🇪🇸🇲🇦Re Felipe VI ha riunito alla Zarzuela, la residenza ufficiale di lavoro del Re di Spagna, il ministro della Difesa Margarita Robles e i massimi vertici militari spagnoli per esaminare la situazione di Ceuta «dal punto di vista della difesa»; all’incontro hanno partecipato il capo di Stato maggiore della Difesa, il capo del Comando delle Operazioni, il capo del Comando operativo terrestre e il comandante generale di Ceuta.
Pedro Sánchez non era presente, mentre alcuni membri del Governo avrebbero manifestato malumore per la fotografia ufficiale del Re in uniforme accanto al ministro e ai comandanti.
È l’articolo 8 della Costituzione spagnola ad affidare alle Forze armate il compito di garantire la sovranità e l’indipendenza della Spagna e di difenderne l’integrità territoriale, mentre l’articolo 62 attribuisce al Re il comando supremo delle Forze armate (la direzione politica e militare della difesa compete invece al Governo).
Nel frattempo, l’Audiencia Nacional indaga sull’ingresso di massa a Ceuta, considerato un possibile grave attentato all’integrità territoriale della Spagna. Il magistrato María Tardón aveva imposto la massima riservatezza sull’indagine, tanto che Marlaska, il ministro degli interni spagnolo, rimase inizialmente all’oscuro del rapporto della polizia giudiziaria.
Sánchez e Marlaska non risultano attualmente indagati per tradimento. Contro di loro è stata però presentata da Vox una querela riguardante la gestione della crisi.
Mentre il Governo continua a sostenere che la portata dell’assalto al confine non fosse prevedibile, il Re, la magistratura e i vertici militari trattano finalmente quanto accaduto per ciò che è: una gravissima questione di sicurezza nazionale e integrità territoriale.
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Pedro Sánchez non era presente, mentre alcuni membri del Governo avrebbero manifestato malumore per la fotografia ufficiale del Re in uniforme accanto al ministro e ai comandanti.
È l’articolo 8 della Costituzione spagnola ad affidare alle Forze armate il compito di garantire la sovranità e l’indipendenza della Spagna e di difenderne l’integrità territoriale, mentre l’articolo 62 attribuisce al Re il comando supremo delle Forze armate (la direzione politica e militare della difesa compete invece al Governo).
Nel frattempo, l’Audiencia Nacional indaga sull’ingresso di massa a Ceuta, considerato un possibile grave attentato all’integrità territoriale della Spagna. Il magistrato María Tardón aveva imposto la massima riservatezza sull’indagine, tanto che Marlaska, il ministro degli interni spagnolo, rimase inizialmente all’oscuro del rapporto della polizia giudiziaria.
Sánchez e Marlaska non risultano attualmente indagati per tradimento. Contro di loro è stata però presentata da Vox una querela riguardante la gestione della crisi.
Mentre il Governo continua a sostenere che la portata dell’assalto al confine non fosse prevedibile, il Re, la magistratura e i vertici militari trattano finalmente quanto accaduto per ciò che è: una gravissima questione di sicurezza nazionale e integrità territoriale.
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🇾🇪⚔️🇾🇪 Ansarallah continua ad avanzare verso lo stretto di Bab al-Mandab; conquistati altri 1.450 chilometri quadrati!
✍️ Le forze armate yemenite, proseguendo la loro avanzata fulminea nel sud-ovest del Paese, hanno liberato circa altri 1.450 chilometri quadrati dalle forze della coalizione saudita. Nel corso di queste operazioni, le importanti città di Dhubab e Al-Shuqayrah, nella provincia di Taiz, sono state liberate dal controllo della coalizione saudita.
🟡 Dopo aver ripulito la città di Al-Mokha dai mercenari di Tariq Saleh, le forze armate yemenite si sono spostate lungo la strada costiera verso la città di Dhubab e hanno ingaggiato battaglia con le forze di Tariq Saleh nei pressi della città e di Jabal al-Amri. A seguito di questi scontri, le forze della coalizione saudita sono state sconfitte dai combattenti yemeniti e si sono ritirate verso Al-Za'afur. L’avanzata delle forze yemenite lungo questo percorso continua e si prevede che si estenda fino all’aeroporto di Dhubab e all’area di Ghurayrah, sulla costa dello stretto di Bab al-Mandab.
🟡 Le forze armate yemenite hanno inoltre liberato la città di Al-Shuqayrah, centro amministrativo del distretto di Al-Wazi'iyah, e le aree circostanti, compreso il sottodistretto di Al-Ahyuq, ponendo fine alla presenza delle forze di Tariq Saleh nella parte occidentale del governatorato di Taiz. Tuttavia, la situazione a Jabal Nawhan e nell’area di Azzan rimane poco chiara, e molto probabilmente queste zone passeranno sotto il controllo dell’esercito yemenita nei prossimi giorni.
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✍️ Le forze armate yemenite, proseguendo la loro avanzata fulminea nel sud-ovest del Paese, hanno liberato circa altri 1.450 chilometri quadrati dalle forze della coalizione saudita. Nel corso di queste operazioni, le importanti città di Dhubab e Al-Shuqayrah, nella provincia di Taiz, sono state liberate dal controllo della coalizione saudita.
🟡 Dopo aver ripulito la città di Al-Mokha dai mercenari di Tariq Saleh, le forze armate yemenite si sono spostate lungo la strada costiera verso la città di Dhubab e hanno ingaggiato battaglia con le forze di Tariq Saleh nei pressi della città e di Jabal al-Amri. A seguito di questi scontri, le forze della coalizione saudita sono state sconfitte dai combattenti yemeniti e si sono ritirate verso Al-Za'afur. L’avanzata delle forze yemenite lungo questo percorso continua e si prevede che si estenda fino all’aeroporto di Dhubab e all’area di Ghurayrah, sulla costa dello stretto di Bab al-Mandab.
🟡 Le forze armate yemenite hanno inoltre liberato la città di Al-Shuqayrah, centro amministrativo del distretto di Al-Wazi'iyah, e le aree circostanti, compreso il sottodistretto di Al-Ahyuq, ponendo fine alla presenza delle forze di Tariq Saleh nella parte occidentale del governatorato di Taiz. Tuttavia, la situazione a Jabal Nawhan e nell’area di Azzan rimane poco chiara, e molto probabilmente queste zone passeranno sotto il controllo dell’esercito yemenita nei prossimi giorni.
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🇷🇺 In Russia la purga continua...
Un Generale di polizia e due alti Ufficiali sono stati arrestati in un caso di appropriazione indebita di carburante destinato ai servizi governativi.
🔘Il Generale di polizia Sergei Malkov, il colonnello Alexei Suyarov e il tenente colonnello Anna Levina sono stati arrestati e rimossi dai loro incarichi.
