Tenere in piedi il teatrino.
Bisogna reggere il gioco, in qualche modo, continuare a raccontare balle di "guerre" dove si sta vincendo, perché i Russi non hanno conquistato tutto, o si è già vinto, perché gli Iraniani non hanno più navi né aerei ed hanno i vertici politici e militari decimati e in lotta fra loro.
Una narrazione che fa a botte con qualunque ipotesi di realtà, naturalmente, e poco importa che la Russia abbia esplicitamente avvertito le colonie europee di smetterla di giocare coi droni, oppure che la delegazione diplomatica Iraniana stia consultando i propri partner Regionali, oltre che la Russia stessa.
L'obiettivo reale dell'élite globalista, quello di sfoltire ed impoverire le fila degli schiavi, procede a spron battuto. Ma qualcosa bisognerà pur raccontare ai propri pennivendoli prezzolati, pur di tenere in piedi il teatrino delle guerre infinite e vittoriose contro i nemici inetti.
Lo preannuncia la gnocca Bionda, la portavoce della Casa omologa: la cena con conferenza stampa sarà un evento imperdibile, pieno di sorprese, nel puro stile del primo attore, il Potos Biondo: io stessa non vedo l'ora.
E infatti, prima che il Plasticato potesse ripetere ancora le sue filastrocche, entra un cane pazzo armato di pistole e di coltelli ed inizia a farsi strada fra i tavoli diretto a quello del Principale. Viene immediatamente disarmato e arrestato dagli uomini della Sicurezza, mentre Biondo e consorte vengono trascinati via ed un Vice Biondo cerca riparo sotto al tavolo.
Nessuno si è fatto male, sarebbe stato troppo, ma l'effetto cercato è stato raggiunto: nuova serie di imbarazzanti proclami di Don Tsu evitata. Non così per quelle dei caporali che non hanno perso tempo ad aspergere il deretano del padrone. Prima fra tutti, la sciacquetta che occupa il seggio di Maduro e che sta svendendo la Rivoluzione Bolivariana: condanniamo l'attentato al Re e alla Regina, ha detto più o meno.
Bisogna reggere il gioco, in qualche modo, continuare a raccontare balle di "guerre" dove si sta vincendo, perché i Russi non hanno conquistato tutto, o si è già vinto, perché gli Iraniani non hanno più navi né aerei ed hanno i vertici politici e militari decimati e in lotta fra loro.
Una narrazione che fa a botte con qualunque ipotesi di realtà, naturalmente, e poco importa che la Russia abbia esplicitamente avvertito le colonie europee di smetterla di giocare coi droni, oppure che la delegazione diplomatica Iraniana stia consultando i propri partner Regionali, oltre che la Russia stessa.
L'obiettivo reale dell'élite globalista, quello di sfoltire ed impoverire le fila degli schiavi, procede a spron battuto. Ma qualcosa bisognerà pur raccontare ai propri pennivendoli prezzolati, pur di tenere in piedi il teatrino delle guerre infinite e vittoriose contro i nemici inetti.
Lo preannuncia la gnocca Bionda, la portavoce della Casa omologa: la cena con conferenza stampa sarà un evento imperdibile, pieno di sorprese, nel puro stile del primo attore, il Potos Biondo: io stessa non vedo l'ora.
E infatti, prima che il Plasticato potesse ripetere ancora le sue filastrocche, entra un cane pazzo armato di pistole e di coltelli ed inizia a farsi strada fra i tavoli diretto a quello del Principale. Viene immediatamente disarmato e arrestato dagli uomini della Sicurezza, mentre Biondo e consorte vengono trascinati via ed un Vice Biondo cerca riparo sotto al tavolo.
Nessuno si è fatto male, sarebbe stato troppo, ma l'effetto cercato è stato raggiunto: nuova serie di imbarazzanti proclami di Don Tsu evitata. Non così per quelle dei caporali che non hanno perso tempo ad aspergere il deretano del padrone. Prima fra tutti, la sciacquetta che occupa il seggio di Maduro e che sta svendendo la Rivoluzione Bolivariana: condanniamo l'attentato al Re e alla Regina, ha detto più o meno.
Si raschia il fondo.
Secondo il Financial Times, la Commissione Europea ha dichiarato di non avere fondi a sufficienza per affrontare la crisi energetica “in corso” (leggi: prossima ventura, ancora non abbiamo visto niente, come più volte detto) avendo speso tutto nelle due pantomime precedenti, quella sanitaria e quella tutt'ora in corso, la “guerra” dei nazistelli “democratici” contro l'invasore bolscevico.
In altri termini, per questa nuova “emergenza”, stavolta tangibile, reale, non soltanto virtuale e teletrasmessa, ovvero interpretata da attori lontani che vanno a farsi massacrare al fronte, il suddito dovrà mettere la mano in saccoccia e tirare fuori i pochi spiccioli che ancora conserva: inizia ufficialmente il definitivo raschiamento del fondo del barile immobiliare del Vecchio Continente.
Secondo il Financial Times, la Commissione Europea ha dichiarato di non avere fondi a sufficienza per affrontare la crisi energetica “in corso” (leggi: prossima ventura, ancora non abbiamo visto niente, come più volte detto) avendo speso tutto nelle due pantomime precedenti, quella sanitaria e quella tutt'ora in corso, la “guerra” dei nazistelli “democratici” contro l'invasore bolscevico.
In altri termini, per questa nuova “emergenza”, stavolta tangibile, reale, non soltanto virtuale e teletrasmessa, ovvero interpretata da attori lontani che vanno a farsi massacrare al fronte, il suddito dovrà mettere la mano in saccoccia e tirare fuori i pochi spiccioli che ancora conserva: inizia ufficialmente il definitivo raschiamento del fondo del barile immobiliare del Vecchio Continente.
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Ali
TV or not TV Ci sono cose decisamente più importanti di cui occuparsi, data la Fase, ma due parole sulla pantomima di distrazione di massa ultima corrente mi viene di scriverle, e sorvoliamo sulla magra figura della nostrana diplomazia, il dicastero che fu…
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Sempre a proposito delle colonie "governate" dai burattini al soldo dell'élite globalista che marciano alla nostra testa e che ci stanno conducendo al massacro, mentre il gregge rincitrullito continua a parlare di "liberazione" e festeggia la propria riduzione in schiavitù.
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Fate ciao al Pakistan
Era facile d'accordo, lo abbiamo detto fin dai primi istanti delle “trattative” con la serpe satanista muta-forma che aveva scelto Islamabad per le sue imboscate.
Ora arriva la presa di posizione ufficiale ed esplicita dell'Iran, per bocca del Portavoce della Commissione di Sicurezza Nazionale, Ebrahim Rezaei:
" Il Pakistan è un nostro buon vicino, ma non è il mediatore adatto: tiene sempre a mente la volontà degli americani, invece di essere imparziale.
Domani, lunedì 27 aprile, la delegazione diplomatica Iraniana sarà a Mosca.
Era facile d'accordo, lo abbiamo detto fin dai primi istanti delle “trattative” con la serpe satanista muta-forma che aveva scelto Islamabad per le sue imboscate.
