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QUESTO È VERAMENTE PREOCCUPANTE
Palantir ha appena rilasciato un nuovo sistema di sorveglianza che fonde satelliti, radar e ogni telecamera in un unico tracciatore in tempo reale di persone e movimenti.
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Comunque la miseria umana di gente che aggredisce una famiglia che ha appena perso una figlia è allucinante, lascia proprio senza fiato.
Il gusto del frustrato di poter dire "Haha, se lo è voluto, ben gli sta!" è tutto lì, squadernato davanti ai nostri occhi.
Incidentalmente, siccome il vaccino per la difterite non mi pare sia obbligatorio né in Germania, né in Spagna, né in Portogallo, né in Austria, né in Svezia, né in Danimarca, né in Irlanda, né in Lussemburgo, né in Islanda, né in Norvegia, né nel Regno Unito, se un piccolo tedesco in vacanza si ammala di difterite, che fate?
Lo perculate?
Intonate il coretto "ben gli sta", visto che appartiene a una comunità retrograda?
La semplice amara verità è che questo paese è pieno di nazistelli, di vigliacchetti, di gente che sta in agguato con il solo segreto desiderio di potersene venire fuori con una delazione, con una rivincita, con un piccolo splendente momento in cui sentirsi nel coro dei migliori, per poi tornare alla propria mediocrità.
Il gusto del frustrato di poter dire "Haha, se lo è voluto, ben gli sta!" è tutto lì, squadernato davanti ai nostri occhi.
Incidentalmente, siccome il vaccino per la difterite non mi pare sia obbligatorio né in Germania, né in Spagna, né in Portogallo, né in Austria, né in Svezia, né in Danimarca, né in Irlanda, né in Lussemburgo, né in Islanda, né in Norvegia, né nel Regno Unito, se un piccolo tedesco in vacanza si ammala di difterite, che fate?
Lo perculate?
Intonate il coretto "ben gli sta", visto che appartiene a una comunità retrograda?
La semplice amara verità è che questo paese è pieno di nazistelli, di vigliacchetti, di gente che sta in agguato con il solo segreto desiderio di potersene venire fuori con una delazione, con una rivincita, con un piccolo splendente momento in cui sentirsi nel coro dei migliori, per poi tornare alla propria mediocrità.
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🇮🇱 7 ottobre: Israele ha ucciso i propri cittadini
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Il partigiano Ferrari aveva ucciso per nulla e quello che gli avevano insegnato durante la Resistenza, uccidere per un mondo migliore, per una società egalitaria, senza privilegi, senza fascismi, con un’Unione Sovietica a modello e guida, andava rivelandosi un gigantesco inganno.
di Gianfranco Stella
Il partigiano Gordon, al secolo William Ferrari comandava un distaccamento a Ciano d’Enza ed era stato un gappista di Reggio Emilia. Aver ucciso tante volte e per questo il partito nel dopoguerra l’aveva premiato con la presidenza della Cooperativa reggiana di macellazione. Quando s’avvide che la società, che avrebbe voluto cambiata secondo i principi del comunismo, era invece rimasta la medesima di quando era bambino: povertà, privilegi dei ricchi eccetera, fu pervaso da inquietanti dubbi.
Aveva ucciso per nulla e quello che gli avevano insegnato durante la Resistenza, uccidere per un mondo migliore, per una società egalitaria, senza privilegi, senza fascismi, con un’Unione Sovietica a modello e guida, andava rivelandosi un gigantesco inganno.
Sentì la necessità di allontanarsi da quel mondo e anche di porvi rimedio con una clamorosa confessione che rese pubblica nel 1961.. Fu un memoriale che costituì un gravissimo atto d’accusa contro tutto il partigianato comunista poiché quello reggiano era non dissimile dalle altre realtà. E’ un documento che nessuno poté contestare perché ricco di riferimenti oggettivamente inconfutabili, nomi e cognomi, date, località e… atrocità.
Eccone un sunto: "Soltanto da qualche anno a questa parte, soltanto da quando ho la serenità necessaria per confrontare ciò che ci veniva insegnato durante la guerra partigiana con quello che è poi realmente avvenuto, ho cominciato a capire i veri metodi del partito comunista, gli scopi reali che persegue."
"Quando, prima e dopo l’aprile 1945, i nostri capi ci dicevano che dovevamo ammazzare tutti i fascisti, uomini e donne per gettare le basi di una nuova società dove avrebbe avuto regno soltanto la giustizia, io ci credevo e feci il mio dove- re, ma adesso, a molti anni di distanza, ora che ho visto gli arricchimenti illeciti dei nostri capi di allora e la miseria dei gregari, voglio che tutti sappiano quello che io so […].In quei giorni si uccideva la gente con una facilità inaudita. Noi avevamo l’ordine di agire a nostro piacimento, purché si procedesse all’eliminazione dell’intera classe dirigente anticomunista. Fu così che molte persone furono prelevate ed uccise senza che avessero mai commesso alcuna colpa, né fossero mai stai fascisti.