🔘Secondo le indagini, facevano parte di un gruppo organizzato, in collaborazione con la dirigenza della società "Eurotrans", e si occupavano di dirottare carburante destinato al Ministero degli Interni della Regione di Mosca.
🔘Anche il presidente del consiglio di amministrazione di "Eurotrans", Igor Martynov, e altri tre alti dirigenti della società sono stati posti in custodia cautelare.
È stata aperta un'indagine penale per appropriazione indebita su larga scala. L'ammontare dei danni non è stato ancora reso noto.
https://interfax.com/newsroom/top-stories/119031/?fbclid=Iwb21leAUPw9pwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHulO_PAA0PyMjSOuYm-NZfAoJ9vt4_u6upLZjt9YSIunWKGYDclYNThhvY1f_aem_qljJAIFr-4Fu3n20YWcUlA
Un Generale di polizia e due alti Ufficiali sono stati arrestati in un caso di appropriazione indebita di carburante destinato ai servizi governativi.
🔘Il Generale di polizia Sergei Malkov, il colonnello Alexei Suyarov e il tenente colonnello Anna Levina sono stati arrestati e rimossi dai loro incarichi.
🔘Secondo le indagini, facevano parte di un gruppo organizzato, in collaborazione con la dirigenza della società "Eurotrans", e si occupavano di dirottare carburante destinato al Ministero degli Interni della Regione di Mosca.
🔘Anche il presidente del consiglio di amministrazione di "Eurotrans", Igor Martynov, e altri tre alti dirigenti della società sono stati posti in custodia cautelare.
È stata aperta un'indagine penale per appropriazione indebita su larga scala. L'ammontare dei danni non è stato ancora reso noto.
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Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Il Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB) ha arrestato un ex addetto alla sicurezza presso l'ambasciata britannica a Mosca — un cittadino russo nato nel 1981 — con l'accusa di lavorare come agente per l'SBU ucraina. Secondo l'FSB, avrebbe raccolto informazioni su diplomatici britannici, tra cui fotografie, indirizzi di casa, veicoli, incontri, viaggi, sistemi di sicurezza dell'ambasciata ed eventi, e le avrebbe passate al blogger ucraino Dmitry Karpenko, noto anche come Apostol Dmitry.
È stato aperto un procedimento penale per alto tradimento ai sensi dell'articolo 275 del Codice penale russo. L'FSB sostiene che Kiev pianificasse di utilizzare le informazioni per preparare sabotaggi o attacchi terroristici contro l'ambasciatore britannico e altri diplomatici, per poi incolpare la Russia — con l'obiettivo di trascinare la Gran Bretagna in un conflitto armato diretto con la Russia, aumentare le forniture di armi britanniche all'Ucraina e inasprire le sanzioni.
L'FSB ha avvertito il Regno Unito e gli altri sostenitori di Zelensky che Kiev è pronta a compiere sabotaggi anche contro alleati strategici «per la propria sopravvivenza». I cittadini britannici potrebbero diventare vittime degli sforzi di Londra di trasformare l'Ucraina in uno Stato «kamikaze». Le indagini sono ancora in corso. (Fonte: TASS) @LauraRuHK
È stato aperto un procedimento penale per alto tradimento ai sensi dell'articolo 275 del Codice penale russo. L'FSB sostiene che Kiev pianificasse di utilizzare le informazioni per preparare sabotaggi o attacchi terroristici contro l'ambasciatore britannico e altri diplomatici, per poi incolpare la Russia — con l'obiettivo di trascinare la Gran Bretagna in un conflitto armato diretto con la Russia, aumentare le forniture di armi britanniche all'Ucraina e inasprire le sanzioni.
L'FSB ha avvertito il Regno Unito e gli altri sostenitori di Zelensky che Kiev è pronta a compiere sabotaggi anche contro alleati strategici «per la propria sopravvivenza». I cittadini britannici potrebbero diventare vittime degli sforzi di Londra di trasformare l'Ucraina in uno Stato «kamikaze». Le indagini sono ancora in corso. (Fonte: TASS) @LauraRuHK
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Svolta decisiva nel conflitto. Con la presa della città portuale strategica di Mokha e dell’isola di Zuqar, le milizie Houthi affiliate ad Ansarullah hanno completato il collasso delle linee difensive avversarie lungo la costa occidentale del Mar Rosso, aprendo la strada al controllo diretto sugli accessi marittimi dello stretto di Bab al-Mandab.
L'azione è avvenuta dopo una serie di attacchi missilistici. Le truppe hanno compiuto un assalto terrestre e anfibio usando piccole imbarcazioni per trasportare i combattenti sull'isola. L'occupazione dell'isola è avvenuta in concomitanza con la presa della vicina città portuale di Mokha (Mocha) sulla terraferma. Questa avanzata permette agli Houthi di avvicinarsi al pieno controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo fondamentale per il commercio mondiale e per il transito del petrolio. La conquista aumenta la capacità del gruppo di bloccare o condizionare le rotte commerciali e petrolifere nel Mar Rosso.
Maria Morigi
L'azione è avvenuta dopo una serie di attacchi missilistici. Le truppe hanno compiuto un assalto terrestre e anfibio usando piccole imbarcazioni per trasportare i combattenti sull'isola. L'occupazione dell'isola è avvenuta in concomitanza con la presa della vicina città portuale di Mokha (Mocha) sulla terraferma. Questa avanzata permette agli Houthi di avvicinarsi al pieno controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo fondamentale per il commercio mondiale e per il transito del petrolio. La conquista aumenta la capacità del gruppo di bloccare o condizionare le rotte commerciali e petrolifere nel Mar Rosso.
Maria Morigi
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Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Le Forze Armate Yemenite (YAF) guidate da Ansarallah sono avanzate lungo la costa occidentale dello Yemen, conquistando posizioni chiave che si affacciano sullo Stretto di Bab al-Mandab.
I guadagni territoriali includono la cattura di Mokha dalle forze appoggiate dall'Arabia Saudita, la presa dell'isola di Zuqar e il controllo dell'isola di Mayun, posizione strategica nello stretto. Le YAF hanno anche preso il controllo dell'area portuale di al-Ardhi. Ciò conferisce a Sana'a una leva significativa sul traffico marittimo in entrata e in uscita dal Mar Rosso.
Le assicurazioni di Sana'a: Il vice ministro degli Esteri Abdul Wahid Abu Ras ha dichiarato che "la navigazione marittima è sicura" e che la sicurezza non ha nulla a che fare con gli scontri sulla costa occidentale. Il negoziatore Mohammad Abdul Salam ha affermato che le operazioni cesseranno "quando l'aggressione finirà".