Ora arriva la presa di posizione ufficiale ed esplicita dell'Iran, per bocca del Portavoce della Commissione di Sicurezza Nazionale, Ebrahim Rezaei:
" Il Pakistan è un nostro buon vicino, ma non è il mediatore adatto: tiene sempre a mente la volontà degli americani, invece di essere imparziale.
Domani, lunedì 27 aprile, la delegazione diplomatica Iraniana sarà a Mosca.
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L'Asse e la Rete.
Siamo abituati a parlare di Asse della Resistenza, ovvero delle Forze di opposizione, nell'Asia occidentale detta Medioriente dall'egemone, all'avamposto coloniale mafioso e terrorista, difeso dal nostrano gregge semi-colto tramortito dalla storiografia recente che descrive il proprio stesso aguzzino come vittima, e che individua, per comodità di narrazione, un arbitrario ente esterno, malvagio per definizione, detto nazista dai nazisti veri, o fascista dai fascisti, in ragione della latitudine, e ne consacra l'esistenza in opportune ricorrenze dette “anti”.
Invece l'Asse è ben più ampio, ed è Rete a tutti gli effetti. Soltanto un Mondo consapevole del nemico che ha di fronte, oltre che di sé stesso e delle proprie capacità, potrà essere unito nel combatterlo, fino ad aver ragione di una struttura a sua volta estesa, che fa capo alla nota confraternita di banchieri maleodoranti e riccioluti, e che ambisce al controllo prima ed infine al possesso di quello stesso Mondo.
Così, il Ministro della Difesa Russo incontra il Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea e, dopo opportuna liturgia di titoli ed onorificenze alla memoria, nel mausoleo dedicato ai caduti delle truppe di élite Coreane che hanno affiancato quelle della Federazione Russa durante l'aggressione imperialista occidentale per interposti nazistelli ucraini, conferma e rinnova la stretta alleanza fra i due Paesi per gli anni a venire, con particolare riferimento all'ambito militare.
Nel frattempo la delegazione diplomatica Iraniana guidata dal Ministro Araghchi è a San Pietroburgo per discutere degli sviluppi della battaglia decisiva in corso nella Regione, che vede l'Asse vincente e dalla quale dipenderà il futuro geopolitico dell'intera Rete.
L'incontro col Presidente Putin è previsto nel pomeriggio.
Tutto questo mentre il Biondo, reduce intonso dall'attentato che gli sarebbe costato la vita e che di fatto gli ha impedito di emettere altre imbarazzanti flatulenze lisergiche di “vittoria”, riprende la propria stanca litania e racconta di una Russia pronta a tornare a commerciare in dollari, l'ormai bruciata carta straccia verde dello schema Ponzi della mafia cravattara nazi-sionista, dando così, e segue virgolettato, Don Tsu ipse dixit: “la spallata finale all'economia Cinese”.
Siamo abituati a parlare di Asse della Resistenza, ovvero delle Forze di opposizione, nell'Asia occidentale detta Medioriente dall'egemone, all'avamposto coloniale mafioso e terrorista, difeso dal nostrano gregge semi-colto tramortito dalla storiografia recente che descrive il proprio stesso aguzzino come vittima, e che individua, per comodità di narrazione, un arbitrario ente esterno, malvagio per definizione, detto nazista dai nazisti veri, o fascista dai fascisti, in ragione della latitudine, e ne consacra l'esistenza in opportune ricorrenze dette “anti”.
Invece l'Asse è ben più ampio, ed è Rete a tutti gli effetti. Soltanto un Mondo consapevole del nemico che ha di fronte, oltre che di sé stesso e delle proprie capacità, potrà essere unito nel combatterlo, fino ad aver ragione di una struttura a sua volta estesa, che fa capo alla nota confraternita di banchieri maleodoranti e riccioluti, e che ambisce al controllo prima ed infine al possesso di quello stesso Mondo.
Così, il Ministro della Difesa Russo incontra il Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea e, dopo opportuna liturgia di titoli ed onorificenze alla memoria, nel mausoleo dedicato ai caduti delle truppe di élite Coreane che hanno affiancato quelle della Federazione Russa durante l'aggressione imperialista occidentale per interposti nazistelli ucraini, conferma e rinnova la stretta alleanza fra i due Paesi per gli anni a venire, con particolare riferimento all'ambito militare.
Nel frattempo la delegazione diplomatica Iraniana guidata dal Ministro Araghchi è a San Pietroburgo per discutere degli sviluppi della battaglia decisiva in corso nella Regione, che vede l'Asse vincente e dalla quale dipenderà il futuro geopolitico dell'intera Rete.
L'incontro col Presidente Putin è previsto nel pomeriggio.
Tutto questo mentre il Biondo, reduce intonso dall'attentato che gli sarebbe costato la vita e che di fatto gli ha impedito di emettere altre imbarazzanti flatulenze lisergiche di “vittoria”, riprende la propria stanca litania e racconta di una Russia pronta a tornare a commerciare in dollari, l'ormai bruciata carta straccia verde dello schema Ponzi della mafia cravattara nazi-sionista, dando così, e segue virgolettato, Don Tsu ipse dixit: “la spallata finale all'economia Cinese”.
Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, accoglie la Delegazione diplomatica della Repubblica Islamica dell'Iran, condotta dal Ministro degli Affari Esteri, Abbas Araghchi.
Egregio Signor Ministro, cari amici, permettetemi di darvi un cordiale benvenuto qui a San Pietroburgo.
All'inizio del nostro colloquio, vorrei ricordare che la scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema dell'Iran. Vi chiedo di trasmettere a Lui le mie più sincere parole di ringraziamento e di confermare che la Russia, al pari dell'Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche. Vi prego di rivolgere alla Guida Suprema la mia gratitudine per questo messaggio, insieme agli auguri di ogni bene, salute e benessere.
Vediamo come il Popolo Iraniano lotta con coraggio ed eroismo per la propria indipendenza e sovranità. E naturalmente auspichiamo con tutto il cuore che, forte di questo coraggio e di questa aspirazione all'indipendenza, il popolo iraniano, sotto la guida del nuovo Leader, superi questo difficile periodo di prove e giunga alla pace.
Da parte nostra, faremo tutto ciò che risponde ai vostri interessi e agli interessi di tutti i Popoli della Regione, affinché questa pace venga raggiunta il più presto possibile.
Conoscete bene la nostra posizione.
Benvenuti.
Egregio Signor Ministro, cari amici, permettetemi di darvi un cordiale benvenuto qui a San Pietroburgo.
All'inizio del nostro colloquio, vorrei ricordare che la scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema dell'Iran. Vi chiedo di trasmettere a Lui le mie più sincere parole di ringraziamento e di confermare che la Russia, al pari dell'Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche. Vi prego di rivolgere alla Guida Suprema la mia gratitudine per questo messaggio, insieme agli auguri di ogni bene, salute e benessere.
Vediamo come il Popolo Iraniano lotta con coraggio ed eroismo per la propria indipendenza e sovranità. E naturalmente auspichiamo con tutto il cuore che, forte di questo coraggio e di questa aspirazione all'indipendenza, il popolo iraniano, sotto la guida del nuovo Leader, superi questo difficile periodo di prove e giunga alla pace.
Da parte nostra, faremo tutto ciò che risponde ai vostri interessi e agli interessi di tutti i Popoli della Regione, affinché questa pace venga raggiunta il più presto possibile.
