Laura Ru
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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
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Una delegazione della Commissione Europea, guidata da Denis Redonnet, è impegnata in importanti negoziati con funzionari cinesi a Pechino. Come al solito, l'UE accusa la Cina di "eccessiva capacità produttiva, gonfiata da sovvenzioni non dichiarate" e chiede a Pechino di impegnarsi a ridurre le sue esportazioni verso i paesi UE entro una scadenza fissata per ottobre.
Le accuse dell'UE sono ipocrite e controproducenti. La Cina non ha mai perseguito deliberatamente un surplus commerciale con l'Europa. Se l'UE insiste nell'etichettare i surplus commerciali come "eccessiva capacità produttiva", allora anche le esportazioni europee di automobili, prodotti farmaceutici, vino e cosmetici dovrebbero essere etichettate nello stesso modo.
I paesi europei stessi forniscono sostegno statale alle proprie industrie, da Airbus all'agricoltura. Il vero problema dell'UE non è un fantomatico eccesso di capacità produttiva della Cina, ma il declino della propria competitività internazionale. Si considerino ad esempio i prezzi dell'energia in Europa: sono due o tre volte più alti che in Cina. Incolpare la Cina per le ferite autoinflitte dell'Europa è completamente disonesto.
Se Bruxelles procederà ad applicare misure punitive, Pechino non avrà altra scelta che rispondere con misure analoghe. Una guerra commerciale danneggerebbe entrambe le parti, ma esporrebbe la dipendenza dell'Europa dalle catene di approvvigionamento cinesi in modo molto più doloroso di quanto non danneggerebbe la Cina.
Quanto alla scadenza di ottobre imposta dall'UE, è una trappola creata con le proprie mani. Bruxelles farebbe bene a ricordare che imporre ultimatum e bullizzare il suo maggiore partner commerciale si ritorce inevitabilmente contro l'Europa.

@LauraRuHK
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Forwarded from Al Mayadeen English
Speaking on Tuesday’s episode of Al Mayadeen’s The Grand Standoff: Iran and the World, Professor Mohammad Marandi said US President Donald Trump’s threats have had “absolutely no impact” on Iran, its leadership, its armed forces, or the overwhelming majority of ordinary Iranians.

He said Iranians “are not going to back down at all,” adding that they have been preparing for this stage for a very long time.

Professor Marandi said Iran currently holds the advantage, arguing that the United States is running low on offensive and air-defense missiles, while Iran maintains a substantial stockpile of missiles and drones.

He also said September is “actually a very ideal time” for Iran, for a host of reasons, for the war to take place.