Perdite dei filo-sauditi: Giorni di intensi scontri hanno preceduto questi guadagni, con le YAF che hanno preso di mira formazioni appoggiate dall'Arabia Saudita usando droni e missili balistici. Il Consiglio Politico Supremo yemenita ha annunciato la fine dei combattimenti e ha dichiarato che le truppe filo-saudite erano state "espulse" dalla regione. Le difese aeree yemenite hanno anche abbattuto un drone da ricognizione Vestel Karayel dell'Arabia Saudita sulla provincia di Hajjah. Le forze yemenite avrebbero liberato tutti i prigionieri dell'esercito dalle prigioni saudite sulla costa occidentale. Rapporti indicano che le forze filo-saudite si sono ritirate da diverse posizioni, incluso il campo Khalid nella provincia occidentale di Taiz.
Il porto di Mokha ha ripreso le operazioni ore dopo che le YAF ne avevano assunto il controllo, con incentivi tra cui riduzioni fino al 50 per cento delle tariffe per navi e container, tasse e dazi doganali per incoraggiare le compagnie di navigazione a utilizzare i porti del Mar Rosso. Sana'a si è impegnata a ripristinare la sicurezza e i servizi pubblici, tra cui acqua, elettricità e assistenza sanitaria, e ha riaffermato il proprio impegno per la sicurezza della navigazione internazionale.
Secondo Axios, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato Trump due volte sollecitando attacchi contro le YAF. Trump ha rifiutato, e funzionari statunitensi hanno detto che l'amministrazione non ha intenzione di lanciare un intervento diretto. I prezzi del petrolio sono saliti dopo che le YAF hanno preso Mokha. L'escalation segue anni di guerra tra Arabia Saudita e Yemen, con Sana'a che ha intensificato le ritorsioni dopo l'attacco saudita di luglio all'aeroporto internazionale di Sana'a, che è soggetto ad un blocco da più di un decennio. (Fonte: Press TV) @LauraRuHK ▪️https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/09/11/776064/Yemen-armed-forces-grip-Bab-al-Mandab-rapid-gains-roundup
I guadagni territoriali includono la cattura di Mokha dalle forze appoggiate dall'Arabia Saudita, la presa dell'isola di Zuqar e il controllo dell'isola di Mayun, posizione strategica nello stretto. Le YAF hanno anche preso il controllo dell'area portuale di al-Ardhi. Ciò conferisce a Sana'a una leva significativa sul traffico marittimo in entrata e in uscita dal Mar Rosso.
Le assicurazioni di Sana'a: Il vice ministro degli Esteri Abdul Wahid Abu Ras ha dichiarato che "la navigazione marittima è sicura" e che la sicurezza non ha nulla a che fare con gli scontri sulla costa occidentale. Il negoziatore Mohammad Abdul Salam ha affermato che le operazioni cesseranno "quando l'aggressione finirà".
Perdite dei filo-sauditi: Giorni di intensi scontri hanno preceduto questi guadagni, con le YAF che hanno preso di mira formazioni appoggiate dall'Arabia Saudita usando droni e missili balistici. Il Consiglio Politico Supremo yemenita ha annunciato la fine dei combattimenti e ha dichiarato che le truppe filo-saudite erano state "espulse" dalla regione. Le difese aeree yemenite hanno anche abbattuto un drone da ricognizione Vestel Karayel dell'Arabia Saudita sulla provincia di Hajjah. Le forze yemenite avrebbero liberato tutti i prigionieri dell'esercito dalle prigioni saudite sulla costa occidentale. Rapporti indicano che le forze filo-saudite si sono ritirate da diverse posizioni, incluso il campo Khalid nella provincia occidentale di Taiz.
Il porto di Mokha ha ripreso le operazioni ore dopo che le YAF ne avevano assunto il controllo, con incentivi tra cui riduzioni fino al 50 per cento delle tariffe per navi e container, tasse e dazi doganali per incoraggiare le compagnie di navigazione a utilizzare i porti del Mar Rosso. Sana'a si è impegnata a ripristinare la sicurezza e i servizi pubblici, tra cui acqua, elettricità e assistenza sanitaria, e ha riaffermato il proprio impegno per la sicurezza della navigazione internazionale.
Secondo Axios, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato Trump due volte sollecitando attacchi contro le YAF. Trump ha rifiutato, e funzionari statunitensi hanno detto che l'amministrazione non ha intenzione di lanciare un intervento diretto. I prezzi del petrolio sono saliti dopo che le YAF hanno preso Mokha. L'escalation segue anni di guerra tra Arabia Saudita e Yemen, con Sana'a che ha intensificato le ritorsioni dopo l'attacco saudita di luglio all'aeroporto internazionale di Sana'a, che è soggetto ad un blocco da più di un decennio. (Fonte: Press TV) @LauraRuHK ▪️https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/09/11/776064/Yemen-armed-forces-grip-Bab-al-Mandab-rapid-gains-roundup
PressTV
What we know: YAF tightens grip on Bab al-Mandab amid rapid gains
The Ansarallah-led Yemeni Armed Forces (YAF) have advanced rapidly along Yemen’s western coast and taken control of key positions overlooking the Bab al-Mandab Strait.
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Corno d'Africa e Penisola Arabica, i due archi di una sola crisi
Filippo Bovo
https://lenuoveviedelmondo.com/blog-detail/post/629900/corno-dafrica-e-penisola-arabica-i-due-archi-di-una-sola-crisi?fbclid=IwdGRjcAUQ3gRjbGNrBRDd23Bkb2YFZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeDsrjy9HictPfKSnWKBbb8_X1yc2zw4qafW6VXuIIGzhOdOOuwfcrWoC-8mk_aem_dGvry-LPeGyb0LadXrl3nQ
Filippo Bovo
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Le Nuove Vie del Mondo
Corno d'Africa e Penisola Arabica, i due archi di una sola crisi
Corno d’Africa e Penisola Arabica sono due archi della stessa crisi: dove va l’uno, va anche l’altro. La situazione che vediamo oggi in corso in entra
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Forwarded from Saker Italia
🇩🇪🇷🇺 La rinuncia al gas russo è costata alla Germania più di 50 miliardi di euro — Bild
▪️Secondo i dati del Ministero delle Finanze tedesco, il governo federale ha speso 50,4 miliardi di euro in misure di sostegno e stabilizzazione durante la crisi energetica.
▪️In termini per persona, si tratta di circa 600 euro per ogni abitante tedesco, e questo si riferisce solo alle spese statali dirette.
▪️L'importo include limiti di prezzo per gas ed elettricità, l'aiuto di emergenza di dicembre e altre misure di sostegno.
▪️Tuttavia, non sono inclusi i costi di costruzione dei terminali GNL, le perdite dell'industria e le conseguenze dei prezzi elevati dell'energia che persistono.
