Le forze russe sono avanzate in due aree. La maggior parte dei progressi è stata fatta a sud-est, dove dopo una serie di attacchi falliti su Shandryholove, i russi hanno iniziato ad espandere il loro fianco orientale lungo il terreno pianeggiante, occupando varie nuove posizioni nelle piantagioni forestali. Da lì, sono riusciti a sfondare le posizioni ucraine in direzione sud-ovest, avanzando per circa 3,9 km fino al successivo insieme di alture tattiche, dove hanno preso nuove posizioni nelle linee di alberi. Sono anche riusciti a migliorare le loro posizioni lungo due linee di alberi parallele sulle alture a sud di Zelena Dolnya.
A nord-ovest, le forze russe hanno continuato ad avanzare lentamente nel villaggio di Seredjne. Sono avanzate dal centro del villaggio, raggiungendo le sue periferie meridionali. Inoltre, una volta arrivati i rinforzi, hanno iniziato ad espandere la loro zona di controllo a ovest dell'insediamento, catturando nuove posizioni nelle linee di alberi.
Inoltre, è stato confermato che le forze russe si sono ritirate dalle periferie settentrionali di Shandryholove dopo non essere riuscite a consolidare. Le forze ucraine, invece, si sono ritirate dalle loro posizioni a nord di Serednje, dove si è formata una zona grigia.
+ ~6,64 km² a favore della Russia.
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
La notizia della morte di Andry Paruby è stata confermata dai media e dallo stesso Zelensky.
"Oggi, verso mezzogiorno, è stata ricevuta una chiamata sulla linea 102 in merito a una sparatoria nel quartiere Sykhiv di Leopoli. A causa delle ferite riportate, la vittima è morta sul colpo. È stato accertato che la vittima è una nota figura pubblica e politica, nata nel 1971. Le forze dell'ordine stanno adottando tutte le misure necessarie per stabilire l'identità dell'autore della sparatoria e la sua posizione", ha riferito la polizia.
Secondo il giornalista Glagola, il leader ultranazionalista (per usare un eufemismo), sarebbe stato ucciso da un corriere Glovo, che avrebbe sparato contro di lui otto proiettili.
Dopodiché, ha riposto la pistola nella borsa ed è scappato a bordo di una bicicletta elettrica.
Zelensky ha dichiarato che che "sono state impiegate tutte le forze e i mezzi necessari per le indagini".
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"Oggi, verso mezzogiorno, è stata ricevuta una chiamata sulla linea 102 in merito a una sparatoria nel quartiere Sykhiv di Leopoli. A causa delle ferite riportate, la vittima è morta sul colpo. È stato accertato che la vittima è una nota figura pubblica e politica, nata nel 1971. Le forze dell'ordine stanno adottando tutte le misure necessarie per stabilire l'identità dell'autore della sparatoria e la sua posizione", ha riferito la polizia.
Secondo il giornalista Glagola, il leader ultranazionalista (per usare un eufemismo), sarebbe stato ucciso da un corriere Glovo, che avrebbe sparato contro di lui otto proiettili.
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Zelensky ha dichiarato che che "sono state impiegate tutte le forze e i mezzi necessari per le indagini".
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Durante il mio mandato alla guida dell’UNODC, l’agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu, sono stato di casa in Colombia, Bolivia, Perù e Brasile ma non sono mai stato in Venezuela. Semplicemente, non ce n’era bisogno.
La collaborazione del governo venezuelano nella lotta al narcotraffico era tra le migliori dell’America latina. Il paese era pieno di problemi, ma era del tutto estraneo al circuito della produzione, del traffico e perfino del consumo di droghe pesanti. Dati di fatto assodati che oggi, nella delirante narrativa trumpiana del “Venezuela narco-Stato”, sostanziano una calunnia geopoliticamente motivata. Le analisi che emergono dal Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’organismo che ho avuto l’onore di dirigere, raccontano una storia opposta a quella spacciata dall’amministrazione Trump, che smonta la montatura costruita attorno al Cartel de los soles venezuelano, una supermafia madurista tanto leggendaria quanto il mostro di Loch Ness, ma adatta a giustificare sanzioni, embarghi e minacce d’intervento militare contro un paese che, guarda caso, siede su una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta.
