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Inoltre, Putin prevede di partecipare al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai nella città di Tianjin.
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IL PATRIARCATO E IL MASCHIO
Ci sono tanti dotti giornalisti che pontificano sul patriarcato e con loro tante sagaci donnette che, passate direttamente dal pane fatto in casa alla denuncia sociale, inveiscono contro il patriarcato.
A giudizio di tutta questa turba si tratterebbe di una sorta di prevaricante dominio del maschio sulla femmina. Una congiura storica contro il sesso debole, nefasta definizione creata ad arte dai congiurati per diffamare la donna notoriamente intrepida, intelligentissima, generosissima, soprattutto indomabile.
Torniamo ai fatti. Patriarcale era la società greca, quella persiana, quella egiziana, quella dei popoli germanici, per non parlare di mongoli, cinesi, giapponesi, indù.
Di esse, la migliore conoscenza che possiamo averne è di quella romana per il semplice fatto che ci resta la memoria delle leggi che governavano i rapporti civili fra cittadini. In particolare le leggi relative alla familia, al fidanzamento, al matrimonio.
A 16 anni un giovane cittadino vestiva la toga virile, e veniva spedito a fare il militare per diversi anni. Poi iniziava, se era di di nobili natali, il cursus honorum, ossia entrava nella competizione politica fra i suoi pari per accedere alle principali magistrature. In caso di guerra era sempre fra i richiamati.
Sua sorella, invece, a partire dai 12 anni e quasi mai oltre i 16, era sposata, passava le giornate a filare la lana e a occuparsi della casa e dei figli.
Ma il bello è che né il maschio né la femmina, sia che uno fosse console sia che l’altra fosse madre di famiglia con due tre quattro figli erano “padroni” di alcunché. Erano “liberi” cioè figli, ma non erano padroni di nulla. Essere liberi era importante perché in un futuro (sperabilmente) non lontano, sarebbero diventati a loro volta padroni. Padroni di che? dei beni ereditati dal patriarca, ma più ancora della loro persona, del fatto di poter decidere di se stessi.
Il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui figli fino a che questi non vestivano la toga virile, ma fino a che lui era vivo era interamente padrone di qualsiasi bene di qualsiasi membro della famiglia. Il figlio poteva essere console, ma i beni che possedeva erano una gentile concessione di suo padre. Se li avesse richiesti questi erano a sua disposizione. Il figlio maschio non poteva fare alcun contratto civile, ad esempio richiedere un prestito o comprare una casa, se non con l’avvallo scritto del patriarca. Se qualcuno prestava del denaro a un cittadino romano sotto patria potestas si esponeva a suo rischio e pericolo al non improbabile rischio di non rivederlo indietro senza nulla poter fare legalmente per riaverlo, se il prestito non fosse stato avallato dal patriarca.
Insomma per un giovane romano la più grande disgrazia era avere il padre in vita perché in tutto e per tutto dipendeva dalla sua volontà, la sua stessa carriera politica era finanziata dal padre e senza il consenso del padre non avrebbe mai potuto presentarsi candidato alle elezioni. Non a caso il delitto più terribile era considerato il parricidio che era punito in modo tremendo.
Nel caso della femmina nulla di tutto ciò, nel senso che una giovane era sposata quasi sempre entro i 16 anni e usciva dalla famiglia paterna. Non entrava affatto sotto la potestas del marito, bensì indirettamente sotto quella del padre del marito. Lo sposalizio poteva essere “cum manu” aut “sine manu”. Quello cum manu, arcaico, prevedeva la sottomissione della moglie alla potestas del marito, a sua volta sottoposto alla potestas del padre; in quello sine manu, divenuto di uso comune, la sposa restava sotto la potestas del padre naturale, consegnava la dote che, in caso di divorzio, sarebbe stata restituita, ma restava totalmente padrona e indipendente per i beni che, dopo la morte del padre naturale, avrebbe potuto ereditare e, in questo caso, non era più, sotto la potestas di nessuno, se non quella del marito ma solo relativamente agli obblighi morali e civili di moglie. Nel mondo romano non c’erano figure sociali più autonome delle mogli orfane di padre.
