(video dai Guerrieri V_V)
“STEP ONE: Bruciare i cavi”
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(foto dai Guerrieri V_V)
“STEP ONE: Bruciare i cavi”
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“STEP ONE: Bruciare i cavi”
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(foto dai Guerrieri V_V)
“STEP TWO: Sterpaglie e schiuma”
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“STEP THREE: Adesivi e V_V Frase”💪🏻💪🏻🔥
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VIENI A CONOSCERE
LA STRATEGIA DELLA
LOTTA NON VIOLENTA V_V
E COME PUOI FARNE PARTE.
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Forwarded from iGDI - Il Giornale d'Italia
Sicilia, Comitato autotrasportatori revoca fermo dei mezzi dopo lo sblocco del governo di 1 mld€ per il bonus carburante
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Il Giornale d'Italia
Sicilia, Comitato autotrasportatori revoca fermo dei mezzi dopo lo sblocco del governo di 1 mld€ per il bonus carburante
Tutte le richieste degli autotrasportatori sono state accolte dal governo, come ha tra l'altro informato una nota il Cts
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ECCO IL VALORE DI UNA PROTESTA GUIDATA E PARTECIPATA DA CHI NON CAPISCE UN CAZZO DI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO.
SE LI COMPRANO CON 2 SOLDI MENTRE DALL'ALTRA PARTE CONTINUANO A TOGLIERGLI IL TERRENO DA SOTTO I PIEDI.
DELLA SERIE "CONTENTI E FREGATI"
ECCO IL VALORE DI UNA PROTESTA GUIDATA E PARTECIPATA DA CHI NON CAPISCE UN CAZZO DI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO.
SE LI COMPRANO CON 2 SOLDI MENTRE DALL'ALTRA PARTE CONTINUANO A TOGLIERGLI IL TERRENO DA SOTTO I PIEDI.
DELLA SERIE "CONTENTI E FREGATI"
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Forwarded from Radio28Tv (manuela fratianni)
Centinaia di panificatori del cosentino abbassano le saracinesche contro i continui rincari di farina, gas, elettricità e carta che fanno schizzare alle stelle i costi di produzione.
Al sud il meccanismo del ‘reso’ imposto dalla grande distribuzione penalizza ulteriormente i guadagni.
Una buona parte degli oltre 800 fornai calabresi, nelle scorse ore, ha deciso di occupare la Statale 106, la Ionica, nei pressi della piana di Sibari.
Alla loro serrata si stanno aggiungendo analoghe agitazioni dei colleghi di altre regioni vicine, a partire dalla Sicilia.
C’è anche la Gdo (la Grande distribuzione organizzata) nel mirino dei fornai in agitazione.
Per giunta il pane che non viene venduto nel sud d’Italia viene restituito al produttore.
denunciano i panificatori di Cerchiara.
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Al sud il meccanismo del ‘reso’ imposto dalla grande distribuzione penalizza ulteriormente i guadagni.
Non si può arrivare a fine mese e avere nelle tasche solo le briciole
Una buona parte degli oltre 800 fornai calabresi, nelle scorse ore, ha deciso di occupare la Statale 106, la Ionica, nei pressi della piana di Sibari.
Alla loro serrata si stanno aggiungendo analoghe agitazioni dei colleghi di altre regioni vicine, a partire dalla Sicilia.
Purtroppo, dal primo novembre saremo costretti ad aumentare il prezzo del pane da 3 euro al chilo a 3,80 - riferisce uno dei lavoratori in protesta - Il prezzo della carta e della plastica è aumentato anche del 50 per cento. Un litro di gas oggi costa 1,10 euro, cioè 70 centesimi in più. Per la farina da metà settembre l’aumento è stato di 10 euro al quintale, toccando i 60 euro. E poi la corrente elettrica, e in generale il carovita, che porta, giustamente, i nostri dipendenti a chiedere aumenti di stipendioPotrebbe bastare, ancora non basta.
C’è anche la Gdo (la Grande distribuzione organizzata) nel mirino dei fornai in agitazione.
I supermercati dicono che se aumentiamo il pane di 80 centesimi, la metà dell’aumento va a loro. Altrimenti non ne prendono. Scandaloso
Per giunta il pane che non viene venduto nel sud d’Italia viene restituito al produttore.
Conviene a chi produce pane industriale, perché compra farine meno costose e lavora sulla quantità. Distrugge noi artigiani
denunciano i panificatori di Cerchiara.
Se cediamo 10 chili di pane al rivenditore a 2,20 euro, dovremmo incassare 22 euro. Ma se ne restano invenduti tre chili, in realtà avremo incassato 15,40 euro. Morale: i nostri 10 chili di pane li abbiamo venduti non a 2,20 ma a poco più di 1,50 al chiloFonte
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Forwarded from Evolutamente.it
💳 "CI PAGANO LE PENSIONI": I DANESI HANNO FATTO I CONTI
Da anni il mantra è lo stesso in tutta Europa: serve l'immigrazione perché "ci paga le pensioni". La Danimarca, primo paese europeo per trasparenza dei dati pubblici, ha fatto la verifica che nessun altro governo ha il coraggio di fare. Risultato, dai numeri ufficiali del Ministero delle Finanze di Copenaghen: ogni danese, preso uno per uno, produce un contributo netto di circa 3.000 euro l'anno alle casse dello Stato. Gli immigrati e i loro discendenti dai paesi MENAPT (Medio Oriente, Nord Africa, Pakistan, Turchia) costano in media 16.000 euro l'anno cadauno. Non contribuiscono alla pensione di nessuno: ne consumano cinque.