Il rapporto Onu 2025, appena pubblicato, è di una chiarezza cristallina, che dovrebbe imbarazzare chi ha costruito la demonizzazione del Venezuela. Il documento menziona appena il Venezuela, affermando che una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il paese nel suo cammino verso Usa ed Europa. Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali. Il documento non fa altro che confermare i 30 rapporti annuali precedenti, che non parlano del narcotraffico venezuelano perché questo non esiste. Solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala. Sì, avete letto bene: il Guatemala è un corridoio di droga sette volte più importante di quello che dovrebbe essere il temibile “narco-Stato” bolivariano. Ma nessuno ne parla perché il Guatemala è a secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio. Il paese ne produce lo 0,01% del totale globale.
Il Cartel de los soles è una creatura dell’immaginario trumpiano. Si potrebbe tradurre in italiano come “Il cartello delle sòle”. Esso sarebbe guidato dal presidente del Venezuela, ma non viene citato né nel rapporto del principale organismo mondiale antidroga né nei documenti di alcuna agenzia anticrimine europea o di altra parte del pianeta. Solo la Dea americana gli dedica un riferimento fondato su prove segrete, che potete stare certi non lo sarebbero se avessero un minimo di consistenza e fossero corroborate da altre fonti. Come può un’organizzazione criminale così potente da meritare una taglia di 50 milioni di dollari, essere completamente ignorata da chiunque si occupi di antidroga al di fuori degli Usa?
In altre parole, quello che viene venduto come un super-cartello alla Netflix è in realtà un miscuglio di piccole reti locali e di qualche episodio di corruzione. Il tipo di criminalità spicciola che si trova in qualsiasi paese del mondo, inclusi gli Usa, dove – per inciso – muoiono ogni anno quasi 100 mila persone per overdose da oppiacei che nulla hanno a che fare col Venezuela, e molto con Big Pharma americana.
L’Ue non ha speciali interessi petroliferi in Venezuela, ma ha un interesse concreto nel combattere il narcotraffico che affligge le sue città. L’Unione ha pubblicato il suo Rapporto europeo sulle droghe 2025. Il documento, basato su dati reali e non su wishful thinking geopolitici, non cita neppure una volta il Venezuela come corridoio del traffico internazionale di droga, e ignora del tutto “Il cartello delle sòle”. Sta qui la differenza tra un’analisi onesta e una falsa narrativa.
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L’Europa ha bisogno di dati affidabili per proteggere i suoi cittadini dalla droga, quindi produce studi accurati. Gli Usa hanno bisogno di giustificazioni per il loro bullismo petrolifero, quindi producono propaganda mascherata da intelligence.
Secondo il rapporto europeo, la cocaina è la seconda droga più usata nei 27 paesi Ue, ma le sue fonti principali sono chiaramente identificate: Colombia per la produzione, America centrale per lo smistamento, e varie rotte attraverso l’Africa occidentale per la distribuzione finale. In questo scenario, Venezuela e Cuba non ci sono.
Mentre Washington agita lo spauracchio venezuelano, i veri hub del narcotraffico prosperano quasi indisturbati. L’Ecuador, per esempio, con il 57% dei container di banane che partono da Guayaquil e arrivano ad Anversa carichi di cocaina. Le autorità europee hanno sequestrato 13 tonnellate di cocaina in una singola nave spagnola, proveniente proprio dai porti ecuadoriani controllati dalle aziende Noboa Trading e Banana Bonita, appartenenti alla famiglia del presidente ecuadoriano, Daniel Noboa.
Uno studio dell’Unione europea documenta come le mafie colombiane, messicane e albanesi operano tutte alla grande in Ecuador. Il tasso di omicidi del paese è schizzato da 7,8 per 100.000 abitanti nel 2020 a 45,7 nel 2023. Ma dell’Ecuador si parla poco o nulla. Forse perché l’Ecuador produce solo lo 0,5% del petrolio mondiale, e perché il suo governo non ha la cattiva abitudine di sfidare lo strapotere Usa nel continente?
