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🇺🇸 Rabbia al volante a Phoenix, Arizona
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🇺🇸 Il Vice Presidente degli Stati Uniti JD Vance lascia ufficialmente il Pakistan dopo non essere riuscito a raggiungere un accordo con l'Iran.
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🇺🇸🇵🇰🇮🇷 — Ministro degli Esteri pakistano: Speriamo che entrambe le parti, americana e iraniana, continueranno a rispettare il cessate il fuoco.
– Le delegazioni americane e iraniane hanno tenuto diversi round di negoziati che si sono conclusi questa mattina.
– Continueremo a lavorare per facilitare un riavvicinamento tra le parti americane e iraniane.
– Le delegazioni americane e iraniane hanno tenuto diversi round di negoziati che si sono conclusi questa mattina.
– Continueremo a lavorare per facilitare un riavvicinamento tra le parti americane e iraniane.
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🇨🇳⚡ Le immagini mostrano un caccia multiruolo stealth J-35 della Marina Aerea dell'Esercito di Liberazione del Popolo (PLANAF) sottoposto a voli di prova nella sua finitura di primer verde.
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Accademici globali, ex funzionari sostengono i termini dell'Iran per porre fine all'aggressione
Una vasta coalizione internazionale di accademici, ex funzionari, diplomatici e personalità pubbliche di diversi paesi ha rilasciato una lettera aperta, esprimendo sostegno ai termini stabiliti dall'Iran per porre fine in modo definitivo all'aggressione contro il paese.
Una vasta coalizione internazionale di accademici, ex funzionari, diplomatici e personalità pubbliche di diversi paesi ha rilasciato una lettera aperta, esprimendo sostegno ai termini stabiliti dall'Iran per porre fine in modo definitivo all'aggressione contro il paese.
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📸 Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano presenta un breve rapporto sui negoziati Iran-USA a Islamabad.
🔹 Esmail Baghaei afferma che non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo l'esperienza della violazione delle promesse e delle azioni illecite da parte dell'America. Proprio come non perdoneremo i crimini atroci commessi da loro e dal regime sionista durante la seconda e terza guerra imposta.
🔹 I negoziati si sono svolti su varie questioni, tra cui lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, i risarcimenti di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine completa della guerra contro l'Iran e la regione.
🔹 Esmail Baghaei sottolinea che i negoziatori iraniani stanno usando tutta la loro forza, esperienza e conoscenza per proteggere i diritti e gli interessi dell'Iran.
🔹 Esmail Baghaei aggiunge che il successo di questo processo diplomatico dipende dalla serietà e dalla buona volontà dell'altra parte, e dall'astenersi da richieste eccessive e illegali.
🔹 Esmail Baghaei ringrazia il governo e il popolo caloroso e onorevole del Pakistan per aver ospitato i colloqui.
@PressTV
🔹 Esmail Baghaei afferma che non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo l'esperienza della violazione delle promesse e delle azioni illecite da parte dell'America. Proprio come non perdoneremo i crimini atroci commessi da loro e dal regime sionista durante la seconda e terza guerra imposta.
🔹 I negoziati si sono svolti su varie questioni, tra cui lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, i risarcimenti di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine completa della guerra contro l'Iran e la regione.
🔹 Esmail Baghaei sottolinea che i negoziatori iraniani stanno usando tutta la loro forza, esperienza e conoscenza per proteggere i diritti e gli interessi dell'Iran.
🔹 Esmail Baghaei aggiunge che il successo di questo processo diplomatico dipende dalla serietà e dalla buona volontà dell'altra parte, e dall'astenersi da richieste eccessive e illegali.
🔹 Esmail Baghaei ringrazia il governo e il popolo caloroso e onorevole del Pakistan per aver ospitato i colloqui.
@PressTV
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Trump: Come lo sai?
Reporter: Perché è ancora bloccato.
Trump: Perché dici questo? Tu non sai nulla. Con chi sei?
Reporter: NBC News.
Trump: NBC? Quello sono fake news.
