Questo evento, che ha trovato il suo culmine nel mese di giugno 2026, vede oggi l'oro rappresentare mediamente il 27% delle riserve globali contro un dollaro scivolato al 22%, un ribaltamento di fronte che non si verificava con questa intensità strategica da oltre mezzo secolo.
I numeri che sottendono questo cambiamento sono imponenti: le riserve auree ufficiali hanno sfiorato la quota di 38.300 tonnellate, un livello che richiama i massimi del 1965, ancora in regime di convertibilità aurea, ma con una valutazione di mercato radicalmente diversa che, nonostante le fluttuazioni, ha visto il metallo giallo stabilizzarsi sopra i 4.600 dollari l'oncia dopo aver toccato punte di 5.600 dollari all'inizio dell'anno.
Al contrario, la quota di Treasuries americani nei bilanci sovrani è diminuita di oltre 1.500 miliardi di dollari nell'ultimo triennio, riflettendo una fuga ponderata verso asset che non presentino rischio di controparte.
Le ragioni di questa metamorfosi sono profonde e radicate nella trasformazione del dollaro da bene pubblico internazionale a strumento di pressione geopolitica, una dinamica accelerata in modo definitivo dal congelamento delle riserve russe nel 2022, che ha spinto le potenze emergenti del blocco BRICS+, ma anche nazioni storicamente alleate come la Polonia e l'India, a considerare il biglietto verde come un asset potenzialmente "neutralizzabile" per via politica.
In altre parole, da quando le sanzioni contro la Russia la Cina sono diventate lo strumento della politica estera Usa, il debito in dollari ha perso forza perché oggetto di fortissimi timori da parte di numerosi paesi del pianeta preoccupati dalla "irresponsabilità" e dalla natura predatoria delle strategie Usa.
Parallelamente, la sostenibilità del debito pubblico statunitense, che nel 2026 ha superato la cifra monstre di 39 trilioni di dollari, ha eroso la percezione dei titoli di Stato USA come rifugio sicuro, poiché l'aumento dei tassi necessario a finanziare tale deficit ha generato enormi perdite in conto capitale per chi deteneva bond a lunga scadenza.
Da troppo tempo la spesa pubblica Usa, compresa quella militare, è stata finanziata con il ricorso al debito che è cresciuto a tal punto da non trovare più compratori se non pagando un conto interessi ormai pari a 1200 miliardi di dollari l'anno, una cifra superiore persino alla spesa militare.
Questo scenario differisce radicalmente dal precedente sorpasso avvenuto tra il 1979 e il 1980, quando la preminenza dell'oro fu il risultato di un'impennata inflattiva speculativa e transitoria che si sgonfiò non appena i tassi d'interesse furono portati a livelli reali proibitivi; nel 2026, invece, il sorpasso è l'esito di una manovra strutturale e decennale di accumulo fisico coordinato, volta a costruire un sistema monetario multipolare dove l'oro funge da collaterale Tier 1 secondo le normative di Basilea III, acquisendo una dignità istituzionale che la "carta" americana sembra aver smarrito.
Sembra così essersi ricostituito un sistema di gold standard senza il dollaro!
Le conseguenze di un simile spostamento tettonico sono già visibili nella ricalibrazione dei flussi di capitale globali: gli Stati Uniti si trovano costretti a offrire rendimenti sempre più alti per attrarre investitori privati, non potendo più contare sugli acquisti automatici delle banche centrali estere, il che alimenta un circolo vizioso di deficit e debito che aggrava la fragilità del sistema
fiscale americano.
Per l'Europa e il resto del mondo, il primato dell'oro segna la fine dell'era del "privilegio esorbitante" del dollaro, portando a una maggiore volatilità valutaria nel breve termine ma garantendo, secondo molti analisti, una base di riserva reale che protegge i bilanci nazionali dalle tempeste del debito sovrano, mentre le borse continuano a premiare le aziende minerarie e i derivati sull'oro, ormai percepiti come l'unica vera ancora di stabilità in un sistema finanziario che ha smesso di credere nell'egemonia incontrastata di una singola moneta fiat.
I numeri che sottendono questo cambiamento sono imponenti: le riserve auree ufficiali hanno sfiorato la quota di 38.300 tonnellate, un livello che richiama i massimi del 1965, ancora in regime di convertibilità aurea, ma con una valutazione di mercato radicalmente diversa che, nonostante le fluttuazioni, ha visto il metallo giallo stabilizzarsi sopra i 4.600 dollari l'oncia dopo aver toccato punte di 5.600 dollari all'inizio dell'anno.
Al contrario, la quota di Treasuries americani nei bilanci sovrani è diminuita di oltre 1.500 miliardi di dollari nell'ultimo triennio, riflettendo una fuga ponderata verso asset che non presentino rischio di controparte.