Parte 1
Ci sono tanti dotti giornalisti che pontificano sul patriarcato e con loro tante sagaci donnette che, passate direttamente dal pane fatto in casa alla denuncia sociale, inveiscono contro il patriarcato.
A giudizio di tutta questa turba si tratterebbe di una sorta di prevaricante dominio del maschio sulla femmina. Una congiura storica contro il sesso debole, nefasta definizione creata ad arte dai congiurati per diffamare la donna notoriamente intrepida, intelligentissima, generosissima, soprattutto indomabile.
Torniamo ai fatti. Patriarcale era la società greca, quella persiana, quella egiziana, quella dei popoli germanici, per non parlare di mongoli, cinesi, giapponesi, indù.
Di esse, la migliore conoscenza che possiamo averne è di quella romana per il semplice fatto che ci resta la memoria delle leggi che governavano i rapporti civili fra cittadini. In particolare le leggi relative alla familia, al fidanzamento, al matrimonio.
A 16 anni un giovane cittadino vestiva la toga virile, e veniva spedito a fare il militare per diversi anni. Poi iniziava, se era di di nobili natali, il cursus honorum, ossia entrava nella competizione politica fra i suoi pari per accedere alle principali magistrature. In caso di guerra era sempre fra i richiamati.
Sua sorella, invece, a partire dai 12 anni e quasi mai oltre i 16, era sposata, passava le giornate a filare la lana e a occuparsi della casa e dei figli.
Ma il bello è che né il maschio né la femmina, sia che uno fosse console sia che l’altra fosse madre di famiglia con due tre quattro figli erano “padroni” di alcunché. Erano “liberi” cioè figli, ma non erano padroni di nulla. Essere liberi era importante perché in un futuro (sperabilmente) non lontano, sarebbero diventati a loro volta padroni. Padroni di che? dei beni ereditati dal patriarca, ma più ancora della loro persona, del fatto di poter decidere di se stessi.
Il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui figli fino a che questi non vestivano la toga virile, ma fino a che lui era vivo era interamente padrone di qualsiasi bene di qualsiasi membro della famiglia. Il figlio poteva essere console, ma i beni che possedeva erano una gentile concessione di suo padre. Se li avesse richiesti questi erano a sua disposizione. Il figlio maschio non poteva fare alcun contratto civile, ad esempio richiedere un prestito o comprare una casa, se non con l’avvallo scritto del patriarca. Se qualcuno prestava del denaro a un cittadino romano sotto patria potestas si esponeva a suo rischio e pericolo al non improbabile rischio di non rivederlo indietro senza nulla poter fare legalmente per riaverlo, se il prestito non fosse stato avallato dal patriarca.
Insomma per un giovane romano la più grande disgrazia era avere il padre in vita perché in tutto e per tutto dipendeva dalla sua volontà, la sua stessa carriera politica era finanziata dal padre e senza il consenso del padre non avrebbe mai potuto presentarsi candidato alle elezioni. Non a caso il delitto più terribile era considerato il parricidio che era punito in modo tremendo.
Nel caso della femmina nulla di tutto ciò, nel senso che una giovane era sposata quasi sempre entro i 16 anni e usciva dalla famiglia paterna. Non entrava affatto sotto la potestas del marito, bensì indirettamente sotto quella del padre del marito. Lo sposalizio poteva essere “cum manu” aut “sine manu”. Quello cum manu, arcaico, prevedeva la sottomissione della moglie alla potestas del marito, a sua volta sottoposto alla potestas del padre; in quello sine manu, divenuto di uso comune, la sposa restava sotto la potestas del padre naturale, consegnava la dote che, in caso di divorzio, sarebbe stata restituita, ma restava totalmente padrona e indipendente per i beni che, dopo la morte del padre naturale, avrebbe potuto ereditare e, in questo caso, non era più, sotto la potestas di nessuno, se non quella del marito ma solo relativamente agli obblighi morali e civili di moglie. Nel mondo romano non c’erano figure sociali più autonome delle mogli orfane di padre.
