Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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🇯🇵 Il Ministero della Difesa giapponese prevede di ottenere un budget record di 60 miliardi di dollari, con particolare attenzione ai droni e ai missili a lungo raggio.
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🇺🇳 🇺🇦 🇷🇺 Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si riunirà stasera su richiesta ldell'Ucraina a causa dell'attacco russo di ieri, riferisce il capo del Ministero degli Esteri Sibiga.
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🇷🇺🇺🇦 La Russia ha concentrato fino a 100.000 militari vicino a Pokrovsk.


Vladimir Zelensky
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🇺🇦 🇷🇺 🇺🇸 Zelensky dice che il termine di due settimane che Trump ha dato a Putin scade lunedì.
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🇺🇸 USAID chiude ufficialmente — il segretario di Stato USA Rubio
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Eccoci di nuovo al teatrino internazionale dove il nostro caro Volodymyr, l'attore prestato alla politica, continua la sua performance da protagonista assoluto della scena mondiale. Stavolta il copione prevede che Putin debba incontrarlo entro lunedì, altrimenti avrà "ingannato" il povero Donald Trump. Ma chi scrive queste sceneggiature?

È davvero esilarante osservare come Emmanuel Macron si affanni a fare da portavoce delle pretese di Kiev, dichiarando solennemente che se non ci sarà un incontro bilaterale entro i tempi stabiliti dal nuovo inquilino della Casa Bianca, significherà che Putin "ha giocato" con Trump.

Come se il presidente russo dovesse presentarsi puntuale agli appuntamenti fissati unilateralmente da Washington e Kiev, magari portando anche i fiori. La risposta internazionale a questa ennesima messa in scena è quanto mai eloquente: mentre Zelensky e i suoi galoppini parlano di negoziati e diplomazia, Putin se ne va tranquillamente in Cina a incontrare leader veri come Xi Jinping, Modi e Erdogan.

Non c'è bisogno di essere strateghi per capire chi sta giocando la partita della politica estera sul serio e chi invece sta ancora recitando per le telecamere occidentali.

Nel frattempo, Andrii Yermak continua a lamentarsi che tutte le proposte americane vengono "bloccate da Mosca", come se la Russia dovesse accettare qualsiasi condizione pur di fare contenta la cricca di Kiev. Le relazioni internazionali non funzionano così, caro Yermak, e il vostro padrone dovrebbe iniziare a capire che la diplomazia vera richiede concessioni reciproche, non ultimatum da prima donna.

Chissà se lo capirà.

Alina Jovkova
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🇪🇺 L'avvertimento del capo di Stato Maggiore francese sul rischio guerra in Europa

“Un’Europa indebolita potrebbe diventare un animale braccato”. Con queste parole, il generale Thierry Burkhard, Capo di Stato Maggiore della Difesa francese fino a fine mese, ha lanciato un monito diretto: l’Unione Europea deve smettere di vivere nella negazione e imparare ad affermare il proprio potere duro, se vuole restare un attore rilevante nello scacchiere globale.

⚔️ Secondo Burkhard, il problema non riguarda soltanto la forza militare, ma una questione più ampia di consapevolezza politica e culturale: governi e opinioni pubbliche europee sottovalutano il livello di violenza che oggi plasma le relazioni internazionali. Nel frattempo, attori come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord consolidano le proprie sfere di influenza, mentre gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi un ruolo più attivo e autonomo nella difesa.
Il generale individua quattro fattori determinanti del nuovo ordine mondiale:

1️⃣ l’uso della forza come strumento primario di risoluzione dei conflitti;

2️⃣ la sfida aperta di potenze revisioniste all’Occidente;

3️⃣ la centralità della guerra dell’informazione;

4️⃣ l’impatto del cambiamento climatico sulla stabilità geopolitica.

➡️ In questo contesto, la frammentazione europea diventa il principale rischio: senza una massa critica comune, nessuno Stato membro può aspirare a contare davvero. Le divergenze interne – come la diversa percezione della minaccia russa tra Estonia e Portogallo, o le richieste di deroghe alla spesa NATO – evidenziano la difficoltà di parlare con una sola voce.

Burkhard lega inoltre la riflessione europea al tema ucraino: il futuro dell’indipendenza di Kiev e le garanzie di sicurezza da offrirle dipenderanno anche dalla capacità dell’Europa di mostrare determinazione, senza affidarsi interamente alla copertura americana. “Fornire garanzie significa spesso assumersi dei rischi”, sottolinea, ricordando che il prezzo della libertà e dell’indipendenza non può essere scaricato su altri.

Il generale introduce infine una distinzione cruciale: le “guerre scelte” (Iraq, Afghanistan, Mali), in cui l’Occidente dettava tempi e limiti dell’impegno, e le “guerre imposte”, come quella in Ucraina, che diventano conflitti esistenziali, senza alternative alla sopravvivenza. È in questo secondo scenario che l’Europa deve ripensare la propria postura strategica, combinando armi avanzate con capacità di logoramento a basso costo, per garantire resilienza sul lungo periodo.