Watch here: https://youtube.com/shorts/I8yYo96Bp3w
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Forwarded from l'AntiDiplomatico
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Il pubblico va in delirio per la delegazione iraniana ai World Nomad Games di Bishkek, in Kirghizistan.
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In late 2025, a wave of mass hysteria over "mysterious drones" swept Northern Europe, triggering sightings from Denmark to Sweden. Despite zero wreckage or credible footage—Belgium’s defense minister even mistook a police helicopter for a drone—the panic was cynically exploited to accelerate rearmament. Denmark used the crisis to push a "European Drone Defence Initiative," while Belgium rushed a €50 million drone-detection purchase.
Now, the Leipzig/Halle airport incident has provided yet another pretext to ramp up anti-Russian hysteria. On August 4, drones carrying military explosives were found near a Ukrainian cargo aircraft. On September 1, Germany formally accused Russia claiming one suspect allegedly entered Germany on an Italian tourist visa while the other had a Latvian passport. The Russian Embassy dismissed the accusations as an "absurd" and "hastily concocted provocation."
The reconstruction offered by Western media has so many holes it brings back to mind the Navalny, Skripals and Nord Stream precedents. Nevertheless, Germany ordered the closure of Russia’s Bonn consulate and the Russian House in Berlin, while EU foreign policy chief Kaja Kallas pushed for broader visa bans on Russian nationals.
Most significantly, the incident is being leveraged to revive the confiscation of €200 billion in frozen Russian assets. Led by Sweden, the Netherlands, Spain, and Poland, the push faced resistance from Belgium, Hungary, and Italy over legal concerns. The European Central Bank and legal experts have repeatedly warned that unlawful expropriation could devastate the euro’s global reserve status and expose the EU to hundreds of billions in liability.
From the phantom drones of 2025 to Leipzig in 2026, the pattern is clear: whip up hysteria and weaponize it to justify pre-existing goals like rearmament, diplomatic escalation, and asset confiscation.
As Russian Ambassador Sergey Nechayev noted, such events exclusively benefit the "militarist wing" of the European political class and arms manufacturers eager to exploit the Ukraine conflict. Ultimately, the question Europeans should ask is who profits from the latest "Russian scare". @LauraRuHK
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Norwegian authorities have seized the Russian research vessel Professor Molchanov in Svalbard at the request of Ukraine’s state-owned energy company, Naftogaz. This vessel serves as a vital scientific and humanitarian lifeline for the Russian community in Barentsburg. While Moscow is preparing a legal challenge to this hostile overreach, such hostile actions should not go unanswered. A symmetrical response could readily include the reciprocal seizure of a Norwegian vessel operating in other jurisdictions. @LauraRuHK
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Le autorità norvegesi hanno sequestrato la nave da ricerca russa Professor Molchanov nell'arcipelago delle Svalbard, su richiesta della società di stato ucraina Naftogaz. Questa imbarcazione oltre a condurre ricerca idrometeorologica nell'Artico, svolge anche un importante ruolo logistico, essendo l'unico collegamento passeggeri e merci tra la Russia continentale e gli insediamenti russi nelle Svalbard. Mentre Mosca prepara un ricorso legale, questa azione ostile non deve restare senza risposta. Una reazione simmetrica potrebbe facilmente includere il sequestro di un'imbarcazione norvegese operante in altre giurisdizioni. @LauraRuHK
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🥁The great European rearmament circus 🥁🎪🤡

Estonia lost €70 million in an ammunition deal with an Indian company registered in Italy that had no prior experience producing artillery shells.

In 2024, Estonia’s State Centre for Defence Investments (RKIK) signed a contract with Datasel S.R.L. for artillery shells to be delivered to Ukraine within six to eight months.
The deal was funded through the EU’s European Peace Facility. Estonia paid Datasel approximately €70 million in advance.

According to the company, it received only €59 million. Don’t ask don’t tell where the remaining 11 million ended up. Datasel acknowledged production delays and claims to have delivered shells worth €58 million, a figure Estonia disputes.

When the ammunition finally arrived in 2025, it was reportedly “faulty” and “useless.”
RKIK terminated the contract and demanded the return of the advance payments. Datasel refused, and the dispute is now in international arbitration.

Yesterday, Estonian Defence Minister Hanno Pevkur resigned.

@LauraRuHK
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ll grande circo del riarmo europeo 🥁🎪🤡
L'Estonia ha perso 70 milioni di euro dopo aver ordinato munizioni ad un'azienda indiana registrata in Italia che non aveva alcuna esperienza nella produzione di proiettili di artiglieria.
Nel 2024, il Centro statale estone per gli investimenti nella difesa (RKIK) ha firmato un contratto con Datasel S.R.L. per la fornitura di proiettili di artiglieria destinati all'Ucraina, con consegna prevista entro sei-otto mesi. L'operazione è stata finanziata dalla UE attraverso l'European Peace Facility. L'Estonia ha versato a Datasel un anticipo di circa 70 milioni di euro.
Ma l'azienda avrebbe ricevuto solo 59 milioni di euro. Gli altri milioni chissa' dove sono finiti. Datasel ha ammesso ritardi nella produzione e sostiene di aver consegnato munizioni per un valore di 58 milioni di euro, una cifra contestata dall'Estonia.
Quando le munizioni sono finalmente arrivate nel 2025, sarebbero risultate "difettose" e "inutilizzabili". L'RKIK ha rescisso il contratto e ha chiesto la restituzione degli anticipi. Datasel ha rifiutato e la controversia è ora in arbitrato internazionale.
Ieri il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur si è dimesso.

