Forwarded from Giubbe Rosse
COSA È SUCCESSO VERAMENTE IN ALASKA
di Pepe Escobar, The Cradle, 18 agosto 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
L’incontro Putin-Trump ha fatto cadere alcuni veli importanti. Ha rivelato che Washington considera la Russia una potenza pari e che l’Europa è poco più di un utile strumento americano.
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di Pepe Escobar, The Cradle, 18 agosto 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
L’incontro Putin-Trump ha fatto cadere alcuni veli importanti. Ha rivelato che Washington considera la Russia una potenza pari e che l’Europa è poco più di un utile strumento americano.
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Forwarded from Pino Cabras
EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[PRIMA PARTE]
La vicenda che si è chiusa con il summit di Zelensky e gli orfani europei di Biden a casa di Trump non è un episodio isolato, ma la ripetizione di una condizione storica sedimentata. L’Europa non è più un soggetto autonomo dalla metà del Novecento, quando le due guerre mondiali hanno dissolto il vecchio equilibrio di potenze e consegnato i suoi destini al nuovo centro imperiale: Washington. C’era anche un pezzo d’Europa nell’orbita di Mosca fino al crollo dell’Unione Sovietica, ma le classi dirigenti est-europee che erano provincia dell’impero si adattarono facilmente a essere zelante provincia di un altro impero, fino a portare alla misura gretta di provincia anche il resto del continente occidentalizzato.
Ciò che talvolta viene raccontato come “rinascita europea” – i piani Marshall, i miracoli economici, la costruzione comunitaria – è stato in realtà un processo di ricostruzione sotto tutela. Non bastano i capitali, le tecnologie, i mercati comuni per generare una vera forza storica: occorre che vi sia un blocco dirigente capace di esercitare insieme potenza economica, militare, culturale.
Per “blocco dirigente” si intende un insieme coeso di élite politiche, economiche e culturali che sappiano dare direzione a un popolo e a un territorio: non solo ricchezza o eserciti, ma anche un progetto condiviso. Questo in Europa non è mai maturato, se non come un formidabile accumulo retorico. Si è prodotta ricchezza, si sono accumulate istituzioni, ma senza mai un vero centro politico in grado di tradurle in autonomia.
Negli ultimi decenni, man mano che gli Stati Uniti hanno mostrato le incrinature del loro primato, il continente europeo ha reagito in modo sempre più contradditorio, adattandosi alle strategie decise oltreoceano, persino quando erano contrarie agli interessi materiali dei suoi popoli. È il segno di una classe dirigente che non possiede un progetto proprio, ma vive entro un blocco storico subalterno, cioè un assetto in cui le decisioni fondamentali non nascono da qui ma vengono importate, e in cui le élite locali amministrano una dipendenza strutturale.
L’irruzione di nuove potenze – Russia, Cina, India, Brasile – ha reso questa condizione ancora più evidente: il mondo si muove verso un ordine multipolare, dove non c’è più un unico centro di comando, ma diversi poli di forza che competono. Eppure l’Europa continua a porsi come cinghia di trasmissione di un Occidente in declino. Così, di fronte alla crisi ucraina, si è scelta la via della guerra per procura (cioè combattuta dagli ucraini con armi, soldi e strategie fornite dall’Occidente), con costi enormi in termini di risorse e di credibilità, senza alcuna prospettiva autonoma. I premier europei si sono presentati alla Casa Bianca facendo umiliante anticamera e senza un piano B: ancora sono lì come il primo giorno, a sognare la guerra totale e la "debellatio" della Russia, in totale stato di negazione della realtà.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha accentuato un quadro che pure era chiaro, per chi lo guardava già senza veli ideologici. Washington non si cura più neppure di mantenere le apparenze: tratta direttamente con Mosca e Pechino, riorganizza il Medio Oriente secondo le sue esigenze, ridisegna i vincoli internazionali a misura dei suoi interessi. All’Europa resta la parte del comprimario totalmente umiliato, costretta a legittimare decisioni prese altrove.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
[segue…]
[PRIMA PARTE]
La vicenda che si è chiusa con il summit di Zelensky e gli orfani europei di Biden a casa di Trump non è un episodio isolato, ma la ripetizione di una condizione storica sedimentata. L’Europa non è più un soggetto autonomo dalla metà del Novecento, quando le due guerre mondiali hanno dissolto il vecchio equilibrio di potenze e consegnato i suoi destini al nuovo centro imperiale: Washington. C’era anche un pezzo d’Europa nell’orbita di Mosca fino al crollo dell’Unione Sovietica, ma le classi dirigenti est-europee che erano provincia dell’impero si adattarono facilmente a essere zelante provincia di un altro impero, fino a portare alla misura gretta di provincia anche il resto del continente occidentalizzato.