▪️Per confronto: la Germania ha speso circa 30,6 miliardi di euro per aiutare l'Ucraina, quasi la metà.
Fonte voenkor
▪️Secondo i dati del Ministero delle Finanze tedesco, il governo federale ha speso 50,4 miliardi di euro in misure di sostegno e stabilizzazione durante la crisi energetica.
▪️In termini per persona, si tratta di circa 600 euro per ogni abitante tedesco, e questo si riferisce solo alle spese statali dirette.
▪️L'importo include limiti di prezzo per gas ed elettricità, l'aiuto di emergenza di dicembre e altre misure di sostegno.
▪️Tuttavia, non sono inclusi i costi di costruzione dei terminali GNL, le perdite dell'industria e le conseguenze dei prezzi elevati dell'energia che persistono.
▪️Per confronto: la Germania ha speso circa 30,6 miliardi di euro per aiutare l'Ucraina, quasi la metà.
Fonte voenkor
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Il ghiaccio artico e il passato che non passa
Il grafico NSIDC sull’estensione del ghiaccio marino artico racconta una storia chiara, se solo si ha la pazienza di guardarlo fino in fondo.
Le oscillazioni stagionali blu coprono quasi mezzo secolo di dati satellitari. La linea rossa, invece, riassume la tendenza di fondo: un declino netto tra l’inizio degli anni Novanta e il 2007 circa, seguito da una fase di stabilizzazione che dura ormai da quasi due decenni.
È proprio questo il punto che molti preferiscono non vedere. Il calo significativo del ghiaccio artico non è un processo lineare e inarrestabile che prosegue identico a se stesso anno dopo anno. È stato concentrato in un periodo ben definito.
Dopo il minimo relativo di quegli anni, la curva si è appiattita. Chi continua a presentare la situazione come se fossimo ancora nel pieno della discesa del 1990-2007 sta semplicemente proiettando il passato sul presente. Questo non significa che il ghiaccio artico non abbia subito cambiamenti importanti, né che il clima non vari.
Significa però che le narrazioni apocalittiche costruite su proiezioni di scomparsa imminente o di declino accelerato costante si scontrano con i dati osservati. Molte di quelle previsioni, pronunciate con grande sicurezza anni fa, non si sono realizzate.
Eppure continuano a essere trattate come verità consolidate, mentre la realtà misurata viene liquidata o ignorata. Guardare il grafico con onestà obbliga a una conclusione scomoda: chi si ostina a vivere nel 2007 mentre siamo nel 2026 non sta facendo scienza. Sta coltivando un culto. E i culti, per definizione, non amano i fatti che li contraddicono.
Da Attività Solare 2.0
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Il grafico NSIDC sull’estensione del ghiaccio marino artico racconta una storia chiara, se solo si ha la pazienza di guardarlo fino in fondo.
Le oscillazioni stagionali blu coprono quasi mezzo secolo di dati satellitari. La linea rossa, invece, riassume la tendenza di fondo: un declino netto tra l’inizio degli anni Novanta e il 2007 circa, seguito da una fase di stabilizzazione che dura ormai da quasi due decenni.
È proprio questo il punto che molti preferiscono non vedere. Il calo significativo del ghiaccio artico non è un processo lineare e inarrestabile che prosegue identico a se stesso anno dopo anno. È stato concentrato in un periodo ben definito.
Dopo il minimo relativo di quegli anni, la curva si è appiattita. Chi continua a presentare la situazione come se fossimo ancora nel pieno della discesa del 1990-2007 sta semplicemente proiettando il passato sul presente. Questo non significa che il ghiaccio artico non abbia subito cambiamenti importanti, né che il clima non vari.
Significa però che le narrazioni apocalittiche costruite su proiezioni di scomparsa imminente o di declino accelerato costante si scontrano con i dati osservati. Molte di quelle previsioni, pronunciate con grande sicurezza anni fa, non si sono realizzate.
Eppure continuano a essere trattate come verità consolidate, mentre la realtà misurata viene liquidata o ignorata. Guardare il grafico con onestà obbliga a una conclusione scomoda: chi si ostina a vivere nel 2007 mentre siamo nel 2026 non sta facendo scienza. Sta coltivando un culto. E i culti, per definizione, non amano i fatti che li contraddicono.
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La crisi nello Yemen rappresenta uno dei punti di maggiore vulnerabilità per la stabilità interna e la sicurezza dell'Arabia Saudita, tanto che un aggravarsi della situazione potrebbe pure portare a momenti di grave crisi per la stessa monarchia dei Saud.
La principale debolezza saudita è di natura economica e geografica, ed è stata messa in evidenza dagli uomini di Ansarallah, che hanno dimostrato a più riprese di poter colpire in profondità il regno con droni e missili balistici forniti o ispirati dalla tecnologia iraniana.
Gli attacchi diretti contro le strutture petrolifere ed il blocco navale, insieme alle minacce verso le rotte commerciali mettono a rischio l'esportazione del greggio, evidenziando come Riyadh non riesca a mettere in sicurezza i propri confini nonostante una massiccia superiorità economica e tecnologica.
L'intervento saudita nello Yemen, iniziato nel 2015 sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman, che vedeva l'Arabia Saudita a capo di una coalizione di Stati arabi, inizialmente sarebbe dovuto essere una guerra lampo per restaurare il governo yemenita "legittimo" (per loro), ed invece si è trasformato in un pantano strategico e militare.
Una destabilizzazione ed un logoramento costante ai confini meridionali che rischia di toccare da vicino la tenuta interna del regno.
Adesso, anche se secondo le dichiarazioni ufficiali i droni sarebbero partiti dal territorio dell'Iraq, l'Arabia Saudita ha chiuso temporaneamente l'importante oleodotto Est-Ovest, che collega i giacimenti orientali del regno al porto di Yanbu sul Mar Rosso, con una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno, a seguito di attacchi con droni.
I sauditi sono davvero in guai molto grossi.
Stanis Vlad
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La principale debolezza saudita è di natura economica e geografica, ed è stata messa in evidenza dagli uomini di Ansarallah, che hanno dimostrato a più riprese di poter colpire in profondità il regno con droni e missili balistici forniti o ispirati dalla tecnologia iraniana.
Gli attacchi diretti contro le strutture petrolifere ed il blocco navale, insieme alle minacce verso le rotte commerciali mettono a rischio l'esportazione del greggio, evidenziando come Riyadh non riesca a mettere in sicurezza i propri confini nonostante una massiccia superiorità economica e tecnologica.