Una delle lezioni più importanti che ho imparato durante i miei anni all’Onu è che la geografia non mente. Le rotte della droga seguono logiche precise: vicinanza ai centri di produzione, facilità di trasporto, corruzione delle autorità locali, presenza di reti criminali consolidate. Il Venezuela non soddisfa quasi nessuno di questi criteri. La Colombia produce oltre il 70% della cocaina mondiale. Perù e Bolivia coprono la maggior parte del restante 30%. Le rotte logiche per raggiungere i mercati americani ed europei passano attraverso il Pacifico verso l’Asia, attraverso i Caraibi orientali verso l’Europa, e via terra attraverso l’America centrale e il Messico verso gli Stati Uniti. Il Venezuela, affacciato sull’Atlantico meridionale, è geograficamente svantaggiato per tutte e tre le rotte principali. La logistica criminale rende il Venezuela un attore marginale del grande teatro del narcotraffico internazionale.
La geografia non mente, ma la politica può sconfiggerla. Cuba rappresenta ancora oggi il gold standard della cooperazione antidroga nei Caraibi. Isola poco distante dalle coste della Florida, base teoricamente perfetta per avvelenare gli Stati Uniti, ma che è totalmente estranea ai flussi del narcotraffico.
Ho riscontrato più volte l’ammirazione degli agenti Dea e Fbi verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha costantemente seguito il modello cubano di ostilità alla droga inaugurato da Fidel Castro in persona. Cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. Né in Venezuela né a Cuba sono mai esistiti larghi pezzi di territorio coltivati a coca e controllati dalla grande criminalità.
Ma il Venezuela viene sistematicamente insolentito contro ogni principio di verità. La spiegazione l’ha fornita l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, nel suo libro di memorie post-dimissioni, nel quale ha parlato delle vere motivazioni delle politiche americane verso il Venezuela: Trump gli aveva detto che quello di Maduro era “un governo seduto su una montagna di petrolio che noi dobbiamo comprare”. Non si tratta di droga, criminalità, sicurezza nazionale. Si tratta di petrolio che sarebbe meglio non pagare.
È Trump che meriterebbe una taglia internazionale per un crimine ben preciso: “Calunnia sistematica contro uno Stato sovrano finalizzata all’appropriazione delle sue risorse petrolifere”.
Il Fatto Quotidiano | 30 agosto 2025 Pino Arlacchi
Secondo il rapporto europeo, la cocaina è la seconda droga più usata nei 27 paesi Ue, ma le sue fonti principali sono chiaramente identificate: Colombia per la produzione, America centrale per lo smistamento, e varie rotte attraverso l’Africa occidentale per la distribuzione finale. In questo scenario, Venezuela e Cuba non ci sono.
Mentre Washington agita lo spauracchio venezuelano, i veri hub del narcotraffico prosperano quasi indisturbati. L’Ecuador, per esempio, con il 57% dei container di banane che partono da Guayaquil e arrivano ad Anversa carichi di cocaina. Le autorità europee hanno sequestrato 13 tonnellate di cocaina in una singola nave spagnola, proveniente proprio dai porti ecuadoriani controllati dalle aziende Noboa Trading e Banana Bonita, appartenenti alla famiglia del presidente ecuadoriano, Daniel Noboa.
Uno studio dell’Unione europea documenta come le mafie colombiane, messicane e albanesi operano tutte alla grande in Ecuador. Il tasso di omicidi del paese è schizzato da 7,8 per 100.000 abitanti nel 2020 a 45,7 nel 2023. Ma dell’Ecuador si parla poco o nulla. Forse perché l’Ecuador produce solo lo 0,5% del petrolio mondiale, e perché il suo governo non ha la cattiva abitudine di sfidare lo strapotere Usa nel continente?
