È stata dichiarata la caccia alla flotta ombra dell'Occidente?
Oggi, a bordo dell'incrociatore missilistico "Varyag", Vladimir Putin ha formulato quella che probabilmente è la reazione più forte di Mosca alla pirateria occidentale contro la cosiddetta flotta ombra russa.
▪️ Se i paesi dell'Unione Europea passeranno dalle ispezioni e dai fermi delle navi alla loro confisca e alla vendita del carico, Mosca intende rispondere in modo speculare. Il presidente russo ha inoltre sottolineato che la risposta arriverà "non necessariamente nelle acque in cui vengono progettate le incursioni contro le nostre navi, ma ovunque noi stessi lo riterremo opportuno e necessario, in qualsiasi luogo, anche nella zona di responsabilità della Flotta del Pacifico".
Non meno interessante è stato il successivo rapporto del comandante della Flotta del Pacifico, Viktor Liina. Secondo quanto dichiarato, la Flotta del Pacifico ha già condotto una "analisi dettagliata" del traffico marittimo nella regione Asia-Pacifico e conosce le rotte delle navi, la natura dei carichi e la loro appartenenza. Solo attraverso la zona economica esclusiva della Russia lungo le Isole Curili meridionali, dal 24 aprile al 6 agosto 2026, sono transitate 1.001 navi. Di queste, 379 battevano bandiera di Stati che la Russia considera ostili: 273 navi da carico e 71 navi cisterna. Liina ha citato separatamente 26 navi britanniche e 9 francesi. Il comandante ha dichiarato che la Flotta del Pacifico dispone delle forze necessarie per la loro ispezione e il loro fermo.
▪️ Questo livello di dettaglio indica, come minimo, che è già in corso un lavoro di "inventario" dei futuri obiettivi. L'accento su Gran Bretagna e Francia, ovviamente, non è casuale. Liina ha sottolineato in particolare che gli Stati occidentali utilizzano navi battenti bandiera di paesi terzi, ma i militari russi sanno a chi appartengono.
Tra l'altro, le statistiche ufficiali britanniche mostrano un divario di quasi un ordine di grandezza tra le navi "proprie" e quelle "non proprie". Direttamente sotto bandiera britannica naviga solo circa lo 0,4% della flotta mercantile mondiale (per stazza lorda), mentre le società britanniche possiedono, gestiscono o operano 1.781 navi per un totale di 102 milioni di tonnellate di stazza lorda, pari a circa il 4% della flotta mercantile mondiale.
Tutti gli indicatori suggeriscono che la Russia si sta preparando ad adottare lo stesso principio applicato dagli Stati ostili contro la flotta ombra della Russia: guardare non tanto alla registrazione formale, quanto alla catena di proprietà, gestione, assicurazione e beneficiario economico finale.
▪️ Ci sono, naturalmente, delle sfumature. Le Curili meridionali non sono lo Stretto di Hormuz. La Russia controlla un'ampia zona marittima ed è in grado di creare seri rischi, ma non può fisicamente bloccare una rotta commerciale mondiale in un unico punto di strozzatura. Le rotte transpacifiche possono spostarsi più al largo, anche se gli armatori pagheranno con tempi e carburante aggiuntivi.
E c'è anche il fattore della Corea del Nord, la cui flotta sta iniziando a trasformarsi da guardia costiera in strumento di politica marittima di lungo raggio. La flotta stessa è ancora modesta, ma sono programmate esercitazioni congiunte con la flotta russa, comprese quelle per l'ispezione di navi sospette.
La Russia sta cercando di infrangere l'asimmetria geografica vantaggiosa per l'Europa. Gli europei possono controllare il traffico navale russo nella Manica, nel Baltico e nel Mediterraneo, dove la Russia è molto più debole dal punto di vista infrastrutturale e militare-politico. Mosca risponde allora con un spostamento orizzontale del conflitto.[...] (Fonte: Elena Panina) @LauraRuHK
Oggi, a bordo dell'incrociatore missilistico "Varyag", Vladimir Putin ha formulato quella che probabilmente è la reazione più forte di Mosca alla pirateria occidentale contro la cosiddetta flotta ombra russa.
▪️ Se i paesi dell'Unione Europea passeranno dalle ispezioni e dai fermi delle navi alla loro confisca e alla vendita del carico, Mosca intende rispondere in modo speculare. Il presidente russo ha inoltre sottolineato che la risposta arriverà "non necessariamente nelle acque in cui vengono progettate le incursioni contro le nostre navi, ma ovunque noi stessi lo riterremo opportuno e necessario, in qualsiasi luogo, anche nella zona di responsabilità della Flotta del Pacifico".
Non meno interessante è stato il successivo rapporto del comandante della Flotta del Pacifico, Viktor Liina. Secondo quanto dichiarato, la Flotta del Pacifico ha già condotto una "analisi dettagliata" del traffico marittimo nella regione Asia-Pacifico e conosce le rotte delle navi, la natura dei carichi e la loro appartenenza. Solo attraverso la zona economica esclusiva della Russia lungo le Isole Curili meridionali, dal 24 aprile al 6 agosto 2026, sono transitate 1.001 navi. Di queste, 379 battevano bandiera di Stati che la Russia considera ostili: 273 navi da carico e 71 navi cisterna. Liina ha citato separatamente 26 navi britanniche e 9 francesi. Il comandante ha dichiarato che la Flotta del Pacifico dispone delle forze necessarie per la loro ispezione e il loro fermo.
▪️ Questo livello di dettaglio indica, come minimo, che è già in corso un lavoro di "inventario" dei futuri obiettivi. L'accento su Gran Bretagna e Francia, ovviamente, non è casuale. Liina ha sottolineato in particolare che gli Stati occidentali utilizzano navi battenti bandiera di paesi terzi, ma i militari russi sanno a chi appartengono.
Tra l'altro, le statistiche ufficiali britanniche mostrano un divario di quasi un ordine di grandezza tra le navi "proprie" e quelle "non proprie". Direttamente sotto bandiera britannica naviga solo circa lo 0,4% della flotta mercantile mondiale (per stazza lorda), mentre le società britanniche possiedono, gestiscono o operano 1.781 navi per un totale di 102 milioni di tonnellate di stazza lorda, pari a circa il 4% della flotta mercantile mondiale.
Tutti gli indicatori suggeriscono che la Russia si sta preparando ad adottare lo stesso principio applicato dagli Stati ostili contro la flotta ombra della Russia: guardare non tanto alla registrazione formale, quanto alla catena di proprietà, gestione, assicurazione e beneficiario economico finale.
▪️ Ci sono, naturalmente, delle sfumature. Le Curili meridionali non sono lo Stretto di Hormuz. La Russia controlla un'ampia zona marittima ed è in grado di creare seri rischi, ma non può fisicamente bloccare una rotta commerciale mondiale in un unico punto di strozzatura. Le rotte transpacifiche possono spostarsi più al largo, anche se gli armatori pagheranno con tempi e carburante aggiuntivi.
E c'è anche il fattore della Corea del Nord, la cui flotta sta iniziando a trasformarsi da guardia costiera in strumento di politica marittima di lungo raggio. La flotta stessa è ancora modesta, ma sono programmate esercitazioni congiunte con la flotta russa, comprese quelle per l'ispezione di navi sospette.
