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LA DEBOLE ARMADA: L'INGANNO DI TRUMP
Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.
Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.
Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.
Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività. Dietro di esse si intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto.
Le minacce di Trump sono patetiche, quasi tutte prive di credibilità. Chi può scambiare la riconquista del Messico, l’annessione del Canada, la riduzione a colonia di sfruttamento del Venezuela e lo stesso restauro della Dottrina Monroe come progetti che stanno nel campo della fattibilità piuttosto che in quello del delirio? Oppure come idee su cui fondare un rilancio dell’egemonia passata, magari attraverso una replica farsesca, assieme a Cina e Russia, del patto di Yalta del 1945?
Il verdetto del Vietnam e dei fiaschi mediorientali è stato amplificato, di recente, dalla rivoluzione della tecnologia militare. Un passaggio epocale ignorato consapevolmente dagli Usa, ma cavalcato dalla Cina da un decennio, praticato dall’Iran e adottato rapidamente dalla Russia dopo i rovesci subiti dal suo obsoleto apparato bellico nei primi tempi della guerra ucraina. Intendo la rivoluzione dei droni e dei missili a costo irrisorio che hanno messo alla portata di qualunque Davide la fionda che gli ha consentito di uccidere Golia.
Un paio di droni da mille euro l’uno possono danneggiare seriamente un carro armato, una pista d’atterraggio e una infrastruttura militare e civile. Uno sciame di droni da 100 mila euro può disabilitare la proiezione di potenza più micidiale, una portaerei da 13 miliardi. Se affiancato da un paio di missili antinave da 2-5 milioni ciascuno, questo sciame può colare a picco qualsiasi imbarcazione spendendo lo 0,03 – 0.1 per cento del valore distrutto. Per non parlare, poi, dell’effetto devastante che gli stessi droni e missili possono avere sull’altra maggiore proiezione di potenza globale: le 750 basi americane sparse nel pianeta, diventate degli eccellenti bersagli fissi, come dimostrato nel giugno dell’anno scorso dalla difesa dell’Iran contro l’attacco Usa. Un missile antiaereo HQ-9 da 3 milioni di dollari può abbattere un F-35 da 100 milioni.
Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.
Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.
Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.
Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività. Dietro di esse si intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto.
Le minacce di Trump sono patetiche, quasi tutte prive di credibilità. Chi può scambiare la riconquista del Messico, l’annessione del Canada, la riduzione a colonia di sfruttamento del Venezuela e lo stesso restauro della Dottrina Monroe come progetti che stanno nel campo della fattibilità piuttosto che in quello del delirio? Oppure come idee su cui fondare un rilancio dell’egemonia passata, magari attraverso una replica farsesca, assieme a Cina e Russia, del patto di Yalta del 1945?
Il verdetto del Vietnam e dei fiaschi mediorientali è stato amplificato, di recente, dalla rivoluzione della tecnologia militare. Un passaggio epocale ignorato consapevolmente dagli Usa, ma cavalcato dalla Cina da un decennio, praticato dall’Iran e adottato rapidamente dalla Russia dopo i rovesci subiti dal suo obsoleto apparato bellico nei primi tempi della guerra ucraina. Intendo la rivoluzione dei droni e dei missili a costo irrisorio che hanno messo alla portata di qualunque Davide la fionda che gli ha consentito di uccidere Golia.
Un paio di droni da mille euro l’uno possono danneggiare seriamente un carro armato, una pista d’atterraggio e una infrastruttura militare e civile. Uno sciame di droni da 100 mila euro può disabilitare la proiezione di potenza più micidiale, una portaerei da 13 miliardi. Se affiancato da un paio di missili antinave da 2-5 milioni ciascuno, questo sciame può colare a picco qualsiasi imbarcazione spendendo lo 0,03 – 0.1 per cento del valore distrutto. Per non parlare, poi, dell’effetto devastante che gli stessi droni e missili possono avere sull’altra maggiore proiezione di potenza globale: le 750 basi americane sparse nel pianeta, diventate degli eccellenti bersagli fissi, come dimostrato nel giugno dell’anno scorso dalla difesa dell’Iran contro l’attacco Usa. Un missile antiaereo HQ-9 da 3 milioni di dollari può abbattere un F-35 da 100 milioni.