L'intervento saudita nello Yemen, iniziato nel 2015 sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman, che vedeva l'Arabia Saudita a capo di una coalizione di Stati arabi, inizialmente sarebbe dovuto essere una guerra lampo per restaurare il governo yemenita "legittimo" (per loro), ed invece si è trasformato in un pantano strategico e militare.
Una destabilizzazione ed un logoramento costante ai confini meridionali che rischia di toccare da vicino la tenuta interna del regno.
Adesso, anche se secondo le dichiarazioni ufficiali i droni sarebbero partiti dal territorio dell'Iraq, l'Arabia Saudita ha chiuso temporaneamente l'importante oleodotto Est-Ovest, che collega i giacimenti orientali del regno al porto di Yanbu sul Mar Rosso, con una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno, a seguito di attacchi con droni.
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🇷🇺 Russia: la purga continua?
In Russia si moltiplicano le voci secondo cui il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, verrà rimosso dal suo incarico dopo le elezioni parlamentari di questo autunno e, seguendo le orme del suo storico rivale Sergej Šojgu, sarà destinato a una posizione di scarso rilievo.
La causa risiederebbe nella vasta cerchia di funzionari del suo entourage che, nei 15 anni della sua amministrazione a Mosca, ha alimentato la corruzione su scala inimmaginabile.
Si dice che Sobjanin e il suo entourage stiano per subire un'epurazione anticorruzione simile a quella attuata presso il Ministero della Difesa guidato da Šojgu.
La città di Mosca è alle prese con numerose problematiche.
Gli imprenditori edili legati all'amministrazione agiscono a loro piacimento: abbattono monumenti, distruggono infrastrutture e parchi e costruiscono qualsiasi cosa, ovunque vogliano.
Da oltre dodici anni, le strade di Mosca versano in condizioni pessime e le reti idriche e fognarie necessitano di interventi di ristrutturazione.
La città registra un deficit di 500 miliardi di rubli (6 miliardi di dollari) e la maggior parte dei suoi beni e delle sue aziende è stata venduta o è fallita.
Vi sono inoltre problemi legati al trasporto pubblico, penalizzato da una carenza di fondi e dall'utilizzo di veicoli obsoleti.
L'amministrazione di Sobjanin controlla numerosi organi di informazione e canali Telegram russi; si dice che tale attività comporti costi ingenti e susciti malcontento tra i vertici di Russia Unita, partito di cui Sobjanin è una figura di spicco.La purga continua?
In Russia si moltiplicano le voci secondo cui il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, verrà rimosso dal suo incarico dopo le elezioni parlamentari di questo autunno e, seguendo le orme del suo storico rivale Sergej Šojgu, sarà destinato a una posizione di scarso rilievo.
La causa risiederebbe nella vasta cerchia di funzionari del suo entourage che, nei 15 anni della sua amministrazione a Mosca, ha alimentato la corruzione su scala inimmaginabile.
Si dice che Sobjanin e il suo entourage stiano per subire un'epurazione anticorruzione simile a quella attuata presso il Ministero della Difesa guidato da Šojgu.
La città di Mosca è alle prese con numerose problematiche.
Gli imprenditori edili legati all'amministrazione agiscono a loro piacimento: abbattono monumenti, distruggono infrastrutture e parchi e costruiscono qualsiasi cosa, ovunque vogliano.
Da oltre dodici anni, le strade di Mosca versano in condizioni pessime e le reti idriche e fognarie necessitano di interventi di ristrutturazione.
La città registra un deficit di 500 miliardi di rubli (6 miliardi di dollari) e la maggior parte dei suoi beni e delle sue aziende è stata venduta o è fallita.
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L'amministrazione di Sobjanin controlla numerosi organi di informazione e canali Telegram russi; si dice che tale attività comporti costi ingenti e susciti malcontento tra i vertici di Russia Unita, partito di cui Sobjanin è una figura di spicco.
Stefano Vernole
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In Russia si moltiplicano le voci secondo cui il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, verrà rimosso dal suo incarico dopo le elezioni parlamentari di questo autunno e, seguendo le orme del suo storico rivale Sergej Šojgu, sarà destinato a una posizione di scarso rilievo.
La causa risiederebbe nella vasta cerchia di funzionari del suo entourage che, nei 15 anni della sua amministrazione a Mosca, ha alimentato la corruzione su scala inimmaginabile.
Si dice che Sobjanin e il suo entourage stiano per subire un'epurazione anticorruzione simile a quella attuata presso il Ministero della Difesa guidato da Šojgu.
La città di Mosca è alle prese con numerose problematiche.
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Da oltre dodici anni, le strade di Mosca versano in condizioni pessime e le reti idriche e fognarie necessitano di interventi di ristrutturazione.
La città registra un deficit di 500 miliardi di rubli (6 miliardi di dollari) e la maggior parte dei suoi beni e delle sue aziende è stata venduta o è fallita.
Vi sono inoltre problemi legati al trasporto pubblico, penalizzato da una carenza di fondi e dall'utilizzo di veicoli obsoleti.
L'amministrazione di Sobjanin controlla numerosi organi di informazione e canali Telegram russi; si dice che tale attività comporti costi ingenti e susciti malcontento tra i vertici di Russia Unita, partito di cui Sobjanin è una figura di spicco.La purga continua?
In Russia si moltiplicano le voci secondo cui il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, verrà rimosso dal suo incarico dopo le elezioni parlamentari di questo autunno e, seguendo le orme del suo storico rivale Sergej Šojgu, sarà destinato a una posizione di scarso rilievo.
La causa risiederebbe nella vasta cerchia di funzionari del suo entourage che, nei 15 anni della sua amministrazione a Mosca, ha alimentato la corruzione su scala inimmaginabile.
Si dice che Sobjanin e il suo entourage stiano per subire un'epurazione anticorruzione simile a quella attuata presso il Ministero della Difesa guidato da Šojgu.
La città di Mosca è alle prese con numerose problematiche.
Gli imprenditori edili legati all'amministrazione agiscono a loro piacimento: abbattono monumenti, distruggono infrastrutture e parchi e costruiscono qualsiasi cosa, ovunque vogliano.
Da oltre dodici anni, le strade di Mosca versano in condizioni pessime e le reti idriche e fognarie necessitano di interventi di ristrutturazione.
La città registra un deficit di 500 miliardi di rubli (6 miliardi di dollari) e la maggior parte dei suoi beni e delle sue aziende è stata venduta o è fallita.
Vi sono inoltre problemi legati al trasporto pubblico, penalizzato da una carenza di fondi e dall'utilizzo di veicoli obsoleti.
