Media is too big
VIEW IN TELEGRAM
Come difendersi.
Ecco cosa accade quando la manovalanza, decerebrata e colorata, indottrinata, foraggiata e strumentalizzata dall'élite di cui sopra, incontra un drappello di Cosacchi: la partita è segnata, non c'è gioco. Qui siamo a Sochi, nel 2014.
Mentre circola un altro video in cui a Bruxelles viene issata la bandiera arcobaleno che inneggia alla devianza sessuale e la solita Wonder Layer si dichiara orgogliosa di guidare questa Europa, e mentre le nascite precipitano molto al di sotto del livello minimo di sopravvivenza della comunità, poco più di un figlio a coppia contro i necessari due e mezzo, toccherebbe prendere esempio da questi nobili e fieri Soldati Russi.
Ecco cosa accade quando la manovalanza, decerebrata e colorata, indottrinata, foraggiata e strumentalizzata dall'élite di cui sopra, incontra un drappello di Cosacchi: la partita è segnata, non c'è gioco. Qui siamo a Sochi, nel 2014.
Mentre circola un altro video in cui a Bruxelles viene issata la bandiera arcobaleno che inneggia alla devianza sessuale e la solita Wonder Layer si dichiara orgogliosa di guidare questa Europa, e mentre le nascite precipitano molto al di sotto del livello minimo di sopravvivenza della comunità, poco più di un figlio a coppia contro i necessari due e mezzo, toccherebbe prendere esempio da questi nobili e fieri Soldati Russi.
La Trappola di Tucidide
E' il titolo del giorno, non puoi sottrarti, un tema che unisce tutti i tavoli, la condizione materiale che inizia prepotentemente a farsi strada fra i castelli di carte di sovrastruttura.
Le guerre dell'Egemone, assieme all'Egemone stesso, sono in dismissione, da vario tempo, ma ciò che era evidente soltanto per qualcuno diventa, ogni giorno di più, incontrovertibile realtà. I segnali ci sono tutti: il viaggio in Cina del Biondo, tanto per cominciare. Di seguito, le parole di Xi Jinping in conferenza stampa, dopo i colloqui:
" Potranno la Cina e gli Stati Uniti superare la Trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi potenze?
Trappola di Tucidide è un chiaro riferimento storico alla guerra fra Sparta e Atene, cioè quando una potenza egemone, che vede minacciato il proprio privilegio, è costretta a scendere in campo militarmente, per contrastarne un'altra che aspira a spodestarla, nonostante sappia benissimo di non essere in grado di reggere il confronto. Una sorta di puntata disperata sul tavolo verde: mi gioco tutto senza alcuna carta in mano.
Quale sia questa nuova potenza emergente, lo rende esplicito il Ministro degli Esteri Iraniano Araghchi, alla riunione dei vertici dei BRICS in India, nella foto in calce col suo omologo Russo Lavrov:
“ La Storia ha dimostrato che gli imperi in declino non risparmiano alcuno sforzo per evitare il loro inevitabile destino: un animale ferito sulla via del collasso si dimena e ruggisce disperatamente. La Repubblica Islamica dell'Iran invita tutti i Paesi membri dei BRICS a condannare esplicitamente le violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti.
Dunque, tornando a Xi Jinping, leggi fra le righe: resterai buono al tuo posto, rinunciando infine a diventare il signore del mondo intero oppure dovremo costringerti, tutti noi, a farlo con le cattive? - domanda retorica: la seconda che hai detto.
La guerra è una soltanto, l'ultima battaglia per la supremazia dell'Egemone, ma stiamo al gioco della vulgata. Per quanto riguarda l'altra, durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria, Putin ha comunicato ufficialmente che i tempi sono maturi perché essa termini.
Il Presidente ha parlato di colloqui di pace con chiunque voglia parlare di pace, anche con gli euro-cagnolini, tutt'ora saldamente invischiati nella narrazione globalista dell'imminente aggressione Russa e della necessaria corsa agli armamenti per difendere il “giardino fiorito”, senza ancora aver realizzato l'ovvio, non mascherabile, palese da tempo ai meno rincoglioniti dalla propaganda: le vittime, la carne da macello, patrimoniale oltre che fisica, sono loro stessi. Ma anche i meno svegli se ne accorgeranno, a proprie spese e molto presto.
L'allusione del Presidente Putin alla capitolazione dell'intero occidente collettivo è più che evidente, mentre la nuova versione del vettore Sarmat, con autonomia di 35,000 km, a prova d'intercettazione e capace di trasportare testate multiple, sia convenzionali che nucleari, è stata testata con successo, ed il buon Medvedev ha commentato:
" Gioite, oh Popoli: ora siamo tutti più vicini.
E' il titolo del giorno, non puoi sottrarti, un tema che unisce tutti i tavoli, la condizione materiale che inizia prepotentemente a farsi strada fra i castelli di carte di sovrastruttura.
Le guerre dell'Egemone, assieme all'Egemone stesso, sono in dismissione, da vario tempo, ma ciò che era evidente soltanto per qualcuno diventa, ogni giorno di più, incontrovertibile realtà. I segnali ci sono tutti: il viaggio in Cina del Biondo, tanto per cominciare. Di seguito, le parole di Xi Jinping in conferenza stampa, dopo i colloqui:
" Potranno la Cina e gli Stati Uniti superare la Trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi potenze?
Trappola di Tucidide è un chiaro riferimento storico alla guerra fra Sparta e Atene, cioè quando una potenza egemone, che vede minacciato il proprio privilegio, è costretta a scendere in campo militarmente, per contrastarne un'altra che aspira a spodestarla, nonostante sappia benissimo di non essere in grado di reggere il confronto. Una sorta di puntata disperata sul tavolo verde: mi gioco tutto senza alcuna carta in mano.