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Il punto di debolezza cruciale è che l’armamento convenzionale statunitense è rimasto quello, irrimediabilmente obsoleto, della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda: navi, aerei, cannoni, basi militari e carri armati tanto costosi quanto vulnerabili a droni, missili, satelliti, sensori e radar avanzati. Questi sviluppi della tecnologia militare hanno svuotato di significato qualunque cifra sui budget militari nazionali. Il valore economico non corrisponde più alla potenza di fuoco, e ciò ha stroncato le restanti ambizioni belliche dello Zio Sam. A tutto ciò occorre aggiungere la corruzione e lo spreco fuori controllo che minano il Pentagono da decenni. Il mio calcolo è che tra l’80 e il 90% della spesa militare Usa è inutile a fini bellici, sia di difesa che di attacco.
Il deep state è perfettamente consapevole della principale conseguenza di tutto questo: le forze armate americane non possono più vincere alcuna guerra vera e propria. L’ultima cosa cui pensa il Pentagono è di imbarcarsi in una nuova guerra, perché è certo di perderla. Come una voce dal sen fuggita, è stato proprio il Segretario alla Difesa, Robert Gates, che già nel 2011 dichiarò di fronte ai cadetti dell’Accademia di West Point che “qualsiasi futuro Segretario alla Difesa che consigliasse di inviare un grande esercito in Asia, Medio Oriente o Africa avrebbe dovuto farsi esaminare la testa”.
I raid, le invettive ad alto carico di menzogna di Trump servono solo a coprire il fatto che il Re è nudo, e che l’apparato militare degli Stati Uniti non è in grado di prevalere, in forma stabile e senza perdite insostenibili, contro alcuno Stato che possa disporre di un armamento avanzato del costo di pochi miliardi di euro. Nel 2020 i droni armati come il turco Bayraktar usati dagli azeri nel Nagorno-Karabakh hanno distrutto circa 200 carri armati armeni e numerosi sistemi di difesa aerea. L’esito dell’aggressione saudita del 2015 allo Yemen, eseguita contando su un armamento convenzionale quattro volte superiore a quello dell’Italia, e con pieno supporto logistico e d’intelligence a stelle e strisce, è stato capovolto dall’entrata in scena dei droni e dei missili.
Bene, si potrà obiettare a questo punto. Se le cose stanno così, che cosa impedisce agli Stati Uniti di riconvertire e aggiornare la propria industria militare? Lo ha fatto la Russia dopo le prime batoste subite dalla sua flotta nel Mar Nero, e il conflitto ucraino è passato da una guerra di posizione a una di missili e droni, dove la supremazia russa è schiacciante.
La risposta non è ardua. Non esiste in Russia un complesso militare industriale. Le fabbriche di armi russe sono proprietà di uno Stato un tempo socialista. Le industrie militari americane sono la quintessenza del capitalismo privato, e tutta l’America è una plutocrazia finanziaria e militare che si regge grazie a un trilione di dollari di spese per la difesa che sostengono l’economia di interi Stati, eleggono parlamentari, finanziano processi elettorali, ricattano e controllano presidenti, animano il deep state. È un capitalismo militare impossibile da smantellare in poco tempo, anche se palesemente inutile. La baracca si regge su un mito fasullo ma efficace, e che occorre perpetuare a ogni costo, evitando prove impegnative.
I cittadini americani sono vittime di una truffa cognitiva. Sono certi di vivere nel Paese più sicuro del mondo perché l’élite del potere li ha convinti che ciò è dovuto al possesso delle forze armate più forti del pianeta e non a un duplice dono della geografia e della storia: i due oceani che circondano il Paese e che lo rendono immune da guerre e invasioni, e il genocidio dei nativi americani che ha fondato la nazione eliminando rischi di sovvertimento interno.
Il deep state è perfettamente consapevole della principale conseguenza di tutto questo: le forze armate americane non possono più vincere alcuna guerra vera e propria. L’ultima cosa cui pensa il Pentagono è di imbarcarsi in una nuova guerra, perché è certo di perderla. Come una voce dal sen fuggita, è stato proprio il Segretario alla Difesa, Robert Gates, che già nel 2011 dichiarò di fronte ai cadetti dell’Accademia di West Point che “qualsiasi futuro Segretario alla Difesa che consigliasse di inviare un grande esercito in Asia, Medio Oriente o Africa avrebbe dovuto farsi esaminare la testa”.