@LauraRuHK
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Ieri sera ho visto Le Città di Pianura, un film che mi ha riconciliato con il cinema italiano. Un cinema che, quando smette di scimmiottare gli stilemi d'oltreoceano e decide di riscoprire le proprie radici e i propri maestri, trova lo sguardo giusto per dialogare con il presente. In questo caso, i maestri indiscussi che hanno tracciato il solco della commedia all'italiana in cui si muove il giovane regista Francesco Sossai, sono Dino Risi e Mario Monicelli. E infatti omaggi a Il Sorpasso e Amici Miei si ritrovano un po' dappertutto nel film, per chi sa riconoscerli. Se Il Sorpasso del 1962 catturava l'Italia del boom economico e l'ansia esistenziale, prodotto di scarto della società di massa, Le Città di Pianura ci mostra cosa accade quando la commedia è finita e restano solo le rovine. Bruno Cortona correva verso il nulla con una vitalità esplosiva e incosciente; Carlobianchi e Doriano, invece, vagano nella notte con l'allegria triste di chi cerca nell'ultimo bicchiere quella pienezza esistenziale che pensano di aver vissuto un tempo, quando sapevano abitare la promessa di futuro nella pianura veneta. Un territorio risparmiato dalla conversione turistica, ma comunque devastato dai non-luoghi. Se guardiamo questa distesa di capannoni, rotonde e periferie senza centro la fantasmagoria del capitale ci appare attraverso gli scarti, i fallimenti, le promesse tradite che possiamo scorgere dietro le insegne al neon dei locali lungo le statali, le villette bifamiliari e i capannoni abbandonati.
È su questo sfondo, una landa devastata eppure amata e familiare in virtù del fatto di esserci cresciuti e invecchiati insieme, che si consuma la nottata di Carlobianchi e Doriano. Questi flâneurs motorizzati esplorano un paesaggio fluido che ha cancellato il confine tra urbano ed extra-urbano e che, come loro, ha perso contorno e identità. Cercano di mapparlo sulla base dei ricordi di avventure passate, ma quando Giulio, il giovane studente napoletano che si trascinano dietro, usa Google Maps, al posto del ristorante casalingo dove un tempo mangiavano lumache strepitose trovano un edificio semidiroccato. La ricerca del tesoro, e anche del tesoretto nascosto da un loro complice, porta immancabilmente a scontrarsi con le rovine del presente in cui si arrabattano questi reduci dei "gloriosi Anni Novanta", la loro personale età dell'oro. Quelli erano gli anni in cui la provincia veneta era assurta a modello di sviluppo economico, era l’apoteosi della fabbrica diffusa, incarnava il mito dell’operaio che, mettendosi in proprio, diventa miliardario (con un accenno, nemmeno troppo velato, a Del Vecchio e a Luxottica). I due guidano una Jaguar, comprata anni prima con i proventi di un "business" tutto loro: da bravi operai, si erano organizzati per sottrarre all'azienda gli occhiali di marca che producevano e rivenderli sottobanco. Oggi, la vecchia Jaguar, insieme agli eccessi alcolici, resta l'unico filo che li lega a quel passato "eroico". L'operaio modello premiato dal cavaliere del lavoro che arriva in elicottero per augurargli una buona pensione, e la leggenda urbana dice abbia ricevuto un Rolex dal padrone, finisce i suoi giorni abbruttito alla slot machine di un bar, dove i suoi gesti da automa riproducono quelli della fabbrica. Carlobianchi e Doriano avevano cercato una redenzione personale attraverso il rifiuto del lavoro alienato, espropriando chi li aveva espropriati, ma senza coscienza politica. Si erano impossessati del frutto del loro lavoro per fare "la bella vita", sulla falsa riga dei vitelloni, altro riferimento alla commedia italiana. Cercano ancora, nonostante tutto, nonostante il divorzio e la vita a casa dei genitori, di tenere in vita i fuochi d'artificio di un'epoca finita, di un'utopia perduta che prima di esplodere aveva illuminato il cielo della loro generazione. (1/2) https://t.me/LauraRuHK/11679