Le ragioni di questa metamorfosi sono profonde e radicate nella trasformazione del dollaro da bene pubblico internazionale a strumento di pressione geopolitica, una dinamica accelerata in modo definitivo dal congelamento delle riserve russe nel 2022, che ha spinto le potenze emergenti del blocco BRICS+, ma anche nazioni storicamente alleate come la Polonia e l'India, a considerare il biglietto verde come un asset potenzialmente "neutralizzabile" per via politica.
In altre parole, da quando le sanzioni contro la Russia la Cina sono diventate lo strumento della politica estera Usa, il debito in dollari ha perso forza perché oggetto di fortissimi timori da parte di numerosi paesi del pianeta preoccupati dalla "irresponsabilità" e dalla natura predatoria delle strategie Usa.
Parallelamente, la sostenibilità del debito pubblico statunitense, che nel 2026 ha superato la cifra monstre di 39 trilioni di dollari, ha eroso la percezione dei titoli di Stato USA come rifugio sicuro, poiché l'aumento dei tassi necessario a finanziare tale deficit ha generato enormi perdite in conto capitale per chi deteneva bond a lunga scadenza.
Da troppo tempo la spesa pubblica Usa, compresa quella militare, è stata finanziata con il ricorso al debito che è cresciuto a tal punto da non trovare più compratori se non pagando un conto interessi ormai pari a 1200 miliardi di dollari l'anno, una cifra superiore persino alla spesa militare.
Questo scenario differisce radicalmente dal precedente sorpasso avvenuto tra il 1979 e il 1980, quando la preminenza dell'oro fu il risultato di un'impennata inflattiva speculativa e transitoria che si sgonfiò non appena i tassi d'interesse furono portati a livelli reali proibitivi; nel 2026, invece, il sorpasso è l'esito di una manovra strutturale e decennale di accumulo fisico coordinato, volta a costruire un sistema monetario multipolare dove l'oro funge da collaterale Tier 1 secondo le normative di Basilea III, acquisendo una dignità istituzionale che la "carta" americana sembra aver smarrito.
Sembra così essersi ricostituito un sistema di gold standard senza il dollaro!
Le conseguenze di un simile spostamento tettonico sono già visibili nella ricalibrazione dei flussi di capitale globali: gli Stati Uniti si trovano costretti a offrire rendimenti sempre più alti per attrarre investitori privati, non potendo più contare sugli acquisti automatici delle banche centrali estere, il che alimenta un circolo vizioso di deficit e debito che aggrava la fragilità del sistema
fiscale americano.
Per l'Europa e il resto del mondo, il primato dell'oro segna la fine dell'era del "privilegio esorbitante" del dollaro, portando a una maggiore volatilità valutaria nel breve termine ma garantendo, secondo molti analisti, una base di riserva reale che protegge i bilanci nazionali dalle tempeste del debito sovrano, mentre le borse continuano a premiare le aziende minerarie e i derivati sull'oro, ormai percepiti come l'unica vera ancora di stabilità in un sistema finanziario che ha smesso di credere nell'egemonia incontrastata di una singola moneta fiat.
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In pratica il capitalismo finanziario non si regge più sugli Stati Uniti e sul dollaro ma sulla fiducia "primitiva" nell'oro come nei sistemi precapitalistici: un corto circuito a cui non è possibile rispondere in consumato politichese.
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Una clamorosa presa in giro, davvero inaccettabile.
Mentre l’Italia del 2026 barcolla sotto i colpi di un’inflazione energetica che ha spinto l'indice dei prezzi al consumo verso un pesante 2,8%, con un incremento del prezzo del gas nel mercato tutelato del 22% e dell'elettricità del 15% in sei mesi, il divario tra chi accumula ricchezza e chi fatica a sopravvivere si è trasformato in un abisso etico prima ancora che economico. 👇
Mentre l’Italia del 2026 barcolla sotto i colpi di un’inflazione energetica che ha spinto l'indice dei prezzi al consumo verso un pesante 2,8%, con un incremento del prezzo del gas nel mercato tutelato del 22% e dell'elettricità del 15% in sei mesi, il divario tra chi accumula ricchezza e chi fatica a sopravvivere si è trasformato in un abisso etico prima ancora che economico. 👇
La chiusura dello stretto di Hormuz e le strozzature nella raffinazione hanno innescato un incendio nei mercati, ma a soffiare sulle fiamme è stata anche una speculazione finanziaria cinica che, nei primi mesi dell’anno, ha gonfiato i listini del gas e dei carburanti di una percentuale superiore 25% basata solo sulle scommesse algoritmiche, ben prima che sulla scarsità fisica di materia prima.
In questo scenario di crisi, i giganti del comparto energetico come ENI hanno registrato utili netti con crescite mostruose che sfiorano il 511% in un solo trimestre, accumulando miliardi di euro di extraprofitti mentre la famiglia media italiana si trova a fronteggiare una stangata annua di quasi 1000 euro.
La risposta del governo Meloni, tuttavia, appare drammaticamente insufficiente e intrisa di una profonda ingiustizia sociale, a partire dalla scelta di dilapidare oltre 2 miliardi di euro in sussidi per il gasolio erogati in modo indiscriminato.
