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🇯🇵🇮🇷 E ANCHE LA PRIMA METANIERA GIAPPONESE ATTRAVERSA LO STRETTO DI HORMUZ
Una metaniera giapponese per il trasporto di gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì la sua co-proprietaria Mitsui OSK Lines.
È la prima nave giapponese a farlo dall'inizio della guerra.
La nave con bandiera panamense ha completato il transito in sicurezza, ha detto un portavoce dell'azienda a Reuters, che ha rifiutato di fornire dettagli su come sia stato assicurato il passaggio.
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Una metaniera giapponese per il trasporto di gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì la sua co-proprietaria Mitsui OSK Lines.
È la prima nave giapponese a farlo dall'inizio della guerra.
La nave con bandiera panamense ha completato il transito in sicurezza, ha detto un portavoce dell'azienda a Reuters, che ha rifiutato di fornire dettagli su come sia stato assicurato il passaggio.
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La cosa più interessante dell'F-15 abbattuto è che è stato abbattuto nell'area di Kerenga, dove gli Stati Uniti hanno distrutto un ponte. Ora, per salvare i piloti (ce n'erano due), è stata schierata un'intera guardia di caccia F-35A e F-15, elicotteri Black Hawk e persino aerei da attacco A-10 Warthog.
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🇺🇸🇮🇱❌🇮🇷 — Un incendio sta bruciando nella zona industriale di Kharramdasht, vicino a Pardis, nella provincia di Teheran, a seguito di attacchi aerei statunitensi/israeliani.
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Questa mattina, la Russia ha effettuato un attacco combinato su larga scala con missili e droni sulla città di Korosten, nell'Oblast di Zhytomyr.
Diversi droni Geran-2 hanno colpito la stazione ferroviaria di Korosten (50.959611, 28.627238). Anche 4 missili da crociera Kh-101 hanno colpito la città, probabilmente colpendo anche la stazione ferroviaria.
Un grande incendio è stato visto ardere dopo gli attacchi.
Diversi droni Geran-2 hanno colpito la stazione ferroviaria di Korosten (50.959611, 28.627238). Anche 4 missili da crociera Kh-101 hanno colpito la città, probabilmente colpendo anche la stazione ferroviaria.
Un grande incendio è stato visto ardere dopo gli attacchi.
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Sul filo del rasoio
La situazione si evolve rapidamente. Forse non ci sarà la ventilata operazione di terra per la quale la Casa Bianca si è data tanto da fare, spostando numerosi reparti, aerei, personale e licenziando i generali che si opponevano a questa idea. come Randy George, David Hodne e William "Bill" Green. Ma il rischio di un fallimento è troppo grande e forse Trump ci sta ripensando, anche perché l'operazione cambierebbe ben poco della situazione che si è creata e sarebbe certamente sanguinosa con anche la consistente probabilità di fare anche una figuraccia sul piano militare.
Si parla anche di trattative indirette che si svolgono per interposto Pakistan, il quale, a sua volta, riferisce a Pechino che è il reale negoziatore, ma che rimane nell'ombra perché non si fida né dell'amministrazione Trump, né degli assassini psicopatici e genocidi di Tel Aviv.
Inoltre, altro segno positivo, per la parte statunitense non ci sono più Witkoff e Kushner, i due falchi di origine ebraica, ma il vicepresidente Vance, che tenta disperatamente di salvare una propria futura candidatura dai disastri provocati dal suo patron e che recentemente è stato attaccato dalla stampa israeliana. Però, comunque vada, alcune cose sembrano già essere certe: la prima è che l'Iran imporrà dei dazi in rial o yuan sul passaggio di Hormuz come risarcimento di guerra.
Può ottenere facilmente questo scopo per due motivi: il primo è che ha dimostrato di poter colpire facilmente le installazioni energetiche degli Stati del Golfo trasformando la crisi petrolifera in dramma permanente e la seconda è che agli Usa questo conviene perché potranno vendere di più il proprio petrolio e a prezzi maggiorati.
La seconda cosa è che la politica del divide ed impera degli americani è riuscita frammentare il Consiglio di Cooperazione del Golfo con l'Oman e il Qatar che si sono dichiarati neutrali, l'Arabia Saudita che medita di vendicarsi di Trump dichiarando di non acquistare più armi americani e gli Emirati - una costruzione artificiale, creata dagli inglesi su territori appartenenti al Sultanato dell'Oman sono di fatto entrati nella guerra americana contro l'Iran.