L’odio che ci avevano inculcato i dirigenti del partito comunista si era scatenato nella maniera più barbara: non si ebbe pietà né di donne né di bambini […]. Nei nostri ambienti si calcola che le eliminazioni nel Reggiano furono centinaia. […].«Non perdonerò mai ai comunisti di aver ucciso anche moltissimi partigiani che avevano fatto il loro dovere di combattenti e che erano colpevoli soltanto di non condividere in pieno le idee e le impostazioni del partito.
Questa volta parlerò della zona attorno a San Polo e Ciano d’Enza, due paesi insanguinati come pochi dalle azioni di certi partigiani. Da quelle parti c’ero anch’io e quindi ne posso parlare con cognizione di causa.
I partigiani che maggiormente si distinguevano lungo le rive dell’Enza, per la loro ferocia erano: Brenno Pagani, Pellegrino Fornaciari, il figlio del macellaio Burani, Margine, attualmente guardiapesca a Reggio, Giovanni Gibertini detto Vulcano, Athos Sacchetti, fratello del deputato comunista, ora dirigente della Camera del lavoro, Enzo Gorini e inoltre Antonio Alessi, Mario Sulpizio, Lillo Giglioli, ora riverito possidente, Ultimio Ganapini poi processato per l’uccisione del parroco di Grassano [don Aldemiro Corsi], Arnaldo Zaboletti, attualmente commerciante in frutta e verdura in piazza Fontanesi a Reggio, i fratelli Curti detti gli Stufoni e Otello Salsi.
di Gianfranco Stella
Il partigiano Gordon, al secolo William Ferrari comandava un distaccamento a Ciano d’Enza ed era stato un gappista di Reggio Emilia. Aver ucciso tante volte e per questo il partito nel dopoguerra l’aveva premiato con la presidenza della Cooperativa reggiana di macellazione. Quando s’avvide che la società, che avrebbe voluto cambiata secondo i principi del comunismo, era invece rimasta la medesima di quando era bambino: povertà, privilegi dei ricchi eccetera, fu pervaso da inquietanti dubbi.
Aveva ucciso per nulla e quello che gli avevano insegnato durante la Resistenza, uccidere per un mondo migliore, per una società egalitaria, senza privilegi, senza fascismi, con un’Unione Sovietica a modello e guida, andava rivelandosi un gigantesco inganno.
Sentì la necessità di allontanarsi da quel mondo e anche di porvi rimedio con una clamorosa confessione che rese pubblica nel 1961.. Fu un memoriale che costituì un gravissimo atto d’accusa contro tutto il partigianato comunista poiché quello reggiano era non dissimile dalle altre realtà. E’ un documento che nessuno poté contestare perché ricco di riferimenti oggettivamente inconfutabili, nomi e cognomi, date, località e… atrocità.
Eccone un sunto: "Soltanto da qualche anno a questa parte, soltanto da quando ho la serenità necessaria per confrontare ciò che ci veniva insegnato durante la guerra partigiana con quello che è poi realmente avvenuto, ho cominciato a capire i veri metodi del partito comunista, gli scopi reali che persegue."
"Quando, prima e dopo l’aprile 1945, i nostri capi ci dicevano che dovevamo ammazzare tutti i fascisti, uomini e donne per gettare le basi di una nuova società dove avrebbe avuto regno soltanto la giustizia, io ci credevo e feci il mio dove- re, ma adesso, a molti anni di distanza, ora che ho visto gli arricchimenti illeciti dei nostri capi di allora e la miseria dei gregari, voglio che tutti sappiano quello che io so […].In quei giorni si uccideva la gente con una facilità inaudita. Noi avevamo l’ordine di agire a nostro piacimento, purché si procedesse all’eliminazione dell’intera classe dirigente anticomunista. Fu così che molte persone furono prelevate ed uccise senza che avessero mai commesso alcuna colpa, né fossero mai stai fascisti.
L’odio che ci avevano inculcato i dirigenti del partito comunista si era scatenato nella maniera più barbara: non si ebbe pietà né di donne né di bambini […]. Nei nostri ambienti si calcola che le eliminazioni nel Reggiano furono centinaia. […].«Non perdonerò mai ai comunisti di aver ucciso anche moltissimi partigiani che avevano fatto il loro dovere di combattenti e che erano colpevoli soltanto di non condividere in pieno le idee e le impostazioni del partito.