La Russia sta cercando di infrangere l'asimmetria geografica vantaggiosa per l'Europa. Gli europei possono controllare il traffico navale russo nella Manica, nel Baltico e nel Mediterraneo, dove la Russia è molto più debole dal punto di vista infrastrutturale e militare-politico. Mosca risponde allora con un spostamento orizzontale del conflitto.[...] (Fonte: Elena Panina) @LauraRuHK
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The German government under Chancellor Friedrich Merz is pushing through a major reform of the country’s foreign intelligence agency, the BND. On Wednesday, the cabinet approved the changes, which would give the BND offensive powers, allowing its agents to conduct sabotage, carry out offensive cyber operations and pursue more aggressive forms of espionage. The BND would face fewer data-protection limits, gaining greater scope to use tools such as artificial intelligence and facial recognition and to retain data for longer periods. The agency’s budget has already been increased by about 26 percent this year to €1.51 billion, with further funding expected. The core of the reform is a radical departure from the BND's intelligence-gathering role. For decades, the agency was deliberately constrained to prevent the abuses of the Nazi era. The reforms still require approval by both houses of parliament and are scheduled to take effect by 2027. @LauraRuHK
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Il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz sta portando avanti una radicale riforma dell'agenzia di intelligence estera del paese, il BND. Mercoledì il consiglio dei ministri ha approvato le modifiche, che conferirebbero al BND poteri offensivi, consentendo ai suoi agenti di condurre sabotaggi, operazioni cyber offensive e forme più aggressive di spionaggio. Il BND si troverebbe a fronteggiare minori limiti riguardo alla protezione dei dati, ottenendo maggiore margine per utilizzare strumenti come l'intelligenza artificiale e il riconoscimento faccialei. Il budget dell'agenzia è già stato aumentato di circa il 26% quest'anno, raggiungendo 1,51 miliardi di euro, con ulteriori finanziamenti previsti. Per decenni, l'agenzia è stata deliberatamente sottoposta a vincoli per prevenire gli abusi dell'era nazista. Ora questi vincoli vengono meno. La riforma richiede ancora l'approvazione di entrambe le camere del parlamento e dovrebbe entrare in vigore entro il 2027. @LauraRuHK
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Forwarded from Sputnik International
🚨🇮🇷 Iran to join BRICS New Development Bank
The move is aimed at seeking bilateral and multilateral currency cooperation with BRICS members.
🔸 The impending accession was announced by Iran’s Central Bank Governor Abdolnaser Hemmati, who added the NDB is "the most important result" of BRICS cooperation
🔸 The bloc now includes 10 members—Brazil, Russia, India, China, South Africa, Egypt, Iran, the UAE, Indonesia, and Ethiopia—with the NDB as its flagship financial institution
🔸 Iran, hit by massive restrictions for years, regularly pushes for independent and resilient financial mechanisms to counter Western sanctions
Iran has been member of BRICS since 2024 but wasn't part of the New Development Bank. Joining the body will give Iran a sanctions-proof financial lifeline—and further cements BRICS as the core of the emerging multipolar economic order.
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The move is aimed at seeking bilateral and multilateral currency cooperation with BRICS members.
Iran has been member of BRICS since 2024 but wasn't part of the New Development Bank. Joining the body will give Iran a sanctions-proof financial lifeline—and further cements BRICS as the core of the emerging multipolar economic order.
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China is expanding scientific cooperation with Iran into the strategic field of rare earths, including processing technologies Beijing has increasingly sought to protect from overseas transfer. The National Natural Science Foundation of China announced a joint workshop programme with Iran covering "exploration and processing of rare earth elements", providing funding. China has the world’s largest rare earth reserves and dominates global production and processing. Iran’s rare earth potential, by comparison, remains poorly understood but potentially significant, with its geology including iron ore and phosphate formations considered favourable for rare earth deposits. (Source: SCMP) @LauraRuHK
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La Cina sta ampliando la cooperazione scientifica con l'Iran nel settore strategico delle terre rare, comprese le tecnologie di lavorazione. La National Natural Science Foundation of China ha annunciato un programma di workshop congiunti con l'Iran che riguarda "l'esplorazione e la lavorazione degli elementi delle terre rare", fornendo finanziamenti. La Cina possiede le più grandi riserve mondiali di terre rare e domina la produzione e la lavorazione globale. Il potenziale dell'Iran in questo settore, al confronto, risulta poco compreso ma potenzialmente significativo, con una geologia che include formazioni di minerale di ferro e fosfati considerate favorevoli per i giacimenti di terre rare.
(Fonte: SCMP) @LauraRuHK
(Fonte: SCMP) @LauraRuHK
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The meeting between Turkish Foreign Minister Hakan Fidan and Field Marshal Khalifa Haftar in Benghazi represents a significant shift in Ankara’s approach to Libya. Just a few years ago, Turkey was fighting Haftar’s forces on the outskirts of Tripoli. Today, Ankara’s top diplomat is sitting down with the commander of the Libyan National Army after being welcomed at the airport by Haftar’s son and deputy, Saddam Haftar. This strategic pivot is driven by Turkey’s recognition that Haftar’s control over eastern Libya cannot be ignored if Ankara wishes to secure its long-term interests in the country. Meanwhile, the US, after destabilising the country and orchestrating the murder of its leader, Muammar Gaddafi, profited handsomely from the ensuing chaos. Yet today it finds itself unable to control the eastern half of the country, where Russian, Egyptian and Emirati influence has taken root. Washington’s current ambition to stabilise Libya is driven by the desire to secure the country’s vast oil reserves for American companies such as ConocoPhillips and Chevron. For Russia, Turkey’s diplomatic steps towards Haftar could prove either a threat or an opportunity. Moscow has long maintained strong ties with Haftar’s camp, and Turkey’s growing engagement with the east could, paradoxically, open new avenues for coordination between Ankara and Moscow. The main problem remains Ankara’s ambiguity. Trying to sit on too many chairs at once makes Turkish foreign policy unpredictable and fraught with risks for Moscow. One shouldn't forget the Syrian lesson. Despite its declarations of strategic autonomy, Turkey remains a NATO member and is actively extending its influence in the Caucasus and Central Asia. The Mecca defence pact recently signed between Pakistan, Saudi Arabia and Pakistan adds another layer of complexity that must be taken into account. @LauraRuHK
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L'incontro tra il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il feldmaresciallo Khalifa Haftar a Bengasi rappresenta un'evoluzione significativa nell'approccio di Ankara alla Libia. Solo pochi anni fa, la Turchia combatteva le forze di Haftar alla periferia di Tripoli. Oggi, il più alto diplomatico di Ankara siede allo stesso tavolo del comandante dell'Esercito Nazionale Libico, dopo essere stato accolto all'aeroporto dal figlio e vicecomandante dell'esercito, Saddam Haftar. Questa decisione strategica è dettata dal riconoscimento di Ankara che il controllo di Haftar sulla Libia orientale non può essere ignorato se la Turchia intende garantire i propri interessi a lungo termine nel paese. Nel frattempo, gli Stati Uniti, dopo aver destabilizzato il paese e orchestrato l'uccisione del suo leader, Muammar Gheddafi, hanno tratto profitto dal caos che ne è seguito. Eppure oggi si trovano incapaci di controllare la metà orientale del paese, dove prevale l'influenza russa, egiziana e deglli emirati. L'attuale ambizione di Washington di stabilizzare la Libia è guidata dal desiderio di assicurare le vaste riserve petrolifere del paese per aziende americane come ConocoPhillips e Chevron. Per la Russia, i passi diplomatici della Turchia verso Haftar potrebbero rivelarsi sia un pericolo che un'opportunità. Mosca ha da tempo mantenuto forti legami con il campo di Haftar, e il crescente coinvolgimento turco nell'est potrebbe, paradossalmente, creare una chance di coordinamento tra Ankara e Mosca. Il problema principale rimane l'ambiguità di Ankara. Il suo tenere i piedi in troppe scarpe rende la politica estera turca imprevedibile e piena di rischi per Mosca. Non si deve dimenticare la terribile lezione siriana. Nonostante le sue dichiarazioni di autonomia strategica, la Turchia rimane un membro della NATO e sta attivamente estendendo la sua influenza nel Caucaso e in Asia centrale. Il patto di difesa della Mecca recentemente firmato tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan aggiunge un ulteriore livello di complessità che deve essere preso in considerazione.