Tuttavia la presenza del Pakistan tra i negoziatori indica che sono in corso trattative per dare vita al corridoio sud della via della seta attraverso il corridoio tra il porto pakistano di Gwadar, nonché terminal del Corridoio Economico Cina - Pakistan e quello iraniano di Chabahar, permettendo un flusso di petrolio e di merci prima impossibile viste le sanzioni a Teheran.
Tra le due cose, la seconda è di gran lunga più importante preservando ed anzi sviluppando uno dei nodi integrazione tra l'Asia occidentale e l'Asia meridionale, configurandosi come uno smacco strategico per gli Usa.
La terza è che da questa vicenda ne escono perdenti sia gli Stati del Golfo, sia l'Europa, già indebolita dagli alti prezzi dell'energia derivanti dal suo rifiuto di avere rapporti commerciali con la Russia, e che sta ora perdendo ulteriori fonti di petrolio e gas (nonché di fertilizzanti e altre materie prime) e dovrà rivolgersi ai prezzi capestro degli Usa.
Non è certo un caso se da Bruxelles giungano annunci di una nuova stagione di austerità e di segregazioni, visto che le oligarchie di comando si rifiutano ancora di comprare petrolio e gas a prezzi molto più convenienti dalla Russia. Questo durerà fino a che non ci saremo liberati dei burattini. europei, fino a che non saremo stanchi di balle, di lobby, di guerre, di crisi. Ed è qui che si colloca la sbracata commedia del nostro governo che con la farsa di Sigonella cerca di ingraziarsi l'Iran e far passare petrolio attraverso Hormuz.
La situazione si evolve rapidamente. Forse non ci sarà la ventilata operazione di terra per la quale la Casa Bianca si è data tanto da fare, spostando numerosi reparti, aerei, personale e licenziando i generali che si opponevano a questa idea. come Randy George, David Hodne e William "Bill" Green. Ma il rischio di un fallimento è troppo grande e forse Trump ci sta ripensando, anche perché l'operazione cambierebbe ben poco della situazione che si è creata e sarebbe certamente sanguinosa con anche la consistente probabilità di fare anche una figuraccia sul piano militare.
Si parla anche di trattative indirette che si svolgono per interposto Pakistan, il quale, a sua volta, riferisce a Pechino che è il reale negoziatore, ma che rimane nell'ombra perché non si fida né dell'amministrazione Trump, né degli assassini psicopatici e genocidi di Tel Aviv.
Inoltre, altro segno positivo, per la parte statunitense non ci sono più Witkoff e Kushner, i due falchi di origine ebraica, ma il vicepresidente Vance, che tenta disperatamente di salvare una propria futura candidatura dai disastri provocati dal suo patron e che recentemente è stato attaccato dalla stampa israeliana. Però, comunque vada, alcune cose sembrano già essere certe: la prima è che l'Iran imporrà dei dazi in rial o yuan sul passaggio di Hormuz come risarcimento di guerra.
Può ottenere facilmente questo scopo per due motivi: il primo è che ha dimostrato di poter colpire facilmente le installazioni energetiche degli Stati del Golfo trasformando la crisi petrolifera in dramma permanente e la seconda è che agli Usa questo conviene perché potranno vendere di più il proprio petrolio e a prezzi maggiorati.
La seconda cosa è che la politica del divide ed impera degli americani è riuscita frammentare il Consiglio di Cooperazione del Golfo con l'Oman e il Qatar che si sono dichiarati neutrali, l'Arabia Saudita che medita di vendicarsi di Trump dichiarando di non acquistare più armi americani e gli Emirati - una costruzione artificiale, creata dagli inglesi su territori appartenenti al Sultanato dell'Oman sono di fatto entrati nella guerra americana contro l'Iran.
Tuttavia la presenza del Pakistan tra i negoziatori indica che sono in corso trattative per dare vita al corridoio sud della via della seta attraverso il corridoio tra il porto pakistano di Gwadar, nonché terminal del Corridoio Economico Cina - Pakistan e quello iraniano di Chabahar, permettendo un flusso di petrolio e di merci prima impossibile viste le sanzioni a Teheran.
Tra le due cose, la seconda è di gran lunga più importante preservando ed anzi sviluppando uno dei nodi integrazione tra l'Asia occidentale e l'Asia meridionale, configurandosi come uno smacco strategico per gli Usa.
