L'esercito ucraino ha alzato l'allerta di prontezza al livello di allarme rosso e ha attivato truppe nelle regioni di Kharkiv, Dnepropetrovsk, Odessa e Chernihiv.
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Forwarded from Z News ChannelZ📡
Usa: F-35 si schianta durante un appontaggio nel Mar Cinese Meridionale, 7 feriti.
Secondo quanto riferito dal Comando della Flotta Usa del Pacifico, l'incidente si è verificato nella serata di ieri.
#aggiornamento
https://www.nova.news/usa-f-35-si-schianta-durante-un-appontaggio-nel-mar-cinese-meridionale-7-feriti/
#usa #cina #tecnologia #guerra #storia
ZNews
Secondo quanto riferito dal Comando della Flotta Usa del Pacifico, l'incidente si è verificato nella serata di ieri.
#aggiornamento
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#usa #cina #tecnologia #guerra #storia
ZNews
NovaNews
Usa: F-35 si schianta durante un appontaggio nel Mar Cinese Meridionale, 7 feriti
Usa: F-35 si schianta durante un appontaggio nel Mar Cinese Meridionale, 7 feriti. Le ultime notizie di politica ed economia dall'Italia e dal mondo.
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Il Presidente croato dichiara che la Croazia ritirerà le sue forze armate dalla NATO nella regione in caso di conflitto tra la Federazione Russa e l'Ucraina
Quindi volendo alla nato si può dire no...volendo...e avendo le palle per farlo.
Quindi volendo alla nato si può dire no...volendo...e avendo le palle per farlo.
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Forwarded from Giubbe Rosse
Direttore del laboratorio di virologia del San Raffaele Clementi: "Omicron meno patogena, il Green pass non serve più: basta spaventare la gente” (Fonte: Il Sussidiario).
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IlSussidiario
COVID ITALIA/ “Omicron meno patogena, il Green pass non serve più: basta spaventare la gente”
In Italia siamo all’apice della pandemia e la Omicron è molto meno patogena. E’ possibile allentare alcune restrizioni, dal Green pass ai tamponi
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Intanto in Sardegna stiamo piano piano scoprendo di essere una terra baciata dalla fortuna: non esiste nessuna patologia tranne il Covid. Ecco perchè stanno chiudendo tutti gli ospedali e continuano ad aprire centri per fare la punturina e centri vaccinatori. <3 https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2022/01/23/news/niente-piu-diabetologa-per-130-bambini-1.41161893
La Nuova Sardegna
Oristano, niente più diabetologa per 130 bambini
La dottoressa è andata in pensione e il San Martino non ha più uno specialista all’interno del reparto di Pediatria
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Johnson avvisa Putin che in caso di invasione dell'Ucraina ci sarà il più grande conflitto dai tempi della seconda guerra mondiale e molti russi non rientreranno a casa. Siamo alla minaccia diretta, ma Putin queste cose le sa benissimo, e sa altrettanto bene che anche ad Occidente ci saranno problemi...
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La degenerazione della fu Sinistra in un tweet.
Lia Quartapelle, come del resto il suo leader di partito Letta Jr, è passata dal "ce lo chiede l'Europa" al "ce lo chiede la Nato".
Ovviamente non li sfiora manco per l'anticamera del cervello che il "ce lo chiede la Nato" è la più antieuropea delle posizioni. Una nuova guerra fredda significherebbe la demolizione di buona parte del sistema economico europeo (aumento dei prezzi del gas, del grano, del nikel ecc. tutta roba che prendiamo in buona parte della Russia). Significa in buona sostanza miseria e desolazione in Europa sempre che l'Europa come entità riesca a sopravvivere. E questo nella migliore delle ipotesi, perchè nella peggiore significa che l'Europa diventerà campo di battaglia e conseguentemente un cumulo di macerie fumanti. Discorso questo capito benissimo da Olaf Scholz, il Cancelliere tedesco, che sta facendo di tutto per evitare la guerra (il poco che può perchè la Germania è nano politico sebbene gigante economico). (1/2)
Lia Quartapelle, come del resto il suo leader di partito Letta Jr, è passata dal "ce lo chiede l'Europa" al "ce lo chiede la Nato".
