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🇮🇱🤡🇺🇦 ALBANESE CONTRO MENTANA SUGLI ARMAMENTI A KIEV: "QUINDI POTREMMO DARE LE ARMI AI PALESTINESI!"
Il sionista fabbricatore di fake news e doppi standard prima rievoca gli armamenti degli alleati alla resistenza italiana, poi quando gli si fa notare che ci sono più somiglianze tra la resistenza italiana e quella palestinese, piuttosto che con il regime di Kiev, Mentana agita prontamente lo spauracchio di Hamas.
Dovete finire sconfitti, non ci porterete in guerra a combattere per Kiev e la NATO.
Segui 👉@ComitatoDonbass
Il sionista fabbricatore di fake news e doppi standard prima rievoca gli armamenti degli alleati alla resistenza italiana, poi quando gli si fa notare che ci sono più somiglianze tra la resistenza italiana e quella palestinese, piuttosto che con il regime di Kiev, Mentana agita prontamente lo spauracchio di Hamas.
Dovete finire sconfitti, non ci porterete in guerra a combattere per Kiev e la NATO.
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Il Parlamento Europeo CONFERMA che vaccini contro il COVID erano di fatto una roulette russa — e alcuni hanno ricevuto l'iniezione letale.
In un'ammissione sconvolgente che valida ciò che milioni sospettavano, il Parlamento Europeo ha confermato che la distribuzione del vaccino contro il COVID è stata un esperimento calcolato sulle vite umane.
Non tutti hanno ricevuto la stessa formula—alcuni hanno ottenuto una dose a bassa concentrazione di mRNA mentre altri hanno ricevuto ciò che i denuncianti chiamano "l'iniezione letale"—una quantità mortale progettata per eliminare anziché proteggere.
Ma l'inganno va ancora più a fondo—un allarmante ordine procedurale tiene sia la gente che persino i medici senza essere completamente informati. Ci sono due insiemi di dati avversi: uno è quello che le aziende farmaceutiche tengono nascosto, e un altro accuratamente selezionato per il consumo pubblico.
Forse la cosa più incriminante: Secondo Marcel de Graaff del MEP di FVD, l'EMA—l'equivalente di Health Canada—sapeva che i vaccini ARNm né trattano né fermano la trasmissione del COVID-19.
Peggio ancora, hanno nascosto prove che le persone vaccinate erano ANCORA PIÙ propense a contrarre il virus.
Questo non è solo uno scandalo medico—è un crimine contro l'umanità. ⚔️🔥
Segui➡️ 🌐 t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥 💥
(nel post seguente disegnino esplicativo)👇 👇 👇
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Il Parlamento Europeo CONFERMA che vaccini contro il COVID erano di fatto una roulette russa — e alcuni hanno ricevuto l'iniezione letale.
In un'ammissione sconvolgente che valida ciò che milioni sospettavano, il Parlamento Europeo ha confermato che la distribuzione del vaccino contro il COVID è stata un esperimento calcolato sulle vite umane.
Non tutti hanno ricevuto la stessa formula—alcuni hanno ottenuto una dose a bassa concentrazione di mRNA mentre altri hanno ricevuto ciò che i denuncianti chiamano "l'iniezione letale"—una quantità mortale progettata per eliminare anziché proteggere.
Ma l'inganno va ancora più a fondo—un allarmante ordine procedurale tiene sia la gente che persino i medici senza essere completamente informati. Ci sono due insiemi di dati avversi: uno è quello che le aziende farmaceutiche tengono nascosto, e un altro accuratamente selezionato per il consumo pubblico.
Forse la cosa più incriminante: Secondo Marcel de Graaff del MEP di FVD, l'EMA—l'equivalente di Health Canada—sapeva che i vaccini ARNm né trattano né fermano la trasmissione del COVID-19.
Peggio ancora, hanno nascosto prove che le persone vaccinate erano ANCORA PIÙ propense a contrarre il virus.
Questo non è solo uno scandalo medico—è un crimine contro l'umanità. ⚔️🔥
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Elena Basile:
Ma la campagna mediatica di Israele è iniziata molto tempo fa ed ha attecchito. Perché, insomma, ve lo devo dire io, c'è una buona parte di liberali, di moderati, di persone per bene, persone per bene che credono veramente che quanto sta succedendo in Palestina sia dovuto al fatto che si sia negato ad Israele il diritto di esistere. Lo dicono in buona fede, ma perché c'è dietro cosa? Il Liberal Order. È lo stesso Liberal Order che ci fa credere, anzi che fa manifestare anche la sinistra, quando l'Iran è attaccato dagli americani e dagli israeliani, anche la sinistra manifesta per liberare le donne italiane dal regime! Questo è il Liberal Order, e la capacità del poliziotto buono di plasmare le menti con suprematismo bianco, con doppi standard e con questa giustificazione fondamentale: "Noi Occidente poi in fondo vogliamo il bene". Se non ci fosse questa propaganda mediatica, noi non staremmo a questo punto.
fonte: https://www.youtube.com/watch?v=zhMv3YAHJsY
Ma la campagna mediatica di Israele è iniziata molto tempo fa ed ha attecchito. Perché, insomma, ve lo devo dire io, c'è una buona parte di liberali, di moderati, di persone per bene, persone per bene che credono veramente che quanto sta succedendo in Palestina sia dovuto al fatto che si sia negato ad Israele il diritto di esistere. Lo dicono in buona fede, ma perché c'è dietro cosa? Il Liberal Order. È lo stesso Liberal Order che ci fa credere, anzi che fa manifestare anche la sinistra, quando l'Iran è attaccato dagli americani e dagli israeliani, anche la sinistra manifesta per liberare le donne italiane dal regime! Questo è il Liberal Order, e la capacità del poliziotto buono di plasmare le menti con suprematismo bianco, con doppi standard e con questa giustificazione fondamentale: "Noi Occidente poi in fondo vogliamo il bene". Se non ci fosse questa propaganda mediatica, noi non staremmo a questo punto.
fonte: https://www.youtube.com/watch?v=zhMv3YAHJsY
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Elena Basile:
Ora a me spiace perché in televisione, nel mainstream, a volte anche sul Manifesto, non viene mai pronunciata la parola "lobby di Israele", quasi come se fosse un concetto complottista e non un fattore di cui bisogna tener conto nell'analisi geopolitica della situazione mediorientale.
Questa lobby di Israele, per carità, le lobby sono tutte legittime in America le lobby sono legittime. Il problema di questa lobby di Israele che è formata dagli evangelici, dai cristiani sionisti e non solo dagli ebrei e che con la finanziarizzazione dell'economia ha acquisito strumenti finanziari tali da condizionare la politica americana contro gli interessi dell'America, e la nostra politica europea.
E quindi quando ci troviamo di fronte a una lobby che condiziona, avendo in mente un progetto che secondo noi è criminale, che è quello del Grande Israele, no? Grande Israele significa genocidio, significa attacco agli stati, annientamento dell'Iran, che è il rivale, il rivale storico di Israele.