Lo sconto sulle accise, infatti, è un’elemosina che non distingue tra il proprietario di una barca di lusso e l’operaio che percorre chilometri per raggiungere la fabbrica, regalando la stessa agevolazione a chi non ne avrebbe bisogno e sottraendo risorse preziose che potevano essere concentrate esclusivamente sulle fasce di povertà energetica e sul sistema dei trasporti.
A fronte di profitti miliardari che sfidano ogni logica di equità, le misure fiscali adottate dal governo Meloni appaiono quasi irridenti nella loro timidezza.
Il vero schiaffo al Paese in crisi è l'ultima misura adottata.
Dopo aver fatto balenare, e sbandierato, l'ipotesi di utilizzare gli spazi di manovra ottenuti dalla Commissione europea per finanziare la riduzione delle bollette, il gabinetto di Giorgia Meloni ha ripiegato su un provvedimento davvero insultante.
In pratica l'unico atto vero si è concretizzato nella richiesta di un anticipo fiscale richiesto alle società che fatturano oltre 20 miliardi di euro.
Si tratta, è bene chiarirlo, non è un prelievo sulla ricchezza accumulata, ma un di un mero gioco di cassa, un prestito, più o meno forzoso che le compagnie, ultramiliardarie, concedono allo Stato e che verrà loro restituito integralmente sotto forma di crediti d'imposta futuri: un'operazione contabile che non tocca un solo centesimo dei guadagni straordinari derivanti dalla crisi, lasciando intatto il tesoretto di chi ha speculato sul rincaro dei prezzi e utilizzando l'extra-gettito IVA, spremuto dalle tasche dei cittadini attraverso bollette gonfiate, solo per tamponare momentaneamente i prezzi alla pompa.
È il paradosso di un sistema che protegge i campioni del fatturato mentre chiede ai cittadini di pagare il conto di una crisi che, per pochi privilegiati, si è invece rivelata la più grande occasione di arricchimento della storia recente.
Non è un caso che su questo campo Meloni trovi il consenso di Tajani, Marattin, Calenda, Renzi; il campo largo della destra del capitalismo finanziario a cui occorrerebbe contrapporre una visione chiara della insostenibilità di queste misure allucinanti.
In questo scenario di crisi, i giganti del comparto energetico come ENI hanno registrato utili netti con crescite mostruose che sfiorano il 511% in un solo trimestre, accumulando miliardi di euro di extraprofitti mentre la famiglia media italiana si trova a fronteggiare una stangata annua di quasi 1000 euro.
La risposta del governo Meloni, tuttavia, appare drammaticamente insufficiente e intrisa di una profonda ingiustizia sociale, a partire dalla scelta di dilapidare oltre 2 miliardi di euro in sussidi per il gasolio erogati in modo indiscriminato.
Lo sconto sulle accise, infatti, è un’elemosina che non distingue tra il proprietario di una barca di lusso e l’operaio che percorre chilometri per raggiungere la fabbrica, regalando la stessa agevolazione a chi non ne avrebbe bisogno e sottraendo risorse preziose che potevano essere concentrate esclusivamente sulle fasce di povertà energetica e sul sistema dei trasporti.
A fronte di profitti miliardari che sfidano ogni logica di equità, le misure fiscali adottate dal governo Meloni appaiono quasi irridenti nella loro timidezza.
Il vero schiaffo al Paese in crisi è l'ultima misura adottata.
Dopo aver fatto balenare, e sbandierato, l'ipotesi di utilizzare gli spazi di manovra ottenuti dalla Commissione europea per finanziare la riduzione delle bollette, il gabinetto di Giorgia Meloni ha ripiegato su un provvedimento davvero insultante.
In pratica l'unico atto vero si è concretizzato nella richiesta di un anticipo fiscale richiesto alle società che fatturano oltre 20 miliardi di euro.
Si tratta, è bene chiarirlo, non è un prelievo sulla ricchezza accumulata, ma un di un mero gioco di cassa, un prestito, più o meno forzoso che le compagnie, ultramiliardarie, concedono allo Stato e che verrà loro restituito integralmente sotto forma di crediti d'imposta futuri: un'operazione contabile che non tocca un solo centesimo dei guadagni straordinari derivanti dalla crisi, lasciando intatto il tesoretto di chi ha speculato sul rincaro dei prezzi e utilizzando l'extra-gettito IVA, spremuto dalle tasche dei cittadini attraverso bollette gonfiate, solo per tamponare momentaneamente i prezzi alla pompa.
È il paradosso di un sistema che protegge i campioni del fatturato mentre chiede ai cittadini di pagare il conto di una crisi che, per pochi privilegiati, si è invece rivelata la più grande occasione di arricchimento della storia recente.
Non è un caso che su questo campo Meloni trovi il consenso di Tajani, Marattin, Calenda, Renzi; il campo largo della destra del capitalismo finanziario a cui occorrerebbe contrapporre una visione chiara della insostenibilità di queste misure allucinanti.
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Ricordate il periodo dei lockdown?
Io sì.