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(2/2) La loro corsa notturna da ritiro della patente ha una meta vaga quanto il territorio oggetto di marketing turistico: l’aeroporto di Venezia ma che sta a Treviso. Vi dovrebbe atterrare Genio (Eugenio), l’amico e collega complice nella sottrazione degli occhiali, scappato in Argentina per sfuggire all’arresto. Il suo reato è entrato in prescrizione e Genio torna per riprendersi il tesoretto che aveva nascosto prima della fuga. Ma il campo in cui lo aveva sotterrato non c’è più. Al suo posto, una villetta mai finita, che ora giace in rovina.
A un certo punto della loro deriva alcolica si inserisce la figura di Giulio, un giovane studente di architettura napoletano. Giulio è un ventenne timido e inibito, lo incontrano a Venezia mentre si tiene in disparte e osserva i suoi coetanei impegnati in quel rito carnevalesco e sguaiato che è ormai diventato il festeggiamento di una laurea. Si ritrovano tutti a bere in un locale della pianura dove si balla con cappelli da cowboy e si festeggia un addio al nubilato mangiando cocktail di gamberi in salsa rosa: l’immaginario americano ha colonizzato sia il territorio che i cervelli. A essere diversi sono sia lo studente napoletano, che gira con un libro di Carlo Scarpa e insiste nel voler andare a casa a studiare (attività ormai anacronistica nei diplomifici noti come università), sia gli sgangherati ed esuberanti Carlobianchi e Doriano, che possiedono ancora una distanza esistenziale dalla simulazione in cui vive il resto del Paese. Giulio non ha mai avuto esperienza diretta di quell'Italia che scoppiettava di energia, eppure è proprio condividendo gli eccessi dei due improbabili compagni di nottata che impara una lezione fondamentale: le occasioni vanno colte quando si presentano, perché non tornano. Troverà il coraggio di andare a Verona dalla compagna di università di cui è segretamente innamorato, la stessa che festeggiava la laurea e si faceva un tiro di coca in bagno.
Il film di Sossai è un viaggio attraverso un territorio devastato: un tedesco, a cui Carlobianchi ha scroccato una sigaretta, afferma di essere in Italia per vedere quello che gli italiani non hanno ancora distrutto, ma poi spiega di non essere riuscito a trovare i cantieri della linea ferroviaria Lisbona-Budapest. Ecco, il film è punteggiato di battute geniali e amare come questa. Paradossalmente, l'unico luogo in cui cercano un'esperienza estetica è il cimitero. È qui che Giulio si reca per vedere la tomba di Carlo Scarpa e quella progettata dall'architetto per la famiglia Brion, in un cortocircuito temporale che unisce i vivi e i morti.
Sossai ha uno sguardo colto ed equanime. Non giudica, non moralizza, si limita a mostrare. In questo, il suo film si fa pura archeologia di un presente che è già passato. Sossai scava nella fantasmagoria della pianura per trovarci i cocci di un'epoca in cui il futuro sembrava possibile, e restituisce allo spettatore la malinconica poesia di un bicchiere della staffa bevuto tra le macerie.
https://t.me/LauraRuHK/11678
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By 164 votes to one, UN member States endorsed a resolution promoting map projections that more accurately reflect the true size of continents – the culmination of an African-led campaign against the 16th-century Mercator projection, which was incorrect and yet still widely used.
The United States cast the sole vote against. Take a look at the map and guess why 😉. @LauraRuHK
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Con 164 voti a favore e uno contrario, gli Stati membri dell'ONU hanno approvato una risoluzione che promuove proiezioni cartografiche in grado di riflettere in modo più accurato le vere dimensioni dei continenti: il culmine di una campagna guidata dai paesi africani contro la proiezione di Mercatore del XVI secolo, imprecisa eppure ancora ampiamente utilizzata.
