Era nell’aria, poi nella notte di venerdì è arrivato l’annuncio direttamente da Donald Trump. Dopo aver preso il controllo delle entrate petrolifere del Venezuela, gli Stati Uniti si assicurano (o provano a farlo) una mole enorme del suo petrolio – il 55% della produzione di una futura "joint venture" – con un’ipoteca su quasi 65 miliardi di barili di riserve, un quinto di quelle totali che sono le più grandi del mondo.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/08/30/agqregqerg-qerg-qergiqe-rojgqoiergijqergijqer-colonia-venezuela-trump-si-prende-anche-il-suo-petrolio/8491920/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook&fbclid=IwdGRzaAUA2cVwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHi7Dv7_AQH-Qiwy_innmwWUjFmt8FbvGz7401Hu33uut6i1rLMNsI4oFELEG_aem_PdWCRp91m9-iMgCGvGH6Lw&utm_id=97757_v0_s00_e0_tv2_a1demonfqr6q0r
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Il Fatto Quotidiano
Colonia Venezuela Trump si prende anche il suo petrolio - Il Fatto Quotidiano
Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Colonia Venezuela Trump si prende anche il suo petrolio" pubblicato il 30 Agosto 2026 a firma di Carlo Di Foggia
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Il no dell'Islanda all'Europa: bocciato il referendum per riaprire le trattative d'ingresso nell'Ue. La delusione dei giovani di Reykjavik (dove ha vinto il sì) | Corriere.it https://share.google/wrFVt3ErqNhViv4VC
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Yosef ha rivendicato la proprietà ebraica di Gaza e della Cisgiordania, chiedendo insediamenti israeliani in Palestina e lo sfollamento della popolazione palestinese.
Il Museo Gush Katif, dove Yosef ha parlato, è un luogo ironico per le parole pronunciate: commemora il blocco degli insediamenti illegali israeliani a Gaza smantellati nel 2005.
Tuttavia, ora, il rabbino capo e le dirigenze israeliane vogliono ricostruire gli insediamenti "in tutta Gaza", come richiesto anche dal ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir e dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Il Council on American-Islamic Relations ha reagito alle parole di Yosef con forte disappunto.
"Dichiarazioni piene di odio: è inquietante che un leader religioso neghi l'esistenza e i diritti fondamentali di un intero popolo", afferma Nihad Awad, direttore esecutivo del CAIR.
"La negazione dell'umanità e dei diritti palestinesi non può diventare normalità", aggiunge Awad.
Il Museo Gush Katif, dove Yosef ha parlato, è un luogo ironico per le parole pronunciate: commemora il blocco degli insediamenti illegali israeliani a Gaza smantellati nel 2005.
Tuttavia, ora, il rabbino capo e le dirigenze israeliane vogliono ricostruire gli insediamenti "in tutta Gaza", come richiesto anche dal ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir e dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Il Council on American-Islamic Relations ha reagito alle parole di Yosef con forte disappunto.
"Dichiarazioni piene di odio: è inquietante che un leader religioso neghi l'esistenza e i diritti fondamentali di un intero popolo", afferma Nihad Awad, direttore esecutivo del CAIR.
"La negazione dell'umanità e dei diritti palestinesi non può diventare normalità", aggiunge Awad.
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Una persona è morta e altre 15 risultano disperse o non locate dopo un grave inondazione lampo al Grand Canyon. Il Servizio Parchi Nazionali ha dichiarato che il corpo di un uomo di 46 anni è stato recuperato vicino alle Crystal Rapids lungo il fiume Colorado.
https://apnews.com/article/grand-canyon-flood-bright-angel-water-arizona-8e2211e04f30b637e35ab95ecb1a1626?utm_source=copy&utm_medium=share
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AP News
Grand Canyon flash flood leaves 1 dead and several missing or unaccounted for, park service says
One person has died and about 15 people are missing or unaccounted for after a major flash flood at the Grand Canyon.