La temperatura era perfetta, le giornate ventilate e soleggiate.
Poi hanno ritenuto conclusa quella emergenza e ne hanno iniziato un’altra.
Ci siamo tropicalizzati in un battito di ciglia.
Due cose fanno specie:
1) la gente non vede le scie e io non riesco a capire come sia possibile un tale livello di plagio
2) anche chi ha compreso tutto dell’inganno della pandeminchia spesso non comprende nulla di ingegneria climatica.
Per me potete credere a ciò che volete. Evidentemente è proprio un problema di selezione.
Io sì.
La temperatura era perfetta, le giornate ventilate e soleggiate.
Poi hanno ritenuto conclusa quella emergenza e ne hanno iniziato un’altra.
Ci siamo tropicalizzati in un battito di ciglia.
Due cose fanno specie:
1) la gente non vede le scie e io non riesco a capire come sia possibile un tale livello di plagio
2) anche chi ha compreso tutto dell’inganno della pandeminchia spesso non comprende nulla di ingegneria climatica.
Per me potete credere a ciò che volete. Evidentemente è proprio un problema di selezione.
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🇮🇸🇪🇺 #Islanda – Via al referendum sul futuro dell'isola nell'Unione Europea. Circa 270.000 islandesi decideranno se riprendere i negoziati per l'adesione con Bruxelles. Gli ultimi sondaggi mostrano un testa a testa: per Maskína il Sì è avanti di due punti, mentre per Gallup il No è in vantaggio di tre. Al centro della campagna referendaria la sicurezza, tra le minacce degli USA di annettere la Groenlandia e la crescente influenza della Russia nell'Artico, ma anche temi interni come la pesca, il caro vita, l'agricoltura e l'inflazione. La Politica Comune della Pesca è il principale ostacolo nei rapporti tra Reykjavík e Bruxelles. L'Islanda presentò domanda di adesione nel 2009 in seguito alla crisi finanziaria, avviando i negoziati prima di sospenderli nel 2013 e ritirare la candidatura nel 2015. Il Paese aderisce già allo Spazio Economico Europeo, come la Norvegia, ma senza avere voce nelle decisioni dell'UE.
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Cremona in crisi dopo la tromba d'aria
11.03 Molteplici i danni a Cremona dopo la tromba d'aria con grandine di ieri. Confermati i 43 feriti. Decine di case e palazzi scoperchiati. Almeno otto famiglie evacuate. La stabilità di altri edifici dovrà essere verificata. Almeno 10 le chiese sfregiate, compreso il duomo. E dal palazzo comunale è crollata la parte alta della torre. Danni in tre dei 4 padiglioni in Fiera, e a imprese e aziende agricole. Migliaia di alberi caduti. 10mila auto danneggiate. 500 interventi dei vigili del fuoco in tutta la Lombardia.
11.03 Molteplici i danni a Cremona dopo la tromba d'aria con grandine di ieri. Confermati i 43 feriti. Decine di case e palazzi scoperchiati. Almeno otto famiglie evacuate. La stabilità di altri edifici dovrà essere verificata. Almeno 10 le chiese sfregiate, compreso il duomo. E dal palazzo comunale è crollata la parte alta della torre. Danni in tre dei 4 padiglioni in Fiera, e a imprese e aziende agricole. Migliaia di alberi caduti. 10mila auto danneggiate. 500 interventi dei vigili del fuoco in tutta la Lombardia.
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ROSARIO MARCIANO': 𝗖𝗮𝗹𝗱𝗼 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗲𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗺𝗶𝗰𝗮: 𝗹𝗮 𝗴𝗲𝗼𝗶𝗻𝗴𝗲𝗴𝗻𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗮𝗽𝗶𝗰𝗲
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Vi siete mai soffermati ad osservare la metamorfosi del nostro orizzonte? Quello che un tempo era un azzurro profondo e cristallino ha ceduto il passo ad una foschia lattiginosa, una "𝘩𝘢𝘻𝘦" persistente che sembra soffocare la nitidezza dei pomeriggi solari. Non si tratta di un mero mutamento meteorologico, bensì di un segnale visibile di una trasformazione ben più profonda. E se la narrazione canonica sul riscaldamento globale fosse, nel migliore dei casi, un’omissione parziale e, nel peggiore, una deliberata architettura del silenzio? Le indagini del Dott. J. Marvin Herndon, fisico nucleare, e del Dott. Mark Whiteside delineano (https://www.tankerenemy.com/.../polvere-di-carbone...) uno scenario in cui la causa del surriscaldamento planetario risiede in fattori che la scienza ufficiale continua a ignorare.