Facciamo l'aritmetica che nessuno vuole fare ad alta voce: 16.000 diviso 3.000 fa 5,3. Per coprire il costo netto di un solo migrante serve il contributo netto annuo di più di cinque danesi. E le analisi del ministero confermano il disegno complessivo: gli immigrati non-occidentali costano complessivamente alle finanze pubbliche danesi tra i 28 e i 36 miliardi di corone l'anno, mentre quelli occidentali sono un guadagno. Il parametro che decide tutto, spiegano i danesi, è uno solo: l'occupazione. Non il colore della pelle, non la religione: il lavoro. Chi entra e non lavora, qualunque origine abbia, è un prelievo, non un versamento.
E qui viene il punto che riguarda noi più della Danimarca. Quando un deputato tedesco ha chiesto al suo governo federale di calcolare gli stessi numeri per la Germania, la risposta — secondo quanto riferito dall'interpellante — è stata che fare quel calcolo "non sarebbe zielführend": non sarebbe costruttivo, non servirebbe a niente. Il governo più ricco d'Europa sa quanto costa ogni tonnellata di CO2, ogni chilometro di autostrada, ogni pannello solare. Sui costi dell'immigrazione improvvisamente l'aritmetica diventa "non utile". Quando uno Stato rifiuta di misurare qualcosa, non è perché teme che il numero sia sbagliato: è perché sa che è giusto.
La pensione non la paga l'immigrato: la paga chi lavora, di qualunque paese sia. La Danimarca l'ha scritto nero su bianco nei suoi bilanci. Il resto d'Europa ha deciso che scoprirlo "non sarebbe costruttivo". Decide da solo cosa è più offensivo: il numero, o il rifiuto di calcolarlo.
🔗
Folketing — Risposta ufficiale sul contributo netto degli immigrati dai paesi MENAPT
🔗 Finansministeriet — Indvandreres nettobidrag til de offentlige finanser 🔗 finans.dk — Indvandrere er stadig en stor udgift for statskassen
#Danimarca #Immigrazione #Pensioni #Germania
Da anni il mantra è lo stesso in tutta Europa: serve l'immigrazione perché "ci paga le pensioni". La Danimarca, primo paese europeo per trasparenza dei dati pubblici, ha fatto la verifica che nessun altro governo ha il coraggio di fare. Risultato, dai numeri ufficiali del Ministero delle Finanze di Copenaghen: ogni danese, preso uno per uno, produce un contributo netto di circa 3.000 euro l'anno alle casse dello Stato. Gli immigrati e i loro discendenti dai paesi MENAPT (Medio Oriente, Nord Africa, Pakistan, Turchia) costano in media 16.000 euro l'anno cadauno. Non contribuiscono alla pensione di nessuno: ne consumano cinque.
Facciamo l'aritmetica che nessuno vuole fare ad alta voce: 16.000 diviso 3.000 fa 5,3. Per coprire il costo netto di un solo migrante serve il contributo netto annuo di più di cinque danesi. E le analisi del ministero confermano il disegno complessivo: gli immigrati non-occidentali costano complessivamente alle finanze pubbliche danesi tra i 28 e i 36 miliardi di corone l'anno, mentre quelli occidentali sono un guadagno. Il parametro che decide tutto, spiegano i danesi, è uno solo: l'occupazione. Non il colore della pelle, non la religione: il lavoro. Chi entra e non lavora, qualunque origine abbia, è un prelievo, non un versamento.
E qui viene il punto che riguarda noi più della Danimarca. Quando un deputato tedesco ha chiesto al suo governo federale di calcolare gli stessi numeri per la Germania, la risposta — secondo quanto riferito dall'interpellante — è stata che fare quel calcolo "non sarebbe zielführend": non sarebbe costruttivo, non servirebbe a niente. Il governo più ricco d'Europa sa quanto costa ogni tonnellata di CO2, ogni chilometro di autostrada, ogni pannello solare. Sui costi dell'immigrazione improvvisamente l'aritmetica diventa "non utile". Quando uno Stato rifiuta di misurare qualcosa, non è perché teme che il numero sia sbagliato: è perché sa che è giusto.
La pensione non la paga l'immigrato: la paga chi lavora, di qualunque paese sia. La Danimarca l'ha scritto nero su bianco nei suoi bilanci. Il resto d'Europa ha deciso che scoprirlo "non sarebbe costruttivo". Decide da solo cosa è più offensivo: il numero, o il rifiuto di calcolarlo.
🔗
Folketing — Risposta ufficiale sul contributo netto degli immigrati dai paesi MENAPT
🔗 Finansministeriet — Indvandreres nettobidrag til de offentlige finanser 🔗 finans.dk — Indvandrere er stadig en stor udgift for statskassen
#Danimarca #Immigrazione #Pensioni #Germania
fm.dk
Økonomisk Analyse: Indvandreres nettobidrag til de offentlige finanser i 2019 - revideret version (september 2023)
Finansministeriets årlige analyse af indvandreres nettobidrag til de offentlige finanser viser igen i 2019 et fald i de samlede nettoudgifter forbundet med indvandrere og efterkommere.
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Media is too big
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https://t.me/solarireport/4539
L'unica soluzione, finora, per controllare l'IA è spegnere l'elettricità
Riepilogo del terzo trimestre 2026: tendenze e notizie.
Di Catherine Austin Fitts
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Di Catherine Austin Fitts
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