La famiglia Rothschild, proprietaria della rivista The Economist, ha pubblicato questa immagine di copertina nel suo numero di gennaio 2026
Se guardi attentamente la prima immagine, hanno mostrato un ghiacciaio che si scioglie in basso a sinistra
Se posizioni questa immagine su un orologio, il ghiacciaio che si scioglie si allinea esattamente con la fine di agosto
Se guardi attentamente la prima immagine, hanno mostrato un ghiacciaio che si scioglie in basso a sinistra
Se posizioni questa immagine su un orologio, il ghiacciaio che si scioglie si allinea esattamente con la fine di agosto
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#Israele 🇮🇱 #Grecia 🇬🇷 (ovviamente Fottuta)
Un accordo super mega importante con la Grecia: il Ministero della Difesa israeliano e il Ministero della Difesa greco hanno firmato l'accordo "Scudo di Achille" per un valore di circa 3 miliardi di euro per la creazione di un sistema di difesa aerea multistrato in Grecia.
Il sistema includerà, tra gli altri, il sistema David's Sling, il #BARAK MX, lo #Spider, il sistema di sorveglianza MMR e un sistema nazionale di Controllo e Comando.
Inoltre, è stato firmato un accordo da 26 milioni di euro per sistemi "Drone Dome" contro droni e velivoli senza pilota.
Si tratta della più grande operazione di esportazione di prodotti per la sicurezza nella storia delle relazioni tra Israele e la Grecia, e una delle più grandi nella storia di Israele.
Un accordo super mega importante con la Grecia: il Ministero della Difesa israeliano e il Ministero della Difesa greco hanno firmato l'accordo "Scudo di Achille" per un valore di circa 3 miliardi di euro per la creazione di un sistema di difesa aerea multistrato in Grecia.
Il sistema includerà, tra gli altri, il sistema David's Sling, il #BARAK MX, lo #Spider, il sistema di sorveglianza MMR e un sistema nazionale di Controllo e Comando.
Inoltre, è stato firmato un accordo da 26 milioni di euro per sistemi "Drone Dome" contro droni e velivoli senza pilota.
Si tratta della più grande operazione di esportazione di prodotti per la sicurezza nella storia delle relazioni tra Israele e la Grecia, e una delle più grandi nella storia di Israele.
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Articolo del New York Times pubblicato il 20 giugno 1899 (pagina 3). Riporta la conferenza della Federazione dei Sionisti Americani a Baltimora del giorno precedente, inclusa l'elezione dei Rabbini Gottheil e Wise nel comitato esecutivo internazionale. L'originale è disponibile negli archivi del NYT e in TimesMachine.
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La fine dell'impero.
In un mondo dove il novanta per cento delle merci viaggia via mare, gli Stati Uniti rappresentano ormai un paradosso geopolitico, provando ad agire come l’unico soggetto militare che controlla la navigazione globale mentre le fondamenta economiche di tale primato si sgretolano sotto il peso di contraddizioni strutturali insanabili. 👇
In un mondo dove il novanta per cento delle merci viaggia via mare, gli Stati Uniti rappresentano ormai un paradosso geopolitico, provando ad agire come l’unico soggetto militare che controlla la navigazione globale mentre le fondamenta economiche di tale primato si sgretolano sotto il peso di contraddizioni strutturali insanabili. 👇
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Da un lato, Washington spende cifre astronomiche per mantenere undici task force di portaerei e una rete di basi che monitorano i punti di strozzatura strategici del pianeta, ma questo sforzo titanico viene finanziato attraverso un debito pubblico che ha superato la soglia dei 39 mila miliardi di dollari, rendendo controllo degli oceani un onere finanziario che paradossalmente indebolisce la stabilità interna del paese che lo mantiene per tentare di conservare un primato.
Il costo per mantenere la macchina bellica navale degli Stati Uniti infatti è monumentale e rappresenta una delle voci di spesa più pesanti dell'intero bilancio federale. Per l'anno fiscale 2025, il budget totale per il solo Dipartimento della Marina (che include la US Navy e il Corpo dei Marines) è stato di circa 257,6 miliardi di dollari, finanziato, appunto, quasi interamente con un debito che paga poco meno del 5% sui titoli a 10 anni.
La contraddizione si fa ancora più stridente quando si analizza la natura del traffico marittimo "protetto" dalla marina americana: le navi che solcano le rotte sicure non battono quasi mai la bandiera a stelle e strisce, poiché la flotta mercantile statunitense è ridotta a un’ombra del passato, lasciando il dominio del trasporto commerciale nelle mani di armatori greci, giapponesi o dei colossi europei e cinesi.