𝗟𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘇𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗢𝟮: 𝗹𝗮 𝗚𝗲𝗼𝗶𝗻𝗴𝗲𝗴𝗻𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
La tesi centrale del lavoro di Herndon e Whiteside non si limita a contestare le emissioni di carbonio, ma propone un cambio di paradigma radicale: il riscaldamento globale non è l'esito di una passiva ritenzione di calore dovuta al gas vitale per la terra CO2, ma il risultato di un assorbimento attivo della radiazione solare ad onde corte e lunghe operato dal particolato aviodisperso troposferico. I risultati pubblicati suggeriscono che l'inquinamento indotto da aerei civili e militari stia letteralmente surriscaldando la troposfera, ostacolando la cruciale rimozione del calore atmosferico-convettivo dalla litosfera. In questo contesto, l'IPCC e la comunità climatica ufficiale vengono giustamente accusati di una superficialità colpevole.
"𝐿𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑆𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝐺𝑟𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑈𝑛𝑖𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑜 𝑖 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑔𝑒𝑜𝑖𝑛𝑔𝑒𝑔𝑛𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑓𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑒𝑛𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑎𝑙𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑎𝑑𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖".
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗰𝗸𝘁𝗮𝗶𝗹 𝗰𝗵𝗶𝗺𝗶𝗰𝗼: 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝗺𝗼𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮
Secondo le analisi di Herndon e Whiteside, il nostro cielo è diventato il laboratorio privilegiato per la diffusione di materiali ottimizzati per l'assorbimento energetico. La fonte identifica un mix preciso di composti tossici: cenere volante di carbone (coal fly ash), ematite (grafene), magnetite e ferro. Questi elementi non sono neutrali rispetto allo spettro solare. Il carbonio nero (black carbon) assorbe radiazioni sull'intero spettro solare, mentre il carbonio marrone e gli ossidi di ferro intercettano le frequenze vicine agli UV e alla luce visibile, trasformando l'atmosfera in un accumulatore termico che impedisce alla Terra di raffreddarsi naturalmente durante la notte.
𝗗𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲: 𝗹'𝗲𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗹𝗹𝗶𝗰𝗼
L'indagine scientifica condotta da Antonio e Rosario Marcianò del Comitato Tanker enemy trova riscontri empirici anche a quote elevate. Un episodio emblematico riportato descrive il volo di un drone DJI a 1600 metri di altitudine, nel cuore di cumuli nuvolosi lontani da ogni interferenza antropica. Il malfunzionamento sistematico della bussola di bordo suggerisce la presenza di un aerosol metallico capace di perturbare i sensori magnetici, come se il velivolo fosse accostato a masse ferrose. Per il comune cittadino, la prova è spesso a portata di mano: è sufficiente una calamita per estrarre polveri magnetiche dalle carrozzerie delle auto dopo una pioggia, segno tangibile di ciò che precipita dai nostri cieli.
Oltre a questi test locali, Herndon cita tre linee di evidenza indipendenti che elevano il sospetto a certezza documentale: il comportamento dei pennacchi vulcanici del Monte Sant’Elena, le indagini spettroscopiche (etalometro) condotte da Talukdar e, infine, l’osservazione della soppressione della convezione sull’Atlantico settentrionale provocata dalle polveri. Tutto converge verso una singola realtà: il particolato sopprime la naturale dinamica di raffreddamento del pianeta.
𝗟𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘇𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗢𝟮: 𝗹𝗮 𝗚𝗲𝗼𝗶𝗻𝗴𝗲𝗴𝗻𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
La tesi centrale del lavoro di Herndon e Whiteside non si limita a contestare le emissioni di carbonio, ma propone un cambio di paradigma radicale: il riscaldamento globale non è l'esito di una passiva ritenzione di calore dovuta al gas vitale per la terra CO2, ma il risultato di un assorbimento attivo della radiazione solare ad onde corte e lunghe operato dal particolato aviodisperso troposferico. I risultati pubblicati suggeriscono che l'inquinamento indotto da aerei civili e militari stia letteralmente surriscaldando la troposfera, ostacolando la cruciale rimozione del calore atmosferico-convettivo dalla litosfera. In questo contesto, l'IPCC e la comunità climatica ufficiale vengono giustamente accusati di una superficialità colpevole.
"𝐿𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑆𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝐺𝑟𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑈𝑛𝑖𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑜 𝑖 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑔𝑒𝑜𝑖𝑛𝑔𝑒𝑔𝑛𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑓𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑒𝑛𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑎𝑙𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑎𝑑𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖".
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗰𝗸𝘁𝗮𝗶𝗹 𝗰𝗵𝗶𝗺𝗶𝗰𝗼: 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝗺𝗼𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮
Secondo le analisi di Herndon e Whiteside, il nostro cielo è diventato il laboratorio privilegiato per la diffusione di materiali ottimizzati per l'assorbimento energetico. La fonte identifica un mix preciso di composti tossici: cenere volante di carbone (coal fly ash), ematite (grafene), magnetite e ferro. Questi elementi non sono neutrali rispetto allo spettro solare. Il carbonio nero (black carbon) assorbe radiazioni sull'intero spettro solare, mentre il carbonio marrone e gli ossidi di ferro intercettano le frequenze vicine agli UV e alla luce visibile, trasformando l'atmosfera in un accumulatore termico che impedisce alla Terra di raffreddarsi naturalmente durante la notte.
