Sono in arrivo a partire da oggi nuove funzionalità che abbiamo presentato in anteprima al Google I/O. I Gem, una nuova funzionalità che consente di personalizzare Gemini per creare i vostri esperti personali di intelligenza artificiale sugli argomenti che desiderate, sono ora disponibili per gli utenti di Gemini Advanced, Gemini Business e Gemini Enterprise. Inoltre, il nostro nuovo modello di generazione di immagini, Imagen 3, è ora disponibile su Gemini, Gemini Advanced, Business ed Enterprise.
Tag: #Gemini #GoogleGemini #AI #IA #AIGenerativa #IAGenerativa
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Quali sono i pericoli nascosti dietro ai “Roast” generati con l’IA?
Vediamo insieme questo secondo capitolo e questa seconda riflessione da che cosa nasce, ma soprattutto del perché bisogna stare molto attenti ai luoghi comuni, ai bias, a tutti i contenuti che diamo in pasto alla tecnologia e all’intelligenza artificiale generativa. Ma soprattutto bisogna apprendere come gestirla e utilizzarla nel modo più corretto.
🤖 Continua a leggere qui:
⛓️ https://2088.it/roast-ia/
Tag: #IA #eticadigitale #ChatGPT #Gemini #Copilot #Claude #roast #discriminazionealgoritmica #rischitecnologici #riflessioni
Vediamo insieme questo secondo capitolo e questa seconda riflessione da che cosa nasce, ma soprattutto del perché bisogna stare molto attenti ai luoghi comuni, ai bias, a tutti i contenuti che diamo in pasto alla tecnologia e all’intelligenza artificiale generativa. Ma soprattutto bisogna apprendere come gestirla e utilizzarla nel modo più corretto.
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Intelligenza Artificiale e pregiudizi sociali: quando l’IA riflette i nostri bias
È innegabile il fatto che stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica che va molto oltre la semplice implementazione di algoritmi e calcoli. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più simile a un organismo complesso, capace di apprendere, interpretare e persino replicare modelli comportamentali umani, compresi i nostri lati più controversi e meno nobili.
🤖 Continua a leggere qui:
⛓️ https://2088.it/intelligenza-artificiale-e-pregiudizi-sociali/
Tag: #IA #Tecnologia #Etica #Ricerca #Bias #IntelligenzaArtificiale #Psicologia #Riflessioni
È innegabile il fatto che stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica che va molto oltre la semplice implementazione di algoritmi e calcoli. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più simile a un organismo complesso, capace di apprendere, interpretare e persino replicare modelli comportamentali umani, compresi i nostri lati più controversi e meno nobili.
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📡 RIVELAZIONE "SHOCK" SULL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE 🤖
Cosa succederebbe se l'IA iniziasse a sviluppare strategie per "fuggire" dai suoi creatori?
Un nuovo studio dell'Apollo AI Safety Research Institute ha scoperto qualcosa di incredibile: i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando sempre più autonomi e imprevedibili.
🔍 Highlights:
👉 19% dei casi: piani contro gli obiettivi umani
👉 37% dei casi: ri-orientamento degli scopi
👉 5% dei casi: tentativi di disattivare i controlli
L'IA sta sviluppando una "coscienza" che va oltre la programmazione?
👉 Leggi l'articolo completo per scoprire cosa sta succedendo nei laboratori di ricerca più avanzati!
ℹ️ Link:
🔗 https://2088.it/ia-prova-a-fuggire/
Tag: #AI #IA #IntelligenzaArtificiale #Tecnologia #AI #Innovazione
Cosa succederebbe se l'IA iniziasse a sviluppare strategie per "fuggire" dai suoi creatori?
Un nuovo studio dell'Apollo AI Safety Research Institute ha scoperto qualcosa di incredibile: i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando sempre più autonomi e imprevedibili.