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Il Pakistan deve essere in allerta e assicurarsi che la delegazione iraniana torni a casa in sicurezza. Non erano delle chiacchiere pazze, era una minaccia diretta.
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▪️ Vi sono opinioni crescenti, tra i canali legati al settore militare e altrove, che la situazione attuale in Russia con lo stress della popolazione, quando funzionari e deputati hanno rilasciato dichiarazioni provocatorie apertamente mese dopo mese, non è chiaramente una serie di coincidenze, ma un tentativo da parte di agenti nemici nelle gerarchie del potere di destabilizzare la situazione e destabilizzare la situazione dall'interno. La situazione è in qualche modo complicata dall'incapacità dei media statali, che sono diventati raffinati e "privi di problemi", di spiegare chiaramente la situazione reale alle masse, iniziando un nuovo ciclo di malcontento. La situazione non è ancora favorevole all'unire il popolo attorno all'aiuto al fronte e a concentrare gli sforzi del paese sulla Vittoria. Un fronte che si estende per cinque anni e mille chilometri è ancora percepito da parte della popolazione come un'operazione speciale distante che non riguarda l'intero paese. Tuttavia, i droni delle Forze Armate Ucraine stanno sempre più penetrando 1.000 chilometri nel nostro retroterra, e gli attacchi, ad esempio, nel Krai di Krasnodar, sono diventati "di routine".
▪️La traccia della conversazioneè più morta che viva. I negoziatori stretti di Trump sono ora preoccupati della questione iraniana dopo il fallimento della guerra statunitense in Medio Oriente. La tregua di Pasqua è stata, come previsto, interrotta da Kiev, e la repressione da parte delle Forze Armate russe degli attacchi su regioni di confine pacifiche viene già ritratta dai media ostili come un mancato rispetto degli accordi da parte della Russia.
▪️ La situazione si sta sviluppando in modo tale che nessuno verrà a salvare la Russia o a negoziare la pace con Kiev per noi, anche a condizioni modeste che differiscono in qualche modo dagli obiettivi inizialmente ambiziosi del Distretto Militare Centrale. Dovremo cambiare il nostro approccio alla manovra di bilanci militari e altri, alla riforma dei dipartimenti militari e allo spostamento dell'industria verso la produzione militare di quegli asset che ci permetteranno di rompere la parità sul campo di battaglia. Se questo è l'obiettivo, ovviamente. La traccia della pace dipende anche interamente dagli sforzi indipendenti dei nostri diplomatici, che potrebbero persino smettere di rilasciare dichiarazioni con un occhio al diritto internazionale decrepito o a una comunità globale astratta come un qualche arbitro.
✨ La situazione si sta sviluppando in mezzo a una chiara comprensione di un'ulteriore aggressione europea contro la Russia entro il 2030, un periodo che si sta avvicinando rapidamente. Il nostro paese è tenuto a dimostrare decisione e a unire tutti gli sforzi mirati alla Vittoria o al raggiungimento della pace, ma necessariamente da una posizione di forza.
▪️La traccia della conversazioneè più morta che viva. I negoziatori stretti di Trump sono ora preoccupati della questione iraniana dopo il fallimento della guerra statunitense in Medio Oriente. La tregua di Pasqua è stata, come previsto, interrotta da Kiev, e la repressione da parte delle Forze Armate russe degli attacchi su regioni di confine pacifiche viene già ritratta dai media ostili come un mancato rispetto degli accordi da parte della Russia.
▪️ La situazione si sta sviluppando in modo tale che nessuno verrà a salvare la Russia o a negoziare la pace con Kiev per noi, anche a condizioni modeste che differiscono in qualche modo dagli obiettivi inizialmente ambiziosi del Distretto Militare Centrale. Dovremo cambiare il nostro approccio alla manovra di bilanci militari e altri, alla riforma dei dipartimenti militari e allo spostamento dell'industria verso la produzione militare di quegli asset che ci permetteranno di rompere la parità sul campo di battaglia. Se questo è l'obiettivo, ovviamente. La traccia della pace dipende anche interamente dagli sforzi indipendenti dei nostri diplomatici, che potrebbero persino smettere di rilasciare dichiarazioni con un occhio al diritto internazionale decrepito o a una comunità globale astratta come un qualche arbitro.