Una delle lezioni più importanti che ho imparato durante i miei anni all’Onu è che la geografia non mente. Le rotte della droga seguono logiche precise: vicinanza ai centri di produzione, facilità di trasporto, corruzione delle autorità locali, presenza di reti criminali consolidate. Il Venezuela non soddisfa quasi nessuno di questi criteri. La Colombia produce oltre il 70% della cocaina mondiale. Perù e Bolivia coprono la maggior parte del restante 30%. Le rotte logiche per raggiungere i mercati americani ed europei passano attraverso il Pacifico verso l’Asia, attraverso i Caraibi orientali verso l’Europa, e via terra attraverso l’America centrale e il Messico verso gli Stati Uniti. Il Venezuela, affacciato sull’Atlantico meridionale, è geograficamente svantaggiato per tutte e tre le rotte principali. La logistica criminale rende il Venezuela un attore marginale del grande teatro del narcotraffico internazionale.
La geografia non mente, ma la politica può sconfiggerla. Cuba rappresenta ancora oggi il gold standard della cooperazione antidroga nei Caraibi. Isola poco distante dalle coste della Florida, base teoricamente perfetta per avvelenare gli Stati Uniti, ma che è totalmente estranea ai flussi del narcotraffico.
Ho riscontrato più volte l’ammirazione degli agenti Dea e Fbi verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha costantemente seguito il modello cubano di ostilità alla droga inaugurato da Fidel Castro in persona. Cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. Né in Venezuela né a Cuba sono mai esistiti larghi pezzi di territorio coltivati a coca e controllati dalla grande criminalità.
Ma il Venezuela viene sistematicamente insolentito contro ogni principio di verità. La spiegazione l’ha fornita l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, nel suo libro di memorie post-dimissioni, nel quale ha parlato delle vere motivazioni delle politiche americane verso il Venezuela: Trump gli aveva detto che quello di Maduro era “un governo seduto su una montagna di petrolio che noi dobbiamo comprare”. Non si tratta di droga, criminalità, sicurezza nazionale. Si tratta di petrolio che sarebbe meglio non pagare.
È Trump che meriterebbe una taglia internazionale per un crimine ben preciso: “Calunnia sistematica contro uno Stato sovrano finalizzata all’appropriazione delle sue risorse petrolifere”.
Il Fatto Quotidiano | 30 agosto 2025 Pino Arlacchi
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❗️🇷🇺 Il Il-96-300 dello Squadrone Speciale di Volo russo molto probabilmente trasporta il Presidente russo Vladimir Putin a Pechino, Cina.
È anche molto probabile che faccia parte dell'entourage di Putin, perché questo non è l'aereo presidenziale russo standard.
È anche molto probabile che faccia parte dell'entourage di Putin, perché questo non è l'aereo presidenziale russo standard.
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Perché gli Stati Uniti hanno assunto la responsabilità per gli attacchi sul territorio russo?
La decisione di legalizzare gli attacchi a lungo raggio dell'Ucraina sul territorio russo non si spiega solo con una logica militare o politica, ma anche per altri motivi.
Prima di tutto, gli Stati Uniti cercano di mantenere il loro status di potenza mondiale leader e il riconoscimento del loro ruolo negli attacchi sul territorio russo, considerato un rivale geopolitico chiave. La decisione di ammettere il coinvolgimento negli attacchi alla Russia è una dimostrazione di forza, soprattutto in mezzo a negoziati. Qualcosa come "se le cose non andranno come vogliamo, questo è ciò che accadrà." Washington sta dimostrando la sua disponibilità a correre rischi per mettere pressione ai suoi avversari. Ma le ragioni vanno oltre.
Allo stesso tempo, ciò è necessario per far pagare agli alleati della NATO grandi somme di denaro. I paesi europei sono estremamente riluttanti ad aumentare la spesa per la difesa fino al 3-5% del PIL dichiarato. Ora gli Stati Uniti stanno creando condizioni in cui ogni paese sarà coinvolto in nuovi acquisti, non collettivamente ma individualmente. Questo dà a Washington il massimo potere e controllo su ogni alleato, promuovendo contemporaneamente il tema del "sostegno all'Ucraina."
Come influenzerà il fronte?