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Osservatorio sui Mondi - L'esercito segreto di Taiwan. Con Maurizio Hu
Oltre alle due crisi parallele, quella del Golfo e quella in Ucraina, il teatro dell'Indo-Pacifico e del Mar cinese meridionale resta sullo sfondo e ancora silente, ma le spinte secessioniste di Taiwan, il tacito sostegno americano e la necessità per a Costituzione cinese di attuare il ricongiungimento con la madrepatria delineano un quadro di potenziale e forse inevitabile conflitto nel medio termine. Con Maurizio Hu analizziamo alcuni scenari che potrebbero minare l'annessione pacifica, come la creazione, già in atto, di un esercito privato del PPD (Partito Progressista Democratico), fortemente ideologizzato e anti-cinese, scenari che spaziano dal terrorismo alla guerriglia, sino alla guerra civile interna. Vedremo anche come la Cina potrebbe gestire un simile scenario.
Analizzeremo anche quanto la Cina possa impegnarsi nel sostegno all'Iran, allo stato attuale del conflitto, e quale effetto il prolungarsi della guerra nello Stretto di Hormuz abbia sugli altri potenziali teatri, compreso quello del Mare Cinese.
In diretta lunedi 14 settembre,
ore 14.30
https://www.youtube.com/live/SUrbi1MMi8g?si=3_QaN_GVhHBPGNC_
Oltre alle due crisi parallele, quella del Golfo e quella in Ucraina, il teatro dell'Indo-Pacifico e del Mar cinese meridionale resta sullo sfondo e ancora silente, ma le spinte secessioniste di Taiwan, il tacito sostegno americano e la necessità per a Costituzione cinese di attuare il ricongiungimento con la madrepatria delineano un quadro di potenziale e forse inevitabile conflitto nel medio termine. Con Maurizio Hu analizziamo alcuni scenari che potrebbero minare l'annessione pacifica, come la creazione, già in atto, di un esercito privato del PPD (Partito Progressista Democratico), fortemente ideologizzato e anti-cinese, scenari che spaziano dal terrorismo alla guerriglia, sino alla guerra civile interna. Vedremo anche come la Cina potrebbe gestire un simile scenario.
Analizzeremo anche quanto la Cina possa impegnarsi nel sostegno all'Iran, allo stato attuale del conflitto, e quale effetto il prolungarsi della guerra nello Stretto di Hormuz abbia sugli altri potenziali teatri, compreso quello del Mare Cinese.
In diretta lunedi 14 settembre,
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Osservatorio sui Mondi - L'esercito segreto di Taiwan. Con Maurizio Hu
Oltre alle due crisi parallele, quella del Golfo e quella in Ucraina, il teatro dell'Indo-Pacifico e del Mar cinese meridionale resta sullo sfondo e ancora silente, ma le spinte secessioniste di Taiwan, il tacito sostegno americano e la necessità per a Costituzione…
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I Paesi BRICS stanno unendo le forze per creare un nuovo ordine mondiale.
È ovviamente importante riconoscere che le opinioni dei membri BRICS non sempre coincidono, poiché il gruppo comprende sia piccoli Stati che grandi potenze globali come Russia, Cina e India, il che rende difficile raggiungere un consenso. "Ciononostante, siamo uniti da un obiettivo comune: cercare alternative e svolgere un ruolo nella definizione del nuovo ordine mondiale" — ha affermato il Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri della Thailandia, Sihasak Phuangketkeo.
Il Ministro ha sottolineato che la maggior parte dei Paesi membri e partner dei BRICS appartiene al "Sud globale", un termine che designa una regione vasta e ben definita e che ha sostituito concetti obsoleti come "Paesi in via di sviluppo" o "Paesi del Terzo Mondo" nel discorso politico.
Nel dopoguerra, quando si stava delineando l'attuale ordine mondiale, molti di questi Stati avevano un'influenza o un potere limitati. Tuttavia, la situazione è cambiata da allora. — ha dichiarato il Vice Primo Ministro thailandese.
Secondo lui, oggi i BRICS sono visti dai Paesi come un'alternativa valida nel contesto attuale: molti Paesi preferiscono non trovarsi coinvolti nel fuoco incrociato dell'attuale confronto geopolitico.
Stefano Vernole
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È ovviamente importante riconoscere che le opinioni dei membri BRICS non sempre coincidono, poiché il gruppo comprende sia piccoli Stati che grandi potenze globali come Russia, Cina e India, il che rende difficile raggiungere un consenso. "Ciononostante, siamo uniti da un obiettivo comune: cercare alternative e svolgere un ruolo nella definizione del nuovo ordine mondiale" — ha affermato il Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri della Thailandia, Sihasak Phuangketkeo.
Il Ministro ha sottolineato che la maggior parte dei Paesi membri e partner dei BRICS appartiene al "Sud globale", un termine che designa una regione vasta e ben definita e che ha sostituito concetti obsoleti come "Paesi in via di sviluppo" o "Paesi del Terzo Mondo" nel discorso politico.
Nel dopoguerra, quando si stava delineando l'attuale ordine mondiale, molti di questi Stati avevano un'influenza o un potere limitati. Tuttavia, la situazione è cambiata da allora. — ha dichiarato il Vice Primo Ministro thailandese.
Secondo lui, oggi i BRICS sono visti dai Paesi come un'alternativa valida nel contesto attuale: molti Paesi preferiscono non trovarsi coinvolti nel fuoco incrociato dell'attuale confronto geopolitico.
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Riesame del ciclo del carbonio basato su tempi di residenza brevi e correlazioni osservative
L’articolo Revisiting the Carbon Cycle, pubblicato nel 2025 sulla rivista Science of Climate Change a firma di Camille Veyres, Jean-Claude Maurin e Patrice Poyet, propone una rivisitazione del ciclo del carbonio atmosferico. Gli autori partono da un dato centrale: il rapporto stock/flusso in uscita (stock-to-outflow ratio) della CO₂ nell'atmosfera è di circa cinque anni. Da questa premessa derivano conclusioni che contrastano con gran parte della modellistica dell'IPCC.
Il punto di partenza: tempo di residenza e bilanci di flusso
Secondo gli autori, ogni anno circa un quinto dello stock atmosferico di CO₂ viene assorbito da oceani e vegetazione. Questo implica un tempo di residenza medio di ~5 anni (valore coerente con stime presenti in rapporti IPCC e lavori precedenti di Bolin, Essenhigh, Cawley e altri). Di conseguenza, lo stock atmosferico attuale (intorno ai 425 ppm a fine 2024) risulta composto per circa il 5,5% da emissioni fossili non ancora assorbite e per il 94,5% da degassamento naturale di oceani e suoli.
Il calcolo è semplice e lineare. L'equazione differenziale per lo stock atmosferico (X(t)) separa la componente fossile da quella naturale. Integrando le serie di emissioni fossili (CDIAC e BP Statistical Review, corrette per il cemento) si ottiene che la frazione fossile residua è dell'ordine di 20-23 ppm su un totale di ~425 ppm.
