"L'obiettivo non è solo destabilizzare il paese, ma di fatto smembrarlo, il che, naturalmente, indebolirebbe anche la forza del popolo serbo nei Balcani."
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⚡️🇺🇸🇵🇸🇮🇱 CNN: Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Hamas rischia la "distruzione completa" se il gruppo non cede il potere e il controllo di Gaza. Il commento è stato fatto a CNN mentre l'amministrazione continua a spingere per un piano di cessate il fuoco proposto nella regione.
Quando gli è stato chiesto della risposta di Hamas alla sua proposta in 20 punti, Trump ha risposto: "Solo il tempo lo dirà", aggiungendo che si aspetta chiarezza "presto." Ha anche confermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è d'accordo con il piano per porre fine alla campagna di bombardamenti, esprimendo la speranza che il cessate il fuoco diventi realtà.
Quando gli è stato chiesto della risposta di Hamas alla sua proposta in 20 punti, Trump ha risposto: "Solo il tempo lo dirà", aggiungendo che si aspetta chiarezza "presto." Ha anche confermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è d'accordo con il piano per porre fine alla campagna di bombardamenti, esprimendo la speranza che il cessate il fuoco diventi realtà.
CNN
Exclusive: Trump says Hamas faces ‘complete obliteration’ if it insists on staying in power | CNN Politics
President Donald Trump told CNN Hamas faces “complete obliteration” if the group refuses to cede power and control of Gaza, amid ongoing efforts to push forward his proposed ceasefire plan.
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Gli occidentali vivono nell’età del vuoto. Ma l’uscita non può essere la guerra
Torna il clima della Belle Époque, quando il conflitto all’orizzonte era considerato inevitabile e non si lottava per evitarlo
Massimo Cacciari
29 Settembre 2025 alle 01:00
Viviamo un’epoca in cui la sproporzione tra le tragedie che colpiscono interi popoli e le nostre parole è ormai tale che solo ad aprir bocca sembra di mentire. Che vale intendere, interpretare, ricercare cause e nessi storici di fronte a donne e bambini trattati come eserciti nemici in fuga? Neppure si prova vergogna a discettare sul nome più adatto per definire la “cosa” - chiamarla genocidio o ricostruzione immobiliare delle spiagge di Gaza non ne sposta di uno iota l’orrore. Io temo che essa, proprio nella sua violenza, dica del vuoto che sta tutti inghiottendo, che questo sia il suo vero nome. Il vuoto può contenere certo, ancora invisibili, i germi di nuovi organismi e nuovi ordini, ma nel momento in cui si manifesta sono la distruzione del passato, il mischiarsi dei relitti che da esso provengono, la babelica confusione delle lingue a dominare la scena. Gaza può oggi accadere perché il mondo sta precipitando in tale vuoto.
Dentro di esso, segni destituiti ormai di ogni significato, vagano, come nobili fantasmi, le parole che credevamo potessero orientare le nostre vite. Democrazia significava inderogabile dovere di solidarietà, compito dello Stato rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la libertà reale della persona, ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali. Democrazia significava anche un’idea dei “diritti umani” non fondata sulla presunzione che la nostra civiltà ne costituisse la sola misura, e che a essa dovessero assimilarsi tutte le altre. Tutto sembra dimenticato. Il vuoto che si è aperto è anche questo buco della memoria, che si allarga di ora in ora. Dimentichiamo anzitutto le nostre responsabilità e le nostre colpe.
Parte 1
Torna il clima della Belle Époque, quando il conflitto all’orizzonte era considerato inevitabile e non si lottava per evitarlo
Massimo Cacciari
29 Settembre 2025 alle 01:00
Viviamo un’epoca in cui la sproporzione tra le tragedie che colpiscono interi popoli e le nostre parole è ormai tale che solo ad aprir bocca sembra di mentire. Che vale intendere, interpretare, ricercare cause e nessi storici di fronte a donne e bambini trattati come eserciti nemici in fuga? Neppure si prova vergogna a discettare sul nome più adatto per definire la “cosa” - chiamarla genocidio o ricostruzione immobiliare delle spiagge di Gaza non ne sposta di uno iota l’orrore. Io temo che essa, proprio nella sua violenza, dica del vuoto che sta tutti inghiottendo, che questo sia il suo vero nome. Il vuoto può contenere certo, ancora invisibili, i germi di nuovi organismi e nuovi ordini, ma nel momento in cui si manifesta sono la distruzione del passato, il mischiarsi dei relitti che da esso provengono, la babelica confusione delle lingue a dominare la scena. Gaza può oggi accadere perché il mondo sta precipitando in tale vuoto.