Ciò che talvolta viene raccontato come “rinascita europea” – i piani Marshall, i miracoli economici, la costruzione comunitaria – è stato in realtà un processo di ricostruzione sotto tutela. Non bastano i capitali, le tecnologie, i mercati comuni per generare una vera forza storica: occorre che vi sia un blocco dirigente capace di esercitare insieme potenza economica, militare, culturale.
Per “blocco dirigente” si intende un insieme coeso di élite politiche, economiche e culturali che sappiano dare direzione a un popolo e a un territorio: non solo ricchezza o eserciti, ma anche un progetto condiviso. Questo in Europa non è mai maturato, se non come un formidabile accumulo retorico. Si è prodotta ricchezza, si sono accumulate istituzioni, ma senza mai un vero centro politico in grado di tradurle in autonomia.
Negli ultimi decenni, man mano che gli Stati Uniti hanno mostrato le incrinature del loro primato, il continente europeo ha reagito in modo sempre più contradditorio, adattandosi alle strategie decise oltreoceano, persino quando erano contrarie agli interessi materiali dei suoi popoli. È il segno di una classe dirigente che non possiede un progetto proprio, ma vive entro un blocco storico subalterno, cioè un assetto in cui le decisioni fondamentali non nascono da qui ma vengono importate, e in cui le élite locali amministrano una dipendenza strutturale.
L’irruzione di nuove potenze – Russia, Cina, India, Brasile – ha reso questa condizione ancora più evidente: il mondo si muove verso un ordine multipolare, dove non c’è più un unico centro di comando, ma diversi poli di forza che competono. Eppure l’Europa continua a porsi come cinghia di trasmissione di un Occidente in declino. Così, di fronte alla crisi ucraina, si è scelta la via della guerra per procura (cioè combattuta dagli ucraini con armi, soldi e strategie fornite dall’Occidente), con costi enormi in termini di risorse e di credibilità, senza alcuna prospettiva autonoma. I premier europei si sono presentati alla Casa Bianca facendo umiliante anticamera e senza un piano B: ancora sono lì come il primo giorno, a sognare la guerra totale e la "debellatio" della Russia, in totale stato di negazione della realtà.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha accentuato un quadro che pure era chiaro, per chi lo guardava già senza veli ideologici. Washington non si cura più neppure di mantenere le apparenze: tratta direttamente con Mosca e Pechino, riorganizza il Medio Oriente secondo le sue esigenze, ridisegna i vincoli internazionali a misura dei suoi interessi. All’Europa resta la parte del comprimario totalmente umiliato, costretta a legittimare decisioni prese altrove.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
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Forwarded from Pino Cabras
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EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[SECONDA PARTE]
PROSPETTIVE
L’integrazione atlantista – cioè l’allineamento politico, economico e militare dell’Europa all’alleanza guidata dagli Stati Uniti, incarnata dalla NATO e dalle istituzioni occidentali – lungi dall’essere un argine di forza, ha prodotto una borghesia compradora.
Con questa espressione si intende una classe dirigente che non difende l’interesse dei popoli che rappresenta, ma si limita a fare da intermediaria: compra e vende, media e traduce i desiderata del centro imperiale americano in cambio di rendite e protezioni. È una classe dirigente che accetta la subordinazione come orizzonte naturale, priva della volontà di elaborare un progetto strategico proprio. Buoni a nulla, capaci di tutto.
A rendere la situazione ancora più drammatica è, infatti, la qualità dei dirigenti europei di oggi: i peggiori degli ultimi ottant’anni. Non hanno alcuna visione politica, se non quella del riarmo; non conoscono altro linguaggio che quello delle armi e delle sanzioni; e, soprattutto, hanno come unico orizzonte economico il saccheggio sistematico delle classi medie, trattate come una cava da cui estrarre risorse fiscali e sacrifici sociali fino a ridurle allo stremo. È un processo che forse garantisce qualche anno di sopravvivenza a sistemi politici ormai esausti, ma che al tempo stesso rischia di distruggere intere nazioni, svuotandole delle loro energie produttive e civili. Giorgia Meloni, dopo un’interminabile propaganda “sovranista”, si rivela definitivamente come un drammatico incrocio tra Di Maio rimangia-tutto e Draghi mangia-tutto. Puro atlantismo terminale con annesso tradimento della “Nazione” di cui pure si riempie la bocca.