𝗗𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲: 𝗹'𝗲𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗹𝗹𝗶𝗰𝗼
L'indagine scientifica condotta da Antonio e Rosario Marcianò del Comitato Tanker enemy trova riscontri empirici anche a quote elevate. Un episodio emblematico riportato descrive il volo di un drone DJI a 1600 metri di altitudine, nel cuore di cumuli nuvolosi lontani da ogni interferenza antropica. Il malfunzionamento sistematico della bussola di bordo suggerisce la presenza di un aerosol metallico capace di perturbare i sensori magnetici, come se il velivolo fosse accostato a masse ferrose. Per il comune cittadino, la prova è spesso a portata di mano: è sufficiente una calamita per estrarre polveri magnetiche dalle carrozzerie delle auto dopo una pioggia, segno tangibile di ciò che precipita dai nostri cieli.
Oltre a questi test locali, Herndon cita tre linee di evidenza indipendenti che elevano il sospetto a certezza documentale: il comportamento dei pennacchi vulcanici del Monte Sant’Elena, le indagini spettroscopiche (etalometro) condotte da Talukdar e, infine, l’osservazione della soppressione della convezione sull’Atlantico settentrionale provocata dalle polveri. Tutto converge verso una singola realtà: il particolato sopprime la naturale dinamica di raffreddamento del pianeta.
Tankerenemy
Polvere di carbone, grafene, magnetite e ferro diffusi deliberatamente nella troposfera: la geoingegneria è la vera causa del riscaldamento…
La verità sulle operazioni clandestine di geoingegneria nei cieli del mondo.
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𝗟’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝘁𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲: 𝗹𝗮 "𝗰𝘂𝗽𝗼𝗹𝗮" 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗯𝗶𝗼𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝘀𝗼
La manipolazione climatica regionale sembra aver raggiunto una maturità tecnica inquietante attraverso l'uso delle Light-Absorbing Particles (LAP). Iniettando massicce dosi di particolato carbonioso o fuliggine nella troposfera, è possibile generare una stazionarietà artificiale delle masse d'aria, creando cupole di calore persistenti. Questo fenomeno spiega la recente intensità delle ondate di calore europee, accompagnate da alterazioni ottiche (albe e tramonti occultati da pesanti nebbie di ricaduta) e olfattive, come il diffuso odore di bruciato segnalato in aree prive di incendi locali. Siamo di fronte a quello che molti definiscono un "biocidio", una modifica orrenda dell'ecosistema che accelera la distruzione dell'ozono atmosferico ed altera i processi vitali di base.
𝗣𝗿𝗼𝘁𝗼𝗰𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗮𝗽𝗽𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Per invertire questa traiettoria che conduce all'estinzione, Herndon e Whiteside propongono un protocollo d'emergenza non negoziabile:
* 𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒎𝒆𝒅𝒊𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒈𝒆𝒐𝒊𝒏𝒈𝒆𝒈𝒏𝒆𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒐𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒊𝒓𝒓𝒐𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒄𝒍𝒂𝒏𝒅𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒆 (𝒔𝒄𝒊𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒄𝒉𝒆).
* 𝑬𝒍𝒊𝒎𝒊𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒅𝒅𝒊𝒕𝒊𝒗𝒊 𝒏𝒆𝒊 𝒄𝒂𝒓𝒃𝒖𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊 (𝒔𝒊𝒂 𝒂𝒗𝒊𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒆𝒔𝒕𝒓𝒊) 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒈𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒖𝒓𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐.
La verità è dunque spesso più semplice e più brutale di quanto le complesse proiezioni algoritmiche dei governi vogliano ammettere. Il recupero della nostra biosfera passa per la denuncia di questa architettura artificiale del calore. In questo scenario di ecosistema artificializzato, pratiche come l'Earthing — il ricollegarsi fisicamente e biopoliticamente alla Terra — smettono di essere curiosità olistiche per diventare atti di resistenza necessari.
La prossima volta che alzerete lo sguardo verso una scia (persistente o evanescente) che si sfrangia in una coltre biancastra, ricordate che state osservando il velo artificiale che ci separa dalla convezione naturale. Guardare il cielo con occhi diversi non è solo un atto di consapevolezza; è il primo passo per tornare a respirare un futuro che non sia stato deciso a tavolino da infami senza volto.
La manipolazione climatica regionale sembra aver raggiunto una maturità tecnica inquietante attraverso l'uso delle Light-Absorbing Particles (LAP). Iniettando massicce dosi di particolato carbonioso o fuliggine nella troposfera, è possibile generare una stazionarietà artificiale delle masse d'aria, creando cupole di calore persistenti. Questo fenomeno spiega la recente intensità delle ondate di calore europee, accompagnate da alterazioni ottiche (albe e tramonti occultati da pesanti nebbie di ricaduta) e olfattive, come il diffuso odore di bruciato segnalato in aree prive di incendi locali. Siamo di fronte a quello che molti definiscono un "biocidio", una modifica orrenda dell'ecosistema che accelera la distruzione dell'ozono atmosferico ed altera i processi vitali di base.