Questa volta parlerò della zona attorno a San Polo e Ciano d’Enza, due paesi insanguinati come pochi dalle azioni di certi partigiani. Da quelle parti c’ero anch’io e quindi ne posso parlare con cognizione di causa.
I partigiani che maggiormente si distinguevano lungo le rive dell’Enza, per la loro ferocia erano: Brenno Pagani, Pellegrino Fornaciari, il figlio del macellaio Burani, Margine, attualmente guardiapesca a Reggio, Giovanni Gibertini detto Vulcano, Athos Sacchetti, fratello del deputato comunista, ora dirigente della Camera del lavoro, Enzo Gorini e inoltre Antonio Alessi, Mario Sulpizio, Lillo Giglioli, ora riverito possidente, Ultimio Ganapini poi processato per l’uccisione del parroco di Grassano [don Aldemiro Corsi], Arnaldo Zaboletti, attualmente commerciante in frutta e verdura in piazza Fontanesi a Reggio, i fratelli Curti detti gli Stufoni e Otello Salsi.
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Di Otello Salsi posso dire che ha fatto uccidere barbaramente il notaio di Cervarezza di Busana, il dottor Vezzosi, derubandolo dei vestiti che indossava e della fede matrimoniale che portava al dito. L’abito rubato servì al Salsi per il suo matrimonio e la fede finì al dito della moglie. Salsi è responsabile, dell’uccisione di Primo Poletti, il cui cadavere non è mai stato ritrovato.
Quanto ai fratelli Curti, gli Stufoni, erano specializzati nelle rapine ai personaggi più benestanti della zona.
Il ricordato Otello Salsi, all’indomani della liberazione era stato responsabile del tristemente noto carcere provvisorio che s’era istituito sulle colline di Ciano d’Enza, nella colonia della Trinità. Gremito di prigionieri, una notte alla fine di aprile Athos Sacchetti, la sua fidanzata-partigiana ed Enzo Gorini, col pretesto d’un trasferimento, ne prelevarono ventuno, che schierarono poco lontano a ridosso d’una massicciata e mitragliarono. Si salvò, coperto dai corpi degli altri morti, certo Catellani, che poi sarà testimone al processo che si celebrerà contro quegli assassini”.
Brenno Pagani era addetto (commissario) alle esecuzioni sommarie. Eliminava fascisti anche durante i trasferimenti da un luogo all'altro, li eliminava col pretesto del tentativo di fuga. Operaio alle Reggiane, era nato nel 1904. Tirò le cuoia nel 1993.
Di Gianfranco Stella
Da "Il Giornale d'Italia" del 19 Maggio 2026
Quanto ai fratelli Curti, gli Stufoni, erano specializzati nelle rapine ai personaggi più benestanti della zona.
Il ricordato Otello Salsi, all’indomani della liberazione era stato responsabile del tristemente noto carcere provvisorio che s’era istituito sulle colline di Ciano d’Enza, nella colonia della Trinità. Gremito di prigionieri, una notte alla fine di aprile Athos Sacchetti, la sua fidanzata-partigiana ed Enzo Gorini, col pretesto d’un trasferimento, ne prelevarono ventuno, che schierarono poco lontano a ridosso d’una massicciata e mitragliarono. Si salvò, coperto dai corpi degli altri morti, certo Catellani, che poi sarà testimone al processo che si celebrerà contro quegli assassini”.
Brenno Pagani era addetto (commissario) alle esecuzioni sommarie. Eliminava fascisti anche durante i trasferimenti da un luogo all'altro, li eliminava col pretesto del tentativo di fuga. Operaio alle Reggiane, era nato nel 1904. Tirò le cuoia nel 1993.
Di Gianfranco Stella
Da "Il Giornale d'Italia" del 19 Maggio 2026
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QUANDO IL FASCISMO SCESE IN CAMPO PER DIFENDERE I DUE ANARCHICI ITALIANI
Mussolini, le radici rivoluzionarie del fascismo e l’America della “Red Scare”
Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non è soltanto uno dei grandi scandali giudiziari del Novecento… è anche una pagina capace di mettere in crisi le letture riduttive e schematiche della storia politica del fascismo.
Due anarchici italiani, operai ed emigrati, vengono condannati a morte negli Stati Uniti e Benito Mussolini, prima ancora della conquista del potere e poi da capo del governo fascista, interviene più volte perché quella condanna non venga eseguita.
Il paradosso è soltanto apparente.
Sacco e Vanzetti erano anarchici… Mussolini era il capo del fascismo.