Parte 1
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In poche parole, possiamo dire che il patriarcato era il dominio, sancito per legge, dei maschi anziani su quelli giovani, che la possibilità di un giovane di fare quello che voleva assolutamente negata, che la potestas di un patriarca sulla moglie e sulle figlie assai blanda, se non del tutto evanescente. Insomma che il patriarcato era uno strumento di eccezionale efficacia affinché l’età della follia, la giovinezza dei maschi, non fosse di danno irreparabile a se stessa e alla comune convivenza.
P.S. C’è un termine curioso in latino “adulescentulus”. Con esso s’intende non l’adolescente, ma il giovane dai 15 ai 25 anni. E’ l’età della turbolenza e della follia. Era l’età più di ogni altra sottoposta al patriarcato, giacché era raro che un romano vivesse oltre i 60 anni e dunque un uomo di 30 anni fosse ancora sotto patria potestas. Sallustio, nel suo scritto sulla congiura di Catilina, ci dice che il terribile eversore era letteralmente circondato di “adulescentuli”, la più parte di nobile e rispettabile famiglia. Figli di senatori o di cavalieri. Tutti, in ogni parte d’Italia sottoposta a Roma, impazziti per Catilina. Non la plebe, non gli schiavi, ma i figli dei potenti. I giovani contro i vecchi. Fu il ’68 di Roma antica.
(Alfredo Morosetti, Facebook)
Parte 2 - fine
P.S. C’è un termine curioso in latino “adulescentulus”. Con esso s’intende non l’adolescente, ma il giovane dai 15 ai 25 anni. E’ l’età della turbolenza e della follia. Era l’età più di ogni altra sottoposta al patriarcato, giacché era raro che un romano vivesse oltre i 60 anni e dunque un uomo di 30 anni fosse ancora sotto patria potestas. Sallustio, nel suo scritto sulla congiura di Catilina, ci dice che il terribile eversore era letteralmente circondato di “adulescentuli”, la più parte di nobile e rispettabile famiglia. Figli di senatori o di cavalieri. Tutti, in ogni parte d’Italia sottoposta a Roma, impazziti per Catilina. Non la plebe, non gli schiavi, ma i figli dei potenti. I giovani contro i vecchi. Fu il ’68 di Roma antica.
(Alfredo Morosetti, Facebook)
Parte 2 - fine
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Questo luogo ha 550 anni.
Qui Heidegger ascoltava le lezioni di Husserl, e più tardi divenne rettore di questaReichsuniversität Università di Friburgo. In queste mura pronunciò il famoso e scandaloso discorso da rettore, concludendolo con le parole di Platone: «Tutto ciò che è grande sta nella tempesta».
E qui, a proposito, studiarono anche Goebbels e Benjamin…
Qui Heidegger ascoltava le lezioni di Husserl, e più tardi divenne rettore di questa
E qui, a proposito, studiarono anche Goebbels e Benjamin…
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Verso Koupyansk, Zaoskolie.
I combattenti delle 25ª e 27ª brigate delle forze armate russe hanno liberato il villaggio di Kondrashovka.
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇩🇪 GERMANIA, MERZ: "IL WELFARE COSÌ COM’È NON È PIÙ FINANZIABILE". SI PREANNUNCIA UN DURO CONFRONTO CON L’SPD
Der Tagesspiegel, 24 agosto 2025
via Giuseppe Liturri, Ora basta!, Rassegna stampa del 24 agosto
La Germania è arrivata al redde rationem. Anche questi sono chiari segnali della fine di un'epoca.
🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE
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Der Tagesspiegel, 24 agosto 2025
via Giuseppe Liturri, Ora basta!, Rassegna stampa del 24 agosto
- Il cancelliere Merz (CDU) insiste su riforme del welfare per renderlo sostenibile, criticando i 5,6 milioni di beneficiari del Bürgergeld.