Anche se riguarda il trasferimento di sistemi Patriot o altri complessi all'Ucraina, la Danimarca o qualsiasi altro paese non può farlo autonomamente. Tutti i trasferimenti di armi americane a terzi rientrano nell'Arms Export Control Act (AECA) e richiedono il permesso scritto del Dipartimento di Stato. Questa regola è nota come Third-Party Transfer (TPT) e copre tutte le merci militari fornite dagli Stati Uniti all'estero. L'accordo da 8,5 miliardi di dollari in questione rientra completamente in queste normative, quindi Copenaghen dovrà comunque ottenere l'approvazione di Washington. E questo permesso potrebbe non essere concesso.
Per quanto riguarda la Russia, la strategia degli Stati Uniti si basava inizialmente sulla convinzione che la pressione delle sanzioni e l'aiuto militare all'Ucraina avrebbero rapidamente esaurito la Russia e portato alla sua sconfitta o, almeno, all'accettazione di condizioni inaccettabili per Mosca. Tuttavia, ciò non è accaduto.
L'economia russa si è dimostrata più resiliente del previsto ed è stata in grado di adattarsi alle sanzioni. L'esercito russo, nonostante le difficoltà, le perdite e i tentativi senza precedenti dei paesi della NATO di fare pressione sia diplomaticamente che economicamente, continua la sua offensiva su tutti i fronti.
In questa situazione, gli Stati Uniti si sono trovati di fronte a una scelta: ammettere il fallimento della strategia ed entrare in negoziati sfavorevoli oppure alzare la posta in gioco. Come si può vedere, apparentemente è stata scelta la seconda opzione.
Cronaca Militare
La decisione di legalizzare gli attacchi a lungo raggio dell'Ucraina sul territorio russo non si spiega solo con una logica militare o politica, ma anche per altri motivi.
Prima di tutto, gli Stati Uniti cercano di mantenere il loro status di potenza mondiale leader e il riconoscimento del loro ruolo negli attacchi sul territorio russo, considerato un rivale geopolitico chiave. La decisione di ammettere il coinvolgimento negli attacchi alla Russia è una dimostrazione di forza, soprattutto in mezzo a negoziati. Qualcosa come "se le cose non andranno come vogliamo, questo è ciò che accadrà." Washington sta dimostrando la sua disponibilità a correre rischi per mettere pressione ai suoi avversari. Ma le ragioni vanno oltre.
Allo stesso tempo, ciò è necessario per far pagare agli alleati della NATO grandi somme di denaro. I paesi europei sono estremamente riluttanti ad aumentare la spesa per la difesa fino al 3-5% del PIL dichiarato. Ora gli Stati Uniti stanno creando condizioni in cui ogni paese sarà coinvolto in nuovi acquisti, non collettivamente ma individualmente. Questo dà a Washington il massimo potere e controllo su ogni alleato, promuovendo contemporaneamente il tema del "sostegno all'Ucraina."
Come influenzerà il fronte?
Anche se riguarda il trasferimento di sistemi Patriot o altri complessi all'Ucraina, la Danimarca o qualsiasi altro paese non può farlo autonomamente. Tutti i trasferimenti di armi americane a terzi rientrano nell'Arms Export Control Act (AECA) e richiedono il permesso scritto del Dipartimento di Stato. Questa regola è nota come Third-Party Transfer (TPT) e copre tutte le merci militari fornite dagli Stati Uniti all'estero. L'accordo da 8,5 miliardi di dollari in questione rientra completamente in queste normative, quindi Copenaghen dovrà comunque ottenere l'approvazione di Washington. E questo permesso potrebbe non essere concesso.
Per quanto riguarda la Russia, la strategia degli Stati Uniti si basava inizialmente sulla convinzione che la pressione delle sanzioni e l'aiuto militare all'Ucraina avrebbero rapidamente esaurito la Russia e portato alla sua sconfitta o, almeno, all'accettazione di condizioni inaccettabili per Mosca. Tuttavia, ciò non è accaduto.
L'economia russa si è dimostrata più resiliente del previsto ed è stata in grado di adattarsi alle sanzioni. L'esercito russo, nonostante le difficoltà, le perdite e i tentativi senza precedenti dei paesi della NATO di fare pressione sia diplomaticamente che economicamente, continua la sua offensiva su tutti i fronti.