Quale sia questa nuova potenza emergente, lo rende esplicito il Ministro degli Esteri Iraniano Araghchi, alla riunione dei vertici dei BRICS in India, nella foto in calce col suo omologo Russo Lavrov:
“ La Storia ha dimostrato che gli imperi in declino non risparmiano alcuno sforzo per evitare il loro inevitabile destino: un animale ferito sulla via del collasso si dimena e ruggisce disperatamente. La Repubblica Islamica dell'Iran invita tutti i Paesi membri dei BRICS a condannare esplicitamente le violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti.
Dunque, tornando a Xi Jinping, leggi fra le righe: resterai buono al tuo posto, rinunciando infine a diventare il signore del mondo intero oppure dovremo costringerti, tutti noi, a farlo con le cattive? - domanda retorica: la seconda che hai detto.
La guerra è una soltanto, l'ultima battaglia per la supremazia dell'Egemone, ma stiamo al gioco della vulgata. Per quanto riguarda l'altra, durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria, Putin ha comunicato ufficialmente che i tempi sono maturi perché essa termini.
Il Presidente ha parlato di colloqui di pace con chiunque voglia parlare di pace, anche con gli euro-cagnolini, tutt'ora saldamente invischiati nella narrazione globalista dell'imminente aggressione Russa e della necessaria corsa agli armamenti per difendere il “giardino fiorito”, senza ancora aver realizzato l'ovvio, non mascherabile, palese da tempo ai meno rincoglioniti dalla propaganda: le vittime, la carne da macello, patrimoniale oltre che fisica, sono loro stessi. Ma anche i meno svegli se ne accorgeranno, a proprie spese e molto presto.
L'allusione del Presidente Putin alla capitolazione dell'intero occidente collettivo è più che evidente, mentre la nuova versione del vettore Sarmat, con autonomia di 35,000 km, a prova d'intercettazione e capace di trasportare testate multiple, sia convenzionali che nucleari, è stata testata con successo, ed il buon Medvedev ha commentato:
" Gioite, oh Popoli: ora siamo tutti più vicini.
Telegram
Ali
Il gotha della diplomazia mondiale si incontra a New Delhi, India.
Per rinfrancar lo spirito, pensate al Tajano e alla KajKaj che si considerano "omologhi" dei fuoriclasse in foto...
Per rinfrancar lo spirito, pensate al Tajano e alla KajKaj che si considerano "omologhi" dei fuoriclasse in foto...
👍1
KajKaj
Gli imbecilli dei cosiddetti Paesi baltici si sono fatti notare ancora una volta in un fragoroso e russofobo abbaiare.
Prima un certo "Zachkna" dall'Estonia ha dichiarato che non si dovrebbero avviare negoziati con la Russia finché "l'Ucraina non avrà ottenuto successi al fronte”.
Poi un degenerato Lituano, tale "Budrys", ha proposto alla NATO di "fargliela vedere ai Russi" e di invadere Kaliningrad.
Com'è noto, i cagnolini di piccola taglia amano abbaiare forte contro quelli grandi per aumentare il proprio prestigio, ed è comprensibile: il loro cervello è molto piccolo.
tratto da un post di Dimitri Medvedev
Gli imbecilli dei cosiddetti Paesi baltici si sono fatti notare ancora una volta in un fragoroso e russofobo abbaiare.
Prima un certo "Zachkna" dall'Estonia ha dichiarato che non si dovrebbero avviare negoziati con la Russia finché "l'Ucraina non avrà ottenuto successi al fronte”.
Poi un degenerato Lituano, tale "Budrys", ha proposto alla NATO di "fargliela vedere ai Russi" e di invadere Kaliningrad.
Com'è noto, i cagnolini di piccola taglia amano abbaiare forte contro quelli grandi per aumentare il proprio prestigio, ed è comprensibile: il loro cervello è molto piccolo.
tratto da un post di Dimitri Medvedev
1 - La Strategia del Terrore.
Che il fronte sia uno soltanto non dovrebbe essere più un segreto per nessuno: l'occidente collettivo, cioè il coacervo dei banchieri che aspira al controllo globale del mondo supportato dai suoi caporali con gregge al seguito, tenta la mossa disperata di reggere i fili del teatrino, mentre la rappresentazione gli è completamente sfuggita di mano, ed il coro dei sottoposti, che ha imparato la lezione, sa bene di avere davanti soltanto una tigre di carta coi piedi di argilla e muove, lentamente ma inesorabilmente, per conquistare la scena, in una recita a braccio in cui il vecchio canovaccio è definitivamente scomparso.
Al vecchio Egemone resta un'unica strategia, sempre la solita, la guerra permanente, la continuazione della battaglia, nel tentativo di strozzare quei Paesi che dipendono dalle materie prime altrui e di sfoltire drasticamente la popolazione, per liberare ciò che resta del patrimonio immobiliare.
Ma la guerra costa, come abbiamo visto e continuiamo a vedere giorno dopo giorno, qualcuno comincia a farsele, due domande in stile conti della serva: Basi distrutte, riserve strategiche al lumicino, navi affondate e, soprattutto, costosissimi aerei abbattuti. Cose più che ovvie, ormai impossibili da nascondere sotto al tappeto delle sovrastrutture: nazistelli democratici che aspirano a far parte del giardino fiorito insidiati dai bolscevichi imperialisti della giungla, e folli teocratici che rincorrono l'arma atomica per profanare il Terzo Tempio, la Terra Promessa ai Riccioletti Unti dal Vitello d'Oro.
Cosa resta, allora? Il terrorismo. Una guerra a bassa intensità, dal costo irrisorio per chi attacca, ma di grosso impatto simbolico, per chi subisce. Coloni impazziti, col ghigno satanico stampato in volto, fanno razzie, aggrediscono famiglie, bruciano case, seviziano donne e bambini. Alimentare l'odio, tenere alta l'asticella della Resistenza, istigare alla rappresaglia, così da tenere alto il livello dello scontro, quasi a costo zero.