Conoscete bene la nostra posizione.
Benvenuti.
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Bambini Turchi ricordano i caduti dell'attentato terroristico alla scuola elementare di Minab, ad opera della Coalizione Epstein, strappando le icone che la rappresentano.
La dismissione dell'avamposto satanista in Asia occidentale prosegue senza tema di smentita.
La dismissione dell'avamposto satanista in Asia occidentale prosegue senza tema di smentita.
Giù la maschera – il progetto.
E' il Wall Street Journal a esplicitare, finalmente, l'ovvio non più mascherabile: non ci sarà il ritiro e non ci sarà un nuovo, dirompente (?) attacco. Il piano dell'élite globalista, malamente rappresentata dal Potos Biondo e dalla propria compagnia di giro di improbabili “politici”, è bloccare l'estrazione e lo scambio di materie prime, per affossare l'economia mondiale o, in seconda istanza, quella delle colonie occidentali, il Vecchio Continente avanti a tutte. Un proseguimento con altri mezzi della politica in atto da tempo, con la pantomima climatica e quella sanitaria, giusto per citare due elefanti nella stanza.
La strategia si manifesta in tutta la sua coerenza: attacco indiscriminato a siti civili e d'interesse storico, così da provocare la reazione delle Forze di Resistenza locali, di cui si conosceva molto bene il potenziale, ci mancherebbe. Come ho detto sempre, fin dal primo momento, i “servizi” occidentali, per quanto popolati da inetti e scappati di casa, non avrebbero mai e poi mai potuto commettere un errore di valutazione del genere, così grossolano in un mondo connesso ed iper-controllato, in cui ci sono automobili munite di videocamere con grandangolo che girano per le strade, oltre a satelliti militari capaci di contarti i peli del culo mentre sei nascosto dietro un angolo.
Col Venezuela è stato facile, sono bastate un po' di mazzette ben distribuite, ma l'Iran è un osso molto più duro e anche soltanto pensare di rosicchiarlo è un azzardo che nemmeno il più sprovveduto dei capitani di ventura avrebbe osato. Provocare, dunque, fino a causare, come rappresaglia, la distruzione di tutti i siti d'interesse occidentali della Regione. In quest'ottica, anche l'attacco alla scuola elementare di Minab acquista un senso, al di là dell'ipotesi messianica legata alla cabala dell'Armageddon nazi-sionista.
Il blocco del traffico commerciale nelle acque territoriali di Iran ed Oman (che NON sono acque internazionali, chi lo spiega a quella minus habens della KajKaj) cioè l'ovvia carta nelle mani dell'Asse della Resistenza (per tacer di Bab el-Mandeb, dunque Mar Rosso e Suez) è stato da sempre un effetto non soltanto previsto ma cercato, allo scopo di mettere in ginocchio l'economia mondiale, così da raschiare il fondo del barile del patrimonio immobiliare ed arricchire ulteriormente la mafia globalista, il proverbiale padrone del vapore che decide il gioco.
(continua)
E' il Wall Street Journal a esplicitare, finalmente, l'ovvio non più mascherabile: non ci sarà il ritiro e non ci sarà un nuovo, dirompente (?) attacco. Il piano dell'élite globalista, malamente rappresentata dal Potos Biondo e dalla propria compagnia di giro di improbabili “politici”, è bloccare l'estrazione e lo scambio di materie prime, per affossare l'economia mondiale o, in seconda istanza, quella delle colonie occidentali, il Vecchio Continente avanti a tutte. Un proseguimento con altri mezzi della politica in atto da tempo, con la pantomima climatica e quella sanitaria, giusto per citare due elefanti nella stanza.
La strategia si manifesta in tutta la sua coerenza: attacco indiscriminato a siti civili e d'interesse storico, così da provocare la reazione delle Forze di Resistenza locali, di cui si conosceva molto bene il potenziale, ci mancherebbe. Come ho detto sempre, fin dal primo momento, i “servizi” occidentali, per quanto popolati da inetti e scappati di casa, non avrebbero mai e poi mai potuto commettere un errore di valutazione del genere, così grossolano in un mondo connesso ed iper-controllato, in cui ci sono automobili munite di videocamere con grandangolo che girano per le strade, oltre a satelliti militari capaci di contarti i peli del culo mentre sei nascosto dietro un angolo.
Col Venezuela è stato facile, sono bastate un po' di mazzette ben distribuite, ma l'Iran è un osso molto più duro e anche soltanto pensare di rosicchiarlo è un azzardo che nemmeno il più sprovveduto dei capitani di ventura avrebbe osato. Provocare, dunque, fino a causare, come rappresaglia, la distruzione di tutti i siti d'interesse occidentali della Regione. In quest'ottica, anche l'attacco alla scuola elementare di Minab acquista un senso, al di là dell'ipotesi messianica legata alla cabala dell'Armageddon nazi-sionista.
Il blocco del traffico commerciale nelle acque territoriali di Iran ed Oman (che NON sono acque internazionali, chi lo spiega a quella minus habens della KajKaj) cioè l'ovvia carta nelle mani dell'Asse della Resistenza (per tacer di Bab el-Mandeb, dunque Mar Rosso e Suez) è stato da sempre un effetto non soltanto previsto ma cercato, allo scopo di mettere in ginocchio l'economia mondiale, così da raschiare il fondo del barile del patrimonio immobiliare ed arricchire ulteriormente la mafia globalista, il proverbiale padrone del vapore che decide il gioco.
(continua)
Giù la maschera – non funzionerà.
Almeno non nella scala sperata dall'élite: il traffico proveniente e diretto verso i porti Iraniani, per le imbarcazioni dei cosiddetti Paesi amici, ovvero non legati all'Impero coloniale in rovina, fluisce normalmente, in barba al “blocco” USA, così come quello dei Paesi non direttamente coinvolti nel confronto militare che accettano di pagare il pedaggio di transito, ormai prassi consolidata e dalla quale non si tornerà più indietro. Accanto a questo, si moltiplicano le rotte terrestri (per esempio fra Iran e Pakistan, notizia di poche ore fa) per smaltire le tonnellate di materiale che intasano i porti e, per inciso, controllare il traffico navale di Russia e Cina è soltanto una chimera, per l'imponente quanto inutile flotta del vecchio Sam, giusto per restare in mare.
Stendiamo un velo pietoso sul tanto celebrato “dominio nei cieli” di cui la propaganda occidentale continua a riempirsi la bocca: le Basi militari Americane della Regione sono state rase al suolo non soltanto da droni e missili, ma dai bombardamenti a tappeto dell'Aviazione delle Guardie della Rivoluzione Islamica, e non è l'Iran a raccontarlo, sono fonti interne al Pentagono che iniziano a nutrire qualche leggerissimo sospetto: su quante altre cose ci hanno mentito?
La menzogna più grossa, quella dell'operazione militare per rendere “di nuovo grande” il castello di carte occidentale in tempesta, ci sta per cascare addosso. Ed ognuna di quelle carte sarà un macigno immenso che schiaccerà molti di noi microbi, rovinandoci sul groppone, mentre il Signore delle Mosche raccoglierà i cocci e li rinchiuderà nel proprio forziere, aspettando che tutto vada in rovina, per ricominciare da capo. Il disegno dell'egemone è un progetto di respiro ben più ampio delle favole che egli racconta a noi, merce di scambio di dubbio valore, poveri stolti rincoglioniti da deleghe, rappresentanza e democrazia, capi di bestiame armati di matita, convinti d'aver scelto il proprio macellaio a colpi di crocette.