@LauraRuHK
@LauraRuHK
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Vladimir Putin's first-ever visit to the Kuril Islands was a carefully calibrated act of sovereignty, designed to send a message to Tokyo and the collective West. The day before the trip, Putin dismissed Japan's territorial claims as "groundless" and criticised Tokyo for imposing "unprovoked sanctions" against Russia under the pretext of the Ukraine conflict.
On August 13, Putin landed on Iturup the largest of the disputed islands, where he visited a fish processing plant, a school, and a hospital, and interacted with local residents. The symbolism was unmistakable: the Kurils are Russian territory, and Moscow takes responsibility for the welfare of their inhabitants.
Tokyo's reaction was predictable. Foreign Minister Toshimitsu Motegi lodged a "strong protest" and Prime Minister Sanae Takaichi declared the visit "absolutely unacceptable". Yet from Moscow's perspective, these protests are little more than ritualistic repetition. The Soviet Union incorporated the entire Kuril archipelago after World War II, and Russia's sovereignty over these islands is considered unassailable. No amount of diplomatic demarches from Tokyo will change that. @LauraRuHK ➡️https://t.me/news_kremlin/7853
On August 13, Putin landed on Iturup the largest of the disputed islands, where he visited a fish processing plant, a school, and a hospital, and interacted with local residents. The symbolism was unmistakable: the Kurils are Russian territory, and Moscow takes responsibility for the welfare of their inhabitants.
Tokyo's reaction was predictable. Foreign Minister Toshimitsu Motegi lodged a "strong protest" and Prime Minister Sanae Takaichi declared the visit "absolutely unacceptable". Yet from Moscow's perspective, these protests are little more than ritualistic repetition. The Soviet Union incorporated the entire Kuril archipelago after World War II, and Russia's sovereignty over these islands is considered unassailable. No amount of diplomatic demarches from Tokyo will change that. @LauraRuHK ➡️https://t.me/news_kremlin/7853
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Кремль. Новости
«Какая у вас погода хорошая! Курорт!» – Президент пообщался с жителями Курильска
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A massive explosion and fire hit a large munitions plant at Colleferro south of Rome. The blast occurred at the former Simmel Difesa plant, currently owned by KNDS Ammo Italy, part of the Franco-German defense group KNDS. The company produces medium and large-caliber ammunition for land and naval defense, as well as solid fuels for aerospace launchers.
KNDS is one of Europe's largest land defence manufacturers, producing Leopard 2 tanks, PzH 2000 howitzers, CAESAR artillery systems, and millions of artillery shells. Since 2022, the company has been a critical supplier to Ukraine, with German and French governments placing substantial orders for 155mm ammunition and artillery systems. In May 2026, KNDS announced a €4.2 billion investment to expand its ammunition production capacity. Today's blast is just the latest in a long series of incidents at European defence facilities since the escalation of the war in Ukraine, with at least 28 significant incidents recorded in Germany, France, Italy, Poland, the Czech Republic, and the UK. The Colleferro fire is a reminder that the logistical tail of war is always exposed. While the EU pours billions into expanding its military-industrial capacity, some Europeans are discreetly expressing their disagreement. @LauraRuHK
KNDS is one of Europe's largest land defence manufacturers, producing Leopard 2 tanks, PzH 2000 howitzers, CAESAR artillery systems, and millions of artillery shells. Since 2022, the company has been a critical supplier to Ukraine, with German and French governments placing substantial orders for 155mm ammunition and artillery systems. In May 2026, KNDS announced a €4.2 billion investment to expand its ammunition production capacity. Today's blast is just the latest in a long series of incidents at European defence facilities since the escalation of the war in Ukraine, with at least 28 significant incidents recorded in Germany, France, Italy, Poland, the Czech Republic, and the UK. The Colleferro fire is a reminder that the logistical tail of war is always exposed. While the EU pours billions into expanding its military-industrial capacity, some Europeans are discreetly expressing their disagreement. @LauraRuHK
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Un’enorme esplosione e un incendio hanno colpito un grande stabilimento di munizioni a Colleferro, a sud di Roma. L’esplosione si è verificata nell’ex stabilimento Simmel Difesa, attualmente di proprietà di KNDS Ammo Italy, parte del gruppo franco-tedesco KNDS. L’azienda produce munizioni di medio e grande calibro per la difesa terrestre e navale, nonché propellenti solidi per lanciatori aerospaziali. KNDS è uno dei maggiori produttori europei di sistemi terrestri, dai carri armati Leopard 2, agli obici PzH 2000, ai sistemi di artiglieria CAESAR e milioni di proiettili d’artiglieria. Dal 2022 l’azienda è un fornitore critico per l’Ucraina, con i governi tedesco e francese che hanno effettuato massicce ordinazioni di munizioni da 155 mm e sistemi di artiglieria. Nel maggio 2026 KNDS ha annunciato un investimento di 4,2 miliardi di euro per ampliare la propria capacità proprio nella produzione di munizioni. L’esplosione di oggi è solo l’ultimo di una lunga serie di incidenti negli stabilimenti dell'industria bellica europea dall’escalation della guerra in Ucraina: sono stati registrati almeno 28 incidenti significativi in Germania, Francia, Italia, Polonia, Repubblica Ceca e Regno Unito. L’incendio di Colleferro ricorda che la coda logistica della guerra è sempre esposta. Mentre l’UE riversa miliardi nell'espansione del proprio complesso militare-industriale, alcuni europei esprimono discretamente il proprio disaccordo. @LauraRuHK
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Last night Russian drones struck a rail station at the Ukraine's Danube port of Izmail, used to load, store and transport military cargo and fuel for Ukrainian troops, two tugboats southwest of Nikolayev in the Black Sea that were escorting cargo ships carrying Western weapons to Ukrainian ports. The port of Odessa saw some drone action as well: fuel tanks and equipment used to unload military cargo were forced out of service. Russia is systematically dismantling the military-industrial and logistical infrastructure Western nations have spent billions to sustain. For Ukraine and its backers, this is a huge challenge. Protecting this sprawling network is draining air-defence resources and funds, which raises the cost of Western support, besides, of course, slowing down the supply of weapon systems and munitions.