Eppure, in un mondo multipolare, la logica potrebbe rovesciarsi: stati europei sciolti dal vincolo UE e NATO, pur nella loro piccola scala, avrebbero paradossalmente margini maggiori di sovranità.
Infatti, un paese che non dipendesse da Bruxelles o da Washington per ogni decisione potrebbe tessere relazioni più autonome con i giganti emergenti, decidere la propria politica energetica, aprire canali commerciali e culturali senza dover chiedere permessi. Si tratterebbe di stati piccoli, certo, ma meno “inchiodati” a un’architettura che li rende sudditi.
Non si tratterebbe di una restaurazione dell’antico primato europeo – ormai tramontato per sempre – ma della possibilità di essere, ancora una volta, attori e non spettatori nella trasformazione del mondo.
[FINE SECONDA E ULTIMA PARTE]
EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[SECONDA PARTE]
PROSPETTIVE
L’integrazione atlantista – cioè l’allineamento politico, economico e militare dell’Europa all’alleanza guidata dagli Stati Uniti, incarnata dalla NATO e dalle istituzioni occidentali – lungi dall’essere un argine di forza, ha prodotto una borghesia compradora.
Con questa espressione si intende una classe dirigente che non difende l’interesse dei popoli che rappresenta, ma si limita a fare da intermediaria: compra e vende, media e traduce i desiderata del centro imperiale americano in cambio di rendite e protezioni. È una classe dirigente che accetta la subordinazione come orizzonte naturale, priva della volontà di elaborare un progetto strategico proprio. Buoni a nulla, capaci di tutto.
A rendere la situazione ancora più drammatica è, infatti, la qualità dei dirigenti europei di oggi: i peggiori degli ultimi ottant’anni. Non hanno alcuna visione politica, se non quella del riarmo; non conoscono altro linguaggio che quello delle armi e delle sanzioni; e, soprattutto, hanno come unico orizzonte economico il saccheggio sistematico delle classi medie, trattate come una cava da cui estrarre risorse fiscali e sacrifici sociali fino a ridurle allo stremo. È un processo che forse garantisce qualche anno di sopravvivenza a sistemi politici ormai esausti, ma che al tempo stesso rischia di distruggere intere nazioni, svuotandole delle loro energie produttive e civili. Giorgia Meloni, dopo un’interminabile propaganda “sovranista”, si rivela definitivamente come un drammatico incrocio tra Di Maio rimangia-tutto e Draghi mangia-tutto. Puro atlantismo terminale con annesso tradimento della “Nazione” di cui pure si riempie la bocca.
Eppure, in un mondo multipolare, la logica potrebbe rovesciarsi: stati europei sciolti dal vincolo UE e NATO, pur nella loro piccola scala, avrebbero paradossalmente margini maggiori di sovranità.
Infatti, un paese che non dipendesse da Bruxelles o da Washington per ogni decisione potrebbe tessere relazioni più autonome con i giganti emergenti, decidere la propria politica energetica, aprire canali commerciali e culturali senza dover chiedere permessi. Si tratterebbe di stati piccoli, certo, ma meno “inchiodati” a un’architettura che li rende sudditi.
Non si tratterebbe di una restaurazione dell’antico primato europeo – ormai tramontato per sempre – ma della possibilità di essere, ancora una volta, attori e non spettatori nella trasformazione del mondo.
[FINE SECONDA E ULTIMA PARTE]
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Non accetteremo la fine della guerra se non ci sarà rispetto per la sicurezza della Federazione Russa e per i diritti dei russi in Ucraina.
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Si prevede che includeranno quattro elementi chiave:
- presenza militare straniera,
- sistemi di difesa aerea,
- forniture di armi,
- controllo sulla cessazione delle ostilità.
The Wall Street Journal
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Bloomberg
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Questi limiti, introdotti a metà 2025 in mezzo a tensioni di sicurezza, avevano interrotto i settori agricolo, automobilistico ed elettronico dell'India, oltre a importanti progetti infrastrutturali.
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⚡️Il ritorno della Crimea all'Ucraina è impossibile. L'Ucraina non diventerà mai membro della NATO.
⚡️Non ci saranno truppe americane in Ucraina.
⚡️La Francia, il Regno Unito e la Germania vogliono schierare le loro truppe in Ucraina.