➡️fonte⬅️
Ora a me spiace perché in televisione, nel mainstream, a volte anche sul Manifesto, non viene mai pronunciata la parola "lobby di Israele", quasi come se fosse un concetto complottista e non un fattore di cui bisogna tener conto nell'analisi geopolitica della situazione mediorientale.
Questa lobby di Israele, per carità, le lobby sono tutte legittime in America le lobby sono legittime. Il problema di questa lobby di Israele che è formata dagli evangelici, dai cristiani sionisti e non solo dagli ebrei e che con la finanziarizzazione dell'economia ha acquisito strumenti finanziari tali da condizionare la politica americana contro gli interessi dell'America, e la nostra politica europea.
E quindi quando ci troviamo di fronte a una lobby che condiziona, avendo in mente un progetto che secondo noi è criminale, che è quello del Grande Israele, no? Grande Israele significa genocidio, significa attacco agli stati, annientamento dell'Iran, che è il rivale, il rivale storico di Israele.
➡️fonte⬅️
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Elena Basile:
Tutti i leader europei attaccano Trump per poi di fatto obbedire agli interessi dei neoconservatori americani che vogliono una NATO europea.
E quindi, se noi non ci rendiamo conto che gli stessi che compiono il genocidio a Gaza sono quelli che hanno assecondato lo sterminio degli ucraini, di un paese che ormai è fallito, hanno pompato il nazionalismo neonazista presente in Ucraina, e questa non è propaganda putiniana, è la verità dei fatti. Non a caso Bandera è un mito del nazionalismo ucraino.
Se non ci rendiamo conto che c'è stata una trasformazione di un paese in piattaforma d'assalto contro la Russia per interessi di Washington, ebbene, a questo punto non avremmo capito nulla. Faremmo il gioco del poliziotto buono che ci dirà: "sì sì, va bene, però Netanyahu è un po' eccessivo, e sì, noi lo condanniamo, condanniamo Netanyahu, però la Russia, Putin è come Netanyahu" . In questo modo capovolgono un'analisi della politica internazionale che invece deve capovolgere la narrativa.
➡️fonte⬅️
Tutti i leader europei attaccano Trump per poi di fatto obbedire agli interessi dei neoconservatori americani che vogliono una NATO europea.
E quindi, se noi non ci rendiamo conto che gli stessi che compiono il genocidio a Gaza sono quelli che hanno assecondato lo sterminio degli ucraini, di un paese che ormai è fallito, hanno pompato il nazionalismo neonazista presente in Ucraina, e questa non è propaganda putiniana, è la verità dei fatti. Non a caso Bandera è un mito del nazionalismo ucraino.
Se non ci rendiamo conto che c'è stata una trasformazione di un paese in piattaforma d'assalto contro la Russia per interessi di Washington, ebbene, a questo punto non avremmo capito nulla. Faremmo il gioco del poliziotto buono che ci dirà: "sì sì, va bene, però Netanyahu è un po' eccessivo, e sì, noi lo condanniamo, condanniamo Netanyahu, però la Russia, Putin è come Netanyahu" . In questo modo capovolgono un'analisi della politica internazionale che invece deve capovolgere la narrativa.
➡️fonte⬅️
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Media is too big
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Alex Krainer: le privatizzazioni in Russia e gli oligarchi
fonte (VIDEO FANTASTICO !!!) https://www.youtube.com/watch?v=-skoC4_X8tg
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Media is too big
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Alex Krainer:
Scommetto che ovunque il sangue umano scorra a fiumi, troverete i servizi segreti britannici, il British Council, le ONG britanniche, le organizzazioni benefiche britanniche coinvolti in modo molto molto profondo e gli Stati Uniti entrano in campo in modo ben visibile solo quando arriva il momento di usare la forza bruta. Quindi gli americani arrivano con le bombe più grandi e cominciano a sganciarle. Ma di solito a quel punto i britannici sono già coinvolti da anni. Se non da decenni, Siria, Myanmar, Somalia sono coinvolti in tutti questi luoghi e cercano sempre di apparire neutrali. E quando leggete i documenti strategici di, sapete ambienti come Policy Exchange, Chatam House e così via, vedete che in sostanza ciò che che accade in ste diverse parti del mondo corrisponde quasi esattamente al quadro elaborato e deciso a Londra. persino la guerra con l'Iran. troverete un documento intitolato, credo: "La Gran Bretagna e la guerra con l'Iran"
Scommetto che ovunque il sangue umano scorra a fiumi, troverete i servizi segreti britannici, il British Council, le ONG britanniche, le organizzazioni benefiche britanniche coinvolti in modo molto molto profondo e gli Stati Uniti entrano in campo in modo ben visibile solo quando arriva il momento di usare la forza bruta. Quindi gli americani arrivano con le bombe più grandi e cominciano a sganciarle. Ma di solito a quel punto i britannici sono già coinvolti da anni. Se non da decenni, Siria, Myanmar, Somalia sono coinvolti in tutti questi luoghi e cercano sempre di apparire neutrali. E quando leggete i documenti strategici di, sapete ambienti come Policy Exchange, Chatam House e così via, vedete che in sostanza ciò che che accade in ste diverse parti del mondo corrisponde quasi esattamente al quadro elaborato e deciso a Londra. persino la guerra con l'Iran. troverete un documento intitolato, credo: "La Gran Bretagna e la guerra con l'Iran"
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Le belle parole di Alex Krainer su Jeffrey Sachs:
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Alex Krainer:
Sà, i colloqui di Ginevra, il protocollo di Minsk 1, il protocollo di Minsk 2 hanno dato alla pace ogni possibilità immaginabile. E se siamo finiti in guerra è stato perché le potenze occidentali l'avevano deciso in anticipo. Volevano un conflitto, nient'altro. volevano un conflitto. Beh, sa, le potenze occidentali preferirebbero prendere il controllo del Cremlino senza un conflitto, ma non è possibile.
Quindi vogliono indebolire la Russia, mantenerla dissanguata militarmente sul campo e sul piano economico e così via, nella speranza di riuscire a rovesciare il governo di Mosca e di poter assumere il controllo politico del paese.
E quindi il giudizio della storia favorirà chiaramente la Russia come parte responsabile, come artefice di pace. E quindi forse questa è più la profonda saggezza dell'esperienza millenaria della Russia nel suo rapporto con l'Occidente, piuttosto che ingenuità.
Sà, i colloqui di Ginevra, il protocollo di Minsk 1, il protocollo di Minsk 2 hanno dato alla pace ogni possibilità immaginabile. E se siamo finiti in guerra è stato perché le potenze occidentali l'avevano deciso in anticipo. Volevano un conflitto, nient'altro. volevano un conflitto. Beh, sa, le potenze occidentali preferirebbero prendere il controllo del Cremlino senza un conflitto, ma non è possibile.
