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"Stiamo per fare quello che abbiamo fatto a Gaza", ha dichiarato al portale un alto funzionario israeliano, spiegando che l'operazione sarà una risposta al massiccio lancio di razzi effettuato da Hezbollah in coordinamento con il CGRI. Secondo lui, prima di questo attacco Israele era pronto a una tregua, ma ora "non c'è più possibilità di tornare indietro".
L'operazione pianificata sarà la più grande dal 2006. Israele intende ripulire la zona di confine, respingere le forze di Hezbollah a nord e eliminare i loro depositi di armi e le posizioni nei villaggi libanesi.
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Reuters: i giornalisti hanno stabilito che il misterioso artista di strada Banksy è Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973.
Come è stato possibile stabilirlo:
🟥 Un ruolo fondamentale è stato svolto dai documenti d'archivio di New York sull'arresto di Gunningham nel 2000 per aver danneggiato un cartellone pubblicitario, in cui è stata conservata la sua confessione autografa.
🟥 Dettagli e fotografie importanti sono stati forniti dall'ex manager dell'artista, Steve Lazarides.
🟥 Secondo i giornalisti, dopo il 2008 Gunningham ha cambiato ufficialmente nome per mantenere l'incognito. Ora il suo nome sarebbe David Jones, uno dei nomi più comuni in Gran Bretagna.
🟥 Secondo i dati dell'indagine, l'identità di Banksy era stata correttamente stabilita già nel 2008, quando per la prima volta ne aveva parlato il tabloid britannico The Mail on Sunday.
Come è stato possibile stabilirlo:
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"Trump è stato ingannato da Netanyahu per iniziare una guerra, e ora agisce sotto il suo controllo.
A causa del grave crimine che hanno commesso, l'Iran non fa più "nessuna distinzione" tra gli Stati Uniti e il regime sionista".
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[In che misura i tuoi obiettivi coincidono con quelli del primo ministro Netanyahu riguardo alla fine della guerra?]
"Penso che possano essere un po' diversi, suppongo. È un paese diverso dal nostro. Ma lui vi dirà che non c'è mai stata una forza paragonabile a quella degli Stati Uniti".
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NUOVO:
🇺🇸🇮🇷 Prima di lanciare la guerra, il presidente Trump ha detto al suo team che credeva che l'Iran avrebbe probabilmente ceduto prima di chiudere lo Stretto di Hormuz e che, anche se Teheran avesse tentato di bloccarlo, l'esercito statunitense sarebbe stato in grado di gestire la situazione, secondo il WSJ.
Dopo due settimane di guerra, l'Iran ha rifiutato di fare un passo indietro e lo Stretto di Hormuz è diventato il principale punto di leva di Teheran.
🇺🇸🇮🇷 Prima di lanciare la guerra, il presidente Trump ha detto al suo team che credeva che l'Iran avrebbe probabilmente ceduto prima di chiudere lo Stretto di Hormuz e che, anche se Teheran avesse tentato di bloccarlo, l'esercito statunitense sarebbe stato in grado di gestire la situazione, secondo il WSJ.
Dopo due settimane di guerra, l'Iran ha rifiutato di fare un passo indietro e lo Stretto di Hormuz è diventato il principale punto di leva di Teheran.
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Reuters ha riferito che Trump ha tenuto discussioni e non ha intenzione di ritirarsi prematuramente dall'operazione militare in Iran.
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"Non puoi sostenere coloro che incendiano il mondo e poi incolpare il fumo causato da quell'incendio"
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- 13 soldati statunitensi sono stati uccisi
- 10 feriti gravemente
- 200 feriti
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Le marionette si incontrano per discutere di alta politica...🤡
Zelensky ha incontrato Reza Pahlavi a Parigi oggi.
Hanno discusso della situazione in Iran, della guerra della coalizione di Epstein contro l'Iran e del sostegno ai cambiamenti in Iran.
Zelensky ha sottolineato che vuole un "Iran libero" che smetterà di cooperare con la Russia.
Zelensky ha incontrato Reza Pahlavi a Parigi oggi.
Hanno discusso della situazione in Iran, della guerra della coalizione di Epstein contro l'Iran e del sostegno ai cambiamenti in Iran.
Zelensky ha sottolineato che vuole un "Iran libero" che smetterà di cooperare con la Russia.