Gli Stati Uniti hanno espresso l'unico voto contrario. Date un'occhiata alla mappa e chiedetevi il perché 😉. @LauraRuHK
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Ogni giorno ricevo email dai lettori di Hong Kong a fuoco. Anatomia di una rivoluzione colorata che spesso mi pongono domande molto pertinenti e stimolanti. Cerco di rispondere personalmente a tutti, non solo per cortesia, ma perché queste interazioni mi permettono di riflettere, ampliare lo sguardo e approfondire. In questi giorni sto raccogliendo e aggregando le domande per nuclei tematici, con l'obiettivo di sintetizzarle in una forma più generale e pubblicare delle video risposte che possano essere utili a tutti. Quindi se non lo avete ancora fatto e volete contribuire, il mio contatto email è lauraru852@yandex.ru 🔸NB. Vengono prese in considerazione solo domande relative al contenuto del libro. @LauraRuHK
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While it is a relief that voters in Saxony-Anhalt have strongly rejected the CDU’s disastrous policies, call to arms and anti-Russian crusade, their embrace of Alternative for Germany (AfD) is not exactly cause for celebration.
Although the AfD attracts disgruntled voters, that is all those whose real concerns have been ignored or dismissed by centrist parties, it is now clear that is actively co-opted and amplified by the same transnational forces that brought to power the MAGA movement in the US. Today, within the AfD two competing visions of Germany’s future coexist, but it is increasingly obvious which faction holds the deeper pockets and can avail itself of powerful allies.
On one side stands co-leader Tino Chrupalla, who advocates for a more traditional, nationalist "Eurasian" pole in world affairs, leaning into a multipolar worldview. On the other is Alice Weidel, who represents the "Silicon Valley Right" and is seeking alignment with the US, libertarian economics, and a radical technological overhaul. Weidel’s vision is gradually eclipsing the traditional nationalist wing.
This new vision is laid bare in the AfD’s technological and energy agenda. The party explicitly demands that Germany double its data center capacity and quadruple its AI computing power by 2030. But this digital utopia requires massive, uninterrupted baseload electricity. To achieve this, the AfD is calling for an immediate return to nuclear power, an end to the coal phase-out, and the lifting of sanctions against Russia to secure "cheap energy."
Let us be clear about what this means: the AfD’s much-touted desire for "better relations" with Moscow is entirely transactional, dictated by the need to keep the servers of a hyper-digitized Germany running.
Elon Musk has openly declared that "only the AfD can save Germany," used his platform X to host live chats with Weidel and amplified the party's messaging. Peter Thiel, the co-founder of Palantir and a godfather of the "New Right," does not hide his appreciation for the party either.
This alliance points toward a deeply unsettling ideological synthesis often described by critics as "technofascism." It is a political model where a hyper-wealthy tech elite dictates the rules of society, merging the algorithmic logic of Silicon Valley with the nationalist impulses of the far-right.
For the AfD, this translates into a paradoxical agenda: it is fiercely ethno-nationalist and anti-immigrant when it comes to policing borders, yet it is radically deregulatory, anti-state, and hyper-globalist when it comes to capital, technology, and the elites that control both. @LauraRuHK
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È certamente positivo che gli elettori della Sassonia-Anhalt abbiano nettamente respinto le disastrose politiche della CDU, il suo appello alle armi e la sua crociata antirussa, ma l'abbraccio all'Alternative für Deutschland (AfD) non è esattamente motivo di celebrazione.