(continua)
Che il fronte sia uno soltanto non dovrebbe essere più un segreto per nessuno: l'occidente collettivo, cioè il coacervo dei banchieri che aspira al controllo globale del mondo supportato dai suoi caporali con gregge al seguito, tenta la mossa disperata di reggere i fili del teatrino, mentre la rappresentazione gli è completamente sfuggita di mano, ed il coro dei sottoposti, che ha imparato la lezione, sa bene di avere davanti soltanto una tigre di carta coi piedi di argilla e muove, lentamente ma inesorabilmente, per conquistare la scena, in una recita a braccio in cui il vecchio canovaccio è definitivamente scomparso.
Al vecchio Egemone resta un'unica strategia, sempre la solita, la guerra permanente, la continuazione della battaglia, nel tentativo di strozzare quei Paesi che dipendono dalle materie prime altrui e di sfoltire drasticamente la popolazione, per liberare ciò che resta del patrimonio immobiliare.
Ma la guerra costa, come abbiamo visto e continuiamo a vedere giorno dopo giorno, qualcuno comincia a farsele, due domande in stile conti della serva: Basi distrutte, riserve strategiche al lumicino, navi affondate e, soprattutto, costosissimi aerei abbattuti. Cose più che ovvie, ormai impossibili da nascondere sotto al tappeto delle sovrastrutture: nazistelli democratici che aspirano a far parte del giardino fiorito insidiati dai bolscevichi imperialisti della giungla, e folli teocratici che rincorrono l'arma atomica per profanare il Terzo Tempio, la Terra Promessa ai Riccioletti Unti dal Vitello d'Oro.
Cosa resta, allora? Il terrorismo. Una guerra a bassa intensità, dal costo irrisorio per chi attacca, ma di grosso impatto simbolico, per chi subisce. Coloni impazziti, col ghigno satanico stampato in volto, fanno razzie, aggrediscono famiglie, bruciano case, seviziano donne e bambini. Alimentare l'odio, tenere alta l'asticella della Resistenza, istigare alla rappresaglia, così da tenere alto il livello dello scontro, quasi a costo zero.
(continua)
Ali
Video
2 – Rispondere al Terrore.
Ed è in quest'ottica che va letta la mossa Ucraina dell'attacco al Collegio Pedagogico di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, replica esatta della strage della scuola elementare femminile di Minab, in Iran, il vile attacco satanista in cui oltre al personale tecnico e docente, hanno trovato la morte 168 ragazzine.
Un attacco notturno, questa volta, mentre gli 86 studenti, età media 16 anni, erano a letto a dormire. Si registrano già 6 morti e 39 feriti gravi, un bilancio destinato sicuramente a peggiorare, mentre continua la ricerca dei dispersi ancora sepolti sotto le macerie.
Il Presidente Putin, reduce da un viaggio in Cina di tutt'altro tenore rispetto alla sceneggiata a perdere interpretata dal Biondo rappresentante pro-tempore della potenza che sta per perdere i suoi privilegi, ha parlato di attacco deliberato ad una struttura civile, lontana da ogni ipotesi di obiettivi militari. In una parola, terrorismo puro, provocazione tesa a continuare lo scontro, ad allontanare ogni ipotesi di distensione.
Vicinanza alle famiglie delle vittime, naturalmente, e sappiamo bene quanto il Popolo Russo sappia fare quadrato attorno ai propri vertici, quelli in cui si riconosce, esattamente come quello Iraniano, essendo quelle vere Democrazie in cui il rapporto fra i Delegati ed il Popolo non si esaurisce con la liturgia del voto, spesso pura farsa, ma prosegue nel verso opposto, dall'alto verso il basso, nei momenti eccezionali come nella vita di tutti i giorni.
Ma anche un rapido accenno alla situazione del fronte: la situazione per le Forze Armate Ucraine al fronte sta degenerando e si sta trasformando in catastrofica, ha aggiunto Putin che ha esortato le Istituzioni di ogni livello a continuare la battaglia contro il regime corrotto di Kiev: non basta la reazione indignata del Ministero degli Esteri, quello della Difesa è stato invitato ad avanzare proposte. Accettare passivamente le provocazioni significa rendersi complici di questi crimini.
Ed ora in piedi, Signori, un minuto di silenzio per le Vittime.
Ed è in quest'ottica che va letta la mossa Ucraina dell'attacco al Collegio Pedagogico di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, replica esatta della strage della scuola elementare femminile di Minab, in Iran, il vile attacco satanista in cui oltre al personale tecnico e docente, hanno trovato la morte 168 ragazzine.
Un attacco notturno, questa volta, mentre gli 86 studenti, età media 16 anni, erano a letto a dormire. Si registrano già 6 morti e 39 feriti gravi, un bilancio destinato sicuramente a peggiorare, mentre continua la ricerca dei dispersi ancora sepolti sotto le macerie.
Il Presidente Putin, reduce da un viaggio in Cina di tutt'altro tenore rispetto alla sceneggiata a perdere interpretata dal Biondo rappresentante pro-tempore della potenza che sta per perdere i suoi privilegi, ha parlato di attacco deliberato ad una struttura civile, lontana da ogni ipotesi di obiettivi militari. In una parola, terrorismo puro, provocazione tesa a continuare lo scontro, ad allontanare ogni ipotesi di distensione.
Vicinanza alle famiglie delle vittime, naturalmente, e sappiamo bene quanto il Popolo Russo sappia fare quadrato attorno ai propri vertici, quelli in cui si riconosce, esattamente come quello Iraniano, essendo quelle vere Democrazie in cui il rapporto fra i Delegati ed il Popolo non si esaurisce con la liturgia del voto, spesso pura farsa, ma prosegue nel verso opposto, dall'alto verso il basso, nei momenti eccezionali come nella vita di tutti i giorni.