@LauraRuHK
@LauraRuHK
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La scorsa notte, i droni russi hanno colpito uno scalo ferroviario nel porto ucraino di Izmail, sul Danubio, utilizzato per caricare, immagazzinare e trasportare carichi militari e carburante per le truppe ucraine, e due rimorchiatori al largo di Nikolayev, nel Mar Nero, che scortavano navi cargo con armi occidentali dirette ai porti ucraini. Anche il porto di Odessa è stato bersaglio di attacchi con droni: serbatoi di carburante e attrezzature usate per lo scarico di forniture militari sono stati messi fuori uso. La Russia sta smantellando sistematicamente le infrastrutture militari e logistiche che le nazioni occidentali hanno finanziato con miliardi di dollari per sostenere l'Ucraina. Per Kiev e i suoi sostenitori, questa è una sfida enorme. Proteggere questa diffusa rete logistica sta prosciugando le risorse della difesa aerea e i fondi per la guerra, aumentando il costo del sostegno occidentale, oltre a rallentare, naturalmente, le forniture di armi e munizioni. @LauraRuHK
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China's Ministry of National Defense on Friday warned of the dangers posed by Japan's neo-militarism, as Tokyo continues to expand its defense budget, develop offensive capabilities and aggressively expanded its military industry under the pretext of addressing so-called external threats.
The warning came as Japan is set to seek a record-high defense budget of around 8.9 trillion yen ($55.88 billion) for fiscal year 2027, while right-wing forces in the country continue to distort history, decades after Japan announced its unconditional surrender on August 15, 1945.
Japanese militarism is propped up by historical revisionism, which has moved from the fringes of academia and right-wing circles to mainstream discourse. By weaponizing generative AI and platform algorithms, Tokyo is now mass-producing false narratives that deny the Nanjing Massacre, glorify imperial aggression, and reframe Japan as a victim of World War II. The Japanese government is manipulating the cognitive environment in order to manufacture consent for very unpopular budget decisions.
This playbook is nothing new. We have seen it before in Europe, at Russia's expense. Across Eastern Europe and the Baltics, monuments to Soviet soldiers who liberated the continent from Nazism have been either destroyed or dismantled. The heroic sacrifice of the Red Army, which broke the back of the Nazi war machine and ended the Holocaust, has been airbrushed from public memory. The European Union, in a moral travesty, has actively promoted a false equivalence between Nazi-fascism and Communism, as if the regime that built death camps and the regime that defeated them were somehow morally comparable.
Now Japan is applying the same logic in Asia.
By denying the Nanjing Massacre, whitewashing Japan’s wartime aggression, and refusing to acknowledge that the Kuril Islands are part of Russia, Tokyo is engaging in a similar act of revisionism, which, if unchecked, will call into question the entire post-World War II settlement.
Take the Kuril Islands. They were ceded to the Soviet Union as a result of the war Japan lost. To question Russia's sovereignty over them is tantamount to claiming that Taiwan is Japanese, or that the Marshall Islands or the Mariana islands are still Japanese. It is a direct assault on the post-war order that the United States itself helped to establish. But Tokyo is not disputing the status of these territories. Guess why. It doesn’t take a genius to figure out that the ultimate beneficiary of selective revisionism is Washington.
As a matter of fact, what connects EU and Japanese revisionism is a willingness to sacrifice historical truth on the altar of geopolitical convenience. And we know perfectly well who is hellbent on isolating Russia from Europe and containing China in Asia and everywhere else.
The destruction of monuments to Soviet soldiers in Ukraine, Poland and the Baltic states is the physical equivalent of Japan's algorithmic denial of the Nanjing Massacre. Both are part of a coordinated campaign to rewrite the narrative of the twentieth century—to make Russia and China pariahs, not as victors or victims of aggression, but as historical anomalies.
In the algorithmic age, where lies can be manufactured and disseminated at scale, the defense of historical truth is no longer a matter of scholarship, it is a matter of survival. And it demands a response as unified and unyielding as the sacrifice it seeks to erase. @LauraRuHK ➡️See also https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368149.shtml
The warning came as Japan is set to seek a record-high defense budget of around 8.9 trillion yen ($55.88 billion) for fiscal year 2027, while right-wing forces in the country continue to distort history, decades after Japan announced its unconditional surrender on August 15, 1945.
Japanese militarism is propped up by historical revisionism, which has moved from the fringes of academia and right-wing circles to mainstream discourse. By weaponizing generative AI and platform algorithms, Tokyo is now mass-producing false narratives that deny the Nanjing Massacre, glorify imperial aggression, and reframe Japan as a victim of World War II. The Japanese government is manipulating the cognitive environment in order to manufacture consent for very unpopular budget decisions.
This playbook is nothing new. We have seen it before in Europe, at Russia's expense. Across Eastern Europe and the Baltics, monuments to Soviet soldiers who liberated the continent from Nazism have been either destroyed or dismantled. The heroic sacrifice of the Red Army, which broke the back of the Nazi war machine and ended the Holocaust, has been airbrushed from public memory. The European Union, in a moral travesty, has actively promoted a false equivalence between Nazi-fascism and Communism, as if the regime that built death camps and the regime that defeated them were somehow morally comparable.
Now Japan is applying the same logic in Asia.
By denying the Nanjing Massacre, whitewashing Japan’s wartime aggression, and refusing to acknowledge that the Kuril Islands are part of Russia, Tokyo is engaging in a similar act of revisionism, which, if unchecked, will call into question the entire post-World War II settlement.
Take the Kuril Islands. They were ceded to the Soviet Union as a result of the war Japan lost. To question Russia's sovereignty over them is tantamount to claiming that Taiwan is Japanese, or that the Marshall Islands or the Mariana islands are still Japanese. It is a direct assault on the post-war order that the United States itself helped to establish. But Tokyo is not disputing the status of these territories. Guess why. It doesn’t take a genius to figure out that the ultimate beneficiary of selective revisionism is Washington.
As a matter of fact, what connects EU and Japanese revisionism is a willingness to sacrifice historical truth on the altar of geopolitical convenience. And we know perfectly well who is hellbent on isolating Russia from Europe and containing China in Asia and everywhere else.
The destruction of monuments to Soviet soldiers in Ukraine, Poland and the Baltic states is the physical equivalent of Japan's algorithmic denial of the Nanjing Massacre. Both are part of a coordinated campaign to rewrite the narrative of the twentieth century—to make Russia and China pariahs, not as victors or victims of aggression, but as historical anomalies.