La terza è che da questa vicenda ne escono perdenti sia gli Stati del Golfo, sia l'Europa, già indebolita dagli alti prezzi dell'energia derivanti dal suo rifiuto di avere rapporti commerciali con la Russia, e che sta ora perdendo ulteriori fonti di petrolio e gas (nonché di fertilizzanti e altre materie prime) e dovrà rivolgersi ai prezzi capestro degli Usa.
Non è certo un caso se da Bruxelles giungano annunci di una nuova stagione di austerità e di segregazioni, visto che le oligarchie di comando si rifiutano ancora di comprare petrolio e gas a prezzi molto più convenienti dalla Russia. Questo durerà fino a che non ci saremo liberati dei burattini. europei, fino a che non saremo stanchi di balle, di lobby, di guerre, di crisi. Ed è qui che si colloca la sbracata commedia del nostro governo che con la farsa di Sigonella cerca di ingraziarsi l'Iran e far passare petrolio attraverso Hormuz.
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Complessivamente però il risultato finale è una sconfitta epocale per gli States, i quali hanno definitivamente minato da soli il sistema del petrodollaro che trascina con sé anche tutti gli altri scambi commerciali in valuta americana, si sono alienati l'Europa, anche se non la Ue che è di fatto un loro prodotto, anche se parecchi faticano a comprenderlo e infine hanno regalato alla Cina una grande vittoria materiale e morale, perché i corridoi della Via della Seta sono intatti e anzi rafforzati, i russi sono di fatto i padroni dell'Artico e dunque delle vie alternative per il trasporto di merci ed energia, mentre l'Iran tornerà ad essere una potenza petrolifera e potrà ricostruire le macerie prodotte dagli americani.
Non è che queste cose le vedo solo io: perciò ho il timore che qualcuno a Washington, ma soprattutto in Israele stia pensando alla bomba. Insomma siamo in bilico sul filo del rasoio.
ilsimplicissimus
Non è che queste cose le vedo solo io: perciò ho il timore che qualcuno a Washington, ma soprattutto in Israele stia pensando alla bomba. Insomma siamo in bilico sul filo del rasoio.
ilsimplicissimus
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🚨🇺🇸🇮🇷 Le truppe sul terreno in Iran sono un vero incubo per gli Stati Uniti
Donald Trump parla di "vittoria decisiva". Ma sotto la fiducia, si sta delineando un'altra domanda: cosa succederà dopo?
Se l'amministrazione Trump pensa che la potenza aerea da sola possa assicurare la vittoria, non ha prestato attenzione alla propria storia. E se sta considerando le truppe di terra, sta cadendo in una trappola che l'Iran ha ogni motivo di tenere aperta.
Ecco perché una guerra terrestre in Iran sarebbe impossibile da vincere.
Un esercito motivato sul proprio territorio
Le guerre precedenti degli Stati Uniti sono state combattute contro avversari con mezzi limitati. Ma l'Iran è una categoria completamente diversa.
🔺L'Iran può schierare oltre 610.000 personale attivo — 350.000 nell'esercito regolare e 190.000 nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Con le riserve e la mobilitazione, quel numero potrebbe superare un milione.
🪖 Le forze iraniane sono altamente motivate. L'IRGC in particolare è guidato da ideologie e "troverebbe piacere nell'impegnare le truppe americane". È una forza pronta a combattere e morire sul proprio suolo.
La geografia è un campo di battaglia
I Monti Zagros corrono come una spina lungo il confine iraniano — da 2.000 a 4.000 metri di altezza, con passi stretti che trasformerebbero qualsiasi colonna statunitense in un poligono di tiro per i droni iraniani, i missili anticarro e l'artiglieria.
Qualsiasi invasione terrestre dovrebbe affrontare non solo le montagne ma anche decine di campi minati, missili antinave costieri e migliaia di imbarcazioni d'attacco veloci.
Anche un atterraggio limitato sull'isola di Kharg esporrebbe le truppe a un costante fuoco di razzi, droni e artiglieria dalla terraferma.
Nessuna zona sicura alle spalle
In Iraq e Afghanistan, le forze statunitensi potevano ritirarsi in basi fortificate. In Iran, questa non sarebbe un'opzione.
Gli attacchi iraniani potrebbero venire da qualsiasi parte — non solo dalle unità in prima linea ma da tutto il paese. L'ampio arsenale di missili balistici, munizioni vaganti e droni a lungo raggio dell'IRGC manterrebbe ogni posizione statunitense entro portata.