Quindi vogliono indebolire la Russia, mantenerla dissanguata militarmente sul campo e sul piano economico e così via, nella speranza di riuscire a rovesciare il governo di Mosca e di poter assumere il controllo politico del paese.
E quindi il giudizio della storia favorirà chiaramente la Russia come parte responsabile, come artefice di pace. E quindi forse questa è più la profonda saggezza dell'esperienza millenaria della Russia nel suo rapporto con l'Occidente, piuttosto che ingenuità.
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Fronte Sovranista (di 🇷🇺KasperCarlo🇵🇸) - canale anti imperialista, anti sionista & pro Pal -
https://x.com/itsmeback_/status/2106681352250617893
Argomento affrontato tempo fa anche dal prof. Marco Cosentino: https://t.me/MarCosent/4921
Telegram
Marco Cosentino
REMEMBER WHEN WE WERE YOUNG 🌺🌺🌺
https://www.youtube.com/watch?v=hef9UEHQisY
E' notizia di poche ore fa la pubblicazione di un'importante revisione Cochrane sull'efficacia e la sicurezza degli ormai tantissimi anticorpi monoclonali che in questi anni sono…
https://www.youtube.com/watch?v=hef9UEHQisY
E' notizia di poche ore fa la pubblicazione di un'importante revisione Cochrane sull'efficacia e la sicurezza degli ormai tantissimi anticorpi monoclonali che in questi anni sono…
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Ci prendono per scemi
Di Marco Travaglio
Siccome la “guerra ibrida” esige qualche straccio di prova (per ora mai visto) per dichiarare la terza guerra mondiale, il nuovo ordine di scuderia è chiamarla “guerra ombra”. Che, essendo ombra, non si vede e non richiede neppure la fatica di dimostrarla. Rutte, il portaombrelli di Trump fresco di premio Pace di Vestfalia dalle mani di Merz, spiega come fare in caso di incidenti di matrice ignota: “Avete sentito il Comandante supremo alleato dire: ‘Ehi, quando potete, quando siete sicuri o quasi sicuri che siano i russi, attribuitelo ai russi’, come ha fatto oggi l’Estonia. Lo apprezzo”. Tipo quando i lituani lanciarono l’allarme droni russi, i caccia Nato si alzarono per abbatterli, poi si scoprì che erano uccelli. O quando Zelensky disse che due missili caduti in Polonia erano russi e invocò l’articolo 5 Nato, cioè la guerra mondiale, peccato che fossero ucraini. O quando il polacco Tusk accusò i droni russi di aver distrutto il tetto di una casa a Lublino, ma era stato un missile polacco. Uno si alza, grida “al russo al russo”, la notizia diventa “quasi sicura”, si dichiara guerra a Putin e poi, se qualcuno sopravvive, scopre che non era vero niente.
Ogni giorno questi pazzi criminali ci mettono alla prova, per vedere fin dove arriva la nostra creduloneria e può spingersi la loro propaganda. Ora è la vecchina ucraina che “disattiva un drone russo a mani nude” (forse parente di quella che nel 2022 abbatté un drone russo lanciando un barattolo di cetrioli o di pomodori dal balcone). Ora è il copilota jihadista dell’aereo FlyDubai che accoltella il comandante, ma viene prontamente ammanettato coi cavi degli auricolari (di acciaio inox o filo spinato, si presume) di un eroico passeggero. Ora sono i russi che in Ucraina combattono con le pale del 1869, le dita al posto delle baionette e gli homeless jacuti ubriachi a dorso di mulo, però ora invadono l’Europa almeno fino a Lisbona. E poi c’è Putin, che è contemporaneamente astutissimo perché trucca tutte le elezioni dell’orbe terracqueo vinte dai filo-russi e perse dagli anti-riarmisti; ma anche stupidissimo, perché ogni giorno semina attacchi ibridi, anzi “ombra” in tutta l’Ue portando acqua al mulino dei riarmisti russofobi. Ora, per dire, pianifica attacchi a Italia, Francia, Spagna in piena campagna elettorale, danneggiando i partiti che negano la minaccia russa; e intanto si danna l’anima per manipolare le elezioni a loro favore. E persino le primarie del Campo largo. I suoi hacker sono già pronti a votare in massa Conte, ma al Cremlino prende piede la corrente riformista che preferirebbe un trionfo di Gori o Ruffini o Maraio, così poi tutti si chiederebbero chi minchia siano Gori, Ruffini e Maraio. E nessuno ci capirebbe più niente. È il bello della “guerra ombra”: vale tutto.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
Di Marco Travaglio
Siccome la “guerra ibrida” esige qualche straccio di prova (per ora mai visto) per dichiarare la terza guerra mondiale, il nuovo ordine di scuderia è chiamarla “guerra ombra”. Che, essendo ombra, non si vede e non richiede neppure la fatica di dimostrarla. Rutte, il portaombrelli di Trump fresco di premio Pace di Vestfalia dalle mani di Merz, spiega come fare in caso di incidenti di matrice ignota: “Avete sentito il Comandante supremo alleato dire: ‘Ehi, quando potete, quando siete sicuri o quasi sicuri che siano i russi, attribuitelo ai russi’, come ha fatto oggi l’Estonia. Lo apprezzo”. Tipo quando i lituani lanciarono l’allarme droni russi, i caccia Nato si alzarono per abbatterli, poi si scoprì che erano uccelli. O quando Zelensky disse che due missili caduti in Polonia erano russi e invocò l’articolo 5 Nato, cioè la guerra mondiale, peccato che fossero ucraini. O quando il polacco Tusk accusò i droni russi di aver distrutto il tetto di una casa a Lublino, ma era stato un missile polacco. Uno si alza, grida “al russo al russo”, la notizia diventa “quasi sicura”, si dichiara guerra a Putin e poi, se qualcuno sopravvive, scopre che non era vero niente.
Ogni giorno questi pazzi criminali ci mettono alla prova, per vedere fin dove arriva la nostra creduloneria e può spingersi la loro propaganda. Ora è la vecchina ucraina che “disattiva un drone russo a mani nude” (forse parente di quella che nel 2022 abbatté un drone russo lanciando un barattolo di cetrioli o di pomodori dal balcone). Ora è il copilota jihadista dell’aereo FlyDubai che accoltella il comandante, ma viene prontamente ammanettato coi cavi degli auricolari (di acciaio inox o filo spinato, si presume) di un eroico passeggero. Ora sono i russi che in Ucraina combattono con le pale del 1869, le dita al posto delle baionette e gli homeless jacuti ubriachi a dorso di mulo, però ora invadono l’Europa almeno fino a Lisbona. E poi c’è Putin, che è contemporaneamente astutissimo perché trucca tutte le elezioni dell’orbe terracqueo vinte dai filo-russi e perse dagli anti-riarmisti; ma anche stupidissimo, perché ogni giorno semina attacchi ibridi, anzi “ombra” in tutta l’Ue portando acqua al mulino dei riarmisti russofobi. Ora, per dire, pianifica attacchi a Italia, Francia, Spagna in piena campagna elettorale, danneggiando i partiti che negano la minaccia russa; e intanto si danna l’anima per manipolare le elezioni a loro favore. E persino le primarie del Campo largo. I suoi hacker sono già pronti a votare in massa Conte, ma al Cremlino prende piede la corrente riformista che preferirebbe un trionfo di Gori o Ruffini o Maraio, così poi tutti si chiederebbero chi minchia siano Gori, Ruffini e Maraio. E nessuno ci capirebbe più niente. È il bello della “guerra ombra”: vale tutto.
