Il Senato ha approvato la legge delega sul nucleare sostenibile. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin stima che le prime centrali nucleari in Italia possano entrare in funzione nel 2033-34: "Questi sono i tempi previsti".
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Carburanti, Salvini: "Il costo non calerà a breve, quindi o ti rassegni o ti attrezzi" https://www.adnkronos.com/politica/carburanti-salvini-festa-tempo_3B9ArNwSCaUjAkIhlQMfkQ?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Twitter#Echobox=1790183358
Adnkronos
Carburanti, Salvini: "Il costo non calerà a breve, quindi o ti rassegni o ti attrezzi"
Le parole del leghista alla festa del Tempo
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Stati Uniti avvertono che la Russia potrebbe attaccare Spagna, Francia e Italia con droni Gerbera a portata di 600 km, lanciati da navi mercantili in mare. Lo ha affermato il direttore della CIA, John Ratcliffe.
Le principali città costiere europee come Barcellona, Marsiglia, Roma e Nizza sarebbero i principali obiettivi. Altre città come Madrid e Lione rientrerebbero nel raggio d'azione.
Il direttore della CIA si è recato in Russia tre settimane fa per avvertire Vladimir Putin di non attaccare alcun paese dell'Unione Europea o della NATO. 🤦🏻♂️
Le principali città costiere europee come Barcellona, Marsiglia, Roma e Nizza sarebbero i principali obiettivi. Altre città come Madrid e Lione rientrerebbero nel raggio d'azione.
Il direttore della CIA si è recato in Russia tre settimane fa per avvertire Vladimir Putin di non attaccare alcun paese dell'Unione Europea o della NATO. 🤦🏻♂️
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Il direttore amministrativo e finanziario di Google si chiama:
Anat Ashkenazi. (ebraico: ענת אשכנזי) è una dirigente d'azienda israelo-americano ed è attualmente amministratore finanziario di Alphabet Inc. e della sua controllata Google. In precedenza aveva lavorato presso Eli Lilly and Company dal 2001, dove ha ricoperto il ruolo di CFO.
Anat Ashkenazi. (ebraico: ענת אשכנזי) è una dirigente d'azienda israelo-americano ed è attualmente amministratore finanziario di Alphabet Inc. e della sua controllata Google. In precedenza aveva lavorato presso Eli Lilly and Company dal 2001, dove ha ricoperto il ruolo di CFO.
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C'è almeno un nome iscritto nel registro degli indagati, un nome straniero che potrebbe anche riferirsi a un'identità fittizia, nell'inchiesta della procura di Milano sulla presunta truffa dello scorso febbraio da circa 95 milioni di euro in totale, in gran parte recuperati (ne mancano all'appello 36), ai danni dell'ormai ex presidente di Fideuram Paolo Molesini, realizzata con falsi messaggi whatsapp e mail e pure con una voce creata con l'Intelligenza artificiale che riproponeva quella del ceo di Intesa, Carlo Messina.
L'esecuzione del decreto di sequestro preventivo risale allo scorso maggio e ha permesso di congelare 13 milioni in una banca in Portogallo, mentre in Cina erano già stati bloccati oltre 40 milioni perché Fideuram, istituto del gruppo Banca Intesa, si era subito attivata
L'esecuzione del decreto di sequestro preventivo risale allo scorso maggio e ha permesso di congelare 13 milioni in una banca in Portogallo, mentre in Cina erano già stati bloccati oltre 40 milioni perché Fideuram, istituto del gruppo Banca Intesa, si era subito attivata
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Truth
C'è almeno un nome iscritto nel registro degli indagati, un nome straniero che potrebbe anche riferirsi a un'identità fittizia, nell'inchiesta della procura di Milano sulla presunta truffa dello scorso febbraio da circa 95 milioni di euro in totale, in gran…
La vicenda della complessa truffa di "ingegneria sociale" condotta ai danni di Paolo Molesini, all'epoca presidente di Fideuram, l'istituto di private banking controllato dal gruppo Intesa Sanpaolo, lascia davvero perplessi.
I truffatori si sono inizialmente spinti a inviare alla vittima un messaggio da un finto profilo WhatsApp attribuito direttamente a Carlo Messina, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo, chiedendo l'impiego urgente e "confidenziale" dei fondi di tesoreria per una presunta e riservatissima operazione finanziaria.