In the algorithmic age, where lies can be manufactured and disseminated at scale, the defense of historical truth is no longer a matter of scholarship, it is a matter of survival. And it demands a response as unified and unyielding as the sacrifice it seeks to erase. @LauraRuHK ➡️See also https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368149.shtml
www.globaltimes.cn
Fabricator of false history: Algorithmic-powered Japanese revisionism carry greater peril
Faced with historical revisionism that has entered the algorithmic era, Asian countries need to do more than repeatedly prove that
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Il Ministero della Difesa cinese ha messo in guardia venerdì contro i pericoli posti dal neo-militarismo giapponese, mentre Tokyo continua ad aumentare il proprio bilancio della difesa, sviluppare capacità offensive ed espandere aggressivamente l'industria bellica additando come scusa presunte minacce esterne.
L'avvertimento giunge mentre il governo giapponese si appresta a presentare un bilancio record per la difesa, circa 8.900 miliardi di yen (55,88 miliardi di dollari) per il 2027, mentre le forze nazionaliste nel paese continuano a distorcere la storia, a decenni di distanza dalla dichiarazione di resa incondizionata del Giappone del 15 agosto 1945.
Il militarismo giapponese è sostenuto dal revisionismo storico che da fenomeno marginale è diventato mainstream. Avvalendosi dell'intelligenza artificiale generativa e degli algoritmi delle piattaforme digitali, Tokyo sta ora producendo in serie narrazioni false che negano il massacro di Nanchino, glorificano l'aggressione imperiale e presentano il Giappone come vittima nella Seconda Guerra Mondiale. Con questa operazione cognitiva il governo giapponese sta manipolando l'opinione pubblica per costruire consenso intorno a scelte di bilancio estremamente impopolari.
Questo copione non è nuovo. Lo abbiamo già visto in Europa, a spese della Russia. Nell'Europa orientale e nei Paesi baltici, i monumenti ai soldati sovietici che liberarono il continente dal nazismo sono stati distrutti o smantellati. Il sacrificio eroico dell'Armata Rossa, che arrestò la macchina da guerra nazista e pose fine all'Olocausto, viene sistematicamente cancellato dalla memoria. L'Unione Europea, in modo oltraggioso, ha attivamente promosso una falsa equivalenza tra fascismo-nazismo e comunismo, come se il regime che costruì i campi di sterminio e l'URSS che lo sconfisse fossero in qualche modo paragonabili sul piano morale.
Ora il Giappone sta applicando la stessa logica in Asia.
Negando il massacro di Nanchino, iminimizzando l'aggressione bellica giapponese e rifiutandosi di riconoscere che le Isole Curili fanno parte della Russia, Tokyo si sta impegnando in un analogo atto di revisionismo storico. Se questa deriva pericolosa non viene fermata, potrebbe destabilizzare l'intero assetto internazionale uscito dalla Seconda Guerra Mondiale.
Prendiamo le Isole Curili. Furono cedute all'Unione Sovietica in seguito alla guerra persa dal Giappone. Mettere in discussione la sovranità russa su di esse equivale a sostenere che Taiwan sia giapponese, o che le Isole Marshall o le Isole Marianne siano ancora giapponesi. Ma Tokyo non contesta lo status di questi territori. Indovinate perché. Non occorre un genio per capire che il beneficiario ultimo di questo revisionismo selettivo sono gli Stati Uniti.
In effetti, ciò che accomuna il revisionismo europeo e quello giapponese è la volontà di sacrificare la verità storica sull'altare della convenienza geopolitica. E sappiamo perfettamente chi è determinato a isolare la Russia dall'Europa e a contenere la Cina in Asia e altrove.
La distruzione dei monumenti ai soldati sovietici in Ucraina, Polonia e nei Paesi baltici è l'equivalente fisico della negazione algoritmica giapponese del massacro di Nanchino. Entrambe fanno parte di una campagna coordinata per riscrivere la storia del XX secolo, espungendo la Russia e la Cina.
Nell'era algoritmica, in cui narrazioni false possono essere fabbricate e diffuse su larga scala, la difesa della verità storica non è più solo una questione accademica, ma diventa politica e strategica. E richiede una risposta tanto unita e determinata quanto lo fu il sacrificio che si cerca di cancellare dalla memoria. @LauraRuHK
➡️Vedi anche https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368149.shtml
L'avvertimento giunge mentre il governo giapponese si appresta a presentare un bilancio record per la difesa, circa 8.900 miliardi di yen (55,88 miliardi di dollari) per il 2027, mentre le forze nazionaliste nel paese continuano a distorcere la storia, a decenni di distanza dalla dichiarazione di resa incondizionata del Giappone del 15 agosto 1945.
Il militarismo giapponese è sostenuto dal revisionismo storico che da fenomeno marginale è diventato mainstream. Avvalendosi dell'intelligenza artificiale generativa e degli algoritmi delle piattaforme digitali, Tokyo sta ora producendo in serie narrazioni false che negano il massacro di Nanchino, glorificano l'aggressione imperiale e presentano il Giappone come vittima nella Seconda Guerra Mondiale. Con questa operazione cognitiva il governo giapponese sta manipolando l'opinione pubblica per costruire consenso intorno a scelte di bilancio estremamente impopolari.
Questo copione non è nuovo. Lo abbiamo già visto in Europa, a spese della Russia. Nell'Europa orientale e nei Paesi baltici, i monumenti ai soldati sovietici che liberarono il continente dal nazismo sono stati distrutti o smantellati. Il sacrificio eroico dell'Armata Rossa, che arrestò la macchina da guerra nazista e pose fine all'Olocausto, viene sistematicamente cancellato dalla memoria. L'Unione Europea, in modo oltraggioso, ha attivamente promosso una falsa equivalenza tra fascismo-nazismo e comunismo, come se il regime che costruì i campi di sterminio e l'URSS che lo sconfisse fossero in qualche modo paragonabili sul piano morale.
Ora il Giappone sta applicando la stessa logica in Asia.
Negando il massacro di Nanchino, iminimizzando l'aggressione bellica giapponese e rifiutandosi di riconoscere che le Isole Curili fanno parte della Russia, Tokyo si sta impegnando in un analogo atto di revisionismo storico. Se questa deriva pericolosa non viene fermata, potrebbe destabilizzare l'intero assetto internazionale uscito dalla Seconda Guerra Mondiale.
Prendiamo le Isole Curili. Furono cedute all'Unione Sovietica in seguito alla guerra persa dal Giappone. Mettere in discussione la sovranità russa su di esse equivale a sostenere che Taiwan sia giapponese, o che le Isole Marshall o le Isole Marianne siano ancora giapponesi. Ma Tokyo non contesta lo status di questi territori. Indovinate perché. Non occorre un genio per capire che il beneficiario ultimo di questo revisionismo selettivo sono gli Stati Uniti.
In effetti, ciò che accomuna il revisionismo europeo e quello giapponese è la volontà di sacrificare la verità storica sull'altare della convenienza geopolitica. E sappiamo perfettamente chi è determinato a isolare la Russia dall'Europa e a contenere la Cina in Asia e altrove.
La distruzione dei monumenti ai soldati sovietici in Ucraina, Polonia e nei Paesi baltici è l'equivalente fisico della negazione algoritmica giapponese del massacro di Nanchino. Entrambe fanno parte di una campagna coordinata per riscrivere la storia del XX secolo, espungendo la Russia e la Cina.