Ma anche un rapido accenno alla situazione del fronte: la situazione per le Forze Armate Ucraine al fronte sta degenerando e si sta trasformando in catastrofica, ha aggiunto Putin che ha esortato le Istituzioni di ogni livello a continuare la battaglia contro il regime corrotto di Kiev: non basta la reazione indignata del Ministero degli Esteri, quello della Difesa è stato invitato ad avanzare proposte. Accettare passivamente le provocazioni significa rendersi complici di questi crimini.
Ed ora in piedi, Signori, un minuto di silenzio per le Vittime.
Miserie occidentali.
Alle 12 del 23 maggio, questo è il bilancio ufficiale dell'attacco terroristico del regime di Kiev contro il College di Starobelsk, Lugansk: 11 morti, tre ragazzi ed otto ragazze, 41 feriti più o meno gravi, ed ancora 10 dispersi, per i quali proseguono le ricerche.
Maria Zakharova, a seguito di una visita guidata sul luogo del disastro per i giornalisti stranieri accreditati a Mosca, riferisce che la BBC e la CNN hanno ufficialmente rifiutato di visitare Starobelsk.
Alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, convocata a seguito dell'attacco terroristico delle Forze Armate Ucraine, il rappresentante Russo Vasilij Nebenzja ha chiuso il proprio intervento con una domanda, in forma retorica: “Ma non vi vergognate affatto?” Il portavoce ufficiale della Danimarca ha avuto la sfrontatezza di rispondere: "No, non proviamo vergogna."
L'Amministrazione della LNR, nel ringraziare la Russia e tutti coloro che sono accanto al Popolo della Regione, esprimendo empatia, preoccupazione e sostegno, oltre ai soccorritori e ai medici che lavorano ininterrottamente da molte ore, fa sapere che:
“ Non perdoneremo gli assassini e coloro che li sostengono. Per la loro ipocrisia e i commenti cinici sulla nostra tragedia, i Paesi occidentali riceveranno sicuramente la loro giusta punizione.
Alle 12 del 23 maggio, questo è il bilancio ufficiale dell'attacco terroristico del regime di Kiev contro il College di Starobelsk, Lugansk: 11 morti, tre ragazzi ed otto ragazze, 41 feriti più o meno gravi, ed ancora 10 dispersi, per i quali proseguono le ricerche.
Maria Zakharova, a seguito di una visita guidata sul luogo del disastro per i giornalisti stranieri accreditati a Mosca, riferisce che la BBC e la CNN hanno ufficialmente rifiutato di visitare Starobelsk.
Alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, convocata a seguito dell'attacco terroristico delle Forze Armate Ucraine, il rappresentante Russo Vasilij Nebenzja ha chiuso il proprio intervento con una domanda, in forma retorica: “Ma non vi vergognate affatto?” Il portavoce ufficiale della Danimarca ha avuto la sfrontatezza di rispondere: "No, non proviamo vergogna."
L'Amministrazione della LNR, nel ringraziare la Russia e tutti coloro che sono accanto al Popolo della Regione, esprimendo empatia, preoccupazione e sostegno, oltre ai soccorritori e ai medici che lavorano ininterrottamente da molte ore, fa sapere che:
“ Non perdoneremo gli assassini e coloro che li sostengono. Per la loro ipocrisia e i commenti cinici sulla nostra tragedia, i Paesi occidentali riceveranno sicuramente la loro giusta punizione.
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
La vita nel Collegio di Starobelsk, prima che arrivassimo noi, l'occidente "democratico", col nostro "giardino fiorito" di terroristi nero-vestiti.
Ora tutto questo è stato spezzato, non esiste più. Ma non ci vergogniamo, neanche un po'.
Ora tutto questo è stato spezzato, non esiste più. Ma non ci vergogniamo, neanche un po'.
La giusta punizione.
Come promesso, sia dal Presidente Putin in persona che dai vertici dell'Amministrazione di Lugansk, la risposta al vile attentato terroristico al Collegio di Starobelsk non si è fatta attendere.
Durante la notte, Kiev ha subito il bombardamento più intenso dell'intera Operazione Militare Speciale, restando sotto il fuoco per più di sei ore.
Decine di missili di vario tipo, sia balistici che da crociera, fra cui Oreshnik, sono stati lanciati da aerei, navi e postazioni di artiglieria, mobili e fisse.
Diversi gli obiettivi raggiunti e distrutti, tutti di interesse militare e strategico, collegati a vario titolo al regime nazista di Kiev sostenuto dalla mafia globalista.
Nessun edificio civile è stato raggiunto né danneggiato: il terrorismo è prerogativa dell'occidente imperialista, non appartiene alle Forze Armate Russe.
Come promesso, sia dal Presidente Putin in persona che dai vertici dell'Amministrazione di Lugansk, la risposta al vile attentato terroristico al Collegio di Starobelsk non si è fatta attendere.
Durante la notte, Kiev ha subito il bombardamento più intenso dell'intera Operazione Militare Speciale, restando sotto il fuoco per più di sei ore.
Decine di missili di vario tipo, sia balistici che da crociera, fra cui Oreshnik, sono stati lanciati da aerei, navi e postazioni di artiglieria, mobili e fisse.
Diversi gli obiettivi raggiunti e distrutti, tutti di interesse militare e strategico, collegati a vario titolo al regime nazista di Kiev sostenuto dalla mafia globalista.
Nessun edificio civile è stato raggiunto né danneggiato: il terrorismo è prerogativa dell'occidente imperialista, non appartiene alle Forze Armate Russe.
👍4
Italiani, brava gente.
Chay Bowes, Giornalista Irlandese, mostra un frammento di uno dei droni ucraini che ha colpito il Collegio di Starobelsk: è un servomotore, un dispositivo che aziona gli alettoni, chi pratica aeromodellismo lo conosce bene.