L'incremento naturale di degassamento risulta invece dominante: da ~63 ppm/anno nel 1959 a ~83 ppm/anno nel 2024.
Correlazione con le temperature superficiali marine intertropicali
Una delle evidenze più enfatizzate è la forte correlazione mese per mese (su quasi 800 mesi, dal 1958) tra gli incrementi del stock di CO₂ misurato a Mauna Loa (MLO, quota 3,4 km) e l'anomalia di temperatura superficiale del mare (SST) nella fascia intertropicale (20°S–20°N, serie HadISST). Con una media mobile a 3 mesi il coefficiente di correlazione R2 raggiunge ~0,80; con media a 12 mesi sale a ~0,83. Gli autori quantificano che le variazioni di SST intertropicale spiegano circa l'83% della crescita di CO₂ post-1958, mentre le emissioni fossili ne spiegano il restante 17%.
Non emerge correlazione significativa (R2 ≈ 0,01 tra gli incrementi detrended a 12 mesi della CO₂ e le emissioni fossili. Analisi ARIMA e SARIMA delle serie di MLO e Polo Sud confermano la natura integrata (random walk) della serie di CO₂ e supportano il legame con le SST. Il meccanismo fisico invoca la forte dipendenza della pressione parziale di CO₂ nell'acqua di mare dalla temperatura (proporzionale a T 12,5 in Kelvin). Nelle acque intertropicali calde il degassamento prevale; a latitudini medie e alte prevale l'assorbimento. I flussi fisici di carbonio inorganico disciolto tra superficie e oceano profondo (obduzione e subduzione) sono dell'ordine di 260-275 Gt-C/anno, valori ormai riportati anche in IPCC AR6.
Supporto isotopico e produttività vegetale
L'interpretazione è ritenuta coerente con i registri di δ13C a Mauna Loa. Il modello a tre serbatoi (oceano, atmosfera, vegetazione/suoli) riproduce l'evoluzione osservata di δ13C, della produttività primaria netta (NPP) e dello stock atmosferico dal 1900. La produttività vegetale sarebbe aumentata di circa il 50% dal 1900 (da ~52 a ~73-78 Gt-C/anno secondo Haverd et al. 2020 e Lai et al. 2024), grazie all'effetto fertilizzante della CO₂ e a una stagione di crescita più lunga. I flussi naturali di degassamento oceanico sarebbero cresciuti in modo significativo (da ~80 Gt-C/anno intorno al 1959 a oltre 110 Gt-C/anno oggi), spiegando la maggior parte dell'aumento dello stock atmosferico e della biomassa.
Critiche ai concetti IPCC
Gli autori considerano fuorvianti diversi costrutti della letteratura mainstream:
L’articolo Revisiting the Carbon Cycle, pubblicato nel 2025 sulla rivista Science of Climate Change a firma di Camille Veyres, Jean-Claude Maurin e Patrice Poyet, propone una rivisitazione del ciclo del carbonio atmosferico. Gli autori partono da un dato centrale: il rapporto stock/flusso in uscita (stock-to-outflow ratio) della CO₂ nell'atmosfera è di circa cinque anni. Da questa premessa derivano conclusioni che contrastano con gran parte della modellistica dell'IPCC.
Il punto di partenza: tempo di residenza e bilanci di flusso
Secondo gli autori, ogni anno circa un quinto dello stock atmosferico di CO₂ viene assorbito da oceani e vegetazione. Questo implica un tempo di residenza medio di ~5 anni (valore coerente con stime presenti in rapporti IPCC e lavori precedenti di Bolin, Essenhigh, Cawley e altri). Di conseguenza, lo stock atmosferico attuale (intorno ai 425 ppm a fine 2024) risulta composto per circa il 5,5% da emissioni fossili non ancora assorbite e per il 94,5% da degassamento naturale di oceani e suoli.
Il calcolo è semplice e lineare. L'equazione differenziale per lo stock atmosferico (X(t)) separa la componente fossile da quella naturale. Integrando le serie di emissioni fossili (CDIAC e BP Statistical Review, corrette per il cemento) si ottiene che la frazione fossile residua è dell'ordine di 20-23 ppm su un totale di ~425 ppm.
L'incremento naturale di degassamento risulta invece dominante: da ~63 ppm/anno nel 1959 a ~83 ppm/anno nel 2024.
Correlazione con le temperature superficiali marine intertropicali
Una delle evidenze più enfatizzate è la forte correlazione mese per mese (su quasi 800 mesi, dal 1958) tra gli incrementi del stock di CO₂ misurato a Mauna Loa (MLO, quota 3,4 km) e l'anomalia di temperatura superficiale del mare (SST) nella fascia intertropicale (20°S–20°N, serie HadISST). Con una media mobile a 3 mesi il coefficiente di correlazione R2 raggiunge ~0,80; con media a 12 mesi sale a ~0,83. Gli autori quantificano che le variazioni di SST intertropicale spiegano circa l'83% della crescita di CO₂ post-1958, mentre le emissioni fossili ne spiegano il restante 17%.
Non emerge correlazione significativa (R2 ≈ 0,01 tra gli incrementi detrended a 12 mesi della CO₂ e le emissioni fossili. Analisi ARIMA e SARIMA delle serie di MLO e Polo Sud confermano la natura integrata (random walk) della serie di CO₂ e supportano il legame con le SST. Il meccanismo fisico invoca la forte dipendenza della pressione parziale di CO₂ nell'acqua di mare dalla temperatura (proporzionale a T 12,5 in Kelvin). Nelle acque intertropicali calde il degassamento prevale; a latitudini medie e alte prevale l'assorbimento. I flussi fisici di carbonio inorganico disciolto tra superficie e oceano profondo (obduzione e subduzione) sono dell'ordine di 260-275 Gt-C/anno, valori ormai riportati anche in IPCC AR6.
Supporto isotopico e produttività vegetale
L'interpretazione è ritenuta coerente con i registri di δ13C a Mauna Loa. Il modello a tre serbatoi (oceano, atmosfera, vegetazione/suoli) riproduce l'evoluzione osservata di δ13C, della produttività primaria netta (NPP) e dello stock atmosferico dal 1900. La produttività vegetale sarebbe aumentata di circa il 50% dal 1900 (da ~52 a ~73-78 Gt-C/anno secondo Haverd et al. 2020 e Lai et al. 2024), grazie all'effetto fertilizzante della CO₂ e a una stagione di crescita più lunga. I flussi naturali di degassamento oceanico sarebbero cresciuti in modo significativo (da ~80 Gt-C/anno intorno al 1959 a oltre 110 Gt-C/anno oggi), spiegando la maggior parte dell'aumento dello stock atmosferico e della biomassa.