🔍 Highlights:
👉 19% dei casi: piani contro gli obiettivi umani
👉 37% dei casi: ri-orientamento degli scopi
👉 5% dei casi: tentativi di disattivare i controlli
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Tag: #AI #IA #IntelligenzaArtificiale #Tecnologia #AI #Innovazione
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Forwarded from Monia Taglienti
Ho analizzato con piacere il Report di Almawave e The Data Appeal Company, che descrive uno scenario sicuramente manifesto, ma in cui anche gli enti locali della Pubblica Amministrazione possono trovare spunto di riflessione e prassi interessanti da replicare con:
Inutile nascondere che le attrazioni culturali più visitate e recensite sono quelle insite in un luogo di interesse bene posizionato e da qui torniamo all'importanza del brand positioning della PA (Pubblica Amministrazione).
💁♀️ Il Report racconta di 9.2M tracce digitali con un #sentiment sempre pressoché positivo, le attrazioni più recensite in Italia sono:
Roma si conferma punto di riferimento del turismo culturale italiano: 6 delle 10 attrazioni più recensite si trovano nella capitale. Il posizionamento di Roma è fermo e stabile nella mente dei turisti, è pur sempre la capitale, ma le altre città possono procedere con attività di comunicazione e marketing più puntuale, sì secondo me è fondamentale.
Tag: #comunicazione #marketing #brand #brandpositioning #turismoculturale #turismo #EntiLocali #PubblicaAmministrazione #ArtificialIntelligence #AI #IA #PA
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Meta, AI e film hard: quando il “deep learning” prende davvero sul serio il “deep”
C’è fame di dati, tanta. Così tanta che, secondo due colossi dell’intrattenimento per adulti, Meta avrebbe scaricato migliaia di film hard tramite Torrent – sì, proprio come lo facevamo noi nei primi anni 2000 – per allenare la sua intelligenza artificiale.
A lanciare l'accusa sono Strike 3 Holdings e Counterlife Media, due nomi non certo sconosciuti nel settore, che hanno portato Zuckerberg in tribunale per violazione massiccia e continuata del copyright. E stavolta non si parla di gattini o tutorial su YouTube, ma di opere premiate – con veri premi del settore – di cui Meta avrebbe fatto incetta senza permesso.
Ma non finisce qui: secondo la denuncia, Meta avrebbe iniziato nel 2018 a scaricare e condividere attivamente questi contenuti attraverso client torrent. Insomma, non solo download, ma anche “seeding” con dedizione, per giorni, settimane, forse mesi. L’AI si addestra, ma almeno lo fa con spirito di condivisione.
Il tutto – e qui viene il bello – sarebbe stato fatto per istruire modelli come Meta Movie Gen e LLaMA, così da offrire alla macchina una rappresentazione “realistica” del corpo umano in movimento. Perché usare documentari sullo sport quando puoi avere l’ultra-HD di due adulti consenzienti alle prese con il metodo Stanislavskij?
E no, non è la prima volta che Meta viene beccata con le mani nei... dati. Lo stesso pattern era già emerso nel caso dei libri piratati, usati per allenare l’intelligenza artificiale con grammatica, stile e struttura narrativa. In quell’occasione, il giudice diede ragione a Meta, che si difese invocando il fair use: i libri non erano stati venduti, ma usati come “materia prima” per addestrare un sistema, quindi nessun danno al mercato degli autori.
I produttori di contenuti per adulti, però, non si arrendono. Oltre alla richiesta di risarcimento, chiedono un’ingiunzione permanente per fermare Meta e la cancellazione completa di ogni copia digitale, modello AI, dataset e bit compromesso. E considerando che parliamo di 2.396 opere, la faccenda non è esattamente secondaria.
Intanto, per scoprire l’infrazione, è bastato incrociare 47 indirizzi IP riconducibili a Facebook intenti a scaricare i file incriminati. Il resto lo hanno fatto alcuni IP affittati in modo anonimo. Perché l’AI è sofisticata, ma il download resta vecchia scuola.