Dentro di esso, segni destituiti ormai di ogni significato, vagano, come nobili fantasmi, le parole che credevamo potessero orientare le nostre vite. Democrazia significava inderogabile dovere di solidarietà, compito dello Stato rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la libertà reale della persona, ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali. Democrazia significava anche un’idea dei “diritti umani” non fondata sulla presunzione che la nostra civiltà ne costituisse la sola misura, e che a essa dovessero assimilarsi tutte le altre. Tutto sembra dimenticato. Il vuoto che si è aperto è anche questo buco della memoria, che si allarga di ora in ora. Dimentichiamo anzitutto le nostre responsabilità e le nostre colpe.
Parte 1
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La colpa è sempre dell’altro, il male sta sempre dall’altra parte. Noi, gli occidentali, i democratici, siamo innocenti. Le grandi Guerre sono colpa di padri e nonni. Roba passata, come mai esistita. Nulla ci insegna, nessun pericolo ci indica. La Guerra stessa diviene un “pezzo” della conversazione quotidiana. Dimenticato il suo orrore, se ne chiacchiera come di un evento “naturalmente” possibile. Proprio così avveniva nella Belle Époque alla vigilia dell’apocalisse 1914. Invece di gridare che la Guerra deve essere impossibile e fare tutto il possibile per risolvere le guerre in atto, si discetta sulla forma che essa potrebbe assumere e su come intanto continuare a condurre quelle ancora “locali”.
C’è davvero da chiedersi se questa condizione di vuoto e di smemoratezza non sia il prodotto della evoluzione dei sistemi democratici dell’Occidente dopo la seconda Grande Guerra. L’“uomo democratico” si è via via ridotto all’“uomo proprietario”, per il quale l’unico bene che appare reale è il bene per sé. Pericolosissima illusione, che de-responsabilizza e nega ogni forma di partecipazione politica. Il passaggio da una libertà dimentica di ogni dovere, innocente nei confronti di ogni ingiustizia subiscano “gli altri”, a una libertà obbediente ai poteri che si pensa la possano proteggere, è una soglia facilissima da oltrepassare. Non appena una crisi metta in discussione i sacri diritti del solitario individuo, questi sarà sempre pronto a rifugiarsi in seno agli “amici del popolo”, che lo assicureranno della propria naturale bontà e gli spiegheranno come la crisi sia colpa esclusiva della perfidia del Nemico. È il passaggio sempre aperto tra democrazia e autoritarismo, libertà e sottomissione. Noi abbiamo dimenticato quanto sia facile varcarlo.
Il vuoto è pieno soltanto del senso della nostra impotenza. Impotenza a dare un nuovo, concreto, pratico significato alle parole di cui ci siamo nutriti. Impotenza nei confronti di un sistema oligarchico-plutocratico di cui avvertiamo bene il dominio, ma che sfugge a ogni presa, in nessun modo determinabile secondo i vecchi criteri del Politico. Un sistema che tiene tutti liberamente al lavoro e “sotto processo”. Solo Kafka nel Novecento è riuscito a presagire una tale condizione umana. Naturalmente, abbiamo dimenticato anche lui. Se lo ricordassimo, proveremmo come lui orrore per tale condizione – e questo sarebbe davvero il primo passo per superarla.
All’orrore siamo ormai del tutto assuefatti? Se sì, ricordiamo che questo è il presupposto perQuelli Guerra dilaghi. Dopo l’assuefazione alla sua idea potrebbe venire anche l’applauso. Magari non quello entusiasta delle masse del ’14 e del ’39, ma poco cambia. Basterà non vi sia una massa capace di opporsi. Ma perché questa esista occorre prepararla, organizzarla, schierarla contro i predicatori, mascherati o no, dell’inevitabile. Qualche dissenso e un po’ di sdegno sono il contorno della resa. Una simil-sanzione contro i criminali aumenta, non copre la vergogna.
Dallo spirito d’Europa può venire il contraccolpo? Dobbiamo sperarlo, nonostante tutto. Oggi siamo stretti tra due vuoti, la dimenticanza del passato e un futuro che ha assunto il solo significato della indefinita crescita. Il nostro presente si è sradicato dal suo passato nella stessa misura in cui è divenuto cieco sul fine del proprio procedere.