Le grandi arterie del commercio globale sono percorse dai giganti dei container come l’italo-svizzera MSC, la danese Maersk o la cinese COSCO.
A questo squilibrio tra potere militare e proprietà dei mezzi si aggiunge l'offensiva infrastrutturale della Cina, che attraverso la Nuova Via della Seta ha acquisito partecipazioni o il controllo totale di oltre cento porti strategici in tutto il mondo, dal Pireo in Europa fino ai terminal africani e sudamericani.
Questo significa che, mentre i cacciatorpediniere americani pattugliano il "vuoto" delle acque internazionali, la Cina sta conquistando il "pieno" delle banchine, dei software logistici e delle gru, rendendo di fatto inutile il controllo delle rotte se i punti di arrivo e di partenza rispondono politicamente o economicamente a Pechino.
Questa asimmetria trasforma l'egemonia marittima americana in un gigante dai piedi d'argilla, dove la superiorità tecnologica dei missili e dei radar si scontra con la realtà di un'economia che ha ceduto le chiavi della logistica e della produzione navale ai suoi stessi rivali, rendendo il controllo dei mari un lusso militare sempre più scollegato dalla realtà del potere economico territoriale.
Se il controllo delle acque non torna a essere supportato da una flotta mercantile nazionale e da una rete portuale sicura, il rischio è che gli Stati Uniti continuino a spendere per proteggere un sistema globale che, alla fine del viaggio, deposita la sua ricchezza proprio nelle casse di chi punta a sostituirli come nuova superpotenza mondi.
Soprattutto, senza controllo dei mari, la posizione del dollaro come valuta di pagamento internazionale diventa ancora più debole.
Il costo per mantenere la macchina bellica navale degli Stati Uniti infatti è monumentale e rappresenta una delle voci di spesa più pesanti dell'intero bilancio federale. Per l'anno fiscale 2025, il budget totale per il solo Dipartimento della Marina (che include la US Navy e il Corpo dei Marines) è stato di circa 257,6 miliardi di dollari, finanziato, appunto, quasi interamente con un debito che paga poco meno del 5% sui titoli a 10 anni.
La contraddizione si fa ancora più stridente quando si analizza la natura del traffico marittimo "protetto" dalla marina americana: le navi che solcano le rotte sicure non battono quasi mai la bandiera a stelle e strisce, poiché la flotta mercantile statunitense è ridotta a un’ombra del passato, lasciando il dominio del trasporto commerciale nelle mani di armatori greci, giapponesi o dei colossi europei e cinesi.
Le grandi arterie del commercio globale sono percorse dai giganti dei container come l’italo-svizzera MSC, la danese Maersk o la cinese COSCO.
A questo squilibrio tra potere militare e proprietà dei mezzi si aggiunge l'offensiva infrastrutturale della Cina, che attraverso la Nuova Via della Seta ha acquisito partecipazioni o il controllo totale di oltre cento porti strategici in tutto il mondo, dal Pireo in Europa fino ai terminal africani e sudamericani.
Questo significa che, mentre i cacciatorpediniere americani pattugliano il "vuoto" delle acque internazionali, la Cina sta conquistando il "pieno" delle banchine, dei software logistici e delle gru, rendendo di fatto inutile il controllo delle rotte se i punti di arrivo e di partenza rispondono politicamente o economicamente a Pechino.
Questa asimmetria trasforma l'egemonia marittima americana in un gigante dai piedi d'argilla, dove la superiorità tecnologica dei missili e dei radar si scontra con la realtà di un'economia che ha ceduto le chiavi della logistica e della produzione navale ai suoi stessi rivali, rendendo il controllo dei mari un lusso militare sempre più scollegato dalla realtà del potere economico territoriale.
Se il controllo delle acque non torna a essere supportato da una flotta mercantile nazionale e da una rete portuale sicura, il rischio è che gli Stati Uniti continuino a spendere per proteggere un sistema globale che, alla fine del viaggio, deposita la sua ricchezza proprio nelle casse di chi punta a sostituirli come nuova superpotenza mondi.
Soprattutto, senza controllo dei mari, la posizione del dollaro come valuta di pagamento internazionale diventa ancora più debole.
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