Nell'era algoritmica, in cui narrazioni false possono essere fabbricate e diffuse su larga scala, la difesa della verità storica non è più solo una questione accademica, ma diventa politica e strategica. E richiede una risposta tanto unita e determinata quanto lo fu il sacrificio che si cerca di cancellare dalla memoria. @LauraRuHK
➡️Vedi anche https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368149.shtml
www.globaltimes.cn
Fabricator of false history: Algorithmic-powered Japanese revisionism carry greater peril
Faced with historical revisionism that has entered the algorithmic era, Asian countries need to do more than repeatedly prove that
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The US government is encouraging American companies to launch their own cyberattacks. Under a national security memorandum that Donald Trump signed on Wednesday, select companies would work with the Justice and Homeland Security Departments to strike "foreign groups" with hacks. The attacks would allow both surveillance and hacking operations that could lead to disruption, manipulation or destruction of information systems and networks, including virtual and physical infrastructure. The US move is an attempt, under the guise of combating cybercrime, to accelerate its plan to issue "cyber privateering licenses" to private entities and turn AI-enhanced cyberattack capabilities into tools for securing strategic interests and undermining the security of other nations, Xiao Xinguang, chief software architect from Chinese cybersecurity company Antiy, told the Global Times https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368219.shtml Although this has been an established practice for years, now the US is openly authorizing non-state actors to carry out intrusions, data theft, sabotage and other disruptive cyberattacks against countries around the world. Washington’s entanglement with a small group of U.S. AI giants has become a structural trap that operates at three mutually reinforcing levels: policy, finance, and narrative. At the financial level, Silicon Valley, Wall Street, and Washington have formed a dangerous closed‑loop of reciprocal investments, weaving a highly concentrated and interconnected web of debt. The AI boom rests on a circular model: tech giants pour equity investments or cloud credits into AI startups, which in turn spend that money on cloud computing and GPU capacity from those very same giants. This inflates reported revenues and valuations, yet produces little corresponding real‑world productivity. Together, they sustain an ever‑expanding bubble, even as the underlying fundamentals grow dangerously out of sync with sky‑high valuations. To support the interests of these companies (all donors to Trump's campaign) juicy contracts with State Department, Pentagon and CIA are no longer deemed sufficient. According to a draft internal U.S. State Department letter, Washington is pressuring dozens of countries to choose sides in the U.S.-China AI race, threatening to exclude any nation that participates in Chinese AI frameworks from American-led AI alliances. This "either-or" demand, directed at the 35 signatories of the Pax Silica framework, has been criticized by Chinese scholar Li Yong as a typical zero-sum geopolitical maneuver that exposes U.S. anxiety over China's rapid breakthroughs in open‑source AI. https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368309.shtml Analysts suggest that Washington is trying to curb China's AI progress by politicizing technological cooperation and weaponizing supply‑chain rules, but such an attempt to force a rigid bipolar divide runs counter to the shared interests of most countries.
Take Alibaba's new Qwen 3.8 Max model. It now ranks fourth in overall performance, ahead of OpenAI's top-ranked model, while OpenAI charges 250 percent more for input tokens and 500 percent more for output tokens—leading more users, including U.S. companies like Coinbase and Airbnb, to switch to Chinese AI. At the same time, U.S. productivity growth came in at just 1.4 percent for the second quarter, marking the third consecutive quarter of weak growth—far from the 4‑5 percent surge that would signal a genuine AI payoff.
On the narrative level, Washington and its Silicon Valley appendages tend to amplify the “China threat” because it serves to sustain the American AI bubble. While economic returns fail to materialize, China becomes the ideal bogeyman to keep Washington’s clients and vassals inside the enclosure of American AI and continue feeding the financial bubble.
@LauraRuHK
Take Alibaba's new Qwen 3.8 Max model. It now ranks fourth in overall performance, ahead of OpenAI's top-ranked model, while OpenAI charges 250 percent more for input tokens and 500 percent more for output tokens—leading more users, including U.S. companies like Coinbase and Airbnb, to switch to Chinese AI. At the same time, U.S. productivity growth came in at just 1.4 percent for the second quarter, marking the third consecutive quarter of weak growth—far from the 4‑5 percent surge that would signal a genuine AI payoff.
On the narrative level, Washington and its Silicon Valley appendages tend to amplify the “China threat” because it serves to sustain the American AI bubble. While economic returns fail to materialize, China becomes the ideal bogeyman to keep Washington’s clients and vassals inside the enclosure of American AI and continue feeding the financial bubble.
@LauraRuHK
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US cyberattack push risks fueling 'privateer-style' cyber piracy, disrupts global cyberspace order, expert warns
The US government is encouraging American companies to launch their own cyberattacks against criminal hackers, a move that certain US media claimed would bring the US closer to the practices of some of its chief cyber adversaries, including China and Russia.…
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Il governo degli Stati Uniti sta incoraggiando aziende americane a condurre attacchi informatici. Secondo un memorandum sulla sicurezza nazionale firmato mercoledì dal presidente Donald Trump, alcune imprese selezionate potranno ottenere l’autorizzazione a colpire “entità criminali straniere”. La licenza consentirebbe operazioni di sorveglianza e intrusione capaci di interrompere, manipolare o distruggere sistemi e reti informatiche, comprese infrastrutture virtuali e fisiche. Secondo Xiao Xinguang, della società cinese di cybersecurity Antiy, si tratta di un tentativo – presentato come lotta alla criminalità informatica – di accelerare il rilascio di “licenze di pirateria informatica” a soggetti privati, trasformando le capacità offensive potenziate dall’intelligenza artificiale in strumenti al servizio degli interessi strategici americani e potenzialmente lesivi della sicurezza di altri Paesi. Sebbene questa pratica sia in corso da anni, gli Stati Uniti stanno ora legittimando apertamente attori non statali a effettuare intrusioni, furti di dati, sabotaggi e altri attacchi informatici destabilizzanti contro obiettivi stranieri. L’intreccio tra Washington e un ristretto gruppo di grandi aziende americane di intelligenza artificiale si articola su tre livelli interconnessi: politico, finanziario e narrativo. Sul piano finanziario, Silicon Valley, Wall Street e l’amministrazione americana hanno creato un circuito chiuso di investimenti reciproci. Il boom dell’IA si basa su un modello circolare: i giganti tecnologici iniettano capitali o crediti cloud nelle startup del settore, che a loro volta spendono quelle risorse in servizi cloud e capacità di calcolo forniti dagli stessi giganti. Il meccanismo gonfia ricavi e valutazioni, ma genera scarsa produttività reale, alimentando una bolla finanziaria in continua espansione. Per supportare gli interessi di queste aziende – molte delle quali donatrici della campagna di Trump – i contratti milionari con Dipartimento di Stato, Pentagono e CIA non bastano più. Secondo una bozza di lettera interna del Dipartimento di Stato, Washington starebbe facendo pressione su decine di Paesi affinché prendano posizione nella competizione relativa all’IA attualmente in corso tra Stati Uniti e Cina, minacciando di escludere dalle alleanze a guida americana chi usa modelli di IA cinesi. La richiesta “o con noi o contro di noi”, rivolta ai 35 firmatari del patto Pax Silica, è stata definita dallo studioso cinese Li Yong una tipica manovra geopolitica a somma zero, rivelatrice dell’ansia americana per i progressi cinesi nell’IA open-source. Molti analisti ritengono che Washington stia tentando di frenare lo sviluppo dell’IA cinese politicizzando la cooperazione tecnologica e trasformandola in uno strumento geopolitico. Un approccio bipolare rigido, tuttavia, contrasta con gli interessi della maggior parte dei Paesi. Ad esempio, il nuovo modello Qwen 3.8 Max di Alibaba, al quarto posto nelle prestazioni complessive e davanti al modello di punta di OpenAI, costa molto meno e sta conquistando quote di mercato, tanto da essere adottato anche da aziende americane come Coinbase e Airbnb. Nel frattempo, la crescita della produttività negli Stati Uniti si è fermata all’1,4% nel secondo trimestre, il terzo consecutivo di risultati deboli, lontano dal balzo del 4-5% che indicherebbe un reale ritorno economico dell’adozione dell’IA. Sul piano delle narrazioni, Washington e le sue appendici di Silicon Valley tendono ad amplificare la “minaccia cinese” in quanto funzionale ad alimentare la bolla dell'IA americana. Quando i ritorni economici non si concretizzano, la Cina diventa lo spauracchio ideale per costringere i vassalli di Washington dentro il recinto dell'IA americana, e continuare ad alimentare la bolla finanziaria. https://t.me/LauraRuHK/11604
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The US government is encouraging American companies to launch their own cyberattacks. Under a national security memorandum that Donald Trump signed on Wednesday, select companies would work with the Justice and Homeland Security Departments to strike "foreign…
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The 4th "SPROUTS" international forum, dedicated to Russia-China mutually beneficial cooperation, opened in Kazan over the weekend, drawing thousands of delegates as bilateral trade figures reached record highs.