Sebbene l'AfD attiri il voto di protesta, vale a dire quegli elettori le cui reali preoccupazioni vengono ignorate o minimizzate dalle forze politiche centriste, oggi il partito viene attivamente cooptato dalle stesse forze transnazionali che hanno portato al potere il movimento MAGA negli Stati Uniti. All'interno dell'AfD coesistono due visioni contrapposte della Germania, ma è sempre più chiaro quale fazione disponga delle tasche più profonde e possa avvalersi di potenti alleati.

Da un lato c'è il co-leader Tino Chrupalla, che sostiene una visione più tradizionale, nazionalista, "eurasiatica" e multipolare. Dall'altro c'è Alice Weidel che strizza l'occhiolino alla destra di Silicon Valley e al libertarismo capitalista. La visione di Weidel sta gradualmente eclissando l'ala nazionalista tradizionale.

Questa nuova visione è chiaramente esposta nell'agenda tecnologica ed energetica dell'AfD. Il partito chiede esplicitamente che la Germania raddoppi la capacità dei suoi data center e quadruplichi la potenza di calcolo dell'IA entro il 2030. Ma questa utopia digitale richiede un'enorme e ininterrotta fornitura di energia. Per raggiungere questo obiettivo, l'AfD chiede un immediato ritorno al nucleare e la revoca delle sanzioni contro la Russia per garantire "energia a basso costo".

Cerchiamo di essere chiari su cosa significhi: il tanto decantato desiderio dell'AfD di "migliori relazioni" con Mosca è interamente transazionale. Non è guidato da un'affinità ideologica o da un genuino desiderio di un'architettura di sicurezza eurasiatica multipolare. È guidato dal freddo calcolo dell'industria tecnologica. La Russia è vista semplicemente come un fornitore di quel gas necessario per mantenere in funzione i server di una Germania iperdigitalizzata.

Elon Musk ha dichiarato apertamente che "solo l'AfD può salvare la Germania", utilizzando la sua piattaforma X per ospitare chat in diretta con Weidel e amplificare i messaggi del partito. Anche Peter Thiel, co-fondatore di Palantir e padrino della "Nuova Destra", non nasconde il suo apprezzamento per AfD.

Questa alleanza punta verso una sintesi ideologica profondamente inquietante, spesso descritta dai critici come "tecnofascismo". È un modello politico in cui una plutocrazia tecnocratica detta le regole della società, fondendo la logica algoritmica della Silicon Valley con gli impulsi nazionalisti dell'estrema destra.

Per l'AfD, questo si traduce in un'agenda paradossale: è ferocemente etno-nazionalista e anti-immigrazione quando si tratta di controllare le frontiere, ma anti-statalista e iper-globalista quando si tratta di capitale, tecnologia e degli oligarchi che controllano entrambi. @LauraRuHK
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Anni fa andai alla presentazione di un interessantissimo libro collettivo dal titolo Inganno Bannon. I suoi autori, un gruppo di intellettuali della destra tradizionalista italiana, avevano ritenuto importante mettere in guardia la loro area di riferimento dai tentativi del movimento di Steve Bannon di condizionare il sovranismo europeo in chiave filo-atlantista, cooptare la destra radicale per orientarla contro l'eurasiatismo e il mondo islamico, e rilanciare l'egemonia anglo-americana. Ci andai perché in quel periodo mi stavo occupando di un fenomeno simile, ma che avveniva a diecimila chilometri di distanza, a Hong Kong, dove la destra trumpiana e la sinistra dem lavoravano a braccetto per destabilizzare la città in cui vivo.
Perché ve lo racconto? Forse perché ritengo importante ribadire il concetto che per analizzare certi fenomeni occorre andare oltre ciò che sembra, e per farlo bisogna abbandonare i pregiudizi ideologici. Quegli stessi pregiudizi che, ad esempio, avrebbero impedito a una persona con il mio vissuto politico di mettere piede alla libreria Ritter. Quando l'ho fatto, ho scoperto che i miei interlocutori erano attenti a quanto avveniva in Cina e decisamente meno condizionati di tanti sedicenti paladini dei diritti dei lavoratori, che infatti, allo scoppio delle rivolte eterodirette, di lì a poco si sarebbero appiattiti sulla narrazione offerta dal mainstream, vedendo in quel tentativo di rivoluzione colorata una sorta di resistenza dal basso contro un governo repressivo e autoritario.
Ecco. L'intelligenza non è di destra o di sinistra. È la capacità di squarciare il velo del marketing politico e di non farsi ingannare dai pifferai magici. @LauraRuHK
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The new Infratest dimap poll, commissioned by ARD and conducted on September 7 among 1,051 eligible voters, shows that only 10% of Germans are satisfied with the government's performance. This is even lower than the previous record of 11% set in May. The dissatisfaction is near-unanimous, with 88% of respondents saying they are "somewhat" or "completely" dissatisfied.
The 10% figure is the lowest of its kind in post-war German history. The trend is confirmed by other pollsters: an INSA survey from September 5 recorded a satisfaction rating of just 17%. @LauraRuHK
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