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di Pierfilippo Fazio (su Trump):
Trump non è un incidente della storia. È il suo sedimento. Quando una repubblica smette di distinguere il comando dalla rapina, il mercato dalla frode e la forza dalla vendetta, produce un uomo che incarna senza vergogna ciò che le élite praticavano già.Trump non ha inventato nulla. Ha tolto il velo.
Lo si presenta come outsider. È l’opposto. È il prodotto più fedele di una classe che privatizza il guadagno e socializza il disastro, che bombarda in nome della democrazia e negozia in nome del petrolio, che predica il merito e trasmette l’eredità. Trump ha soltanto reso osceno ciò che era già ordinario. L’oscenità, in politica, non è un difetto quando coincide con l’interesse.
Si dice uomo d’affari. È una truffa semantica. Fallimenti seriali ribattezzati genio, debiti scaricati sui creditori, marchi venduti come imprese, cause perse trasformate in persecuzione: non è capitalismo. È parassitismo con il microfono acceso. Il talento di Trump non sta nel costruire. Sta nel convincere gli altri che il proprio saccheggio sia il loro riscatto.
Si dice patriota. Il patriottismo, nella sua bocca, è un inventario. Basi, dazi, muri, alleati spremuti, nemici scelti secondo la convenienza del momento. Per Trump la nazione non è una comunità. È un marchio. Chi parla di grandezza mentre tratta le istituzioni come pertinenze personali non ama il paese. Lo occupa.
Si dice duro. La durezza, in Trump, è il nome educato della crudeltà verso chi non può restituire il colpo. Il migrante, il povero, il prigioniero, il giornalista scomodo, l’alleato minore: tutti diventano scenografia. La forza vera si misura sul potente. La sua si esercita sul debole, e per questo viene applaudita come coraggio.
Si dice vittima. Nessuna figura pubblica contemporanea ha monetizzato meglio il lamento. Ogni sconfitta di Trump è complotto, ogni critica è censura, ogni condanna è prova di innocenza. Il persecutore si traveste da perseguitato e il gregge, già addestrato a confondere il risentimento con la verità, gli crede. Non perché le prove manchino. Perché le prove non contano più.
Il linguaggio è il primo territorio conquistato. Frasi corte, insulti ripetuti, soprannomi al posto degli argomenti, la menzogna detta abbastanza volte da diventare clima. Trump non persuade. Abitua. E l’abitudine, in una democrazia stanca, vale più della dimostrazione. Chi non regge la complessità trova in lui il permesso di non pensarci.
Non è solo. Questo è il punto che i suoi nemici eleganti rifiutano. Milioni non sono stati ipnotizzati da Trump. Hanno riconosciuto, in quella volgarità, la propria. Hanno visto un uomo che non chiede di essere migliore, che non esige sacrificio se non quello altrui, che converte l’umiliazione subita in licenza di umiliare. Il patto è chiaro: io vi autorizzo al rancore, voi mi autorizzate al potere.
Le istituzioni non l’hanno fermato perché non erano fatte per fermare uno dei loro quando parla la lingua della piazza. Congressi compiacenti, corti calcolatrici, donatori che prima disprezzavano Trump e poi lo finanziavano, media che lo denunciavano mentre ne vivevano: ognuno ha trovato la propria ragione per inchinarsi. La resistenza è arrivata tardi, e spesso solo quando il danno toccava la propria rendita.
Lo si chiama anomalia per salvare la norma. È il contrario. Trump è la norma senza trucco. Guerre senza fine vendute come sicurezza, disuguaglianza venduta come libertà, corruzione venduta come realismo: tutto questo precedeva il suo nome. Lui ha soltanto dimostrato che si poteva dirlo ad alta voce, con la cravatta slacciata, e vincere lo stesso.
La posterità non assolverà Trump perché era grottesco. Il grottesco non è un argomento. Lo giudicherà per ciò che ha normalizzato: l’idea che la legge valga per gli altri, che la verità sia un’opinione del più forte, che la lealtà conti più della competenza, che il disprezzo sia una politica. Un paese può sopravvivere a Trump. Più difficile è sopravvivere al pubblico che ha deciso di meritarlo.
https://x.com/Pierfil99385506/status/2107828422118392219?s=20
Trump non è un incidente della storia. È il suo sedimento. Quando una repubblica smette di distinguere il comando dalla rapina, il mercato dalla frode e la forza dalla vendetta, produce un uomo che incarna senza vergogna ciò che le élite praticavano già.Trump non ha inventato nulla. Ha tolto il velo.
Lo si presenta come outsider. È l’opposto. È il prodotto più fedele di una classe che privatizza il guadagno e socializza il disastro, che bombarda in nome della democrazia e negozia in nome del petrolio, che predica il merito e trasmette l’eredità. Trump ha soltanto reso osceno ciò che era già ordinario. L’oscenità, in politica, non è un difetto quando coincide con l’interesse.
Si dice uomo d’affari. È una truffa semantica. Fallimenti seriali ribattezzati genio, debiti scaricati sui creditori, marchi venduti come imprese, cause perse trasformate in persecuzione: non è capitalismo. È parassitismo con il microfono acceso. Il talento di Trump non sta nel costruire. Sta nel convincere gli altri che il proprio saccheggio sia il loro riscatto.
Si dice patriota. Il patriottismo, nella sua bocca, è un inventario. Basi, dazi, muri, alleati spremuti, nemici scelti secondo la convenienza del momento. Per Trump la nazione non è una comunità. È un marchio. Chi parla di grandezza mentre tratta le istituzioni come pertinenze personali non ama il paese. Lo occupa.
Si dice duro. La durezza, in Trump, è il nome educato della crudeltà verso chi non può restituire il colpo. Il migrante, il povero, il prigioniero, il giornalista scomodo, l’alleato minore: tutti diventano scenografia. La forza vera si misura sul potente. La sua si esercita sul debole, e per questo viene applaudita come coraggio.
Si dice vittima. Nessuna figura pubblica contemporanea ha monetizzato meglio il lamento. Ogni sconfitta di Trump è complotto, ogni critica è censura, ogni condanna è prova di innocenza. Il persecutore si traveste da perseguitato e il gregge, già addestrato a confondere il risentimento con la verità, gli crede. Non perché le prove manchino. Perché le prove non contano più.