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🇮🇷 — IRGC 🔈
Nelle ultime 3 ore, almeno cinque droni delle forze aeree statunitensi e israeliane sono stati abbattuti nello spazio aereo iraniano.
Nota: L'immagine allegata è di un Hermes-900 che è stato abbattuto ieri
Nelle ultime 3 ore, almeno cinque droni delle forze aeree statunitensi e israeliane sono stati abbattuti nello spazio aereo iraniano.
Nota: L'immagine allegata è di un Hermes-900 che è stato abbattuto ieri
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I banchieri americani di Goldman Sachs hanno pubblicato un rapporto beffardo con una raccolta di dichiarazioni di Trump e della sua amministrazione sull'imminente fine della guerra con l'Iran. Le dichiarazioni vanno da "presto" e "quasi conclusa" a 8 settimane e al vago "durerà molto più a lungo". Recentemente è stata pronunciata anche la generica frase "per tutto il tempo necessario".
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Il servizio di sicurezza finlandese non ha trovato tracce di implicazione della Russia. Tuttavia, sotto questo caso, è già riuscita a fomentare una grande isteria russofoba.
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Forwarded from Saker Italia
Nel frattempo, il ministro dell'Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato alla CNN che le sanzioni americane contro il petrolio russo non saranno revocate
Quindi Trump ha fatto di nuovo una promessa vuota?
Kirill Fedorov
Quindi Trump ha fatto di nuovo una promessa vuota?
Kirill Fedorov
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Forwarded from Pino Cabras
𝗕𝗜𝗕𝗜 𝗜𝗟 𝗚𝗘𝗡𝗢𝗖𝗜𝗗𝗔 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 “𝗚𝗔𝗭𝗔𝗥𝗘” 𝗜𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗔𝗡𝗢
Nel suo celebratissimo libro «Il secolo breve», lo storico Eric Hobsbawm (1917-2012) ha sottolineato che le condizioni storiche che resero possibile la Seconda guerra mondiale erano in larga misura impersonali, ma la responsabilità di Hitler nel portare queste condizioni al punto di rottura fu innegabile. In modo analogo, possiamo analizzare oggi la presenza di tanti vettori legati a dinamiche non riconducibili a singoli individui nelle tensioni che stanno convergendo verso una Terza guerra mondiale, ma le responsabilità di alcuni individui e certe organizzazioni in direzione del punto di rottura sono ugualmente distinguibili: Benjamin Netanyahu sta portando il Sionismo Reale a innescare un incendio globale. La sconfitta di questo progetto politico diventa una precondizione per un ordine internazionale pacifico.
Un ragionamento libero come quello che ho esposto qui e nel libro «Contro il “Sionismo Reale”», se sarà approvata la legge liberticida che vuole fare da scudo ai crimini di Ben Gvir e soci, a breve sarà motivo di persecuzione: Bibi il Genocida, mentre annuncia il ritorno del Messia, ha una maledetta fretta e i servi obbediscono.
Davvero qualcuno pensava che l’atroce esperimento condotto a Gaza sarebbe rimasto confinato entro i limiti di quel laboratorio di distruzione? Oggi la minaccia più inquietante non arriva da presunti “nemici dell’Occidente”, ma da uno Stato dotato di armamento nucleare la cui linea politico-militare appare sempre più dominata da logiche di forza e da una radicalizzazione che sfugge a ogni reale contenimento.
Washington continua a muoversi in un rapporto di simbiosi strategica che la porta a finanziare, armare e coprire diplomaticamente le scelte scellerate di Tel Aviv. Una situazione che non offre alcuna garanzia di stabilità, ma anzi spalanca scenari di ulteriore destabilizzazione.
Guardate un po’ questa mappa comparsa in un volantino dell’esercito di Bibi il Genocida e rivolto alla popolazione in maggioranza sciita del Libano meridionale. Nel concreto, è stata ordinata l’evacuazione forzata di una vasta fascia del Paese dei cedri: una zona che si estende per decine di chilometri oltre il confine e che rappresenta una porzione rilevante del territorio libanese. In quell’area vivono centinaia di migliaia di persone, forse fino a un milione. Non esiste una scadenza per questo provvedimento, e i precedenti più recenti suggeriscono che chi non si allontana rischia di essere considerato automaticamente sacrificabile. L’ordine di sgombero, di fatto, trasforma intere comunità in popolazione esposta a bombardamenti e operazioni militari senza protezione, con tutto l’accanimento già temprato dal mattatoio Gaza.