I raid, le invettive ad alto carico di menzogna di Trump servono solo a coprire il fatto che il Re è nudo, e che l’apparato militare degli Stati Uniti non è in grado di prevalere, in forma stabile e senza perdite insostenibili, contro alcuno Stato che possa disporre di un armamento avanzato del costo di pochi miliardi di euro. Nel 2020 i droni armati come il turco Bayraktar usati dagli azeri nel Nagorno-Karabakh hanno distrutto circa 200 carri armati armeni e numerosi sistemi di difesa aerea. L’esito dell’aggressione saudita del 2015 allo Yemen, eseguita contando su un armamento convenzionale quattro volte superiore a quello dell’Italia, e con pieno supporto logistico e d’intelligence a stelle e strisce, è stato capovolto dall’entrata in scena dei droni e dei missili.
Bene, si potrà obiettare a questo punto. Se le cose stanno così, che cosa impedisce agli Stati Uniti di riconvertire e aggiornare la propria industria militare? Lo ha fatto la Russia dopo le prime batoste subite dalla sua flotta nel Mar Nero, e il conflitto ucraino è passato da una guerra di posizione a una di missili e droni, dove la supremazia russa è schiacciante.
La risposta non è ardua. Non esiste in Russia un complesso militare industriale. Le fabbriche di armi russe sono proprietà di uno Stato un tempo socialista. Le industrie militari americane sono la quintessenza del capitalismo privato, e tutta l’America è una plutocrazia finanziaria e militare che si regge grazie a un trilione di dollari di spese per la difesa che sostengono l’economia di interi Stati, eleggono parlamentari, finanziano processi elettorali, ricattano e controllano presidenti, animano il deep state. È un capitalismo militare impossibile da smantellare in poco tempo, anche se palesemente inutile. La baracca si regge su un mito fasullo ma efficace, e che occorre perpetuare a ogni costo, evitando prove impegnative.
I cittadini americani sono vittime di una truffa cognitiva. Sono certi di vivere nel Paese più sicuro del mondo perché l’élite del potere li ha convinti che ciò è dovuto al possesso delle forze armate più forti del pianeta e non a un duplice dono della geografia e della storia: i due oceani che circondano il Paese e che lo rendono immune da guerre e invasioni, e il genocidio dei nativi americani che ha fondato la nazione eliminando rischi di sovvertimento interno.
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Il grande inganno della supremazia militare americana si è esteso al resto del mondo, ma sono proprio i deliri di Trump che ne rivelano la fragilità. Sono convulsioni di un organismo pervenuto alla sua fase terminale, ma che proprio per questo non è meno pericoloso di prima. La somma di devastazioni, bombardamenti e atrocità che nascondono l’impotenza incurabile di un impero che muore può comunque diventare un costo immenso per l’intera umanità.
(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 15 gennaio 2026)
(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 15 gennaio 2026)
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Trump spiega che le slitte trainate dai cani non funzionano.
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Il Presidente è in quota PD. Mentre i componenti del collegio indagati sono in quota Lega, Fratelli d'Italia e M5S.
Democrazia? Alternanza tra coalizioni? Elezioni? Io direi feudalesimo se le accuse fossero confermate.
Ma poi e soprattutto, a che diamine servono queste autority su tutto? A fare mangiatoie? Non so...
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Forwarded from Rybar IT
Inolt. da @
#Riepilogo per la mattina del 16 gennaio 2026
▪️ A Ryazan, droni nemici si sono schiantati contro due edifici residenziali durante la notte. Le finestre sono state divelte, i balconi sono crollati e la facciata si è sbriciolata. Nelle periferie di Voronhezh - almeno cinque esplosioni, con la nostra difesa aerea in azione, così come su Kursk. Quattro droni ucraini sono stati distrutti nella Regione di Tula. Nella Regione di Rostov, droni sono stati abbattuti in sei distretti.