Il linguaggio è il primo territorio conquistato. Frasi corte, insulti ripetuti, soprannomi al posto degli argomenti, la menzogna detta abbastanza volte da diventare clima. Trump non persuade. Abitua. E l’abitudine, in una democrazia stanca, vale più della dimostrazione. Chi non regge la complessità trova in lui il permesso di non pensarci.
Non è solo. Questo è il punto che i suoi nemici eleganti rifiutano. Milioni non sono stati ipnotizzati da Trump. Hanno riconosciuto, in quella volgarità, la propria. Hanno visto un uomo che non chiede di essere migliore, che non esige sacrificio se non quello altrui, che converte l’umiliazione subita in licenza di umiliare. Il patto è chiaro: io vi autorizzo al rancore, voi mi autorizzate al potere.
Le istituzioni non l’hanno fermato perché non erano fatte per fermare uno dei loro quando parla la lingua della piazza. Congressi compiacenti, corti calcolatrici, donatori che prima disprezzavano Trump e poi lo finanziavano, media che lo denunciavano mentre ne vivevano: ognuno ha trovato la propria ragione per inchinarsi. La resistenza è arrivata tardi, e spesso solo quando il danno toccava la propria rendita.
Lo si chiama anomalia per salvare la norma. È il contrario. Trump è la norma senza trucco. Guerre senza fine vendute come sicurezza, disuguaglianza venduta come libertà, corruzione venduta come realismo: tutto questo precedeva il suo nome. Lui ha soltanto dimostrato che si poteva dirlo ad alta voce, con la cravatta slacciata, e vincere lo stesso.
La posterità non assolverà Trump perché era grottesco. Il grottesco non è un argomento. Lo giudicherà per ciò che ha normalizzato: l’idea che la legge valga per gli altri, che la verità sia un’opinione del più forte, che la lealtà conti più della competenza, che il disprezzo sia una politica. Un paese può sopravvivere a Trump. Più difficile è sopravvivere al pubblico che ha deciso di meritarlo.
https://x.com/Pierfil99385506/status/2107828422118392219?s=20
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Pierfilippo Fazio (@Pierfil99385506) on X
Trump non è un incidente della storia. È il suo sedimento. Quando una repubblica smette di distinguere il comando dalla rapina, il mercato dalla frode e la forza dalla vendetta, produce un uomo ch…
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di Pierfilippo Fazio su X
La lobby pro-Israele in Italia non persuade. Compra il silenzio e affitta la rispettabilità. Ha sedi, bilanci, registri a Bruxelles e un solo prodotto: la ratifica. Chi non firma viene marchiato.
A Bruxelles, da vent’anni, una ventina di gruppi di pressione filo-israeliani lavorano a libro paga della stessa causa. ELNET si presenta senza vergogna come la lobby pro-Israele più influente d’Europa. Dal 2023 ha una affiliata a Roma e un satellite a Milano. Dialoghi strategici, briefing, solidarity missions: nel febbraio 2024 diciassette parlamentari europei, italiani compresi, più giornalisti, scaricati in Israele a spese della rete. Voli, generali, narrazione unica. Non è diplomazia. È indottrinamento con ricevuta.
Accanto, il Transatlantic Institute, costola dell’AJC, e il club annesso, il TFI. Una trentina di europarlamentari italiani, maggioranza e opposizione nella stessa foto. L’AJC, dal 2005, ha versato decine di milioni di dollari sulle istituzioni europee. Il metodo è volgare e funziona: viaggio pagato, pranzo, accesso, cooptazione. Si torna con l’occupazione ribattezzata sicurezza, le colonie ribattezzate fatti sul terreno, Gaza ridotta a un problema di Hamas. Il diritto che Roma invoca contro Mosca, qui si archivia.
La porta girevole non è uno scandalo. È l’organigramma. Chi ieri sedeva nel direttivo di queste reti, oggi firma la politica estera della Repubblica. In Italia il calco è identico: gruppi di amicizia con la Knesset, federazioni Italia-Israele, targhe consegnate in aula. Una, alla Camera, portava tra i patrocinatori l’IDSF, rete di ex militari che promuove l’insediamento in Cisgiordania. Il premio all’occupazione, timbrato dall’istituzione.
Poi viene il ricatto linguistico. La definizione IHRA, spinta in Parlamento, serve a trasformare la critica allo Stato in odio antiebraico. L’antisemitismo vero, cresciuto dopo il 7 ottobre, è reale e va colpito. La formula lo sequestra. Lo spende per coprire assedio, colonie, bombardamenti su aree civili. La Shoah, incommensurabile, viene messa a bilancio di un governo. È la profanazione più utile del repertorio: chi obietta non discute una politica, offende i morti.
Sui media non c’è bavaglio. C’è gerarchia dell’empatia. Vittime israeliane con nome e biografia. Vittime palestinesi in cifra contestata e correità presunta. Escalation se reagisce l’occupato, operazione se colpisce l’occupante. Accesso e carriera premiano una sola lettura. Il resto è rumore.
Il risultato è subordinazione chiamata amicizia. La lobby non vuole il dibattito. Vuole la firma. E l’ottiene con la fattura, il biglietto aereo e la minaccia di essere chiamati antisemiti. Il resto è contabilità.
La lobby pro-Israele in Italia non persuade. Compra il silenzio e affitta la rispettabilità. Ha sedi, bilanci, registri a Bruxelles e un solo prodotto: la ratifica. Chi non firma viene marchiato.
A Bruxelles, da vent’anni, una ventina di gruppi di pressione filo-israeliani lavorano a libro paga della stessa causa. ELNET si presenta senza vergogna come la lobby pro-Israele più influente d’Europa. Dal 2023 ha una affiliata a Roma e un satellite a Milano. Dialoghi strategici, briefing, solidarity missions: nel febbraio 2024 diciassette parlamentari europei, italiani compresi, più giornalisti, scaricati in Israele a spese della rete. Voli, generali, narrazione unica. Non è diplomazia. È indottrinamento con ricevuta.
Accanto, il Transatlantic Institute, costola dell’AJC, e il club annesso, il TFI. Una trentina di europarlamentari italiani, maggioranza e opposizione nella stessa foto. L’AJC, dal 2005, ha versato decine di milioni di dollari sulle istituzioni europee. Il metodo è volgare e funziona: viaggio pagato, pranzo, accesso, cooptazione. Si torna con l’occupazione ribattezzata sicurezza, le colonie ribattezzate fatti sul terreno, Gaza ridotta a un problema di Hamas. Il diritto che Roma invoca contro Mosca, qui si archivia.
La porta girevole non è uno scandalo. È l’organigramma. Chi ieri sedeva nel direttivo di queste reti, oggi firma la politica estera della Repubblica. In Italia il calco è identico: gruppi di amicizia con la Knesset, federazioni Italia-Israele, targhe consegnate in aula. Una, alla Camera, portava tra i patrocinatori l’IDSF, rete di ex militari che promuove l’insediamento in Cisgiordania. Il premio all’occupazione, timbrato dall’istituzione.