L'inganno è stato poi puntellato da una telefonata di conferma effettuata da un complice che, utilizzando l'Intelligenza Artificiale, ha clonato alla perfezione la voce di un autorevole legale d'affari.
Convinto di seguire direttive urgenti e riservatissime impartite dai vertici assoluti del gruppo, Molesini ha quindi disposto una sequenza di bonifici per un totale di circa 95 milioni di euro verso conti esteri collocati in Asia.
Nonostante l'intervento della magistratura milanese sia riuscito a congelare e recuperare ben 59 milioni di euro, oltre 36 milioni di euro sono rimasti dispersi, convertiti in criptovalute.
Ciò che rende surreale e al tempo stesso sconcertante questo episodio, sfociato nelle dimissioni di Molesini nel marzo 2026, risiede nell'incredibile e totale anomalia procedurale di un'operazione finanziaria di tale portata, gestita interamente al di fuori di ogni regola bancaria, di compliance e di governance aziendale, palesando falle enormi nei meccanismi di controllo che dovrebbero invece blindare qualsiasi istituto di credito di importanza sistemica.
Un flusso di denaro pari a quasi cento milioni di euro non può e non deve essere movimentato sulla base di un messaggio di testo estemporaneo ricevuto su una chat e di una chiamata telefonica confermata da una voce artificialmente clonata, scavalcando deliberatamente delibere consiliari, pareri dei comitati rischi, contratti scritti, autorizzazioni formali e i più basilari riscontri incrociati che in un contesto finanziario normale rappresentano il muro di cinta invalicabile contro frodi di ogni genere.
La gravità dell'anomalia è acuita dalla destinazione dei bonifici, disposti in fretta e furia verso conti esteri opachi situati in giurisdizioni complesse come Cina e Hong Kong, un percorso del tutto estraneo ai circuiti interbancari ordinari e trasparenti del gruppo Intesa Sanpaolo.
Come mai una procedura così sbrigativa? il finto Messina scrive un messaggino e partono bonifici per milioni di euro?
Era un'abitudine???
I truffatori hanno fatto leva su una manipolazione psicologica spregiudicata, fondata sulla cosiddetta "truffa del CEO", brandendo lo scudo intimidatorio della massima urgenza e della totale segretezza per paralizzare lo spirito critico della vittima e convincerla che l'eccezionalità della situazione giustificasse l'accantonamento temporaneo delle normali procedure di controllo interno.
È proprio questo cortocircuito istituzionale e comportamentale, in cui la parola e l'autorevolezza simulata di un vertice aziendale veicolate tramite messaggistica bastano a smuovere casse milionarie senza lasciare traccia documentale ufficiale, a costituire il vero epicentro anomalo di un raggiro milionario.
Di nuovo la domanda; era un'abitudine? un filo diretto? senza lasciare traccia documentale???
Mah! Forse non siamo davanti solo ad un fatto di cronaca.
I truffatori si sono inizialmente spinti a inviare alla vittima un messaggio da un finto profilo WhatsApp attribuito direttamente a Carlo Messina, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo, chiedendo l'impiego urgente e "confidenziale" dei fondi di tesoreria per una presunta e riservatissima operazione finanziaria.
L'inganno è stato poi puntellato da una telefonata di conferma effettuata da un complice che, utilizzando l'Intelligenza Artificiale, ha clonato alla perfezione la voce di un autorevole legale d'affari.
Convinto di seguire direttive urgenti e riservatissime impartite dai vertici assoluti del gruppo, Molesini ha quindi disposto una sequenza di bonifici per un totale di circa 95 milioni di euro verso conti esteri collocati in Asia.
Nonostante l'intervento della magistratura milanese sia riuscito a congelare e recuperare ben 59 milioni di euro, oltre 36 milioni di euro sono rimasti dispersi, convertiti in criptovalute.
Ciò che rende surreale e al tempo stesso sconcertante questo episodio, sfociato nelle dimissioni di Molesini nel marzo 2026, risiede nell'incredibile e totale anomalia procedurale di un'operazione finanziaria di tale portata, gestita interamente al di fuori di ogni regola bancaria, di compliance e di governance aziendale, palesando falle enormi nei meccanismi di controllo che dovrebbero invece blindare qualsiasi istituto di credito di importanza sistemica.
