, ha detto il capo della regione sostenuto dalla Russia alla televisione di stato russa. (Fonte: Reuters)
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Reuters
Russia takes full control of Ukraine's Luhansk region, Russian-backed official says
Russia has taken full control of Ukraine's eastern Luhansk region, more than three years after President Vladimir Putin ordered thousands of troops into Ukraine in February 2022, the Russian-backed head of the region told Russian state television.
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🗣Al capo della missione diplomatica è stato chiesto di rilasciare immediatamente i giornalisti russi detenuti a Baku;
🗣 Il Ministero degli Esteri ha inoltre osservato che, in seguito alla recente detenzione di cittadini azerbaigiani (cittadini russi) a Ekaterinburg, le forze dell'ordine russe hanno svolto indagini nel pieno rispetto della legge⚡️⚡️⚡️
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Direzione Konstantinovka Le unità del VG Yug "Yug" continuano ad avanzare verso Konstantinovka.
🟥 In precedenza, le unità d'assalto del 4° Omsbr avevano occupato gran parte delle fortificazioni dell'AFU a est di Belaya Gora, tra il fiume Naumikha e il canale, e stavano annientando i resti del nemico sulle alture a nord-est, riferisce Yuriy Kotenok;
🟥 Il giorno prima, le unità del 77° Reggimento avevano sbaragliato le posizioni dell'AFU in due sbarchi tra Dyleevka e Belaya Gora, penetrando nella parte orientale di quest'ultimo villaggio;
🟥 Continuano i combattimenti per le roccaforti nemiche sulle alture a ovest di Dyleevka e nella zona dello stagno;
🟥 Aspri combattimenti - nella zona della ferrovia, dove le nostre unità d'assalto stanno attaccando in direzione di Alexandro-Shultino e a nord della miniera di Matrona Moskovskaja. Miniera di Matrona Moskovskaja. A nord della miniera, i nostri soldati hanno sbaragliato il nemico dagli sbarchi e dalle posizioni sulle alture in direzione di Nelepovka e Kleban-Byka;
🟥 Sono in corso battaglie a Shcherbinovka e Petrovka (Novospasskoye)Please open Telegram to view this post
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Trump su Elon Musk:
DOGE prenderà in considerazione Musk.
Se DOGE prenderà in considerazione Musk, risparmieremo una fortuna.
Non credo che [Musk] dovrebbe giocare a questo gioco con me.Please open Telegram to view this post
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🇺🇳 | Il Commissario Generale dell'UNRWA, Philippe Lazzarini, ha dichiarato:
▫️@TheDomeFlash
«La comunità umanitaria chiede la fine della cosiddetta "Gaza Humanitarian Foundation" (GHF), poiché non fa altro che portare fame e armi da fuoco alla popolazione di Gaza. Dall'inizio di questo progetto, si stima che almeno 500 persone affamate siano state uccise e circa 4.000 siano rimaste ferite mentre lottavano disperatamente per procurarsi cibo.
A causa di questa nuova abominazione, Gaza è passata da 400 punti di distribuzione degli aiuti a soli quattro siti di distribuzione militarizzati. Oggi, oltre 130 ONG hanno chiesto il ripristino di un coordinamento e di una distribuzione unificati, guidati dalle Nazioni Unite e basati sul diritto internazionale umanitario, inclusi UNRWA».
▫️@TheDomeFlash
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🇩🇰 | Secondo le nuove norme approvate dal parlamento danese, le donne danesi ora possono essere chiamate a prestare 11 mesi di servizio militare al compimento dei 18 anni.
Le donne si uniranno ai giovani uomini in un sistema di lotteria che potrebbe richieder loro di svolgere un periodo di leva.
La modifica è stata introdotta mentre i paesi della NATO aumentano la spesa per la difesa in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza in Europa.
▫️@TheDomeFlash
Le donne si uniranno ai giovani uomini in un sistema di lotteria che potrebbe richieder loro di svolgere un periodo di leva.
La modifica è stata introdotta mentre i paesi della NATO aumentano la spesa per la difesa in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza in Europa.
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Кремль. Новости
🇷🇺🇫🇷 Состоялся телефонный разговор Владимира Путина с Президентом Франции Эммануэлем Макроном
🔹Главы государств подробно обсудили ситуацию на Ближнем Востоке в контексте ирано-израильской конфронтации и американских ударов по иранским ядерным объектам. …
🔹Главы государств подробно обсудили ситуацию на Ближнем Востоке в контексте ирано-израильской конфронтации и американских ударов по иранским ядерным объектам. …
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
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Ogni giorno siamo sommersi da notizie che cambiano in continuazione, ma quanto possiamo fidarci di ciò che leggiamo? Tutti i Fatti ti dà solo ciò che conta: notizie verificate, reali, da ogni angolo del mondo.
🔹 Ucraina: nuovi equilibri internazionali si delineano dietro le quinte di un conflitto che non accenna a fermarsi. Ma chi sta davvero tirando le fila?
🔹 Russia e Stati Uniti: le tensioni crescono: attacchi, sanzioni, summit e retoriche aggressive — ma chi sta davvero spingendo verso l’escalation e chi vuole la pace?
🔹 Iran-Israele: la situazione si fa sempre più tesa. Cosa succede davvero lontano dai riflettori? E perché il mondo guarda, ma non interviene?
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Belgrado paralizzata: i manifestanti bloccano il traffico nonostante gli avvertimenti della polizia.
I manifestanti hanno occupato le strade del centro di Belgrado, intensificando la loro mobilitazione antigovernativa.
Seduti, in piedi o attraversando la strada, hanno interrotto il traffico, mentre cassonetti e transenne bloccavano gli incroci. Il movimento, nato dopo la tragedia alla stazione ferroviaria di Novi Sad, chiede ora elezioni anticipate e lo scioglimento dell'Assemblea.
Il presidente Aleksandar Vučić ha denunciato un "tentativo di rivoluzione colorata" guidato, a suo dire, da potenze straniere. Sono state effettuate decine di arresti.
Fonte: RT in francese.Please open Telegram to view this post
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I loro volti mostrano segni di percosse e torture. Questi pericolosi criminali hanno tutti opposto resistenza all'arresto? Dove sono i video? Gli arresti di mafiosi in Russia vengono filmati.
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Forwarded from Pino Cabras
Io non me ne intendo. Dovrò per forza consultarmi con Fassino
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Fonte: Reuters
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