Tuttavia, se ritorniamo in noi stessi, possiamo sconfiggere la diabolica tentazione di pensare ancora alla Guerra come all’unico mezzo per ricondurre tutti in un ovile, in una religione e sotto un solo principe; possiamo dar vita a un Diritto realisticamente imperniato su organismi e istituzioni terze, ai quali gli Stati attribuiscano poteri effettivi; possiamo governare il progresso tecnico-scientifico secondo le energie liberatrici che esso pure in sé contiene e dargli così quel senso che oggi non manifesta in alcun modo.
Parte 2
C’è davvero da chiedersi se questa condizione di vuoto e di smemoratezza non sia il prodotto della evoluzione dei sistemi democratici dell’Occidente dopo la seconda Grande Guerra. L’“uomo democratico” si è via via ridotto all’“uomo proprietario”, per il quale l’unico bene che appare reale è il bene per sé. Pericolosissima illusione, che de-responsabilizza e nega ogni forma di partecipazione politica. Il passaggio da una libertà dimentica di ogni dovere, innocente nei confronti di ogni ingiustizia subiscano “gli altri”, a una libertà obbediente ai poteri che si pensa la possano proteggere, è una soglia facilissima da oltrepassare. Non appena una crisi metta in discussione i sacri diritti del solitario individuo, questi sarà sempre pronto a rifugiarsi in seno agli “amici del popolo”, che lo assicureranno della propria naturale bontà e gli spiegheranno come la crisi sia colpa esclusiva della perfidia del Nemico. È il passaggio sempre aperto tra democrazia e autoritarismo, libertà e sottomissione. Noi abbiamo dimenticato quanto sia facile varcarlo.
Il vuoto è pieno soltanto del senso della nostra impotenza. Impotenza a dare un nuovo, concreto, pratico significato alle parole di cui ci siamo nutriti. Impotenza nei confronti di un sistema oligarchico-plutocratico di cui avvertiamo bene il dominio, ma che sfugge a ogni presa, in nessun modo determinabile secondo i vecchi criteri del Politico. Un sistema che tiene tutti liberamente al lavoro e “sotto processo”. Solo Kafka nel Novecento è riuscito a presagire una tale condizione umana. Naturalmente, abbiamo dimenticato anche lui. Se lo ricordassimo, proveremmo come lui orrore per tale condizione – e questo sarebbe davvero il primo passo per superarla.
All’orrore siamo ormai del tutto assuefatti? Se sì, ricordiamo che questo è il presupposto perQuelli Guerra dilaghi. Dopo l’assuefazione alla sua idea potrebbe venire anche l’applauso. Magari non quello entusiasta delle masse del ’14 e del ’39, ma poco cambia. Basterà non vi sia una massa capace di opporsi. Ma perché questa esista occorre prepararla, organizzarla, schierarla contro i predicatori, mascherati o no, dell’inevitabile. Qualche dissenso e un po’ di sdegno sono il contorno della resa. Una simil-sanzione contro i criminali aumenta, non copre la vergogna.
Dallo spirito d’Europa può venire il contraccolpo? Dobbiamo sperarlo, nonostante tutto. Oggi siamo stretti tra due vuoti, la dimenticanza del passato e un futuro che ha assunto il solo significato della indefinita crescita. Il nostro presente si è sradicato dal suo passato nella stessa misura in cui è divenuto cieco sul fine del proprio procedere.
Tuttavia, se ritorniamo in noi stessi, possiamo sconfiggere la diabolica tentazione di pensare ancora alla Guerra come all’unico mezzo per ricondurre tutti in un ovile, in una religione e sotto un solo principe; possiamo dar vita a un Diritto realisticamente imperniato su organismi e istituzioni terze, ai quali gli Stati attribuiscano poteri effettivi; possiamo governare il progresso tecnico-scientifico secondo le energie liberatrici che esso pure in sé contiene e dargli così quel senso che oggi non manifesta in alcun modo.
Parte 2
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Questi sono pure “valori”, principi che hanno contato nella nostra cultura. Il loro peso si è del tutto liquidato? Se così fosse, l’accelerazione senza freno della nostra vita, che lo sviluppo delle forze produttive dimostra, sviluppo che non sa indicare alcun fine oltre sé stesso, è destino precipiti prima o poi in una catastrofe risolutiva.