▪️ Le conseguenze degli attacchi all'infrastruttura energetica ucraina sono aggravate dalle temperature di congelamento. L'elettricità a Kyiv e Dnipro potrebbe essere assente per 12-14 ore, i tubi scoppiano e le vacanze scolastiche sono state prorogate. Zelenskyy lamenta che 400.000 persone sono senza energia a Dnipro. L'illuminazione esterna degli edifici e delle strade, l'illuminazione pubblicitaria è limitata, e il coprifuoco è stato ammorbidito per garantire l'accesso ai punti di riscaldamento.
▪️ Sulla direzione di Sumy, il Gruppo "Nord" riporta quotidianamente successi tattici nei distretti di Sumy e Krasnopillia, con pressione nemica in diversi settori del fronte. A sud di Varachyno, il nemico ha tentato un contrattacco, ma il movimento del gruppo è stato rilevato dalla ricognizione e l'attacco è stato sventato da un colpo di fuoco.
▪️ A Belgorod, si stanno preparando punti di riscaldamento - le conseguenze degli attacchi AFU all'infrastruttura energetica stanno diventando evidenti. Due droni hanno colpito l'insediamento di Malynivka nel distretto di Belgorod, ferendo due uomini, tra cui il capo dell'amministrazione rurale di Malynivka. Nel villaggio di Hlotovo, un uomo è stato ferito durante un attacco con drone.
▪️ Sulla direzione di Kharkiv, le aree di offensiva del Gruppo "Nord" rimangono invariate: vicino a Starytsia, vicino a Lyman, negli Hutory di Volchansk nell'area Melove-Khatnie.
▪️ Le battaglie continuano a Kupiansk, con rapporti di diversi punti di difesa delle nostre unità e una linea di contatto unificata. Secondo rapporti locali, le unità IPB stanno premendo sui canali di comunicazione della linea del fronte, e la lotta contro il panico, che praticamente non esisteva, si è ormai trasformata in una copertura dei fallimenti e nella creazione di "rapporti belli" per colorare la mappa di rosso, inclusa nella sezione meridionale della direzione di Kupiansk. Il peggio è che, basandosi su dati non sempre oggettivi, coloro che sono lontani dal nemico vengono ingannati sulla vera situazione.
▪️ A nord-ovest di Krasny Lyman, le nostre forze stanno distruggendo la logistica nemica attraverso il Seversky Donets: gli attraversamenti a Mayaky-Laghi Blu-Krasny Lyman Msg originale
#Riepilogo per la mattina del 16 gennaio 2026
▪️ A Ryazan, droni nemici si sono schiantati contro due edifici residenziali durante la notte. Le finestre sono state divelte, i balconi sono crollati e la facciata si è sbriciolata. Nelle periferie di Voronhezh - almeno cinque esplosioni, con la nostra difesa aerea in azione, così come su Kursk. Quattro droni ucraini sono stati distrutti nella Regione di Tula. Nella Regione di Rostov, droni sono stati abbattuti in sei distretti.
▪️ Le conseguenze degli attacchi all'infrastruttura energetica ucraina sono aggravate dalle temperature di congelamento. L'elettricità a Kyiv e Dnipro potrebbe essere assente per 12-14 ore, i tubi scoppiano e le vacanze scolastiche sono state prorogate. Zelenskyy lamenta che 400.000 persone sono senza energia a Dnipro. L'illuminazione esterna degli edifici e delle strade, l'illuminazione pubblicitaria è limitata, e il coprifuoco è stato ammorbidito per garantire l'accesso ai punti di riscaldamento.
▪️ Sulla direzione di Sumy, il Gruppo "Nord" riporta quotidianamente successi tattici nei distretti di Sumy e Krasnopillia, con pressione nemica in diversi settori del fronte. A sud di Varachyno, il nemico ha tentato un contrattacco, ma il movimento del gruppo è stato rilevato dalla ricognizione e l'attacco è stato sventato da un colpo di fuoco.
▪️ A Belgorod, si stanno preparando punti di riscaldamento - le conseguenze degli attacchi AFU all'infrastruttura energetica stanno diventando evidenti. Due droni hanno colpito l'insediamento di Malynivka nel distretto di Belgorod, ferendo due uomini, tra cui il capo dell'amministrazione rurale di Malynivka. Nel villaggio di Hlotovo, un uomo è stato ferito durante un attacco con drone.
