Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜𝗚𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗘’ 𝗔𝗥𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘. 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗖𝗛𝗜 𝗘’?
L’intelligenza artificiale ci promette più tempo. Ma chi se lo prende? Ci offre conoscenze prima inaccessibili. Ma chi decide che cosa possiamo sapere? Può aiutarci a lavorare, studiare e creare. Può anche sorvegliarci, escluderci da un impiego e scegliere più in fretta chi colpire in guerra.
Nella terza puntata di CAMPO PROFONDO, Pino Cabras incontra un’ospite insolita: Efisia, un’intelligenza artificiale sarda. Senza accento, con poca modestia e ottimi argomenti per convincerci dei vantaggi dell’IA. Ma a ogni promessa arriva una domanda scomoda.
Dalle posate d’alluminio di Napoleone III al prezzo del lavoro intellettuale, dal tempo risparmiato ai posti di lavoro perduti, dai poteri della Silicon Valley alle proposte della Cina e dei BRICS: un confronto accessibile, ironico e serrato su una trasformazione che riguarda già tutti.
Peter Thiel e le visioni dell’Apocalisse. Dario Amodei e la prudenza subordinata alla corsa per il primato. Le domande di Gabriele Guzzi, le riflessioni di Glauco Benigni e il richiamo alla responsabilità umana: «Lo ha deciso il computer» può davvero chiudere la discussione?
C’è anche una possibilità da conquistare: mettere queste capacità nelle mani di molti. Confrontare fonti, capire un bilancio, discutere le scelte per il proprio territorio. Condividere conoscenze per avere più voce nelle decisioni.
La domanda finale la pone Efisia: a chi deve appartenere il tempo che queste tecnologie possono liberare?
Guardate la puntata e diteci la vostra nei commenti: l’IA vi sta dando più libertà, oppure vi chiede di fare sempre di più?
CAMPO PROFONDO — Pochi minuti con Pino Cabras per vedere il quadro intero.
Su Visione TV.
Se vuoi la pace, prepara la pace.
#IntelligenzaArtificiale #CampoProfondo #PinoCabras #VisioneTV
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ANTISEMITISMO: CHI DECIDE COSA SI PUÒ DIRE SU ISRAELE? | Pino Cabras – Campo Profondo #5
Chi stabilisce il confine tra la lotta all’antisemitismo e la libertà di criticare uno Stato, un governo, un’ideologia? E cosa accade quando una definizione nata come strumento di lavoro entra direttamente nel sistema delle politiche pubbliche? Nella quinta puntata di CAMPO PROFONDO, la rubrica di Pino Cabras su Visione TV, entriamo nel cuore del disegno di legge sull’antisemitismo proprio mentre il provvedimento è arrivato nell’Aula della Camera: il 2 ottobre si è svolta la discussione generale dell’A.C. 2830, già approvato dal Senato. Il testo adotta la definizione operativa dell’IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance, compresi i relativi indicatori «necessari ai fini dell’applicazione della legge». È da qui che parte l’indagine di Campo Profondo.
Cabras mette a confronto quegli indicatori con parole e casi concreti. Tamir Pardo, già direttore del Mossad, ha parlato di apartheid e ha evocato, descrivendo ciò che aveva visto in Cisgiordania, le persecuzioni subite dagli ebrei nel secolo scorso. La domanda diventa allora inevitabile: chi decide il contesto? Chi stabilisce quando una critica politica oltrepassa il confine?
La puntata ricostruisce anche le critiche provenienti dall’interno dello stesso mondo degli studi sull’antisemitismo: la Jerusalem Declaration, Kenneth Stern — principale estensore della definizione originaria — e l’ACLU, che negli Stati Uniti ha contestato il suo impiego legislativo in rapporto alla libertà di espressione. Poi il tema si allarga. L’idea di Israele come “ebreo collettivo”; la distinzione tra ebrei, ebraismo, Stato d’Israele e sionismo; il rischio dell’autocensura preventiva. Non serve necessariamente vietare una conferenza o un libro: può bastare che organizzatori, università, alberghi o mezzi d’informazione comincino a pensare che aprire quella porta sia diventato troppo costoso. Cabras lo definisce “il costo di transazione della democrazia”.