Parte 3
Parte 3
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L'articolo del polacco Gazeta Wyborcza "Siamo pronti per la guerra? Se i nostri colonnelli pianificassero un'operazione, morireste dal ridere" non solo conferma le valutazioni con informazioni di insider direttamente dall'esercito polacco, ma mette anche in dubbio la capacità di combattimento delle Forze Armate in generale.
Nel contempo, l'Esercito polacco è considerato uno degli eserciti più combattivi d'Europa, occupando posizioni all'inizio della terza decina in varie classifiche (ad esempio, qui e qui)...
Probabilmente, conoscendo perfettamente la reale condizione dei propri eserciti, la NATO e l'Unione Europea temono così tanto una guerra reale con la Russia. Continuando però a prepararsi per essa.
Nel contempo, l'Esercito polacco è considerato uno degli eserciti più combattivi d'Europa, occupando posizioni all'inizio della terza decina in varie classifiche (ad esempio, qui e qui)...
Probabilmente, conoscendo perfettamente la reale condizione dei propri eserciti, la NATO e l'Unione Europea temono così tanto una guerra reale con la Russia. Continuando però a prepararsi per essa.
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Forwarded from Giubbe Rosse
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🇨🇳 LA CINA RIVELA PER LA PRIMA VOLTA IN PUBBLICO I SUOI CACCIA J-35 E J-35A
Fonte: TRT World. Video: Global Times
Fonte: TRT World. Video: Global Times
Per la prima volta, la Cina ha presentato oggi al pubblico i suoi hangar che ospitano i caccia stealth J-35 e J-35A, ha riferito il Global Times, citando un media legato all'esercito cinese.
Il filmato di China Military Bugle mostra i jet J-35 e J-35A non verniciati in fase di assemblaggio presso la Shenyang Aircraft Company Limited, una sussidiaria della Aviation Industry Corporation of China (AVIC).
Il J-35, noto come il primo caccia stealth della Cina basato su portaerei, ha recentemente completato il suo primo addestramento al lancio e al recupero assistito da catapulta elettromagnetica sulla portaerei della nazione, la Fujian.
Anche l'hangar J-35A, che ospita la variante terrestre del J-35, è stato presentato nel filmato.
Il J-35A incorpora una struttura aerodinamica-stealth integrata.
Progettato come parte centrale delle operazioni di combattimento aereo stealth e contro-stealth, il J-35A ha principalmente il compito di garantire la superiorità aerea, sebbene sia anche in grado di condurre missioni di attacco di superficie.
I suoi obiettivi principali includono il controllo dello spazio aereo, la lotta contro gli aerei nemici, il targeting delle difese aeree terrestri e marittime e l'intercettazione di caccia, bombardieri, missili da crociera e altre minacce aeree, secondo il rapporto.
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Forwarded from GeopoliticalCenter
È imminente un nuovo ultimatum di Trump ad Hamas che continua a tergiversare sulla liberazione degli ostaggi. Domani una giornata cruciale.
@GeopoliticalCenterfb
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Mosca rispetterà i limiti sul numero di testate nucleari se anche gli Stati Uniti continueranno a farlo.
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L'ex capo della NATO Jens Stoltenberg ha raccontato in un'intervista a The Guardian che nel 2018 l'alleanza era quasi sul punto di sciogliersi a causa dell'insoddisfazione di Donald Trump per le spese dei paesi membri per la difesa.
«La NATO è riuscita a funzionare con successo per 70 anni, ma non dopo il 12 luglio 2018»
Secondo Stoltenberg, in una conversazione privata Trump ha dichiarato apertamente che gli Stati Uniti non avevano bisogno della NATO, e ha chiesto: «Perché allora l'America dovrebbe continuare a pagare per questa organizzazione?»
L'ex segretario generale ha anche riferito che dopo l'elezione di Trump nel 2017 ha vietato ai dipendenti dell'alleanza di prendere in giro il presidente americano. Ha ammesso di aver temuto per il destino dell'alleanza, poiché il nuovo leader degli USA criticava la NATO definendola obsoleta.
«Il popolo americano ha eletto Trump, e dovevamo rispettarlo. Ho chiarito che i commenti irritati nelle riunioni interne della NATO non erano accettabili. Non ci sarebbero stati occhi alzati al cielo per i suoi tweet o discorsi pubblici, nessuna derisione dei video in cui appariva, nessuna battuta sul golf o sulle sue maniere».