Almeno non nella scala sperata dall'élite: il traffico proveniente e diretto verso i porti Iraniani, per le imbarcazioni dei cosiddetti Paesi amici, ovvero non legati all'Impero coloniale in rovina, fluisce normalmente, in barba al “blocco” USA, così come quello dei Paesi non direttamente coinvolti nel confronto militare che accettano di pagare il pedaggio di transito, ormai prassi consolidata e dalla quale non si tornerà più indietro. Accanto a questo, si moltiplicano le rotte terrestri (per esempio fra Iran e Pakistan, notizia di poche ore fa) per smaltire le tonnellate di materiale che intasano i porti e, per inciso, controllare il traffico navale di Russia e Cina è soltanto una chimera, per l'imponente quanto inutile flotta del vecchio Sam, giusto per restare in mare.
Stendiamo un velo pietoso sul tanto celebrato “dominio nei cieli” di cui la propaganda occidentale continua a riempirsi la bocca: le Basi militari Americane della Regione sono state rase al suolo non soltanto da droni e missili, ma dai bombardamenti a tappeto dell'Aviazione delle Guardie della Rivoluzione Islamica, e non è l'Iran a raccontarlo, sono fonti interne al Pentagono che iniziano a nutrire qualche leggerissimo sospetto: su quante altre cose ci hanno mentito?
La menzogna più grossa, quella dell'operazione militare per rendere “di nuovo grande” il castello di carte occidentale in tempesta, ci sta per cascare addosso. Ed ognuna di quelle carte sarà un macigno immenso che schiaccerà molti di noi microbi, rovinandoci sul groppone, mentre il Signore delle Mosche raccoglierà i cocci e li rinchiuderà nel proprio forziere, aspettando che tutto vada in rovina, per ricominciare da capo. Il disegno dell'egemone è un progetto di respiro ben più ampio delle favole che egli racconta a noi, merce di scambio di dubbio valore, poveri stolti rincoglioniti da deleghe, rappresentanza e democrazia, capi di bestiame armati di matita, convinti d'aver scelto il proprio macellaio a colpi di crocette.
Sembra di sognare.
Piccolo corollario al post precedente, una nota circa il fatto che, oltre ad esserci gente che non ha ancora capito cosa stia accadendo, continua a farneticare pubblicamente e, ciò che è più grave, questi tromboncini, come li chiamo io, vengono registrati e propalati da siti che si ostinano a parlare di sé come “di informazione alternativa”.
E' il caso di questo personaggio ungherese, sedicente esperto militare, che sostiene che l'Europa stia spendendo fiumi di denaro senza una strategia precisa, in Ucraina, e che, quando la guerra sarà finita, l'Unione dovrà rendere conto di questi investimenti senza ritorno.
Chi glielo dice all'esperto che il fiume di denaro stesso è il fine, essendo la guerra soltanto un mezzo in senso quanto mai Clausewitziano e, soprattutto, che quando l'operazione sarà terminata non ci sarà più alcuna Unione Europea a cui chiedere conto di qualcosa?
Piccolo corollario al post precedente, una nota circa il fatto che, oltre ad esserci gente che non ha ancora capito cosa stia accadendo, continua a farneticare pubblicamente e, ciò che è più grave, questi tromboncini, come li chiamo io, vengono registrati e propalati da siti che si ostinano a parlare di sé come “di informazione alternativa”.
E' il caso di questo personaggio ungherese, sedicente esperto militare, che sostiene che l'Europa stia spendendo fiumi di denaro senza una strategia precisa, in Ucraina, e che, quando la guerra sarà finita, l'Unione dovrà rendere conto di questi investimenti senza ritorno.
Chi glielo dice all'esperto che il fiume di denaro stesso è il fine, essendo la guerra soltanto un mezzo in senso quanto mai Clausewitziano e, soprattutto, che quando l'operazione sarà terminata non ci sarà più alcuna Unione Europea a cui chiedere conto di qualcosa?
Facciamo a chi la spara più grossa.
Fra Capo Biondo e Vice assortiti è tutto un florilegio di dichiarazioni roboanti, che in realtà servono a nascondere la vera natura dell'operazione ma che spesso oltrepassano anche la più ardita soglia del ridicolo.
E' il turno del tatuato e impomatato, esplicitamente incaricato della guerra, che ha sostenuto, fra le altre amenità sciorinate in conferenza stampa, che l'Iran è spacciato perché i suoi confini, non soltanto marittimi con famoso blocco-colabrodo, ma anche terrestri sono presidiati dagli Stati Uniti, lo scambio di merci con l'estero è bloccato e l'economia Persiana sta per collassare – senti da quale solido pulpito finanziario: 39 migliaia di miliardi di debito pubblico, ma va be'.
Il Presidente del Parlamento Iraniano Ghalibaf non perde l'occasione per farsi due risate: i confini dell'Iran sono 1000 km più lunghi del doppio della larghezza massima degli Stati Uniti. Buona fortuna alle vostre guardie di Frontiera.
Fra Capo Biondo e Vice assortiti è tutto un florilegio di dichiarazioni roboanti, che in realtà servono a nascondere la vera natura dell'operazione ma che spesso oltrepassano anche la più ardita soglia del ridicolo.
E' il turno del tatuato e impomatato, esplicitamente incaricato della guerra, che ha sostenuto, fra le altre amenità sciorinate in conferenza stampa, che l'Iran è spacciato perché i suoi confini, non soltanto marittimi con famoso blocco-colabrodo, ma anche terrestri sono presidiati dagli Stati Uniti, lo scambio di merci con l'estero è bloccato e l'economia Persiana sta per collassare – senti da quale solido pulpito finanziario: 39 migliaia di miliardi di debito pubblico, ma va be'.
Il Presidente del Parlamento Iraniano Ghalibaf non perde l'occasione per farsi due risate: i confini dell'Iran sono 1000 km più lunghi del doppio della larghezza massima degli Stati Uniti. Buona fortuna alle vostre guardie di Frontiera.
Questa è classe.
Inutile sperare che qualcuno possa rubargli la scena, il Re delle capriole logiche resta lui, il Potos Biondo.
L'antefatto, noto a tutti, è semplice: negli Stati Uniti, l'impero suprematista coloniale agli ordini del potere finanziario globalista, puoi iniziare una guerra come e quando credi, senza troppe lungaggini burocratiche, ma pur sempre di "democrazia" si parla, in quei corridoi ingombri di figuranti formalmente eletti dal popolo, dunque bisogna chiedere il parere del Congresso, 60 giorni dopo.
Questo vuol dire che tutte le piccole guerre di aggressione scatenate nell'ultimo secolo hanno fatto leva sul potere militare dirompente del braccio armato dell'élite detto USA che spesso ha risolto la faccenda con bombardamenti a tappeto e strage di civili, ed in due mesi ne fai di danni, prima di dichiarare missione compiuta e di spedire in loco le sanguisughe della ricostruzione, a spargere in giro la solita carta straccia verde che chiamano denaro.