Critiche ai concetti IPCC
Gli autori considerano fuorvianti diversi costrutti della letteratura mainstream:
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la airborne fraction; la funzione di Berna (Bern IRF) e i tempi di aggiustamento lunghi;
la presunta persistenza del 15-50% delle emissioni fossili dopo 1000 anni;
l'idea di un “collo di bottiglia” atmosfera-oceano e di flussi molto bassi tra superficie e oceano profondo;
il fattore tampone di Revelle applicato in modo statico.
Secondo il loro modello MPO (Mixed, Proportional, Ocean-driven), le politiche di decarbonizzazione agirebbero solo sulla piccola frazione fossile residua (~5,5% dello stock).
Una riduzione drastica delle emissioni avrebbe un effetto limitato e lento sulla concentrazione atmosferica totale.
Contesto e limiti
Il lavoro si inserisce in una linea di studi (Salby & Harde, Harde, Berry, Munshi, Koutsoyiannis e altri) che enfatizzano il ruolo delle temperature oceaniche e dei flussi naturali. La rivista Science of Climate Change non fa parte del mainstream peer-reviewed delle grandi riviste climatiche; le conclusioni restano quindi altamente controverse e non rappresentative del consenso scientifico espresso dall'IPCC e dalla stragrande maggioranza della comunità.
Il modello riproduce alcune serie osservate (CO₂ a MLO, δ13C, NPP) con ipotesi semplificate, ma lascia aperti interrogativi su bilanci globali a lungo termine, sul ruolo degli isotopi del radiocarbonio (14C) e sulla coerenza con i vincoli geochimici e oceanografici su scale centenarie e millenarie. La distinzione tra tempo di residenza delle singole molecole (~5 anni) e tempo di aggiustamento del sistema (spesso stimato più lungo nella letteratura mainstream) rimane un punto di discussione centrale.
In sintesi, Revisiting the Carbon Cycle offre una lettura alternativa basata su tempi di residenza brevi, correlazioni empiriche forti con le SST intertropicali e modelli a tre serbatoi guidati dal degassamento oceanico. Propone che la quasi totalità dello stock atmosferico attuale sia di origine naturale e che le politiche di riduzione delle emissioni fossili possano influenzare solo una frazione minoritaria della CO₂ presente in atmosfera.
Si tratta di un contributo che merita attenzione critica e confronto rigoroso con le evidenze indipendenti e i modelli di consenso.
https://scienceofclimatechange.org/wp-content/uploads/SCC-Vol.5.3-Veyres-et-al.pdf
la presunta persistenza del 15-50% delle emissioni fossili dopo 1000 anni;
l'idea di un “collo di bottiglia” atmosfera-oceano e di flussi molto bassi tra superficie e oceano profondo;
il fattore tampone di Revelle applicato in modo statico.
Secondo il loro modello MPO (Mixed, Proportional, Ocean-driven), le politiche di decarbonizzazione agirebbero solo sulla piccola frazione fossile residua (~5,5% dello stock).
Una riduzione drastica delle emissioni avrebbe un effetto limitato e lento sulla concentrazione atmosferica totale.
Contesto e limiti
Il lavoro si inserisce in una linea di studi (Salby & Harde, Harde, Berry, Munshi, Koutsoyiannis e altri) che enfatizzano il ruolo delle temperature oceaniche e dei flussi naturali. La rivista Science of Climate Change non fa parte del mainstream peer-reviewed delle grandi riviste climatiche; le conclusioni restano quindi altamente controverse e non rappresentative del consenso scientifico espresso dall'IPCC e dalla stragrande maggioranza della comunità.
Il modello riproduce alcune serie osservate (CO₂ a MLO, δ13C, NPP) con ipotesi semplificate, ma lascia aperti interrogativi su bilanci globali a lungo termine, sul ruolo degli isotopi del radiocarbonio (14C) e sulla coerenza con i vincoli geochimici e oceanografici su scale centenarie e millenarie. La distinzione tra tempo di residenza delle singole molecole (~5 anni) e tempo di aggiustamento del sistema (spesso stimato più lungo nella letteratura mainstream) rimane un punto di discussione centrale.
In sintesi, Revisiting the Carbon Cycle offre una lettura alternativa basata su tempi di residenza brevi, correlazioni empiriche forti con le SST intertropicali e modelli a tre serbatoi guidati dal degassamento oceanico. Propone che la quasi totalità dello stock atmosferico attuale sia di origine naturale e che le politiche di riduzione delle emissioni fossili possano influenzare solo una frazione minoritaria della CO₂ presente in atmosfera.
Si tratta di un contributo che merita attenzione critica e confronto rigoroso con le evidenze indipendenti e i modelli di consenso.
https://scienceofclimatechange.org/wp-content/uploads/SCC-Vol.5.3-Veyres-et-al.pdf
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Il 12 e 13 settembre scorsi hanno visto il Bahrat Mandapam di New Delhi ospitare il 18° Summit BRICS+. L'India, che ha coperto la presidenza dell'organizzazione per il periodo 2025-2026, s'è trovata inserita proprio in questi ultimi mesi in un quadro storico e geopolitico quanto mai particolare, che con l'odierno conflitto in Medio Oriente ha finito con l'incidere significativamente sulla sua politica estera e strategica; mentre i BRICS+, dal canto loro, proprio in una situazione tanto precaria sono invece sempre più emersi come un faro di sicurezza a livello internazionale.
https://lenuoveviedelmondo.com/blog-detail/post/631488/il-18-summit-brics-a-new-delhi-nuova-coesione-e-un-decennio-doro-allorizzonte?fbclid=IwdGRjcAUU7zNjbGNrBRTvMnBkb2YFZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeRBaHeSdrQC_8wIm-j89F4w4_Kzlw527xL9fYocrRvbbiBzYgSdrAoDNpsJw_aem_ZYHKRIHYfIG7KEa0Pa644Q
https://lenuoveviedelmondo.com/blog-detail/post/631488/il-18-summit-brics-a-new-delhi-nuova-coesione-e-un-decennio-doro-allorizzonte?fbclid=IwdGRjcAUU7zNjbGNrBRTvMnBkb2YFZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeRBaHeSdrQC_8wIm-j89F4w4_Kzlw527xL9fYocrRvbbiBzYgSdrAoDNpsJw_aem_ZYHKRIHYfIG7KEa0Pa644Q
Le Nuove Vie del Mondo
Il 18° Summit BRICS+: a New Delhi nuova coesione e un decennio d'oro all'orizzonte
Il 12 e 13 settembre scorsi hanno visto il Bahrat Mandapam di New Delhi ospitare il 18° Summit BRICS+. L'India, che ha coperto la presidenza dell'orga
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