E' roba nostra, made in Italy. Siamo proprio noi, assieme a Francesi e Tedeschi, i principali fornitori di materiale e di denaro per i nazisti di Kiev, mentre l'Inghilterra, la Perfida Albione, detta le regole e stabilisce la linea.
Fa una certa impressione immaginare che è stato proprio quel dispositivo italiano, pagato coi nostri soldi, quelli sottratti dai nostri salari, quelli che dovrebbero essere usati per costruirle, le scuole, non per distruggerle, ad abbassare i timoni di profondità del drone, prima dell'impatto.
Nella foto, l'elenco dei ragazzi che hanno perso la vita nel vile attentato terroristico di cui siamo mandanti: 21 ragazzi uccisi durante il sonno, nel dormitorio della scuola che li avrebbe preparati al futuro.
Un futuro spezzato. Da noi.
Chay Bowes, Giornalista Irlandese, mostra un frammento di uno dei droni ucraini che ha colpito il Collegio di Starobelsk: è un servomotore, un dispositivo che aziona gli alettoni, chi pratica aeromodellismo lo conosce bene.
E' roba nostra, made in Italy. Siamo proprio noi, assieme a Francesi e Tedeschi, i principali fornitori di materiale e di denaro per i nazisti di Kiev, mentre l'Inghilterra, la Perfida Albione, detta le regole e stabilisce la linea.
Fa una certa impressione immaginare che è stato proprio quel dispositivo italiano, pagato coi nostri soldi, quelli sottratti dai nostri salari, quelli che dovrebbero essere usati per costruirle, le scuole, non per distruggerle, ad abbassare i timoni di profondità del drone, prima dell'impatto.
Nella foto, l'elenco dei ragazzi che hanno perso la vita nel vile attentato terroristico di cui siamo mandanti: 21 ragazzi uccisi durante il sonno, nel dormitorio della scuola che li avrebbe preparati al futuro.
Un futuro spezzato. Da noi.
🤬1
Per rinfrancar lo spirito, l'Iran che risponde colpo su colpo alle smargiassate del Biondo è sempre impagabile...
Causa ed effetto.
Il pezzo che segue è intriso di cinismo, me ne rendo conto, ma è una mia spontanea riflessione che mi piace condividere.
Inizia tutto alla parata Giorno della Vittoria del 9 maggio. Il Presidente Putin annuncia che la fine dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina è vicina ed i tempi sono maturi per parlare di pace e, cito quasi testualmente, con chiunque sia disposto a farlo, improbabili personaggi politici europei compresi.
Poi i suddetti improbabili hanno mandato tutto in vacca come loro solito, fino a nominare come mediatore nel processo di pace il burattino svedese, una pura creatura Sorosiana costruita a tavolino, un russofobo come pochi che, infatti, ha esordito chiedendo a Mosca di dimostrare “buona volontà” e di fare il primo passo, ritirandosi dai “territori occupati” - le risate, ma non divaghiamo.
Poi arriva l'attentato al Collegio di Starobelsk, Lugansk, un fatto di una gravità inaudita. Ventidue giovani corpi senza vita, stando agli ultimi dati pubblicati, colpevoli soltanto di essere studenti in una scuola Russa, falciati attraverso mezzi tecnici e logistici, come abbiamo visto, oltre che volontà politica, di chi ha mosso guerra contro la Federazione Russa, ovvero noi stessi, attraverso chi ci rappresenta, l'occidente collettivo.
Ed è lo stesso Putin a sollecitare – ancora una volta pubblicamente, sottolineo - l'intervento non soltanto simbolico del Ministero degli Esteri, ma fattivo di quello della Difesa. La sacrosanta rappresaglia arriva a stretto giro, nella seconda notte successiva al massacro dei nazi-terroristi di Kiev che vedono le proprie strutture logistiche e decisionali della Capitale sbriciolarsi sotto lo stato dell'arte delle Forze Aerospaziali Russe. Lo stesso Ministero della Difesa pubblica un dettagliato rapporto sull'operazione, con la lista degli obiettivi raggiunti e distrutti: documento che viene immediatamente diffuso.
E' il solito Dmitri Medvedev, fedele al suo ruolo di (apparente) battitore libero a collegare i fili della vicenda nella giusta luce, non un semplicistico rapporto di causa-effetto. Non è il primo attacco terroristico ad obiettivi civili del regime di Kiev, né il più grave, dice il Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ma la cerchia di Zelensky sapeva bene che la Russia avrebbe reagito duramente, questa volta; così ora potrà andare a mendicare di nuovo armi e denari dai suoi sodali occidentali, portando in dote la devastazione della Capitale, ad opera del Bolscevico imperialista ed invasore.
Ed è per questo che dovremmo ignorare l'ennesima, vile provocazione del regime nazista e continuare con le operazioni al fronte come se niente fosse? Per niente, conclude Medvedev, dovremo colpire ancora (notare il condizionale che diventa indicativo) con ancora maggior forza, fino a che le attrezzature ed i centri di controllo della vecchia nomenclatura non siano ridotti in “rovine e cenere grigia” (parole sue, bella immagine) e la partita di giro dei Comici questuanti a spasso per l'Europa non sia definitivamente estinta.
(continua)
Il pezzo che segue è intriso di cinismo, me ne rendo conto, ma è una mia spontanea riflessione che mi piace condividere.
Inizia tutto alla parata Giorno della Vittoria del 9 maggio. Il Presidente Putin annuncia che la fine dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina è vicina ed i tempi sono maturi per parlare di pace e, cito quasi testualmente, con chiunque sia disposto a farlo, improbabili personaggi politici europei compresi.