Poi viene il ricatto linguistico. La definizione IHRA, spinta in Parlamento, serve a trasformare la critica allo Stato in odio antiebraico. L’antisemitismo vero, cresciuto dopo il 7 ottobre, è reale e va colpito. La formula lo sequestra. Lo spende per coprire assedio, colonie, bombardamenti su aree civili. La Shoah, incommensurabile, viene messa a bilancio di un governo. È la profanazione più utile del repertorio: chi obietta non discute una politica, offende i morti.
Sui media non c’è bavaglio. C’è gerarchia dell’empatia. Vittime israeliane con nome e biografia. Vittime palestinesi in cifra contestata e correità presunta. Escalation se reagisce l’occupato, operazione se colpisce l’occupante. Accesso e carriera premiano una sola lettura. Il resto è rumore.
Il risultato è subordinazione chiamata amicizia. La lobby non vuole il dibattito. Vuole la firma. E l’ottiene con la fattura, il biglietto aereo e la minaccia di essere chiamati antisemiti. Il resto è contabilità.
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Cito un'analisi dura di origine francese con la consapevolezza che a breve sarà applicabile anche in Italia:
<<La Francia per decenni ha importato e allevato generazioni di persone che, nella pratica, non servono a niente se non a vivere alle spalle degli altri, fare rumore e aggressioni. I giovani Neri delle banlieue non sono “giovani problematici” o “vittime del sistema”. Sono un prodotto che semplicemente non funziona nella società europea. I capi azienda lo dicono da anni a porte chiuse: sono inimpiegabili. Non perché qualcuno li discrimini. Perché nel momento in cui si presentano sul posto di lavoro, inizia il circo. Zero disciplina, pretese costanti, disprezzo per i Bianchi, zero rispetto di base, vuoto intellettuale e prontezza al conflitto per il minimo pretesto.
I capi, gli imprenditori francesi, lo dicono chiaro dietro le porte chiuse: nel secondo in cui aprono bocca o mettono piede nei locali dell’azienda, sai già che ci sarà un problema. Aggressione, zero cultura del lavoro, zero disciplina, zero rispetto, zero competenze sociali di base. Il team si rifiuta di lavorare con loro. Tirocinanti? Non li prendono nemmeno per una settimana perché è un rischio. Gli unici che assumono ancora sono i figli dei loro stessi dipendenti. Non si tratta di “quartieri poveri” o “istruzione inadeguata”. Si tratta di un prodotto culturale: un ambiente dominato dalla cultura di strada, disprezzo per il lavoro, disprezzo per i francesi, un culto della violenza e un permanente senso di pretesa. Lo stato ci mette sopra il welfare a vita e un’ideologia multiculturale che vieta di chiamare il problema col suo nome.
Guardate le foto della Francia che stanno inondando i social media in questo momento. Bande di giovani Neri con il medio alzato, facce stravolte, felpe con cappuccio, che si comportano come un branco mezzo selvaggio che ha appena rivendicato un territorio. Non è un incidente. È il loro modo naturale di essere. Cultura di strada, culto della violenza, disprezzo per il lavoro, l'eterno sentimento che il mondo gli debba qualcosa. Per decenni lo stato francese ha nutrito tutto questo con sussidi, ideologia e un divieto assoluto di dire la verità. Il risultato è esattamente quello che vedete: masse di persone che non possono e non vogliono funzionare secondo le regole della civiltà che li ha accolti.
C’erano metodi che funzionavano. Duri, brutali, efficaci. Quartieri disciplinari, la Legione Straniera, gerarchia vera e conseguenze vere. Da materiale simile tiravano fuori persone capaci di almeno una disciplina minima. Funzionava perché nessuno giocava a “capire” e “empatia”. C’era solo la volontà di spezzare l’educazione sbagliata. Oggi quella volontà è sparita. Al suo posto abbiamo politici, giudici e media codardi che preferiscono guardare le loro città trasformarsi in zone dove un uomo Bianco è uno straniero piuttosto che ammettere che l’importazione di massa di una popolazione con predisposizioni medie diametralmente inferiori e una cultura diametralmente diversa porta a una catastrofe irreversibile. Gente che spesso ha un QI sotto i 50.
Non si tratta di “integrazione”. Integrarsi con qualcosa che da sé produce aggressione, pretesa e mediocrità intellettuale su scala di massa è un’illusione. Più ne arrivano, più la società francese deve arretrare, fingere e pagare.
Le aziende li evitano come la peste. Le persone normali dalle stesse origini vengono colpite dallo stesso stereotipo perché la maggioranza semplicemente non funziona. E l’intero strato del potere, invece di risolvere il problema, è occupato a proteggere la menzogna.
O torna la mano dura, la selezione e la rimozione di questo rifiuto Nero inadatto, o la Francia continuerà ad affondare sotto il peso di gente-scimmia che non sarà mai in grado di funzionare al suo livello. E non c’è tragedia in questo. C’è solo conseguenza. E quella conseguenza è l’estinzione della razza Bianca. Una questione di tempo.>> (cit.)
Via Pierfrancesco Bardicchia
https://x.com/itsmeback_/status/2107393486957764833?s=20
<<La Francia per decenni ha importato e allevato generazioni di persone che, nella pratica, non servono a niente se non a vivere alle spalle degli altri, fare rumore e aggressioni. I giovani Neri delle banlieue non sono “giovani problematici” o “vittime del sistema”. Sono un prodotto che semplicemente non funziona nella società europea. I capi azienda lo dicono da anni a porte chiuse: sono inimpiegabili. Non perché qualcuno li discrimini. Perché nel momento in cui si presentano sul posto di lavoro, inizia il circo. Zero disciplina, pretese costanti, disprezzo per i Bianchi, zero rispetto di base, vuoto intellettuale e prontezza al conflitto per il minimo pretesto.
I capi, gli imprenditori francesi, lo dicono chiaro dietro le porte chiuse: nel secondo in cui aprono bocca o mettono piede nei locali dell’azienda, sai già che ci sarà un problema. Aggressione, zero cultura del lavoro, zero disciplina, zero rispetto, zero competenze sociali di base. Il team si rifiuta di lavorare con loro. Tirocinanti? Non li prendono nemmeno per una settimana perché è un rischio. Gli unici che assumono ancora sono i figli dei loro stessi dipendenti. Non si tratta di “quartieri poveri” o “istruzione inadeguata”. Si tratta di un prodotto culturale: un ambiente dominato dalla cultura di strada, disprezzo per il lavoro, disprezzo per i francesi, un culto della violenza e un permanente senso di pretesa. Lo stato ci mette sopra il welfare a vita e un’ideologia multiculturale che vieta di chiamare il problema col suo nome.
