⚡️ 🇷🇺🇺🇦⚔️ Operazione Speciale, 7 giugno 2024⚡️
▪️ #Russia è pronta per i negoziati con #Ukraine , ma sulla base delle condizioni discusse a #Minsk e #Istanbul e sulla base delle realtà odierne, ha detto Putin;
▪️ #Russia punta alla vittoria e la otterrà, ha sottolineato il presidente russo;
▪️ Nel corso di una settimana, 27 attacchi di gruppo con armi di precisione e droni d'attacco sono stati effettuati sugli impianti energetici ucraini che riforniscono il complesso militare-industriale e altre strutture militari, ha riferito il Ministero della Difesa russo;
▪️ L'esercito russo ha liberato #Paraskoviyevka e #Umanskoye nella #DPR entro una settimana, ha aggiunto il dipartimento;
▪️ Venerdì l'AFU ha sparato a #Lugansk con cinque missili ATACMS, quattro sono stati abbattuti, uno ha colpito due condomini;
▪️ In seguito al lancio del missile ATACMS, un ingresso è crollato, 4 persone sono morte, 50 persone sono rimaste ferite;
▪️ Biden si è scusato con Zelenskyj per il ritardo nello stanziamento degli aiuti militari all #Ukraine ;
▪️ Il presidente francese Macron ha affermato che Parigi trasferirà gli aerei da combattimento Mirage 2000-5 a Kiev e organizzerà l’addestramento per i piloti ucraini;
▪️ #NATO non prevede discussioni al prossimo vertice di #Washington sui parametri e sui tempi dell'ingresso dell' #Ukraine nell'alleanza.
Please open Telegram to view this post
VIEW IN TELEGRAM
Please open Telegram to view this post
VIEW IN TELEGRAM
👍40❤9
Forwarded from Pino Cabras
[... segue]
A ISTANBUL, DOVE OCCIDENTE E ORIENTE NON HANNO SMESSO DI PARLARSI [PARTE 2]
[...] È un eurosuicidio a strati: economico, industriale, tecnologico, militare, strategico. L'Europa perde mercati, competitività, autonomia e peso nel mondo. E rischia di perdere anche qualcosa di meno visibile ma decisivo: la capacità di immaginare un futuro condiviso con il resto del continente eurasiatico.
Oggi, alla vigilia del Forum, ne ho avuto una rappresentazione straordinariamente concreta, e per certi versi commovente. Un magnifico concerto di musica classica, con orchestra, tenore, soprano e uno straordinario pianista, ha proposto soprattutto opere del repertorio italiano. In platea, russi, kazaki, azeri, turchi e rappresentanti di altri popoli dell'Eurasia.
Non si trattava semplicemente della solita, generica celebrazione della musica come linguaggio universale. C'era qualcosa di molto più preciso e profondo: la percezione nettissima di un tessuto connettivo culturale comune, di un patrimonio di riferimenti, sensibilità e forme espressive nel quale tutti si riconoscevano. La musica italiana non appariva affatto come qualcosa di estraneo, importato da un altro universo: apparteneva pienamente all'orizzonte culturale condiviso di quella platea. Una testimonianza vivissima di quanto le nostre civiltà siano già intrecciate, comprensibili e compatibili.
Ed è proprio questo che rischiamo di distruggere. Non un'astratta aspirazione alla fratellanza universale, ma una realtà storica di relazioni, conoscenze e appartenenze comuni, sulla quale è possibile costruire nuovi equilibri.
Il Forum di Istanbul va in questa direzione. Dimostra che esistono ancora interlocutori, interessi complementari e spazi di cooperazione. Che si può cercare una convergenza senza pretendere l'identità delle posizioni. Che la pace può essere costruita anche attraverso una rete concreta di convenienze reciproche.
È ciò che ho cercato di approfondire anche nell'ultima puntata di Campo Profondo, riprendendo Johan Galtung: la pace non è soltanto far tacere le armi, ma creare condizioni di sicurezza e prosperità condivise che rendano conveniente a tutti non tornare alla guerra. Una prospettiva autenticamente win-win.
A Istanbul cercherò di raccontare da vicino questa realtà, ascoltandone i protagonisti, le proposte e anche le contraddizioni. Dedicherò al Forum una prossima puntata speciale di Campo Profondo, con interviste e impressioni raccolte direttamente sul posto.
Mentre qualcuno lavora per rendere impossibile perfino parlarsi, qui ho già potuto constatare quanto profondamente siamo ancora capaci di comprenderci.
SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE.
#Istanbul #VeronaEurasianEconomicForum #CampoProfondo #Eurasia #Pace #Geopolitica
[FINE]
A ISTANBUL, DOVE OCCIDENTE E ORIENTE NON HANNO SMESSO DI PARLARSI [PARTE 2]
[...] È un eurosuicidio a strati: economico, industriale, tecnologico, militare, strategico. L'Europa perde mercati, competitività, autonomia e peso nel mondo. E rischia di perdere anche qualcosa di meno visibile ma decisivo: la capacità di immaginare un futuro condiviso con il resto del continente eurasiatico.
Oggi, alla vigilia del Forum, ne ho avuto una rappresentazione straordinariamente concreta, e per certi versi commovente. Un magnifico concerto di musica classica, con orchestra, tenore, soprano e uno straordinario pianista, ha proposto soprattutto opere del repertorio italiano. In platea, russi, kazaki, azeri, turchi e rappresentanti di altri popoli dell'Eurasia.
Non si trattava semplicemente della solita, generica celebrazione della musica come linguaggio universale. C'era qualcosa di molto più preciso e profondo: la percezione nettissima di un tessuto connettivo culturale comune, di un patrimonio di riferimenti, sensibilità e forme espressive nel quale tutti si riconoscevano. La musica italiana non appariva affatto come qualcosa di estraneo, importato da un altro universo: apparteneva pienamente all'orizzonte culturale condiviso di quella platea. Una testimonianza vivissima di quanto le nostre civiltà siano già intrecciate, comprensibili e compatibili.
Ed è proprio questo che rischiamo di distruggere. Non un'astratta aspirazione alla fratellanza universale, ma una realtà storica di relazioni, conoscenze e appartenenze comuni, sulla quale è possibile costruire nuovi equilibri.
Il Forum di Istanbul va in questa direzione. Dimostra che esistono ancora interlocutori, interessi complementari e spazi di cooperazione. Che si può cercare una convergenza senza pretendere l'identità delle posizioni. Che la pace può essere costruita anche attraverso una rete concreta di convenienze reciproche.
È ciò che ho cercato di approfondire anche nell'ultima puntata di Campo Profondo, riprendendo Johan Galtung: la pace non è soltanto far tacere le armi, ma creare condizioni di sicurezza e prosperità condivise che rendano conveniente a tutti non tornare alla guerra. Una prospettiva autenticamente win-win.
A Istanbul cercherò di raccontare da vicino questa realtà, ascoltandone i protagonisti, le proposte e anche le contraddizioni. Dedicherò al Forum una prossima puntata speciale di Campo Profondo, con interviste e impressioni raccolte direttamente sul posto.
Mentre qualcuno lavora per rendere impossibile perfino parlarsi, qui ho già potuto constatare quanto profondamente siamo ancora capaci di comprenderci.
SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE.
#Istanbul #VeronaEurasianEconomicForum #CampoProfondo #Eurasia #Pace #Geopolitica
[FINE]
❤10👍7💩1