Un flusso di denaro pari a quasi cento milioni di euro non può e non deve essere movimentato sulla base di un messaggio di testo estemporaneo ricevuto su una chat e di una chiamata telefonica confermata da una voce artificialmente clonata, scavalcando deliberatamente delibere consiliari, pareri dei comitati rischi, contratti scritti, autorizzazioni formali e i più basilari riscontri incrociati che in un contesto finanziario normale rappresentano il muro di cinta invalicabile contro frodi di ogni genere.
La gravità dell'anomalia è acuita dalla destinazione dei bonifici, disposti in fretta e furia verso conti esteri opachi situati in giurisdizioni complesse come Cina e Hong Kong, un percorso del tutto estraneo ai circuiti interbancari ordinari e trasparenti del gruppo Intesa Sanpaolo.
Come mai una procedura così sbrigativa? il finto Messina scrive un messaggino e partono bonifici per milioni di euro?
Era un'abitudine???
I truffatori hanno fatto leva su una manipolazione psicologica spregiudicata, fondata sulla cosiddetta "truffa del CEO", brandendo lo scudo intimidatorio della massima urgenza e della totale segretezza per paralizzare lo spirito critico della vittima e convincerla che l'eccezionalità della situazione giustificasse l'accantonamento temporaneo delle normali procedure di controllo interno.
È proprio questo cortocircuito istituzionale e comportamentale, in cui la parola e l'autorevolezza simulata di un vertice aziendale veicolate tramite messaggistica bastano a smuovere casse milionarie senza lasciare traccia documentale ufficiale, a costituire il vero epicentro anomalo di un raggiro milionario.
Di nuovo la domanda; era un'abitudine? un filo diretto? senza lasciare traccia documentale???
Mah! Forse non siamo davanti solo ad un fatto di cronaca.
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PERCHÉ LA SCIENZA UFFICIALE NON CONOSCE L'ORIGINE REALE DEL PETROLIO?
Perché la versione che ti vendono è falsa. Ti dicono che il petrolio viene da dinosauri e piante morte di milioni di anni fa (teoria fossile).
Ma c'è un problema: si continua a trovare petrolio in luoghi dove non c'è mai stata vita organica, a profondità impossibili e si rigenera in pozzi che si credevano esauriti.
La verità che nascondono: il petrolio è abiotico, si genera nelle profondità della Terra attraverso processi chimici e geologici.
È una risorsa naturale che si rinnova costantemente. Perché mentono?
Per mantenere il mito della “scarsità”.
Così controllano il prezzo, giustificano le guerre e ti tengono dipendente dal loro sistema energetico.
Il petrolio non è una risorsa finita che si esaurisce.
È un'altra bugia per controllarti.
Perché la versione che ti vendono è falsa. Ti dicono che il petrolio viene da dinosauri e piante morte di milioni di anni fa (teoria fossile).
Ma c'è un problema: si continua a trovare petrolio in luoghi dove non c'è mai stata vita organica, a profondità impossibili e si rigenera in pozzi che si credevano esauriti.
La verità che nascondono: il petrolio è abiotico, si genera nelle profondità della Terra attraverso processi chimici e geologici.
È una risorsa naturale che si rinnova costantemente. Perché mentono?
Per mantenere il mito della “scarsità”.
Così controllano il prezzo, giustificano le guerre e ti tengono dipendente dal loro sistema energetico.
Il petrolio non è una risorsa finita che si esaurisce.
È un'altra bugia per controllarti.
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Elenco dei Cinema dove verra' proiettato https://mescalitofilm.com/distribuzione/the-bibi-files/
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La decisione di Eni di introdurre un tetto massimo ai prezzi della benzina a 1,99 euro al litro e del gasolio a 2,19 euro al litro nelle proprie stazioni Enilive rappresenta una mossa commerciale e d'immagine di forte impatto, ma con effetti del tutto marginali sui risultati finanziari complessivi del gruppo.
L'iniziativa, presentata come un contributo per attutire la morsa del caro-carburanti sui consumatori, si applica esclusivamente alla rete di distribuzione al dettaglio in Italia e per un lasso di tempo limitato.