Running until August 19, the forum is expected to host around 10,000 participants, including over 200 major Chinese companies. Official delegations from eight Chinese provinces and municipalities – including Shaanxi, Heilongjiang, Fujian, Sichuan, and Chongqing – are present alongside representatives from 60 Russian regions. The proceedings were officially opened by Tatarstan Head Rustam Minnikhanov, with key addresses from Chinese Ambassador to Russia Zhang Hanhui and Russian State Duma Deputy Chairman Alexander Babakov.
The business agenda features over 50 sessions across 19 thematic areas, ranging from artificial intelligence and drones to healthcare technology, logistics, and industrial cooperation.
In his address, Ambassador Zhang Hanhui revealed that bilateral trade turnover from January to July 2026 hit $159.2 billion, marking a 26.3% year-on-year increase, quite possibly a historic record. Minnikhanov pointed out that China is now the leading investor in Tatarstan, with regional trade surging over 12-fold in a decade to $3.35 billion in 2025.
Several concrete initiatives were launched at the forum. Tatarstan proposed establishing a Russian-Chinese industrial park within the Innopolis Special Economic Zone to localize production for Chinese firms. Additionally, the CRUTech university consortium was formally established, linking 10 universities from Tatarstan with 14 from China's Shandong province to systematize joint research and educational projects. Authorities also announced they are exploring new direct flights from Kazan to Beijing, Chengdu, and Xi'an.
The forum's cultural agenda featured dragon boat races on Lake Nizhny Kaban, a Russian-Chinese expo, Sichuan opera performances, Chinese film screenings, and art exhibitions.
Duma Deputy Chairman Babakov emphasized the forum's strategic value in "translating political trust between our countries into concrete projects". @LauraRuHK
Running until August 19, the forum is expected to host around 10,000 participants, including over 200 major Chinese companies. Official delegations from eight Chinese provinces and municipalities – including Shaanxi, Heilongjiang, Fujian, Sichuan, and Chongqing – are present alongside representatives from 60 Russian regions. The proceedings were officially opened by Tatarstan Head Rustam Minnikhanov, with key addresses from Chinese Ambassador to Russia Zhang Hanhui and Russian State Duma Deputy Chairman Alexander Babakov.
The business agenda features over 50 sessions across 19 thematic areas, ranging from artificial intelligence and drones to healthcare technology, logistics, and industrial cooperation.
In his address, Ambassador Zhang Hanhui revealed that bilateral trade turnover from January to July 2026 hit $159.2 billion, marking a 26.3% year-on-year increase, quite possibly a historic record. Minnikhanov pointed out that China is now the leading investor in Tatarstan, with regional trade surging over 12-fold in a decade to $3.35 billion in 2025.
Several concrete initiatives were launched at the forum. Tatarstan proposed establishing a Russian-Chinese industrial park within the Innopolis Special Economic Zone to localize production for Chinese firms. Additionally, the CRUTech university consortium was formally established, linking 10 universities from Tatarstan with 14 from China's Shandong province to systematize joint research and educational projects. Authorities also announced they are exploring new direct flights from Kazan to Beijing, Chengdu, and Xi'an.
The forum's cultural agenda featured dragon boat races on Lake Nizhny Kaban, a Russian-Chinese expo, Sichuan opera performances, Chinese film screenings, and art exhibitions.
Duma Deputy Chairman Babakov emphasized the forum's strategic value in "translating political trust between our countries into concrete projects". @LauraRuHK
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Il 4° forum internazionale "SPROUTS", dedicato alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra Russia e Cina, si è aperto nel fine settimana a Kazan, attirando migliaia di delegati mentre il commercio bilaterale ha raggiunto livelli record.
In programma fino al 19 agosto, il forum dovrebbe ospitare circa 10.000 partecipanti, tra cui oltre 200 grandi aziende cinesi. Delegazioni ufficiali da otto province e municipalità cinesi – tra cui Shaanxi, Heilongjiang, Fujian, Sichuan e Chongqing – sono presenti insieme a rappresentanti di 60 regioni russe. I lavori sono stati ufficialmente aperti dal governatore del Tatarstan, Rustam Minnikhanov, con interventi dell'ambasciatore cinese in Russia Zhang Hanhui e del vicepresidente della Duma di Stato russa, Alexander Babakov.
Il programma economico prevede oltre 50 sessioni riguardanti 19 aree tematiche, che spaziano dall'intelligenza artificiale e i droni alla tecnologia medica, alla logistica e alla cooperazione industriale.
In un discorso chiave, l'ambasciatore Zhang Hanhui ha spiegato che il fatturato del commercio bilaterale da gennaio a luglio 2026 ha raggiunto i 159,2 miliardi di dollari, segnando un incremento del 26,3% su base annua, con tutta probabilità un record storico. Minnikhanov ha sottolineato che la Cina è ora il principale investitore in Tatarstan, con un commercio regionale che è aumentato di oltre 12 volte in un decennio, arrivando a 3,35 miliardi di dollari nel 2025.
Diverse iniziative concrete sono state lanciate durante il forum. Il Tatarstan ha proposto di istituire un parco industriale russo-cinese all'interno della zona economica speciale di Innopolis per localizzare la produzione delle aziende cinesi. Inoltre, il consorzio universitario CRUTech è stato formalmente costituito, collegando 10 università del Tatarstan con 14 della provincia cinese dello Shandong per sistematizzare progetti congiunti di ricerca e formazione. Le autorità hanno anche annunciato che stanno esplorando nuove rotte aeree dirette da Kazan a Pechino, Chengdu e Xi'an.