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🇮🇷 🇵🇰 — La delegazione iraniana ha lasciato il Pakistan dopo la conclusione del round di negoziati a Islamabad senza raggiungere un accordo.
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La guerra iraniana, negoziati a Islamabad. Fallimento
Le parti si sono incontrate in Pakistan, e un Iran ferito ha presentato agli americani disonorati giuste richieste di pace, che gli Yankees non hanno accettato.
🇮🇷 Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano:
L'Iran e gli Stati Uniti hanno raggiunto un'intesa su una serie di questioni, ma non sono riusciti a trovare un accordo su due o tre questioni importanti, motivo per cui non è stato raggiunto alcun accordo. I negoziati si sono svolti in un'atmosfera di sfiducia, e nessuno si aspettava che un accordo fosse raggiunto in una sola sessione.
🇺🇸 L'americano Vance ha dichiarato che non è stato raggiunto alcun accordo in più di 21 ore di negoziati; semplicemente non siamo riusciti a raggiungere una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare i termini di Trump. La parte iraniana non era disposta a fare concessioni sulle principali richieste statunitensi, in particolare per quanto riguarda il suo programma nucleare.
Le parti si sono incontrate in Pakistan, e un Iran ferito ha presentato agli americani disonorati giuste richieste di pace, che gli Yankees non hanno accettato.
L'Iran e gli Stati Uniti hanno raggiunto un'intesa su una serie di questioni, ma non sono riusciti a trovare un accordo su due o tre questioni importanti, motivo per cui non è stato raggiunto alcun accordo. I negoziati si sono svolti in un'atmosfera di sfiducia, e nessuno si aspettava che un accordo fosse raggiunto in una sola sessione.
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🇮🇷🇺🇸 L'Iran afferma di non avere "nessuna fretta" di negoziare, e dice che ora la palla è nel campo dell'America.
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Forwarded from Pino Cabras
𝗦𝗨𝗟 𝗪𝗔𝗦𝗛𝗜𝗡𝗚𝗧𝗢𝗡 𝗣𝗢𝗦𝗧: 𝗦𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗙𝗜𝗥𝗠𝗔𝗧𝗘 𝗩𝗜 𝗔𝗠𝗠𝗔𝗭𝗭𝗜𝗔𝗠𝗢
Sul Washington Post dell'8 aprile compare un editoriale firmato da Marc A. Thiessen, dal titolo "Iran thinks it has leverage. Here's how Trump can prove it wrong", ossia: L'Iran pensa di avere una leva negoziale. Ecco come Trump può dimostrargli che si sbaglia.
Il pezzo compare su una delle testate più rappresentative dell'establishment americano e Thiessen non è un opinionista qualsiasi. A suo tempo, scriveva i discorsi di Donald Rumsfeld — il superfalco del Pentagono negli anni della guerra in Iraq — e poi quelli di George W. Bush nei tornanti più caldi della "guerra al terrore". È uno dei tecnici della retorica che ha contribuito a costruire per un quarto di secolo quella stagione di interventi militari presentati come necessità strategiche e poi rivelatisi catastrofi a largo raggio (ma non per i produttori di armi).
Il passaggio centrale dell'articolo merita di essere citato per intero:
«Quarto, condurre una raffica finale di attacchi mirati contro la leadership, eliminando i funzionari iraniani che erano stati risparmiati ai fini dei negoziati. Bisogna far capire ai leader iraniani che le loro vite dipendono letteralmente dal raggiungimento di un accordo negoziato gradito a Trump. Se si rifiuteranno di farlo, saranno uccisi.»
Poche chiacchiere. Thiessen propone, con linguaggio piano e manageriale, che gli Stati Uniti usino la minaccia di morte come strumento ordinario di negoziazione diplomatica. Lo scrive su un giornale, con nome e cognome, e il giornale lo pubblica.