Ma il fascismo delle origini non nacque nel nulla vacuo del pensare politico… ma soprattutto non fu il prodotto della destra conservatrice o del liberalism…
Una parte del suo magma ideologico proveniva dal socialismo rivoluzionario, dal sindacalismo rivoluzionario e da ambienti radicali nei quali l’anarchismo aveva esercitato un’influenza culturale e morale profonda.
Mussolini era stato un socialista rivoluzionario, direttore dell’“Avanti!”, polemista antiborghese e antiriformista. Aveva respirato l’ambiente del sindacalismo rivoluzionario e conosciuto il pensiero anarchico.
La sua biografia giovanile attraversa Stirner, Kropotkin, Sorel, il radicalismo romagnolo, l’anticlericalismo e la tradizione sovversiva.
La tradizione familiare del Duce parla chiaro…
Alessandro Mussolini, padre di Benito, aveva militato nell’area dell’Internazionale bakuniniana.
Il primo Mussolini appartiene al grande universo antisistemico dell’Italia fra Otto e Novecento, non al mondo della conservatorismo democratico…
Per questo Sacco e Vanzetti non erano, agli occhi di Mussolini, due estranei…
Mussolini interviene sul caso quando il fascismo non è ancora al governo.
Il 31 ottobre 1921, durante una riunione del Comitato centrale dei Fasci italiani di combattimento, presenta un ordine del giorno dedicato ai due anarchici.
Dall’esame delle testimonianze, sostiene, non emergono elementi tali da attribuire con sicurezza a Sacco e Vanzetti i delitti contestati e chiede al governo italiano di vigilare affinché non si condannino uomini per il solo fatto di appartenere alla “razza e alla nazione italiana”.
Mussolini vede il rischio che la giustizia americana non stia giudicando soltanto un fatto, ma un’identità… italiani, immigrati, anarchici.
Il processo si svolge nell’America della “Red Scare”, la grande paura del sovversivismo seguita alla Rivoluzione russa e alle agitazioni sociali del primo dopoguerra.
È un’America attraversata dall’ossessione degli immigrati… nella quale il sospetto politico e il sospetto etnico finiscono troppo facilmente per sovrapporsi.
Le restrizioni migratorie del 1924 e le discriminazioni nel lavoro rendevano visibile una gerarchia sociale e nazionale nella quale l’emigrato italiano era spesso considerato inferiore, pericoloso, politicamente inaffidabile.
Sacco e Vanzetti arrivarono, quindi, davanti ai loro giudici portandosi addosso, prima ancora delle prove, tre colpe non scritte nel codice… essere poveri, essere italiani, essere anarchici.
È proprio qui che il rapporto di Mussolini con Sacco e Vanzetti diventa più interessante di quanto consentano le categorie politiche posteriori.
Vi furono certamente ragion di Stato, orgoglio nazionale, interesse per gli italiani d’America e calcolo politico nell’intervento mussoliniano… ma vi fu anche una memoria personale e ideologica della giovinezza rivoluzionaria, una familiarità con il mondo anarchico e una sincera solidarietà verso due uomini che Mussolini riteneva vittime di una giustizia condizionata dal pregiudizio.
Le inclinazioni personali che si unirono agli istinti politici di Mussolini tra cui certamente la formazione radicale, il retroterra familiare, l’ammirazione per l’azione diretta anarchica e l’avversione verso lo Stato “plutocratico” americano.
Mussolini, le radici rivoluzionarie del fascismo e l’America della “Red Scare”
Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non è soltanto uno dei grandi scandali giudiziari del Novecento… è anche una pagina capace di mettere in crisi le letture riduttive e schematiche della storia politica del fascismo.
Due anarchici italiani, operai ed emigrati, vengono condannati a morte negli Stati Uniti e Benito Mussolini, prima ancora della conquista del potere e poi da capo del governo fascista, interviene più volte perché quella condanna non venga eseguita.
Il paradosso è soltanto apparente.
Sacco e Vanzetti erano anarchici… Mussolini era il capo del fascismo.
Ma il fascismo delle origini non nacque nel nulla vacuo del pensare politico… ma soprattutto non fu il prodotto della destra conservatrice o del liberalism…
Una parte del suo magma ideologico proveniva dal socialismo rivoluzionario, dal sindacalismo rivoluzionario e da ambienti radicali nei quali l’anarchismo aveva esercitato un’influenza culturale e morale profonda.
Mussolini era stato un socialista rivoluzionario, direttore dell’“Avanti!”, polemista antiborghese e antiriformista. Aveva respirato l’ambiente del sindacalismo rivoluzionario e conosciuto il pensiero anarchico.
La sua biografia giovanile attraversa Stirner, Kropotkin, Sorel, il radicalismo romagnolo, l’anticlericalismo e la tradizione sovversiva.