Questa misura non è strutturale e non inciderà in modo significativo sui profitti e sugli extraprofitti della società, poiché la vendita di carburante alla pompa costituisce soltanto il terminale di una catena del valore molto più vasta e redditizia.
I veri motori finanziari di un colosso integrato come Eni risiedono infatti a monte del processo, ossia nelle attività di estrazione di petrolio e gas (upstream) e nelle operazioni di raffinazione globale. Quando le quotazioni internazionali del greggio salgono o i margini di raffinazione toccano vette elevate a causa di tensioni geopolitiche o restrizioni nell'offerta, i guadagni generati da tali divisioni crescono vertiginosamente.
Per comprendere la scala economica in gioco, basta guardare ai risultati finanziari recenti del gruppo: dopo gli utili record del 2022 e 2023 trainati dalla crisi energetica, Eni ha registrato un utile netto pari a 6,4 miliardi di euro nel 2024, mantenendo un flusso di cassa straordinario e continuando a realizzare miliardi di profitti anche nei mesi successivi (con oltre 2,5 miliardi nei soli primi nove mesi dell'anno successivo).
Di fronte a questa enorme mole di profitti, la domanda sorge spontanea: quanto costa davvero ad Eni mantenere bloccato il prezzo alla pompa? In termini contabili, il costo è del tutto irrisorio e, per certi versi, persino compensato.
Tagliare temporaneamente pochi centesimi di margine al litro sulla propria rete al dettaglio comporta un impatto stimabile in qualche decina di milioni di euro nell'arco del mese di applicazione, a fronte di profitti operativi netti misurabili in miliardi.
Inoltre, l'applicazione di un prezzo calmierato attrae un maggior flusso di automobilisti nelle stazioni del marchio a scapito delle pompe indipendenti e dei concorrenti "no-logo", permettendo a Eni di recuperare gran parte del margine unitario sforbiciato attraverso un immediato incremento dei volumi totali erogati e delle vendite nei servizi collegati dei bar e store di rete.
A completare il quadro c'è la dinamica fiscale: l'idea comune secondo cui le grandi compagnie energetiche lascino una quota sproporzionata dei propri guadagni allo Stato sotto forma di imposte non trova riscontro nei dati operativi.
In Italia, Eni non paga un tax rate effettivo particolarmente alto se paragonato all'aliquota teorica societaria. Sebbene la somma teorica di IRES e IRAP si attesti al 27,9%, il tax rate effettivo generato dalle sole attività italiane oscilla ordinariamente in una fascia compresa tra il 20% e il 30%.
Questo avviene in gran parte grazie alle norme del sistema fiscale nazionale, come il meccanismo della Participation Exemption (PEX), che esenta da tassazione fino al 95% dei dividendi e delle plusvalenze provenienti da società controllate e partecipate dal gruppo.
Di conseguenza, mentre a livello consolidato globale il carico fiscale appare più elevato a causa dei regimi estrattivi stringenti presenti in alcuni Paesi esteri, in Italia il peso delle imposte sulle attività operative ordinarie rimane contenuto.
Il blocco temporaneo del prezzo alla pompa si configura dunque come una manovra tattica perfettamente sostenibile dal punto di vista finanziario, senza intaccare la capacità del gruppo di accumulare extraprofitti derivanti dal contesto energetico globale.
Forse la strada da seguire sarebbe quella di alzare l'aliquota fiscale effettiva a fronte di profitti così imponenti, magari pensando anche ad una rinazionalizzazione di un settore strategico come quello dell'energia.
L'iniziativa, presentata come un contributo per attutire la morsa del caro-carburanti sui consumatori, si applica esclusivamente alla rete di distribuzione al dettaglio in Italia e per un lasso di tempo limitato.
Questa misura non è strutturale e non inciderà in modo significativo sui profitti e sugli extraprofitti della società, poiché la vendita di carburante alla pompa costituisce soltanto il terminale di una catena del valore molto più vasta e redditizia.
I veri motori finanziari di un colosso integrato come Eni risiedono infatti a monte del processo, ossia nelle attività di estrazione di petrolio e gas (upstream) e nelle operazioni di raffinazione globale. Quando le quotazioni internazionali del greggio salgono o i margini di raffinazione toccano vette elevate a causa di tensioni geopolitiche o restrizioni nell'offerta, i guadagni generati da tali divisioni crescono vertiginosamente.