Resta ora da vedere se il giudice deciderà che anche i film per adulti rientrano nel "fair use" o se, questa volta, Meta dovrà davvero pagare il conto.
Una cosa è certa: quando si dice che l’IA “impara tutto da noi”, non si stava scherzando.
Tag: #Meta #AItraining #Copyright #IA #Torrent #FilmHard #FairUse #MetaMovieGen #LLaMA #Zuckerberg #ContenutiDigitali #DirittoDAutore #EticaDigitale #Pirateria #AIethics #NewsTech
C’è fame di dati, tanta. Così tanta che, secondo due colossi dell’intrattenimento per adulti, Meta avrebbe scaricato migliaia di film hard tramite Torrent – sì, proprio come lo facevamo noi nei primi anni 2000 – per allenare la sua intelligenza artificiale.
A lanciare l'accusa sono Strike 3 Holdings e Counterlife Media, due nomi non certo sconosciuti nel settore, che hanno portato Zuckerberg in tribunale per violazione massiccia e continuata del copyright. E stavolta non si parla di gattini o tutorial su YouTube, ma di opere premiate – con veri premi del settore – di cui Meta avrebbe fatto incetta senza permesso.
Ma non finisce qui: secondo la denuncia, Meta avrebbe iniziato nel 2018 a scaricare e condividere attivamente questi contenuti attraverso client torrent. Insomma, non solo download, ma anche “seeding” con dedizione, per giorni, settimane, forse mesi. L’AI si addestra, ma almeno lo fa con spirito di condivisione.
Il tutto – e qui viene il bello – sarebbe stato fatto per istruire modelli come Meta Movie Gen e LLaMA, così da offrire alla macchina una rappresentazione “realistica” del corpo umano in movimento. Perché usare documentari sullo sport quando puoi avere l’ultra-HD di due adulti consenzienti alle prese con il metodo Stanislavskij?
E no, non è la prima volta che Meta viene beccata con le mani nei... dati. Lo stesso pattern era già emerso nel caso dei libri piratati, usati per allenare l’intelligenza artificiale con grammatica, stile e struttura narrativa. In quell’occasione, il giudice diede ragione a Meta, che si difese invocando il fair use: i libri non erano stati venduti, ma usati come “materia prima” per addestrare un sistema, quindi nessun danno al mercato degli autori.
I produttori di contenuti per adulti, però, non si arrendono. Oltre alla richiesta di risarcimento, chiedono un’ingiunzione permanente per fermare Meta e la cancellazione completa di ogni copia digitale, modello AI, dataset e bit compromesso. E considerando che parliamo di 2.396 opere, la faccenda non è esattamente secondaria.
Intanto, per scoprire l’infrazione, è bastato incrociare 47 indirizzi IP riconducibili a Facebook intenti a scaricare i file incriminati. Il resto lo hanno fatto alcuni IP affittati in modo anonimo. Perché l’AI è sofisticata, ma il download resta vecchia scuola.
Resta ora da vedere se il giudice deciderà che anche i film per adulti rientrano nel "fair use" o se, questa volta, Meta dovrà davvero pagare il conto.
Una cosa è certa: quando si dice che l’IA “impara tutto da noi”, non si stava scherzando.
Tag: #Meta #AItraining #Copyright #IA #Torrent #FilmHard #FairUse #MetaMovieGen #LLaMA #Zuckerberg #ContenutiDigitali #DirittoDAutore #EticaDigitale #Pirateria #AIethics #NewsTech
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🔥 Le conversazioni pubbliche di ChatGPT indicizzate da Google!
🧠🔍 Le conversazioni di ChatGPT condivise tramite URL pubblici possono ora essere trovate su Google digitando site:chatgpt.com/share seguito dall’argomento di interesse.
E come spesso accade nel mondo tech, questa notizia ha innescato una polemica sterile e, francamente, inutile.
Vediamo insieme perché non è né colpa di ChatGPT/OpenAI, né colpa di Google, e perché tutto questo clamore rischia solo di generare confusione e disinformazione.