𝗣𝗿𝗼𝘁𝗼𝗰𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗮𝗽𝗽𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Per invertire questa traiettoria che conduce all'estinzione, Herndon e Whiteside propongono un protocollo d'emergenza non negoziabile:
* 𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒎𝒆𝒅𝒊𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒈𝒆𝒐𝒊𝒏𝒈𝒆𝒈𝒏𝒆𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒐𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒊𝒓𝒓𝒐𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒄𝒍𝒂𝒏𝒅𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒆 (𝒔𝒄𝒊𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒄𝒉𝒆).
* 𝑬𝒍𝒊𝒎𝒊𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒅𝒅𝒊𝒕𝒊𝒗𝒊 𝒏𝒆𝒊 𝒄𝒂𝒓𝒃𝒖𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊 (𝒔𝒊𝒂 𝒂𝒗𝒊𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒆𝒔𝒕𝒓𝒊) 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒈𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒖𝒓𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐.
La verità è dunque spesso più semplice e più brutale di quanto le complesse proiezioni algoritmiche dei governi vogliano ammettere. Il recupero della nostra biosfera passa per la denuncia di questa architettura artificiale del calore. In questo scenario di ecosistema artificializzato, pratiche come l'Earthing — il ricollegarsi fisicamente e biopoliticamente alla Terra — smettono di essere curiosità olistiche per diventare atti di resistenza necessari.
La prossima volta che alzerete lo sguardo verso una scia (persistente o evanescente) che si sfrangia in una coltre biancastra, ricordate che state osservando il velo artificiale che ci separa dalla convezione naturale. Guardare il cielo con occhi diversi non è solo un atto di consapevolezza; è il primo passo per tornare a respirare un futuro che non sia stato deciso a tavolino da infami senza volto.
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In Germania inizia la riconversione militare
Lo stabilimento di Osnabrück di Volkswagen sta per iniziare a produrre equipaggiamento militare, con la società israeliana di difesa Rafael che intende produrre lì sistemi di supporto per il sistema Iron Dome.
Lo Stato potrebbe investire circa 200 milioni di euro, possibilmente con il coinvolgimento del governo federale.
Poiché il principale azionista di VW, il Qatar, si oppone alla collaborazione con un'azienda israeliana, il piano prevede che il governo statale della Bassa Sassonia rilevi una parte dello stabilimento e costituisca una joint venture con Rafael, evitando così una collaborazione diretta tra VW e Rafael.
Un accordo potrebbe essere firmato già a settembre, e l'argomento sarà anche all'ordine del giorno della riunione del consiglio di sorveglianza di VW del 4 settembre.
Lo stabilimento di Osnabrück di Volkswagen sta per iniziare a produrre equipaggiamento militare, con la società israeliana di difesa Rafael che intende produrre lì sistemi di supporto per il sistema Iron Dome.
Lo Stato potrebbe investire circa 200 milioni di euro, possibilmente con il coinvolgimento del governo federale.
Poiché il principale azionista di VW, il Qatar, si oppone alla collaborazione con un'azienda israeliana, il piano prevede che il governo statale della Bassa Sassonia rilevi una parte dello stabilimento e costituisca una joint venture con Rafael, evitando così una collaborazione diretta tra VW e Rafael.
Un accordo potrebbe essere firmato già a settembre, e l'argomento sarà anche all'ordine del giorno della riunione del consiglio di sorveglianza di VW del 4 settembre.
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Democrazia americana ogni quattro anni...
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«Il Rockefeller Brothers Fund, sotto la guida di David Rockefeller e Henry Kissinger, ha fondato il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC) e lo ha finanziato con risorse quasi illimitate per il futuro.
Nell'ambito dei cambiamenti climatici, i Rockefeller dettano legge. L'intera faccenda è stata un'idea loro: hanno preso una teoria sciocca ma interessante e l'hanno amplificata con centinaia di milioni di dollari. Hanno fondato istituzioni e legato la sopravvivenza di queste ultime alla promozione dei cambiamenti climatici e della riduzione della popolazione. Hanno adottato un politico probabile dopo l'altro.
Entro il 1998, la famiglia Rockefeller aveva spazzato via dal tavolo qualsiasi opposizione a quest'unica idea. Qualsiasi scienziato non allineato con l'agenda era in pericolo. Qualsiasi dipartimento universitario non impegnato verso questo unico obiettivo artificiale rischiava di essere emarginato. L'infiltrazione era iniziata in ogni organizzazione mediatica, in ogni divisione di intrattenimento di ogni grande corporation.»
Nell'ambito dei cambiamenti climatici, i Rockefeller dettano legge. L'intera faccenda è stata un'idea loro: hanno preso una teoria sciocca ma interessante e l'hanno amplificata con centinaia di milioni di dollari. Hanno fondato istituzioni e legato la sopravvivenza di queste ultime alla promozione dei cambiamenti climatici e della riduzione della popolazione. Hanno adottato un politico probabile dopo l'altro.