In questa situazione, gli Stati Uniti si sono trovati di fronte a una scelta: ammettere il fallimento della strategia ed entrare in negoziati sfavorevoli oppure alzare la posta in gioco. Come si può vedere, apparentemente è stata scelta la seconda opzione.
Cronaca Militare
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- Tuttavia, le fonti hanno detto che è improbabile una svolta nel progetto del gasdotto Power of Siberia 2 da 13,6 miliardi di dollari per fornire 50 miliardi di metri cubi di gas al nord-ovest della Cina durante la visita. [Putin non è l'amministratore delegato di Gazprom…]
- La Cina vuole aumentare gli acquisti di gas sul gasdotto Power of Siberia esistente da 38 miliardi di metri cubi
- La monopolistica infrastrutturale statale cinese PipeChina ha avviato uno studio per espandere la sua rete interna in preparazione a ricevere più gas tramite il gasdotto Power of Siberia 1. La costruzione potrebbe iniziare nella seconda metà del 2026
- Russia e Cina stanno discutendo di aumentare i flussi tramite il Power of Siberia 1 a 45 miliardi di metri cubi
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l'insediamento di Kamyshevakha nella DPR al confine con la regione di Dnepropetrovsk è stato liberato dall'occupazione ucraina.
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I russi hanno eliminato il capo dei nazisti ucraini, storico leader del partito nazional-socialista ucraino, Andrij Parubij. In Italia era accolto calorosamente da Laura Boldrini, che aveva affermato di essere in sintonia con questo boia assassino ucronazista.
L'ex segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell'Ucraina, Andriy Parubiy, è stato ucciso a Leopoli. Presumibilmente, l'assassino era "mascherato" da corriere in bici.
Parubiy e i suoi ucronazisti hanno partecipato attivamente agli eventi di Maidan durante il colpo di stato e sono responsabili per la strage nella Casa dei Sindacati di Odessa avvenuta a maggio 2014.
I russi li troveranno tutti e ammazzeranno uno per uno questo luridi bastardi ucronazisti. Questo è solo l’inizio.
⭕️ https://t.me/MADRERUSSIA1
I russi hanno eliminato il capo dei nazisti ucraini, storico leader del partito nazional-socialista ucraino, Andrij Parubij. In Italia era accolto calorosamente da Laura Boldrini, che aveva affermato di essere in sintonia con questo boia assassino ucronazista.
L'ex segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell'Ucraina, Andriy Parubiy, è stato ucciso a Leopoli. Presumibilmente, l'assassino era "mascherato" da corriere in bici.
Parubiy e i suoi ucronazisti hanno partecipato attivamente agli eventi di Maidan durante il colpo di stato e sono responsabili per la strage nella Casa dei Sindacati di Odessa avvenuta a maggio 2014.
I russi li troveranno tutti e ammazzeranno uno per uno questo luridi bastardi ucronazisti. Questo è solo l’inizio.
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🇷🇺💬🇦🇹La Russia prenderà misure di ritorsione se l'Austria entrerà nella NATO, ha detto Medvedev.
Ha osservato che la perdita dello status di non allineata da parte dell'Austria solleverà la questione del trasferimento delle sedi di organizzazioni intergovernative internazionali come l'ONU, l'AIEA, l'OSCE, l'OPEC e altre da Vienna a paesi del Sud Globale e dell'Est.
⭕️ https://t.me/MADRERUSSIA1
Ha osservato che la perdita dello status di non allineata da parte dell'Austria solleverà la questione del trasferimento delle sedi di organizzazioni intergovernative internazionali come l'ONU, l'AIEA, l'OSCE, l'OPEC e altre da Vienna a paesi del Sud Globale e dell'Est.