▪️ Sulla direzione di Kharkiv, le aree di offensiva del Gruppo "Nord" rimangono invariate: vicino a Starytsia, vicino a Lyman, negli Hutory di Volchansk nell'area Melove-Khatnie.
▪️ Le battaglie continuano a Kupiansk, con rapporti di diversi punti di difesa delle nostre unità e una linea di contatto unificata. Secondo rapporti locali, le unità IPB stanno premendo sui canali di comunicazione della linea del fronte, e la lotta contro il panico, che praticamente non esisteva, si è ormai trasformata in una copertura dei fallimenti e nella creazione di "rapporti belli" per colorare la mappa di rosso, inclusa nella sezione meridionale della direzione di Kupiansk. Il peggio è che, basandosi su dati non sempre oggettivi, coloro che sono lontani dal nemico vengono ingannati sulla vera situazione.
▪️ A nord-ovest di Krasny Lyman, le nostre forze stanno distruggendo la logistica nemica attraverso il Seversky Donets: gli attraversamenti a Mayaky-Laghi Blu-Krasny Lyman Msg originale
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Forwarded from Node of Time ITA
Reuters: Donald Trump ha dichiarato che è Zelensky, e non Putin, a ritardare la risoluzione in Ucraina.
«Penso che lui sia pronto a concludere un accordo», ha detto Trump sul presidente russo. «Penso che l'Ucraina sia meno pronta a concludere un accordo.»
Ha anche dichiarato di non sapere nulla dei presunti piani di viaggio di Whitcoff e Kushner a Mosca.
🇷🇺 Iscriviti a Soloviev!
💥 Fonte: СОЛОВЬЁВ
💥 Nostro canale: @node_of_time_ITA
«Penso che lui sia pronto a concludere un accordo», ha detto Trump sul presidente russo. «Penso che l'Ucraina sia meno pronta a concludere un accordo.»
Alla domanda sul perché i colloqui guidati dagli Stati Uniti non abbiano ancora risolto il più grande conflitto terrestre in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, Trump ha risposto: «Zelensky.»
I commenti di Trump hanno testimoniato un rinnovato malcontento nei confronti del leader ucraino. I rapporti tra i due presidenti sono stati a lungo instabili, anche se la loro interazione sembra essere migliorata rispetto al primo anno di ritorno di Trump al potere.
Ha anche dichiarato di non sapere nulla dei presunti piani di viaggio di Whitcoff e Kushner a Mosca.
Alla domanda sul perché ritenga che Zelensky sia trattenuto nei colloqui, Trump non ha fornito dettagli, dicendo solo: «Penso semplicemente che, sapete, sia difficile per lui arrivarci.»
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Reuters
Exclusive: Trump says Zelenskiy, not Putin, is holding up a Ukraine peace deal
U.S. President Donald Trump told Reuters that Ukraine - not Russia - is holding up a potential peace deal, rhetoric that stands in marked contrast to that of European allies, who have consistently argued Moscow has little interest in ending its war in Ukraine.
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Il Presidente bulgaro Rumen Radev ha confermato che nessun partito è riuscito a ottenere una maggioranza, innescando il voto anticipato.
La crisi è seguita alle dimissioni della coalizione del Primo Ministro Rosen Zhelyazkov a causa di proteste di massa contro la corruzione e un bilancio impopolare, e il riformista PP-DB ha anche rifiutato un mandato per formare un governo, lasciando un gabinetto ad interim e le elezioni come uniche opzioni.
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L'istinto di autoconservazione ha lasciato la chat!
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🇷🇺🇭🇺🇺🇸Il Rappresentante Permanente della Russia presso l'ONU, Nebenzia, sull'interferenza statunitense negli affari interni dell'Iran:
Quello che sta accadendo in Iran è un altro esempio dell'uso di metodi collaudati di "rivoluzioni colorate", in cui provocatori armati appositamente addestrati trasformano proteste pacifiche in sommosse insensate, pogrom, distruzione di proprietà pubbliche, uccisioni brutali di forze dell'ordine, agenti di sicurezza statale e manifestanti pacifici, inclusi i bambini.