Guardate le foto della Francia che stanno inondando i social media in questo momento. Bande di giovani Neri con il medio alzato, facce stravolte, felpe con cappuccio, che si comportano come un branco mezzo selvaggio che ha appena rivendicato un territorio. Non è un incidente. È il loro modo naturale di essere. Cultura di strada, culto della violenza, disprezzo per il lavoro, l'eterno sentimento che il mondo gli debba qualcosa. Per decenni lo stato francese ha nutrito tutto questo con sussidi, ideologia e un divieto assoluto di dire la verità. Il risultato è esattamente quello che vedete: masse di persone che non possono e non vogliono funzionare secondo le regole della civiltà che li ha accolti.
C’erano metodi che funzionavano. Duri, brutali, efficaci. Quartieri disciplinari, la Legione Straniera, gerarchia vera e conseguenze vere. Da materiale simile tiravano fuori persone capaci di almeno una disciplina minima. Funzionava perché nessuno giocava a “capire” e “empatia”. C’era solo la volontà di spezzare l’educazione sbagliata. Oggi quella volontà è sparita. Al suo posto abbiamo politici, giudici e media codardi che preferiscono guardare le loro città trasformarsi in zone dove un uomo Bianco è uno straniero piuttosto che ammettere che l’importazione di massa di una popolazione con predisposizioni medie diametralmente inferiori e una cultura diametralmente diversa porta a una catastrofe irreversibile. Gente che spesso ha un QI sotto i 50.
Non si tratta di “integrazione”. Integrarsi con qualcosa che da sé produce aggressione, pretesa e mediocrità intellettuale su scala di massa è un’illusione. Più ne arrivano, più la società francese deve arretrare, fingere e pagare.
Le aziende li evitano come la peste. Le persone normali dalle stesse origini vengono colpite dallo stesso stereotipo perché la maggioranza semplicemente non funziona. E l’intero strato del potere, invece di risolvere il problema, è occupato a proteggere la menzogna.
O torna la mano dura, la selezione e la rimozione di questo rifiuto Nero inadatto, o la Francia continuerà ad affondare sotto il peso di gente-scimmia che non sarà mai in grado di funzionare al suo livello. E non c’è tragedia in questo. C’è solo conseguenza. E quella conseguenza è l’estinzione della razza Bianca. Una questione di tempo.>> (cit.)
Via Pierfrancesco Bardicchia
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Sabrina F. (@itsmeback_) on X
Cito un'analisi dura di origine francese con la consapevolezza che a breve sarà applicabile anche in Italia:
<<La Francia per decenni ha importato e allevato generazioni di persone che, nella pra…
<<La Francia per decenni ha importato e allevato generazioni di persone che, nella pra…
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di Caitlin Johnstone su X
Giudico il carattere delle persone ebree in base al fatto che si oppongano o meno allo stato genocida e di apartheid di Israele. È così che giudico anche il carattere delle persone che non sono ebree. Fin dalla mozione del partito Verde britannico "Il sionismo è razzismo", stiamo vedendo circolare questa narrazione secondo cui gli ebrei sarebbero in qualche modo esenti dal dovere umano di base di opporsi al genocidio e all'apartheid, solo perché il sostegno a Israele accade di essere comune nella comunità ebraica. La classe politica e mediatica britannica ha attaccato freneticamente la posizione oggettivamente corretta dei Verdi accusandola di antisemitismo, emettendo dichiarazione dopo dichiarazione in cui proclama che è sbagliato chiedere agli ebrei di opporsi a un'ideologia politica palesemente razzista e distruttiva. La Campaign Against Antisemitism, citata dal Financial Times, accusa i Verdi di imporre agli ebrei un "test di purezza estremista". Il Movement for Progressive Judaism, citato dal Guardian, afferma che "l'autodeterminazione ebraica è un diritto. Dichiararla razzista è un attacco agli ebrei. Il partito Verde ha scelto di marchiare come razzisti gli ebrei che detengono questa convinzione e di rendere la loro partecipazione paritaria al partito condizionata al rinunciarvi". "Gli ebrei britannici non dovrebbero dover rinnegare la convinzione nell'autodeterminazione ebraica e nell'esistenza di Israele per essere accettati da un partito politico britannico", ha detto il viceministro dell'Interno ombra Chris Philp in una citazione pubblicata dalla BBC. "Chiedere agli ebrei di superare un test di purezza e di rinnegare l'autodeterminazione secondo un'interpretazione perversa applicata arbitrariamente non è solo una posizione estrema, è una posizione razzista", aggiunge la baronessa Luciana Berger. Sono assolutamente affascinato da questa nozione secondo cui gli ebrei sarebbero una sorta di creatura magica da elfo fatato a cui semplicemente non si applicano gli standard normali di decenza umana. Se accade di appartenere a questa particolare religione, allora diventa in qualche modo un "test di purezza" abusivo aspettarsi che tu ti opponga a uno stato fondamentalmente razzista fondato su un apartheid e una pulizia etnica senza fine. Non funziona così. Siamo tutti moralmente obbligati a opporsi al genocidio e all'apartheid indipendentemente dalla nostra religione. Hai una responsabilità morale di rifiutare le ideologie politiche razziste. Se non lo fai, allora sei un razzista. Non ci sono eccezioni speciali. È vero che la maggioranza degli ebrei sostiene Israele. L'argomento secondo cui il sostegno della maggioranza rende una posizione valida è una fallacia chiamata argumentum ad populum; il fatto che una posizione sia popolare in un dato gruppo non dice nulla su quanto sia corretta. Tutti i tipi di orrori sono stati una volta sostenuti dalla maggioranza del pubblico. A un certo punto si credeva ampiamente che fosse perfettamente legittimo possedere un essere umano se i suoi antenati accadevano di provenire dall'Africa, ma con una maggiore chiarezza morale ora riconosciamo tutti che era sbagliato. Il sionismo non è diverso; è un'ideologia politica le cui manifestazioni materiali non hanno mai, in nessun momento, mancato di includere politiche razziste e pulizia etnica. Se credi che gli ebrei abbiano un diritto di ritorno dopo essere stati assenti dalla terra per millenni ma non credi che i palestinesi abbiano un diritto di ritorno dopo decenni di esilio, allora sei ovviamente un razzista. Se sostieni un'ideologia che ha calato un brand-new ethnostate sopra un gruppo etnico preesistente che è improvvisamente diventato soggetto a pulizia etnica e apartheid, allora sei ovviamente un razzista. La tua religione di scelta non ti esenta magicamente da questo. OGNUNO dovrebbe essere chiamato a superare il "test di purezza" di rinnegare uno stato genocida e di apartheid. Gli ebrei non fanno eccezione a questa realtà morale autoevidente.