Poi i suddetti improbabili hanno mandato tutto in vacca come loro solito, fino a nominare come mediatore nel processo di pace il burattino svedese, una pura creatura Sorosiana costruita a tavolino, un russofobo come pochi che, infatti, ha esordito chiedendo a Mosca di dimostrare “buona volontà” e di fare il primo passo, ritirandosi dai “territori occupati” - le risate, ma non divaghiamo.
Poi arriva l'attentato al Collegio di Starobelsk, Lugansk, un fatto di una gravità inaudita. Ventidue giovani corpi senza vita, stando agli ultimi dati pubblicati, colpevoli soltanto di essere studenti in una scuola Russa, falciati attraverso mezzi tecnici e logistici, come abbiamo visto, oltre che volontà politica, di chi ha mosso guerra contro la Federazione Russa, ovvero noi stessi, attraverso chi ci rappresenta, l'occidente collettivo.
Ed è lo stesso Putin a sollecitare – ancora una volta pubblicamente, sottolineo - l'intervento non soltanto simbolico del Ministero degli Esteri, ma fattivo di quello della Difesa. La sacrosanta rappresaglia arriva a stretto giro, nella seconda notte successiva al massacro dei nazi-terroristi di Kiev che vedono le proprie strutture logistiche e decisionali della Capitale sbriciolarsi sotto lo stato dell'arte delle Forze Aerospaziali Russe. Lo stesso Ministero della Difesa pubblica un dettagliato rapporto sull'operazione, con la lista degli obiettivi raggiunti e distrutti: documento che viene immediatamente diffuso.
E' il solito Dmitri Medvedev, fedele al suo ruolo di (apparente) battitore libero a collegare i fili della vicenda nella giusta luce, non un semplicistico rapporto di causa-effetto. Non è il primo attacco terroristico ad obiettivi civili del regime di Kiev, né il più grave, dice il Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ma la cerchia di Zelensky sapeva bene che la Russia avrebbe reagito duramente, questa volta; così ora potrà andare a mendicare di nuovo armi e denari dai suoi sodali occidentali, portando in dote la devastazione della Capitale, ad opera del Bolscevico imperialista ed invasore.
Ed è per questo che dovremmo ignorare l'ennesima, vile provocazione del regime nazista e continuare con le operazioni al fronte come se niente fosse? Per niente, conclude Medvedev, dovremo colpire ancora (notare il condizionale che diventa indicativo) con ancora maggior forza, fino a che le attrezzature ed i centri di controllo della vecchia nomenclatura non siano ridotti in “rovine e cenere grigia” (parole sue, bella immagine) e la partita di giro dei Comici questuanti a spasso per l'Europa non sia definitivamente estinta.
(continua)
Gli fa eco il Ministero degli Esteri, confermando la linea di Mosca: l'attentato di Starobelsk ha fatto traboccare il vaso, si legge in un dispaccio. Le Forze armate della Federazione Russa muoveranno attacchi sistematici contro le strutture militari e industriali di Kiev, inclusi i siti di progettazione e produzione dei droni, frequentati dagli specialisti NATO responsabili della fornitura e messa in opera dei componenti, nonché dei centri di coordinamento e di comando in cui convergono le informazioni e vengono pianificate e decise le operazioni.
E dato che le suddette strutture sono disseminate in tutta Kiev, invitiamo i cittadini, il personale delle missioni diplomatiche e di rappresentanza a lasciare la Città, ove possibile e, in ogni caso, a tenersi lontani dagli obiettivi sensibili, conclude il comunicato.
Immediatamente dopo la pubblicazione, Lavrov in persona chiama il vice-biondo Rubio e ripete con parole sue quanto esposto sopra. Avete perso, e c'è poco da leggere fra le righe, il messaggio è chiarissimo, come già più volte accennato nelle settimane passate ma mai così esplicito ed inequivocabile. Avete perso, ed ora noi passiamo all'incasso e voi vi farete da parte, come buoni cagnolini latranti, malconci ed ubbidienti che hanno capito di avere avuto una pessima idea: quella di sfidare un Mastino vero.
Chiosa non necessaria, tema di fondo già chiaro, quella robusta dose di cinismo a cui accennavo in apertura. Lungi da me ogni ipotesi di auto-attentato, di costruzione artificiale dell'incidente da parte del Cremlino – e ci mancherebbe, sono metodi della mafia globalista che non appartengono al Popolo e ai Vertici Russi, e non a caso è proprio l'occidente collettivo, ovvero le sue grancasse mediatiche, ad avanzare questa macabra ipotesi, ben oltre i limiti del più sfrenato cinismo.
Ma, primo: quei ragazzi sono morti per davvero e qualcuno lo ha deciso, ha pianificato l'attacco terroristico al Collegio; secondo, come dice Medvedev: quel qualcuno sapeva bene che la reazione Russa ci sarebbe stata e sarebbe stata devastante. E, per finire, i giochi sono fatti: questa cosiddetta “guerra”, la ripetizione in farsa dell'assalto al cielo Russo in salsa globalista, è finita, non sta più in piedi e c'è un Vincitore. Tutti gli altri hanno perso.
E dato che le suddette strutture sono disseminate in tutta Kiev, invitiamo i cittadini, il personale delle missioni diplomatiche e di rappresentanza a lasciare la Città, ove possibile e, in ogni caso, a tenersi lontani dagli obiettivi sensibili, conclude il comunicato.
Immediatamente dopo la pubblicazione, Lavrov in persona chiama il vice-biondo Rubio e ripete con parole sue quanto esposto sopra. Avete perso, e c'è poco da leggere fra le righe, il messaggio è chiarissimo, come già più volte accennato nelle settimane passate ma mai così esplicito ed inequivocabile. Avete perso, ed ora noi passiamo all'incasso e voi vi farete da parte, come buoni cagnolini latranti, malconci ed ubbidienti che hanno capito di avere avuto una pessima idea: quella di sfidare un Mastino vero.