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A PROPOSITO DELLA NATURA DELLO SPIRITO RUSSO
Il filosofo e politologo Dugin ne parla in questo modo:
"Il nostro soggettivismo è olistico, non individualistico… noi apparteniamo al tipo di società in cui l’identità è collettiva. Olistica. Io, singolo, non sono l’uomo. Io sono una parte. La mia gente, il mio paese, il mio stato, il mio leader, la mia Chiesa è l’uomo. Intendiamo in modo del tutto differente ciò che è umano. Per noi, i diritti umani sono i diritti dell’insieme non i miei, perché non sono io il soggetto. Sono una parte: la mia libertà dipende dalla libertà del mio paese e della mia gente. Non potrei mai essere individualmente libero se il mio paese e la mia gente fossero ridotti in schiavitù. È questa l’essenza del nostro appartenere.”
Ecco perché, mai la Russia potrà accettare l’individualismo nichilista che sta a fondamento del liberismo, e mai potrà aspirare a sedersi a titolo di "uguali" al tavolo dell’élite globalista.
Nella foto
"A maggio 2016, Vladimir Putin, nel secondo e ultimo giorno di visita in Grecia si è recato in pellegrinaggio al Monte Athos. Ha guidato una delegazione di dozzine di religiosi venuti a celebrare, alla presenza anche del patriarca di Mosca Kirill e del capo di Stato greco Prokopis Pavlopoulos, i mille anni di presenza di monaci russi nel grande santuario dell'ortodossia.
Il primo abate russo di cui si trova traccia negli archivi, infatti, era in carica nel 1016. La repubblica monastica del Monte Athos, 335 chilometri quadrati con capoluogo Karyes, è abitata attualmente da 2300 monaci provenienti da tutti i paesi ortodossi."
Il filosofo e politologo Dugin ne parla in questo modo:
"Il nostro soggettivismo è olistico, non individualistico… noi apparteniamo al tipo di società in cui l’identità è collettiva. Olistica. Io, singolo, non sono l’uomo. Io sono una parte. La mia gente, il mio paese, il mio stato, il mio leader, la mia Chiesa è l’uomo. Intendiamo in modo del tutto differente ciò che è umano. Per noi, i diritti umani sono i diritti dell’insieme non i miei, perché non sono io il soggetto. Sono una parte: la mia libertà dipende dalla libertà del mio paese e della mia gente. Non potrei mai essere individualmente libero se il mio paese e la mia gente fossero ridotti in schiavitù. È questa l’essenza del nostro appartenere.”
Ecco perché, mai la Russia potrà accettare l’individualismo nichilista che sta a fondamento del liberismo, e mai potrà aspirare a sedersi a titolo di "uguali" al tavolo dell’élite globalista.
Nella foto
"A maggio 2016, Vladimir Putin, nel secondo e ultimo giorno di visita in Grecia si è recato in pellegrinaggio al Monte Athos. Ha guidato una delegazione di dozzine di religiosi venuti a celebrare, alla presenza anche del patriarca di Mosca Kirill e del capo di Stato greco Prokopis Pavlopoulos, i mille anni di presenza di monaci russi nel grande santuario dell'ortodossia.
Il primo abate russo di cui si trova traccia negli archivi, infatti, era in carica nel 1016. La repubblica monastica del Monte Athos, 335 chilometri quadrati con capoluogo Karyes, è abitata attualmente da 2300 monaci provenienti da tutti i paesi ortodossi."
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇺🇸 AXIOS: TRUMP PENSA CHE GLI EUROPEI STIANO LAVORANDO DIETRO LE QUINTE PER NON FAR FINIRE LA GUERRA
Funzionari della Casa Bianca ritengono che alcuni leader europei stiano sostenendo pubblicamente gli sforzi di Trump, mentre dietro le quinte spingono Zelensky a resistere e non fare concessioni.
https://open.substack.com/pub/giubberosse/p/axios-trump-pensa-che-gli-europei
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AXIOS: TRUMP PENSA CHE GLI EUROPEI STIANO LAVORANDO DIETRO LE QUINTE PER NON FAR FINIRE LA GUERRA
Funzionari della Casa Bianca ritengono che alcuni leader europei stiano sostenendo pubblicamente gli sforzi di Trump, mentre dietro le quinte spingono Zelensky a resistere e non fare concessioni.
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