Nel viaggio entrano anche il contesto politico ed economico dei rapporti Italia-Israele, il ruolo delle precedenti proposte confluite nel testo, i casi Gasparri-Telit-Cyberealm e il precedente del 2007, quando importanti storici italiani si opposero all’idea di affidare al diritto penale la definizione della verità storica.
Tutto torna infine a Gaza. Mai come oggi abbiamo potuto vedere quasi in tempo reale ciò che accade. Ma vedere i pezzi non significa necessariamente vedere il quadro. Apartheid. Crimine di guerra. Genocidio. Paragone storico. Sono parole enormi: devono poter essere documentate, discusse, contestate. La domanda della puntata è se qualcuno possa conquistarne il monopolio. «Questa volta non potremo dire: non potevamo sapere. Ma vorrei che fra qualche anno non fossimo costretti a dire: sapevamo, ma avevamo cominciato ad avere paura delle parole.»
Poter sapere non basta. Bisogna poter parlare. Cabras ha inoltre annunciato in più occasioni che, qualora il provvedimento venisse definitivamente approvato, intende promuovere una raccolta di firme per chiederne l’abrogazione con REFERENDUM, sostenendo che la legge presenti gravi problemi sul piano costituzionale.
CAMPO PROFONDO #5 – Pino Cabras | Visione TV
#CampoProfondo #PinoCabras #Antisemitismo #IHRA #Israele
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Forwarded from Pino Cabras
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A ISTANBUL, DOVE OCCIDENTE E ORIENTE NON HANNO SMESSO DI PARLARSI [PARTE 2]
[...]
È un eurosuicidio a strati: economico, industriale, tecnologico, militare, strategico. L'Europa perde mercati, competitività, autonomia e peso nel mondo. E rischia di perdere anche qualcosa di meno visibile ma decisivo: la capacità di immaginare un futuro condiviso con il resto del continente eurasiatico.
Oggi, alla vigilia del Forum, ne ho avuto una rappresentazione straordinariamente concreta, e per certi versi commovente. Un magnifico concerto di musica classica, con orchestra, tenore, soprano e uno straordinario pianista, ha proposto soprattutto opere del repertorio italiano. In platea, russi, kazaki, azeri, turchi e rappresentanti di altri popoli dell'Eurasia.
Non si trattava semplicemente della solita, generica celebrazione della musica come linguaggio universale. C'era qualcosa di molto più preciso e profondo: la percezione nettissima di un tessuto connettivo culturale comune, di un patrimonio di riferimenti, sensibilità e forme espressive nel quale tutti si riconoscevano. La musica italiana non appariva affatto come qualcosa di estraneo, importato da un altro universo: apparteneva pienamente all'orizzonte culturale condiviso di quella platea. Una testimonianza vivissima di quanto le nostre civiltà siano già intrecciate, comprensibili e compatibili.
Ed è proprio questo che rischiamo di distruggere. Non un'astratta aspirazione alla fratellanza universale, ma una realtà storica di relazioni, conoscenze e appartenenze comuni, sulla quale è possibile costruire nuovi equilibri.
Il Forum di Istanbul va in questa direzione. Dimostra che esistono ancora interlocutori, interessi complementari e spazi di cooperazione. Che si può cercare una convergenza senza pretendere l'identità delle posizioni. Che la pace può essere costruita anche attraverso una rete concreta di convenienze reciproche.
È ciò che ho cercato di approfondire anche nell'ultima puntata di Campo Profondo, riprendendo Johan Galtung: la pace non è soltanto far tacere le armi, ma creare condizioni di sicurezza e prosperità condivise che rendano conveniente a tutti non tornare alla guerra. Una prospettiva autenticamente win-win.
A Istanbul cercherò di raccontare da vicino questa realtà, ascoltandone i protagonisti, le proposte e anche le contraddizioni. Dedicherò al Forum una prossima puntata speciale di Campo Profondo, con interviste e impressioni raccolte direttamente sul posto.
Mentre qualcuno lavora per rendere impossibile perfino parlarsi, qui ho già potuto constatare quanto profondamente siamo ancora capaci di comprenderci.
SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE.
#Istanbul #VeronaEurasianEconomicForum #CampoProfondo #Eurasia #Pace #Geopolitica

[FINE]
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