Dietro le definizioni formali e le giustificazioni securitarie, molti osservatori vedono delinearsi un disegno che va oltre la semplice logica militare: lo spostamento coatto dei civili, la distruzione sistematica delle infrastrutture e la normalizzazione preventiva delle vittime innocenti assumono i tratti di una strategia che si palesa apertamente genocida. È una dinamica che rischia di modificare in modo irreversibile gli equilibri regionali e che trova alimento in una leadership israeliana sempre più intrisa di retorica messianica e di convinzione di impunità. In questo quadro, il silenzio o la complicità delle grandi potenze non attenuano il pericolo, anzi: lo rendono più grave e più vicino.
Nel suo celebratissimo libro «Il secolo breve», lo storico Eric Hobsbawm (1917-2012) ha sottolineato che le condizioni storiche che resero possibile la Seconda guerra mondiale erano in larga misura impersonali, ma la responsabilità di Hitler nel portare queste condizioni al punto di rottura fu innegabile. In modo analogo, possiamo analizzare oggi la presenza di tanti vettori legati a dinamiche non riconducibili a singoli individui nelle tensioni che stanno convergendo verso una Terza guerra mondiale, ma le responsabilità di alcuni individui e certe organizzazioni in direzione del punto di rottura sono ugualmente distinguibili: Benjamin Netanyahu sta portando il Sionismo Reale a innescare un incendio globale. La sconfitta di questo progetto politico diventa una precondizione per un ordine internazionale pacifico.
Un ragionamento libero come quello che ho esposto qui e nel libro «Contro il “Sionismo Reale”», se sarà approvata la legge liberticida che vuole fare da scudo ai crimini di Ben Gvir e soci, a breve sarà motivo di persecuzione: Bibi il Genocida, mentre annuncia il ritorno del Messia, ha una maledetta fretta e i servi obbediscono.
Davvero qualcuno pensava che l’atroce esperimento condotto a Gaza sarebbe rimasto confinato entro i limiti di quel laboratorio di distruzione? Oggi la minaccia più inquietante non arriva da presunti “nemici dell’Occidente”, ma da uno Stato dotato di armamento nucleare la cui linea politico-militare appare sempre più dominata da logiche di forza e da una radicalizzazione che sfugge a ogni reale contenimento.
Washington continua a muoversi in un rapporto di simbiosi strategica che la porta a finanziare, armare e coprire diplomaticamente le scelte scellerate di Tel Aviv. Una situazione che non offre alcuna garanzia di stabilità, ma anzi spalanca scenari di ulteriore destabilizzazione.
Guardate un po’ questa mappa comparsa in un volantino dell’esercito di Bibi il Genocida e rivolto alla popolazione in maggioranza sciita del Libano meridionale. Nel concreto, è stata ordinata l’evacuazione forzata di una vasta fascia del Paese dei cedri: una zona che si estende per decine di chilometri oltre il confine e che rappresenta una porzione rilevante del territorio libanese. In quell’area vivono centinaia di migliaia di persone, forse fino a un milione. Non esiste una scadenza per questo provvedimento, e i precedenti più recenti suggeriscono che chi non si allontana rischia di essere considerato automaticamente sacrificabile. L’ordine di sgombero, di fatto, trasforma intere comunità in popolazione esposta a bombardamenti e operazioni militari senza protezione, con tutto l’accanimento già temprato dal mattatoio Gaza.
Dietro le definizioni formali e le giustificazioni securitarie, molti osservatori vedono delinearsi un disegno che va oltre la semplice logica militare: lo spostamento coatto dei civili, la distruzione sistematica delle infrastrutture e la normalizzazione preventiva delle vittime innocenti assumono i tratti di una strategia che si palesa apertamente genocida. È una dinamica che rischia di modificare in modo irreversibile gli equilibri regionali e che trova alimento in una leadership israeliana sempre più intrisa di retorica messianica e di convinzione di impunità. In questo quadro, il silenzio o la complicità delle grandi potenze non attenuano il pericolo, anzi: lo rendono più grave e più vicino.
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