Chiosa non necessaria, tema di fondo già chiaro, quella robusta dose di cinismo a cui accennavo in apertura. Lungi da me ogni ipotesi di auto-attentato, di costruzione artificiale dell'incidente da parte del Cremlino – e ci mancherebbe, sono metodi della mafia globalista che non appartengono al Popolo e ai Vertici Russi, e non a caso è proprio l'occidente collettivo, ovvero le sue grancasse mediatiche, ad avanzare questa macabra ipotesi, ben oltre i limiti del più sfrenato cinismo.
Ma, primo: quei ragazzi sono morti per davvero e qualcuno lo ha deciso, ha pianificato l'attacco terroristico al Collegio; secondo, come dice Medvedev: quel qualcuno sapeva bene che la reazione Russa ci sarebbe stata e sarebbe stata devastante. E, per finire, i giochi sono fatti: questa cosiddetta “guerra”, la ripetizione in farsa dell'assalto al cielo Russo in salsa globalista, è finita, non sta più in piedi e c'è un Vincitore. Tutti gli altri hanno perso.
Corollario.
Salta agli occhi, come sempre ed in maniera sempre più evidente, la natura di carne da cannone non soltanto dei Popoli europei, vere vittime designate della cosiddetta guerra, ma anche dei burattini "eletti" dalla mafia globalista a rappresentanti di quelli.
La notizia è che il personale delle Sedi diplomatiche Europee a Kiev, si rifiuta di lasciare la città, nonostante gli espliciti avvertimenti del Ministero degli Esteri Russo.
Il Presidente della Commissione Difesa, Andrej Kartapolov, è stato molto chiaro, a riguatdo. Egli si riferisce genericamente a Bruxelles, ma è soltanto uno dei tanti modi di riferirsi alla Cupola globalista - anzi, a dirla tutta, Bruxelles è essa stessa un sito di rappresentanza, un coacervo di caporali che rispondono agli ordini della mafia ashkenazita.
I diplomatici, dice Kartapolov, sono costretti a eseguire le direttive di Bruxelles, il che mostra ancora una volta l'essenza bestiale dell'occidente: se prima erano soltanto gli ucraini ad essere del tutto insignificanti per loro, ora lo sono anche i loro stessi dipendenti.
Ma questo è un loro problema, conclude il Presidente, noi li abbiamo avvertiti.
Salta agli occhi, come sempre ed in maniera sempre più evidente, la natura di carne da cannone non soltanto dei Popoli europei, vere vittime designate della cosiddetta guerra, ma anche dei burattini "eletti" dalla mafia globalista a rappresentanti di quelli.
La notizia è che il personale delle Sedi diplomatiche Europee a Kiev, si rifiuta di lasciare la città, nonostante gli espliciti avvertimenti del Ministero degli Esteri Russo.
Il Presidente della Commissione Difesa, Andrej Kartapolov, è stato molto chiaro, a riguatdo. Egli si riferisce genericamente a Bruxelles, ma è soltanto uno dei tanti modi di riferirsi alla Cupola globalista - anzi, a dirla tutta, Bruxelles è essa stessa un sito di rappresentanza, un coacervo di caporali che rispondono agli ordini della mafia ashkenazita.
I diplomatici, dice Kartapolov, sono costretti a eseguire le direttive di Bruxelles, il che mostra ancora una volta l'essenza bestiale dell'occidente: se prima erano soltanto gli ucraini ad essere del tutto insignificanti per loro, ora lo sono anche i loro stessi dipendenti.
Ma questo è un loro problema, conclude il Presidente, noi li abbiamo avvertiti.
Media is too big
VIEW IN TELEGRAM
Corollario 2.
Nessun commento, un servizio che ci riguarda, andato in onda sulla Televisione Russa, da guardare con attenzione, ricordando le parole di Medvedev e Zakharova, oltre ai componenti italiani montati sui droni utilizzati dai terroristi ucraini.
Nessun commento, un servizio che ci riguarda, andato in onda sulla Televisione Russa, da guardare con attenzione, ricordando le parole di Medvedev e Zakharova, oltre ai componenti italiani montati sui droni utilizzati dai terroristi ucraini.
Lui è più pazzo di me.
Nonostante i giochi siano scoperti, da tempo ed ormai non più soltanto per pochi “complottisti” scelti, le due teste del vitello d'oro satanista continuano a comportarsi come se davvero fossero due (s)oggetti distinti e non due emanazioni del potere centrale, del cervello della macchina globalista che muove i fili del teatrino, ben lontano dai campi di battaglia, chiuso com'è, al sicuro nei sotterranei delle banche.
Rapido riassunto degli accadimenti delle ultime ore: la testina riccioluta, quella che guida gli “eletti” alla conquista del Terzo Tempio, il proprio paradiso in terra, annuncia la rottura della tregua in Libano - non si capisce bene quale, visto che egli stesso non ha mai smesso coi bombardamenti e le aggressioni – con un imminente attacco alla Capitale Beirut.
Per tutta risposta l'Iran minaccia di interrompere i “negoziati” (virgolettato d'obbligo, come vedremo più avanti) e di chiudere definitivamente alle navi occidentali sia lo stretto di Hormuz che quello di Bab el-Mandeb, una carta ancora da giocare. Una nave commerciale che non aveva rispettato le norme Iraniane è stata colpita con missili antinave e seriamente danneggiata, una Base americana di Kuwait, o almeno ciò che ne resta, è stata bombardata, un altro, costosissimo, MQ1 Predator è stato abbattuto. Il prezzo fin qui pagato dagli Stati Uniti nella cosiddetta “guerra in Medioriente” è vicino ai cento miliardi di dollari.