Ovviamente non li sfiora manco per l'anticamera del cervello che il "ce lo chiede la Nato" è la più antieuropea delle posizioni. Una nuova guerra fredda significherebbe la demolizione di buona parte del sistema economico europeo (aumento dei prezzi del gas, del grano, del nikel ecc. tutta roba che prendiamo in buona parte della Russia). Significa in buona sostanza miseria e desolazione in Europa sempre che l'Europa come entità riesca a sopravvivere. E questo nella migliore delle ipotesi, perchè nella peggiore significa che l'Europa diventerà campo di battaglia e conseguentemente un cumulo di macerie fumanti. Discorso questo capito benissimo da Olaf Scholz, il Cancelliere tedesco, che sta facendo di tutto per evitare la guerra (il poco che può perchè la Germania è nano politico sebbene gigante economico). (1/2)
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Lascia davvero stupefatti come la fu sinistra italiana è ormai una miserabile converticola di poveracci interessati solo ai loro piccoli privilegi. Fino ad ieri filoeuropei e oggi (inconsapevolmente) antieuropei e filonato. Semplicemente fiutano dove tira il vento e si accodano nella speranza di mantenere i loro privilegi.
Questa è la situazione. (2/2)
Questa è la situazione. (2/2)
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"L'Agenzia svedese per i materiali di difesa ha attivato la sua organizzazione in caso di crisi e di guerra" Fonte: GeopoliticalCenter
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Ben Wallace, il Segretario alla Difesa Britannico ha dichiarato che la Russia ha già infiltrato uomini in Ucraina al fine di favorire l'invasione. https://www.independent.co.uk/news/world/europe/russia-ukraine-news-putin-biden-live-b1999903.html
The Independent
Kyiv vows to ‘hit back harder’ if Putin attacks Kakhovka dam - LIVE
Moscow has resorted to the plot because “nuclear blackmail did not work”, the office of President Zelensky claims
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Tre navi da assolto anfibio russe sono all’imboccatura dello stretto di Gibilterra. Salpate dal Baltico erano ampiamente attese in Mediterraneo.
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Manifestanti tentano di entrare nel Parlamento ucraino.
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Il podio della stampa del 18 Gennaio. Assolutamente da vedere 😂😂😂
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Gli esperti di politica dicono che il trittico di nomi proposto dal centrodestra significa l'affondamento della candidatura Draghi. Non so se sia vero, ma in tal caso diciamo che è comunque una buona notizia.
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Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto a El Salvador di rimuovere a Bitcoin lo status di moneta di stato a corso legale.
I Signori del Denaro sono come dei cani pazzi con le crypto.
I Signori del Denaro sono come dei cani pazzi con le crypto.
👎6
La crisi dei semiconduttori: una tempesta perfetta
Dall’inizio della pandemia i media hanno parlato ampiamente della penuria dei chip che ha colpito l’industria mondiale.
Le restrizioni legate alla pandemia si sono aggiunte ad incendi in fabbriche chiave, tempeste
invernali molto violente e penurie in campo energetico. Tutti questi elementi hanno dato origine ad una tempesta perfetta che ha avuto un forte impatto sulla produzione di praticamente qualunque cosa necessiti di chip, più o meno complessi, per funzionare.
Per meglio
comprendere il fenomeno e cercare di porvi rimedio, a settembre 2021 il Dipartimento del Commercio americano ha lanciato una campagna di raccolta di informazioni destinata a tutti gli operatori del settore, produttori ed utilizzatori.
L’appello è stato accolto da più di 150
società, compresi quasi tutti i più grandi produttori di chip.
Le risposte che sono state fornite ci aiutano a capire quale sia la reale entità di questa crisi.
Ecco alcuni dati fondamentali:
⁃ Le aziende che hanno risposto non ritengono possibile che il problema si
risolva nei prossimi 6 mesi.
⁃ Per i chip che le aziende hanno indicato come i più difficili da trovare, lo stock medio si è ridotto da una quantità sufficiente a coprire 40 giorni di produzione nel 2019, a meno di 5 giorni nel 2021. In alcune industrie chiave si parla
anche di solo un paio di giorni. Ogni singolo imprevisto nella filiera può comportare con regolarità l’interruzione della produzione.
⁃ I chip che più sono stati colpiti dalla penuria sono quelli logici (strumentazioni mediche ed auto), analogici (gestione energetica, sensori
ottici, radiofrequenze) e optoelettronici (sensori ed interruttori).
I produttori di chip si sono dati da fare, aumentando al massimo la produzione e mettendo sul piatto investimenti miliardari per accrescere ancora la capacità produttiva, ma complice anche il forte
aumento della domanda (tendenza già esistente prima della pandemia), ci sono ancora pesanti disequilibri tra offerta e domanda, difficili da risolvere a breve termine e richiedenti investimenti massicci.
Da notare che le fabbriche di chip sono state spinte al massimo possibile
per cercare di tamponare la penuria, rimandando importanti operazioni di manutenzione e creando un ambiente più prono ad incidenti. Come abbiamo già detto, un intoppo di pochi giorni in una fabbrica di chip oggi può comportare lo stop della produzione di intere industrie dall’
altro lato del mondo.
In tutto questo la Cina ha avuto ed ha un ruolo fondamentale: la politica “zero Covid” ha comportato spesso e volentieri la chiusura di fabbriche e porti per giorni o settimane.