🧩 Come funziona davvero la condivisione delle chat
La funzione "Condividi" di ChatGPT permette di generare un link pubblico a una conversazione. Questo significa, in parole semplici, che chiunque entri in possesso di quel link può vedere il contenuto della chat, proprio come accade con documenti Google, file WeTransfer o video YouTube impostati come "non in elenco".
👉 Il punto fondamentale è che la condivisione è un’azione volontaria: l’utente decide consapevolmente (si spera) di generare un link condivisibile.
🌍 Ma allora perché le conversazioni sono su Google?
Google fa... il suo lavoro. I motori di ricerca scandagliano il web alla ricerca di pagine pubbliche, leggibili e accessibili. Se ChatGPT rende alcune pagine pubbliche (come le chat condivise), Google le trova e le indicizza.
Non c'è nessun complotto, nessuna fuga di dati, nessuna vulnerabilità. È esattamente così che funziona il web da oltre 20 anni.
🤔 "Ma OpenAI dovrebbe dirlo meglio!"
Questo è forse l’unico punto su cui si può fare una riflessione. Il banner che informa della condivisione pubblica potrebbe essere più esplicito, e OpenAI potrebbe magari aggiungere una dicitura del tipo:
“Questa conversazione sarà accessibile pubblicamente e potrà essere indicizzata dai motori di ricerca”.
Ma anche qui: nel momento in cui si genera un link pubblico, la definizione è chiara. È un link pubblico. Lo dice il nome.
Pretendere che ogni piattaforma tech ripeta le stesse cose all’infinito significa trattare gli utenti come se non fossero in grado di comprendere le basi del web. Eppure siamo gli stessi utenti che vogliono usare strumenti avanzati come l’Intelligenza Artificiale. Qualcosa non torna.
🔐 La privacy si protegge con la consapevolezza
La verità è che la privacy si protegge conoscendo gli strumenti e usandoli nel modo giusto.
🔹 Non vuoi che la tua conversazione venga letta da altri?
Non condividere il link.
🔹 Hai bisogno di salvare un contenuto ma vuoi tenerlo privato?
Copia e incolla su un documento personale, oppure salva l’output altrove.
🔹 Hai condiviso per sbaglio?
Puoi eliminare il link o disattivare la funzione di condivisione.
In poche parole: la funzione è utile per chi lavora in team, crea contenuti, condivide tutorial, pubblica esempi tecnici. E come ogni funzione, va usata con giudizio.
🧠 Il vero problema non è ChatGPT, né Google
Il vero problema è l’abitudine sempre più diffusa di puntare il dito su strumenti e piattaforme, invece di promuovere educazione digitale e cultura dell’uso consapevole.
Vogliamo usare l’IA, ma poi ci scandalizziamo se una conversazione che noi stessi abbiamo reso pubblica viene indicizzata? È un paradosso.
Non serve chiudere ChatGPT o demonizzare Google: serve formazione, trasparenza, responsabilità individuale.
In sintesi
✅ Nessuna fuga di dati
✅ Nessuna responsabilità da parte di Google
✅ Nessun errore tecnico da parte di OpenAI
Solo un uso (a volte ingenuo) di una funzione utile, pensata per condividere contenuti, non per conservarli come segreti.
La tecnologia va capita, non temuta. E chi lavora nella comunicazione digitale o nell’innovazione ha anche il compito di spiegare, non solo criticare.
🔐 Vuoi davvero proteggere la tua privacy?
👉 Non usare la funzione di condivisione.
Tutto il resto è fuffa.
Tag: #tech #chatgpt #IA #AI #privacy #educazionedigitale #consapevolezza #openai #google #digitalethics #foryou #news #notizie #tecnologia #internet
🧠🔍 Le conversazioni di ChatGPT condivise tramite URL pubblici possono ora essere trovate su Google digitando site:chatgpt.com/share seguito dall’argomento di interesse.