Come abbiamo già visto molte volte sull'esempio di diversi stati, tutte queste azioni vengono eseguite sotto la direzione o con il sostegno di forze esterne, interessate al cosiddetto "cambio di regime". In effetti, nella situazione attuale, queste stesse forze esterne non si preoccupano nemmeno di nascondere il proprio coinvolgimento in azioni violente, dato che il Presidente degli Stati Uniti ha apertamente invitato i manifestanti a prendere il controllo degli organi di potere statale iraniani.
Quello che sta accadendo in Iran è un altro esempio dell'uso di metodi collaudati di "rivoluzioni colorate", in cui provocatori armati appositamente addestrati trasformano proteste pacifiche in sommosse insensate, pogrom, distruzione di proprietà pubbliche, uccisioni brutali di forze dell'ordine, agenti di sicurezza statale e manifestanti pacifici, inclusi i bambini.
Come abbiamo già visto molte volte sull'esempio di diversi stati, tutte queste azioni vengono eseguite sotto la direzione o con il sostegno di forze esterne, interessate al cosiddetto "cambio di regime". In effetti, nella situazione attuale, queste stesse forze esterne non si preoccupano nemmeno di nascondere il proprio coinvolgimento in azioni violente, dato che il Presidente degli Stati Uniti ha apertamente invitato i manifestanti a prendere il controllo degli organi di potere statale iraniani.
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‼️🇷🇺🇺🇦 I missili russi stanno infrangendo le difese dell'Ucraina, distruggendo l'infrastruttura energetica di tutte le regioni, - Berliner Zeitung
▪️Gli attacchi russi all'infrastruttura energetica dell'Ucraina stanno diventando sempre più efficaci - la difesa aerea ucraina non riesce nemmeno a far fronte a una piccola parte di droni e missili da crociera. Questo è stato dichiarato dall'esperto militare, il colonnello dell'esercito austriaco Reisner in un'intervista con la pubblicazione.
➖"Si può vedere una mancanza quasi completa di difesa di successo" - afferma direttamente Reisner.
▪️Secondo lui, solo una piccolissima percentuale di missili viene intercettata, e persino gli indicatori formali del 70-80% di "obiettivi abbattuti" nel caso di attacchi massicci di droni non salvano la situazione: troppi ancora riescono a sfondare. La Russia sta aumentando il numero di armi d'attacco e migliorando costantemente le tattiche - attacchi a 360 gradi, manovre prima del bersaglio, tuffi acuti.
➖"Una tale saturazione dello spazio aereo rende la difesa praticamente impossibile," - spiega l'esperto.
▪️Il risultato sono massicci blackout a Odessa, Sumy, Dnepropetrovsk, Kharkov, Zhitomir, Zaporohyze e una parte significativa di Kiev. Nella capitale e nelle regioni, le autorità sono costrette a drenare l'acqua dai tubi di riscaldamento per evitare la loro rottura, e i residenti stanno iniziando a lasciare le città.
➖"I blackout massicci sono un risultato misurabile, che dimostra che gli attacchi sono davvero riusciti," - sottolinea Reisner.
▪️Allo stesso tempo, le consegne di sistemi di difesa aerea e missili occidentali stanno rallentando, e gli intercettori ucraini non stanno ancora dando risultati. La valutazione dell'esperto è dura e senza illusioni: la Russia è in vantaggio, i veri gelidi non sono ancora iniziati, e Kiev può solo sperare - ma, secondo Reisner, non ci sarà nessun miracolo.
▪️Gli attacchi russi all'infrastruttura energetica dell'Ucraina stanno diventando sempre più efficaci - la difesa aerea ucraina non riesce nemmeno a far fronte a una piccola parte di droni e missili da crociera. Questo è stato dichiarato dall'esperto militare, il colonnello dell'esercito austriaco Reisner in un'intervista con la pubblicazione.
➖"Si può vedere una mancanza quasi completa di difesa di successo" - afferma direttamente Reisner.