⚡️ Il messaggio di Burkhard è netto: la difesa europea non può più essere un capitolo secondario dell’agenda politica. Senza una solidarietà strategica forte e visibile, l’Europa rischia di scivolare nell’irrilevanza, diventando terreno di conquista – non solo militare, ma economica, tecnologica e culturale.
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Se c'è qualche entomologo o affine in giro cortesemente potrebbe spiegarmi da dove diamine arrivano queste fastidiosissime zanzare che anzichè pungerti una sola volta ti danno una serie di punture a raffica?

Fino a qualche anno fa a queste latitudini non c'era nulla del genere.

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Forwarded from Ultimo Uomo ☧
📚#libriconsigliati



Oriente e Occidente. «Questo incontro», scrive Ernst Jünger "non soltanto occupa una posizione di primo piano fra gli avvenimenti mondiali, ma «rivendica di per sé un’importanza capitale.
Fornisce il filo conduttore della Storia».
Un incontro, tuttavia, che nella storia si è spesso trasformato in scontro: «Con tensione sempre rinnovata i popoli salgono sull’antico palcoscenico e recitano l’antico copione."

L’amico Carl Schmitt, che due anni dopo l’uscita del Nodo di Gordio replica con uno scritto in cui a quell’archetipica polarità sostituisce la contrapposizione fra terra e mare: da una parte il mondo continentale dell’Oriente (Russia e Asia, ovvero il nomos), dall’altra il mondo marittimo dell’Occidente (Inghilterra e America, ovvero la techne).
Nel mezzo, l’Europa.
E i due ritroveranno un’intesa nel prefigurarla quale «centro di gravità», capace di favorire, come Terza Forza, «l’unità del pianeta».


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LE NOTIZIE LE DEVI SCOVARE!
Fra le pieghe di un articolo del Corriere di ieri sul bombardamento russo (Putin maledetto!), si scopre una notizia finora negata:
"Non incoraggiano i dati diffusi ieri dalla Procura generale dello Stato a Kiev, che riportano i numeri di soldati che hanno lasciato le loro unità senza autorizzazione e quelli dei disertori. Nel 2022 sono stati rispettivamente 6.900 e 3.500;
nel 2023, 17.600 e 7.800;
nel 2024, 67.800 e 23.300.
Nei primi 7 mesi di quest’anno si sale a 110.500 e 15.300: una media complessiva di 15.700 al mese, ovvero circa il 50 per cento dei mobilitati nello stesso periodo, dato che spiega in sé la carenza delle fanterie ucraine."
Questo spiega meglio di qualsiasi altro dato l’atteggiamento di Trump (che nel frattempo pensa agli affari con la Russia). La guerra è persa? Certo l’Ucraina non sta messa bene.
Gli unici a far finta di niente sono gli europei e, se continua così, un’altra trave cadrà sulle nostre teste insieme al povero popolo ucraino
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🇷🇺 🇺🇦 I droni ucraini hanno colpito l'aeroporto di Sebastopoli in Crimea. Sono state udite molte esplosioni e ora è in corso un grande incendio.

Esplosioni sono state udite anche nell'area della base aerea di Saki, dove stanno bruciando tre piccoli incendi. Non è chiaro se questi incendi siano causati dagli impatti o meno.
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🇷🇺 🇺🇦 Nella direzione di Lyman, le forze russe hanno continuato ad avanzare e hanno fatto importanti progressi verso il villaggio di Derylove.

Le forze russe sono avanzate in due aree. La maggior parte dei progressi è stata fatta a sud-est, dove dopo una serie di attacchi falliti su Shandryholove, i russi hanno iniziato ad espandere il loro fianco orientale lungo il terreno pianeggiante, occupando varie nuove posizioni nelle piantagioni forestali. Da lì, sono riusciti a sfondare le posizioni ucraine in direzione sud-ovest, avanzando per circa 3,9 km fino al successivo insieme di alture tattiche, dove hanno preso nuove posizioni nelle linee di alberi. Sono anche riusciti a migliorare le loro posizioni lungo due linee di alberi parallele sulle alture a sud di Zelena Dolnya.

A nord-ovest, le forze russe hanno continuato ad avanzare lentamente nel villaggio di Seredjne. Sono avanzate dal centro del villaggio, raggiungendo le sue periferie meridionali. Inoltre, una volta arrivati i rinforzi, hanno iniziato ad espandere la loro zona di controllo a ovest dell'insediamento, catturando nuove posizioni nelle linee di alberi.