Giudico il carattere delle persone ebree in base al fatto che si oppongano o meno allo stato genocida e di apartheid di Israele. È così che giudico anche il carattere delle persone che non sono ebree. Fin dalla mozione del partito Verde britannico "Il sionismo è razzismo", stiamo vedendo circolare questa narrazione secondo cui gli ebrei sarebbero in qualche modo esenti dal dovere umano di base di opporsi al genocidio e all'apartheid, solo perché il sostegno a Israele accade di essere comune nella comunità ebraica. La classe politica e mediatica britannica ha attaccato freneticamente la posizione oggettivamente corretta dei Verdi accusandola di antisemitismo, emettendo dichiarazione dopo dichiarazione in cui proclama che è sbagliato chiedere agli ebrei di opporsi a un'ideologia politica palesemente razzista e distruttiva. La Campaign Against Antisemitism, citata dal Financial Times, accusa i Verdi di imporre agli ebrei un "test di purezza estremista". Il Movement for Progressive Judaism, citato dal Guardian, afferma che "l'autodeterminazione ebraica è un diritto. Dichiararla razzista è un attacco agli ebrei. Il partito Verde ha scelto di marchiare come razzisti gli ebrei che detengono questa convinzione e di rendere la loro partecipazione paritaria al partito condizionata al rinunciarvi". "Gli ebrei britannici non dovrebbero dover rinnegare la convinzione nell'autodeterminazione ebraica e nell'esistenza di Israele per essere accettati da un partito politico britannico", ha detto il viceministro dell'Interno ombra Chris Philp in una citazione pubblicata dalla BBC. "Chiedere agli ebrei di superare un test di purezza e di rinnegare l'autodeterminazione secondo un'interpretazione perversa applicata arbitrariamente non è solo una posizione estrema, è una posizione razzista", aggiunge la baronessa Luciana Berger. Sono assolutamente affascinato da questa nozione secondo cui gli ebrei sarebbero una sorta di creatura magica da elfo fatato a cui semplicemente non si applicano gli standard normali di decenza umana. Se accade di appartenere a questa particolare religione, allora diventa in qualche modo un "test di purezza" abusivo aspettarsi che tu ti opponga a uno stato fondamentalmente razzista fondato su un apartheid e una pulizia etnica senza fine. Non funziona così. Siamo tutti moralmente obbligati a opporsi al genocidio e all'apartheid indipendentemente dalla nostra religione. Hai una responsabilità morale di rifiutare le ideologie politiche razziste. Se non lo fai, allora sei un razzista. Non ci sono eccezioni speciali. È vero che la maggioranza degli ebrei sostiene Israele. L'argomento secondo cui il sostegno della maggioranza rende una posizione valida è una fallacia chiamata argumentum ad populum; il fatto che una posizione sia popolare in un dato gruppo non dice nulla su quanto sia corretta. Tutti i tipi di orrori sono stati una volta sostenuti dalla maggioranza del pubblico. A un certo punto si credeva ampiamente che fosse perfettamente legittimo possedere un essere umano se i suoi antenati accadevano di provenire dall'Africa, ma con una maggiore chiarezza morale ora riconosciamo tutti che era sbagliato. Il sionismo non è diverso; è un'ideologia politica le cui manifestazioni materiali non hanno mai, in nessun momento, mancato di includere politiche razziste e pulizia etnica. Se credi che gli ebrei abbiano un diritto di ritorno dopo essere stati assenti dalla terra per millenni ma non credi che i palestinesi abbiano un diritto di ritorno dopo decenni di esilio, allora sei ovviamente un razzista. Se sostieni un'ideologia che ha calato un brand-new ethnostate sopra un gruppo etnico preesistente che è improvvisamente diventato soggetto a pulizia etnica e apartheid, allora sei ovviamente un razzista. La tua religione di scelta non ti esenta magicamente da questo. OGNUNO dovrebbe essere chiamato a superare il "test di purezza" di rinnegare uno stato genocida e di apartheid. Gli ebrei non fanno eccezione a questa realtà morale autoevidente.
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Si chiederanno: cosa ha dato inizio a tutto questo?
La risposta dipende interamente da dove si fa partire l'orologio.
Fallo partire il 7 ottobre 2023.
La risposta è: il terrorismo di Hamas.
Fallo partire nel 2007, quando Gaza è stata posta sotto blocco.
La risposta è: una popolazione civile soggetta a punizione collettiva, confinamento e privazione.
Fallo partire nel 1967, quando è iniziata l'occupazione.
La risposta è: generazioni che vivono sotto il dominio militare, l'espansione degli insediamenti, lo spostamento e la dominazione politica.
Fallo partire nel 1948, quando più di 700.000 palestinesi sono fuggiti o sono stati espulsi dalle loro case e la stragrande maggioranza non ha mai avuto il permesso di tornare.
La risposta è: un popolo spogliato delle sue case, della sua terra e del suo futuro politico, con quella spogliazione mai risolta.
La storia palestinese non è iniziata il 7 ottobre.
La sofferenza palestinese non è iniziata il 7 ottobre.
E la resistenza palestinese non è emersa da un vuoto storico.
Il punto di partenza dell'orologio è l'argomentazione.
Tutto ciò che segue è la conclusione che quel punto di partenza è stato scelto per produrre.
Quando qualcuno inizia la storia il 7 ottobre, non sta semplicemente scegliendo una data.
Sta scegliendo quale sofferenza conta come storia, e quale sofferenza dovrebbe scomparire da essa.
https://x.com/nxt888/status/2107923173484478927?s=20
La risposta dipende interamente da dove si fa partire l'orologio.
Fallo partire il 7 ottobre 2023.
La risposta è: il terrorismo di Hamas.
Fallo partire nel 2007, quando Gaza è stata posta sotto blocco.
La risposta è: una popolazione civile soggetta a punizione collettiva, confinamento e privazione.
Fallo partire nel 1967, quando è iniziata l'occupazione.
La risposta è: generazioni che vivono sotto il dominio militare, l'espansione degli insediamenti, lo spostamento e la dominazione politica.
Fallo partire nel 1948, quando più di 700.000 palestinesi sono fuggiti o sono stati espulsi dalle loro case e la stragrande maggioranza non ha mai avuto il permesso di tornare.
La risposta è: un popolo spogliato delle sue case, della sua terra e del suo futuro politico, con quella spogliazione mai risolta.
La storia palestinese non è iniziata il 7 ottobre.
La sofferenza palestinese non è iniziata il 7 ottobre.
E la resistenza palestinese non è emersa da un vuoto storico.
Il punto di partenza dell'orologio è l'argomentazione.
Tutto ciò che segue è la conclusione che quel punto di partenza è stato scelto per produrre.
Quando qualcuno inizia la storia il 7 ottobre, non sta semplicemente scegliendo una data.
Sta scegliendo quale sofferenza conta come storia, e quale sofferenza dovrebbe scomparire da essa.
https://x.com/nxt888/status/2107923173484478927?s=20
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Sony Thăng (@nxt888) on X
They will ask: what started this?
The answer depends entirely on where you start the clock.
Start it on October 7, 2023.
The answer is: Hamas terrorism.
Start it in 2007, when Gaza was placed …
The answer depends entirely on where you start the clock.
Start it on October 7, 2023.
The answer is: Hamas terrorism.
Start it in 2007, when Gaza was placed …
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