- L’SPD, con il leader dei Jusos Türmer, considera i tagli sociali una “linea rossa” e minaccia voti contrari in parlamento.
- Il vicecancelliere dell'SPD Klingbeil chiede soluzioni creative, mentre Schweitzer propone tasse sui “super ricchi” per finanziare il welfare.
La coalizione di governo tedesca tra CDU e SPD si prepara a un aspro scontro sulle riforme del welfare, con il cancelliere Friedrich Merz deciso a rivedere il sistema per renderlo finanziariamente sostenibile.
“Il welfare così com’è non è più finanziabile,” ha dichiarato Merz, criticando i 5,6 milioni di beneficiari del Bürgergeld e sostenendo che i sussidi scoraggiano il lavoro.
Durante un congresso della CDU in Bassa Sassonia, ha promesso di non facilitare il compito all’SPD, definendo la riforma “un lavoro duro” ma necessario per garantire cambiamenti concreti.
L’SPD, però, si oppone fermamente a tagli drastici. Il leader dei Jusos, Philipp Türmer, ha definito qualsiasi riduzione delle prestazioni sociali, come pensioni o assicurazioni sanitarie, una “linea rossa” per il partito, avvertendo che i deputati socialdemocratici potrebbero votare contro in base alla loro coscienza.
“Ogni deputato dovrebbe valutare attentamente a quali cambiamenti può acconsentire,” ha detto Türmer.
Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil, pur riconoscendo la necessità di riforme, chiede “più immaginazione” rispetto a semplici tagli, sottolineando l’impegno a sostenere chi è in difficoltà.
La tensione è alimentata anche da proposte alternative, come quella del presidente del Land Renania-Palatinato, Alexander Schweitzer (SPD), che spinge per tassare i “super ricchi” per finanziare il welfare. Anche il Sozialverband VdK ha messo in guardia contro tagli troppo severi, chiedendo di coinvolgere maggiormente i grandi patrimoni. La coalizione, che punta a riformare Bürgergeld, pensioni e sanità per affrontare i crescenti costi e le difficoltà di bilancio, dovrà trovare un compromesso in commissioni dedicate, ma il rischio di divisioni interne e di un blocco parlamentare rimane alto.
La Germania è arrivata al redde rationem. Anche questi sono chiari segnali della fine di un'epoca.
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Rassegna stampa di Domenica 24 Agosto 2025 - Germania
Il Cremlino non soddisfatto - Riforma del Welfare - Crisi nelle scuole.
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Forwarded from GeopoliticalCenter
Il gruppo di Assalto Anfibio dei Marines capitanato dalla USS Iwo Jima (LHD-7), con al seguito la USS Fort Lauderdale (LPD-28) e la USS San Antonio (LPD-17), è salpato da Norfolk sarà in zona operativa tra circa 7 giorni nei Caraibi meridionali.
@GeopoliticalCenterfb
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Forwarded from Giubbe Rosse
IL RITORNO DI JAMES MONROE
di Enrico Tomaselli
Mentre cresce la tensione nella regione caraibica, tra Stati Uniti e Venezuela, tutto sembra indicare che – anche qui – il petrolio torna ad essere un fattore centrale delal geopolitica. Ma per Washington c’è anche qualcos’altro, e di più. Si tratta di riprendere possesso del cortile di casa.
Leggi l'articolo completo
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di Enrico Tomaselli
Mentre cresce la tensione nella regione caraibica, tra Stati Uniti e Venezuela, tutto sembra indicare che – anche qui – il petrolio torna ad essere un fattore centrale delal geopolitica. Ma per Washington c’è anche qualcos’altro, e di più. Si tratta di riprendere possesso del cortile di casa.
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Giubbe Rosse News
IL RITORNO DI JAMES MONROE - Giubbe Rosse News
Mentre cresce la tensione nella regione caraibica, tra Stati Uniti e Venezuela, tutto sembra indicare che - anche qui - il petrolio torna ad essere un fattore centrale delal geopolitica. Ma per Washington c’è anche qualcos’altro, e di più. Si tratta di riprendere…
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