Ora che lo schema Ponzi è morto e che bisogna raccogliere i cocci e sparire, almeno per un po', si presenta un problema formale non da poco: quei 60 giorni stanno per scadere e la cosiddetta "guerra", ben lontana dall'essere "vinta", dovrebbe passare al vaglio della pantomima democratica dei rappresentanti del popolo.
Questo significherebbe innanzitutto una cosa: la partita di giro dei saltimbanchi alle dipendenze della mafia ashkenazita dovrebbe scoprire le carte e rivelare il gioco, consentendo la prosecuzione del gioco mediorientale a perdere che ha come unico obiettivo il fallimento dei mercati occidentali, che è ben avviato ma ci vuole ancora tempo, fino alla cancellazione dell'immenso debito della cassa principale.
Come togliere dal fuoco l'imbarazzante tegame di castagne, dunque? Presto fatto, e torniamo alla maschera Bionda principale: questa guerra è già finita, ha dichiarato il Potos, ed abbiamo vinto noi, dunque non ha bisogno dell'approvazione del Congresso e, se mai dovesse riprendere per mettere definitivamente a cuccia il topo di fogna Iraniano (così s'è espressa un'altra maschera della "diplomazia" yankee) si tratterebbe di una nuova guerra, quindi il conteggio dei 60 giorni dovrebbe ripartire e, nel caso, se ne riparlerebbe a fine giugno.
Non ci sarebbe nulla da stupirsi, ci mancherebbe, le famose "regole" dinamiche e non scritte di cui si sono riempiti la bocca i pupazzi per decenni, facendo il bello e cattivo tempo in giro per il mondo mentre parlavano di diritti, libertà e democrazia - ed i gonzi la bevevano - ci hanno abituato a codesti doppi salti mortali semantici, ma bisogna riconoscerlo: questa è classe.
Inutile sperare che qualcuno possa rubargli la scena, il Re delle capriole logiche resta lui, il Potos Biondo.
L'antefatto, noto a tutti, è semplice: negli Stati Uniti, l'impero suprematista coloniale agli ordini del potere finanziario globalista, puoi iniziare una guerra come e quando credi, senza troppe lungaggini burocratiche, ma pur sempre di "democrazia" si parla, in quei corridoi ingombri di figuranti formalmente eletti dal popolo, dunque bisogna chiedere il parere del Congresso, 60 giorni dopo.
Questo vuol dire che tutte le piccole guerre di aggressione scatenate nell'ultimo secolo hanno fatto leva sul potere militare dirompente del braccio armato dell'élite detto USA che spesso ha risolto la faccenda con bombardamenti a tappeto e strage di civili, ed in due mesi ne fai di danni, prima di dichiarare missione compiuta e di spedire in loco le sanguisughe della ricostruzione, a spargere in giro la solita carta straccia verde che chiamano denaro.
Ora che lo schema Ponzi è morto e che bisogna raccogliere i cocci e sparire, almeno per un po', si presenta un problema formale non da poco: quei 60 giorni stanno per scadere e la cosiddetta "guerra", ben lontana dall'essere "vinta", dovrebbe passare al vaglio della pantomima democratica dei rappresentanti del popolo.
Questo significherebbe innanzitutto una cosa: la partita di giro dei saltimbanchi alle dipendenze della mafia ashkenazita dovrebbe scoprire le carte e rivelare il gioco, consentendo la prosecuzione del gioco mediorientale a perdere che ha come unico obiettivo il fallimento dei mercati occidentali, che è ben avviato ma ci vuole ancora tempo, fino alla cancellazione dell'immenso debito della cassa principale.
Come togliere dal fuoco l'imbarazzante tegame di castagne, dunque? Presto fatto, e torniamo alla maschera Bionda principale: questa guerra è già finita, ha dichiarato il Potos, ed abbiamo vinto noi, dunque non ha bisogno dell'approvazione del Congresso e, se mai dovesse riprendere per mettere definitivamente a cuccia il topo di fogna Iraniano (così s'è espressa un'altra maschera della "diplomazia" yankee) si tratterebbe di una nuova guerra, quindi il conteggio dei 60 giorni dovrebbe ripartire e, nel caso, se ne riparlerebbe a fine giugno.
Non ci sarebbe nulla da stupirsi, ci mancherebbe, le famose "regole" dinamiche e non scritte di cui si sono riempiti la bocca i pupazzi per decenni, facendo il bello e cattivo tempo in giro per il mondo mentre parlavano di diritti, libertà e democrazia - ed i gonzi la bevevano - ci hanno abituato a codesti doppi salti mortali semantici, ma bisogna riconoscerlo: questa è classe.
Ridere, ridere, ridere ancora,
ora la guerra paura non fa - poi il noto testo prosegue coi soldati che fanno baldoria, ma questi non hanno molto da festeggiare: quelli che ridono siamo noi. Insomma, come sempre accade in questo teatrino di rappresentanza eletto... pardon, scelto dall'élite, ogni tanto capita di trovare qualche figurante che ci crede davvero al ruolo che gli è dato da interpretare e gli esempi, anche nel disastrato serraglio nostrano, si sprecano.
Che questo accada ad ogni livello, anche a quelli sulla carta più alti, è fisiologico e ce ne dà conferma il Poligono regolare USA che si occupa di guerra, quello diretto dal pupazzo tatuato e impomatato che si affaccia giornalmente sulla ribalta e proclama la superiorità post-hollywoodiana delle invincibili Truppe dell'Impero, una filastrocca ormai del tutto smentita dai fatti. Questa volta si tratta di un puro autogol: nel tentativo di tenere in piedi la narrazione della “guerra vittoriosa” contro l'Iran, pantomima necessaria per i motivi già più volte esposti, il Pentagono ammette la sconfitta.
Inizia tutto con una richiesta formale alle aziende private che gestiscono le Reti satellitari di oscurare le immagini delle Basi americane distrutte dall'Asse della Resistenza. A conferma di quanto poco i padroni del vapore, ovvero gli imprenditori privati, credano nel teatrino di rappresentanza messo in piedi dalla loro stessa lobby, la risposta è una sonora risata, con tanto di passaggio della notizia ai giornali.
Oltre al fatto stesso di chiedere di oscurare una scomoda evidenza, che banalmente conferma l'evidenza stessa, il Dipartimento della Guerra rincara la dose con un commento ufficiale che suona più o meno così: Non vogliamo che i danni sul campo di battaglia si trasformino in dubbi sull'efficienza delle nostre truppe, dal momento che le nostre forze sono pienamente operative e continuano a svolgere la missione con preparazione ed efficienza.
Insomma, leggi fra le righe: ci hanno fatto il culo, com'è evidente, ma questo non influenzi il morale delle truppe, che deve rimanere alto. Ovvero, ammesso e non concesso che anche questo episodio faccia parte della recita guerreggiata che serve a stroncare l'economia globale, lo spettacolo d'arte varia deve proseguire ed anche noi burattini in alta uniforme siamo chiamati a fare la nostra parte. Se soltanto gli sceneggiatori stessero più attenti e costruissero scene più credibili...
e invece no, va bene così: strapparci una risata, in questi tempi tristi – mentre muoiono compagni per mano dei fascisti - è comunque una ventata d'aria fresca, fra gli irrespirabili miasmi della messa in scena macabra della compagnia di giro dei saltimbanchi satanisti.