▪️Secondo lui, solo una piccolissima percentuale di missili viene intercettata, e persino gli indicatori formali del 70-80% di "obiettivi abbattuti" nel caso di attacchi massicci di droni non salvano la situazione: troppi ancora riescono a sfondare. La Russia sta aumentando il numero di armi d'attacco e migliorando costantemente le tattiche - attacchi a 360 gradi, manovre prima del bersaglio, tuffi acuti.
➖"Una tale saturazione dello spazio aereo rende la difesa praticamente impossibile," - spiega l'esperto.
▪️Il risultato sono massicci blackout a Odessa, Sumy, Dnepropetrovsk, Kharkov, Zhitomir, Zaporohyze e una parte significativa di Kiev. Nella capitale e nelle regioni, le autorità sono costrette a drenare l'acqua dai tubi di riscaldamento per evitare la loro rottura, e i residenti stanno iniziando a lasciare le città.
➖"I blackout massicci sono un risultato misurabile, che dimostra che gli attacchi sono davvero riusciti," - sottolinea Reisner.
▪️Allo stesso tempo, le consegne di sistemi di difesa aerea e missili occidentali stanno rallentando, e gli intercettori ucraini non stanno ancora dando risultati. La valutazione dell'esperto è dura e senza illusioni: la Russia è in vantaggio, i veri gelidi non sono ancora iniziati, e Kiev può solo sperare - ma, secondo Reisner, non ci sarà nessun miracolo.
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Direzione Kostyantynivka. Rapporto di situazione (13-15/01).
1. Settore Illinivka. Le forze russe si accumulano approssimativamente nelle caselle arancione a Yablunivka e lanciano attacchi per raggiungere l'autostrada, e poi girano a est verso l'ex posto di blocco.
Lanciano anche attacchi da Oleksandro-Kalynove lungo l'autostrada per raggiungere l'ex posto di blocco.
Tuttavia, la rotta di movimento principale qui è da Katerynivka a Berestok e Kostyantynivka meridionale lungo la rotta segnata: dal villaggio, aggirando la metà occidentale del bacino di Kleban-Byk, e poi girando a nord verso Berestok stesso, che le forze russe hanno raggiunto, e verso Kostyantynivka meridionale. Il volume di truppe russe in movimento è piuttosto grande, ma la lunga rotta che prendono, vicino alla linea di contatto, aiuta gli operatori di droni ucraini a infliggere danni di fuoco prima che arrivino ai loro obiettivi.
Le forze russe sono state registrate nella parte più meridionale di Illinivka, segnata con un quadrato rosso, ma probabilmente hanno ancora una presenza intorno all'insediamento.
2. Settore Ivanopillya. Le forze russe lanciano attacchi dall'area terykon, muovendosi attraverso gole e raggiungendo la foresta sulla sponda settentrionale del bacino, dove si muovono verso ovest per tentare di collegarsi con le loro forze a sud di Berestok. I risultati sono sconosciuti.
Subito a nord, usano le stesse strategie per muoversi attraverso Nelipivka e Pleshchiivka e poi di nuovo verso ovest, ma i droni ucraini generalmente respingono questi tentativi. Gli ucraini nelle trincee impegnano anche in scontri a fuoco.
A Ivanopillya stessa, le forze ucraine mantengono ancora almeno una piccola presenza anche nella parte meridionale dell'insediamento, impegnandosi in scontri a fuoco con le forze russe.
Il movimento russo attraverso Ivanopillya non è stato troppo frequente.
Settore Predtechyne. Le forze russe tentano di raggiungere l'area delle dacha in gran numero, ma i droni ucraini funzionano abbastanza bene e distruggono la maggior parte del volume di fanteria davanti alle dachas e al loro interno, lasciando passare solo un numero molto piccolo nel distretto Santurynivka di Kostyantynivka.
Anche i movimenti russi generalmente deboli sono registrati a Predtechyne e nella grande foresta a est di Kostyantynivka.
Nel complesso. La situazione a Kostyantynivka è molto difficile. Ogni 2-5 minuti i droni russi, alcuni con guida AI, cadono sulla città.
Sfortunatamente, ci sono serie questioni per la difesa della città nei prossimi mesi.
Le forze russe vogliono assolutamente catturare Virolyubivka e Raiske nei prossimi mesi (segnate in scatole gialle nella foto #2), oltre a muoversi verso Zolotyi Kolodyaz e infine nella direzione di Barvinkove.