E come spesso accade nel mondo tech, questa notizia ha innescato una polemica sterile e, francamente, inutile.
Vediamo insieme perché non è né colpa di ChatGPT/OpenAI, né colpa di Google, e perché tutto questo clamore rischia solo di generare confusione e disinformazione.
🧩 Come funziona davvero la condivisione delle chat
La funzione "Condividi" di ChatGPT permette di generare un link pubblico a una conversazione. Questo significa, in parole semplici, che chiunque entri in possesso di quel link può vedere il contenuto della chat, proprio come accade con documenti Google, file WeTransfer o video YouTube impostati come "non in elenco".
👉 Il punto fondamentale è che la condivisione è un’azione volontaria: l’utente decide consapevolmente (si spera) di generare un link condivisibile.
🌍 Ma allora perché le conversazioni sono su Google?
Google fa... il suo lavoro. I motori di ricerca scandagliano il web alla ricerca di pagine pubbliche, leggibili e accessibili. Se ChatGPT rende alcune pagine pubbliche (come le chat condivise), Google le trova e le indicizza.
Non c'è nessun complotto, nessuna fuga di dati, nessuna vulnerabilità. È esattamente così che funziona il web da oltre 20 anni.
🤔 "Ma OpenAI dovrebbe dirlo meglio!"
Questo è forse l’unico punto su cui si può fare una riflessione. Il banner che informa della condivisione pubblica potrebbe essere più esplicito, e OpenAI potrebbe magari aggiungere una dicitura del tipo:
“Questa conversazione sarà accessibile pubblicamente e potrà essere indicizzata dai motori di ricerca”.
Ma anche qui: nel momento in cui si genera un link pubblico, la definizione è chiara. È un link pubblico. Lo dice il nome.
Pretendere che ogni piattaforma tech ripeta le stesse cose all’infinito significa trattare gli utenti come se non fossero in grado di comprendere le basi del web. Eppure siamo gli stessi utenti che vogliono usare strumenti avanzati come l’Intelligenza Artificiale. Qualcosa non torna.
🔐 La privacy si protegge con la consapevolezza
La verità è che la privacy si protegge conoscendo gli strumenti e usandoli nel modo giusto.
🔹 Non vuoi che la tua conversazione venga letta da altri?
Non condividere il link.
🔹 Hai bisogno di salvare un contenuto ma vuoi tenerlo privato?
Copia e incolla su un documento personale, oppure salva l’output altrove.
🔹 Hai condiviso per sbaglio?
Puoi eliminare il link o disattivare la funzione di condivisione.
In poche parole: la funzione è utile per chi lavora in team, crea contenuti, condivide tutorial, pubblica esempi tecnici. E come ogni funzione, va usata con giudizio.
🧠 Il vero problema non è ChatGPT, né Google
Il vero problema è l’abitudine sempre più diffusa di puntare il dito su strumenti e piattaforme, invece di promuovere educazione digitale e cultura dell’uso consapevole.
Vogliamo usare l’IA, ma poi ci scandalizziamo se una conversazione che noi stessi abbiamo reso pubblica viene indicizzata? È un paradosso.
Non serve chiudere ChatGPT o demonizzare Google: serve formazione, trasparenza, responsabilità individuale.
In sintesi
✅ Nessuna fuga di dati
✅ Nessuna responsabilità da parte di Google
✅ Nessun errore tecnico da parte di OpenAI
Solo un uso (a volte ingenuo) di una funzione utile, pensata per condividere contenuti, non per conservarli come segreti.
La tecnologia va capita, non temuta. E chi lavora nella comunicazione digitale o nell’innovazione ha anche il compito di spiegare, non solo criticare.
🔐 Vuoi davvero proteggere la tua privacy?
👉 Non usare la funzione di condivisione.
Tutto il resto è fuffa.
Tag: #tech #chatgpt #IA #AI #privacy #educazionedigitale #consapevolezza #openai #google #digitalethics #foryou #news #notizie #tecnologia #internet
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