Anche la ridotta disponibilità di elettricità (siccità diffusa che ha fatto
calare notevolmente la produzione dell’idroelettrico) e di carbone (in parte dovuta alla faida in corso con l’Australia, che ne è uno dei principali produttori mondiali) ha causato un incredibile rallentamento della produzione in diverse regioni del paese per mesi, con
addirittura blackout programmati a rotazione.
Questi dati ci mostrano chiaramente che in settori industriali chiave per l’economia, l’occupazione e la sicurezza è necessario sviluppare filiere più corte e resilienti, impervie alle crisi mondiali che si stanno susseguendo.
Non
vogliamo neanche pensare a cosa succederebbe se domani Taiwan, primo produttore al mondo di chip, e praticamente unico produttore di quelli più complessi e di ultima generazione, cadesse in mani cinesi o comunque fosse oggetto di un blocco navale o di una
lunga guerra d’attrito: una crisi che farebbe probabilmente impallidire quella dovuta al Covid. (GeopoliticalCenter su Twitter)
Dall’inizio della pandemia i media hanno parlato ampiamente della penuria dei chip che ha colpito l’industria mondiale.
Le restrizioni legate alla pandemia si sono aggiunte ad incendi in fabbriche chiave, tempeste
invernali molto violente e penurie in campo energetico. Tutti questi elementi hanno dato origine ad una tempesta perfetta che ha avuto un forte impatto sulla produzione di praticamente qualunque cosa necessiti di chip, più o meno complessi, per funzionare.
Per meglio
comprendere il fenomeno e cercare di porvi rimedio, a settembre 2021 il Dipartimento del Commercio americano ha lanciato una campagna di raccolta di informazioni destinata a tutti gli operatori del settore, produttori ed utilizzatori.
L’appello è stato accolto da più di 150
società, compresi quasi tutti i più grandi produttori di chip.
Le risposte che sono state fornite ci aiutano a capire quale sia la reale entità di questa crisi.
Ecco alcuni dati fondamentali:
⁃ Le aziende che hanno risposto non ritengono possibile che il problema si
risolva nei prossimi 6 mesi.
⁃ Per i chip che le aziende hanno indicato come i più difficili da trovare, lo stock medio si è ridotto da una quantità sufficiente a coprire 40 giorni di produzione nel 2019, a meno di 5 giorni nel 2021. In alcune industrie chiave si parla
anche di solo un paio di giorni. Ogni singolo imprevisto nella filiera può comportare con regolarità l’interruzione della produzione.
⁃ I chip che più sono stati colpiti dalla penuria sono quelli logici (strumentazioni mediche ed auto), analogici (gestione energetica, sensori
ottici, radiofrequenze) e optoelettronici (sensori ed interruttori).
I produttori di chip si sono dati da fare, aumentando al massimo la produzione e mettendo sul piatto investimenti miliardari per accrescere ancora la capacità produttiva, ma complice anche il forte
aumento della domanda (tendenza già esistente prima della pandemia), ci sono ancora pesanti disequilibri tra offerta e domanda, difficili da risolvere a breve termine e richiedenti investimenti massicci.
Da notare che le fabbriche di chip sono state spinte al massimo possibile
per cercare di tamponare la penuria, rimandando importanti operazioni di manutenzione e creando un ambiente più prono ad incidenti. Come abbiamo già detto, un intoppo di pochi giorni in una fabbrica di chip oggi può comportare lo stop della produzione di intere industrie dall’
altro lato del mondo.
In tutto questo la Cina ha avuto ed ha un ruolo fondamentale: la politica “zero Covid” ha comportato spesso e volentieri la chiusura di fabbriche e porti per giorni o settimane.
Anche la ridotta disponibilità di elettricità (siccità diffusa che ha fatto
calare notevolmente la produzione dell’idroelettrico) e di carbone (in parte dovuta alla faida in corso con l’Australia, che ne è uno dei principali produttori mondiali) ha causato un incredibile rallentamento della produzione in diverse regioni del paese per mesi, con
addirittura blackout programmati a rotazione.
Questi dati ci mostrano chiaramente che in settori industriali chiave per l’economia, l’occupazione e la sicurezza è necessario sviluppare filiere più corte e resilienti, impervie alle crisi mondiali che si stanno susseguendo.
Non
vogliamo neanche pensare a cosa succederebbe se domani Taiwan, primo produttore al mondo di chip, e praticamente unico produttore di quelli più complessi e di ultima generazione, cadesse in mani cinesi o comunque fosse oggetto di un blocco navale o di una
lunga guerra d’attrito: una crisi che farebbe probabilmente impallidire quella dovuta al Covid. (GeopoliticalCenter su Twitter)
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