A proposito di satanisti, leggo proprio in questo istante: l'esercito dei riccioletti ha deciso di ritirare anche gli ultimi contingenti dal sud del Libano. Altre sonore sberle alla macchina da guerra occidentale, mentre la Nave va...
la Gerald Ford, per la precisione, che mestamente si ritira dal teatro delle operazioni per la stessa rotta da cui è arrivata, ovvero circumnavigando l'Africa, ma stavolta in senso orario - pare che il capitano abbia dismesso il berretto ufficiale US Navy per indossare un più consono Fez portoghese...
ora la guerra paura non fa - poi il noto testo prosegue coi soldati che fanno baldoria, ma questi non hanno molto da festeggiare: quelli che ridono siamo noi. Insomma, come sempre accade in questo teatrino di rappresentanza eletto... pardon, scelto dall'élite, ogni tanto capita di trovare qualche figurante che ci crede davvero al ruolo che gli è dato da interpretare e gli esempi, anche nel disastrato serraglio nostrano, si sprecano.
Che questo accada ad ogni livello, anche a quelli sulla carta più alti, è fisiologico e ce ne dà conferma il Poligono regolare USA che si occupa di guerra, quello diretto dal pupazzo tatuato e impomatato che si affaccia giornalmente sulla ribalta e proclama la superiorità post-hollywoodiana delle invincibili Truppe dell'Impero, una filastrocca ormai del tutto smentita dai fatti. Questa volta si tratta di un puro autogol: nel tentativo di tenere in piedi la narrazione della “guerra vittoriosa” contro l'Iran, pantomima necessaria per i motivi già più volte esposti, il Pentagono ammette la sconfitta.
Inizia tutto con una richiesta formale alle aziende private che gestiscono le Reti satellitari di oscurare le immagini delle Basi americane distrutte dall'Asse della Resistenza. A conferma di quanto poco i padroni del vapore, ovvero gli imprenditori privati, credano nel teatrino di rappresentanza messo in piedi dalla loro stessa lobby, la risposta è una sonora risata, con tanto di passaggio della notizia ai giornali.
Oltre al fatto stesso di chiedere di oscurare una scomoda evidenza, che banalmente conferma l'evidenza stessa, il Dipartimento della Guerra rincara la dose con un commento ufficiale che suona più o meno così: Non vogliamo che i danni sul campo di battaglia si trasformino in dubbi sull'efficienza delle nostre truppe, dal momento che le nostre forze sono pienamente operative e continuano a svolgere la missione con preparazione ed efficienza.
Insomma, leggi fra le righe: ci hanno fatto il culo, com'è evidente, ma questo non influenzi il morale delle truppe, che deve rimanere alto. Ovvero, ammesso e non concesso che anche questo episodio faccia parte della recita guerreggiata che serve a stroncare l'economia globale, lo spettacolo d'arte varia deve proseguire ed anche noi burattini in alta uniforme siamo chiamati a fare la nostra parte. Se soltanto gli sceneggiatori stessero più attenti e costruissero scene più credibili...
e invece no, va bene così: strapparci una risata, in questi tempi tristi – mentre muoiono compagni per mano dei fascisti - è comunque una ventata d'aria fresca, fra gli irrespirabili miasmi della messa in scena macabra della compagnia di giro dei saltimbanchi satanisti.
A proposito di satanisti, leggo proprio in questo istante: l'esercito dei riccioletti ha deciso di ritirare anche gli ultimi contingenti dal sud del Libano. Altre sonore sberle alla macchina da guerra occidentale, mentre la Nave va...
la Gerald Ford, per la precisione, che mestamente si ritira dal teatro delle operazioni per la stessa rotta da cui è arrivata, ovvero circumnavigando l'Africa, ma stavolta in senso orario - pare che il capitano abbia dismesso il berretto ufficiale US Navy per indossare un più consono Fez portoghese...
Ora dovete scegliere.
Ricordando la nota tesi secondo cui il disegno dell'egemone di affossare l'economia mondiale non funzionerà e si ritorcerà soltanto contro l'occidente collettivo e tralasciando il fatto che l'Iran ed i Paesi limitrofi allineati continuano tranquillamente i propri commerci (proprio oggi l'ennesima superpetroliera Iraniana ha scavalcato senza troppi problemi il cosiddetto “blocco” americano) e che la Russia ha incrementato significativamente le proprie esportazioni di materie prime (ma non verso gli euro-cagnolini ancora al soldo atlantico, anche se piuttosto disorientati) è la Cina a fare la mossa decisiva.
Pechino ha ordinato a tutti soggetti, fisici e giuridici, di non sottostare alle sanzioni USA che bloccherebbero quelle attività che si riforniscono dall'Iran. Nessun problema sul piano interno, essendo per sua fortuna la Cina uno Stato sovrano che decide cosa è lecito o meno nel proprio territorio, ma si crea un vulnus internazionale: alcune raffinerie legate alle multinazionali che acquistano petrolio Iraniano e che rivendono il prodotto finito in entrambi i mercati, quello asiatico e quello occidentale, si trovano in una condizione di conflitto: un cliente gli ordina di cambiare fornitore, altrimenti non compra più la merce, l'altro di ignorare l'ordine del primo, altrimenti non la compra lui.
Un delitto per il quale non c'è un vero castigo, se non rinunciare ad uno dei mercati. Ora dovete scegliere con chi stare, è il messaggio rivolto agli investitori: con il vecchio Re-cane morente, l'occidente guerrafondaio, imperialista e terrorista, con le sue ridicole colonie e la sua finta economia di strozzinaggio basata sulla carta di debito verde, o il nuovo ordine multipolare che avanza.
Ricordando la nota tesi secondo cui il disegno dell'egemone di affossare l'economia mondiale non funzionerà e si ritorcerà soltanto contro l'occidente collettivo e tralasciando il fatto che l'Iran ed i Paesi limitrofi allineati continuano tranquillamente i propri commerci (proprio oggi l'ennesima superpetroliera Iraniana ha scavalcato senza troppi problemi il cosiddetto “blocco” americano) e che la Russia ha incrementato significativamente le proprie esportazioni di materie prime (ma non verso gli euro-cagnolini ancora al soldo atlantico, anche se piuttosto disorientati) è la Cina a fare la mossa decisiva.
Pechino ha ordinato a tutti soggetti, fisici e giuridici, di non sottostare alle sanzioni USA che bloccherebbero quelle attività che si riforniscono dall'Iran. Nessun problema sul piano interno, essendo per sua fortuna la Cina uno Stato sovrano che decide cosa è lecito o meno nel proprio territorio, ma si crea un vulnus internazionale: alcune raffinerie legate alle multinazionali che acquistano petrolio Iraniano e che rivendono il prodotto finito in entrambi i mercati, quello asiatico e quello occidentale, si trovano in una condizione di conflitto: un cliente gli ordina di cambiare fornitore, altrimenti non compra più la merce, l'altro di ignorare l'ordine del primo, altrimenti non la compra lui.
Un delitto per il quale non c'è un vero castigo, se non rinunciare ad uno dei mercati. Ora dovete scegliere con chi stare, è il messaggio rivolto agli investitori: con il vecchio Re-cane morente, l'occidente guerrafondaio, imperialista e terrorista, con le sue ridicole colonie e la sua finta economia di strozzinaggio basata sulla carta di debito verde, o il nuovo ordine multipolare che avanza.