La tradizione familiare del Duce parla chiaro…
Alessandro Mussolini, padre di Benito, aveva militato nell’area dell’Internazionale bakuniniana.
Il primo Mussolini appartiene al grande universo antisistemico dell’Italia fra Otto e Novecento, non al mondo della conservatorismo democratico…
Per questo Sacco e Vanzetti non erano, agli occhi di Mussolini, due estranei…
Mussolini interviene sul caso quando il fascismo non è ancora al governo.
Il 31 ottobre 1921, durante una riunione del Comitato centrale dei Fasci italiani di combattimento, presenta un ordine del giorno dedicato ai due anarchici.
Dall’esame delle testimonianze, sostiene, non emergono elementi tali da attribuire con sicurezza a Sacco e Vanzetti i delitti contestati e chiede al governo italiano di vigilare affinché non si condannino uomini per il solo fatto di appartenere alla “razza e alla nazione italiana”.
Mussolini vede il rischio che la giustizia americana non stia giudicando soltanto un fatto, ma un’identità… italiani, immigrati, anarchici.
Il processo si svolge nell’America della “Red Scare”, la grande paura del sovversivismo seguita alla Rivoluzione russa e alle agitazioni sociali del primo dopoguerra.
È un’America attraversata dall’ossessione degli immigrati… nella quale il sospetto politico e il sospetto etnico finiscono troppo facilmente per sovrapporsi.
Le restrizioni migratorie del 1924 e le discriminazioni nel lavoro rendevano visibile una gerarchia sociale e nazionale nella quale l’emigrato italiano era spesso considerato inferiore, pericoloso, politicamente inaffidabile.
Sacco e Vanzetti arrivarono, quindi, davanti ai loro giudici portandosi addosso, prima ancora delle prove, tre colpe non scritte nel codice… essere poveri, essere italiani, essere anarchici.
È proprio qui che il rapporto di Mussolini con Sacco e Vanzetti diventa più interessante di quanto consentano le categorie politiche posteriori.
Vi furono certamente ragion di Stato, orgoglio nazionale, interesse per gli italiani d’America e calcolo politico nell’intervento mussoliniano… ma vi fu anche una memoria personale e ideologica della giovinezza rivoluzionaria, una familiarità con il mondo anarchico e una sincera solidarietà verso due uomini che Mussolini riteneva vittime di una giustizia condizionata dal pregiudizio.
Le inclinazioni personali che si unirono agli istinti politici di Mussolini tra cui certamente la formazione radicale, il retroterra familiare, l’ammirazione per l’azione diretta anarchica e l’avversione verso lo Stato “plutocratico” americano.
Nel 1920 Mussolini poteva ancora scrivere di Kropotkin con rispetto, osservando come nei suoi libri l’anarchia apparisse come una costruzione armoniosa senza costrizioni di governi o dittature.
Mussolini difese due anarchici perché li riteneva uomini da sottrarre a una condanna che considerava ingiusta.
Ed è proprio questo a rendere il caso politicamente interessante ancora oggi.
Sacco e Vanzetti non dovevano abiurare, diventare fascisti o rinnegare la propria identità per meritare un intervento. Erano e restavano italiani e, soprattutto, restavano uomini che non potevano essere mandati alla sedia elettrica sulla base di un processo avvelenato dal dubbio.
Il caso Sacco-Vanzetti ferisce il falso mito amerciano… quello dell’America come luogo naturalmente immune dalla giustizia politica.
Il male americano più volte teorizzato… emerge… chiaro… palese…
La retorica della libertà si scontrò con la paura dello straniero; il patriottismo anti-immigrazionista entrò nell’aula; l’ideologia degli imputati diventò materia di sospetto…
È sufficiente constatare ciò che lo Stato del Massachusetts avrebbe riconosciuto mezzo secolo dopo. Nel 1977 il governatore Michael Dukakis proclamò il 23 agosto “Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti Memorial Day” dopo essersi persuaso che i due non avevano ricevuto un processo equo…
Resta da apprezzare la visione futuristica del grande statista italiano…
Gia in quei premonitori vagiti della più grande idea del XX Secolo emerse la contrapposizione al male americano…
Da una parte l’America della potenza finanziaria, delle restrizioni migratorie e della “Red Scare”… dall’altra Mussolini che poteva leggere quella vicenda attraverso la propria diffidenza verso la plutocrazia e attraverso la memoria della militanza rivoluzionaria.
È questo il punto più tagliente della critica mussoliniana… una democrazia può proclamarsi garantista e, nello stesso tempo, produrre un processo nel quale l’appartenenza politica e nazionale dell’imputato diventa parte invisibile dell’accusa.
La libertà scritta nelle istituzioni non basta se il pregiudizio entra nell’aula e siede accanto alla giuria.