Quello che è essenziale per loro sono le colline a ovest di Druzhkivka e Kramatorsk. Se dovessero ottenere una posizione abbastanza stabile lì, la situazione diventerebbe fondamentalmente catastrofica sia per Druzhkivka che sicuramente per Kostyantynivka, che verrebbe abbandonata.
La cattura di Virolyubivka aggravererebbe questo problema per le forze ucraine, e un movimento verso Barvinkove metterebbe in pericolo le prossime e ultime fortezze: Kramatorsk e Slovyansk.
1. Settore Illinivka. Le forze russe si accumulano approssimativamente nelle caselle arancione a Yablunivka e lanciano attacchi per raggiungere l'autostrada, e poi girano a est verso l'ex posto di blocco.
Lanciano anche attacchi da Oleksandro-Kalynove lungo l'autostrada per raggiungere l'ex posto di blocco.
Tuttavia, la rotta di movimento principale qui è da Katerynivka a Berestok e Kostyantynivka meridionale lungo la rotta segnata: dal villaggio, aggirando la metà occidentale del bacino di Kleban-Byk, e poi girando a nord verso Berestok stesso, che le forze russe hanno raggiunto, e verso Kostyantynivka meridionale. Il volume di truppe russe in movimento è piuttosto grande, ma la lunga rotta che prendono, vicino alla linea di contatto, aiuta gli operatori di droni ucraini a infliggere danni di fuoco prima che arrivino ai loro obiettivi.
Le forze russe sono state registrate nella parte più meridionale di Illinivka, segnata con un quadrato rosso, ma probabilmente hanno ancora una presenza intorno all'insediamento.
2. Settore Ivanopillya. Le forze russe lanciano attacchi dall'area terykon, muovendosi attraverso gole e raggiungendo la foresta sulla sponda settentrionale del bacino, dove si muovono verso ovest per tentare di collegarsi con le loro forze a sud di Berestok. I risultati sono sconosciuti.
Subito a nord, usano le stesse strategie per muoversi attraverso Nelipivka e Pleshchiivka e poi di nuovo verso ovest, ma i droni ucraini generalmente respingono questi tentativi. Gli ucraini nelle trincee impegnano anche in scontri a fuoco.
A Ivanopillya stessa, le forze ucraine mantengono ancora almeno una piccola presenza anche nella parte meridionale dell'insediamento, impegnandosi in scontri a fuoco con le forze russe.
Il movimento russo attraverso Ivanopillya non è stato troppo frequente.
Settore Predtechyne. Le forze russe tentano di raggiungere l'area delle dacha in gran numero, ma i droni ucraini funzionano abbastanza bene e distruggono la maggior parte del volume di fanteria davanti alle dachas e al loro interno, lasciando passare solo un numero molto piccolo nel distretto Santurynivka di Kostyantynivka.
Anche i movimenti russi generalmente deboli sono registrati a Predtechyne e nella grande foresta a est di Kostyantynivka.
Nel complesso. La situazione a Kostyantynivka è molto difficile. Ogni 2-5 minuti i droni russi, alcuni con guida AI, cadono sulla città.
Sfortunatamente, ci sono serie questioni per la difesa della città nei prossimi mesi.
Le forze russe vogliono assolutamente catturare Virolyubivka e Raiske nei prossimi mesi (segnate in scatole gialle nella foto #2), oltre a muoversi verso Zolotyi Kolodyaz e infine nella direzione di Barvinkove.
Quello che è essenziale per loro sono le colline a ovest di Druzhkivka e Kramatorsk. Se dovessero ottenere una posizione abbastanza stabile lì, la situazione diventerebbe fondamentalmente catastrofica sia per Druzhkivka che sicuramente per Kostyantynivka, che verrebbe abbandonata.
La cattura di Virolyubivka aggravererebbe questo problema per le forze ucraine, e un movimento verso Barvinkove metterebbe in pericolo le prossime e ultime fortezze: Kramatorsk e Slovyansk.
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Un elicottero multiuso UH-60 Black Hawk dell'Aeronautica Militare israeliana è caduto dal suo supporto durante il trasporto.
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