Il Presidente del Parlamento Ghalibaf è stato molto chiaro, al riguardo: il gioco lo conduciamo noi, gli obiettivi Iraniani verranno raggiunti attraverso l'impiego delle armi, l'unico linguaggio che l'occidente imperialista comprende; quelli che voi chiamate “negoziati” sono soltanto il modo attraverso cui rendiamo esplicite le nostre volontà, non tanto a voi yankee quanto al resto del mondo. Ogni scelta ha un prezzo, conclude Ghalibaf, ed il conto sta per arrivare.
Insomma tira aria brutta, peggiore della solita, per l'aggressore terrorista che chiama terroristi i popoli aggrediti, allora riparte il teatrino, con lo stanco canovaccio del poliziotto buono e di quello cattivo. Il Biondo che chiama al telefono l'Unto genocida e, secondo Axios, ovvero secondo una delle principali campane di propaganda della mafia ashkenazita (il direttore è un ex ufficiale dell'Unità 8200, reparto di élite del Mossad) lo “rimprovera” per l'attacco al Libano, senza risparmiare grida e insulti.
Le risate: come se davvero i due burattini fossero artefici di qualcosa e, per di più, uno non sapesse cosa sta facendo l'altro, in barba ad ogni ipotesi non soltanto di strategia comune, per quanto disperata, ma di pur sommaria efficienza dei rispettivi Servizi di Intelligence, quelli che raccontano di sé d'essere i migliori del mondo.
(continua)
Nonostante i giochi siano scoperti, da tempo ed ormai non più soltanto per pochi “complottisti” scelti, le due teste del vitello d'oro satanista continuano a comportarsi come se davvero fossero due (s)oggetti distinti e non due emanazioni del potere centrale, del cervello della macchina globalista che muove i fili del teatrino, ben lontano dai campi di battaglia, chiuso com'è, al sicuro nei sotterranei delle banche.
Rapido riassunto degli accadimenti delle ultime ore: la testina riccioluta, quella che guida gli “eletti” alla conquista del Terzo Tempio, il proprio paradiso in terra, annuncia la rottura della tregua in Libano - non si capisce bene quale, visto che egli stesso non ha mai smesso coi bombardamenti e le aggressioni – con un imminente attacco alla Capitale Beirut.
Per tutta risposta l'Iran minaccia di interrompere i “negoziati” (virgolettato d'obbligo, come vedremo più avanti) e di chiudere definitivamente alle navi occidentali sia lo stretto di Hormuz che quello di Bab el-Mandeb, una carta ancora da giocare. Una nave commerciale che non aveva rispettato le norme Iraniane è stata colpita con missili antinave e seriamente danneggiata, una Base americana di Kuwait, o almeno ciò che ne resta, è stata bombardata, un altro, costosissimo, MQ1 Predator è stato abbattuto. Il prezzo fin qui pagato dagli Stati Uniti nella cosiddetta “guerra in Medioriente” è vicino ai cento miliardi di dollari.
Il Presidente del Parlamento Ghalibaf è stato molto chiaro, al riguardo: il gioco lo conduciamo noi, gli obiettivi Iraniani verranno raggiunti attraverso l'impiego delle armi, l'unico linguaggio che l'occidente imperialista comprende; quelli che voi chiamate “negoziati” sono soltanto il modo attraverso cui rendiamo esplicite le nostre volontà, non tanto a voi yankee quanto al resto del mondo. Ogni scelta ha un prezzo, conclude Ghalibaf, ed il conto sta per arrivare.
Insomma tira aria brutta, peggiore della solita, per l'aggressore terrorista che chiama terroristi i popoli aggrediti, allora riparte il teatrino, con lo stanco canovaccio del poliziotto buono e di quello cattivo. Il Biondo che chiama al telefono l'Unto genocida e, secondo Axios, ovvero secondo una delle principali campane di propaganda della mafia ashkenazita (il direttore è un ex ufficiale dell'Unità 8200, reparto di élite del Mossad) lo “rimprovera” per l'attacco al Libano, senza risparmiare grida e insulti.
Le risate: come se davvero i due burattini fossero artefici di qualcosa e, per di più, uno non sapesse cosa sta facendo l'altro, in barba ad ogni ipotesi non soltanto di strategia comune, per quanto disperata, ma di pur sommaria efficienza dei rispettivi Servizi di Intelligence, quelli che raccontano di sé d'essere i migliori del mondo.
(continua)
Il tempo continua ad essere l'unica variabile importante del gioco: l'Iran, o meglio l'Asse della Resistenza, sa di avere tutti i coltelli dalla parte del manico, in mano, altro che carte come dice il Biondo, e deve soltanto aspettare la capitolazione dell'avamposto coloniale satanista, con la conseguente caduta di una buona parte delle piramidi di privilegi che fanno capo al potere centrale, monarchie del Golfo in testa.
La mafia globalista, dal canto suo, non può che procedere col suo folle piano di dismissione delle proprie stesse colonie, raschiando il fondo del barile e capitalizzando le ultime briciole, aspettando che arrivi fino alle foglie, ovvero alle tasche di ogni singolo cittadino, la crisi economica più grave di sempre, come ormai sono costretti ad ammettere anche i propagandisti più rintronati, quelli che hanno portato l'acqua con le orecchie al padrone, fino a pochi istanti fa, ed ora si ritrovano ad essere carne da macello, la stessa che hanno contribuito a triturare.
La mafia globalista, dal canto suo, non può che procedere col suo folle piano di dismissione delle proprie stesse colonie, raschiando il fondo del barile e capitalizzando le ultime briciole, aspettando che arrivi fino alle foglie, ovvero alle tasche di ogni singolo cittadino, la crisi economica più grave di sempre, come ormai sono costretti ad ammettere anche i propagandisti più rintronati, quelli che hanno portato l'acqua con le orecchie al padrone, fino a pochi istanti fa, ed ora si ritrovano ad essere carne da macello, la stessa che hanno contribuito a triturare.