Quando l’esecuzione è ormai imminente, Mussolini passa dall’attenzione politica all’iniziativa personale.
Il 24 luglio 1927 scrive all’ambasciatore americano a Roma, Henry P. Fletcher, chiedendogli in via confidenziale di intervenire presso il governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller per ottenere almeno la commutazione della pena.
Non usa il linguaggio dell’ultimatum e non apre una crisi diplomatica.
Non può permetterselo il Duce della Nuova Italia…
Ma la lettera esiste, come esiste l’attività della diplomazia italiana.
Il consolato di Boston e l’ambasciata di Washington furono sollecitati a offrire assistenza legale ai due anarchici, che il Comitato di difesa però rifiutò…
Il 23 agosto 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono uccisi sulla sedia elettrica. L’intervento italiano non basta. L’America con arroganza porta fino in fondo una sentenza che aveva ormai provocato proteste in tutto il mondo.
Resta allora un’immagine che nessuna semplificazione ideologica riesce a cancellare…
I due anarchici italiani, trovano nel Mussolini degli anni Venti un interlocutore che li considera degni di difesa e che tenta, per ragioni insieme umane, nazionali, politiche e diplomatiche, di sottrarli alla morte.
Sacco e Vanzetti vennero giustiziati…
Il loro caso sopravvisse ai giudici, agli accusatori, ai governi e alle propaganda americane.
Sopravvisse perché pose una domanda che nessuna democrazia, nessuna dittatura e nessun sistema giudiziario può permettersi di eludere ovvero quanto vale una sentenza quando il dubbio sulla prova si mescola all’odio politico e razziale?
Nel 1921 Mussolini aveva già indicato il punto essenziale… non si può condannare un uomo per il delitto di essere italiano.
Il caso Sacco-Vanzetti aggiunge una seconda lezione… non si può condannare un uomo neppure per il delitto di essere anarchico.
Se lo si fa, non è più il reato a essere processato… È l’identità.
Mussolini difese due anarchici perché li riteneva uomini da sottrarre a una condanna che considerava ingiusta.
Ed è proprio questo a rendere il caso politicamente interessante ancora oggi.
Sacco e Vanzetti non dovevano abiurare, diventare fascisti o rinnegare la propria identità per meritare un intervento. Erano e restavano italiani e, soprattutto, restavano uomini che non potevano essere mandati alla sedia elettrica sulla base di un processo avvelenato dal dubbio.
Il caso Sacco-Vanzetti ferisce il falso mito amerciano… quello dell’America come luogo naturalmente immune dalla giustizia politica.
Il male americano più volte teorizzato… emerge… chiaro… palese…
La retorica della libertà si scontrò con la paura dello straniero; il patriottismo anti-immigrazionista entrò nell’aula; l’ideologia degli imputati diventò materia di sospetto…
È sufficiente constatare ciò che lo Stato del Massachusetts avrebbe riconosciuto mezzo secolo dopo. Nel 1977 il governatore Michael Dukakis proclamò il 23 agosto “Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti Memorial Day” dopo essersi persuaso che i due non avevano ricevuto un processo equo…
Resta da apprezzare la visione futuristica del grande statista italiano…
Gia in quei premonitori vagiti della più grande idea del XX Secolo emerse la contrapposizione al male americano…
Da una parte l’America della potenza finanziaria, delle restrizioni migratorie e della “Red Scare”… dall’altra Mussolini che poteva leggere quella vicenda attraverso la propria diffidenza verso la plutocrazia e attraverso la memoria della militanza rivoluzionaria.
È questo il punto più tagliente della critica mussoliniana… una democrazia può proclamarsi garantista e, nello stesso tempo, produrre un processo nel quale l’appartenenza politica e nazionale dell’imputato diventa parte invisibile dell’accusa.
La libertà scritta nelle istituzioni non basta se il pregiudizio entra nell’aula e siede accanto alla giuria.
Quando l’esecuzione è ormai imminente, Mussolini passa dall’attenzione politica all’iniziativa personale.
Il 24 luglio 1927 scrive all’ambasciatore americano a Roma, Henry P. Fletcher, chiedendogli in via confidenziale di intervenire presso il governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller per ottenere almeno la commutazione della pena.
Non usa il linguaggio dell’ultimatum e non apre una crisi diplomatica.
Non può permetterselo il Duce della Nuova Italia…
Ma la lettera esiste, come esiste l’attività della diplomazia italiana.
Il consolato di Boston e l’ambasciata di Washington furono sollecitati a offrire assistenza legale ai due anarchici, che il Comitato di difesa però rifiutò…
Il 23 agosto 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono uccisi sulla sedia elettrica. L’intervento italiano non basta. L’America con arroganza porta fino in fondo una sentenza che aveva ormai provocato proteste in tutto il mondo.