Gli sfigati dei Caraibi.
Affronteremo i pirati che infestano le nostre acque e trasformeremo in relitti quelle grosse navi, esattamente come abbiamo fatto con gli aerei che trasportavano.
Mohsen Rezaei, ex Comandante dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, Consigliere militare dell'Imam Khamenei.
Via t.me/iranislamico
Traduzione libera mia.
Affronteremo i pirati che infestano le nostre acque e trasformeremo in relitti quelle grosse navi, esattamente come abbiamo fatto con gli aerei che trasportavano.
Mohsen Rezaei, ex Comandante dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, Consigliere militare dell'Imam Khamenei.
Via t.me/iranislamico
Traduzione libera mia.
Gli sfigati dei Caraibi - 2
L'antefatto è la solita spacconata del Biondo: le navi occidentali verranno scortate fuori dallo Stretto di Hormuz dalle navi da guerra americane, e diceva questo ieri, proprio mentre la portaerei USS Ford tornava a casa sulla rotta di Bartolomeo Diaz.
Oggi, l'Agenzia Iraniana Fars riferisce che un missile avrebbe colpito una nave americana. Altre fonti parlano di più missili, fino a tre, che sarebbero partiti dalla Base militare di Sirik, gestita delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Gli americani ammettono di aver subito un “incidente” nello Stretto di Hormuz e non è chiaro né quale sia la nave coinvolta né se sia stata bersagliata o colpita. Resta il fatto che l'imbarcazione ha invertito la rotta ed ha abbandonato l'area.
Nessuna nave potrà uscire dal Golfo Persico senza il permesso delle Forze Armate Iraniane – scrive su X il professor Marandi - Soltanto uno sciocco potrebbe sostenere il contrario.
Nel frattempo il prezzo del petrolio schizza ancora verso l'alto ed un dirigente di una Compagnia petrolifera Saudita avverte: non abbiamo ancora visto niente, le ultime petroliere che hanno attraversato Hormuz prima della chiusura stanno giungendo a destinazione proprio in questi giorni ed i depositi dei Paesi occidentali non sono ancora completamente vuoti. La peggiore crisi petrolifera mondiale mai vista si avvicina ed avrà effetti sistemici: una eventuale (ed improbabile) soluzione, militare o diplomatica, non ne invertirà i catastrofici effetti.
L'antefatto è la solita spacconata del Biondo: le navi occidentali verranno scortate fuori dallo Stretto di Hormuz dalle navi da guerra americane, e diceva questo ieri, proprio mentre la portaerei USS Ford tornava a casa sulla rotta di Bartolomeo Diaz.
Oggi, l'Agenzia Iraniana Fars riferisce che un missile avrebbe colpito una nave americana. Altre fonti parlano di più missili, fino a tre, che sarebbero partiti dalla Base militare di Sirik, gestita delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Gli americani ammettono di aver subito un “incidente” nello Stretto di Hormuz e non è chiaro né quale sia la nave coinvolta né se sia stata bersagliata o colpita. Resta il fatto che l'imbarcazione ha invertito la rotta ed ha abbandonato l'area.
Nessuna nave potrà uscire dal Golfo Persico senza il permesso delle Forze Armate Iraniane – scrive su X il professor Marandi - Soltanto uno sciocco potrebbe sostenere il contrario.
Nel frattempo il prezzo del petrolio schizza ancora verso l'alto ed un dirigente di una Compagnia petrolifera Saudita avverte: non abbiamo ancora visto niente, le ultime petroliere che hanno attraversato Hormuz prima della chiusura stanno giungendo a destinazione proprio in questi giorni ed i depositi dei Paesi occidentali non sono ancora completamente vuoti. La peggiore crisi petrolifera mondiale mai vista si avvicina ed avrà effetti sistemici: una eventuale (ed improbabile) soluzione, militare o diplomatica, non ne invertirà i catastrofici effetti.
Ca va sans dire.
Interessantissima, oltre che evidente ed anche un po' ridicola, “false flag” serale: secondo i canali allineati all'occidente, l'Iran avrebbe attaccato un deposito petrolifero negli Emirati Arabi Uniti che si occupa di stoccaggio ed esportazione e che, guarda un po', si trova immediatamente fuori dallo Stretto di Hormuz, dunque teoricamente fuori dal blocco vero, quello della Marina della Guardie della Rivoluzione Islamica.
Grosso incendio, sito da questo momento in poi inutilizzabile, e la domanda ovvia, spontanea in un mondo normale, ed in questo che non lo è nessuno se la pone, sarebbe: chi ci guadagna?
Per il momento, l'Iran giura di non averci niente a che fare (e perché mai avrebbe dovuto) e la compagine Bionda, col cagnolino Emiratino al seguito (unica fonte di "verità" dell'intera faccenda) minaccia rappresaglie di fuoco e fiamme sulla Persia, mentre persegue, ca va sans dire, il suo solito, unico obiettivo: quello di affossare l'economia mondiale tagliando i rifornimenti.
Piuttosto noioso e prevedibile, il copione: gli sceneggiatori dovrebbero darsi da fare un po' di più, come dicevamo sopra...
Edit - posizione ufficiale dell'Iran: Se gli Emirati Arabi Uniti dovessero compiere un passo avventato, tutti i loro interessi diverrebbero un bersaglio per l'Iran e nessuna delle infrastrutture Emiratine sarebbe più al sicuro.
Interessantissima, oltre che evidente ed anche un po' ridicola, “false flag” serale: secondo i canali allineati all'occidente, l'Iran avrebbe attaccato un deposito petrolifero negli Emirati Arabi Uniti che si occupa di stoccaggio ed esportazione e che, guarda un po', si trova immediatamente fuori dallo Stretto di Hormuz, dunque teoricamente fuori dal blocco vero, quello della Marina della Guardie della Rivoluzione Islamica.
Grosso incendio, sito da questo momento in poi inutilizzabile, e la domanda ovvia, spontanea in un mondo normale, ed in questo che non lo è nessuno se la pone, sarebbe: chi ci guadagna?
Per il momento, l'Iran giura di non averci niente a che fare (e perché mai avrebbe dovuto) e la compagine Bionda, col cagnolino Emiratino al seguito (unica fonte di "verità" dell'intera faccenda) minaccia rappresaglie di fuoco e fiamme sulla Persia, mentre persegue, ca va sans dire, il suo solito, unico obiettivo: quello di affossare l'economia mondiale tagliando i rifornimenti.
Piuttosto noioso e prevedibile, il copione: gli sceneggiatori dovrebbero darsi da fare un po' di più, come dicevamo sopra...
Edit - posizione ufficiale dell'Iran: Se gli Emirati Arabi Uniti dovessero compiere un passo avventato, tutti i loro interessi diverrebbero un bersaglio per l'Iran e nessuna delle infrastrutture Emiratine sarebbe più al sicuro.
Ma cosa mi dici mai.
Al ridicolo non c'è mai fine. The Guardian scopre l'acqua calda: la NATO starebbe tenendo incontri “segreti” con sceneggiatori, registi e produttori per realizzare materiale che alimenti la fobia della minaccia Russa, promuova la spesa militare in Europa e prepari i cittadini alla guerra.