Inoltre, è stato confermato che le forze russe si sono ritirate dalle periferie settentrionali di Shandryholove dopo non essere riuscite a consolidare. Le forze ucraine, invece, si sono ritirate dalle loro posizioni a nord di Serednje, dove si è formata una zona grigia.

+ ~6,64 km² a favore della Russia.
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La notizia della morte di Andry Paruby è stata confermata dai media e dallo stesso Zelensky.

"Oggi, verso mezzogiorno, è stata ricevuta una chiamata sulla linea 102 in merito a una sparatoria nel quartiere Sykhiv di Leopoli. A causa delle ferite riportate, la vittima è morta sul colpo. È stato accertato che la vittima è una nota figura pubblica e politica, nata nel 1971. Le forze dell'ordine stanno adottando tutte le misure necessarie per stabilire l'identità dell'autore della sparatoria e la sua posizione", ha riferito la polizia.

Secondo il giornalista Glagola, il leader ultranazionalista (per usare un eufemismo), sarebbe stato ucciso da un corriere Glovo, che avrebbe sparato contro di lui otto proiettili.

Dopodiché, ha riposto la pistola nella borsa ed è scappato a bordo di una bicicletta elettrica.

Zelensky ha dichiarato che che "sono state impiegate tutte le forze e i mezzi necessari per le indagini".

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🪖🪖 i marchi che hanno contrassegnato l'operazione Paruby sono facilmente ipotizzabili
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🇺🇸 🇻🇪 Il narco-Venezuela: la grande bufala

Durante il mio mandato alla guida dell’UNODC, l’agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu, sono stato di casa in Colombia, Bolivia, Perù e Brasile ma non sono mai stato in Venezuela. Semplicemente, non ce n’era bisogno.

La collaborazione del governo venezuelano nella lotta al narcotraffico era tra le migliori dell’America latina. Il paese era pieno di problemi, ma era del tutto estraneo al circuito della produzione, del traffico e perfino del consumo di droghe pesanti. Dati di fatto assodati che oggi, nella delirante narrativa trumpiana del “Venezuela narco-Stato”, sostanziano una calunnia geopoliticamente motivata. Le analisi che emergono dal Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’organismo che ho avuto l’onore di dirigere, raccontano una storia opposta a quella spacciata dall’amministrazione Trump, che smonta la montatura costruita attorno al Cartel de los soles venezuelano, una supermafia madurista tanto leggendaria quanto il mostro di Loch Ness, ma adatta a giustificare sanzioni, embarghi e minacce d’intervento militare contro un paese che, guarda caso, siede su una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta.

Il rapporto Onu 2025, appena pubblicato, è di una chiarezza cristallina, che dovrebbe imbarazzare chi ha costruito la demonizzazione del Venezuela. Il documento menziona appena il Venezuela, affermando che una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il paese nel suo cammino verso Usa ed Europa. Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali. Il documento non fa altro che confermare i 30 rapporti annuali precedenti, che non parlano del narcotraffico venezuelano perché questo non esiste. Solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala. Sì, avete letto bene: il Guatemala è un corridoio di droga sette volte più importante di quello che dovrebbe essere il temibile “narco-Stato” bolivariano. Ma nessuno ne parla perché il Guatemala è a secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio. Il paese ne produce lo 0,01% del totale globale.

Il Cartel de los soles è una creatura dell’immaginario trumpiano. Si potrebbe tradurre in italiano come “Il cartello delle sòle”. Esso sarebbe guidato dal presidente del Venezuela, ma non viene citato né nel rapporto del principale organismo mondiale antidroga né nei documenti di alcuna agenzia anticrimine europea o di altra parte del pianeta. Solo la Dea americana gli dedica un riferimento fondato su prove segrete, che potete stare certi non lo sarebbero se avessero un minimo di consistenza e fossero corroborate da altre fonti. Come può un’organizzazione criminale così potente da meritare una taglia di 50 milioni di dollari, essere completamente ignorata da chiunque si occupi di antidroga al di fuori degli Usa?

In altre parole, quello che viene venduto come un super-cartello alla Netflix è in realtà un miscuglio di piccole reti locali e di qualche episodio di corruzione. Il tipo di criminalità spicciola che si trova in qualsiasi paese del mondo, inclusi gli Usa, dove – per inciso – muoiono ogni anno quasi 100 mila persone per overdose da oppiacei che nulla hanno a che fare col Venezuela, e molto con Big Pharma americana.

L’Ue non ha speciali interessi petroliferi in Venezuela, ma ha un interesse concreto nel combattere il narcotraffico che affligge le sue città. L’Unione ha pubblicato il suo Rapporto europeo sulle droghe 2025. Il documento, basato su dati reali e non su wishful thinking geopolitici, non cita neppure una volta il Venezuela come corridoio del traffico internazionale di droga, e ignora del tutto “Il cartello delle sòle”. Sta qui la differenza tra un’analisi onesta e una falsa narrativa.
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