Resta allora un’immagine che nessuna semplificazione ideologica riesce a cancellare…
I due anarchici italiani, trovano nel Mussolini degli anni Venti un interlocutore che li considera degni di difesa e che tenta, per ragioni insieme umane, nazionali, politiche e diplomatiche, di sottrarli alla morte.
Sacco e Vanzetti vennero giustiziati…
Il loro caso sopravvisse ai giudici, agli accusatori, ai governi e alle propaganda americane.
Sopravvisse perché pose una domanda che nessuna democrazia, nessuna dittatura e nessun sistema giudiziario può permettersi di eludere ovvero quanto vale una sentenza quando il dubbio sulla prova si mescola all’odio politico e razziale?
Nel 1921 Mussolini aveva già indicato il punto essenziale… non si può condannare un uomo per il delitto di essere italiano.
Il caso Sacco-Vanzetti aggiunge una seconda lezione… non si può condannare un uomo neppure per il delitto di essere anarchico.
Se lo si fa, non è più il reato a essere processato… È l’identità.
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Carabinieri nelle scuole materne ed elementari il primo giorno di lezione per stanare i figli dei no-vax.
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Gli americani in arrivo all'aeroporto di Chicago vengono interrogati su Israele e si vedono controllare i loro telefoni.
Un uomo si è messo una kippah e ha finto di essere ebreo.
Lo hanno fatto passare direttamente senza perdite di tempo e senza nessun controllo
Un uomo si è messo una kippah e ha finto di essere ebreo.
Lo hanno fatto passare direttamente senza perdite di tempo e senza nessun controllo
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350.000 nascite ogni anno in Italia fruttano in vaccini circa 700milioni, facendo un conto di circa 10 euro a dose per le 15/20 dosi che faranno.
9 anni di obblighi fanno 6.390.000.000 praticamente garantiti.
E questo solo per il costo dose, poi ci metti le strutture, i vaccinatori, ecc
Tranquilli, è per il nostro bene.
9 anni di obblighi fanno 6.390.000.000 praticamente garantiti.
E questo solo per il costo dose, poi ci metti le strutture, i vaccinatori, ecc
Tranquilli, è per il nostro bene.
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Intesa San Paolo ha lanciato un'offerta da 30 miliardi per acquisire Mps che ha incorporato Mediobanca. La regia dell'operazione che coinvolge anche Unipol e Bper è in larga misura legata a BlackRock che vuole creare giganti di risparmio europeo per trasferirlo negli Usa.
Mps replica e approva una linea difensiva attraverso una doppia mossa strategica: da un lato, un’offerta pubblica di scambio sulla totalità di Banco BPM, valutata circa 21 miliardi di euro, per raggiungere una massa critica tale da rendere MPS non più contendibile; dall'altro, un complesso scambio di partecipazioni con il Gruppo Generali. MPS intenderebbe infatti utilizzare la propria quota del 13,2% in Assicurazioni Generali, che vale circa 8,5 miliardi di euro, come moneta di scambio per acquisire il controllo di Banca Generali e procedere successivamente al suo delisting. Sebbene la proposta si basi prevalentemente su uno scambio di azioni ("carta contro carta") per limitare l'esborso monetario, il valore complessivo dell'entità nascente supererebbe i 50-60 miliardi di euro di capitalizzazione, trasformando radicalmente gli equilibri del settore creditizio e del risparmio gestito in Europa.
Per rendere l’offerta più appetibile ai propri soci e resistere all'avanzata di Intesa, Lovaglio starebbe inoltre valutando la distribuzione di un maxi-dividendo straordinario attinto dalle riserve di liquidità della banca.
Nonostante l'alto valore strategico, il piano deve però affrontare ostacoli significativi, tra cui i vincoli normativi della "passivity rule", che limita le manovre difensive durante un'OPA, e la possibile opposizione di grandi azionisti come Crédit Agricole, rendendo questa battaglia una delle più complesse e ambiziose nella storia recente della finanza italiana.
In pratica Mps si gioca, pericolosamente, il tutto per tutto.