Entro il 1998, la famiglia Rockefeller aveva spazzato via dal tavolo qualsiasi opposizione a quest'unica idea. Qualsiasi scienziato non allineato con l'agenda era in pericolo. Qualsiasi dipartimento universitario non impegnato verso questo unico obiettivo artificiale rischiava di essere emarginato. L'infiltrazione era iniziata in ogni organizzazione mediatica, in ogni divisione di intrattenimento di ogni grande corporation.»
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La famiglia Rockefeller e le relative fondazioni hanno fornito finanziamenti significativi e supporto professionale a Maurice Strong, il primo direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP).
Secondo documenti storici e rapporti investigativi:
Lancio della Carriera: Nel 1947, David Rockefeller presentò il diciottenne Strong alle Nazioni Unite e lo aiutò a ottenere la sua prima posizione come impiegato, dando il via alla sua carriera negli affari internazionali.
Supporto delle Fondazioni: La Rockefeller Foundation ha agito come fiduciaria di Strong e ha fornito un sostegno finanziario cruciale per le sue iniziative. In particolare, la fondazione ha finanziato l'ufficio di Strong per la Conferenza di Stoccolma del 1972 sull'Ambiente Umano, che ha portato alla creazione dell'UNEP.
Personale Chiave: La Rockefeller Foundation ha fornito consiglieri chiave per il summit di Stoccolma, tra cui l'economista Barbara Ward e l'ecologo René Dubos, che hanno co-autorato il testo fondamentale Only One Earth per la conferenza.
Legami Continui: Strong ha mantenuto stretti legami con i Rockefeller per tutta la sua carriera, fungendo da fiduciario della Rockefeller Foundation e collaborando con Laurance Rockefeller su varie iniziative ambientali e New Age, come l'Associazione Lindisfarne e la Carta della Terra.
Sebbene Strong fosse un miliardario del petrolio self-made prima di entrare al servizio delle Nazioni Unite, la sua ascesa a "padrino del movimento ambientalista" è stata fortemente facilitata dalla rete, dalla mentorship e dalle risorse finanziarie della famiglia Rockefeller.
Secondo documenti storici e rapporti investigativi:
Lancio della Carriera: Nel 1947, David Rockefeller presentò il diciottenne Strong alle Nazioni Unite e lo aiutò a ottenere la sua prima posizione come impiegato, dando il via alla sua carriera negli affari internazionali.
Supporto delle Fondazioni: La Rockefeller Foundation ha agito come fiduciaria di Strong e ha fornito un sostegno finanziario cruciale per le sue iniziative. In particolare, la fondazione ha finanziato l'ufficio di Strong per la Conferenza di Stoccolma del 1972 sull'Ambiente Umano, che ha portato alla creazione dell'UNEP.
Personale Chiave: La Rockefeller Foundation ha fornito consiglieri chiave per il summit di Stoccolma, tra cui l'economista Barbara Ward e l'ecologo René Dubos, che hanno co-autorato il testo fondamentale Only One Earth per la conferenza.
Legami Continui: Strong ha mantenuto stretti legami con i Rockefeller per tutta la sua carriera, fungendo da fiduciario della Rockefeller Foundation e collaborando con Laurance Rockefeller su varie iniziative ambientali e New Age, come l'Associazione Lindisfarne e la Carta della Terra.
Sebbene Strong fosse un miliardario del petrolio self-made prima di entrare al servizio delle Nazioni Unite, la sua ascesa a "padrino del movimento ambientalista" è stata fortemente facilitata dalla rete, dalla mentorship e dalle risorse finanziarie della famiglia Rockefeller.
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Un ristorante di proprietà thailandese a Koh Phangan, isola della Thailanda, sta registrando un aumento di affari, a quanto pare, dopo aver messo in mostra un chiaro cartello "NO ISRAEL", secondo il proprietario del ristorante.
Il proprietario ha dichiarato che il cartello è stato messo in piedi più di due anni fa, dopo presunte dispute con alcuni clienti israeliani, tra cui reclami per bollette non pagate e comportamenti difficili. Il proprietario ha dichiarato che la decisione è stata presa per evitare ulteriori problemi.
Secondo il proprietario, alcuni visitatori israeliani hanno fotografato più tardi il cartello e hanno condiviso l'ubicazione del ristorante online. Tuttavia, il ristorante afferma di aver ricevuto finora un forte sostegno da clienti thailandesi e da altri turisti internazionali, con il locale affermato di essere rimasto affollato con vendite significativamente più alte rispetto a prima.
Il proprietario ha dichiarato che il cartello è stato messo in piedi più di due anni fa, dopo presunte dispute con alcuni clienti israeliani, tra cui reclami per bollette non pagate e comportamenti difficili. Il proprietario ha dichiarato che la decisione è stata presa per evitare ulteriori problemi.
Secondo il proprietario, alcuni visitatori israeliani hanno fotografato più tardi il cartello e hanno condiviso l'ubicazione del ristorante online. Tuttavia, il ristorante afferma di aver ricevuto finora un forte sostegno da clienti thailandesi e da altri turisti internazionali, con il locale affermato di essere rimasto affollato con vendite significativamente più alte rispetto a prima.
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