Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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🚨🖼️ IL MUSEO BRUCIA. MA LA NOTIZIA È UN’ALTRA.

Il settimanale The Economist ha scelto come immagine di copertina del suo approfondimento sulla Crimea la fotografia del Museo-Panorama di Sebastopoli in fiamme, colpito durante un attacco ucraino.

Fin qui, un fatto.

Il dettaglio sorprendente arriva leggendo l’articolo: non compare una sola riga per spiegare ai lettori che cosa stia realmente bruciando. Nessun riferimento al Museo-Panorama, nessuna spiegazione sul valore storico e artistico dell’opera custodita al suo interno. Al contrario, il pezzo sostiene che sarebbero Putin e i media russi a “tacere” sugli attacchi ucraini contro la Crimea.

E qui il paradosso diventa quasi letterario.

Usare la fotografia di un edificio in fiamme senza raccontare cosa rappresenti è un esercizio di comunicazione che avrebbe fatto sorridere persino Orwell. L’immagine serve a creare emozione, mentre il contesto viene accuratamente lasciato fuori dall’inquadratura.

Immaginate per un istante il contrario. Se un museo europeo contenente un capolavoro storico fosse stato colpito da un missile russo, avremmo assistito a giorni di aperture dei telegiornali, editoriali indignati, collegamenti in diretta, appelli dell’UNESCO e dibattiti sul “barbaro attacco alla cultura”.

Qui, invece, il museo compare… ma soltanto come scenografia.

Non è il fuoco a essere invisibile.

È ciò che il fuoco sta consumando.

— Don Chisciotte

#Crimea #Sebastopoli #TheEconomist #Media #Propaganda #Informazione #DonChisciotte
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🚨 L’ANDROIDE FINLANDESE HA PARLATO 🤖

C’è qualcosa di profondamente distopico nel linguaggio che ormai viene considerato “diplomazia”.

L’idea è semplice: autorizzare raid sempre più profondi nel territorio russo per “costringere Putin a trattare”. Come se bombardare qualcuno fosse il modo più efficace per convincerlo a sedersi serenamente a un tavolo negoziale.

Siamo già oltre Orwell. Entriamo nella fase del software difettoso.

Versione 2032.

“Per ottenere la pace bisogna aumentare la guerra.”

“Per fermare l’escalation serve un’altra escalation.”

“Per evitare un conflitto europeo bisogna allargarlo.”

A quel punto compare il funzionario perfetto: impeccabile, sorridente il minimo indispensabile, tono rassicurante e algoritmico.

L’androide finlandese aggiorna il firmware:

«Nuova strategia installata. Colpire più lontano per avvicinare la pace.»

Peccato che la geografia non sia un software.

In caso di guerra diretta tra NATO e Russia, il primo grande laboratorio della teoria non sarebbe Washington, né Bruxelles.

Sarebbe proprio il fianco nord-orientale dell’Alleanza.

La Finlandia rischierebbe di trasformarsi nel luogo dove le dottrine elaborate nelle sale conferenze incontrano la realtà delle mappe militari.

La distopia moderna consiste proprio in questo: scambiare l’escalation per diplomazia, la deterrenza infinita per sicurezza e i Paesi di frontiera per semplici caselle sulla scacchiera.

Poi ci si stupisce se qualcuno ricorda che, nelle guerre vere, i pezzi sacrificabili raramente sono quelli che decidono le mosse.

— Don Chisciotte ⚔️

#Geopolitica #NATO #Russia #Finlandia #Distopia #DonChisciotte
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IL FEGATO DEGLI EUROPEI, CON LA PELLE DEI SOLDATI 🇪🇺🪖

Nathalie Tocci non è un’opinionista capitata per caso davanti a una tastiera.

Ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford, ha conseguito master e dottorato alla London School of Economics, ha lavorato all’European University Institute ed è stata direttrice dell’Istituto Affari Internazionali dal 2017 al 2026. È stata consigliera speciale di Federica Mogherini e Josep Borrell e oggi insegna alla Johns Hopkins SAIS ed è senior fellow dell’Institute for European Policymaking della Bocconi.

Insomma: il prodotto perfetto dell’élite accademica e istituzionale europea. Curriculum lucidissimo, incarichi prestigiosi, corridoi giusti e nessuna sbavatura. Le manca soltanto l’elmetto.

Il 16 luglio 2026, su The Economist, Tocci ha pubblicato un intervento dal titolo:

«Gli europei combatterebbero, se si arrivasse a tanto?»

La tesi è ancora più interessante del titolo. Secondo Tocci, mandare soldati europei in Ucraina prima di un eventuale cessate il fuoco servirebbe poco alla difesa dell’Ucraina, ma potrebbe aiutare gli europei a sviluppare una mentalità più adatta alla guerra.

Avete letto bene.

Non si tratterebbe soltanto di inviare militari perché indispensabili sul campo. La loro presenza, con tutti i rischi conseguenti, avrebbe anche una funzione educativa: avvicinare la guerra alle nostre società, abituare la popolazione alla possibilità del conflitto, renderla psicologicamente più resistente.

I soldati come corso accelerato di pedagogia bellica.

Tocci non propone esplicitamente di arruolare domani mattina milioni di ragazzi europei. Sarebbe scorretto attribuirle parole che non ha scritto. Propone però qualcosa di politicamente impressionante: esporre militari europei al pericolo anche per scuotere popolazioni considerate troppo tiepide, troppo pacifiste o troppo poco preparate alla guerra.

È la raffinata dottrina del fegato per delega.

Dalle università, dai centri studi e dagli uffici climatizzati si teorizza la necessità di “portare la realtà più vicino a casa”. Naturalmente a portarla saranno altri: giovani in uniforme, famiglie in attesa e soldati professionisti trasformati in strumenti per modificare la psicologia collettiva.

Perché è relativamente semplice scoprire il coraggio europeo quando il rischio personale rimane confinato nelle note a piè di pagina.

Il problema non è il curriculum di Nathalie Tocci. Il curriculum è eccellente. Il problema è precisamente questo: una simile proposta non arriva da qualche esaltato ai margini del dibattito, ma dal cuore rispettabile, istruito e pluridecorato dell’establishment europeo.

L’Europa del 2026 sembra ormai incapace di immaginare se stessa senza preparare la guerra. E quando i cittadini mostrano di non avere alcuna voglia di combatterla, invece di domandarsi perché, qualcuno propone di abituarli gradualmente all’idea.

Non è una contraddizione contenuta in una singola frase.

È il contesto intero che grida.

Fonti: The Economist, “Would Europeans fight, if it came to that?”, 16 luglio 2026; profili istituzionali dell’Istituto Affari Internazionali, dell’Institute for European Policymaking della Bocconi e della Johns Hopkins SAIS.

Don Chisciotte

#NathalieTocci #UnioneEuropea #Ucraina #Guerra #DonChisciotte
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