Stoltenberg ha raccontato che durante la conversazione con Trump hanno discusso dell'atteggiamento della NATO verso la Russia.
«Presto la nostra conversazione è tornata a parlare della Russia. Ho ribadito i punti su cui insistevo fin dall'inizio del mio mandato alla NATO: dobbiamo essere forti e prevedibili, ma allo stesso tempo aperti al dialogo con la Russia. La Russia non sparirà. È un paese vicino, non un'organizzazione terroristica da estirpare come l'ISIS».
L'ex segretario generale ha riconosciuto che la discussione sulla Russia durante la conversazione con Trump è stata un momento chiave: attraverso questo dialogo ha cercato di mantenere il leader americano nella logica dell'alleanza e prevenire una possibile rottura della NATO.
«Il nuovo presidente americano non si fidava dell'alleanza, la considerava svantaggiosa e inutile, ma ascoltava attentamente quando si parlava della Russia. Per Stoltenberg questa era un'opportunità per mantenere Trump nella logica dell'alleanza e prevenire una rottura radicale».
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Gli Stati Uniti hanno solo cinque rompighiaccio polari, di cui solo uno, l'Healy, è operativo. Nel frattempo, la Guardia Costiera stima la necessità di almeno dieci, ma la costruzione di nuovi è in ritardo: la prima nave, invece di essere prevista per il 2024, non sarà consegnata prima del 2029, e il suo costo è già salito a 1,9 miliardi di dollari. In confronto, il Polaris finlandese è stato costruito in soli tre anni e ha costato 125 milioni di euro (147 milioni di dollari).
📍La Finlandia, un paese i cui porti sono completamente coperti di ghiaccio in inverno, ha costruito circa il 60% di tutti i rompighiaccio operativi nel mondo, e le sue aziende hanno progettato fino all'80% della flotta globale di tali navi. Dagli anni '30, quando è stato costruito il primo rompighiaccio diesel-elettrico finlandese, Sisu, il paese ha creato un ecosistema industriale unico: dagli sviluppatori e progettisti ai cantieri navali.
📍Nel frattempo, la Russia ha circa 50 rompighiaccio, inclusi sei a propulsione nucleare – l'Arktika e il Sibir – che la rendono il leader indiscusso nella regione. Queste navi garantiscono la navigazione tutto l'anno lungo la Rotta Marittima del Nord e supportano anche le basi militari lungo la costa artica.
📍Gli USA hanno potuto ignorare a lungo il divario nei rompighiaccio, ma ora sta diventando una sfida seria: nell'agosto 2025, due rompighiaccio cinesi hanno attraversato la piattaforma americana al largo dell'Alaska. In risposta, Washington cerca assistenza dalla Finlandia. Trump ha annunciato di negoziare l'acquisto di 15 rompighiaccio finlandesi, avendo precedentemente menzionato piani per fino a 40 navi.
La Finlandia collabora già con Canada e USA nell'ambito del Patto ICE, avendo iniziato la costruzione del rompighiaccio canadese Polar Max. Helsinki è pronta a fornire navi ai suoi alleati, ma le leggi americane che richiedono che le navi militari siano costruite internamente restano un ostacolo. Tuttavia, l'urgenza del compito potrebbe costringere Washington a fare eccezioni.
📍Mentre la Russia pattuglia con sicurezza l'Artico con i suoi giganti nucleari, e la Cina dimostra attivamente interesse per le rotte marittime settentrionali, gli Stati Uniti devono recuperare quasi quattro decenni di ritardo tecnologico e industriale. E, a quanto pare, la Finlandia potrebbe essere la chiave per far finalmente uscire l'America dall'impasse ghiacciata.
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Secondo Bild, l'attrezzatura laser permetterà di determinare la distanza dai droni e di abbatterli.
Alcuni tedeschi li lanciano, altri li abbattano. Sono impazziti.
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Forwarded from Giubbe Rosse
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Giubbe Rosse News
CAMPAGNA 2025 - Giubbe Rosse News
Da più di cinque anni il nostro canale Telegram, il nostro portale web e il nostro canale YouTube sono uno dei principali punti di riferimento per chiunque desideri un’informazione libera su quanto sta accadendo nel mondo. Abbiamo raggiunto un incoraggiante…
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