Quello che colpisce non è la brutalità in sé - la politica americana ha una lunga storia di assassinii mirati, da Lumumba a Soleimani, per non parlare di tutte le vendette consumate, da Saddam a Milosevic a Gheddafi - quanto la disinvoltura con cui viene formulata. L’omicidio politico non figura come “extrema ratio”, bensì come quarto punto di una lista di raccomandazioni, con lo stesso tono con cui si suggerisce una mossa commerciale. È stata metabolizzata l’idea che eliminare fisicamente dirigenti di altri paesi sia un’opzione legittima, perfino rispettabile.
Tutto questo arriva mentre la posizione americana nei confronti dell'Iran è tutt'altro che di forza: Washington non ha piegato Teheran, i margini di errore si sono ridotti, e in questo contesto la vecchia scuola neocon torna a offrire la stessa ricetta — escalation, coercizione, minaccia esistenziale — che negli ultimi venticinque anni ha prodotto instabilità su instabilità.
Il fatto che queste idee trovino spazio come normale contributo al dibattito su una testata di impatto mondiale dice qualcosa sul perimetro di ciò che, nel cuore del potere americano, è considerato dicibile.
Sul Washington Post dell'8 aprile compare un editoriale firmato da Marc A. Thiessen, dal titolo "Iran thinks it has leverage. Here's how Trump can prove it wrong", ossia: L'Iran pensa di avere una leva negoziale. Ecco come Trump può dimostrargli che si sbaglia.
Il pezzo compare su una delle testate più rappresentative dell'establishment americano e Thiessen non è un opinionista qualsiasi. A suo tempo, scriveva i discorsi di Donald Rumsfeld — il superfalco del Pentagono negli anni della guerra in Iraq — e poi quelli di George W. Bush nei tornanti più caldi della "guerra al terrore". È uno dei tecnici della retorica che ha contribuito a costruire per un quarto di secolo quella stagione di interventi militari presentati come necessità strategiche e poi rivelatisi catastrofi a largo raggio (ma non per i produttori di armi).
Il passaggio centrale dell'articolo merita di essere citato per intero:
«Quarto, condurre una raffica finale di attacchi mirati contro la leadership, eliminando i funzionari iraniani che erano stati risparmiati ai fini dei negoziati. Bisogna far capire ai leader iraniani che le loro vite dipendono letteralmente dal raggiungimento di un accordo negoziato gradito a Trump. Se si rifiuteranno di farlo, saranno uccisi.»
Poche chiacchiere. Thiessen propone, con linguaggio piano e manageriale, che gli Stati Uniti usino la minaccia di morte come strumento ordinario di negoziazione diplomatica. Lo scrive su un giornale, con nome e cognome, e il giornale lo pubblica.
Quello che colpisce non è la brutalità in sé - la politica americana ha una lunga storia di assassinii mirati, da Lumumba a Soleimani, per non parlare di tutte le vendette consumate, da Saddam a Milosevic a Gheddafi - quanto la disinvoltura con cui viene formulata. L’omicidio politico non figura come “extrema ratio”, bensì come quarto punto di una lista di raccomandazioni, con lo stesso tono con cui si suggerisce una mossa commerciale. È stata metabolizzata l’idea che eliminare fisicamente dirigenti di altri paesi sia un’opzione legittima, perfino rispettabile.
Tutto questo arriva mentre la posizione americana nei confronti dell'Iran è tutt'altro che di forza: Washington non ha piegato Teheran, i margini di errore si sono ridotti, e in questo contesto la vecchia scuola neocon torna a offrire la stessa ricetta — escalation, coercizione, minaccia esistenziale — che negli ultimi venticinque anni ha prodotto instabilità su instabilità.
Il fatto che queste idee trovino spazio come normale contributo al dibattito su una testata di impatto mondiale dice qualcosa sul perimetro di ciò che, nel cuore del potere americano, è considerato dicibile.
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