Per comprendere la scala economica in gioco, basta guardare ai risultati finanziari recenti del gruppo: dopo gli utili record del 2022 e 2023 trainati dalla crisi energetica, Eni ha registrato un utile netto pari a 6,4 miliardi di euro nel 2024, mantenendo un flusso di cassa straordinario e continuando a realizzare miliardi di profitti anche nei mesi successivi (con oltre 2,5 miliardi nei soli primi nove mesi dell'anno successivo).
Di fronte a questa enorme mole di profitti, la domanda sorge spontanea: quanto costa davvero ad Eni mantenere bloccato il prezzo alla pompa? In termini contabili, il costo è del tutto irrisorio e, per certi versi, persino compensato.
Tagliare temporaneamente pochi centesimi di margine al litro sulla propria rete al dettaglio comporta un impatto stimabile in qualche decina di milioni di euro nell'arco del mese di applicazione, a fronte di profitti operativi netti misurabili in miliardi.
Inoltre, l'applicazione di un prezzo calmierato attrae un maggior flusso di automobilisti nelle stazioni del marchio a scapito delle pompe indipendenti e dei concorrenti "no-logo", permettendo a Eni di recuperare gran parte del margine unitario sforbiciato attraverso un immediato incremento dei volumi totali erogati e delle vendite nei servizi collegati dei bar e store di rete.
A completare il quadro c'è la dinamica fiscale: l'idea comune secondo cui le grandi compagnie energetiche lascino una quota sproporzionata dei propri guadagni allo Stato sotto forma di imposte non trova riscontro nei dati operativi.
In Italia, Eni non paga un tax rate effettivo particolarmente alto se paragonato all'aliquota teorica societaria. Sebbene la somma teorica di IRES e IRAP si attesti al 27,9%, il tax rate effettivo generato dalle sole attività italiane oscilla ordinariamente in una fascia compresa tra il 20% e il 30%.
Questo avviene in gran parte grazie alle norme del sistema fiscale nazionale, come il meccanismo della Participation Exemption (PEX), che esenta da tassazione fino al 95% dei dividendi e delle plusvalenze provenienti da società controllate e partecipate dal gruppo.
Di conseguenza, mentre a livello consolidato globale il carico fiscale appare più elevato a causa dei regimi estrattivi stringenti presenti in alcuni Paesi esteri, in Italia il peso delle imposte sulle attività operative ordinarie rimane contenuto.
Il blocco temporaneo del prezzo alla pompa si configura dunque come una manovra tattica perfettamente sostenibile dal punto di vista finanziario, senza intaccare la capacità del gruppo di accumulare extraprofitti derivanti dal contesto energetico globale.
Forse la strada da seguire sarebbe quella di alzare l'aliquota fiscale effettiva a fronte di profitti così imponenti, magari pensando anche ad una rinazionalizzazione di un settore strategico come quello dell'energia.
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Ma per adottare simili misure ci vorrebbe una classe dirigente non succube dei grandi azionisti privati di Eni.
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Presso il cortile dell'Oratorio di San Rocco a San Colombano al Lambro. È proprio qui che si trova questa imponente quercia, all'ombra della quale vengono spesso allestiti banchetti, feste patronali e serate conviviali organizzate dalla comunità locale.
Riguardo alla storia dell'albero regalato da Hitler: la tradizione locale colleva infatti diverse querce storiche piantate in Italia tra gli anni '30 e '40 al periodo delle Olimpiadi di Berlino del 1936 (dove ai partecipanti/vincitori venivano donate piantine di querce tedesche, le cosiddette Hitler-Eichen).
Nel caso specifico di San Colombano e dell'Oratorio di San Rocco, la storia della "quercia donata" si intreccia spesso con i racconti popolari e la memoria storica locale del paese.
Riguardo alla storia dell'albero regalato da Hitler: la tradizione locale colleva infatti diverse querce storiche piantate in Italia tra gli anni '30 e '40 al periodo delle Olimpiadi di Berlino del 1936 (dove ai partecipanti/vincitori venivano donate piantine di querce tedesche, le cosiddette Hitler-Eichen).