Ma Giani fa i tuffi e Meloni si affida al mercato
Mps replica e approva una linea difensiva attraverso una doppia mossa strategica: da un lato, un’offerta pubblica di scambio sulla totalità di Banco BPM, valutata circa 21 miliardi di euro, per raggiungere una massa critica tale da rendere MPS non più contendibile; dall'altro, un complesso scambio di partecipazioni con il Gruppo Generali. MPS intenderebbe infatti utilizzare la propria quota del 13,2% in Assicurazioni Generali, che vale circa 8,5 miliardi di euro, come moneta di scambio per acquisire il controllo di Banca Generali e procedere successivamente al suo delisting. Sebbene la proposta si basi prevalentemente su uno scambio di azioni ("carta contro carta") per limitare l'esborso monetario, il valore complessivo dell'entità nascente supererebbe i 50-60 miliardi di euro di capitalizzazione, trasformando radicalmente gli equilibri del settore creditizio e del risparmio gestito in Europa.
Per rendere l’offerta più appetibile ai propri soci e resistere all'avanzata di Intesa, Lovaglio starebbe inoltre valutando la distribuzione di un maxi-dividendo straordinario attinto dalle riserve di liquidità della banca.
Nonostante l'alto valore strategico, il piano deve però affrontare ostacoli significativi, tra cui i vincoli normativi della "passivity rule", che limita le manovre difensive durante un'OPA, e la possibile opposizione di grandi azionisti come Crédit Agricole, rendendo questa battaglia una delle più complesse e ambiziose nella storia recente della finanza italiana.
In pratica Mps si gioca, pericolosamente, il tutto per tutto.
Ma Giani fa i tuffi e Meloni si affida al mercato
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All'incirca quanto denaro dei contribuenti viene destinato ogni anno alle scuole ebraiche private in tutti gli Stati Uniti?
Circa 700 milioni di dollari a oltre 1 miliardo di dollari.
New York rappresenta la quota maggiore—circa 672 milioni di dollari nel 2022-23 (dati Teach Coalition)—principalmente per servizi obbligatori, trasporti, istruzione speciale, libri di testo, STEM e sovvenzioni per la sicurezza che beneficiano di ~180.000 studenti nelle scuole ebraiche non pubbliche.
Finanziamenti aggiuntivi provengono da programmi federali (Title I, IDEA) e voucher statali/borse di studio con crediti d'imposta in luoghi come Florida, Ohio e Arizona. Non esiste un totale nazionale completo; le cifre escludono le pure rette private/donazioni.
Circa 700 milioni di dollari a oltre 1 miliardo di dollari.
New York rappresenta la quota maggiore—circa 672 milioni di dollari nel 2022-23 (dati Teach Coalition)—principalmente per servizi obbligatori, trasporti, istruzione speciale, libri di testo, STEM e sovvenzioni per la sicurezza che beneficiano di ~180.000 studenti nelle scuole ebraiche non pubbliche.
Finanziamenti aggiuntivi provengono da programmi federali (Title I, IDEA) e voucher statali/borse di studio con crediti d'imposta in luoghi come Florida, Ohio e Arizona. Non esiste un totale nazionale completo; le cifre escludono le pure rette private/donazioni.
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In mezzo c’è anche lo stallo delle trattative sui salari e l’innalzamento dell’età pensionabile ma l’aspetto principale e assolutamente inedito è quello dell’automazione, la paura fondata che gran parte della forza lavoro possa essere sostituita da sistemi governati dall’intelligenza artificiale con i robot al posto degli operai. Situazione che Stella Li, vicepresidente del colosso cinese Byd, ha ipotizzato possa diventare realtà nell’arco temporale di tre-cinque anni.
Uno scenario inquietante che ha preso forma negli ultimi due anni e che fino a quel momento sembrava soltanto una storia da film di fantascienza. Invece, basta guardare progetti e investimenti di alcuni dei principali gruppi automobilistici, a cominciare da Tesla, Hyundai, Bmw e Mercedes, per capire che l’obiettivo è proprio quello della totale automazione. O meglio dell’introduzione sempre più intensa dei robot umanoidi, versatili e adattabili, in grado di muoversi da soli all’interno dei vari settori della fabbrica e soprattutto nelle postazioni pensati per i lavoratori. Dunque, adattamento completo e nessuna necessità di cambiare o aggiornare le attuali linee di produzione. La tempesta perfetta.
Da L'Espresso
Uno scenario inquietante che ha preso forma negli ultimi due anni e che fino a quel momento sembrava soltanto una storia da film di fantascienza. Invece, basta guardare progetti e investimenti di alcuni dei principali gruppi automobilistici, a cominciare da Tesla, Hyundai, Bmw e Mercedes, per capire che l’obiettivo è proprio quello della totale automazione. O meglio dell’introduzione sempre più intensa dei robot umanoidi, versatili e adattabili, in grado di muoversi da soli all’interno dei vari settori della fabbrica e soprattutto nelle postazioni pensati per i lavoratori. Dunque, adattamento completo e nessuna necessità di cambiare o aggiornare le attuali linee di produzione. La tempesta perfetta.
Da L'Espresso
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