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Interessante discussione con Arnaldo Vitangeli (il Puzzle) sugli ultimi sviluppi della crisi ucraina. https://www.youtube.com/watch?v=IA5kaFFxJKc
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Vittoria russa e Italia nel nuovo scenario globale -Giuseppe Masala
Dopo il successo della Russia di Putin, che in Alaska ha visto riconosciuto il suo ruolo globale e sul campo di battaglia avanza in maniera sempre più netta, l'Ue è entrata in una crisi che secondo molti sarà letale. Ma in questo nuovo scenario quali sono…
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Situazione sui fronti di Shakhovskoy, Ilyinovskaya, Mirnograd e Dobropillya: Dopo aver assicurato Kucheriv Yar, l'esercito russo ha riconquistato alcune posizioni a nord-est della località. Inoltre, le forze russe hanno fatto alcuni avanzamenti a sud-ovest di Stepanivka. Inoltre, le truppe russe sono entrate negli impianti di trattamento delle acque reflue a sud della miniera di Mirnogradskaya, dove si stanno verificando scontri con le forze ucraine. Una situazione simile si sta verificando a nord di Sukhetske, poiché l'esercito ucraino sta cercando di riconquistare la località dopo la riconquista del tratto ferroviario.
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Situazione sul fronte di Pokrovsk: Durante le ultime 48 ore l'Esercito ucraino ha riconquistato nuove posizioni e ha fatto rientro nella parte nord di Leontovychi. D'altra parte, l'Esercito russo è entrato nella parte sud del villaggio di Chunyshyne lungo la ferrovia.
Mappa:
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Fonte: Axios
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Fonte: Axios
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇨🇳 LA CINA HA INIZIATO AD ACQUISTARE PIÙ PETROLIO RUSSO DOPO CHE TRUMP HA IMPOSTO DAZI CONTRO L'INDIA, RIPORTA BLOOMBERG.
Ad agosto, le raffinerie cinesi hanno aumentato gli acquisti di petrolio russo del tipo Urals, approfittando dell'opportunità di ottenere lotti agevolati che l'India ha rifiutato, poiché Washington ha aumentato i dazi commerciali contro di essa proprio per l'acquisto di petrolio russo. Di solito, la Cina acquista petrolio russo dall'Estremo Oriente, ma ad agosto ha acquistato quasi il doppio del solito petrolio dai porti del Mar Baltico e del Mar Nero.
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Ad agosto, le raffinerie cinesi hanno aumentato gli acquisti di petrolio russo del tipo Urals, approfittando dell'opportunità di ottenere lotti agevolati che l'India ha rifiutato, poiché Washington ha aumentato i dazi commerciali contro di essa proprio per l'acquisto di petrolio russo. Di solito, la Cina acquista petrolio russo dall'Estremo Oriente, ma ad agosto ha acquistato quasi il doppio del solito petrolio dai porti del Mar Baltico e del Mar Nero.
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Punti principali di Lavrov dopo il vertice in Alaska:
- "Se il regime di Zelensky ora rifiuta tutte queste caratteristiche, parla già di armi nucleari, di adesione alla NATO, di abbandono della neutralità, allora probabilmente scompaiono proprio le basi che erano alla base del riconoscimento dell'Ucraina come stato indipendente."
- La Russia non esclude alcuna forma di collaborazione per la risoluzione ucraina, né bilaterale né trilaterale. Allo stesso tempo, qualsiasi contatto che coinvolga alti funzionari deve essere preparato nel modo più accurato possibile.
- Lavrov ha confermato che Donald Trump ha ricevuto un invito a visitare la Russia, cosa che ha trovato "molto interessante".
- Il capo del Ministero degli Esteri russo ha osservato che il presidente degli Stati Uniti e il suo team, dopo l'incontro in Alaska, hanno adottato un approccio molto più approfondito per risolvere la crisi ucraina, comprendendo che è necessario eliminare le cause profonde del conflitto.
- Lavrov ha anche sottolineato che i leader europei stanno chiudendo un occhio su quanto sta accadendo in Ucraina, dove i diritti umani vengono gravemente calpestati e la lingua russa è vietata.
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Bloomberg.com
Europe Races to Leverage Trump’s Support for Ukraine Troop Plan
A package of security guarantees for Ukraine will take shape as soon as this week as leaders seize on President Donald Trump’s backing for a plan that involves sending European troops as part of a potential peace deal.
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:🇷🇺 🇺🇦 L'intera regione di Zaporizhzhia avrebbe perso l'elettricità.
Potremmo essere all'inizio di una nuova offensiva della Russia..
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