Nel caso specifico di San Colombano e dell'Oratorio di San Rocco, la storia della "quercia donata" si intreccia spesso con i racconti popolari e la memoria storica locale del paese.
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Truth
Presso il cortile dell'Oratorio di San Rocco a San Colombano al Lambro. È proprio qui che si trova questa imponente quercia, all'ombra della quale vengono spesso allestiti banchetti, feste patronali e serate conviviali organizzate dalla comunità locale. …
L'atleta legato alla quercia di San Colombano al Lambro è Franco Riccardi (1905–1968).
Chi era: Franco Riccardi è stato uno tra i più grandi schermidori italiani della storia, specialista nella spada.
L'impresa a Berlino 1936: Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 trionfò conquistando ben due medaglie d'oro (sia nella spada individuale che nella prova a squadre).
La quercia olimpica: Come tutti i vincitori di una medaglia d'oro a quei Giochi, Riccardi ricevette dal comitato organizzatore tedesco una piantina di quercia in vaso (Hitler-Eiche).
Il legame con San Colombano: Riccardi, legato a questo territorio (dove è poi scomparso nel 1968 e dove la sua famiglia ha fondato anche una storica azienda vinicola localmente nota), decise di piantare il suo alberello proprio davanti all'Oratorio di San Rocco.
Quella piantina del 1936 è cresciuta fino a diventare il gigantesco albero che si ammira oggi nel piazzale della chiesa.
Chi era: Franco Riccardi è stato uno tra i più grandi schermidori italiani della storia, specialista nella spada.
L'impresa a Berlino 1936: Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 trionfò conquistando ben due medaglie d'oro (sia nella spada individuale che nella prova a squadre).
La quercia olimpica: Come tutti i vincitori di una medaglia d'oro a quei Giochi, Riccardi ricevette dal comitato organizzatore tedesco una piantina di quercia in vaso (Hitler-Eiche).
Il legame con San Colombano: Riccardi, legato a questo territorio (dove è poi scomparso nel 1968 e dove la sua famiglia ha fondato anche una storica azienda vinicola localmente nota), decise di piantare il suo alberello proprio davanti all'Oratorio di San Rocco.
Quella piantina del 1936 è cresciuta fino a diventare il gigantesco albero che si ammira oggi nel piazzale della chiesa.
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Serbia, si dimette il presidente Vucic
21.25 Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha annunciato le sue dimissioni. Lo riporta Reuters. La fine anticipata del secondo e ultimo mandato di Vucic apre la strada a elezioni presidenziali anticipate. Vucic ha lasciato la carica per poter partecipare alle elezioni parlamentari del 25 ottobre alla guida del Partito progressista serbo (destra populista), con l'obiettivo di diventare premier.
21.25 Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha annunciato le sue dimissioni. Lo riporta Reuters. La fine anticipata del secondo e ultimo mandato di Vucic apre la strada a elezioni presidenziali anticipate. Vucic ha lasciato la carica per poter partecipare alle elezioni parlamentari del 25 ottobre alla guida del Partito progressista serbo (destra populista), con l'obiettivo di diventare premier.
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Google Maps ha appena aggiornato la sua vista satellitare della Striscia di Gaza.
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Un Paese che sostituisce l'industria col turismo è un Paese che ha scelto il sottosviluppo al posto dello sviluppo, che aspira a diventare Terzo mondo. Nel corso degli ultimi 40 anni in Italia è costantemente diminuito il peso del settore industriale (dal 25% del PIL del 1980 all'attuale 20%) mentre è salito quello dei servizi (dal 64% del PIL del 1980 al 72% attuale), trainato dal turismo (che è passato da un contributo diretto del 3% del PIL negli anni 80 all'attuale 6%). Tra il 1995 e il 2025 l'Italia ha perso quasi 1 milione di posti di lavoro nell'industria manifatturiera (da 4,6 milioni a 3,8), 600.000 solo dal 2008 a oggi. Nel 1980 gli occupati nel settore industriale rappresentavano il 40% dei lavoratori, oggi meno del 27%. Rispetto al 1995 le imprese manifatturiere sono diminuite del 33% passando da 744mila (13,8% del totale) a 497mila (8,5% del totale) e la produzione industriale è crollata del 15,9%.
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