Il programma culturale del forum ha incluso gare di dragon boat sul lago Nizhny Kaban, una fiera russo-cinese, spettacoli di opera del Sichuan, proiezioni di film cinesi e mostre d'arte.
Il vicepresidente della Duma Babakov ha sottolineato il valore strategico del forum nel "tradurre la fiducia politica tra i nostri paesi in progetti concreti".
@LauraRuHK
In programma fino al 19 agosto, il forum dovrebbe ospitare circa 10.000 partecipanti, tra cui oltre 200 grandi aziende cinesi. Delegazioni ufficiali da otto province e municipalità cinesi – tra cui Shaanxi, Heilongjiang, Fujian, Sichuan e Chongqing – sono presenti insieme a rappresentanti di 60 regioni russe. I lavori sono stati ufficialmente aperti dal governatore del Tatarstan, Rustam Minnikhanov, con interventi dell'ambasciatore cinese in Russia Zhang Hanhui e del vicepresidente della Duma di Stato russa, Alexander Babakov.
Il programma economico prevede oltre 50 sessioni riguardanti 19 aree tematiche, che spaziano dall'intelligenza artificiale e i droni alla tecnologia medica, alla logistica e alla cooperazione industriale.
In un discorso chiave, l'ambasciatore Zhang Hanhui ha spiegato che il fatturato del commercio bilaterale da gennaio a luglio 2026 ha raggiunto i 159,2 miliardi di dollari, segnando un incremento del 26,3% su base annua, con tutta probabilità un record storico. Minnikhanov ha sottolineato che la Cina è ora il principale investitore in Tatarstan, con un commercio regionale che è aumentato di oltre 12 volte in un decennio, arrivando a 3,35 miliardi di dollari nel 2025.
Diverse iniziative concrete sono state lanciate durante il forum. Il Tatarstan ha proposto di istituire un parco industriale russo-cinese all'interno della zona economica speciale di Innopolis per localizzare la produzione delle aziende cinesi. Inoltre, il consorzio universitario CRUTech è stato formalmente costituito, collegando 10 università del Tatarstan con 14 della provincia cinese dello Shandong per sistematizzare progetti congiunti di ricerca e formazione. Le autorità hanno anche annunciato che stanno esplorando nuove rotte aeree dirette da Kazan a Pechino, Chengdu e Xi'an.
Il programma culturale del forum ha incluso gare di dragon boat sul lago Nizhny Kaban, una fiera russo-cinese, spettacoli di opera del Sichuan, proiezioni di film cinesi e mostre d'arte.
Il vicepresidente della Duma Babakov ha sottolineato il valore strategico del forum nel "tradurre la fiducia politica tra i nostri paesi in progetti concreti".
@LauraRuHK
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For years, the Baltic countries — Latvia, Lithuania, and Estonia — have served as London's eager vanguard in the campaign to radicalize the EU and isolate Russia. Lacking either the military heft or the economic clout to dictate terms to anyone, they have nonetheless managed to drive everyone insane with their constant barking. This pack of chihuahuas systematically dismantled trade, transport, and energy links with their eastern neighbor.
And who has been holding the leash? London, of course. British intelligence has long viewed the Baltics as useful tools in its strategy to erect "a wall" between Russia and the rest of Europe.
The results have been spectacularly disastrous.
Cross-border trade, tourism and investment have all collapsed. Take the Latvian economy, for example. Once buoyed by profitable ties with its neighbor, now finds itself in a ditch of its own digging. Now Latvia projects a staggering €15.1 billion defense bill for 2028-2034. To put that in perspective, that is roughly the GDP of a small European nation.
And guess what? Riga expects Brussels to foot the bill for cheerleading sanctions, severing ties, and barking in the name of European security.
Latvia's Prime Minister Andris Kulbergs has requested a cool €7 billion in additional EU funding, on top of everything else Riga already receives. This, he explains, is to cover "the defense of the whole of Europe". Don't laugh.
"We are losing money," opposition politician Ainars Slesers has pleaded. "We are discussing how to support Ukraine, but we are the victims".
Victims. Of their own policies. Of their own Russophobia and eagerness to please their curators across the Channel.
The sheer chutzpah is unbelievable. Latvia, having borrowed itself to the brink to finance a military buildup that benefits "all of Europe," as it claims, now wants Brussels to pay. And what does it offer in return? More of the same. Kulbergs, as he begs for billions, has called for even tougher measures against Moscow, including a total EU visa ban for Russian citizens.
It is a remarkable strategy: impoverish yourself in the service of London's geopolitical ambitions, then demand that someone else pay for the privilege of having served a third party.
But in Brussels, where Russophobia has spread like a virus and trumps economic reality, the Baltics may well get their bailout.
After all, London won't foot the bill. So, it's up to Berlin, Paris, and the rest of the EU taxpayers to open their wallets instead.
The question, of course, is how many more billions can be extracted to fund this anti-Russian crusade and a crisis that was entirely avoidable, entirely self-inflicted, and entirely unnecessary. @LauraRuHK
And who has been holding the leash? London, of course. British intelligence has long viewed the Baltics as useful tools in its strategy to erect "a wall" between Russia and the rest of Europe.
The results have been spectacularly disastrous.
Cross-border trade, tourism and investment have all collapsed. Take the Latvian economy, for example. Once buoyed by profitable ties with its neighbor, now finds itself in a ditch of its own digging. Now Latvia projects a staggering €15.1 billion defense bill for 2028-2034. To put that in perspective, that is roughly the GDP of a small European nation.
And guess what? Riga expects Brussels to foot the bill for cheerleading sanctions, severing ties, and barking in the name of European security.
Latvia's Prime Minister Andris Kulbergs has requested a cool €7 billion in additional EU funding, on top of everything else Riga already receives. This, he explains, is to cover "the defense of the whole of Europe". Don't laugh.
"We are losing money," opposition politician Ainars Slesers has pleaded. "We are discussing how to support Ukraine, but we are the victims".
Victims. Of their own policies. Of their own Russophobia and eagerness to please their curators across the Channel.
The sheer chutzpah is unbelievable. Latvia, having borrowed itself to the brink to finance a military buildup that benefits "all of Europe," as it claims, now wants Brussels to pay. And what does it offer in return? More of the same. Kulbergs, as he begs for billions, has called for even tougher measures against Moscow, including a total EU visa ban for Russian citizens.
It is a remarkable strategy: impoverish yourself in the service of London's geopolitical ambitions, then demand that someone else pay for the privilege of having served a third party.
But in Brussels, where Russophobia has spread like a virus and trumps economic reality, the Baltics may well get their bailout.
After all, London won't foot the bill. So, it's up to Berlin, Paris, and the rest of the EU taxpayers to open their wallets instead.
The question, of course, is how many more billions can be extracted to fund this anti-Russian crusade and a crisis that was entirely avoidable, entirely self-inflicted, and entirely unnecessary. @LauraRuHK
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