Non ci sarebbe nessuna zona sicura alle spalle, nessuna linea del fronte prevedibile e nessun modo per anticipare dove atterrerà il prossimo attacco.
La logistica diventerebbe un incubo. Rifornire una forza che opera all'interno dell'Iran significherebbe affrontare ogni giorno una serie di droni, artiglieria e imboscate.
👉 Gli Stati Uniti hanno faticato a vincere guerre contro avversari molto più deboli in terreni favorevoli. L'Iran è più grande, più popoloso, meglio armato e geograficamente molto più ostile.
Per condurre qualsiasi operazione terrestre significativa — per non parlare di cambiare il regime — gli Stati Uniti avrebbero bisogno di almeno un milione di soldati.
Donald Trump parla di "vittoria decisiva". Ma sotto la fiducia, si sta delineando un'altra domanda: cosa succederà dopo?
Se l'amministrazione Trump pensa che la potenza aerea da sola possa assicurare la vittoria, non ha prestato attenzione alla propria storia. E se sta considerando le truppe di terra, sta cadendo in una trappola che l'Iran ha ogni motivo di tenere aperta.
Ecco perché una guerra terrestre in Iran sarebbe impossibile da vincere.
Un esercito motivato sul proprio territorio
Le guerre precedenti degli Stati Uniti sono state combattute contro avversari con mezzi limitati. Ma l'Iran è una categoria completamente diversa.
🔺L'Iran può schierare oltre 610.000 personale attivo — 350.000 nell'esercito regolare e 190.000 nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Con le riserve e la mobilitazione, quel numero potrebbe superare un milione.
🪖 Le forze iraniane sono altamente motivate. L'IRGC in particolare è guidato da ideologie e "troverebbe piacere nell'impegnare le truppe americane". È una forza pronta a combattere e morire sul proprio suolo.
La geografia è un campo di battaglia
I Monti Zagros corrono come una spina lungo il confine iraniano — da 2.000 a 4.000 metri di altezza, con passi stretti che trasformerebbero qualsiasi colonna statunitense in un poligono di tiro per i droni iraniani, i missili anticarro e l'artiglieria.
Qualsiasi invasione terrestre dovrebbe affrontare non solo le montagne ma anche decine di campi minati, missili antinave costieri e migliaia di imbarcazioni d'attacco veloci.
Anche un atterraggio limitato sull'isola di Kharg esporrebbe le truppe a un costante fuoco di razzi, droni e artiglieria dalla terraferma.
Nessuna zona sicura alle spalle
In Iraq e Afghanistan, le forze statunitensi potevano ritirarsi in basi fortificate. In Iran, questa non sarebbe un'opzione.
Gli attacchi iraniani potrebbero venire da qualsiasi parte — non solo dalle unità in prima linea ma da tutto il paese. L'ampio arsenale di missili balistici, munizioni vaganti e droni a lungo raggio dell'IRGC manterrebbe ogni posizione statunitense entro portata.
Non ci sarebbe nessuna zona sicura alle spalle, nessuna linea del fronte prevedibile e nessun modo per anticipare dove atterrerà il prossimo attacco.
La logistica diventerebbe un incubo. Rifornire una forza che opera all'interno dell'Iran significherebbe affrontare ogni giorno una serie di droni, artiglieria e imboscate.
👉 Gli Stati Uniti hanno faticato a vincere guerre contro avversari molto più deboli in terreni favorevoli. L'Iran è più grande, più popoloso, meglio armato e geograficamente molto più ostile.
Per condurre qualsiasi operazione terrestre significativa — per non parlare di cambiare il regime — gli Stati Uniti avrebbero bisogno di almeno un milione di soldati.
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Emirates Global Aluminium: Il nostro sito a Al Taweelah è stato completamente evacuato, inclusa la fonderia, la fonderia, la centrale elettrica, la raffineria di allumina e l'impianto di riciclaggio.
Emirates Global Aluminium ha dichiarato uno stato di emergenza e chiuso tutti i suoi impianti, affermando che potrebbero essere necessari fino a 12 mesi per ripristinare completamente la produzione di alluminio primario
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Forwarded from Josef stern💪 informazioni libere.
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"Le azioni militari illegali intraprese dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran": il Ministero degli Affari Esteri cinese ha ricordato che minano la stabilità economica e energetica internazionale
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