Insomma il metodo CIA, vecchio più di un secolo, quello che ha cavalcato gli argomenti più assurdi, dal cambiamento climatico alla pantomima sanitaria, fino a costruire paure concrete, realmente percepite dalla plebe, diventa esso stesso argomento di propaganda: una testata al servizio del mainstream fa uno scoop sulle testate al servizio del mainstream.
C'è anche un lato interessante: il furfante che vorrebbe prendere in giro gli onesti, liberi, democratici (e un po' creduloni) cittadini, sarebbe proprio una delle vittime che sta per soccombere, nella ridefinizione dei rapporti di forza geo-politici, cioè la NATO.
A quando il turno dell'Euro carrozzone?
Al ridicolo non c'è mai fine. The Guardian scopre l'acqua calda: la NATO starebbe tenendo incontri “segreti” con sceneggiatori, registi e produttori per realizzare materiale che alimenti la fobia della minaccia Russa, promuova la spesa militare in Europa e prepari i cittadini alla guerra.
Insomma il metodo CIA, vecchio più di un secolo, quello che ha cavalcato gli argomenti più assurdi, dal cambiamento climatico alla pantomima sanitaria, fino a costruire paure concrete, realmente percepite dalla plebe, diventa esso stesso argomento di propaganda: una testata al servizio del mainstream fa uno scoop sulle testate al servizio del mainstream.
C'è anche un lato interessante: il furfante che vorrebbe prendere in giro gli onesti, liberi, democratici (e un po' creduloni) cittadini, sarebbe proprio una delle vittime che sta per soccombere, nella ridefinizione dei rapporti di forza geo-politici, cioè la NATO.
A quando il turno dell'Euro carrozzone?
Mamma, ho perso due aerei.
Mentre il Biondo continua con le sue favole di vittoria, e se è costretto a ripeterle tre volte al giorno è ben consapevole che di favole si tratta, la situazione sul campo è leggermente diversa.
Uno dei “successi” della US Navy sarebbe, sempre a detta del Biondo, l'affondamento “di sette o otto di quelle loro barchette” e si riferisce agli intercettori veloci della Marina delle Guardie della Rivoluzione Islamica, motoscafi d'altura armati di tutto punto, in grado di raggiungere i 110 nodi, circa 200 km/h. Fantasie, appunto: nessuna nave da guerra Iraniana è stata intercettata, mentre gli yankee hanno danneggiato due navi commerciali, uccidendo anche una decina di civili a bordo. Nell'impunità più totale, naturalmente, nel puro stile terrorista dell'avamposto messianico che li rappresenta. Son finiti i tempi in cui, quando sparavi ai pescatori, finivi sotto inchiesta.
Sempre restando per mare, Fars riferisce che due navi da guerra americane sarebbero intrappolate a ridosso delle coste dell'Oman, tenute sotto tiro dall'artiglieria Iraniana, mentre, alzando gli occhi al cielo, proprio oggi sono andati perduti altri due velivoli americani, due cisterne volanti impegnate in operazioni di ricognizione sul Golfo Persico. Due oggetti piuttosto costosi, uno dei quali dal nome altisonante, “StratoTanker”.
La causa degli abbattimenti – non confermati: soltanto uno dei due velivoli ha lanciato il codice d'emergenza – sarebbe l'intensa guerra elettronica messa in atto dalle Forze Aerospaziali Iraniane, all'avanguardia di loro, oltre che rifornite di tecnologia Cinese, ed il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi è atteso proprio in Cina, nelle prossime ore, e su esplicita richiesta Cinese: al di là delle scaramucce – tenere sotto controllo la tigre di carta satanista, sedicente invincibile, è un gioco da ragazzi per le superpotenze vere – ma uno dei mastini chiede udienza. Staremo a vedere.
Mentre il Biondo continua con le sue favole di vittoria, e se è costretto a ripeterle tre volte al giorno è ben consapevole che di favole si tratta, la situazione sul campo è leggermente diversa.
Uno dei “successi” della US Navy sarebbe, sempre a detta del Biondo, l'affondamento “di sette o otto di quelle loro barchette” e si riferisce agli intercettori veloci della Marina delle Guardie della Rivoluzione Islamica, motoscafi d'altura armati di tutto punto, in grado di raggiungere i 110 nodi, circa 200 km/h. Fantasie, appunto: nessuna nave da guerra Iraniana è stata intercettata, mentre gli yankee hanno danneggiato due navi commerciali, uccidendo anche una decina di civili a bordo. Nell'impunità più totale, naturalmente, nel puro stile terrorista dell'avamposto messianico che li rappresenta. Son finiti i tempi in cui, quando sparavi ai pescatori, finivi sotto inchiesta.
Sempre restando per mare, Fars riferisce che due navi da guerra americane sarebbero intrappolate a ridosso delle coste dell'Oman, tenute sotto tiro dall'artiglieria Iraniana, mentre, alzando gli occhi al cielo, proprio oggi sono andati perduti altri due velivoli americani, due cisterne volanti impegnate in operazioni di ricognizione sul Golfo Persico. Due oggetti piuttosto costosi, uno dei quali dal nome altisonante, “StratoTanker”.
La causa degli abbattimenti – non confermati: soltanto uno dei due velivoli ha lanciato il codice d'emergenza – sarebbe l'intensa guerra elettronica messa in atto dalle Forze Aerospaziali Iraniane, all'avanguardia di loro, oltre che rifornite di tecnologia Cinese, ed il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi è atteso proprio in Cina, nelle prossime ore, e su esplicita richiesta Cinese: al di là delle scaramucce – tenere sotto controllo la tigre di carta satanista, sedicente invincibile, è un gioco da ragazzi per le superpotenze vere – ma uno dei mastini chiede udienza. Staremo a vedere.
Frammenti di verità
Una delle maschere più imbarazzanti del serraglio di rappresentanza USA, il senatore Gramo ammazza sette, quello stesso che voleva sganciare l'atomica sulle folle che si riuniscono nelle strade e nelle piazze Iraniane ogni notte, da più di due mesi, per protestare contro l'invasore coloniale terrorista, cambia completamente strategia e si lascia scappare, in un'intervista, un frammento di verità. Egli dice, testualmente:
" Non abbiamo bisogno di truppe sul terreno, ci basta rifornire di armi il Popolo Iraniano, così che possa scendere in piazza armato, rovesciare il Governo di Teheran e ribaltare le sorti della guerra in Iran.
Ma come, senator Disgrazia, non stavate già vincendo voi?
Una delle maschere più imbarazzanti del serraglio di rappresentanza USA, il senatore Gramo ammazza sette, quello stesso che voleva sganciare l'atomica sulle folle che si riuniscono nelle strade e nelle piazze Iraniane ogni notte, da più di due mesi, per protestare contro l'invasore coloniale terrorista, cambia completamente strategia e si lascia scappare, in un'intervista, un frammento di verità. Egli dice, testualmente:
" Non abbiamo bisogno di truppe sul terreno, ci basta rifornire di armi il Popolo Iraniano, così che possa scendere in piazza armato, rovesciare il Governo di Teheran e ribaltare le sorti della guerra in Iran.
Ma come, senator Disgrazia, non stavate già vincendo voi?